BREVI DALL´EUROPA
DIRETTIVA UE SUL REGIME FISCALE COMUNE PER SOCIETÀ
Martedì 13 gennaio è stata approvata la direttiva UE sul regime fiscale comune da applicare alle fusioni, alle scissioni, alle scissioni parziali, ai conferimenti d'attivo ed agli scambi d'azioni concernenti società di Stati membri diversi e al trasferimento della sede sociale. La direttiva è stata emanata con lo scopo di raccogliere tutti i testi esistenti in questo ambito e porre il loro contenuto in un solo documento, semplificando così la normativa comunitaria. La Commissione vuole con essa eliminare gli ostacoli al funzionamento del mercato interno, uno tra i quali potrebbe essere per esempio la duplice imposizione fiscale sulle società europee che trasferiscano la propria residenza fiscale da uno Stato membro ad un altro.
La direttiva stabilisce che, nel caso di fusione o operazione analoga, l’imposizione delle plusvalenze avviene solo nel momento in cui queste vengono di fatto realizzate.
Gli Stati membri devono adottare le misure necessarie affinché gli accantonamenti o riserve costituiti in franchigia parziale o totale di imposta siano riprese dalle stabili organizzazioni della società beneficiaria situate nello Stato della società conferente. La direttiva prevede inoltre che l'assegnazione di titoli rappresentativi del capitale sociale della società beneficiaria o acquirente ad un socio della società conferente o acquistata non deve comportare alcuna imposizione sul reddito, gli utili o le plusvalenze di questo socio. Qualora fra i beni conferiti all'atto di una fusione, di una scissione o di un conferimento di attivo figuri una stabile organizzazione della società conferente, situata in uno Stato membro diverso da quello di tale società, questo Stato rinuncia a ogni diritto all'imposizione di detta stabile organizzazione. L'imposizione delle plusvalenze derivanti dalla ristrutturazione transfrontaliera di società in forma di fusioni, scissioni, conferimenti di attivo e scambi di azioni è prorogata fino ad ulteriore cessione di conferimenti d'attivo. La direttiva si applica anche alle scissioni che non comportano lo scioglimento della società che trasferisce determinati rami di attività, ai trasferimenti della sede sociale di una società europea (SE) o di una società cooperativa europea (SCE) da uno Stato membro all'altro, e ad altri tipi di società, in particolare alle SE, alle SCE e alle entità considerate trasparenti sotto il profilo fiscale. Quando gli Stati membri tassano un azionista diretto o indiretto di talune società soggette ad imposta, essi hanno la possibilità di non applicare le disposizioni della direttiva.
Il dossier della direttiva si trova nella banca dati delle procedure interistituzionali della Commissione:
http://ec.europa.eu/prelex/detail_dossier_real.cfm?CL=it&DosId=197302
FATTURAZIONE SEMPLIFICATA
La Commissione europea ha modificato la direttiva “IVA” (2006/112/CE) per stimolare l’utilizzo della fatturazione elettronica, in particolare su base transfrontaliera. Raccomanda di trattare allo stesso modo la spedizione di fatture IVA sotto forma elettronica o cartacea, introduce una soluzione tecnologicamente neutrale eliminando le opzioni tecnologiche che gli Stati membri possono imporre sul loro territorio e propone agli Stati membri l’utilizzo di soluzioni di fatturazione elettroniche comuni. Questa modifica dovrebbe ridurre del 25% il carico amministrativo che pesa sulle imprese attraverso anche l’instaurazione due tipi di fattura IVA: “completa” e “semplificata” che si differenziano nella probabilità del diritto alla deduzione di IVA e dal controllo richiesto allo stesso tempo su fornitore e cliente. La Commissione propone anche misure di semplificazione per le operazioni il cui valore non eccede i 200 euro o coinvolgono un consumatore non sottoposto ad IVA. Introduce, infine, un periodo armonizzato di sei mesi riguardante la durata di stoccaggio obbligatorio delle fatture. Questa proposta dovrebbe generare, secondo un gruppo di esperti, una riduzione dei costi che può raggiungere 18 miliardi di euro l’anno.
IL NUOVO STRUMENTO DI PREADESIONE
Lo strumento di preadesione (IPA) assiste i Paesi candidati e quelli potenziali nella comprensione del funzionamento dell’UE e li supporta nell’adattamento delle proprie politiche nazionali e dei regolamenti in vista alla futura adesione. Gli interventi previsti nell’ambito dell’IPA possono interessare cinque misure:
1. sostegno alla transizione e rafforzamento delle istituzioni;
2. cooperazione transfrontaliera (con gli Stati membri dell’UE e gli altri paesi ammissibili all'IPA);
3. sviluppo regionale (trasporti, ambiente e sviluppo economico);
4. risorse umane (valorizzazione del capitale umano e lotta contro l’esclusione);
5. sviluppo rurale.
La cooperazione transfrontaliera e lo sviluppo regionale sono due elementi chiave seguiti dalla DG Regio.
I paesi beneficiari dell’IPA sono suddivisi in due categorie:
- i Paesi candidati all’UE (Croazia, Turchia e l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia), ammissibili alle cinque misure dell’IPA;
- i Paesi candidati potenziali dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia Erzegovina, Montenegro e Serbia , compreso il Kossovo), ammissibili esclusivamente alle prime due misure.
TV DIGITALE: EUROPA LEADER NEL MONDO
“Un numero sempre crescente di cittadini europei beneficia della TV digitale. Diversi Stati membri dell’UE sono chiaramente leader mondiali nel passaggio dalla TV terrestre analogica a quella digitale”, è quanto dichiarato da Viviane Reding, commissaria UE per le telecomunicazioni e i media. L’Europa nel suo complesso sta operando questo passaggio secondo i piani ed è in fase avanzata, soprattutto rispetto ad altri paesi. Le trasmissioni della TV terrestre digitale sono già state introdotte in 21 Stati membri (Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Ungheria, Italia, Lituania, Lussemburgo, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia, Slovenia, Regno Unito) e coprono parti del territorio nazionale. Altri cinque Stati membri (Cipro, Irlanda, Polonia, Portogallo e Slovacchia) hanno annunciato che l’offerta di servizi digitali avrà luogo entro il 2010. La Romania non ha ancora definito i propri piani. La TV terrestre analogica è già stata abbandonata in Lussemburgo, nei Paesi Bassi, in Finlandia, Svezia, Germania, Belgio (Fiandre) e in aree consistenti dell’Austria, e avrà luogo entro la fine del 2010 in tutta l’Austria, in Estonia, Danimarca, Spagna, Malta e Slovenia. La TV terrestre analogica sarà abbandonata in Belgio (Vallonia e regione di Bruxelles capitale), Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Grecia, Francia, Ungheria, Italia, Lituania, Lettonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Regno Unito tra la fine del 2010 e la fine del 2012, in Polonia entro il 2015. Gli USA hanno rinviato l’abbandono al 12 giugno 2009, il Giappone si è prefisso la scadenza del luglio 2011, la Corea del Sud la fine del 2012, l’Australia il 2013, l’India e la Russia il 2015. La tecnologia utilizzata per la trasmissione della TV terrestre digitale in Europa è la DVB-T.
STUDIO EUROPEO SULL’EDUCAZIONE NELLA PRIMA INFANZIA
La Commissione europea ha presentato recentemente un nuovo studio dedicato all’istruzione e all’assistenza fornite ai bambini in età prescolare in Europa e alle misure adottate per favorire la partecipazione dei gruppi sociali più svantaggiati. Lo studio, che esamina le politiche nazionali di trenta paesi, verte sulle modalità organizzative dell’educazione e dell’assistenza alla prima infanzia in Europa, sui vantaggi offerti dai diversi sistemi e sugli interventi necessari per rendere più efficace l’istruzione e l’assistenza ai più piccoli. Condotto da Eurydice, la rete d’informazione sull’istruzione in Europa, lo studio rientra nelle verifiche annunciate dalla comunicazione della Commissione del 2006 intitolata "Equità ed efficacia dei sistemi europei d’istruzione e di formazione". Lo studio ha esaminato i sistemi scolastici degli Stati membri più Norvegia, Islanda e Liechtenstein. Principale conclusione: in Europa l’87% dei bambini di quattro anni frequenta un istituto prescolastico. La Commissione europea ha recentemente proposto un nuovo obiettivo per l’Europa, vale a dire raggiungere la soglia del 90% di bambini di quattro anni che frequentano una scuola materna entro il 2020. Nel 2006, in media, l’87% dei bambini di quest’età seguiva già una forma d’insegnamento prescolastico. Tutti i paesi dell’Europa propongono ai bambini programmi educativi prima dell’inizio della scolarità obbligatoria, ma esistono grandi differenze tra i paesi, ed anche tra regioni, con riferimento all’età d’ammissione, al tasso di partecipazione e al tipo d’istruzione e di assistenza disponibili.