BREVI DALL'EUROPA
SEMPLIFICARE LE REGOLE PER LE IMPRESE
Niente traduzioni ufficiali richieste per l'apertura di filiali all'estero, dichiarazioni sul fatturato semplificate, introduzione sul mercato più facile per le apparecchiature radio e delle telecomunicazioni, regole più semplici per le confezioni dei prodotti farmaceutici, ma anche per le pile e le batterie o per alcuni prodotti agricoli trasformati, obblighi statistici e di informazione commerciale ridotti. Sono undici le azioni rapide di semplificazione per le imprese presentate dalla Commissione europea nel quadro della sua forte azione che prevede la riduzione del 25% degli oneri amministrativi per gli imprenditori entro il 2012. Il vantaggio previsto di queste misure immediate è calcolato sul miliardo di euro.
Tra le nuove proposte sulla semplificazione vi è innanzitutto la riduzione delle traduzioni certificate necessarie per l'apertura di filiali in altri Stati europei: la conseguente riduzione dei costi per le imprese, soprattutto quelle medie e piccole, è immediata. Inoltre, per restare alle norme introdotte specificamente per le PMI, si propone l'abolizione dell'obbligo di fornire dettagliate note spese e di suddividere il fatturato netto per attività e mercati geografici, e la riduzione degli obblighi di segnalazione statistica sul commercio interno. Quest'ultima misura da sola semplificherà la vita di circa 200.000 aziende in tutta Europa.
Infine, viene abolito l'obbligo di doppio pagamento per la divulgazione delle informazioni commerciali. Le aziende dovranno fornire gli stessi dettagli nei registri commerciali elettronici disponibili e nelle gazzette ufficiali, nazionali ed europea, pagando una sola volta.
Alcune novità sono settoriali. Nelle telecomunicazioni, i produttori dovranno notificare solo una volta i nuovi prodotti da mettere sul mercato in tutti gli Stati europei. Anche qui, costi e complicazioni dovuti ad eventuali norme nazionali discordanti vengono eliminate.
Per i prodotti farmaceutici, e in particolare i nuovi farmaci immessi sul mercato, che assorbono oltre il 60% delle risorse dei dipartimenti di regolamentazione delle società farmaceutiche, viene semplificato il processo di modifica delle norme per l'imballaggio o il processo di produzione, senza che ciò comprometta la sicurezza del consumatore.
Altro esempio: per le imprese di vernici le differenze nelle definizioni di "composti organici volatili" creano confusione. Queste differenze vengono eliminate, e con esse importanti pesantezze amministrative.
Per le batterie, le nuove norme di etichettatura prevedono che quelle legalmente immesse sul mercato prima del 26 settembre 2008 non dovranno essere ritirate per essere nuovamente etichettate. Altre semplificazioni riguardano alcuni prodotti agricoli trasformati, in particolare quelli contenenti amido.
Le azioni di questo tipo introdotte nel 2007, il primo anno d'applicazione del piano europeo di semplificazione burocratica per le imprese, hanno già prodotto un risparmio di 1,3 miliardi di euro. Per questo il pacchetto odierno non è il primo e non sarà nemmeno l'ultimo di qui al 2012.
10 MILIONI DI VISITE PER EUROPASS
Tre anni dopo il lancio ufficiale, il sito Europass ha appena superato il capo di 10 milioni di visite con più di 2,5 milioni di curriculum vitae riempiti in linea, afferma il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop) in un comunicato. Sviluppato dalla Commissione europea e dal Cedefop, Europass mira a rendere le competenze e le qualifiche dei cittadini più visibili sul mercato del lavoro e nell’insegnamento e nella formazione in tutta Europa. Quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualificazioni e delle competenze, concepito in una prospettiva d’apprendistato nel corso della vita, Europass si compone di cinque documenti. Il curriculum vitae e il passaporto delle lingue sono riempiti dai cittadini stessi mentre gli altri documenti (Europass mobilità, supplemento descrittivo del certificato e supplemento al diploma) sono consegnati dalle organizzazioni competenti. Il sito internet Europass (http://europass.cedefop.europa.eu) è accessibile in 26 lingue e si rivolge a mezzo miliardo di cittadini di 32 paesi europei, grazie ad una collaborazione tra la Commissione, responsabile dell’iniziativa, il Cedefop ed i centri nazionali Europass, incaricati della messa in opera nei paesi partecipanti.
11 AZIONI RAPIDE PER RIDURRE GLI ONERI DELLE PMI NEL 2008
La Commissione europea ha presentato, lunedì 10 marzo, un elenco di undici nuove azioni rapide destinate a ridurre gli oneri amministrativi che pesano sulle imprese, allo scopo di stimolare la crescita economica. È la seconda volta che tali azioni rapide sono proposte e fanno parte integrante del programma globale che mira a ridurre del 25% gli oneri amministrativi imposti agli imprenditori entro il 2012. Queste misure immediate dovrebbero permettere di fare economie importanti (circa un miliardo di euro), grazie a modifiche tecniche delle disposizioni esistenti.
Avallate il 26 febbraio scorso dal gruppo di alto livello delle parti aderenti indipendenti sugli oneri amministrativi, queste azioni rapide vertono in particolare su :
LAVORATORI ALL'ESTERO: MIGLIORA LA LEGISLAZIONE EUROPEA
Le imprese dell'Unione europea mandano circa un milione di dipendenti a lavorare in sedi distaccate o stabilimenti operanti in un altro Paese dell'Unione europea. A volte si tratta semplicemente di dipendenti inviati nell'ambito di una prestazione di servizi all'estero. E' un numero in crescita che interessa molte imprese delle nostre regioni settentrionali che, nel corso degli anni, hanno delocalizzato soprattutto verso i paesi dell'Europa orientale, molti dei quali sono entrati a far parte dell'UE dal 2004 al 2007, e altri (quelli dei Balcani e l'ex Jugoslavia in particolare) lo faranno nei prossimi anni.
Secondo la definizione dell'Unione europea, un lavoratore è distaccato quando è occupato in uno Stato membro dell'UE ma è inviato dal proprio datore di lavoro, su base temporanea, in un altro Stato membro per svolgere il suo lavoro. Ad esempio, un fornitore di servizi può vincere un contratto in un altro paese e inviarvi i propri dipendenti per l'esecuzione del contratto.
La legislazione che riguarda questi lavoratori non è omogenea nell'Unione e questo provoca problemi sia ai singoli lavoratori distaccati, che spesso sono anche molto qualificati, sia alle imprese in termini di concorrenza e di opportunità. Per questo la Commissione europea ha invitato oggi i governi nazionali ad intraprendere, con carattere d'urgenza, un'azione per migliorare la loro situazione. Vengono introdotte precise regole in materia di scambio più efficace di informazioni tra le amministrazioni dei diversi Paesi coinvolti, un migliore accesso alle informazioni e lo scambio di buone pratiche.
Vladimír Špidla, commissario europeo responsabile in materia, ha affermato: "Il milione circa di lavoratori distaccati attivi nell'UE svolge un ruolo vitale per ovviare alle carenze di manodopera sul mercato del lavoro europeo. La direttiva sul distacco dei lavoratori vuole andare a vantaggio sia dei fornitori di servizi sia dei lavoratori, ma gli Stati membri devono migliorare la cooperazione se si vogliono tutelare in modo efficace le condizioni di lavoro ed evitare una corsa alle retribuzioni più basse su tutto il territorio dell'UE."
L'iniziativa completa un processo iniziato nel giugno 2007, quando fu identificata una serie di carenze nell'attuazione, nell'applicazione e nel rispetto transfrontaliero della direttiva europea esistente sul distacco dei lavoratori. In diversi Paesi dell'UE la legislazione nazionale non tutela i lavoratori distaccati né i fornitori di servizi, in aperto contrasto con le norme europee.
La raccomandazione di oggi introduce un sistema di informazione del mercato interno (IMI) che sarà operativo in tutti i Paesi e permetterà un coordinamento amministrativo coerente e semplificato. I fornitori di servizi e i lavoratori distaccati avranno un accesso agevolato ai canali amministrativi e di informazione sui termini e le condizioni occupazionali che si applicano nello Stato ospitante.
EUROSTAT - IMPRESE: IN ITALIA DOMINA LA DIMENSIONE MICRO
L'Italia è il paese europeo con il più alto numero di micro imprese e di addetti che vi lavorano. Le microimprese sono il 47% del totale in Italia, una percentuale superata solo dalla Grecia, dove le imprese piccolissime sono il 56%. In Germania, tanto per fare un raffronto con un Paese importante, le microimprese sono solo il 19%, dato importante visto che quello tedesco è il paese che esporta di più nel mondo. I dati sono ancora più rilevanti se si guarda al numero di imprese di medie dimensioni, cioè tra i 50 i 250 addetti: in questa categoria l'Italia è all'ultimo posto, con il 12% sul totale delle imprese. Ancora più evidenti le differenze tra il nostro Paese e i principali concorrenti per quanto riguarda le grandi imprese, cioè quelle che impiegano più di 250 lavoratori. Soltanto tre piccoli stati come Cipro, Grecia e Portogallo hanno una percentuale di imprese di grandi dimensioni inferiore a quella italiana (18,7%), mentre Gran Bretagna (46%), Germania (39,8%), Francia (38,6) vanno ben oltre il doppio del dato italiano.
Nel 2005 c'erano quasi venti milioni di imprese private attive nell'Unione europea, ad esclusione di agricoltura e servizi finanziari. La quasi totalità di queste imprese, il 99,8 % del totale, sono piccole e medie imprese, cioè, secondo la definizione europea, con meno di 250 addetti. Questo tipo di imprese costituiscono il 67% dell'occupazione e il 58% del valore aggiunto dell'economia europea.
Questi dati emergono dall'ultimo rapporto di Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione. Ben il 92% delle imprese hanno una dimensione micro, cioè impiegano meno di dieci persone. Sono ben 38 milioni i lavoratori occupati in queste imprese, pari al 30% del totale, e creano una ricchezza di mille e cento miliardi di euro, cioè il 21% del prodotto del totale delle imprese. In alcuni settori le imprese a dimensione micro rappresentano la maggioranza del totale: il 56% nell'immobiliare, 45% tra hotel e ristoranti e il 43% delle imprese di commercio dei veicoli.
In totale, le imprese italiane, esclusi il settore agricolo, la pubblica amministrazione e i servizi finanziari, sono 3.822.000, che producono una ricchezza di 592 miliardi di euro e impiegano circa 15 milioni di persone. La Germania ha meno della metà delle nostre imprese e produce il doppio del nostro fatturato, impiegando circa 20 milioni di addetti. E per citare un paese con il quale i confronti si sono sprecati recentemente, la Spagna registra circa due milioni e mezzo di imprese con un fatturato di 495 miliardi e 13 milioni di addetti.
Il rapporto di Eurostat (http://ec.europa.eu/eurostat/europeanbusiness), insomma, la dice lunga sulla struttura economica italiana, basata sulle piccole e medie imprese, ma anche sulla difficoltà ad accrescere le dimensioni d'impresa che sembra oggi essere un presupposto essenziale per poter competere in un mercato aperto ed esportare di più.
IL 2009 COME ANNO EUROPEO DELLA CREATIVITÀ E DELL'INNOVAZIONE
La Commissione europea ha adottato una proposta da esaminare in codecisione che mira a proclamare l’anno 2009 Anno europeo della creatività e dell’innovazione. Se propone solo un bilancio specifico per tale iniziativa, la Commissione prevede che gli Stati membri designino coordinatori nazionali che potranno collaborare tramite un comitato direttivo realizzato a livello comunitario. Secondo la proposta, le attività di questa iniziativa devono soprattutto mirare ad instaurare un ambiente propizio alla creatività ed all’innovazione e suscitare un forte movimento a favore della trasformazione di questi temi in priorità politiche durature. A tale scopo, occorre a suo parere, privilegiare l’insegnamento di un’ampia gamma di materie, tra cui la matematica, le scienze e l’informatica. Occorre anche prestare un’attenzione particolare alla creazione artistica ed all’innovazione culturale. L’Anno europeo della creatività e dell’innovazione vuole essere una iniziativa trasversale che includa l’istruzione e la cultura ma anche i settori d’attività dell’impresa, dei mass media, della ricerca, delle politiche sociali e regionali e dello sviluppo rurale. Dovrebbero comprendere campagne d’informazione e di sensibilizzazione, lo scambio di buone pratiche, dibattiti, e sostenere una vasta gamma di progetti sul piano regionale, nazionale ed europeo.