BREVI DALL'EUROPA
10 ANNI DI SPAZIO EUROPEO DELLA RICERCA E STRATEGIA DI LISBONA
A 10 anni dal lancio della strategia di Lisbona e dalla costituzione dello Spazio Europeo della Ricerca è importante domandarsi se gli obiettivi fissati nel 2000 sono stati raggiunti e avviare un’analisi d’impatto per capire quali sono stati i fallimenti e i successi delle politiche di ricerca che hanno coinvolto gli europei nell’ultima decade.
Assunto che la strategia di Lisbona non ha ancora raggiunto a pieno le sue finalità, di certo si può affermare che l’ERA ha aperto la strada ad una programmazione più chiara e sistematica della ricerca europea. Il 7PQ rappresenta un tentativo di attuazione di tale strategia sia nei metodi che nei mezzi, seppure ancora in evoluzione.
Molti esempi possono essere citati: la definizione di priorità comuni, l’approvazione della carta e del codice di condotta, i programmi transnazionali che hanno spinto gli Stati membri ad un maggiore impegno.
Incontestabile punto di partenza dell’analisi dei 10 anni ERA è la consapevolezza che l’obiettivo del 3% del PIL europeo speso in R&D non è stato raggiunto e che l’UE ha di fronte grandi competitori globali che rappresentano grandi sfide ancora da affrontare.
Le più grandi potenze economiche e gli antagonisti di vecchia data come gli Stati Uniti, e più giovani rivali come India e Brasile, hanno fatto della ricerca il motore del loro sviluppo già da tempo, raggiungendo, o quasi, quella percentuale che l’UE dei 27 stenta a realizzare.
Tale dato non deve tuttavia rimanere l’unico parametro di valutazione della strategia ERA che, se analizzata nel dettaglio, presenta punti di forza che permettono di parlare della strategia di Lisbona come una strada verso il successo, piuttosto che di un fallimento. In effetti è proprio attraverso l’ERA che l’UE sembra aver trovato una risposta alle sfide globali optando per l’internazionalizzazione dei programmi europei di ricerca.
Il 7PQ si è caratterizzato infatti per la tendenza degli Stati membri a porsi come grande interlocutore con i partner internazionali, aprendo discussioni e avviando tentativi di coordinamento delle politiche di ricerca anche con i concorrenti globali.
La proposta della CE di avviare la Strategia Europea per la Cooperazione Tecnologica con il resto del mondo è stata ben accolta dagli Stati membri che hanno sostenuto ad una sola voce gli interessi di ricerca comuni, creandosi così una propria posizione nel contesto mondiale.
Naturalmente l’ERA ha ancora molte sfide da affrontare.
Stando agli economisti uno dei maggior limiti della ricerca in Europa è rappresentato dalla gestione della proprietà intellettuale. Il sistema dei brevetti è molto più costoso in Europa che altrove nel mondo (10 volte in più rispetto agli USA e 13 volte in più rispetto al Giappone). I costi (per lo più legati alle traduzioni, alla diffusione e alle spese legali in caso di contradditorio) per mantenere un brevetto sono oggi estremamente elevati e spesso agiscono come deterrente agli investimenti soprattutto delle piccole e medie imprese, pertanto costrette a cedere le loro innovazioni tecnologiche. Per una soluzione a tale problema pare si debba attendere che si snelliscano e uniformino le procedure dello European Patent Office di Monaco di Baviera.
L’impegno del settore privato rappresenta appunto un’altro dei punti deboli della ricerca europea, e l’aumento delle risorse industriali per la ricerca potrebbe essere definito come il test finale del successo della strategia di Lisbona. Ad oggi solo il 49% dei ricercatori europei è impiegato nel settore privato, percentuale bassa se confrontata con l’80% degli Stati Uniti e il 68% del Giappone.
Gli sforzi post-2010 mirano proprio a rafforzare la presenza del settore privato per sfruttarne il valore aggiunto e renderlo base per la costituzione di una economia europea basata sulla conoscenza. Anche in questo caso l’ERA sembra stia preparando il terreno per una soluzione. All’interno dell’ERA sono stati attuati due strumenti che stimolano la partecipazione privata: le Piattaforme Tecnologiche (TP) e le Iniziative Tecnologiche Congiunte (JTI).
A queste va associata l’iniziativa Lead Markets della Commissione europea che punta soprattutto ad investire nei settori con promettenti ritorni economici per attirare il maggior numero possibile di industrie.
Oggi è ancora precoce poter valutare i risultati di tali iniziative, ma rimane positivo il giudizio sulle condizioni create per la loro implementazione: invogliare il settore privato significa favorire i legami con il mondo accademico e incoraggiare un impegno maggiore da parte degli Stati membri.
E’ proprio in tal senso che sono stati indirizzati i lavori degli ultimi anni della strategia di Lisbona, con il suo rilancio iniziato nel 2007 con la pubblicazione del Green Paper sull’ERA, seguito da una consultazione pubblica durata mesi (che ha coinvolto enti pubblici e privati) e culminato nella primavera 2008 con il meeting di Lubiana e l’avvio della visione UE2020.
Contemporaneamente l'UE ha lanciato cinque iniziative in aree strategiche per la ricerca: mobilità e carriera dei ricercatori, infrastrutture di ricerca, trasferimento di conoscenze tra ricerca pubblica e privata, programmazioni congiunte e cooperazione internazionale.
Indubbiamente queste azioni dirette permettono di affermare che l’ERA sta creando il contesto appropriato per incoraggiare la crescita, la competitività e il lavoro in Europa.
L’ERA si rifà ad un concetto caro all’UE sin dal principio dell’avvio della sua integrazione: la libertà di movimento. Ora si tratta di trovare il metodo migliore per fare in modo che alle libertà già riconosciute alle persone, ai beni, ai capitali e ai servizi, si aggiunga quella per i ricercatori e per la conoscenza.
Relazione completa sulle cifre principali per il 2008 nel campo della scienza, della tecnologia e della competitività (ST&C): http://ec.europa.eu/research/era/
Relazione completa sul quadro di valutazione dell'innovazione per il 2008:
http://ec.europa.eu/research/era/
ATTIVITÀ DELLA COMMISSIONE EUROPEA NEL 2009: ANNUARIO MULTIMEDIALE
La Commissione europea ha pubblicato il suo annuario annuale multimediale che presenta alcune delle principali realizzazioni dell’Unione europea nell’ultimo anno.
L’annuario contiene una rassegna di progetti riusciti nei quali l’azione dell’UE ha ottenuto risultati tangibili per i cittadini in ambiti che variano dalla ricerca per scoprire nuove cure per la demenza fino a soluzioni proposte per attenuare gli effetti della crisi economica.
Il formato multimediale permette ai cittadini anche di accedere on-line all’opuscolo e ha un breve video sull’argomento.
Per informazioni: http://ec.europa.eu/snapshot
"UE 2020": RISULTATI
La Commissione europea ha pubblicato, lo scorso 8 febbraio, due documenti nell’ambito della strategia Europa 2020, che prenderà le mosse dai successi e dai risultati ottenuti con la strategia di Lisbona, ponendo attenzione alla crescita ed all’occupazione. Sono stati inoltre elaborati i contributi pervenuti da parte di coloro che hanno partecipato alla consultazione pubblica indetta lo scorso novembre, che verranno pubblicati entro la fine del mese di febbraio 2010.
Per ulteriori informazioni sulla strategia Europa 2020: http://ec.europa.eu/eu2020/
Al seguente link saranno invece presto disponibili i risultati:
http://ec.europa.eu/dgs/secretariat_general/eu2020/consultation_it.htm