DAL PARLAMENTO EUROPEO
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STRASBURGO - SESSIONE 21 - 24 APRILE 2008
AMBIENTE |
BIODIVERSITÀ: STOP A DISBOSCAMENTO ILLEGALE E TECNOLOGIE TERMINATOR
Doc. B6-0143/2008
Risoluzione del Parlamento europeo sui preparativi in vista delle riunioni COP-MOP sulla diversità biologica e la biosicurezza che si terranno a Bonn (Germania)
Procedura: Risoluzione - Dibattito: 23.4.2008 - Votazione: 24.4.2008
L'Unione europea deve dar prova di leadership alle prossime riunioni internazionali agevolando un accordo su misure concrete di protezione della biodiversità. E' quanto sostiene il Parlamento chiedendo un meccanismo globale di lotta al disboscamento illegale e di affrontare gli effetti negativi della produzione di biomassa a fini energetici. Occorre poi bandire le tecnologie "terminator" e concordare una moratoria sulla ricerca in campo e sull'uso commerciale di alberi geneticamente modificati.
In vista della Nona Conferenza delle Parti (COP9) della Convenzione ONU sulla diversità biologica (CDB) e della Quarta riunione delle Parti (MOP4) del Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza che si terranno, rispettivamente, dal 19 al 31 maggio 2008 e dal 12 al 16 maggio 2008 a Bonn (Germania), il Parlamento ha adottato - con 546 voti favorevoli, 7 contrari e 11 astensioni - una risoluzione che esprime profonda preoccupazione «per la continua perdita di biodiversità». Invita quindi la Commissione e gli Stati membri «a dar prova di leadership e di convinzione» accordandosi su misure concrete di protezione della biodiversità, sia a livello interno che internazionale, e agevolandone l'applicazione.
Il Parlamento sollecita inoltre la Commissione e gli Stati membri a garantire che le decisioni prese dalla COP9 siano orientate verso l’applicazione del programma della CDB sulle aree protette e il rafforzamento dell’attuazione per raggiungere gli obiettivi del 2010, in particolare per quanto riguarda la diversità biologica forestale. Dovrebbero poi svolgere un ruolo di primo piano nei negoziati ai fini dell'adozione di un regime internazionale di accesso e di ripartizione dei benefici (ABS) delle risorse genetiche «che sia giusto, equo e giuridicamente vincolante». Chiede loro inoltre di rafforzare le sinergie e i collegamenti fra la Convenzione quadro ONU sui cambiamenti climatici e la CDB al fine di massimizzare i benefici comuni in termini di attenuazione del cambiamento climatico, di protezione della biodiversità e di sviluppo umano sostenibile.
Commissione e Stati membri dovrebbero inoltre garantire che la COP9 definisca principi e criteri comuni di buona gestione forestale, e giunga a un accordo su un meccanismo mondiale di regolamentazione della raccolta e del commercio di legname «al fine di combattere il disboscamento illegale e promuovere l'uso sostenibile delle risorse forestali». La COP9 dovrebbe inoltre invitare le parti a adottare una normativa nazionale «che impedisca la vendita sul mercato di legname e di prodotti del legno provenienti dall'abbattimento illegale e distruttivo».
Il Parlamento auspica poi che la COP9 adotti una decisione finale che metta al bando tutte le tecnologie "terminator" e concordi una moratoria sull'emissione nell'ambiente, incluse le sperimentazioni in campo, e l'uso commerciale di alberi geneticamente modificati. Commissione e Stati membri dovrebbero anche svolgere un ruolo di spicco nel quadro della riunione delle parti del Protocollo di Cartagena, «così da garantire l'attuazione di un regime di responsabilità giuridicamente vincolante dotato di un ampio campo di applicazione».
Sono inoltre sollecitati a garantire che la COP9 affronti con urgenza gli effetti negativi della produzione di biomassa a fini energetici, in particolare della produzione di agrocombustibili, sulla biodiversità e sulle comunità indigene e locali. Allo stesso tempo, tuttavia, dovrebbero incoraggiare e sostenere sistemi di certificazione per una silvicoltura sostenibile e altre colture, fra cui i biocombustibili, e l'impianto di alberi in zone destinate all'allevamento.
Il Parlamento li invita infine a garantire una più rapida attuazione degli impegni esistenti a favore di una migliore conservazione e gestione sostenibile della biodiversità marina proteggendola da «pratiche distruttive». La COP9 dovrebbe pertanto adottare l'insieme dei criteri scientifici proposti per l'identificazione delle aree marine da proteggere e per la creazione di reti rappresentative di aree marine protette.
PROMUOVERE UN FISCO PIÙ “VERDE”
Doc. A6-0040/2008
Relazione sul Libro verde sugli strumenti di mercato utilizzati a fini di politica ambientale e ad altri fini connessi
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 22.4.2008 - Votazione: 24.4.2008
Gli strumenti di mercato sono uno dei mezzi più efficaci per tutelare l'ambiente. E’ quanto sostiene il Parlamento chiedendo di internalizzare i costi ambientali nei prodotti e servizi, senza però danneggiare i meno abbienti. Occorre innalzare le tasse nel settore dei trasporti e differenziarle in funzione delle emissioni di CO2, rivedere l’Eurobollo, detassare il lavoro, consentire crediti fiscali o la riduzione dell'IVA per i prodotti ecologici e adottare norme per tassare i rifiuti. Va anche rivisto il sistema di scambio di emissioni. L'Aula non ha accolto l'idea di chiedere alla Commissione di presentare una proposta legislativa relativa ad una tassa comunitaria minima in materia di CO2.
Approvando la relazione con 479 voti favorevoli, 53 contrari e 5 astensioni, il Parlamento sottolinea anzitutto che è necessaria «un'azione energica» volta a limitare gli effetti del cambiamento climatico e, in tale ambito, gli strumenti di mercato (MBI) utilizzati ai fini della politica ambientale sono uno dei mezzi «più efficaci» per raggiungere gli obiettivi ambientali ad un costo ragionevole, oltre ad essere importanti ai fini dell'applicazione del principio «chi inquina paga».
Per il Parlamento, il principio “chi inquina paga” è uno dei pilastri della politica ambientale UE, poiché consente di includere nel prezzo di un prodotto il costo dell'eliminazione dell'inquinamento e l'indennizzo dei danni causati col processo produttivo. Ma «la prevenzione è meno costosa di qualsiasi ripristino e indennizzo». D'altronde, l'internalizzazione totale dei costi ambientali «è un requisito indispensabile» per creare una concorrenza equa fra le varie imprese, aumentare gli incentivi economici alla produzione e al consumo più puliti e stimolare l'innovazione di tecnologie meno inquinanti. L'incapacità a procedere in tal senso, invece, «equivale a sovvenzionare attività dannose per l'ambiente». Gli strumenti di mercato, pertanto, sono un metodo «adeguato ed efficace per internalizzare gli effetti esterni» e dovrebbero «venire utilizzati con maggiore frequenza, senza tuttavia sostituirsi agli strumenti regolamentari, ma piuttosto integrandoli».
Il Parlamento sollecita quindi la Commissione a mettere a punto una «chiara strategia» sull'uso degli strumenti di mercato «per determinare il prezzo dei danni ambientali e correggere le carenze di mercato riscontrate». Una strategia che includa la fiscalità, la revisione del sistema comunitario di scambio delle emissioni e la politica in materia di scambi commerciali e tecnologica. Gli strumenti di mercato, rammenta il Parlamento, comprendono ad esempio, i permessi negoziabili ideati per ridurre l'inquinamento, le imposte ambientali che incidono sui prezzi influenzando il comportamento di produttori e consumatori, le tasse destinate a coprire i costi dei servizi ambientali e le sovvenzioni intese a sostenere lo sviluppo di tecnologie più pulite.
Il Parlamento, tuttavia, ritiene che le conseguenze sociali dell'attuazione degli MBI «devono essere compensate da specifiche misure», quali prezzi soglia, riduzione dei tassi e sovvenzioni per le famiglie a basso reddito. Sostiene inoltre la necessità di adottare misure volte a penalizzare i consumi eccessivi. Con 300 voti contrari e 213 favorevoli, l'Aula ha però soppresso il paragrafo che chiedeva di reinvestire le entrate degli MBI in programmi a sostegno di obiettivi ambientali e volti a mitigare gli impatti sociali e sulla concorrenza.
Fiscalità ambientale dissuasiva e incitativa
Le tasse legate all'ambiente, secondo i deputati, dovrebbero essere considerate soprattutto come «uno strumento per prevenire l'inquinamento pregiudizievole e il degrado ambientale» e, così, accrescere il benessere della società a «costi ragionevoli». Tali tasse consentono inoltre di raggiungere gli obiettivi ambientali. D’altra parte, il Parlamento osserva che in materia di fiscalità ambientale, esistono forti disparità tra i diversi paesi dell'UE (che oscillano tra il 2 e 5% del PIL). Nel sottolineare che gli Stati membri dovrebbero decidere da soli cosa sia opportuno per i propri sistemi fiscali, li invita tuttavia a progredire in materia di fiscalità ambientale a livello europeo «per impedire qualsiasi dumping fiscale».
Per realizzare gli obiettivi ambientali è peraltro necessario «disporre di strumenti tanto incitativi quanto dissuasivi». L'imposizione di tasse su fattori negativi come l'inquinamento, secondo i deputati, dovrebbe quindi «essere compensata attraverso una riduzione di quelle sui fattori positivi come il lavoro» o da una diminuzione delle sovvenzioni alle energie fossili che danneggiano l’ambiente. Appoggiano pertanto la riduzione della fiscalità sul lavoro al livello nazionale, sottolineando però che essa «non è connessa alla sola riforma della fiscalità ambientale». L'Aula ha tuttavia respinto - 196 voti favorevoli, 333 contrari e 4 astensioni - l'invito rivolto alla Commissione a presentare entro la fine del 2008 una proposta legislativa relativa ad una tassa comunitaria minima in materia di CO2.
I deputati sostengono inoltre le proposte volte a consentire agli Stati membri di ridurre le aliquote IVA o di offrire crediti fiscali per prodotti ad efficienza energetica e materiali a risparmio energetico. Ma l'introduzione di un'aliquota IVA ridotta sui prodotti ecologici, a loro parere, deve essere «rigorosamente inquadrata» affinché ne possano realmente beneficiare i consumatori e deve essere accompagnata da dispositivi complementari come l'Ecolabel per creare un sistema di facile comparazione dei prodotti.
Il Parlamento ritiene che, con la riforma delle sovvenzioni dannose per l'ambiente, è necessaria un'azione «tempestiva e determinata» nel settore dei trasporti, in particolare quelli stradali. Nell'ambito della revisione della legislazione sulla tassazione dei prodotti energetici, il livello minimo di tasse nel settore dei trasporti per uso industriale o commerciale dovrebbe essere innalzato e occorre procedere alla differenziazione della tassazione sulla base del livello di emissione di CO2. E’ inoltre necessario rendere obbligatoria in tutti gli Stati membri la direttiva sull'Eurobollo per i mezzi di trasporto pesanti ed estenderla all'intera rete stradale. La direttiva dovrebbe inoltre essere modificata «per consentire l'internalizzazione dei costi esterni grazie alla tariffazione delle infrastrutture, in particolare del trasporto stradale».
Nel deplorare che la normativa comunitaria non abbia affrontato il problema del volume dei rifiuti nell'UE, il Parlamento invita la Commissione e gli Stati membri a riflettere su un quadro legislativo in materia di tassazione dei rifiuti al fine di prevenire e ridurre a medio termine la loro produzione.
D’altra parte, si compiace del fatto che, in aggiunta alla tassazione e ai sistemi di scambio delle emissioni, stiano emergendo anche altri strumenti finanziari tra cui la crescente disponibilità di investimenti verdi/etici, ad esempio le obbligazioni verdi, «che assicurano una maggiore consapevolezza e offrono una scelta di mercato agli investitori».
Rivedere il sistema comunitario di scambio delle emissioni
Secondo i deputati esiste «l'urgente necessità» di rivedere il sistema di scambio di quote di emissione (ETS) dell'UE per colmare in modo efficace le lacune riscontrate nel periodo di prova. D’altra parte, ritengono che attualmente l'ETS abbia un campo di applicazione «troppo ristretto» rispetto alle molteplici fonti di gas a effetto serra (GHG) e dei settori implicati. Esortano quindi la Commissione a rafforzare il sistema fissando una soglia sempre più rigorosa ed estendendola ai maggiori emittenti.
Con la Strategia UE per lo sviluppo sostenibile, inoltre, l'ETS dell'UE deve concentrarsi soprattutto sulla messa all'asta delle licenze di emissione e su un tetto massimo di emissioni coerente con l'obiettivo UE di riduzione del 30% previsto per il 2020, includendo limiti quantitativi e criteri qualitativi per l'uso degli stanziamenti ai progetti del meccanismo per lo sviluppo pulito/attuazione comune. La tassazione dell'energia, peraltro, «dovrebbe rimanere uno strumento secondario e complementare ai fini della riduzione delle emissioni», da usare esclusivamente laddove il sistema comunitario di scambio delle quote non può incidere direttamente o indirettamente.
Il Parlamento sostiene infine il processo legislativo volto ad includere il settore dell'aviazione nel sistema ETS e chiede con insistenza alla Commissione di presentare, prima del 2009, un progetto legislativo per la riduzione dei GHG nel settore dei trasporti marittimi. Ricorda poi che i settori dei trasporti e dell'edilizia «rappresentano gran parte della domanda di energia e dell'emissione di CO2, non coperte dall'ETS dell'UE».
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI |
LOTTA ALLA DROGA: INFORMAZIONE, PREVENZIONE E RICONVERSIONE
Doc. A6-0073/2008
Relazione sul Libro verde sul ruolo della società civile nella politica in materia di droga dell'Unione europea
Procedura: Iniziativa - Votazione: 23.4.2008
Nel rilevare il ruolo della società civile e delle comunità religiose nella lotta alla droga, il Parlamento sollecita campagne d'informazione sui rischi per la salute avvalendosi di uno stretto partenariato con i media, soprattutto Internet. Chiedendo un mandato chiaro per il Forum della società civile e più fondi pubblici per le associazioni, auspica politiche che rispettino i diritti fondamentali. Occorre anche vagliare le potenzialità della riconversione delle colture per usi terapeutici.
In risposta al Libro Verde della Commissione, il Parlamento ha adottato la relazione con 600 voti favorevoli, 35 contrari e 32 astensioni che riconosce il ruolo fondamentale svolto dalla società civile a sostegno dello sviluppo, della definizione, dell'attuazione, della valutazione e del monitoraggio delle politiche in materia di droga. Riconosce peraltro che le chiese e le comunità religiose hanno svolto un ruolo molto attivo nella lotta contro la droga e, pertanto, «la loro esperienza dovrebbe essere tenuta presente nella formulazione, nell'attuazione e nella valutazione delle politiche in materia di droga».
I deputati invitano inoltre i governi di tutti gli Stati membri, le associazioni non governative, la società civile e le associazioni di genitori e di professionisti a condurre campagne d'informazione esaustive, soprattutto nelle scuole, sui rischi e i danni alla salute fisica e mentale causati dall'uso di droga. Tali campagne dovrebbero anche vertere sulla salute delle madri e la trasmissione maternofetale delle sostanze stupefacenti, sul trattamento disponibile per i minori e i delinquenti tossicodipendenti e sul sostegno ai genitori con figli tossicodipendenti. In tale contesto, insistono «sul fondamentale partenariato con i media» nella diffusione di informazioni scientifiche circa i rischi che l'uso di droghe implica sulla salute mentale e fisica.
Il Parlamento sottolinea poi l'importante ruolo che deve essere svolto da Internet nel garantire «un modo trasparente e coerente» di scambio di informazioni sull'attuazione e sullo sviluppo della strategia 2005-2012 dell'UE in materia di droga. Così come nel facilitare il coinvolgimento della società civile e garantire la sua partecipazione all'attuazione del piano d'azione e nel migliorare l'accesso ai programmi di prevenzione e la loro efficacia rafforzando, al tempo stesso, la sensibilizzazione. Esorta quindi i media elettronici «a divenire partner privilegiati della lotta antidroga», grazie alla loro influenza presso le giovani generazioni.
Un mandato chiaro per il Forum della società civile sulla droga
Il Parlamento sottolinea l'importanza della costituzione del Forum della società civile sulla droga come primo passo verso il coinvolgimento più concreto e costruttivo delle associazioni UE nelle dinamiche comunitarie sulla politica di prevenzione e lotta contro la droga. Nel ritenere che il Forum dovrebbe rappresentare «un ampio spettro e un equilibrio delle opinioni», ricorda che il suo obiettivo dev'essere il dialogo e il confronto diretto con le associazioni in prima linea nella lotta alla droga - che si tratti di prevenzione o di riabilitazione - e di avere uno strumento pratico per sostenere le politiche in materia di droga.
Per i deputati, il Forum dovrebbe disporre di un mandato chiaro, di agende ben definite, procedure trasparenti e programmi di lavoro realizzabili «che abbiano un'incidenza reale sul processo decisionale». A tal fine, è necessario coinvolgere maggiormente il Forum nelle varie attività realizzate a livello comunitario, come ad esempio attraverso la partecipazione alla valutazione del piano d'azione dell'UE in materia di droga (2005-2012). Occorre anche un'intensa sinergia tra i lavori del Forum e quelli dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT).
Il Parlamento chiede un impegno finanziario da parte dell'UE nel sostegno alle attività della società civile europea per i progetti in corso e per le future iniziative nel settore. Invita inoltre gli Stati membri ad estendere, ove possibile, le disposizioni concernenti i finanziamenti statali ai servizi prestati da organizzazioni professionali civili. Ritiene infatti importante che la società destini risorse economiche al sostegno delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di genitori impegnate nella lotta contro l'abuso di droghe, in particolare presso i giovani.
Garantire una politica antidroga che rispetti i diritti fondamentali
La Commissione e gli Stati membri sono invitati a promuovere la parità di accesso ai programmi, la copertura delle popolazioni nascoste e dei gruppi emarginati e le attività dirette allo sviluppo delle capacità. Dovrebbero inoltre promuovere le iniziative della società civile volte a rafforzare, nei luoghi di lavoro e presso i giovani, la prevenzione e l'informazione sui rischi legati all'uso di stupefacenti e di sostanze psicotrope. Allo stesso tempo, occorre sottoporre a trattamento le persone tossicodipendenti incarcerate e istituire programmi dettagliati di prevenzione per lottare contro l'uso di droghe nei quartieri a rischio delle città. E' anche necessario attuare progetti speciali di reinserimento per i bambini della strada e per le famiglie socialmente svantaggiate.
Il Parlamento, d'altra parte, invita l'Agenzia europea per i diritti fondamentali a realizzare uno studio degli effetti delle politiche antidroga, a valutarne l'efficacia e a stabilire se, e in che misura, tali politiche «abbiano oltrepassato il limite e costituiscano una violazione dei diritti individuali». A tale proposito, sottolinea la necessità di basare le politiche in materia di droga «su prove scientifiche solide». Invita inoltre gli Stati membri a potenziare le attività comuni e i servizi esecutivi comuni tra i servizi di polizia e le organizzazioni della società civile, in particolare a livello di comunità locali.
Riconversione delle colture per fini terapeutici o distruzione
Nel sostenere una strategia UE per le regioni del mondo interessate dalla produzione di materie prime da cui derivano le sostanze stupefacenti, il Parlamento sottolinea l'esperienza delle organizzazioni europee che si occupano di promuovere la riconversione delle colture locali per fini terapeutici e medici. Ma ribadisce che tali colture «vanno tenute costantemente sotto strettissimo controllo». Commissione e Stati membri sono inoltre invitati a esplorare formule di collaborazione con le organizzazioni della società civile europea impegnate nella promozione di sostanze derivate dalla foglia di coca destinate esclusivamente a usi legali. Sarebbe così possibile «contribuire efficacemente, sottraendo materia prima, alla lotta internazionale contro il narcotraffico, garantendo allo stesso tempo l'uso sicuro di tali sostanze».
Nel chiedere di dare seguito alla raccomandazione del Parlamento sulla produzione di oppio a fini terapeutici in Afghanistan, i deputati sottolineano poi l'importanza di promuovere progetti pilota - quali ad esempio "Il papavero per la medicina" - volti alla conversione di alcune coltivazioni illegali di papavero esistenti in produzioni industriali di antidolorifici. Come anche a quei progetti intesi ad indagare su quali benefici possa apportare la concessione di licenze per l'utilizzo a fini medici della coltura del papavero, sul modo in cui ciò possa avvenire e su quali controlli devono essere svolti sotto la responsabilità dell'ONU.
Il Parlamento, d'altra parte, esorta la Commissione a esaminare, di concerto con la società civile, le possibilità di lotta contro le coltivazioni illegali di papavero mediante irrorazione di sostanze che non siano nocive per gli esseri umani, gli animali o l’ambiente.
L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:
SVILIPPO E COOPERAZIONE |
LA CINA PROMUOVA LO SVILUPPO SOSTENIBILE DELL'AFRICA
Doc. A6-0080/2008
Relazione sulla politica della Cina e le sue conseguenze per l'Africa
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 22.4.2008 - Votazione: 23.4.2008
Notando i forti interessi e investimenti cinesi in Africa, soprattutto in campo energetico, il Parlamento chiede una strategia europea coerente per il continente che includa la cooperazione con la Cina ma senza ricalcarne il metodo. La Cina deve svincolare i propri aiuti che penalizzano le iniziative UE, aprire il mercato ai prodotti africani e garantire il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori. Va mantenuto l'embargo UE sulle armi finché la Cina ne rifornisce i paesi africani in guerra.
Gli interessi della Cina in Africa «stanno crescendo». E' quanto osserva il Parlamento che - adottando con 618 voti favorevoli, 16 contrari e 17 astensioni la relazione - sottolinea come il paese asiatico si sia impegnato a costituire un fondo di 5 miliardi di dollari per incoraggiare le sue imprese ad investire in Africa. Nota inoltre che il 50% dei progetti di lavori pubblici in Africa è realizzato da appaltatori cinesi e ricorda che la banca cinese Exim ha annunciato l'intenzione di mettere a disposizione 20 miliardi di dollari per finanziare gli scambi commerciali e le infrastrutture in Africa nei prossimi tre anni. Osserva poi che la Cina si è impegnata a fornire all'Africa 3 miliardi di dollari in prestiti agevolati e 2 miliardi sotto forma di credito agevolato nei prossimi tre anni e sottolinea che tale paese potrebbe diventare il maggior partner commerciale dell'Africa entro il 2010.
Per i deputati, questa presenza ha, di per sé, «un impatto reale, anche politico», per i paesi ospitanti. Ma l'UE dovrebbe «evitare le generalizzazioni» in merito al ruolo della Cina e dovrebbe considerarla «con un atteggiamento aperto e costruttivo senza cercare di imporle modelli e punti di vista europei». D'altra parte, esortano l'UE a sviluppare una strategia coerente «per rispondere alle nuove sfide sollevate dai donatori emergenti in Africa, quali la Cina». Questa risposta, ammonisce però il Parlamento, «non deve tentare di emulare i metodi e gli obiettivi della Cina», dal momento che ciò «non sarebbe necessariamente compatibile con i valori, i principi e gli interessi a lungo termine dell'UE».
Il Parlamento, peraltro, si compiace della volontà della Cina di offrire una cooperazione pratica ai paesi africani senza imposizioni ma, rammaricandosi della cooperazione avviata «con regimi repressivi in Africa», sottolinea che sarebbe auspicabile accompagnarla da condizioni politiche, attribuendo un ruolo maggiore ai criteri in materia di diritti dell'uomo. Invita quindi l'Unione europea e la Cina a discutere, sviluppare e formulare le loro strategie africane in vista di un «impegno responsabile» volto a promuovere lo sviluppo sostenibile.
Dialogo permanente e aiuti non vincolati per lo sviluppo sostenibile
I deputati invitano l'Unione europea a perseguire un dialogo con l'Africa e la Cina al fine di rafforzare l'efficienza e la coerenza della cooperazione allo sviluppo, di esplorare concrete possibilità di cooperazione e di promuovere i partenariati, evitando la frammentazione dell'azione. Propongono quindi che l'UE, l'Unione Africana e la Cina costituiscano un organo permanente di consultazione attraverso il quale promuovere la coerenza e l'efficacia delle diverse attività di cooperazione allo sviluppo.
Il Parlamento invita poi l'UE a rafforzare gli impegni per gli aiuti non vincolati e ad incoraggiare la Cina a intraprendere la medesima strada. D'altra parte osserva che gli investimenti economici europei in Africa patiscono svantaggi competitivi «a causa del sovvenzionamento aperto e dissimulato dei progetti cinesi». Scontano inoltre i più elevati costi indotti da standard sociali ed economici non applicati dai concorrenti cinesi, gli aiuti vincolati della Cina che impediscono alle imprese europee di partecipare a progetti finanziati da aiuti cinesi e il limitato accesso delle aziende europee agli strumenti di copertura del rischio finanziario e di investimento.
Migliorare trasparenza e gestione dei proventi energetici
Per i deputati, la sua crescente domanda di energia e il desiderio di ampliare le sue importazioni di energia hanno indotto la Cina a cercare fornitori di petrolio negli Stati africani. Negli ultimi quattro anni, osservano, la Cina ha contribuito per circa il 40% alla crescita complessiva della domanda mondiale di petrolio e il 30% delle sue importazioni di greggio provengono dall'Africa. Notano inoltre che la CNPC (una società petrolifera cinese di proprietà dello Stato) controlla il 60-70% della produzione petrolifera del Sudan, mentre nel 2006 l'Angola era il maggior fornitore di petrolio della Cina.
Visto l'impegno della Cina in Africa, il Parlamento chiede all'UE di dare maggiore importanza alla cooperazione con l'Africa nel settore della politica energetica. L'UE dovrebbe inoltre incoraggiare i paesi africani ricchi di risorse a aderire all'Iniziativa per la trasparenza dell'industria estrattiva (EITI), fornendole un maggiore supporto politico, finanziario e tecnico. Per quanto concerne il gettito generato dalle risorse naturali, l'UE dovrebbe anche promuovere il principio del "prestito responsabile" presso tutti i donatori, chiedendo ai paesi beneficiari ricchi di risorse con precedenti di malgoverno e corruzione, di adottare misure concrete per migliorare la trasparenza della gestione delle entrate quale condizione per la concessione di qualsiasi assistenza non umanitaria.
Aprire i mercati ai prodotti africani
In materia commerciale, il Parlamento osserva che la Cina potrebbe diventare il maggior partner commerciale dell'Africa entro il 2010, anche perchè i loro scambi sono passati da 4 miliardi di dollari nel 1995 a 55 miliardi nel 2006, con l'obiettivo della Cina di raddoppiarli entro il 2010. Ammonisce pertanto che le esportazioni di prodotti cinesi in Africa «non devono ostacolare lo sviluppo dell'industria africana o minarne la competitività». Esorta poi l'UE ad incoraggiare tutte le parti interessate, compresa la Cina, a diversificare le proprie attività commerciali e di investimento, a trasferire tecnologie agli africani e a rafforzare le norme internazionali in materia di commercio equo. Dovrebbero inoltre estendere l'accesso dei prodotti africani al mercato mondiale, ridurre le tasse sui prodotti trasformati provenienti dall'Africa, promuovere lo sviluppo del settore privato e il suo accesso al finanziamento nonché l'agevolazione del commercio ed incoraggiare l'integrazione regionale in Africa.
D'altra parte, i deputati sottolineano l'interesse dell'Africa «a sviluppare una strategia autonoma verso la Cina», anche per conferire un accentuato carattere di reciprocità alle loro relazioni commerciali. La strategia deve puntare a una maggiore disponibilità della Cina a un migliore accesso al mercato cinese per i prodotti tipici africani destinati all'esportazione, come il caffè, il cacao e le pelletterie. Dovrebbe inoltre mirare a una maggiore partecipazione - a condizioni eque - dei lavoratori africani ai progetti cinesi in Africa. In tale contesto, il Parlamento chiede all'UE di coinvolgere la Cina nell'espansione del mercato del lavoro locale africano «invece di immettervi migliaia di lavoratori cinesi» e raccomanda un maggiore impegno nella formazione professionale dei lavoratori mediante borse di studio e migrazione circolare.
I deputati invitano poi UE e Cina a tener maggiormente conto delle possibilità di sviluppo del settore agricolo africano nelle riforme delle proprie politiche agricole, ad agevolare le importazioni di prodotti agricoli dall'Africa e a verificare con maggior rigore che le esportazioni non compromettano lo sviluppo della produzione agricola africana. La esortano infine a sostenere controlli internazionali più rigorosi sul commercio illegale di legname e avorio e chiedono di vietare tutte le importazioni di legnami e prodotti del legno di provenienza illegale nell'UE, «così da scoraggiare la Cina dal ricorrere illegalmente al legname africano per le proprie esportazioni di mobili».
Garantire il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori in Africa
Il Parlamento rivolge un pressante appello alle autorità cinesi affinché rispettino i principi della democrazia, della buona governance e dei diritti dell'uomo nelle relazioni con l'Africa. Invita inoltre l'UE a chiedere agli altri donatori - quali la Cina - vincolati da strumenti internazionali relativi ai diritti dell'uomo, di fornire l'assistenza attraverso organizzazioni locali della società civile in quei paesi che violano i diritti umani. Sottolinea peraltro che gli investimenti svincolati da qualsiasi condizione realizzati dalla Cina nei paesi africani sottoposti al malgoverno di regimi oppressivi, «contribuiscono a perpetuare le violazioni dei diritti dell'uomo e non fanno che ritardare il progresso democratico e impedire il riconoscimento del buon governo».
I deputati invitano quindi l'UE a chiedere a tutti i donatori e a tutti i paesi beneficiari di rispettare gli orientamenti e le norme in materia di trasparenza stabiliti dagli istituti finanziari internazionali. La Cina dovrebbe inoltre incoraggiare le proprie banche nazionali a adottare i "principi dell'Equatore" relativi a norme sociali e ambientali, adottare volontariamente le disposizioni della Convenzione dell'OCSE sulla lotta alla corruzione, ratificare le Convenzioni OIL - che non ha ancora adottato - e garantirne l'applicazione nei paesi in via di sviluppo in cui siano presenti investimenti, società, esperti o lavoratori cinesi, soprattutto in Africa.
Non fornire armi ai paesi africani in guerra
Il Parlamento invita l'UE a rendere il suo codice di condotta sulle esportazioni di armi uno strumento giuridicamente vincolante. Dovrebbe inoltre mantenere l'embargo sulla vendita di armi alla Cina fino a quando «continuerà a fornire armi a forze e gruppi armati di paesi, spesso africani, che alimentano e protraggono i conflitti e commettono gravi violazioni dei diritti dell'uomo». In tale ambito, dovrebbe incoraggiare la Cina a sospendere gli accordi commerciali nel settore delle armi con governi colpevoli di violazioni dei diritti dell'uomo e coinvolti in conflitti o in procinto di entrare in guerra, quali i governi di Kenia, Zimbabwe, Sudan, Ciad, Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Eritrea e Somalia.
I deputati invitano poi l'UE e la Cina a sospendere, prevenire e vietare trasferimenti di armamenti a soggetti armati non statali che minacciano i diritti umani, la stabilità politica e lo sviluppo sostenibile nel continente africano. Nel chiedere loro di sostenere la creazione di una forza di pronto intervento africana, invitano l'UE ad incoraggiare la Cina a continuare ad aumentare la propria partecipazione alle missioni di mantenimento della pace dell'ONU e dell'UA in Africa, e a rafforzare il proprio contributo inviando truppe da combattimento, se del caso e in conformità con i mandati dell'ONU.
L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:
Il Parlamento denuncia la legittimità del referendum sulla nuova costituzione birmana criticandone il contenuto. Sollecita elezioni libere, il rilascio dei dissidenti, inclusa Aung San Suu Kyi, e di rendere conto dei monaci e delle suore scomparsi. Sostenendo le iniziative di Piero Fassino nel paese, chiede di ampliare le sanzioni UE e di rivederle in funzione del rispetto dei diritti umani. Condanna poi l'uso di bambini soldato e auspica un embargo mondiale sulla vendita di armi alla Birmania.
COMMERCIO ESTERO/INTERNAZIONALE |
RIFORMARE L'OMC E CHIUDERE I NEGOZIATI
Doc. A6-0104/2008
Relazione verso una riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 23.4.2008 - Votazione: 24.4.2008
Il commercio favorisce la riduzione della povertà. E' quanto sostiene il Parlamento chiedendo la rapida chiusura dei negoziati e una riforma sostanziale dell'OMC. Anche per avere più coerenza con le altre organizzazioni internazionali e includere i temi ambientali e sociali. Occorre poi differenziare gli impegni dei PVS in base al livello di sviluppo, migliorare il sistema di composizione delle controversie, prevedendo anche sanzioni per le violazioni delle norme OMC, rendere più democratico il processo decisionale e sviluppare la dimensione parlamentare.
Approvando la relazione con 495 voti favorevoli, 15 contrari e 53 astensioni, il Parlamento sottolinea che l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) svolge un «ruolo essenziale» nel governo economico internazionale e ribadisce l'importanza del commercio «come meccanismo efficace a favore dello sviluppo e della riduzione della povertà».
Rileva poi l'importanza del multilateralismo in qualità di strumento inteso a promuovere un commercio libero ed equo e a conseguire gli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite. I vari negoziati commerciali bilaterali e regionali recentemente avviati dall'UE devono pertanto essere complementari e non possono costituire un'alternativa alla conclusione del ciclo di Doha per lo sviluppo.
I deputati ribadiscono quindi l'appello a tutte le parti interessate affinché dimostrino flessibilità per sbloccare i negoziati e trovare un accordo completo e equilibrato che, al contempo, sia favorevole al rilancio del commercio internazionale e della crescita mondiale, nonché allo sviluppo dei paesi meno sviluppati del pianeta. D'altro canto, ritengono necessario riprendere la riflessione sul processo decisionale, sul mandato, sul funzionamento e sul futuro dell'OMC in vista di una sua riforma sostanziale. Chiedono quindi alla Commissione di presentare non appena possibile a Ginevra «un'iniziativa forte» in vista del rilancio del dibattito.
In tale ambito, invitano a riflettere sui limiti dell'approccio dei negoziati commerciali per "cicli" di lunga durata che coinvolgono tutti i membri dell'OMC nella discussione di un'ampia gamma di temi sulla base di un "impegno unico". Pur riconoscendone i meriti storici, i deputati ritengono infatti che nei settori in cui sono stati compiuti sufficienti progressi si potrebbe far ricorso «ad altre formule più flessibili ed efficaci». Invitano inoltre a ridefinire il ruolo e il formato della Conferenza ministeriale, notando già la tendenza dei membri dell'OMC a privilegiare metodi più informali di coordinamento e decisione a tale livello.
Il Parlamento ricorda peraltro che l'OMC non fa parte della famiglia delle organizzazioni delle Nazioni Unite. Per rendere il sistema commerciale coerente con l'azione condotta dalle altre organizzazioni internazionali propone quindi di rafforzare il coordinamento delle attività dell'OMC con quelle dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), del Fondo delle Nazioni Unite per l'alimentazione (FAO), del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), del programma delle Nazioni Unite sullo sviluppo (PNUD), dell'Organizzazione mondiale per la Salute (OMS), della Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (UNCTAD) e del Protocollo di Kyoto sulle energie rinnovabili. Ciò peraltro garantirebbe anche una maggiore coerenza nel processo decisionale di tali organizzazioni.
I deputati chiedono inoltre di esaminare in modo approfondito il problema di affrontare meglio le preoccupazioni extracommerciali (non trade concerns) nell'ambito delle norme dell'OMC, «allo scopo di permettere ai suoi membri di perseguire obiettivi politici legittimi, pur salvaguardando l'accesso al mercato». Ritengono poi che il requisito più difficile per la coerenza tra il sistema ONU e l'OMC sia la necessità che quest'ultima adotti norme commerciali che rispettino pienamente i diritti dell'uomo e le norme sociali e ambientali. Dicendosi favorevoli a istituire un Comitato "commercio e lavoro decoroso", sostengono un'impostazione basata sugli incentivi per l'osservanza delle norme ambientali e sociali da parte dei membri dell'OMC, ma chiedono anche di affrontare il dumping sociale e ambientale.
I deputati si dicono poi convinti che l'assenza di una sufficiente differenziazione tra i paesi in via di sviluppo (PVS) possa costituire un ostacolo all'adozione di misure efficaci a favore di tali paesi e possa addirittura nuocere quelli che ne hanno più bisogno. Sollecitano quindi i più avanzati ad assumersi la loro parte di responsabilità e ad assicurare che il loro contributo sia proporzionato al loro livello di sviluppo e alla loro competitività (settoriale). Ritengono, inoltre, che la rifusione del trattamento speciale e differenziato rivesta «un'importanza cruciale» per l'OMC sotto il profilo dello sviluppo e, in tale ambito, raccomandano il ricorso a criteri di differenziazione efficaci che tengano conto non solo della crescita del PIL, ma anche di indicatori quali l'indice di vulnerabilità economica e l'indice di commercio e sviluppo.
Nel deplorare l'assenza prolungata di risultati dei negoziati destinati a chiarirne talune regole e a migliorare l'applicazione del memorandum sulla composizione delle controversie, il Parlamento sostiene la proposta UE per un aumento dell'autonomia degli organismi che operano in questo campo. Chiede peraltro che le riunioni di organi si svolgano pubblicamente - così come avviene per le udienze di una corte - e che i documenti, in particolare le memorie delle parti o degli esperti, siano messi a disposizione del pubblico, salvo rare eccezioni giustificate. Sarebbero inoltre necessari taluni aggiustamenti, in particolare a livello di attuazione delle raccomandazioni o delle decisioni dell'organo per la composizione delle controversie. In proposito, propone di introdurre la possibilità di infliggere sanzioni nei confronti dei paesi che si rifiutano di conformare le proprie legislazioni o misure ai rispettivi obblighi.
Nel chiedere l'introduzione in seno all'OMC di un sistema decisionale più democratico che prenda in considerazione le opinioni di tutti i membri, la relazione non reputa però realistico né tanto meno auspicabile rimettere in questione il principio del consenso nel processo decisionale dell'OMC. Questo, infatti, contrariamente alla votazione a maggioranza (o ponderata), garantisce «la parità di tutti i membri». D'altro canto, nota che varie soluzioni potrebbero essere studiate per facilitare, caso per caso, l'emergere di tale consenso. Allo stesso tempo ritiene fondamentale rafforzare la partecipazione attiva dei paesi in via di sviluppo facendo in modo che si sentano pienamente rappresentati nel processo negoziale e siano in grado di identificare, esprimere e difendere i propri interessi commerciali.
La relazione, infine, ribadisce l'importanza della dimensione parlamentare dell'OMC ai fini di un rafforzamento della legittimità democratica e della trasparenza dei negoziati e sottolinea la necessità di creare un'assemblea parlamentare dell'OMC dotata di poteri consultivi.
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:
POLITICA REGIONALE |
FONDI SUFFICIENTI E SCONTI FISCALI PER IL VOLONTARIATO
Doc. A6-0070/2008
Relazione sul contributo del volontariato alla coesione economica e sociale
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 21.4.2008 - Votazione: 22.4.2008
Le organizzazioni di volontariato dovrebbero accedere a finanziamenti sufficienti e sostenibili senza eccessivi adempimenti burocratici e formalità di documentazione. E' quanto sostiene il Parlamento chiedendo di prendere in considerazione l'introduzione di esenzioni dall'IVA sugli acquisti delle organizzazioni di volontariato destinati allo svolgimento dei loro compiti e sui beni e servizi ad esse donati. Occorre inoltre accrescere la mobilità dei volontari e promuovere progetti transfrontalieri.
Sono oltre 100 milioni i cittadini dell'UE che svolgono attività di volontariato e il contributo economico degli enti senza scopo di lucro (NPI) è pari, in media, al 5% del PIL e oltre un quarto di tale cifra è dovuto al tempo impiegato in attività di volontariato. Inoltre, un recente studio sulle organizzazioni che si avvalgono di volontari in tutta Europa ha dimostrato che, per ogni euro speso per sostenere l'attività dei volontari, le organizzazioni hanno ricavato, in media, un rendimento compreso tra 3 e 8 euro.
Approvando la relazione con 639 voti favorevoli, 23 contrari e 21 astensioni, il Parlamento incoraggia gli Stati membri e le autorità regionali e locali a riconoscere il valore del volontariato per la «promozione della coesione sociale ed economica». Li esorta inoltre ad operare in partenariato con le organizzazioni del volontariato e a consultare adeguatamente il settore per sviluppare piani e strategie finalizzati al «riconoscimento, all'apprezzamento, al sostegno, all'agevolazione e all'incoraggiamento del volontariato». Anche perché, il volontariato «non ha solo un valore economico misurabile, ma può anche consentire risparmi significativi per i servizi pubblici» che, peraltro, non deve andare a sostituire. L'attività di volontariato, inoltre, non deve prendere il posto del lavoro retribuito.
I deputati sollecitano, inoltre, gli Stati membri a creare un quadro stabile e istituzionale per la partecipazione delle organizzazioni non governative (ONG) ai dibattiti pubblici. E' necessario, però, distinguere in modo più chiaro le organizzazioni di volontariato dalle ONG, le cui attività non sono organizzate sulle stesse basi. Stati membri e autorità regionali e locali dovrebbero inoltre compiere «veri sforzi» per aiutare le organizzazioni del volontariato ad accedere a finanziamenti sufficienti e sostenibili a fini amministrativi e per progetti. Ma, ammoniscono i deputati, «senza eccessivi adempimenti burocratici e formalità di documentazione», pur mantenendo i necessari controlli sull'esborso di fondi pubblici.
Nella prospettiva della revisione prevista per il 2010 delle disposizioni sull'IVA, il Parlamento invita la Commissione a prendere in considerazione - insieme agli Stati membri - «i validi argomenti sociali» in favore dell'introduzione di esenzioni dall'IVA per le organizzazioni di volontariato, registrate a livello nazionale, su acquisti intesi all'esecuzione dei loro compiti. Dovrebbe inoltre prendere in considerazione gli argomenti a favore dell'esenzione, «in casi specifici», dal pagamento dell'IVA su beni e servizi donati alle organizzazioni di volontariato. Inoltre, le imprese e gli altri operatori del settore privato, nell'ambito della loro strategia di responsabilità sociale, dovrebbero sostenere finanziariamente iniziative volte a promuovere e potenziare il volontariato, e ricevere incentivi dagli Stati membri affinché supportino tale settore.
I deputati invitano poi la Commissione a lavorare all'instaurazione, per tutti i fondi comunitari, di un sistema in base al quale l'attività di volontariato possa essere riconosciuta quale contributo ai progetti cofinanziati e a studiare meccanismi che consentano di valutare adeguatamente il valore economico del lavoro di volontariato.
Devono poi essere messe in atto misure nazionali e locali per accrescere la mobilità dei volontari e promuovere progetti transfrontalieri di volontariato rivedendo anche la politica in materia di visti per i partecipanti di paesi terzi a programmi di volontariato riconosciuti che si svolgono nell'UE. I deputati raccomandano di dichiarare il 2011 come «Anno europeo del volontariato».
Assieme agli Stati membri, infine, la Commissione dovrebbe indagare sulle ragioni del ritardo dell'adozione della "Carta Europea del volontariato" che dovrebbe definire il ruolo delle organizzazioni di volontariato e stabilire i loro diritti e le loro responsabilità.
Background: il volontariato in Italia
Nel corso del biennio 2004-2005, l'Istat ha svolto la quinta rilevazione sulle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali e provinciali. Rispetto alla prima rilevazione, riferita al 1995, esse sono aumentate del 152,0%, passando da 8.343 a 21.021 unità. Secondo l'Istat, l’analisi dei dati permette di confermare alcune delle caratteristiche delle organizzazioni di volontariato: il forte radicamento nelle regioni settentrionali (il 28,5% delle organizzazioni di volontariato è localizzato nel Nord-ovest, il 31,5% nel Nord-est, il 19,3% nel Centro e il 20,7% nel Sud ed Isole), la prevalenza relativa di piccole dimensioni organizzative, la concentrazione relativa di unità nei settori della sanità (28%) e dell’assistenza sociale (27,8%), anche se cresce nel tempo il numero di quelle che operano in altri settori (ricreazione e cultura, protezione civile, istruzione, tutela e protezione dei diritti e attività sportive).
Il Servizio Civile Nazionale contava 45.890 volontari nel 2006 (di cui 439 operanti al di fuori dell'Italia). Il 21,34% era nel Nord Italia, il 21,98% al Centro e il 55,75% al Sud e nelle Isole. Tra i settori d'impiego, il 50,57% dei volontari operava nell'assistenza, il 37,58% nella cultura ed educazione e l'11,85% nell'ambiente e protezione civile. Il 66% dei volontari ha un'età compresa tra 21 e 26 anni.
RELAZIONI ESTERNE |
VERSO UNA ZONA EURO-LATINOAMERICANA INTEGRATA, NEL 2012
Doc. B6-0147,0148,0149,0150,0172,0173/2008
Risoluzione comune sul quinto Vertice UE-ALC di Lima
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 23.4.2008 - Votazione: 24.4.2008
Il Parlamento chiede un partenariato strategico con l'America latina e i Caraibi che culmini, nel 2012, in un'area in cui beni, servizi, capitali e persone possano circolare liberamente. La cooperazione dovrà includere le sfide comuni quali i cambiamenti climatici, la crisi alimentare mondiale e la lotta al terrorismo. Al riguardo chiede la liberazione di tutti i prigionieri delle FARC in Colombia. Nella lotta alla povertà occorrerà avere particolare riguardo per le popolazioni indigene.
Con 542 voti favorevoli, 12 contrari e 12 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto l'IND/DEM) con la quale ribadisce l'impegno ad appoggiare i lavori dei diversi organi di integrazione regionale in Europa e in America latina e a fare tutto quanto in suo potere affinché il Vertice UE- America Latina e Caraibi, che avrà luogo a Lima il 16 maggio prossimo, «rappresenti un effettivo passo avanti per il partenariato strategico».
In proposito, il Parlamento propone «una visione strategica d'insieme per il partenariato» con l'obiettivo ultimo di creare, intorno al 2012, una zona euro latinoamericana di associazione interregionale globale «che comprenda un vero partenariato strategico in ambito politico, economico, sociale e culturale, nonché la ricerca comune di uno sviluppo sostenibile». Tale partenariato, dovrebbe basarsi «su obiettivi realistici e su programmi comuni ispirati alla comune scelta a favore del multilateralismo». I deputati sottolineano infatti che l'impostazione multilaterale «è quella più idonea per affrontare le minacce e le sfide comuni che riguardano i partner euro-latinoamericani». E, in proposito, citano, il cambiamento climatico, la sicurezza energetica e la lotta contro il traffico di stupefacenti, la criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro, il traffico di esseri umani (comprese le organizzazioni mafiose che sfruttano l'immigrazione illegale) e il terrorismo.
Nel ribadire che la lotta contro il terrorismo deve svolgersi «nell'ambito del più rigoroso rispetto dei diritti umani, delle libertà civili e dello Stato di diritto», il Parlamento chiede la liberazione «incondizionata e immediata di tutte le persone sequestrate in Colombia, e in primo luogo degli ammalati». Ritiene peraltro che tale liberazione «debba avvenire mediante una decisione unilaterale delle FARC ... o, in mancanza di una simile decisione, nel contesto di un accordo di scambio umanitario d'urgenza».
In ambito economico e commerciale, il Parlamento propone la creazione di una zona euro latinoamericana fondata su un modello compatibile con l'OMC e il regionalismo. In una prima fase, spiegano i deputati, sarà caratterizzata dalla conclusione dei negoziati dell'accordo di partenariato interregionale UE-Mercosur, UE-Comunità andina e UE-Centroamerica nei termini più brevi possibili, così come dall'approfondimento degli accordi già esistenti tra UE e Messico e tra UE e Cile. Nella seconda fase, che dovrebbe culminare nel 2012, andrebbe concluso un accordo che preveda la libera circolazione delle persone e scambi commerciali biregionali, mediante l'approfondimento degli accordi di integrazione in America latina e del processo di associazione dell'Unione con tutti i paesi e gruppi regionali.
Riguardo alle politiche migratorie, il Parlamento propone di definire, entro il 2012, disposizioni e norme comuni di portata generale volte ad agevolare la circolazione delle persone, oltre che di merci, servizi e capitali. Raccomanda inoltre la creazione, già proposta in precedenza, di un "Osservatorio delle migrazioni" incaricato di seguire in modo permanente e da vicino tutte le questioni connesse con i flussi migratori nell'area euro-latinoamericana.
Per quanto concerne una delle grandi aree tematiche che saranno affrontate nel corso del Vertice di Lima, la lotta alla povertà, il Parlamento raccomanda di prestare una particolare attenzione alla riduzione delle disuguaglianze sociali e all'integrazione dei gruppi che attualmente si trovano ai margini della società e difettano di opportunità, «in primo luogo le popolazioni indigene». A quest'ultimo proposito, peraltro, sollecita i partecipanti al Vertice a includere sistematicamente negli accordi biregionali la Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni delle Nazioni Unite. Inoltre, reputa indispensabile andare al di là di un approccio puramente assistenziale nella cooperazione allo sviluppo con l'America latina, privilegiando la cooperazione nel settore tecnologico, dell'istruzione superiore e dell'innovazione.
Il Parlamento, infine, chiede al Vertice di Lima di elaborare iniziative congiunte in settori quali il cambiamento climatico, la desertificazione, l'energia (in particolare le energie rinnovabili e i biocarburanti), l'acqua, la biodiversità, le foreste e la gestione dei prodotti chimici sulla base dell'Accordo di Bali. Ma anche di affrontare e analizzare la crisi alimentare mondiale e di apportarvi possibili soluzioni.
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:
Accogliendo con favore i progressi realizzati dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, il Parlamento auspica l'avvio dei negoziati d'adesione entro la fine del 2008. Sollecita quindi la Repubblica balcanica a proseguire le riforme e identifica i principali problemi da risolvere. Invita poi la Grecia e la FYROM a riprendere presto i negoziati sul nome del paese e a trovare un compromesso affinché la questione non sia più un ostacolo all'adesione della FYROM alle organizzazioni internazionali.
ISTITUZIONI |
PRIORITÀ POLITICHE PER IL 2009
Doc. B6-0144,0174,0175/2008
Risoluzione comune sulla strategia politica annuale 2009
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 11.3.2008 - Votazione: 24.4.2008
Favorire le PMI, completare il mercato unico, vigilare sui mercati finanziari e incentivare la formazione continua. Sono queste alcune delle priorità individuate dal Parlamento per il 2009, che sollecita anche soluzioni comuni sulla flessicurezza e nuove misure per proteggere i passeggeri. Chiede poi lo sviluppo di politiche comuni in materia energetica, dell'immigrazione e di lotta al terrorismo. In vista delle elezioni europee del 2009, occorre una politica di comunicazione efficace.
A seguito del dibattito in Aula tenutosi nella sessione di marzo, con 304 voti favorevoli, 240 contrari e 23 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione sostenuta da PPE/DE, ALDE e UEN sulla strategia politica annuale della Commissione per il 2009. Al riguardo, sottolinea nuovamente l'importanza di «una vigorosa attuazione della Strategia di Lisbona», ponendo l'accento sull'interdipendenza del progresso economico, sociale e ambientale ai fini della creazione di un'economia sostenibile dinamica e innovativa.
Il Parlamento ritiene che la legge europea sulle piccole imprese costituisca una strategia «importantissima» a sostegno delle PMI e che sono anche necessari un quadro finanziario e atti legislativi che sostengano nel modo più opportuno le PMI. Mette tuttavia in guardia da un uso indebito di tali strumenti per chiudere i mercati nazionali, riducendo in tal modo la competitività europea e la scelta per i consumatori. Inoltre, sollecita nuovamente la Commissione a presentare una proposta legislativa sullo statuto della società privata europea. Appoggia poi l'obiettivo della riduzione del 25% degli oneri amministrativi entro il 2012 ed esorta a conseguire quanto prima risultati tangibili poiché la ritiene una priorità fondamentale, in particolare per le PMI.
Nel chiedere di prestare una costante attenzione al recepimento delle più importanti direttive relative al mercato interno, in particolare la direttiva sui servizi, e all'ulteriore sviluppo degli strumenti del mercato interno, il Parlamento appoggia le proposte di modifica di diverse direttive al fine di ammodernare il mercato unico dei beni. In proposito, sottolinea l'importanza del reciproco riconoscimento abbinato a un'armonizzazione mirata allo scopo di completare il mercato interno per beni e servizi. In proposito, reitera inoltre la sua richiesta di riesaminare le otto direttive settoriali che stabiliscono i principi del mercato interno. Incoraggiando poi la Commissione a garantire l'attuazione della normativa sulla sicurezza dei prodotti per i consumatori, sottolinea la persistente necessità di normative concrete nel settore del marchio "CE" e dei marchi di sicurezza.
Evidenziando «l'assoluta importanza» di preservare la stabilità dei mercati finanziari e rassicurare i consumatori alla luce dell'attuale crisi finanziaria, il Parlamento osserva che la crisi attuale dimostra la necessità che l'Unione europea metta a punto misure di vigilanza, al fine di accrescere la trasparenza degli investitori, istituire migliori norme di valutazione, migliorare la vigilanza prudenziale nonché il ruolo delle agenzie di rating. Occorre inoltre migliorare la concorrenza in taluni settori dei servizi finanziari «per offrire vantaggi concreti ai consumatori» e invita la Commissione a seguire rigorosamente l'attuazione della direttiva sul credito ai consumatori. Riafferma inoltre l'importanza cruciale di disporre di un'unica e migliore rappresentanza dell'UE in seno alle istituzioni finanziarie internazionali e deplora l'assenza di una proposta in tal senso.
Il Parlamento attende la proposta della Commissione sulla salute transfrontaliera pur sottolineando che devono essere rispettate le competenze degli Stati membri in questo settore. Deplora peraltro, «la persistente vaghezza della strategia politica nel settore della sanità pubblica» e incoraggia la Commissione a rafforzare le sue capacità di coordinamento e di risposta rapida nei confronti di minacce globali di carattere sanitario. Per quanto riguarda REACH, ricorda alla Commissione che la corretta applicazione della normativa «è un fattore cruciale per la sua riuscita».
I deputati sottolineano inoltre la necessità di accordare maggiore centralità alla protezione dei passeggeri che viaggiano su lunghe distanze in autobus, in pullman e in aereo nonché ai passeggeri di treni e di navi. In tale ambito, ritiene importante portare a buon fine lo sviluppo dei sistemi di gestione del traffico e lavorare allo sviluppo del sistema europeo di nuova generazione per la gestione del traffico aereo (SESAR) e del sistema europeo di gestione del traffico ferroviario (ERTMS).
Il Parlamento incoraggia poi la Commissione a continuare a sviluppare soluzioni comuni in materia di flessicurezza, «ossia una maggiore flessibilità sul mercato lavorativo coniugata alla sicurezza per i lavoratori». Si rammarica, peraltro, della scarsa priorità data dalla Commissione alla cultura e ai temi educativi nella sua strategia politica annuale, ritenendo che vada prestata una particolare attenzione alla formazione continua sviluppando la mobilità degli studenti, le competenze linguistiche e la formazione degli adulti.
Nel ritenere che la politica di coesione debba rimanere una politica comunitaria, il Parlamento rileva che in futuro dovranno essere garantite le necessarie risorse finanziarie per affrontare le nuove sfide previste che hanno un importante impatto territoriale. Riguardo alla PAC, accoglie con favore le future proposte volte a ridurre la burocrazia e auspica che esse si applicheranno anche agli agricoltori, in particolare per quanto riguarda la condizionalità. Si compiace inoltre dell'intenzione della Commissione di promuovere una produzione agricola di qualità.
Il Parlamento sostiene fermamente l'ulteriore sviluppo della politica energetica dell'UE in vista della sua indipendenza energetica e per rafforzare la solidarietà fra Stati membri. Invita la Commissione a fornire tempestivamente un'analisi obiettiva sulle possibili implicazioni economiche e sociali dell'aumento dei prezzi energetici al fine di orientare il processo legislativo sul pacchetto cambiamenti climatici/energia. Anche perché rileva che l'UE deve continuare a dimostrare che la crescita economica e lo sviluppo «possono essere conciliabili con un'economia a basse emissioni di carbonio». Si dice peraltro consapevole che il successo di tale strategia «dipende anche dalla capacità dell'Unione europea di persuadere i partner» internazionali e sottolinea pertanto la necessità che l'UE «parli con una voce sola e mostri in questo settore la necessaria solidarietà».
Il Parlamento accoglie con favore l'impegno della Commissione di sviluppare una politica comune in materia di immigrazione. Sottolinea inoltre che un Patto europeo sulla politica di migrazione dovrebbe riguardare le problematiche legate alla lotta all'immigrazione clandestina e alla gestione di quella legale, così come a una politica d'integrazione più ambiziosa. Ma anche l'avvio di una politica europea di asilo. Ritiene poi della massima importanza accelerare la piena applicazione di SIS II e VIS e rileva l'esigenza di rafforzare Frontex, «che dipende dall'impegno degli Stati membri di fornire personale e strutture».
I deputati invitano la Commissione a definire le politiche globali di lotta al terrorismo e la esortano a presentare una proposta mirata a tutelare e a promuovere gli interessi delle vittime del terrorismo nonché a sviluppare proposte intese ad assicurare un più elevato grado di preparazione contro gli attacchi biologici. Sottolineano peraltro che nel 2009 il nuovo trattato riconoscerà al Parlamento europeo un nuovo ruolo per quanto riguarda le politiche relative allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia e la conclusione di accordi internazionali in materia, «il che implica una profonda revisione di una parte della legislazione».
Il Parlamento sottolinea l'importanza di preparativi adeguati per l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, in particolare per quanto riguarda la creazione del servizio europeo per l'azione esterna. Rileva poi l'importanza di difendere e promuovere i diritti umani e il rispetto dello stato di diritto in tutto il mondo. Nell'evidenziare l'importanza di concludere al più presto i negoziati di adesione con la Croazia, chiede alla Commissione di controllare da vicino la piena attuazione delle condizioni fissate nel Piano di accordo globale sul Kosovo e di insistere sulla necessità di gettare le basi per un Kosovo multietnico.
Il Parlamento, infine, invita la Commissione «a mettere i cittadini al centro del progetto europeo» e a concentrare ulteriormente i propri sforzi nello sviluppo di una politica di comunicazione efficace «per dare ai cittadini i mezzi per capire meglio l'Unione europea soprattutto nell'anno delle elezioni europee».
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