BREVI DALL'EUROPA

 

 

PMI E RICERCA

La Commissione europea ha pubblicato il Work Programme 2011 "Research for the benefit of SMEs" nel Programma "Capacaties". La novità di quest'anno è rappresentata dall'introduzione di una "new test action", finalizzata al finanziamento di attività di dimostrazione. Scopo principale è garantire che, a beneficiare direttamente di tali attività di supporto, siano le PMI coinvolte nel progetto, purché capaci di sfruttarne pienamente i risultati.
Infatti, da un lato è fortemente incoraggiata la componente della dimostrazione nei progetti "Research for SMEs" e "Research for SME Associations"; dall'altro, sarà sperimentato il nuovo schema dedicato alle attività di dimostrazione e adattato alle esperienze delle PMI.
Il concetto di base sta nella necessità di provare la validità di una nuova soluzione che offra un potenziale vantaggio economico, ma che non può ancora essere direttamente commercializzata perché bisognosa di ulteriori sviluppi tecnologici. Le attività, senza restrizioni tematiche, possono spaziare dal test dei prototipi agli studi scale-up, dalla verifica delle performance fino alla redazione di studi di mercato dettagliati e business plan.
Due tipi di misure - "Research for SMEs" and "Research for SME Associations" - costituiscono il nocciolo duro del programma, volto ad accrescere la competitività delle PMI e la loro collaborazione con la comunità della ricerca.

 

R&S PER USCIRE DALLA CRISI ECONOMICA

Una delle cinque priorità del piano economico dalla Commissione europea presentato nella strategia decennale 'Europe 2020' riconferma la volontà di portare gli investimenti in R&S al 3% del PIL dell'UE, come già era stato stabilito dalla Strategia di Lisbona. La novità per il prossimo decennio sta tuttavia nella proposta di fissare obiettivi nazionali che siano ambiziosi ma realistici, e cioè diversificati per ogni singolo paese.
Tale scelta tiene conto delle differenze nazionali all'interno dell'UE: se alcuni Stati membri come Svezia e Finlandia hanno già raggiunto e superato gli obiettivi fissati dalla CE, la maggior parte degli Stati dell'Europa orientale sono in grande ritardo.
In Bulgaria, ad esempio, solo lo 0,15% del PIL viene speso ad oggi in R&S. Il ministro dell'istruzione ha recentemente fatto sapere che il paese, già carente in infrastrutture e provato dalla crisi economica, potrebbe raggiungere al massimo lo 0,6% all'anno.
Anche l'Ungheria non sembra avere buone speranze di raggiungere entro il 2020 la soglia di investimenti del 3%. Inoltre il recente cambio ai vertici del governo ha messo in luce una situazione economica complicata che non permette di avere informazioni certe sugli obiettivi a medio/lungo termine e sulle modalità di attuazione dei programmi.
In Romania, il Presidente Traian Basescu ha dichiarato a fine aprile che anche il suo paese non sarà in grado di raggiungere l'obiettivo di spesa del 3% del PIL entro il 2020. Le autorità rumene sperano in un target più realistico inferiore al 2%.
In Slovacchia, il governo ha fissato l'obiettivo all'1,8% entro il 2015 (ad oggi l'investimento è di circa 1,2%).
Per la Polonia, le cose non vanno meglio. Basti pensare che i brevetti registrati ogni anno nel Paese risultano essere ben due volte inferiori rispetto a quelli della "piccola" Repubblica Ceca.
Soltanto la Repubblica Ceca, tra i Paesi dell'Est Europa sembra in grado di raggiungere livelli di investimento considerevoli entro il 2020. Sorprendentemente, il governo provvisorio ha proposto un obiettivo nazionale superiore rispetto al modesto 2,3% proposto dalla Commissione (lo scorso anno, il paese ha speso circa 1,54% del PIL alla R&S secondo dati OCSE), puntando dritto al 2,7% nel 2020.
Ma se i nuovi membri hanno di che preoccuparsi, anche i grandi Paesi dell'Unione non se la passano meglio. Un esempio su tutti è la Francia, la quale ha investito solo il 2,2% del suo PIL in R&S nel 2001. Nel 2007, è stato investito in R&S il 2,08%, di cui circa la metà proveniente dal settore privato.
A questo punto sembra più che comprensibile la scelta di avere differenti obiettivi di investimenti per Stato membro, soprattutto se accompagnati da politiche che mirino a rimediare i problemi specifici nazionali.

 

FONDI UE: NUOVE REGOLE

Sulla scorta dei risultati della consultazione pubblica relativa alla revisione del regolamento finanziario dell'Unione europea, svoltasi dall'ottobre al dicembre 2009, il 28 maggio 2010 la Commissione europea ha adottato una proposta mirante a modernizzare le procedure finanziarie relative all'uso dei fondi europei.
Le misure proposte, ora al vaglio del Consiglio e del Parlamento, intendono da un lato rendere i fondi europei più accessibili ai potenziali beneficiari stimolando in tal modo la crescita e l'innovazione, dall'altro rispondono all'obiettivo di semplificazione delle procedure e riduzione dei costi generati dall'eccessiva burocrazia.
L'obiettivo a lungo termine dei cambiamenti introdotti è il passaggio da un sistema incentrato sul mero rimborso delle spese sostenute dai beneficiari ad un sistema focalizzato sui risultati che assicuri al contempo un solido controllo dell'uso dei fondi UE.
In quest'ottica si colloca anche la proposta adottata dalla Commissione, che introduce nuovi valori di riferimento per i controlli sui finanziamenti nei settori della ricerca, dell'energia, dei trasporti e dello sviluppo rurale.
La proposta si prefigge di realizzare un miglior equilibrio tra i costi dei controlli e i loro benefici, introducendo a tale scopo il concetto di rischio di "errore tollerabile".
Nell'ambito del sistema attuale il rischio di errore è del 2% per tutti i settori, indipendentemente dalle dimensioni dei progetti o dalla complessità delle regole applicabili.
La Commissione, ritenendo che ciò possa comportare ingiustificati oneri amministrativi per i beneficiari e portare gli stessi costi dei controlli a livelli più alti del recupero delle somme indebitamente versate, suggerisce che un rischio di errore tollerabile del 2-5% dovrebbe essere preso in considerazione nell'ambito dei controlli in materia di ricerca, energia, trasporti e sviluppo rurale.
Questi nuovi valori di riferimento consentiranno di riflettere il reale livello di rischio finanziario garantendo al contempo un adeguato controllo dell'uso dei fondi comunitari in questi settori.

 

EDUCAZIONE SCIENTIFICA: N UOVO PORTALE SCIENTIX

La Commissione europea ha lanciato Scientix, un nuovo portale web rivolto a insegnanti, ricercatori, responsabili politici, operatori locali, genitori e a tutti gli appassionati di educazione scientifica. Scientix consentirà l'accesso a materiali didattici, risultati di ricerche e documenti politici provenienti dai progetti europei di educazione scientifica finanziati dall'Unione europea e da diverse iniziative nazionali.
La nuova piattaforma agevolerà la regolare diffusione e la condivisione di notizie, competenze e migliori pratiche per l'educazione scientifica in tutta l'Unione.
La filosofia della piattaforma può essere riassunta con le seguenti parole chiave: ricerca, risultato e impegno. Le informazioni ed i servizi presentati interessano diverse dimensioni dell'educazione scientifica e sono destinati ad attrarne tutti gli attori: insegnanti, ricercatori, responsabili politici, operatori locali, genitori e giovani. Per gli insegnanti, per esempio, Scientix ha raccolto materiali didattici provenienti da centinaia di progetti europei e, su richiesta, li metterà a disposizione in tutte le lingue europee.
Il nuovo portale in sei lingue (inglese, francese, tedesco, spagnolo, italiano e polacco) consentirà l'accesso ai principali risultati dei progetti europei per l'educazione scientifica finanziati dall'Unione europea con il 6° e il 7° programma quadro di ricerca e di sviluppo tecnologico (direzione generale Ricerca), il programma sull'apprendimento permanente (direzione generale Istruzione e cultura) e diverse iniziative nazionali.
Scientix è però ben più di un sito web: nei prossimi tre anni si organizzeranno svariati eventi e seminari.
L'evento principale sarà la conferenza Scientix, che si terrà tra il 6 e l'8 maggio 2011, per promuovere le attività di rete fra le comunità scientifiche ed educative e fornire informazioni sui servizi in linea. È previsto inoltre un bollettino elettronico mensile per comunicare gli aggiornamenti del portale.
Scientix è curato da European Schoolnet (EUN ) per conto della Commissione europea (DG Ricerca - "Scienza nella società" del 7° PQ).
European Schoolnet (EUN) è una rete di 31 ministeri dell'Istruzione europei e di paesi terzi istituita oltre 10 anni fa allo scopo di apportare innovazione ai processi didattici e di apprendimento dei principali attori: ministeri dell'istruzione, scuole, insegnanti e ricercatori.