DAL PARLAMENTO EUROPEO
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STRASBURGO - SESSIONE 12 - 15 NOVEMBRE 2007
ISTITUZIONI |
APERTURA DELLA SESSIONE
Dando inizio ai lavori parlamentari, il Presidente HANS-GERT PÔETTERING ha espresso le condoglianze al popolo finlandese per l'uccisione di otto persone, studenti e docenti, in un liceo presso Helsinki. Si è poi pronunciato sulla Convenzione sulle mine antipersona sostenendo che l'obiettivo finale deve essere "un mondo senza mine" e, a tal fine, è assolutamente necessaria una politica europea in materia. All'ordine del giorno è stato aggiunto un dibattito sulla situazione in Georgia.
Il Presidente, ricordando i «tragici eventi» del 7 novembre scorso in cui sono state uccise 8 persone in un liceo della città di Tuusula, a circa 60 km da Helsinki, ha espresso le condoglianze del Parlamento al popolo finlandese.
Il Presidente ha salutato con favore la prossima riunione della Conferenza delle parti aderenti alla Convenzione di Ottawa sul divieto delle mine antipersona (che si terrà ad Amman dal 18 al 22 novembre). Sottolineando che tali armi «non distinguono tra civili e militari», ha affermato che la Convezione «è una vittoria per l'umanità» e ha ricordato, infatti, che la campagna a favore della sua ratifica ha ottenuto il Premio Nobel nel 1997.
Ha quindi ricordato che il Parlamento ha sempre sostenuto la campagna e promosso l'attuazione della Convenzione. Ha quindi osservato che ¾ degli Stati l'ha ratificata e che sono anche diminuiti i paesi in cui sono prodotte tali armi, tuttavia in 69 paesi le mine antipersona non sono del tutto eliminate. Il Presidente ha evidenziato il ruolo importante, anche finanziario, dell'UE nell'attuazione della Convenzione e ha poi ricordato che, al Consiglio, è in fase di elaborazione una nuova azione comune in materia.
L'obiettivo finale, ha detto il Presidente, «è un mondo senza mine» e, a tal fine, «è assolutamente necessaria una politica europea».
SARKOZY AL PARLAMENTO: L'EUROPA SI DIFENDA DALLA GLOBALIZZAZIONE"
Seduta solenne - Allocuzione di Nicolas Sarkozy, Presidente della Repubblica francese
13.11.2007
Il Presidente Sarkozy ha illustrato all'Aula la sua visione dell'Europa. Un'Europa che tenga conto delle aspettative dei suoi popoli, democratica e pluralista che, ormai dotata dei mezzi per agire, non abbia paura di ripensare i suoi obiettivi. Un'Europa che difenda le diverse identità e culture e che tuteli i diritti umani nel mondo. Ma che si difenda anche dalla concorrenza sleale e moralizzi il capitalismo finanziario, e che abbia politiche comuni in materia di difesa e d'immigrazione.
Il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha introdotto l'intervento di Nicolas Sarkozy dicendosi onorato dalla sua presenza al Parlamento europeo e sottolineando che vi era molta attesa per il suo intervento in Aula. Ha poi evidenziato come il Capo di Stato francese, anche durante la campagna presidenziale, abbia regolarmente e fermamente sostenuto la priorità della costruzione europea. Dopo aver ricordato che, già nel 1849, Victor Hugo ipotizzava l'unione degli Stati europei, il Presidente ha ricordato i due grandi protagonisti francesi dell'integrazione europea: Robert Schumann e Jean Monnet.
Ha poi evidenziato che il Presidente Sarkozy, già prima della sua elezione, aveva dichiarato l'intenzione di porre la Francia al centro della politica europea e la sua influenza si è infatti sentita nella definizione del nuovo trattato, dimostrando «decisione e coraggio». Si è poi rallegrato di essere stato il primo invitato non francese all'Eliseo, notando che ciò denota la convinzione europea del Presidente, che condivide gli stessi valori difesi dal Parlamento europeo. Ha infine ricordato che, nel corso di un discorso di Sarkozy a Strasburgo, il Presidente francese aveva dichiarato che la Francia e tutti gli europei avrebbero dovuto assumersi le proprie responsabilità e che avrebbe avviato un ampio dibattito affrontando tutte le questioni.
Il Presidente Nicolas Sarkozy, dopo aver ringraziato per l'invito al Parlamento - «dove batte il cuore democratico europeo» - ha subito voluto rinnovare di fronte ai deputati «l'impegno europeo della Francia» e ha precisato che il "no" alla Costituzione non è stata, per il popolo francese, l'espressione di un rifiuto dell'Europa bensì «di una più grande esigenza nei suoi riguardi».
L'Europa sia all'altezza delle aspettative dei suoi popoli
Sin dall'inizio, ha aggiunto, la costruzione europea è stata sostenuta da una speranza di pace, fratellanza e progresso nata a seguito dei grandi conflitti del XX secolo, e i popoli si aspettano ora che l'Europa sia all'altezza di questa speranza. La costruzione europea, ha poi spiegato, deve essere presa per quello che è: un'esigenza spirituale, morale e politica. E' l'espressione di una volontà comune dei popoli «che si riconoscono nei valori e in una civilizzazione che vogliono mantenere vivi». L'Europa, ha insistito, non è una macchina amministrativa o legislativa, e «non può essere tenuta lontana dai sentimenti e dalle passioni umane», «o sarà un grande ideale oppure finirà».
Tutti coloro che amano l'Europa, ha proseguito, devono prendere sul serio i "no" dei cittadini francesi e olandesi. In questi "no" vi era l'angoscia e la delusione condivisa da milioni di persone che avevano la sensazione che l'Europa non li proteggesse più a sufficienza e che era diventata indifferente alle difficoltà delle loro vite. Per il Presidente, questi "no" sono stati «disastrosi» e hanno condotto l'Europa alla sua più grave crisi della storia. Una crisi, tuttavia, che poteva diventare «salutare» se avesse portato a una riflessione sulle sue motivazioni.
La necessità del dialogo, no al pensiero unico
Nella costruzione europea, ha proseguito, le assemblee parlamentari che si sono susseguite hanno avuto un «ruolo decisivo». Coloro che vi hanno preso parte, cui va reso omaggio, sono stati i rappresentanti dei cittadini d'Europa, in tutta la loro diversità. Diversità che non dev'essere temuta, ma rispettata come la più grande ricchezza. La democrazia vuol dire dibattito, ha sottolineato il Presidente, «è la pluralità dei punti di vista» e «si farà morire l'Europa se ci si riunisce tutti intorno a un pensiero unico, dove colui che la pensa in modo diverso è una cattivo europeo».
E' per tale ragione che il Presidente ha «sempre preferito la regola della maggioranza rispetto a quella dell'unanimità». Con quest'ultima, ha osservato, «non si deciderà mai niente di grandioso, d'audace e non si correrà mai nessun rischio, poiché con l'unanimità ci si allea con coloro che vogliono meno Europa». L'unanimità è «impotenza». Il Presidente ha quindi spiegato che è per tale ragione che ha sostenuto l'estensione delle decisioni a maggioranza nel trattato di riforma.
Il ruolo della politica, pensare al futuro dell'Europa
L'Europa, ha proseguito deve avere più dibattiti, più democrazia e, in fondo, «più politica». E' grazie alla politica, ha infatti spiegato il Presidente, che si è potuti uscire dall'impasse istituzionale al Vertice di giugno, prendendo atto del fallimento della Costituzione. La politica significava proporre ai francesi che avevano votato "no" di negoziare un trattato semplificato per sbloccare l'Europa e di farlo ratificare dal Parlamento, «come ero stato autorizzato dal popolo francese». La politica significava anche, per i sostenitori della Costituzione, «accettare di riaprire i negoziati su un altro progetto meno ambizioso».
Il Presidente ha però ammonito a non commettere l'errore di credere che, con il nuovo trattato, «l'Europa abbia risolto tutto». Il trattato, ha infatti spiegato, «risolve la crisi istituzionale ma non la crisi politica e morale dell'Europa», permette di decidere e di agire «ma non spiega quali sono gli obiettivi» e non dice cosa sarà l'Europa di domani e come «contribuirà a migliorare la vita dei cittadini», «non fornisce motivi per ridare fiducia a coloro che avevano smesso di credere nell'Europa». A suo parere, quindi, occorre discutere di tutte le politiche: di bilancio, commerciale, monetaria e industriale, fiscale. Nell'Europa democratica, inoltre, «nessuna indipendenza può essere confusa con una totale irresponsabilità» e l'indipendenza garantita da uno statuto «non può dispensare dal dover rendere conto». Poiché, in democrazia, «la responsabilità politica è un principio imprescindibile». E' per tale motivo, ha spiegato il Presidente, che ha proposto l'istituzione di un comitato di saggi per riflettere sul futuro dell'Europa.
Difendere identità e la cultura e tutelare i diritti dell'uomo
In una democrazia, ha proseguito il Presidente, bisogna poter discutere - senza paura - di come l'Europa costruisce e difende la propria identità ma anche quelle nazionali che rappresentano «una ricchezza» dell'Europa. A suo parere infatti gli europei stanno vivendo una crisi d'identità «legata alla globalizzazione e alla mercificazione del mondo».
La politica, ha aggiunto, ha preso troppo ritardo rispetto all'economia e, ancora più ritardo ha preso la cultura. In un mondo minacciato dall'omologazione, ha insistito, l'Europa deve difendere i valori di civiltà e spirituali nonché la diversità culturale. Deve pertanto difendere le identità.
Anche i diritti dell'uomo fanno parte dell'identità europea: «dappertutto nel mondo, ogni volta che un essere umano è oppresso, che un uomo è perseguitato, che un bambino è martirizzato e che un popolo è sottomesso, l'Europa deve essere al suo fianco». L'Europa deve portare la questione dei diritti umani in tutte le regioni del mondo e coloro che hanno rinunciato a questo per ottenere dei contratti, ha aggiunto, «non hanno avuto i contratti e sono stati sconfitti sul piano dei valori».
Proteggere i popoli dalla concorrenza sleale
Per il Presidente, se si vuole evitare che i popoli chiedano il protezionismo e la chiusura, occorre «avere il coraggio di discutere di cosa deve essere una vera preferenza comunitaria». Occorre inoltre dotarsi dei mezzi di cui dispongono gli altri: «se altre regioni del mondo hanno il diritto di difendersi contro il dumping, perché l'Europa deve subirlo? Se tutti i paesi hanno una politica dei cambi, perché non dovrebbe averla anche l'Europa? Se altre nazioni possono riservare parte degli appalti pubblici alle loro PMI, perché non dovrebbe farlo l'Europa? Se altri paesi attuano una politica industriale, perché non dovrebbe farlo l'Europa? Infine, se altre nazioni difendono i loro agricoltori, perché l'Europa dovrebbe rinunciare a difendere i suoi?».
L'Europa, ha proseguito, non vuole il protezionismo, «ma deve reclamare la reciprocità» e garantire la sua indipendenza energetica e alimentare. Vuole essere esemplare nella lotta contro i cambiamenti climatici, «ma non può accettare la concorrenza sleale di paesi che non impongono nessun vincolo ecologico». E' legata alla concorrenza, «ma non può essere la sola a farne un dogma», ed è per questo motivo che il Vertice di Bruxelles ha deciso che la concorrenza «è un mezzo, non una finalità».
Un capitalismo che produce, controllare gli speculatori
L'Europa, ha proseguito, ha scelto l'economia di mercato e il capitalismo. Ma ciò non implica un "laissez faire" assoluto e la deriva di un capitalismo finanziario «che avvantaggia gli speculatori e chi vive di rendita, invece degli imprenditori e dei lavoratori». Quello europeo, ha insistito, «è sempre stato un capitalismo di imprenditori, di produzione, e non di speculazione e di rendite». L'Europa, ha quindi affermato il Presidente, «ha un ruolo da svolgere nella necessaria moralizzazione del capitalismo finanziario», e non può accettare che alcuni speculatori, come nel caso dei subprime, rimettano in causa la concorrenza mondiale.
Una difesa europea e una politica comune dell'immigrazione
Altri temi di cui si dovrà discutere e che saranno affrontati nel corso della presidenza francese, ha proseguito, sono la riforma della politica agricola comune, la questione della fiscalità ecologica, delle energie rinnovabili e della difesa. A quest'ultimo proposito, il Presidente ha chiesto come sarebbe possibile per l'Europa essere indipendente e influenzare la politica mondiale, essere un fattore di pace e di stabilità, «se non è capace di garantire la propria sicurezza». Che senso avrebbe, ha insistito, dibattere dell'impegno europeo «se non siamo capaci di discutere della costruzione di una difesa europea e di un rinnovo dell'alleanza atlantica».
Sin dall'inizio delle origini, ha proseguito, l'Europa ha promosso la solidarietà. Questa si è concretizzata nella politica regionale e deve anche esprimersi nella difesa, così come in una politica europea dell'immigrazione. In un'Europa dove vige la libera circolazione tra gli Stati membri, ha aggiunto, «non è possibile appartenere allo spazio Schengen e procedere a delle regolarizzazioni senza chiedere il parere ai partner, visto che tali regolarizzazioni hanno un impatto su tutti gli altri paesi dell'area».
Non c'è più tempo da perdere
Il Presidente, ha infine sottoscritto le parole di Simone Veil, prima presidente del Parlamento europeo eletto a suffragio universale: «quali che siano le nostre differenze, condividiamo la stessa volontà di realizzare una comunità fondata su un patrimonio comune e un rispetto condiviso dei valori umani fondamentali; è con questo spirito che vi invito a abbordare fraternamente i lavori che ci attendono». Per Sarkozy sono queste le sfide che i cittadini si attendono che l'Europa colga e «non c'è più tempo da perdere per fare in modo che i popoli ritrovino fiducia nell'Europa».
SCIOLTO IL GRUPPO "IDENTITÀ, TRADIZIONE, SOVRANITÀ"
Al termine delle votazioni di mercoledì, il Presidente di seduta ha annunciato all'Aula che, a seguito della defezione di due deputati rumeni, che si aggiungono a quella dei giorni scorsi di altri tre colleghi, il gruppo "Identità, Tradizione, Sovranità" (ITS) non rispetta più le condizioni fissate dal regolamento per la costituzione di un gruppo politico ed è pertanto sciolto con effetto immediato.
Tutti i membri del gruppo disciolto raggiungono quindi i "Non Iscritti", l'equivalente del gruppo misto del Parlamento italiano.
SFRUTTARE LA GLOBALIZZAZIONE, AD ARMI PARI
Risoluzione comune sull'interesse europeo: riuscire nell'epoca della globalizzazione
Procedura: Risoluzione comune
Dibattito: 14.11.2007 - Votazione: 15.11.2007
La globalizzazione crea nuove opportunità per le economie europee. E' quanto afferma il Parlamento chiedendo norme uguali per tutti a livello internazionale. Ma anche l'adeguamento degli orientamenti in materia di occupazione e principi comuni sulla flessicurezza. Occorrono poi politiche fiscali valide, mercati finanziari trasparenti e innovazione. Sostenendo l'indipendenza della BCE, chiede una politica antinflazionistica. Sollecita infine una politica comune per l'immigrazione.
Approvando con 435 voti favorevoli, 86 contrari e 32 astensioni una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici eccetto GUE/NGL e IND/DEM, il Parlamento rileva che la globalizzazione dell'economia «crea nuove opportunità per le economie dell'UE che sono destinate a svolgere un ruolo più importante nei prossimi decenni». Le economie europee potranno anche «godere di vantaggi aggiuntivi derivanti dallo sfruttamento di economie di scala, della capacità, dell’urbanizzazione, delle reti e di una reputazione positiva».
Il Parlamento sottolinea che l’UE può realizzare i suoi obiettivi di Lisbona a livello interno soltanto «se sarà attiva e unita sulla scena mondiale». Ritiene pertanto che un approccio globale di politica esterna, incentrato sulla cooperazione nel campo della regolamentazione, sulla convergenza dei criteri e sull'equivalenza delle norme, «debba promuovere sia la concorrenza leale che gli scambi». Come uno dei principali beneficiari dell'economia mondiale aperta, l'UE ha la grande responsabilità di affrontare problemi globali e di mettere a punto strumenti di politica estera economica comune in grado di gestire adeguatamente l’impatto esterno del mercato unico dell’UE.
Per quanto riguarda le politiche interne, il Parlamento accoglie il fatto che la Commissione abbia dichiarato che verrà prestata maggiore attenzione all'integrazione attiva e alle pari opportunità, che andrebbe promossa una protezione sociale adeguata e rafforzata la lotta contro la povertà. Così come che in tutta Europa sono necessari mezzi più efficaci per garantire ai cittadini gli esistenti diritti di accesso all'occupazione, all'istruzione, ai servizi sociali, all'assistenza sanitaria e ad altre forme di protezione sociale.
Sottolinea peraltro la necessità di assicurare e migliorare l'integrazione e la visibilità della dimensione sociale nel prossimo ciclo della strategia di Lisbona e in particolare negli orientamenti integrati. Invita quindi la Commissione a adeguarli per rimediare alle debolezze percepite negli orientamenti per l'occupazione. Ritiene infatti che questi non attribuiscono importanza a taluni obiettivi sociali basilari: ridurre il numero di lavoratori poveri e aumentare l'accesso a lavori di qualità, all'istruzione, all’assistenza sanitaria e ad altre forme di protezione sociale per tutti.
Il Parlamento appoggia l’adozione di un insieme equilibrato di principi comuni riguardanti la flessicurezza, che combinino flessibilità e sicurezza per i lavoratori e i datori di lavoro nel mercato dell’occupazione. Incoraggia pertanto gli Stati membri a integrarli nella consultazione con le parti sociali sui programmi nazionali di riforma. Evidenzia peraltro «il ruolo centrale» che rivestono la formazione e la riqualificazione, politiche attive in materia di mercato del lavoro, un’adeguata protezione sociale e la riduzione della segmentazione del mercato del lavoro, garantendo diritti all'occupazione per tutti i lavoratori.
In materia di politica economica, facendo proprio un emendamento proposto dai Verdi, il Parlamento invita a sviluppare una "iniziativa intelligente di crescita verde dell'UE" che comprenda tutti i principali esistenti strumenti economici dell'UE. Stimola inoltre la Commissione a non separare le politiche ambientali dalla politica economica e dell'occupazione. Nel sottolineare poi che uno dei problemi fondamentali di alcuni Stati membri risiede nell’insufficienza della domanda interna, pone in luce l'importanza «capitale» di politiche fiscali valide e una sana gestione delle finanze pubbliche.
Per il Parlamento, inoltre, la trasparenza dei mercati finanziari, norme efficaci sulla concorrenza e una regolamentazione e una vigilanza adeguate «continueranno ad essere di importanza vitale», soprattutto alla luce della globalizzazione dei mercati finanziari e della necessità di garantire i diritti dei consumatori. Gli orientamenti di politica economica, d'altra parte, dovrebbero comprendere misure a sostegno dell'offerta per creare un ambiente propizio alle operazioni transfrontaliere delle imprese e accelerare la creazione di un mercato finanziario unico.
Il Parlamento riconosce poi che in Europa è necessario che l'innovazione si traduca più rapidamente in nuovi prodotti e servizi. Appoggia pertanto la richiesta della Commissione relativa a un "triangolo della conoscenza" costituito da ricerca, istruzione e innovazione e si attende investimenti più efficaci in nuove competenze, nella formazione continua e in sistemi di istruzione e formazione moderni. Occorre anche favorire l'innovazione dei processi e delle procedure di gestione nonché delle strutture organizzative. In proposito riconosce che l'accesso alle risorse per le imprese più piccole e i privati è fondamentale per accrescere i livelli di R&S e sviluppare nuove tecnologie e reputa quindi necessario promuovere sia i finanziamenti iniziali sia quelli che coprono un periodo sufficientemente lungo per consentire l'immissione dei prodotti sul mercato.
Il Parlamento difende l’indipendenza della BCE nella fissazione della politica monetaria e nella gestione dell’effetto della volatilità dei mercati finanziari globali. Sottolinea che l’apprezzamento del tasso di cambio dell’euro «è il risultato di squilibri crescenti in paesi terzi e della debolezza della domanda nella zona euro». Si chiede tuttavia con preoccupazione se la crescita europea sarà abbastanza forte da compensare la volatilità dei mercati finanziari mondiali e dei tassi di cambio.
D'altra parte ritiene che l’aumento della domanda di risorse naturali e di prodotti e servizi basilari spinto dalla crescita delle economie in via di sviluppo «possa esercitare sulle economie degli Stati membri dell’UE una pressione inflazionistica che finora è stata controbilanciata dal loro contributo all’aumento dell'offerta globale». Gli Stati membri dell'UE devono quindi predisporre strumenti di politica economica antinflazionistica unitamente a strategie di crescita tecnologica nonché a un contesto di possibile adeguamento macroeconomico e di coordinamento rafforzato.
Reputando necessario disporre di istituzioni sovranazionali per affrontare sfide sopranazionali, il Parlamento ritiene che la definizione di norme e standard globali «sia essenziale per realizzare la convergenza in campo normativo». Esorta la Commissione a partecipare attivamente al lavoro di tutte le agenzie e tutti gli organismi di normazione competenti a livello internazionale «al fine di raggiungere maggiore coerenza fra le regole e le prassi dell'UE e quelle dei suoi principali partner commerciali».
Il mercato transatlantico, per i deputati, potrebbe rappresentare «uno strumento appropriato» per assicurare all'UE la necessaria efficacia in materia di difesa commerciale, competitività sostenibile e innovazione. Ma invitano la Commissione ad assicurare che sia garantita la reciprocità delle condizioni di accesso ai mercati e rinnovano la richiesta di eliminare o ridurre in misura significativa tutte le barriere agli scambi e agli investimenti. D'altra parte, il Parlamento considera gli Strumenti di difesa commerciale «una componente indispensabile della strategia dell'UE».
Il Parlamento sottolinea infine che l’UE ha bisogno di disporre con urgenza di una politica comune in materia di frontiere e di immigrazione. Questa deve prevedere un sistema integrato di controlli alle frontiere ma anche strategie, criteri e procedure armonizzati per la migrazione economica, «lasciando ai singoli Stati membri la decisione sul numero di ammissioni». Sottolinea poi la necessità di adoperarsi maggiormente per trovare, mediante lo scambio di esperienze, «il modo di convertire l’immigrazione interna in un fattore di riuscita per tutte le parti, a livello sia sociale che economico».
Dichiarazione della Presidenza
Aprendo il dibattito, Manuel Lobo Atunes ha sottolineato che la globalizzazione è essenzialmente un fenomeno politico e non soltanto un fenomeno economico e tecnologico. Esso presenta due sfaccettature: da un lato i cittadini hanno perso posti di lavoro e si sono sentiti minacciati, dall'altro «sono stati creati nuovi posti, i livelli dei prezzi sono più bassi, il commercio è buono ed i servizi in crescita».
Si tratta quindi di vedere «come gestire la globalizzazione», mantenendo il controllo politico. Il Ministro, in proposito, ha sottolineato che l'Europa «è in grado di guidare e plasmare la globalizzazione». Il «nuovo assetto istituzionale» previsto dal trattato riformato e il nuovo ciclo della strategia di Lisbona sosterrebbero l'approccio europeo. Tuttavia, ha rilevato come «la riforma debba essere ora accelerata» e vi debba essere una coerente strategia per far fronte alla globalizzazione.
Secondo il Ministro, la migrazione è un tema principale in quanto «la crescita demografica dell'Unione è sempre più sostenuta dai flussi migratori», che contribuiscono a far fronte al basso livello di flessibilità del mercato all'interno della Comunità. Inoltre, la dimensione esterna della strategia di Lisbona è stata discussa di recente dal Consiglio, dando speciale rilievo all'instabilità del mercato finanziario e ai cambiamenti climatici.
«L'Europa è in grado ed ha il dovere di guidare il processo di globalizzazione», ha proseguito, e nel corso del Vertice di Lisbona del 13-14 dicembre prossimo verrà adottata una dichiarazione su questo tema per dimostrare ai cittadini europei che i loro leader sono determinati ed impegnati per «accrescere la capacità dell'Unione di influenzare l'agenda della globalizzazione». Concludendo ha affermato che la Presidenza portoghese crede sinceramente che «l'Europa debba giocare un ruolo costruttivo a livello mondiale che sia più giusto e più bilanciato».
Dichiarazione della Commissione
Per JOSÉ MANUEL BARROSO «la globalizzazione colpisce le nostre vite», ma dovrebbe essere anche vista come «un'opportunità per l'Unione di affermare i propri valori». Bisogna quindi identificare alcuni punti chiave e «abbiamo la responsabilità di proteggere i nostri cittadini senza però essere protezionisti». Occorre «essere aperti ma non naïf», in altre parole non ci deve essere «nessun passaggio gratuito per coloro che non rispettano alcuni principi». Inoltre, l'Europa ci guadagna «da un sistema basato sulle regole» e, ha osservato, l'esperienza dell'Unione «la pone in una posizione molto favorevole per fornire una buona base per una regolamentazione a livello globale».
Ha poi sottolineato che, a partire dal 2005, quando la Strategia di Lisbona è stata rilanciata, sono stati creati quasi 6,5 milioni in più di posti di lavoro nell'UE a 27 e 8 milioni di posti dovrebbero essere creati nel periodo 2007-2009. Quattro sono state le priorità cruciali: ricerca e innovazione, un contesto economico più propizio, maggior occupazione, nonché l'energia e il cambiamento climatico. Tali tematiche hanno fornito alla strategia «un punto focale più chiaro». Il Presidente ha poi posto l'accento sulla ricerca e l'innovazione, ricordando che la Commissione è favorevole all'aggiunta di una quinta libertà alle quattro già esistenti nel trattato, vale a dire «la libertà di circolazione della conoscenza all'interno dell'UE».
Prendendo atto che ci si deve concentrare maggiormente sulla «dimensione sociale» ha auspicato che il Consiglio approvi i principi della "flessicurezza" concordati tra le parti sociali prima dell'estate. Volgendo uno sguardo al futuro, ha quindi auspicato «una vigorosa attuazione delle riforme in sospeso, maggiore enfasi sulle capacità e sull'istruzione, concreti passi per portare l'Unione in un'economia a basso utilizzo di carbonio». Tuttavia, ha aggiunto, «abbiamo anche bisogno di fare di più per assicurarci che la strategia di Lisbona avanzi in modo uniforme in tutti gli Stati membri. Un ritmo più lento per la riforma in uno Stato membro ovviamente avrebbe ripercussioni sugli altri». In conclusione, ha sottolineato di credere che non sia solo nell'interesse europeo ma, nell'era della globalizzazione, «il mondo ha bisogno di un'Europa più impegnata».
JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito sottolineando che «la globalizzazione non è un concetto astratto, ma qualcosa che riguarda la vita di tutti i giorni». Infatti, «i cittadini si rivolgono a noi per trovare soluzioni», per proteggerli dal terrorismo, dai capricci dei mercati finanziari, dal vertiginoso aumento del prezzi dei cereali nonché da prodotti importati a buon mercato ma potenzialmente pericolosi. D'altra parte, «la globalizzazione deve essere giusta, smussare le differenze tra i paesi e migliorare la protezione sociale dei più poveri», mentre lo sfruttamento dei bambini non può essere tollerato.
«L'apertura dell'Europa è un motore di investimento globale» e accettare gli standard europei «può aiutare a migliorare la qualità del controllo su scala mondiale». L'Unione deve però assicurarsi che «Brasile, Cina e India si prendano le loro responsabilità». A suo parere, per sfruttare le nuove opportunità, l'Unione deve fare un passo in avanti negli investimenti per la ricerca e aiutare le piccole e medie imprese nel loro ruolo di motore di crescita. Ma deve anche aiutare i suoi cittadini a adeguarsi al cambiamento, per esempio agevolando l'apprendimento per tutto l'arco della vita. Inoltre, con il petrolio a 100 dollari il barile, l'Unione ha chiaramente bisogno di una politica energetica comune per assicurare efficienti forniture di energia pulita e ciò deve includere l'opzione del nucleare civile. Ha quindi concluso affermando che «l'Unione deve proteggersi senza essere protezionista».
LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE |
LIBERA CIRCOLAZIONE NELL'UE: RISPETTO DELLE LEGGI E LIMITI PRECISI ALLE ESPULSIONI
Docc. B6-0462, 0463, 0464, 0465/2007
Risoluzione comune sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 12.11.2007 - Votazione: 15.11.2007
La libera circolazione nell'UE è un diritto fondamentale, ma occorre che tutti i cittadini rispettino le leggi. E' quanto afferma il Parlamento sottolineando che la direttiva europea in materia pone limiti ben precisi alla possibilità di espellere cittadini verso i loro paesi d'origine. Si compiace poi dell'iniziativa italo-rumena e chiede una strategia per l'inclusione sociale dei rom. Esprime critiche al commissario Frattini per talune sue dichiarazioni rilasciate alla stampa.
Approvando con 306 voti favorevoli, 186 contrari e 37 astensioni una risoluzione sostenuta da PSE, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL, il Parlamento ribadisce il valore della libertà di circolazione delle persone quale principio fondamentale dell'Unione europea, «parte costitutiva della cittadinanza europea ed elemento fondamentale del mercato interno». Esprime poi dolore per l'assassinio della signora Reggiani e presenta sentite condoglianze ai suoi familiari.
Allo stesso tempo riafferma l'obiettivo di fare dell'Unione «uno spazio in cui ogni persona può vivere vedendosi garantito un elevato livello di sicurezza, libertà e giustizia». Il rispetto delle leggi di ogni paese membro, pertanto, «è una condizione essenziale per la coesistenza e l'inclusione sociale nell'Unione» e «ogni individuo ha l'obbligo di rispettare le leggi in vigore nello Stato membro in cui si trova» e il diritto dell'Unione europea. Il Parlamento, inoltre, invita gli Stati membri a procedere più rapidamente al rafforzamento degli strumenti di cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale per garantire una lotta efficace contro la criminalità organizzata e la tratta degli esseri umani, garantendo al contempo un quadro uniforme di garanzie procedurali.
D'altra parte, ricorda che la direttiva 2004/38/CE inquadra la possibilità di allontanare un cittadino dell'Unione «entro limiti molto precisi». La direttiva, precisano i deputati, prevede tale facoltà per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica, che non possono essere invocati per fini economici. I provvedimenti, inoltre, devono essere proporzionati e fondati esclusivamente sul comportamento personale dell'individuo, sulla base di una valutazione della situazione personale dell'interessato. Questo deve poi essere informato in modo circostanziato e completo sui motivi del provvedimento, riportando l'indicazione dell'organo dinnanzi a cui può opporre ricorso. D'altra parte, le sanzioni previste dagli Stati membri devono essere effettive e proporzionate. La possibilità di allontanamento se il cittadino diventa un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale è subordinata a un esame approfondito del caso individuale e, in nessun caso, quest'unica condizione può giustificare l'allontanamento automatico.
Il Parlamento ribadisce poi che «qualsiasi legislazione nazionale deve rispettare rigorosamente tali limiti e garanzie», mentre le espulsioni collettive «sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo». In proposito, insistendo sul fatto che «la responsabilità penale è sempre personale», respinge il principio della responsabilità collettiva e riafferma con forza la necessità di lottare contro qualsiasi forma di razzismo e xenofobia e qualsiasi forma di discriminazione e stigmatizzazione basate sulla nazionalità e sull'origine etnica, come previsto dalla Carta dei diritti fondamentali. Il Parlamento precisa, inoltre, di aspettarsi dalle personalità pubbliche che si astengano da dichiarazioni «che rischiano di essere intese come un incoraggiamento alla stigmatizzazione di determinati gruppi di popolazione».
Compiacendosi in seguito della visita effettuata dal Primo ministro rumeno in Italia e della dichiarazione congiunta di Romano Prodi e Cặlin Tặriceanu, il Parlamento manifesta il proprio appoggio all'appello dei due Primi ministri per l'impegno dell'Unione europea a favore dell'integrazione sociale delle popolazioni meno avvantaggiate e della cooperazione fra gli Stati membri sulla gestione dei movimenti della loro popolazione, in particolare mediante programmi di sviluppo e di aiuto sociale inclusi nei Fondi strutturali.
Nel ricordare poi alla Commissione l'urgenza di presentare un progetto di direttiva orizzontale contro tutte le discriminazioni, ritiene che la protezione dei diritti dei Rom e la loro integrazione «costituiscano una sfida per l'Unione europea nel suo complesso». Invita pertanto la Commissione ad elaborare «senza indugio» una strategia globale per l'inclusione sociale dei Rom, facendo ricorso ai fondi europei esistenti per sostenere le autorità nazionali, regionali e locali nei loro sforzi. Propone inoltre l'istituzione di una rete di organizzazioni che si occupino dell'inclusione sociale dei Rom nonché la promozione di strumenti volti ad aumentare la consapevolezza in materia di diritti e doveri dei Rom.
La Commissione è poi invitata a presentare senza ritardi una valutazione esauriente dell'attuazione a livello nazionale della direttiva 2004/38/CE e a presentare proposte. Il Parlamento, inoltre, incarica la propria commissione parlamentare competente di effettuare entro il 1° giugno 2008, in collaborazione con i parlamenti nazionali, una valutazione dei problemi di recepimento di tale direttiva «in modo da mettere in evidenza le migliori prassi nonché le misure che potrebbero portare a discriminazioni tra i cittadini europei».
Con 290 voti favorevoli, 220 contrari e 21 astensioni, ha approvato un paragrafo in cui si afferma che le recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa italiana da Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione, in occasione dei gravi episodi verificatisi a Roma, «siano contrarie allo spirito e alla lettera della direttiva 2004/38/CE». Direttiva, è precisato, «che gli si chiede di rispettare pienamente».
A tale proposito, prima di iniziare, la sessione di voto, JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha condannato «l'attacco personale» al Vicepresidente Frattini, denunciandone il carattere politico e «indegno» promosso dai socialisti italiani. Ha anche voluto precisare che il suo gruppo sostiene i rumeni e gli altri cittadini europei che rispettano le leggi e che la libera circolazione è una questione legata ai valori.
Ha poi chiesto la parola ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, ai sensi degli articoli 151 e 19 del regolamento, le chiedo di valutare la ricevibilità del paragrafo 13, che contiene un immotivato ed infondato attacco personale al Vicepresidente della Commissione. Si tratta di un testo che se approvato, dopo le dichiarazioni del portavoce del Presidente della Commissione in difesa di Frattini, provocherebbe un disdicevole contrasto tra Parlamento e Commissione per motivi di politica interna. Le chiedo pertanto di mettere in votazione il testo della risoluzione senza il paragrafo 13 e contemporaneamente chiedo agli autori di ritirare il testo attraverso un emendamento orale."
Dichiarazione della Commissione
Franco Frattini ha anzitutto sostenuto che la Commissione segue con molta attenzione quanto avviene in Italia. Si è poi detto lieto per la cooperazione tra Italia e Romania e la Commissione farà sì che i diritti dei rumeni siano rispettati. Dopo aver ricordato i casi in cui la direttiva UE prevede l'espulsione, ha sottolineato che questa deve essere decisa caso per caso, rispettando le garanzie previste.
La Commissione, ha aggiunto, valuterà il decreto-legge adottato in Italia, una volta che sarà adottato definitivamente dal Parlamento. Il Vicepresidente della Commissione ha poi sostenuto che la direttiva UE è sufficientemente precisa per essere direttamente applicabile. Occorre quindi che il diritto di ricorso sia garantito ai cittadini cui si ingiunge l'espulsione.
Dicendosi poi preoccupato per le manifestazioni xenofobe e razziste che hanno accompagnato l'adozione del decreto, ha sottolineato come la comunità rom sia molto numerosa in Europa e che occorre quindi realizzare sforzi per favorire la sua integrazione. Sforzi, ha precisato, che deve attuare anche la stessa comunità rom. Ha quindi voluto evidenziare la doppia discriminazione patita dai bambini rom: subiscono il pregiudizio per la loro origine e, contemporaneamente, sono spesso sfruttati dalla loro stessa comunità, vivono in ambienti insalubri, sono costretti a delinquere e non hanno accesso all'istruzione. Nel tutelare gruppi interi, ha ammonito, «si rischia di non proteggere i diritti dei singoli».
A suo parere, occorre quindi aiutare Italia e Romania con tutti i mezzi esistenti. A livello comunitario, ha precisato, vi sono il Fondo sociale, i fondi per lo sviluppo regionale e gli stanziamenti a favore dell'istruzione. L'UE ha già concesso 270 milioni di euro a favore dei rom, altri 60 milioni sono stati resi disponibili a Romania e Bulgaria nel periodo 2004-2006, le quali potranno contare su ulteriori fondi per il periodo 2007-2013. Ha quindi ricordato che esiste una direttiva europea contro ogni forma di discriminazione che si applica anche ai rom. La Commissione, ha concluso, non tollererà nessuna forma di discriminazione nei confronti di cittadini europei e, allo stesso tempo, sosterrà gli Stati membri che intendono proteggere i propri cittadini dalla criminalità.
Nel dibattito è intervenuto, a nome del Gruppo del PPE-DE, ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi compiaccio con il Commissario Frattini per la relazione completa e per le proposte, le idee, i contenuti e i valori difesi nel suo intervento. Certamente la riunificazione dell'Europa ha portato ad un crescente movimento di cittadini all'interno dell'Unione che in alcun casi si è trasformato in vero evento migratorio. È il caso della presenza oggi in Italia di circa mezzo milione di cittadini rumeni.
L'Unione ha provveduto con la direttiva 2004/38/CE a garantire il contemporaneo rispetto dei diritti dei cittadini comunitari che emigrano da un paese all'altro e quello degli Stati membri ad espellere i cittadini comunitari che non rispettano certe regole: mi riferisco alla capacità di autonomo sostentamento e ai rischi per la sicurezza e l'ordine pubblico. Purtroppo in Italia la direttiva comunitaria è stata applicata in maniera lacunosa ed in ritardo. Risultato: la mancata espulsione di molti cittadini che forse, se espulsi, non avrebbero commesso delitti in Italia.
Ci sono stati, purtroppo, reati che hanno scosso l'opinione pubblica, commessi da persone che avevano passaporto di un paese europeo. Questo ha provocato reazioni di inaccettabile violenza xenofoba. Vanno condannati fermamente le violenze e gli omicidi commessi in Italia e la solidarietà va a tutte le famiglie delle vittime. Va anche condannata la reazione violenta e xenofoba, ma purtroppo, quando non vengono applicate le regole, quando non vengono applicate le leggi, i cittadini rischiano da farsi giustizia da soli e questo è francamente inaccettabile.
Gli Stati hanno responsabilità molto chiare, come hanno responsabilità molto chiare le amministrazioni locali. Purtroppo a Roma, nonostante le molte denunce, non si è intervenuti su realtà sociali come certe che assomigliano veramente a favelas , dove vivono cittadini di etnia Rom, sono realtà dove bisognava intervenire in anticipo e a volte poi gli interventi fatti in ritardo non servono a risolvere i problemi quando sono purtroppo esplosi. Noi non siamo favorevoli ad espulsioni di massa, ogni cittadino che commette un reato è responsabile personalmente. Non è una questione né di nazionalità né di appartenenza ad etnie. Certamente serve un'ulteriore collaborazione tra Romania ed Italia. Non è un caso che il testo del PPE sia stato sottoscritto da me e dal collega Marinescu.
C'è poi una questione che riguarda specificamente la popolazione Rom. Non riguarda i cittadini rumeni e per questo noi chiediamo che venga istituita una specifica agenzia per l'inserimento sociale delle comunità Rom, insomma un'agenzia europea per dimostrare che l'Europa faccia la sua parte per risolvere un problema che altrimenti rischia di destare sempre maggiore allarme sociale."
Nel dibattito è inoltre intervenuto ALFREDO ANTONIOZZI (PPE/DE-I):
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, Commissario Frattini, desidero intanto ringraziarla per il coraggio e la coerenza che non lascia spazio a nessuna ipocrisia, che ahimè regna spesso nelle nostre istituzioni e che abbiamo anche qui in qualche misura ascoltato. Onorevole Guidoni, il decreto che lei qui ha attaccato è il decreto del governo che lei appoggia e quindi anche qui facciamo un po' di chiarezza.
I recenti fatti accaduti in Italia, in particolare nella città di Roma, sono solo gli ultimi fatti dolorosi di una lunga catena di avvenimenti spesso sottaciuti o inascoltati. L'Europa si fonda sui principi di libertà, di rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e il popolo italiano ha da sempre dimostrato di sostenere valori inalienabili quali la non discriminazione, l'eguaglianza fra i popoli e la democrazia.
Credo però sia giusto aggiungere, utilizzando i dati forniti nel rapporto ufficiale della Caritas in cooperazione con il ministero degli interni italiano, che descrive una situazione assai grave, che si è determinata dopo il 1° gennaio 2007, con una migrazione di cittadini romeni verso l'Italia di dimensioni che non ha precedenti nell'ambito dell'Unione europea.
Basta scorrere alcune cifre che, ahimè, non fa piacere dover dire, e si comprende l'assurdità della situazione. Nel solo anno 2006, sono stati arrestati in Italia 17.900 romeni. Non è colpa di un popolo, è colpa di persone. Però dobbiamo riflettere e allora ci viene automatico domandarci: perché il governo italiano non ha approvato prima il decreto che recepiva la direttiva 2004/38/CE? E perché nel decreto le disposizioni della direttiva relative alle condizioni di soggiorno per un termine superiore ai tre mesi restano disapplicate? Perché il ministero degli interni non ha assicurato adeguate misure di applicazione in relazione sia alle condizioni e ai requisiti da rispettare, sia alle verifiche e ai controlli e al possibile rimpatrio dei cittadini comunitari rei di mancato rispetto delle condizioni imperative previste dalla direttiva?
Questo lassismo ha generato un permissivismo che va oltre ogni logica comprensione e ha generato un arrivo indiscriminato di cittadini indigenti che alimenta ogni giorno un incubatoio di disperazione, che spinge alla inevitabile scorciatoia del non rispetto delle leggi. Il sindaco di Roma ha tollerato ad esempio l'insediamento di centinaia di campi Rom e baraccopoli dove sono compromessi i più elementari diritti umani e dove l'igiene e la dignità personale sono calpestate - è stato un atto di grave leggerezza che oggi paghiamo dolorosamente - per poi decidere lui di smantellarli. Siamo per la solidarietà e l'accoglienza, ma nel rispetto delle leggi, della certezza del diritto e dell'ordine pubblico."
Replica della Commissione
Franco Frattini ha voluto precisare che non si è occupato di questa vicenda «iniziando con azioni e dichiarazioni alcuni giorni fa», bensì da molto tempo e per di più su richiesta dei sindaci italiani «che come è noto, sono appartenenti a tutti gli schieramenti politici, prevalentemente del centro sinistra». Il 19 maggio scorso, ha insistito, i sindaci italiani «hanno posto con vigore il problema della sicurezza nelle città e lo hanno posto all'Europa in un incontro con il ministro degli Interni italiano». In quella occasione, ha quindi ricordato, il ministro Amato aveva affermato che il problema della sicurezza, se non affrontato, «fa sentire il cittadino che non si sente difeso, nemico di chi gli è più simile».
Il 23 giugno successivo, ha aggiunto il commissario, nel corso dell'Assembla dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, fu lanciato il piano di accoglienza per le popolazioni rom, «dopo un incontro che io avevo avuto alcuni giorni prima con le rappresentanze dell'Assemblea dei comuni italiani» per far sì che l'Italia attingesse ai finanziamenti europei, fino ad allora non richiesti. I sindaci italiani, ha continuato il Vicepresidente, «stabilirono che il sistema d'integrazione dovesse essere basato sui valori della reciprocità» affermando che "abbiamo il dovere di accogliere e di integrare in cambio del dovere di accettare le regole del nostro paese".
Questa, ha puntualizzato Frattini, è stata la posizione seguita da allora, prima ancora che il sindaco di Firenze - «che non è certo persona che si può sospettare di simpatie razziste» - propose «di criminalizzare i lavavetri». Il Vicepresidente ha poi citato un lancio d'agenzia del 25 ottobre in cui i sindaci chiedevano nuove norme sostenendo "che la gente non capisce le divisioni che si stanno creando all'interno della maggioranza". All'epoca, ha aggiunto, «non vi era neanche l'idea che l'Europa disponesse di strumenti, quali poi si sono adottati con il decreto legge, che potessero far fronte ad alcune situazioni di obiettiva violazione della direttiva 38». Ecco la ragione per cui ha iniziato a occuparsi di questa materia, ha spiegato Frattini.
Rivolgendosi quindi a coloro che hanno criticato una sua singola frase li ha sfidato a citare un solo caso in cui, come Vicepresidente della Commissione si sia rifiutato di collaborare con il Ministro Amato e di rispondere alle richieste fatte all'Europa da parte del governo italiano. Ha poi sottolineato che, alcune settimane più tardi, suscitando le proteste di Bucarest, il sindaco di Roma dichiarò che i romeni sono i responsabili del 75% dei reati commessi, «confondendo il fatto che era il 75% dei reati commessi da stranieri». Nonostante le manifestazioni di piazza in Romania, ha aggiunto, «io dialogai con il sindaco di Roma per offrirgli l'azione del Fondo sociale europeo» e lui chiese sostegno all'Europa per misure di integrazione.
Il Vicepresidente ha poi sottolineato, al di là delle poche frasi della sua intervista, di aver sempre lavorato «affinché l'area Schengen sia estesa prima di Natale a 9 nuovi Stati membri». Se così avverrà, ha insistito, sarà anche merito del lavoro realizzato da due anni e mezzo come membro della Commissione, «senza nessuna paura di dire che il diritto di libera circolazione è un pilastro dell'Unione europea». Concludendo ha voluto evidenziare il suo impegno personale affinché la Romania potesse entrare nell'UE riaffermando il proprio rispetto e la propria amicizia nei confronti del popolo rumeno, ma «non nei confronti dei criminali di nazionalità romena che sono come quelli di nazionalità italiana». Si è detto quindi convinto che «estrapolare una frase da un'intervista» non possa cambiare questi «che sono soltanto fatti».
DIRITTI UMANI |
GARANTIRE LA SICUREZZA DELLE COMUNITÀ CRISTIANE E LA LIBERTÀ DI CULTO
Docc. B6-0449, 0450, 0455, 0459, 0467/2007
Relatore MARIO MAURO (PPE-DE/IT)
Risoluzione comune su gravi episodi che mettono a repentaglio l'esistenza delle comunità cristiane e di altre comunità religiose
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 15.11.2007 - Votazione: 15.11.2007
Il Parlamento condanna tutti gli atti di violenza contro le comunità cristiane nel mondo. Chiede quindi ai paesi interessati di fornire garanzie adeguate e effettive nel campo della libertà di religione e di migliorare la sicurezza delle comunità cristiane. Appoggiando il dialogo interreligioso, invita le autorità religiose a promuovere la tolleranza e ad agire contro l'estremismo. La situazione dei cristiani, inoltre, deve essere tenuta in conto dall'UE nella sua politica estera e di sviluppo.
Approvando con due soli voti contrari e un astenuto una risoluzione comune promossa da MARIO MAURO, Vice Presidente del Parlamento europeo (PPE/DE, IT) e sostenuta da tutti i gruppi (eccetto i Verdi/ALE), il Parlamento «condanna risolutamente tutti gli atti di violenza contro comunità cristiane, ovunque essi si verifichino, ed esorta i governi interessati a tradurre in giudizio gli autori di tali reati».
In proposito, elenca tutti i recenti casi di persecuzione e violenza subiti dai cristiani in Pakistan, a Gaza, in Turchia, in Cina, in Vietnam, in Sudan, in Iraq e in Siria. A quest'ultimo proposito, esprime anche preoccupazione per l'esodo di cristiani dall'Iraq e sottolinea che il 24% dei 38.000 iracheni registrati dall'UNHACR in Siria erano cristiani, mentre la gran parte dei due milioni di sfollati in Siria appartiene a minoranze cristiane. Deplora inoltre il rapimento nelle Filippine del sacerdote cattolico Giancarlo Bossi. Il Parlamento sottolinea che, in alcuni casi, la situazione delle comunità cristiane è tale «da compromettere la loro sopravvivenza» e che, qualora esse scomparissero, «una parte significativa del patrimonio religioso dei paesi in questione andrebbe perduta».
Ricordando peraltro di essersi espresso a più riprese a favore delle comunità religiose e della tutela delle loro identità, ovunque nel mondo, così come a favore del riconoscimento della protezione delle minoranze religiose, senza distinzioni di sorta, condanna fermamente tutte le forme di discriminazione e intolleranza basate sulla religione o il credo, come pure gli atti di violenza contro tutte le comunità religiose. Esorta quindi i paesi interessati a far sì che il loro ordinamento giuridico e costituzionale offra «garanzie adeguate ed effettive» per quanto riguarda la libertà di religione o di credo, nonché vie di ricorso per le vittime in caso di violazione di questa libertà. Sottolinea infatti che il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione «è un diritto umano fondamentale garantito da vari strumenti giuridici internazionali».
Il Parlamento sollecita pertanto i governi dei paesi interessati a migliorare la sicurezza delle comunità cristiane e sottolinea che le autorità pubbliche «hanno il dovere di tutelare tutte le comunità religiose, incluse quelle cristiane, dalla discriminazione e dalla repressione». Raccomanda poi che le sue commissioni competenti esaminino la situazione delle comunità cristiane, «in particolare in Medio Oriente». Appoggia peraltro «risolutamente» tutte le iniziative volte a incoraggiare il dialogo e il rispetto reciproco tra le religioni. Invita pertanto tutte le autorità religiose a promuovere la tolleranza e a prendere iniziative contro l'odio e la radicalizzazione violenta ed estremista.
Commissione e Consiglio sono inoltre invitati a sollevare la questione della situazione delle comunità cristiane nel quadro del dialogo politico con i paesi in cui tali comunità sono minacciate, «promuovendo un impegno strategico da parte dei paesi in questione sulla base delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani». E a prestare particolare attenzione a tale questione nell'elaborazione ed implementazione di programmi di cooperazione ed aiuto allo sviluppo con quegli stessi paesi.
Data l'importanza del tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione della stessa pronunciato dal relatore MARIO MAURO (PPE/DE-I) Vicepresidente del Parlamento Europeo:
"Signora Presidente, onorevoli colleghi, la libertà religiosa costituisce un oggettivo fattore di riconoscimento per il rispetto dei diritti dell'uomo. Le violenze subite dai cristiani nel mondo rappresentano infatti una ferita e una sfida contemporanea alla dignità della persona.
Intendevo presentare questo progetto di risoluzione già alla scorsa plenaria di ottobre, ma il coordinamento dei gruppi politici mi ha chiesto di posticipare la risoluzione alla plenaria di novembre, per poterci dare il tempo di preparare un testo più dettagliato e circondato da un più ampio consenso. Nel testo che voteremo questo pomeriggio, frutto di un compromesso con socialisti, liberali, Unione per l'Europa delle nazioni, e Indipendenza e democrazia, sono rimasti i caratteri salienti del progetto iniziale di risoluzione.
Abbiamo inoltre potuto inserire riferimenti concreti a violenze e soprusi perpetrati nel corso di quest'ultimo anno non solo in Medio Oriente, ma anche in altre parti del mondo nei confronti delle comunità cristiane. Si tratta di fatti prevalentemente riferibili a Iraq, Egitto, Pakistan, Turchia, Cina, Vietnam e proprio il fitto lavoro di coordinamento svolto in questi ultimi giorni e il conseguente ritrovamento di numerosi episodi avvenuti fuori dal Medio Oriente, ci ha condotto a trovare un titolo nuovo, più consono, che recita in questo modo: "gravi episodi che compromettono l'esistenza delle comunità cristiane e di altre comunità religiose".
Sicuramente il testo non è comprensivo di tutte le violenze contro i cristiani, penso ad esempio all'Eritrea, penso al Nord Corea. Ma, cari colleghi, vi prego di apprezzarne il messaggio politico, rivolto anche a quei paesi e a quegli episodi che non sono stati citati. Proprio il lavoro di coordinamento con gli altri gruppi mi ha permesso fin dall'inizio di chiarire che l'intenzione di questa risoluzione non è assolutamente di rinfocolare il conflitto di civiltà. L'Europa è sempre in prima fila nella difesa dei diritti delle minoranze e non può continuare a ignorare il crescente danno che viene recato a tanti cristiani.
Oggi, cari colleghi, il nostro Parlamento potrà esprimersi su una tematica urgente e importante, per la difesa della vita e della libertà religiosa e non solo dei cristiani, ma di milioni di persone di qualsiasi fede."
Sull'argomento è stato pubblicato venerdì 16 novembre 2007 su "Il Tempo" un interessante articolo firmato da MARIO MAURO (PPE/DE-I) Vicepresidente del Parlamento Europeo e ANTONIO TAJANI Presidente della Delegazione italiana di Forza Italia-P nel Gruppo del PPE/DE:
"CRISTIANI PERSEGUITATI. STRASBURGO SI SVEGLIA".
In Medio Oriente i cristiani vivono e muoiono come in una terra di nessuno, subiscono persecuzioni in Sudan e Darfur, patiscono attentati e uccisioni in Iraq e in altri paesi. Come testimoniato dall'uccisione a Gaza di Rami Khader Ayyad, sono solo le punte di processi in atto in Palestina, in Libano, in altre aree della regione, dove le comunità cristiane, costrette all’emarginazione, si vanno riducendo fino a rischiare l’estinzione.
La libertà religiosa costituisce la cartina di tornasole per il rispetto delle altre libertà dell’uomo: la persecuzione dei cristiani rappresenta una delle più feroci sfide alla dignità della persona. Per questo, per la prima volta nella sua storia, il Parlamento europeo ha espresso una “forte condanna” di “tutti gli atti di violenza contro le comunità cristiane, ovunque esse accadono” e la richiesta ai governi interessati di assicurare alla giustizia chi si macchia di tali crimini. È il senso della risoluzione "Gravi episodi che compromettono l'esistenza delle comunità Cristiane e di altre comunità religiose", proposta dal PPE e approvata dal Parlamento Europeo.
Nonostante i vari tentativi con cui la sinistra ha cercato di levare la parola "cristiani" dal titolo della risoluzione, dopo lunghe trattative abbiamo trovato un accordo con Pse, liberaldemocratici, la destra Uen e i comunisti del Gue. Il documento ricorda che l’Ue “s’è espressa a più riprese in favore dei diritti delle comunità religiose e per la protezione della loro identità".
Preoccupato dal moltiplicarsi di episodi d’intolleranza contro le comunità cristiane in Africa, Asia e Medio Oriente, il Parlamento europeo ribadisce la difesa “dei principi di libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di libero culto”, ribadisce “la laicità dello Stato e delle sue istituzioni pubbliche” e assegna a queste il dovere “di garantire tali libertà, ivi compresa quella di cambiare religione”. Tra i casi di violenza, la risoluzione ne ricorda diversi in Iraq, Turchia, Pakistan, a Gaza, in Egitto. Vengono poi “deplorati” il sequestro del sacerdote cattolico Giancarlo Bossi nelle Filippine e le “dure repressioni della chiesa cattolica” in Vietnam.
Un'annotazione riguarda “la gravità della situazione delle libertà religiose nella Repubblica popolare cinese, dove le autorità continuano a reprimere tutte le manifestazioni religiose”, e specie quelle della comunità cattolica. Grazie al voto di ieri la Commissione europea dovrà prestare maggiore attenzione affinché ogni elaborazione dei programmi di aiuto allo sviluppo sia concessa solo se viene rispettato il principio di libertà religiosa. Dunque, il Parlamento europeo ha dato un grande segnale, smarcandosi da quell'integralismo laico di cui l'Europa è sempre più spesso accusata. Dedichiamo questo importante risultato a Hrant Dink, il giornalista armeno ucciso per aver difeso le comunità cristiane in Turchia.
L'Assemblea ha inoltre adottato le seguenti relazioni:
PESCA |
TONNO ROSSO: COMPENSARE I PESCATORI NEI PERIODI DI FERMO
Doc. A6-0408/2007
Relazione sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un piano pluriennale di ricostituzione del tonno rosso nell'Atlantico orientale e nel Mediterraneo
Procedura: Consultazione legislativa - Dibattito: 14.11.2007 - Votazione: 15.11.2007
I pescatori di tonno rosso devono essere compensati finanziariamente durante i periodi di fermo della pesca, che devono valere in tutte le zone senza eccezioni. E’ quanto afferma il Parlamento in merito al recepimento del piano internazionale di ricostituzione degli stock di tonno rosso. I deputati chiedono poi l’elaborazione di piani nazionali di pesca e, accogliendo l’aumento delle taglie minime del pescato, respingono qualsiasi deroga a tale principio.
Adottando con 480 voti favorevoli, 41 contrari e 17 astensioni la relazione di ILES BRAGHETTO (PPE/DE, IT), il Parlamento accoglie la proposta di recepire il piano di ricostituzione del tonno rosso adottato dalla Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico (ICCAT) per rispondere alle preoccupazioni degli ambienti scientifici in merito alla critica condizione dello stock dovuta ad un eccesso dello sforzo di pesca. Il piano di ricostituzione - che riguarda l’Atlantico orientale e il Mediterraneo - comprende in particolare la riduzione dei totali ammissibili di cattura (TAC), l’aumento della taglia minima per il tonno rosso, zone e periodi di divieto e misure di controllo e di contrasto alla pesca illegale.
Ridurre le catture e definire un piano di pesca
La proposta della Commissione prevede la progressiva riduzione del contingente di cattura (sino al 20% nel 2010 rispetto al 2006). Più in particolare, i Totali ammissibili di cattura (TAC) fissati dall'ICCAT in relazione allo stock di tonno rosso nell'Atlantico orientale e nel Mediterraneo sono pari a 28.500 tonnellate nel 2008, 27.500 tonnellate nel 2009 e 25.500 tonnellate nel 2010.
Il Parlamento accoglie questa proposta. Tuttavia, osservando che il problema principale della pesca al tonno rosso è rappresentato dalla sovracapacità della flotta rispetto alle quote disponibili, propone che gli Stati membri trasmettano alla Commissione un piano di pesca comprendente il numero di pescherecci e di tonnare per i quali intendono chiedere autorizzazioni di pesca, accompagnato da informazioni sullo sforzo di pesca previsto. Ogni Stato membro, inoltre, deve assicurarsi che il numero di pescherecci e di tonnare compresi nel piano di pesca «sia proporzionale alla quota di tonno rosso di cui dispone il detto Stato membro». Con 62 voti favorevoli, 457 contrari e 17 astensioni, l'Aula ha respinto un emendamento dei Verdi/ALE che proponeva una drastica riduzione dei TAC (8.532 tonnellate per ciascun anno).
Notando poi che il numero di aziende d'ingrasso dei tonni rossi si è moltiplicato senza che vi fosse necessariamente coerenza con le quote di pesca per tale specie, un emendamento chiede agli Stati membri di stabilire un equilibrio tra la capacità delle sue aziende d'ingrasso e le quote di cui dispone: in mancanza di ciò, risulta impossibile ridurre la pressione esercitata sugli stock, che è poi l'obiettivo del piano di ricostituzione.
Divieti di pesca, ma compensazioni finanziarie
I deputati ritengono poi che le deroghe per le zone di pesca contrastano con le indicazioni di tutti gli esperti scientifici e con il parere espresso dalla maggioranza degli Stati membri. Inoltre, non sono giustificate sotto il profilo biologico in quanto è unico lo stock del Mediterraneo e dell’Atlantico. Introducono poi forti distorsioni nel meccanismo competitivo ed inducono ad intensificare la pesca in quelle aree anche da parte della flotta tradizionalmente non interessata. Pertanto un emendamento sopprime la deroga proposta dalla Commissione che consentirebbe - ai grandi pescherecci con palangari pelagici di lunghezza superiore a 24 metri - di operare dal 1° giugno al 31 dicembre nella zona delimitata ad Ovest del meridiano 10° O e a Nord dal parallelo 42°N.
La pesca del tonno rosso praticata da pescherecci con reti a circuizione sarebbe vietata nell'Atlantico orientale e nel Mediterraneo nel periodo dal 1º luglio al 31 dicembre, quella praticata da tonniere con lenze a canna dal 15 novembre al 15 maggio e la pesca con pescherecci da traino pelagici sarebbe vietata dal 15 novembre al 15 maggio. Gli Stati membri dovranno inoltre adottare opportuni provvedimenti per vietare l'utilizzo di aeroplani o elicotteri per la ricerca del tonno rosso nella zona della convenzione.
Un emendamento, d’altra parte, chiede che delle compensazioni finanziarie a carico del Fondo europeo per la pesca siano erogate ai pescatori (personale imbarcato ed armatori) nei periodi di fermo pesca.
Taglie minime più elevate e uguali per tutti
La proposta della Commissione porta da 10 a 30 kg la taglia minima per il tonno rosso nell'Atlantico orientale e nel Mediterraneo, con deroghe (8 kg) per la pesca nel Golfo di Biscaglia (dove già vige una deroga: 6,4 kg in luogo di 10) e per le catture in Adriatico destinate all’allevamento in gabbia. I deputati, come per il fermo pesca, sopprimono queste deroghe. Ribadiscono infatti che sono in contrasto con le indicazioni di tutti gli esperti scientifici e con il parere espresso dalla maggioranza degli Stati membri, non sono giustificate sotto il profilo biologico e riducono l’efficacia dei controlli.
Pesca ricreativa e sportiva
In base alla proposta della Commissione, nell'ambito della pesca ricreativa è vietato catturare, detenere a bordo, trasbordare e sbarcare più di un esemplare di tonno rosso per bordata di pesca. Gli Stati membri saranno inoltre tenuti a prendere gli opportuni provvedimenti per regolamentare la pesca sportiva, in particolare mediante autorizzazioni di pesca. I tonni catturati nell’ambito della pesca ricreativa e sportiva non potranno essere commercializzati, salvo per fini caritativi. Gli Stati membri dovranno contabilizzare i tonni così pescati e adottare i necessari provvedimenti per garantire, per quanto possibile, il rilascio dei tonni rossi catturati vivi nell'ambito della pesca ricreativa.
Sanzioni
La proposta chiede agli Stati membri di adottare misure di esecuzione nei confronti delle navi battenti la loro bandiera di cui sia stata accertata, in conformità della legislazione nazionale, la mancata conformità alle disposizioni del regolamento, in particolare per quanto riguarda il periodo di divieto di pesca, la taglia minima, la registrazione delle navi e le dichiarazioni di cattura. Tali misure possono comprendere, a seconda della gravità dell'infrazione, ammende, il sequestro di attrezzi e catture illegali, il sequestro della nave, la sospensione o la revoca dell'autorizzazione di pesca e la riduzione o la soppressione dei contingenti di pesca.
Nel dibattito è intervenuto, per iscritto, FRANCESCO MUSOTTO (PPE/DE-I):
"La relazione Braghetto contiene spunti fondamentali per l'attuazione del piano di recupero del tonno rosso. Tale piano impone pesanti restrizioni alla pesca, motivate dall'esigenza di tutelare gli stock di una specie in pericolo. L' iniziativa rischia però di risultare inefficace, se l'Unione Europea non adotta misure volte a compensarne l'impatto socioeconomico. La relazione ha il merito di evidenziare tale lacuna, proponendo strumenti adeguati ad attuare efficacemente le raccomandazioni della Commissione e dell'ICCAT.
In merito agli aspetti socioeconomici, la pesca di tonno rappresenta un'attività tradizionale, fonte di reddito esclusiva per migliaia di famiglie: il fermo totale deve essere accompagnato da compensazioni finanziarie dal FEP a favore degli operatori.
Inoltre é indispensabile che gli Stati membri applichino sanzioni contro la pesca illegale, vera causa dell'impoverimento degli stock. Inutile colpire i pescatori onesti, senza avere gli strumenti per bloccare i predatori del mare.
Infine, è essenziale esigere reciprocità dagli Stati terzi: a poco serve sacrificare i nostri operatori per tutelare la specie, se gli altri Stati, e mi riferisco per esempio alla Libia, alla Turchia, ma anche a Cina e Giappone, non applicano restrizioni altrettanto severe nei loro mari. Godrebbero di un vantaggio competitivo rispetto agli operatori europei, ma il problema del depauperamento del tonno non troverebbe soluzione."
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI |
SCHENGEN
Procedura: Risoluzione comune
Procedura: Consultazione legislativa - Dibattito: 13.11.2007 - Votazione: 15.11.2007
Il Parlamento ha approvato la proposta di aprire l'area Schengen a nove nuovi Stati membri. In una risoluzione adottata a larga maggioranza, esorta i nuovi aderenti a mantenere un elevato livello di sicurezza e a rispettare con rigore i criteri fissati. Nel sottolineare l'avvio di un SIS II pienamente operativo, ricorda l'esigenza di procedere, entro due anni, a una valutazione globale sul modo in cui il sistema è stato applicato.
AMBIENTE
Il Parlamento ha approvato la direttiva volta a garantire la conservazione del suolo nell’ambito di un suo utilizzo sostenibile, a prevenire le minacce incombenti e a mitigarne gli effetti. Prevede un calendario per l'identificazione dei siti contaminati o a rischio contaminazione e la definizione di strategie per il ripristino dei suoli degradati. Misure necessarie poiché il suolo è un bene comune dell'umanità e una risorsa non rinnovabile. Occorre anche promuovere un'agricoltura sostenibile.
Il Parlamento chiede la fissazione di obiettivi vincolanti di riduzione dei gas serra per i paesi industrializzati e incentivi per quelli meno sviluppati, un sistema globale di quote e un quadro per l'allevamento sostenibile. Ricordando il ruolo dell'energia nucleare, chiede all'UE di assumere un ruolo guida e di proporre incentivi fiscali per tecnologie pulite, tasse sul cherosene e l'abolizione dei sussidi ai carburanti fossili. Occorre valutare come produrre energia dalle discariche.
Sinergia con le altre politiche comunitarie, un'imposta sulle perdite di carbonio e pratiche agricole sostenibili. E' quanto chiede il Parlamento europeo in merito alla strategia comunitaria per la protezione del suolo. I deputati sollecitano una direttiva quadro, lo studio delle cause della desertificazione e dei relativi rimedi, norme UE per prevenire le contaminazioni e il monitoraggio dei rischi naturali. La popolazione deve inoltre essere meglio informata sui siti contaminati.
SPORT
Tre ore di sport settimanale obbligatorie nelle scuole. E’ quanto chiede il Parlamento europeo per contrastare il crescente fenomeno dell’obesità tra i giovani. Occorre poi promuovere gli investimenti nelle infrastrutture e usare i Fondi strutturali per creare nuovi impianti sportivi. Allo contempo, bisogna prevenire lo sfruttamento dei giovani talenti sportivi e informare i giovani sui pericoli del doping. E’ anche necessario riconoscere le qualifiche ottenute tramite lo sport.
TRASPORTI
Il Parlamento approva l'inclusione del trasporto aereo nel sistema UE di scambio di quote di emissione dei gas serra, rafforzandone le disposizioni con la richiesta di applicarlo a tutti i voli in partenza o in arrivo negli aeroporti dell’UE. Esclude la possibilità di deroghe per i voli di Stato, sostenendo però le esenzioni per gli aerei in missioni antincendio e i voli militari. I ricavi delle vendite all’asta del 25% delle quote potranno servire a ridurre le tasse sui trasporti più “puliti”.
RELAZIONE ESTERNE
Il Parlamento chiede la revoca dello stato di emergenza in Pakistan e il ripristino della Costituzione. Nel condannare la repressione delle manifestazioni, sollecita la liberazione degli arrestati, la revoca degli arresti domiciliari imposti a Benazir Bhutto e delle restrizioni sui media nonché il ripristino dell'indipendenza giudiziaria. Musharaff deve rinunciare all'incarico di capo delle forze armate e garantire elezioni libere. Va anche valutato l'ampliamento degli aiuti umanitari.
Il Parlamento sostiene i principali obiettivi della politica UE di vicinato (ENP) ma esprime dubbi sul suo ambito geografico. Saluta l'obiettivo di istituire una zona di libero scambio e sollecita accordi per agevolare il rilascio dei visti e la riammissione. Osserva poi che i paesi democratici chiaramente identificabili come europei possono fare domanda di adesione all'UE. Visto il suo ruolo politico e energetico in Asia centrale, andrebbero potenziate le relazioni con il Kazakistan.
Il Parlamento sottolinea l'importanza della partnership con la Russia, ma insiste sulla necessità di rispettare i diritti umani, anche in Cecenia, e la libertà dei giornalisti affinché la cooperazione possa progredire. Chiede poi alla Russia di garantire condizioni concorrenziali eque alle imprese UE e l'agevolazione del transito frontaliero. Sollecita un dialogo USA-Russia sulla difesa, astenendosi dal prendere iniziative che potrebbero essere considerate una minaccia per la pace dell'Europa.
AIUTI UMANITARI
Il Parlamento vede con favore l’adozione di una dichiarazione - “il Consenso” - sui principi, obiettivi e strategie dell'UE per l'aiuto umanitario. Elencando i principi su cui deve basarsi l’azione UE, nota che questa deve mirare all’autosviluppo e sottolinea che l’intervento militare è accettabile solo come ultima risorsa e se legittimato dall’ONU. Occorre poi garantire la prevedibilità dei finanziamenti, sviluppare una capacità di risposta rapida e sostenere le ONG.
CULTURA
L'imposizione di piattaforme digitali è essenziale per mantenere una zona pubblica comune mediatica nell’era post-analogica. E’ quanto afferma il Parlamento europeo, chiedendo la promozione dei servizi di TV digitale interattiva e il rispetto del 2012 per lo switch off. Ma occorre assicurare la neutralità tecnologica con norme aperte e costi delle licenze equi, nonché offrire più informazioni agli utenti sulle piattaforme digitali, senza indebolire i servizi audiovisivi pubblici.
POLITICA SOCIALE
Salario minimo, istruzione e formazione, reinserimento professionale, anche per gli ex detenuti, tutela di donne, anziani, bambini, disabili e transgender. Ma anche alloggi decenti e servizi sanitari garantiti. E' quanto propone il Parlamento per combattere l'esclusione sociale, chiedendo di sostenere le imprese e valutare la sostenibilità dei regimi pensionistici. Richiede più attenzione per i dipendenti dal gioco d'azzardo e gli alcolisti e un approccio più costruttivo in materia di droga.
POLITICA REGIONALE
Il Parlamento chiede un sistema di coordinamento vincolante a livello UE in materia di prevenzione, gestione e protezione in caso di terremoti, con l’ausilio di una forza europea di protezione civile. Occorre poi modificare il Fondo UE di solidarietà per agevolare il risarcimento dei danni subiti, subordinare al rispetto delle norme antisismiche l’erogazione dei fondi strutturali e definire un'agenda europea di ricerca specifica per i terremoti.
PETIZIONI
Nel 2006, il Parlamento europeo ha ricevuto 1.021 petizioni da parte di cittadini denuncianti il non rispetto della legislazione comunitaria nel loro paese o regione. E' quanto emerge dalla relazione approvata dal Parlamento che, tra le altre cose, chiede alla Commissione europea di perseguire più sistematicamente gli Stati membri che non rispettano il diritto UE e auspica una maggiore implicazione del Consiglio nei lavori della commissione per le petizioni.
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