DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili
per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

STRASBURGO - SESSIONE 04 - 07 MAGGIO 2009

 

APERTURA DELLA SESSIONE

 

Dando inizio ai lavori della Plenaria, il Presidente ha ricordato che pochi giorni orsono si è festeggiato il 5° anniversario del più grande ampliamento della storia dell'UE. La riunificazione dell'Europa sulla base dei valori comuni, ha detto, ha dato più forza, varietà e ricchezza all'UE. Pöttering ha poi deplorato la condanna a 8 anni di carcere inflitta in Iran a Reza Saberi, la giornalista USA di origine iraniana accusata di spionaggio, chiedendone la liberazione immediata.

Quinto anniversario dell'ampliamento UE

In occasione del 5° anniversario dell'allargamento a otto paesi dell'Est Europa, a Cipro e a Malta, il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha rilevato che dopo 60 anni si è potuta completare la riunificazione dell'Europa sulla base dei valori comuni: lo Stato di diritto, la democrazia e il rispetto dei diritti umani. Ciò, ha detto, ha conferito maggiore forza, varietà e ricchezza sia ai singoli nuovi Stati membri sia all'UE nel suo insieme. Si è trattato di un successo che ha anche rafforzato il peso dell'UE sulla scena internazionale. Ha quindi auspicato che la ratifica del Trattato di Lisbona vada a buon fine affinché le istituzioni si adeguino alla nuova realtà.

Reza Saberi

Il Presidente ha poi espresso preoccupazione per la situazione di Reza Saberi, la giornalista USA di origine iraniana condannata a 8 anni di carcere per spionaggio a favore degli Stati Uniti. Ha quindi esortato le autorità iraniane a liberarla senza condizioni e rapidamente. Questa vicenda, ha aggiunto, «rispecchia la situazione democratica e dei diritti umani in Iran», che è peggiorata negli ultimi tempi nonostante gli impegni assunti a livello internazionale e gli sforzi di UE e USA per migliorare i rapporti con tale paese.

In una successiva votazione, su proposta del PPE/DE, l'Aula ha deciso di discutere di questa vicenda nell'ambito dei dibattiti sui diritti umani (al posto della situazione nelle Fiji) e di adottare una risoluzione.

 

CONSUMATORI

 

SANZIONI PENALI PER GLI SCARICHI ILLECITI IN MARE
Doc. A6-0080/2009

Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni
Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 04.05.2009 - Votazione: 05.05.2009

Il Parlamento ha adottato una direttiva che rafforza le attuali norme sull'inquinamento provocato dalle navi obbligando gli Stati membri a prevedere, entro un anno, sanzioni penali per gli scarichi in mare di idrocarburi e liquidi nocivi commessi intenzionalmente, per imprudenza o per negligenza grave. Le sanzioni, che dovranno essere effettive, proporzionate e dissuasive, riguardano sia le persone fisiche sia quelle giuridiche, comprese le società di classificazione o i proprietari del carico.

Con 588 voti favorevoli, 42 contrari e 3 astensioni, il Parlamento ha adottato un maxiemendamento di compromesso negoziato con il Consiglio dal relatore in merito a una direttiva che rafforza le attuali norme sull'inquinamento provocato dalle navi, obbligando gli Stati membri a prevedere, entro un anno, sanzioni penali per gli scarichi in mare di sostanze inquinanti. L'obiettivo è di aumentare la sicurezza marittima e migliorare la protezione dell'ambiente marino.
Le sanzioni penali, si legge nel testo della direttiva, «indicano una disapprovazione sociale qualitativamente diversa rispetto alle sanzioni amministrative, rafforzano il rispetto della normativa in vigore contro l'inquinamento provocato dalle navi e dovrebbero rivelarsi sufficientemente severe da scoraggiare i potenziali inquinatori dalla commissione di qualsiasi violazione». La direttiva si applica agli scarichi di sostanze inquinanti di tutte le navi, a prescindere dalla bandiera, ad esclusione delle navi militari da guerra o ausiliarie o di altre navi possedute o gestite da uno Stato e impiegate, al momento, solo per servizi statali a fini non commerciali.
Più in particolare, in forza alla direttiva gli Stati membri dovranno provvedere affinché siano considerati reati gli scarichi di sostanze inquinanti effettuati dalle navi, inclusi gli scarichi di minore entità, «se effettuati intenzionalmente, per imprudenza o per negligenza grave». Dovranno quindi adottare le misure necessarie a fare sì che le persone fisiche o giuridiche che le commettono «possano essere dichiarate responsabili». Ciò non vale però per i casi di minore entità «qualora l'atto commesso non produca danni alla qualità dell'acqua». A meno che questi si verifichino periodicamente, producano nel loro insieme «danni alla qualità» dell'acqua e siano commessi «intenzionalmente, temerariamente o per negligenza grave». Gli Stati membri dovranno inoltre provvedere affinché siano punibili come reati l'istigazione a commettere tali atti intenzionali, il favoreggiamento e la complicità nel commetterli.
Con sostanze inquinanti, le attuali disposizioni intendono gli idrocarburi e le loro miscele, nonché le sostanze liquide nocive trasportate alla rinfusa. Per "idrocarburi" s'intende il petrolio in tutte le sue forme, ed in particolare il petrolio greggio, l'olio combustibile, le morchie, i residui d'idrocarburi e i prodotti raffinati. Le sostanze liquide nocive sono quelle che, se scaricate in mare durante le operazioni di pulizia delle cisterne o lo scarico della zavorra, presentano un rischio (che va da grave a lievissimo) sia per le risorse marine sia per la salute umana o nocciono seriamente alle attrattive dei luoghi o alle altre legittime utilizzazioni del mare.
Le sanzioni, che dovranno essere «effettive, proporzionate e dissuasive», riguardano sia le persone fisiche sia quelle giuridiche, comprese le società di classificazione o i proprietari del carico. La competenza giurisdizionale per quanto riguarda i reati penali dovrà essere stabilita conformemente alla legge nazionale degli Stati membri e ai loro obblighi ai sensi del diritto internazionale. La direttiva, peraltro, lascia impregiudicati altri sistemi relativi alla responsabilità per danno dovuto all'inquinamento provocato dalle navi previsti dal diritto comunitario, nazionale o internazionale.

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

 

AFFARI ECONOMICI E MONETARI

 

PACCHETTO 5 MILIARDI

Il Consiglio europeo, nelle riunione dell'11 ed il 12 dicembre 2008, ha approvato un piano di rilancio dell'economia europea (Pree), che prevede il lancio d'azioni prioritarie destinate ad accelerare l'adeguamento delle economie degli Stati membri di fronte alle sfide attuali.
Durante una discussione congiunta, il Parlamento ha discusso il piano approvando con 615 voti a favore, 21 contrari e 32 astensioni la relazione sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).

Il Parlamento ha adottato, inoltre, con 526 voti a favore, 64 contrari e 14 astensioni, la relazione su un programma per favorire la ripresa economica tramite la concessione di un sostegno finanziario comunitario a favore di progetti nel settore dell'energia.

Infine è stata addottata, con 626 voti a favore, 33 contrari e 14 astensioni, la relazione sull'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria con riguardo al quadro finanziario pluriennale (2007-2013).

Nel dibattito durante la discussione congiunta è intervenuto MARIO MAURO (PPE/DE-I) Vicepresidente del Parlamento Europeo:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, durante il trilogo del 2 aprile è stato finalmente raggiunto un accordo tra il Parlamento e la Presidenza ceca. In qualità di relatore per il parere della commissione bilancio, mi felicito per questo accordo che ha così permesso di proseguire con l'iter legislativo relativo al recovery plan secondo le scadenze auspicate.
Per il 2009 le modalità di finanziamento sono molto chiare: su un totale di 3.98 miliardi, 2 miliardi verranno destinati all'energia attraverso una compensazione della rubrica 2, "Tutela e gestione delle risorse naturali". I restanti 1.98 miliardi destinati all'energia saranno determinati nell'ambito della procedura di bilancio per il 2010 e, se necessario, la conclusione avverrà con la procedura di bilancio per il 2011.
Credo sia importante però, che il meccanismo di compensazione applicato alle varie rubriche non metta a rischio il pacchetto finanziario dei programmi codecisi, così come la procedura di bilancio annuale. Inoltre ritengo che, alla luce del deficit che l'attuale accordo interistituzionale ha mostrato, sia il caso di approfondire l'argomento in modo da rendere tale accordo più flessibile e quindi maggiormente capace di rispondere ad ulteriori esigenze finanziarie."

NUOVE NORME PER EVITARE FUTURE CRISI FINANZIARIE
Doc. A6-0139/2009

Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE per quanto riguarda gli enti creditizi collegati a organismi centrali, taluni elementi dei fondi propri, i grandi fidi, i meccanismi di vigilanza e la gestione delle crisi
Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 6.5.2009 - Votazione: 6.5.2009

Il Parlamento ha adottato un regolamento che, migliorando la gestione del rischio, intende evitare il ripetersi della crisi che ha colpito diverse banche nel mondo ripercuotendosi poi sugli altri settori economici. Si tratta, in particolare, di migliorare la trasparenza e la supervisione sul sistema finanziario, aggiornare le norme sulle grandi esposizioni finanziarie e introdurre l'obbligo per i promotori di mantenere un interesse reale negli investimenti che propongono ai clienti.

Sulla base di un maxiemendamento di compromesso negoziato con il Consiglio dal relatore, il Parlamento ha adottato - con 454 voti favorevoli, 106 contrari e 25 astensioni - una modifica delle direttive relative agli enti creditizi collegati a organismi centrali, taluni elementi dei fondi propri, i grandi fidi, i meccanismi di vigilanza e la gestione delle crisi. Le nuove norme si applicheranno a decorrere dal dicembre 2010.

Supervisione: verso la creazione di un collegio di vigilanza
Per agevolare e promuovere la cooperazione tra le autorità incaricate della sorveglianza degli enti creditizi transfrontalieri, il compromesso prevede l'istituzione di collegi delle autorità nazionali di vigilanza. Secondo i deputati, questi collegi costituiscono un passo supplementare verso l'ottimizzazione della cooperazione delle autorità di vigilanza. Ritengono inoltre che, in caso di conflitto tra i membri del collegio, si dovrebbe disporre di un sistema indipendente di consiglio e mediazione a livello europeo. Per tale motivo chiedono alla Commissione di presentare una proposta legislativa che miri ad accrescere l'integrazione della supervisione entro il 31 dicembre 2009, nella prospettiva di creare, per il 31 dicembre 2011, di un sistema di supervisione su scala europea.

Gestione dei rischi
Le banche usano ripartire le loro esposizioni su diversi clienti al fine di non essere dipendenti da uno solo di loro e di potersi così premunire contro il rischio di perdite insostenibili imputabili al non rimborso di un prestito. Come ha dimostrato l'attuale crisi, quando gli enti finanziari sono fortemente esposti nei confronti di un cliente, una banca o un'assicurazione possono subire importanti perdite a seguito del fallimento di tale cliente o del gruppo di clienti collegati. Ciò può succedere anche quando le banche negoziano tra loro i rischi ai quali sono esposti: il fallimento di un istituto può avere la stessa conseguenza su altri. E' quindi necessario rafforzare le regole esistenti relative ai grandi rischi, compresi quelli interbancari.
L'obiettivo perseguito dalle nuove disposizioni in merito all'esposizione a grandi rischi varrà per l'insieme del sistema bancario, dai più grandi ai più piccoli operatori. In forza al testo di compromesso, una banca non potrà più esporsi per più del 25% dei suoi fondi propri nei confronti di un cliente o di un gruppo di clienti. Questo limite potrà essere superato solo per le esposizioni tra gli enti creditizi ma nel limite di 150 milioni di euro. La richiesta dei deputati di prevedere una clausola di revisione del regime dei grandi rischi, per la fine del 2011, è stata accettata. Si tratta, anche in questo caso, di tendere verso una più forte armonizzazione delle disposizioni nazionali.

Cartolarizzazione: mantenere un interesse nell'investimento proposto
L'attuale crisi ha anche rivelato che i rischi non sono sempre ben valutati dagli istituti che propongono investimenti, per esempio quando dei prestiti ipotecari sono integrati in prodotti d'investimento e venduti dal creditore iniziale. I deputati hanno sostenuto la proposta della Commissione intesa a garantire che un istituto che lancia un investimento mantenga un interesse reale sul rendimento dell'investimento proposto.

Il compromesso prevede che questo interesse deve essere pari almeno al 5% del valore totale delle esposizioni cartolarizzate. Inoltre, i deputati hanno ottenuto una clausola di revisione molto esigente che dà mandato alla Commissione di proporre, entro il 31 dicembre 2009, un eventuale aumento di questo tasso dopo aver consultato il comitato delle autorità europee di vigilanza bancaria e tenendo conto degli sviluppi internazionali.

Credit default swaps: creazione di una stanza di compensazione
Secondo i deputati, i credit default swaps - prodotti derivati più negoziati negli ultimi anni - dovrebbero anch'essi essere regolamentati, come tutti gli altri prodotti trattati al di fuori della Borsa (Over the counter, OTC). Il testo di compromesso invita la Commissione a presentare entro la fine del 2009 delle proposte legislative che mirino ad accrescere la trasparenza su tale mercato e istituire un contrappeso centrale, una stanza di compensazione, supervisionata dall'UE, al fine di ridurre i rischi insiti in questi strumenti. Attualmente, infatti, questi sono spesso oggetto di transazioni non pubbliche tra istituti finanziari, il che si traduce in un'opacità delle loro esposizioni.

Nel dibattito è intervenuto, per iscritto, PAOLO BARTOLOZZI (PPE/DE-I):

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, attraverso la modifica delle direttive riguardanti gli istituti di credito, la loro consistenza in fondi propri, l'erogazione dei grandi fidi, i meccanismi di vigilanza e di gestione delle crisi, l'Unione europea va verso un riassetto generale dell'intero sistema.
La direttiva emendata eliminerebbe le discrezionalità degli Stati membri sui fondi propri che ostacolerebbero l'armonizzazione delle pratiche di sorveglianza e di parità concorrenziali tra le banche. A tali discrepanze si deve ovviare mediante regole comuni per permettere agli enti di controllo e alle banche centrali di fronteggiare l'eventuale insolvibilità del sistema bancario soprattutto nei paesi di adozione dell'euro. Le modifiche riguardano la necessità di rendere più efficiente la vigilanza dei gruppi bancari transfrontalieri.
La riapertura dei negoziati interistituzionali sull'accordo raggiunto tra PE e Consiglio ha riguardato la soglia minima da attribuire al valore nominale delle cartolarizzazioni. Si tratta della quantità di rischio che le banche devono trattenere nel proprio bilancio quando collocano presso i risparmiatori prodotti "strutturati".
In seno al Consiglio tutti gli Stati membri si erano espressi per il mantenimento di una soglia del 5%. Un suo innalzamento comporterebbe l'impossibilità di una ripresa del mercato della cartolarizzazione e non contribuirebbe a riportare sicurezza sui mercati"

FONDO DI GLOBALIZZAZIONE ANCHE CONTRO LA CRISI ECONOMICA
Doc. A6-0242/2009

Relazione sulla proposta di regolamento che modifica il regolamento (CE) n. 1927/2006 che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione
Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 5.5.2009 - Votazione: 6.5.2009

Il Parlamento ha adottato un regolamento volto a ampliare temporaneamente il campo d'azione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione estendendolo, ai licenziamenti dovuti all'impatto della crisi finanziaria ed economica. Riduce inoltre da 1.000 a 500 il numero di esuberi minimo per poter chiedere il sostegno del Fondo. Il finanziamento UE sale al 65% dei costi stimati per le domande presentate tra il 1° maggio e fine dicembre 2011.
Sulla base di un maxiemendamento di compromesso negoziato con il Consiglio dalla relatrice, il Parlamento ha adottato - con 538 voti favorevoli, 35 contrari e 37 astensioni - una modifica del regolamento sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) volta a includere nel suo campo d'applicazione i licenziamenti dovuti alla crisi economica e a ridurre da 1.000 a 500 il numero di esuberi minimo per poter chiedere il sostegno. Il regolamento entrerà in vigore tre giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e le nuove norme si applicheranno alle domande di assistenza ricevute a partire dal 1° maggio 2009.
Istituito nel dicembre 2006 per durare fino al 2013, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione ha l'obiettivo di offrire un efficace aiuto ai lavoratori in esubero a causa della globalizzazione. La sua dotazione annuale massima è pari a 500 milioni di euro e tale importo è destinato a sostenere finanziariamente misure di politica attiva del mercato del lavoro, quali, ad esempio, l'accompagnamento nella ricerca di un posto di lavoro o le indennità di formazione o di mobilità.
Con questa modifica, il FEG potrà fornire un sostegno anche ai lavoratori in esubero a causa della crisi finanziaria ed economica mondiale purché gli Stati membri che ne richiedono l'intervento dimostrino che vi è un nesso diretto e dimostrabile tra questi esuberi e la crisi globale. Questa deroga ai principi generali del Fondo si applicherà alle domande pervenute entro il 31 dicembre 2011 (contro il 2010 proposto dalla Commissione).
Per quanto riguarda i criteri di intervento, il FEG potrà fornire un contributo finanziario per l'esubero di almeno 500 dipendenti (contro gli attuali 1.000) di un'impresa nell'arco di 4 mesi in uno Stato membro, compresi i lavoratori in esubero dei fornitori o dei produttori a valle di tale impresa, o per l'esubero di almeno 500 dipendenti, nell'arco di 9 mesi, in particolare in piccole e medie imprese, in una regione o in due regioni contigue. Nei mercati del lavoro di piccole dimensioni o in circostanze eccezionali, potrà inoltre essere considerata ammissibile una richiesta di contributo del FEG anche se le condizioni citate non sono interamente soddisfatte, purché gli esuberi abbiano un'incidenza molto grave sull'occupazione e sull'economia locale. In questi casi, l'importo cumulato dei contributi non potrà eccedere il 15% della dotazione massima annuale del Fondo.
Il tasso di intervento massimo per le domande trasmesse entro il 31 dicembre 2011 è aumentato dall'attuale 50% al 65% dei costi stimati (la Commissione aveva proposto il 75%).

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

 

AGRICOLTURA

 

TUTELARE I VINI ROSÉ TRADIZIONALI
Docc. B6-0067, 0068/2009

Interrogazioni orali - Vini rosé e prassi enologiche autorizzate
Procedura: Interrogazione orale - Dibattito: 5.5.2009

Due interrogazioni orali hanno aperto un dibattito in Aula sulla decisione della Commissione di abolire il divieto di taglio dei vini bianchi e rossi senza DOP o IGP per produrre vino rosé. Preoccupati per le conseguenze economiche e occupazionali che tale provvedimento potrebbe avere per i viticoltori tradizionali degli Stati membri, i deputati chiedono di rinviare ogni decisione in materia e consultare gli attori del settore.

Nel quadro della discussione relativa ai regolamenti di applicazione dell'OCM Vino, la Commissione intende sopprimere i testi in vigore sino al 31 luglio 2009 in materia di prassi enologiche per abolire il divieto di coupage (taglio) dei vini bianchi e dei vini rossi senza DOP o IGP per produrre vino rosé.
I deputati affermano che i viticoltori di molte regioni degli Stati membri, nel corso degli ultimi decenni, «hanno fatto sforzi ed investimenti notevoli per elaborare un vino rosé di grande qualità, riconosciuto come vero vino ed adeguato ad una domanda in crescita». Il loro impegno ha inoltre «portato elementi di equilibrio in termini di economia locale e regionale e di gestione del territorio».
I deputati sottolineano poi che i professionisti delle regioni interessate hanno espresso, anche al Parlamento europeo per l'intermediario dell'Intergruppo di viticoltura-tradizione-qualità, le loro profonde inquietudini di fronte alle gravi conseguenze sul piano economico, ecologico e occupazionale di una decisione che consentirà di fabbricare rosé a buon mercato. Questa misura, in particolare, «rischia di creare confusione tra rosé tradizionali e vini miscelati portando ad una concorrenza sleale in grado di condannare, anche a breve termine, la produzione tradizionale di vini rosé».
Viste queste preoccupazioni e «le nefaste conseguenze di una decisione affrettata», i deputati chiedono alla Commissione se è disposta a:

Nel dibattito è intervenuta ELISABETTA GARDINI (PPE/DE-I):

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, io devo dire che mi unisco a quanto ha detto l'onorevole Grossetête perché ero venuta qui animata dall'intenzione di portare il dolore, il rammarico, la scontentezza del mondo produttore di vino in Italia e mi sono trovata di fronte ad un muro, di fronte ad una indifferenza, mi auguro magari dovuta alla freddezza della traduzione, ma da quello che ho ascoltato mi è sembrato di capire che non ci sono aperture, che non ci sono speranze, che non c'è un varco.
Poco tempo fa, molto recentemente, nella mia regione - io vengo dal Veneto - si è tenuta una manifestazione, il Vinitaly, che è una delle manifestazioni più importanti per quanto riguarda proprio il mondo del vino e ha riscosso un enorme successo una petizione in difesa proprio dei vini rosati. Hanno aderito grandi cantine, grandi produttori di vino italiani, ma sono arrivate firme anche da altre parti d'Europa, sono arrivate firme da cittadini dell'Olanda, della Francia, della Spagna, del Belgio, del Lussemburgo, della Slovenia, della Polonia, della Lituania, dell'Ucraina. La passione per il rosé, come vede, è autentica e non ha veramente confini se non, sembra, nella Commissione europea, eppure parliamo di cultura, parliamo di territorialità, parliamo di tradizione. Io vorrei anche consegnarle, come donna, una riflessione: ma quando noi combattiamo per l'uso sbagliato che si fa dell'alcol, lei pensa che mettendo in mano una bevanda di scarsa qualità, non lo chiamo vino, una bevanda alcolica a poco prezzo, completamente sradicato dal territorio, dalla cultura, dalla qualità, faremo un buon servizio verso le nuove generazioni? Riusciremo a educarli ad un uso del vino e dell'alcol legati all'interno di buone abitudini e di buone prassi?
Ecco, io le consegno anche questa riflessione perché vi state assumendo delle grandi responsabilità in tanti sensi."

PROTEZIONE DEGLI ANIMALI DURANTE L'ABBATTIMENTO
Doc. A6-0185/2009

Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla protezione degli animali durante l'abbattimento
Procedura: Consultazione - Dibattito: 5.5.2009 - Votazione: 6.5.2009

Una proposta della Commissione chiede di applicare il principio di sussidiarietà e lasciare agli Stati membri il compito di permettere o proibire gli abbattimenti rituali senza stordimento. Le Comunità religiose (ebree e musulmane) non sono d'accordo con questa sussidiarietà: sostengono che la messa a morte degli animali secondo i riti religiosi sia rispettata e protetta al livello dell'Unione europea.
L'Aula ha accolto in senso generale la proposta della Commissione e, approvando la relazione con 367 voti a favore, 97 contrari e 45 astensioni, ha espresso soddisfazione per l’impegno per il miglioramento degli standard nell’ambito del benessere degli animali durante la macellazione e l’abbattimento nonché le operazioni correlate. La proposta rientra tra gli obiettivi e i principi del programma d’azione comunitario per la protezione ed il benessere degli animali.
Si reputa che l'uccisione su grande scala debba avvenire il più possibile nel rispetto di standard umanitari, cercando di alleviare al massimo il dolore fisico e psicologico degli animali uccisi, puntando all’eliminazione di inutili crudeltà.
L’alleviamento delle sofferenze degli animali abbattuti dovrebbe essere considerato come un importante impegno culturale e morale di civiltà, partendo dal presupposto che gli animali sono esseri senzienti, che provano dolore e paura e che non possono essere pertanto trattati come oggetti. Nella cultura della civiltà europea la sofferenza degli animali non dovrebbe lasciare gli uomini indifferenti. Si approva pienamente l’istituzione del principio generale secondo cui durante l’abbattimento e le operazioni correlate vengono risparmiati agli animali dolore, paura e sofferenza inutili e si invita a stabilire misure idonee a garantire il rispetto di tale principio.
Si ritiene opportuna l’introduzione del principio secondo cui i metodi di abbattimento dovrebbero garantire la morte istantanea oppure lo stordimento dell’animale.
Si riconosce il problema rappresentato dalla macellazione rituale che, per motivi religiosi, non consente l’induzione di uno stato di incoscienza nell’animale prima della macellazione. Una buona soluzione sarebbe prevedere che l’inammissibilità della macellazione rituale sia rimessa al legislatore dei singoli Stati membri. Il relatore indica inoltre la necessità di un dialogo con i gruppi religiosi che praticano l’abbattimento rituale, al fine di adottare tutte le misure necessarie all’alleviamento delle sofferenze degli animali abbattuti per motivi rituali.

Nel dibattito è intervenuto, a nome del Gruppo PPE-DE, SEBASTIANO SANZARELLO (PPE/DE-I):

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, la felice coincidenza di prendere la parola questa sera per l'ultima volta che parlo, almeno per questa legislatura, sotto la sua Presidenza, che penso sia la sua ultima Presidenza, visto che lei ha ritenuto di non riporre la sua candidatura, ho il piacere di esprimere il mio compiacimento, caro onorevole Cocilovo, per la sua attività in questo Parlamento, per l'apprezzamento che ha saputo suscitare in tutti i parlamentari non solo nella delegazione italiana. Io sono eletto nella sua stessa circoscrizione, siamo avversari politici, ma questo sento di doverglielo e le auguro una proficua attività politica nell'interesse del nostro paese, ma anche dell'Europa.
Vado al tema. Io ritengo che in commissione agricoltura abbiamo fatto un lavoro ottimo, avendo ascoltato consulenti, avendo ascoltato le categorie professionali, abbiamo cercato di migliorare il testo che ci veniva dal Consiglio e dalla Commissione, rendendolo più applicabile e più coerente, tutelando quella che è l'espressione e il diritto alle pratiche religiose, in tutte le sfaccettature. C'erano alcune contraddizioni, perché la Commissione e il Consiglio dicono e asserivano di tutelare la macellazione rituale, però alcuni obblighi in pratica la rendevano impossibile - mi riferisco al capovolgimento e mi riferisco al tema tanto dibattuto dello stordimento.
Sembra, ecco, dal punto di vista dialettico una crudeltà, ma invece di che cosa si tratta: un taglio netto ha lo stesso livello di dolore di uno stordimento che avviene con un proiettile captivo alla fronte, dopodiché non c'è più dolore, dopodiché sarebbe una ulteriore crudeltà lo stordimento degli animali dopo che è avvenuto lo sgozzamento. Quindi io ritengo che non c'è un accanimento nei confronti degli animali se dopo lo sgozzamento non vengono storditi.
La Carta dei diritti umani dice che nel momento in cui c'è una contrapposizione con i diritti degli animali prevalgono i diritti umani, allora il diritto alle pratiche religiose, e non solo musulmane, non solo ebree, ma anche cristiane - come in commissione è stato abbondantemente dibattuto - va tutelato e va tutelato fino in fondo, anche perché, visto che prevediamo la reciprocità con i paesi terzi, chi pratica alcune tipologie di religione non potrebbe mangiare carne in Europa perché non può essere prodotta in Europa e non può essere importata. Questo ritengo non sia giusto."


L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

VERSO UNO SPAZIO DI GIUSTIZIA PENALE DELL'UE
Doc. A6-0262/2009

Relazione recante una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sullo sviluppo di uno spazio di giustizia penale dell'UE
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 6.5.2009 - Votazione: 7.5.2009

Per rafforzare la cooperazione UE in materia penale, il Parlamento raccomanda al Consiglio di dare piena attuazione al principio del riconoscimento reciproco e adottare disposizioni sulle garanzie procedurali nel campo penale. Chiede poi misure per tutelare vittime di reati e testimoni, sostenere società civile e istituzioni nella lotta alle mafie e per riutilizzare a scopi sociali i beni confiscati. Occorre poi rafforzare Eurojust e istituire una Scuola giudiziaria europea.

Approvando la relazione con 427 voti favorevoli, 49 contrari e 9 astenuti il Parlamento rileva anzitutto che, secondo il rapporto sull’attuazione del programma dell’Aia per il 2007, il livello di cooperazione giudiziaria penale nell'Unione europea è stato «piuttosto modesto». Ricorda poi che tale programma considera prioritaria la creazione di uno spazio europeo di giustizia e sottolinea come il rafforzamento della giustizia debba passare anzitutto attraverso l'attuazione del programma di riconoscimento reciproco, l’elaborazione di norme equivalenti in materia di diritti processuali nei procedimenti penali e il ravvicinamento delle legislazioni, «affinché i criminali non possano beneficiare delle differenze nei sistemi giudiziari e affinché si possa garantire protezione ai cittadini, ovunque si trovino all’interno dell’UE». A tale proposito i deputati rivolgono al Consiglio una serie di raccomandazioni.
Secondo il principio del riconoscimento reciproco, «una decisione pronunciata da un'autorità giudiziaria competente in uno Stato membro diviene pienamente e direttamente efficace su tutto il territorio dell'Unione e le autorità giudiziarie sul cui territorio la disposizione può essere applicata, assistono alla sua esecuzione come se si trattasse di un provvedimento adottato da un’autorità competente di quegli Stati membri». Tale principio, per i deputati, «è la pietra angolare su cui si basa la cooperazione in materia penale», ma notano che la sua applicazione è ancora «insoddisfacente». Raccomandano quindi al Consiglio di adottare «senza indugio gli strumenti giuridici ancora necessari per completarne l'attuazione» e di assicurare lo sviluppo di leggi equivalenti per i diritti processuali, nonché il ravvicinamento delle norme minime concernenti elementi della procedura penale.
Perché il principio del riconoscimento reciproco possa essere pienamente efficace, insistono i deputati, «occorre una cultura giudiziaria comune a livello europeo, basata sulla fiducia reciproca, su principi comuni e un certo livello di armonizzazione, nonché sulla protezione dei diritti fondamentali», in particolare per quanto riguarda quelli processuali. In proposito, ritenendo che uno spazio di giustizia penale dell’UE debba fondarsi sul rispetto dei diritti fondamentali delle vittime, degli indagati e degli imputati, il Parlamento raccomanda al Consiglio di adottare quanto prima uno strumento giuridico riguardante le garanzie procedurali nei procedimenti penali che si basi sul principio della presunzione di non colpevolezza. In particolare, occorre garantire il diritto a una “comunicazione dei diritti”, a un interprete e all’assistenza legale (gratuita ove necessario), a produrre prove e ad accedere ai documenti. E' anche necessario introdurre norme minime in materia di condizioni carcerarie e detentive e un insieme di diritti comuni per i detenuti nell’UE, tra cui il diritto di comunicare e il diritto all'assistenza consolare.
È inoltre opportuno creare un quadro giuridico completo che offra la più ampia protezione alle vittime di reato, compresi un risarcimento adeguato e la tutela dei testimoni, soprattutto nei casi di criminalità organizzata. Vanno anche introdotte misure per agire a sostegno della società civile e delle istituzioni «nella lotta contro le mafie», nonché proporre iniziative per adottare uno strumento legislativo che regoli il riutilizzo, a scopi sociali, dei beni finanziari e delle proprietà confiscati alle organizzazioni criminali internazionali.
Il Parlamento suggerisce poi di esortare gli Stati membri ad attuare la decisione del Consiglio relativa al rafforzamento dell'Eurojust, in particolar modo in materia di soluzione dei conflitti di giurisdizione e potere di avviare indagini o azioni penali. Dovrebbe inoltre incoraggiare le autorità nazionali ad associare tale organo alle fasi iniziali delle procedure di cooperazione, «per superare la riluttanza, manifestatasi a livello nazionale, a condividere le informazioni».
Nota poi che la formazione di giudici, procuratori, avvocati e altri operatori della giustizia, gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo di una cultura giudiziaria comune a livello europeo, e garantisce continuità e difesa effettiva nelle cause transfrontaliere. A tale proposito, il Parlamento raccomanda al Consiglio «di fare il punto, insieme a Commissione e Parlamento europeo, sullo stato attuale della formazione giudiziaria nell’UE, esaminandone i punti deboli e le necessità, e di agire immediatamente, evitando qualsiasi inutile duplicazione degli sforzi, per promuovere l’instaurarsi di un’autentica cultura comunitaria in tale settore». Suggerisce quindi la creazione di una Scuola giudiziaria europea per giudici, procuratori e altri attori giuridici. Chiede inoltre di «gestire e sviluppare ulteriormente il programma di scambi per le autorità giuridiche.
I deputati rilevano infine come «le azioni finalizzate allo sviluppo dello spazio di giustizia penale comunitario, non possano che basarsi su un monitoraggio obiettivo, imparziale, trasparente, preciso e continuo dell'attuazione delle politiche e degli strumenti giuridici dell'Unione». Raccomandano quindi di istituire, insieme a Commissione e Parlamento europeo, un sistema di monitoraggio e valutazione dell’attuazione delle politiche e degli strumenti giuridici UE in questo settore. Tale apparato dovrebbe in particolare «analizzare l’impatto delle politiche comunitarie sul campo e sulla gestione ordinaria della giustizia, oltre che la sua qualità, efficienza, integrità, come pure il livello di applicazione della giurisprudenza della Corte di giustizia europea e della Corte dei diritti dell'uomo da parte degli Stati membri».

VERSO NUOVE NORME PER LE PROCEDURA DI ASILO

Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 6.5.2009 - Votazione: 7.5.2009

Il Parlamento accoglie con favore il pacchetto normativo volto a migliorare il sistema di asilo UE e i diritti dei richiedenti asilo. Propone però degli emendamenti che intendono rafforzare ulteriormente la tutela dei rifugiati e la solidarietà tra gli Stati membri affinché, in caso di sovraccarico delle domande, i richiedenti siano ricollocati in un paese diverso da quello che ha concesso la protezione internazionale. Propone anche adeguamenti tecnici alla banca dati delle impronte digitali.

Il "pacchetto" comprende quattro proposte legislative: una direttiva riguarda la revisione della direttiva sull'accoglienza, un regolamento intende migliorare il sistema di Dublino sulla gestione delle domande, un altro riguarda la revisione del sistema Eurodac, un sistema informatico di confronto delle impronte digitali, e l'ultimo prevede la creazione di un ufficio europeo che abbia il compito di assistere gli Stati membri nella gestione delle domande di asilo. Non essendoci un accordo con il Consiglio sugli emendamenti adottati, l'esame delle proposte proseguirà nel corso della prossima legislatura.

Revisione della direttiva sull'accoglienza: rafforzare i diritti dei richiedenti asilo
Approvando con 431 voti favorevoli, 69 contrari e 43 astensioni la prima relazione, il Parlamento accoglie con favore la proposta di revisione della direttiva sull'accoglienza volta a rafforzare i diritti dei richiedenti asilo e le loro condizioni, definendo i criteri che debbono essere garantiti per quanto riguarda l'alloggio, il vitto, il vestiario, le cure sanitarie, l'aiuto finanziario, la libertà di movimento e l'accesso al lavoro. La proposta prevede inoltre disposizioni specifiche per la protezione di persone particolarmente vulnerabili, come i minori, i minori non accompagnati, le donne in gravidanza e le vittime di torture e violenze.
Più in particolare, per quanto riguarda il trattenimento dei richiedenti asilo, la proposta precisa che una decisione in tal senso deve essere presa caso per caso e non deve avere luogo in istituti penitenziari, bensì in centri specializzati. In ogni caso, dovrebbe essere vietato il trattenimento di minori non accompagnati. Inoltre andrebbero fornite garanzie giuridiche contro il trattenimento arbitrario. La decisione, comunque, spetterebbe unicamente alle autorità giudiziarie. Provvedimenti amministrativi dovrebbero intervenire solamente in caso di urgenze ed essere confermati dalla giustizia entro 72 ore. In assenza di decisione, il richiedente dovrebbe essere rilasciato immediatamente.
Il Parlamento aggiunge che i richiedenti asilo dovrebbero inoltre essere informati in una lingua che capiscono, o che si può ragionevolmente supporre che essi capiscano. I rifugiati "in stato di trattenimento", inoltre dovrebbero beneficiare di un'assistenza legale necessaria, anche gratuita se lo richiedono, nonché delle cure sanitarie e del sostegno psicologico adeguato. Le procedure amministrative connesse alla domanda d'asilo dovrebbero essere espletate rapidamente, mentre i ritardi non causati dal richiedente non dovrebbero giustificare un prolungamento del trattenimento. Inoltre, l'accesso al lavoro dovrebbe essere garantito entro un termine massimo di sei mesi dalla richiesta di protezione internazionale. Ai minori, poi, andrebbe garantito l'accesso all'istruzione al più tardi entro tre mesi.
Gli Stati membri dovrebbero verificare, sin dal deposito della domanda di protezione internazionale, se il richiedente ha necessità particolari. Secondo i deputati, le persone vulnerabili, come i minori, le donne in gravidanza e le vittime di torture e violenze (incluse le mutilazioni genitali femminili) dovrebbero ricevere un'attenzione adeguata. Più in particolare, le vittime di torture dovrebbero essere indirizzate rapidamente verso un centro di cura appropriato alla loro situazione, e gli Stati membri dovrebbero favorire il ricongiungimento familiare e nominare dei tutori per consigliare e proteggere i minori non accompagnati.

Regolamento di Dublino: ricollocazione dei richiedenti asilo
Una seconda proposta del pacchetto mira a migliorare il "regolamento di Dublino" del 2003 che aveva lo scopo di garantire l'accesso alla procedura di domanda di asilo e l'accesso a un suo esame rapido, evitando al contempo le domande multiple depositate da uno stesso richiedenti in diversi paesi UE. La proposta intende garantire norme di protezione più elevate per le persone e migliorare la risposta a situazioni nelle quali le capacità di accoglienza e i sistemi di asilo degli Stati membri sono sottoposti a una pressione particolare. Fissa dei termini per rendere più efficace e rapida la procedura volta a determinare lo Stato responsabile. Prevede inoltre un insieme di misure volte a garantire che siano coperte le necessità dei richiedenti asilo e che siano previste delle garanzie sufficienti, in particolare per quanto riguarda il ricorso contro le decisioni di trasferimento, che include il diritto all'assistenza legale, alla rappresentanza e al ricongiungimento familiare. Riafferma poi il principio che nessuno deve essere trattenuto per il solo motivo di aver presentato una richiesta di protezione internazionale.
Approvando con 398 voti favorevoli, 56 contrari e 65 astensioni la seconda relazione, il Parlamento sostiene questo principio, ma propone di migliorare la solidarietà tra gli Stati membri con l'introduzione di strumenti obbligatori, come la costituzione di squadre di esperti nazionali che assistano gli Stati membri confrontati a un importante numero di domande di asilo e l'istituzione di un programma di ricollocazione che mira a permettere ai beneficiari della protezione internazionale di essere accolti da uno Stato membro diverso da quello che ha concesso loro l'asilo.

Migliorare il funzionamento di Eurodac, la banca dati delle impronte digitali
Il sistema di Dublino non potrebbe funzionare senza uno strumento che permette d'identificare i cittadini stranieri che abbiano già inoltrato una domanda di asilo in un altro Stato membro. Eurodac è un sistema informatico di confronto delle impronte digitali in funzione dal 2003. La proposta della Commissione intende migliorare il funzionamento generale del sistema, chiarire le diverse tappe del suo funzionamento e definire regole in materia di protezione dei dati. A quest'ultimo proposito, ad esempio, gli Stati membri sarebbero tenuti a cancellare i dati non più necessari ai fini per i quali erano stati raccolti. Approvando con 445 voti favorevoli, 76 contrari e 8 astensioni la relazione, il Parlamento sostiene questa impostazione proponendo al contempo talune precisazioni tecniche.

Creazione di un ufficio per assistere gli Stati membri
La Commissione propone infine di istituire un Ufficio europeo, che prenderebbe la forma di un'agenzia di regolazione, per offrire sostegno in materia di asilo. Sarebbe incaricato di agevolare e rafforzare la cooperazione pratica tra gli Stati membri e contribuire così a un'attuazione migliore del regime comune d'asilo.
Adottando con 467 voti favorevoli, 42 contrari e 18 astensioni la terza relazione, il Parlamento approva la creazione di tale agenzia, ma auspica che questa sviluppi, in collaborazione con l'Alto Commissariato ONU per i rifugiati e le ONG, delle formazioni in materia di asilo destinate ai membri delle amministrazioni nazionali. Inoltre, l'agenzia dovrebbe istituire un sistema di allerta rapido che permetta agli Stati membri e alla Commissione di anticipare gli eventuali afflussi di massa di richiedenti asilo, nonché un sistema di solidarietà obbligatoria per la ricollocazione dei beneficiari della protezione internazionale fornita da uno Stato membro il cui sistema di asilo è sovraccarico.
La proposta è corredata di una decisione volta ad agevolare il finanziamento del Ufficio europeo tramite la riallocazione di una parte del Fondo europeo per i rifugiati. Questa iniziativa è sostenuta dalla quarta relazione, approvata dall'Aula con 482 voti favorevoli, 40 contrari e 19 astensioni.

 

FUTURO DELL'EUROPA/INTEGRAZIONE EUROPEA

 

TRATTATO DI LISBONA: PIÙ POTERI AL PARLAMENTO EUROPEO

Il Parlamento accoglie con favore il rafforzamento dei suoi poteri, soprattutto legislativi, che deriverebbe dal Trattato di Lisbona. Nel chiedere agli Stati membri interessati di modificare le loro legislazioni per consentire l'attribuzione dei seggi supplementari previsti dal nuovo trattato, auspica che la scelta del Presidente della prossima Commissione e delle altre alte cariche UE avvenga dopo le elezioni di giugno tenendo conto del responso delle urne.

«Il Trattato di Lisbona aumenta l'equilibrio istituzionale dell'Unione nella misura in cui rafforza le funzioni chiave di ognuna delle istituzioni politiche». Secondo la relazione - approvata con 363 voti favorevoli, 93 contrari e 19 astensioni - gli elementi essenziali del "metodo comunitario", il diritto di iniziativa della Commissione e il processo decisionale congiunto di Parlamento europeo e Consiglio, sono stati tutelati e potenziati.
I deputati si compiacciono del fatto che il Trattato di Lisbona riconosca pienamente il Parlamento europeo come uno dei due rami dell'autorità legislativa e di bilancio dell'Unione e che le sue funzioni in relazione al controllo politico vengano rafforzate e addirittura estese, sebbene in misura minore, al settore della PESC. Prendono poi atto delle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo, rilevando che l'attuazione di tali misure renderà necessaria una modifica del diritto primario. In tale contesto, invitano gli Stati membri ad adottare tutte le necessarie disposizioni giuridiche nazionali «al fine di consentire la pre-elezione, nel giugno 2009, dei 18 membri supplementari del Parlamento europeo in modo che possano sedere in Parlamento in qualità di osservatori a partire dalla data di entrata in vigore del Trattato di Lisbona».
Riguardo alla nomina delle alte cariche UE, i deputati ritengono che «la scelta delle persone chiamate ad occupare la carica di Presidente del Consiglio europeo, di Presidente e Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante), dovrebbe tenere conto delle rispettive competenze dei candidati» e, in caso di esito positivo del referendum in Irlanda, dovrebbe aver luogo dopo l'entrata in vigore del Trattato. Più in particolare, ritengono che «la procedura di nomina dovrebbe essere attuata dopo le elezioni al Parlamento europeo in modo da poter tener conto dei risultati elettorali, che svolgeranno un ruolo essenziale nella scelta del Presidente della Commissione».
Sostengono poi che la possibile entrata in vigore del Trattato di Lisbona entro la fine del 2009, richieda un accordo politico tra Consiglio e Parlamento al fine di garantire che la procedura per la nomina della futura Commissione e per la scelta del suo Presidente, rispetti comunque la sostanza dei poteri riconosciuti in materia al Parlamento europeo. Anche perché l'elezione del Presidente della Commissione da parte del Parlamento europeo su proposta del Consiglio europeo, attribuirà una natura «marcatamente politica» alla sua designazione. Tale processo, inoltre, ne aumenterà la legittimità democratica e ne rafforzerà la posizione sia nell'ambito della Commissione sia nei rapporti interistituzionali in genere. Ricordano inoltre che, qualora il secondo referendum in Irlanda dovesse avere un esito negativo, il trattato di Nizza sarà comunque pienamente applicabile e, pertanto, il numero dei Commissari sarà inferiore al numero di Stati membri.
Il Parlamento ritiene inoltre che il riconoscimento formale del Consiglio europeo quale istituzione autonoma separata, comporti una nuova definizione del suo ruolo per fornire il necessario impulso politico e definire orientamenti e priorità generali dell'attività dell'Unione. Sottolinea in particolare «il ruolo di guida che deve svolgere nel settore delle azioni esterne, in cui sono di importanza fondamentale i suoi compiti di identificazione degli interessi strategici e la determinazione degli obiettivi e degli orientamenti generali di detta politica». Si compiace inoltre dell'istituzione di una presidenza fissa a lungo termine del Consiglio europeo «che contribuirà a garantire una maggiore continuità, efficacia e coerenza del lavoro ... e quindi dell'azione dell'Unione». Rimarca poi il ruolo essenziale che il Presidente del Consiglio europeo dovrà svolgere nella vita istituzionale dell'Unione, in quanto «incaricato di portarne avanti l'attività, garantire la preparazione e la continuità del suo lavoro (...) e rappresentare all'esterno l'Unione per quanto concerne la PESC, al proprio livello e senza compromettere le funzioni del Vicepresidente della Commissione».
In riferimento al ruolo del Consiglio, si compiace dei progressi compiuti nel Trattato di Lisbona verso la considerazione del ruolo come secondo ramo dell'autorità legislativa e di bilancio dell'Unione e sottolinea il ruolo essenziale conferito al Consiglio Affari generali al fine di garantire la coerenza e la continuità dell'attività delle diverse formazioni. Riconoscendo a tal proposito le difficoltà connesse al coordinamento tra le diverse composizioni del Consiglio a causa del nuovo sistema delle presidenze, i deputati sottolineano l'importanza delle "nuove troike" fisse di 18 mesi (gruppi di tre Presidenze) che «condivideranno le Presidenze delle diverse formazioni del Consiglio e del COREPER, per garantire la coerenza e la continuità del lavoro nel suo insieme e assicurare la cooperazione interistituzionale».
I deputati considerano la creazione del Vicepresidente della Commissione-Alto rappresentante "a doppio incarico" un passo fondamentale per garantire la coerenza, l'efficacia e la visibilità di tutta l'azione esterna dell'Unione. Ritengono inoltre che il Trattato di Lisbona costituisca un efficace sistema operativo per la rappresentanza esterna dell'Unione e sottolineano l'importanza del coordinamento e della cooperazione tra le diverse parti responsabili al fine di evitare conflitti di competenze e garantire la coerenza e la visibilità dell'Unione all'esterno. Propongono quindi una precisa articolazione per definire le competenze del Presidente del Consiglio europeo, del Presidente della Commissione, dell'Alto rappresentante per quanto riguarda la rappresentanza esterna dell'UE.

Nuove competenze e prerogative del Parlamento europeo
Approvando la relazione con 441 voti favorevoli, 77 contrari e 18 astensioni, il Parlamento afferma anzitutto che «il Trattato di Lisbona rafforzerà considerevolmente la legittimità democratica dell'Unione europea, estendendo i poteri di codecisione del Parlamento».
Si compiace del fatto che lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia sia pienamente integrato nel Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e che la maggior parte delle decisioni concernenti le politiche nel campo della giustizia civile, dell'asilo, dell'immigrazione e dei visti, nonché la cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, siano soggette alla procedura legislativa ordinaria (l'attuale codecisione). Ritiene inoltre che il ricorso a tale procedura nel settore della politica agricola comune e per quanto riguarda l'attuazione dei Fondi strutturali «migliori la responsabilità democratica dell'Unione europea», dal momento che il Parlamento potrà colegiferare su un piano di parità con il Consiglio in tutta la legislazione del settore.
I deputati rilevano inoltre che «il Trattato di Lisbona introduce modifiche radicali a livello di finanze dell'Unione, in particolare per quanto riguarda le relazioni interistituzionali e le procedure decisionali». Si compiacciono quindi del fatto che l'adozione del regolamento finanziario sarà soggetta alla procedura legislativa ordinaria, e che «il bilancio nel suo complesso debba essere adottato congiuntamente dal Parlamento e dal Consiglio», in conformità del quadro finanziario pluriennale e dell'abolizione della distinzione tra spese obbligatorie e non obbligatorie.
Sottolineano poi che l'ampliamento dell'azione esterna dell'Unione prevista dal Trattato, richiede un nuovo equilibrio interistituzionale che garantisca un adeguato controllo democratico da parte del Parlamento. Accolgono con favore il fatto che l'approvazione del Parlamento sarà richiesta per tutta una serie di accordi internazionali firmati dall'Unione e sottolineano che la Commissione avrà l'obbligo giuridico di informarlo sui progressi compiuti circa negoziati e conclusioni. A tale proposito la invitano insieme al Consiglio a considerare l'ipotesi di fornire al Parlamento una definizione concreta della sua partecipazione in tutte le fasi che portano alla conclusione di un accordo internazionale.
Il Parlamento sottolinea inoltre che «il Presidente della Commissione sarà eletto dal Parlamento europeo, su proposta del Consiglio europeo, tenendo conto delle elezioni per il Parlamento europeo», e che «il Vicepresidente della Commissione sarà soggetto a un voto di approvazione del Parlamento europeo (...), in quanto Collegio, oltre che a quello di censura, e sarà tenuto a render conto del suo operato al Parlamento». Plaude poi al nuovo ruolo consultivo che gli sarà conferito riguardo alla modifica della composizione del consiglio direttivo della BCE e al fatto che le agenzie, in particolare Europol ed Eurojust, saranno soggette a un maggiore controllo parlamentare.

Background - I deputati al Parlamento europeo
Il numero di deputati europei è cresciuto in parallelo ai successivi ampliamenti dell'UE. Dal 2007, il Parlamento europeo è composto di 785 deputati provenienti dai 27 Stati membri. Tuttavia, il Trattato di Nizza, modificato a seguito dell'adesione di Romania e Bulgaria, sancisce che il numero totale di deputati sarà pari a 736 a partire dalle elezioni del 2009.
Se il Trattato di Lisbona entrerà in vigore dopo le elezioni del 2009, il numero totale di eurodeputati salirà temporaneamente a 754, così come deciso dal Consiglio europeo nel dicembre 2008. Infatti, il Trattato assegna 4 seggi supplementari alla Spagna, 2 a Francia, Austria e Svezia, e 1 a Italia, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi, Lettonia, Slovenia e Malta. La Germania, che sarebbe l'unico Stato membro a "perdere" deputati con il nuovo Trattato (-3), sarà invece autorizzata a mantenere i suoi 99 seggi fino alla prossima tornata elettorale del 2014.

SVILUPPARE LE RELAZIONI TRA PE E PARLAMENTI NAZIONALI
Doc. A6-0133/2009

Relazione sullo sviluppo delle relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali nel quadro del Trattato di Lisbona
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 6.5.2009 - Votazione: 7.5.2009

Occorre intensificare i rapporti tra parlamenti nazionali e PE tramite nuove forme di dialogo pre e post-legislativo, nonché esortare i legislatori nazionali a rafforzare il controllo sulle modalità con cui i governi attuano il diritto comunitario in quello nazionale, gestiscono i fondi UE, applicano politiche e programmi di finanziamento europeo. È quanto sostiene il Parlamento affermando poi la necessità di aumentare i poteri dei parlamenti nazionali in relazione al principio di sussidiarietà.

Tra le varie innovazioni introdotte dal Trattato di Lisbona, figurano nuove competenze accordate ai parlamenti nazionali che li incoraggiano a partecipare sin dalle prime fasi, al processo di definizione delle politiche europee. Approvando la relazione con 379 voti favorevoli, 65 contrari e 16 astensioni, il Parlamento sottolinea che «per la prima volta i parlamenti nazionali acquisiscono un ruolo definito in materia di questioni comunitarie, ruolo che è distinto da quello dei rispettivi governi nazionali e che contribuisce a rafforzare il controllo democratico e ad avvicinare l'Unione ai cittadini».
L'aumento dei poteri dei parlamenti nazionali per quanto concerne il rispetto del principio di sussidiarietà, inoltre, «consentirà di esercitare tempestivamente un’influenza e un controllo sulla legislazione europea, contribuendo a migliorare il processo legislativo e la coerenza della legislazione a livello comunitario». I deputati esortano poi i parlamenti nazionali a intensificare i loro sforzi, per obbligare i governi membri a rendere conto della gestione dei fondi UE, «a controllare il modo in cui attuano il diritto comunitario in quello nazionale, e il modo in cui applicano le politiche e i programmi di finanziamento dell'UE a livello di Stato, regioni ed enti locali».
Il Parlamento nota con soddisfazione che «le sue relazioni con i parlamenti nazionali e i loro membri hanno registrato negli ultimi anni un’evoluzione piuttosto positiva», in particolare grazie ad alcune forme di attività congiunta. E' del parere, tuttavia, che occorra sviluppare nuove forme di dialogo pre e post-legislativo fra le due parti. Afferma quindi che «le periodiche riunioni bilaterali congiunte fra le commissioni specializzate omologhe e le riunioni interparlamentari ad hoc a livello di commissioni, andrebbero mantenute e sviluppate sistematicamente in una rete permanente di commissioni omologhe». Aggiunge inoltre che esse potrebbero «essere precedute o seguite da incontri bilaterali ad hoc per affrontare specifiche preoccupazioni nazionali». Dichiara poi di voler seguire in modo più sistematico il dialogo prelegislativo fra i parlamenti nazionali e la Commissione (la cosiddetta “iniziativa Barroso”), al fine di «essere informato della posizione dei parlamenti nazionali sin dalla prima fase del processo legislativo».
Inoltre, per dare un contributo effettivo alla creazione di uno spazio politico europeo, il Parlamento accoglierebbe con favore l'idea di concedere agli eurodeputati «il diritto di essere invitati una volta l'anno a prendere la parola nelle sedute plenarie dei parlamenti nazionali, di partecipare in veste consultiva alle riunioni delle commissioni per gli affari europei, di prendere parte alle riunioni delle commissioni specializzate ogniqualvolta siano in discussione atti legislativi comunitari pertinenti, oppure di partecipare, in veste consultiva, alle riunioni dei rispettivi gruppi politici».
Relativamente al ruolo della Conferenza degli organismi specializzati negli affari comunitari ed europei dei parlamenti dell'Unione europea, è del parere che il suo ruolo politico dovrà essere definito in cooperazione con i parlamenti nazionali e le attività da svolgere al suo interno dovranno «essere complementari e non frammentate o utilizzate abusivamente all'esterno». Tale organismo dovrebbe quindi rimanere una sede di scambio d’informazioni e di discussione su questioni politiche generali, e le informazioni e le discussioni dovrebbero concentrarsi sulle attività legislative concernenti lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia e sul rispetto del principio di sussidiarietà a livello di Unione europea.

UN DIRITTO D'INIZIATIVA LEGISLATIVA PER I CITTADINI DELL'UE Doc. A6-0043/2009

Relazione recante richiesta alla Commissione di presentare una proposta di regolamento per l’attuazione dell’iniziativa dei cittadini
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 6.5.2009 - Votazione: 7.5.2009

Il Parlamento sollecita la Commissione a presentare una proposta di regolamento, che tenga conto delle sue raccomandazioni, sull'attuazione pratica dell'iniziativa dei cittadini prevista dal Trattato di Lisbona. Si tratta di un'innovazione istituzionale che permetterebbe a un milione di cittadini europei di invitare la Commissione a presentare proposte legislative su materie in cui giudicano necessario un atto giuridico dell'Unione.

Il Trattato di Lisbona prevede l'introduzione dell'iniziativa dei cittadini, che consente ai residenti dell'Unione, di invitare la Commissione a presentare una proposta su materie in merito alle quali ritengono necessario un atto giuridico dell'Unione.
Approvando la relazione con 380 voti favorevoli, 41 contrari e 29 astensioni, il Parlamento chiede alla Commissione di presentare, «immediatamente dopo l'entrata in vigore del Trattato», una proposta di regolamento sull'iniziativa in questione, tenendo debitamente conto di una serie di raccomandazioni. I cittadini europei potrebbero così svolgere un ruolo diretto nell'esercizio del potere di sovranità dell'Unione europea, essendo coinvolti per la prima volta direttamente nell'avvio di proposte legislative comunitarie».
Il regolamento in questione, è precisato, dovrà essere «chiaro, semplice e di facile consultazione» e comprendere elementi pratici connessi con la definizione di un'iniziativa dei cittadini in modo che non sia confuso con il diritto di petizione.
Il Parlamento sostiene che un'iniziativa dei cittadini dovrebbe essere ricevibile soltanto se contiene un invito alla Commissione a presentare una proposta per un atto giuridico dell'Unione, se l'atto richiesto non è manifestamente contrario ai principi generali del diritto comunitario, se l’Unione ha competenza legislativa nella materia e se la Commissione ha la facoltà di presentare una proposta nel caso in specie.
La proposta, inoltre, dovrebbe essere sostenuta da almeno un milione di cittadini dell'Unione che godono del diritto di voto che provengono da almeno un quarto degli Stati membri e se almeno 1/500 della popolazione di ciascuno dei essi sostiene l'iniziativa.
La Commissione potrebbe respingere l'iniziativa solo per motivi giuridici e mai per considerazioni di opportunità politica. Le proposte registrate con successo dovrebbero essere consultabili pubblicamente sulle sue pagine Internet.
Successivamente spetterebbe agli organizzatori dell'iniziativa presentare la proposta alla Commissione, e alla stessa giudicarne la rappresentatività.
L'iniziativa si concluderebbe quindi con l’esame obiettivo e con la presa di posizione ufficiale da parte della Commissione chiamata a pronunciarsi entro tre mesi sull’invito a presentare una proposta. La decisione adottata sarebbe indirizzata sia agli organizzatori a titolo individuale sia alla collettività e sarebbe pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Al Parlamento spetterebbe il compito politico di monitorare la procedura.

l'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

 

TRASPORTI

 

TRASPORTO AEREO: SLOT CONFERMATI PER L'ESATE 2010
Doc. A6-0274/2009

Relazione sulla proposta di regolamento che modifica il regolamento (CEE) n. 95/93 relativo a norme comuni per l'assegnazione di bande orarie negli aeroporti della Comunità
Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 7.5.2009 - Votazione: 7.5.2009

Le compagnie aeree potranno conservare le proprie bande orarie (slot) durante l'estate 2010, anche se ne hanno utilizzato meno dell'80% nel 2009. E' quanto prevede un regolamento adottato dal Parlamento che intende così aiutarle a far fronte alla crisi economica che ha colpito anche l'aviazione civile. La diminuzione del traffico passeggeri e merci ha infatti indotto alcune linee aeree a ridurre il numero di voli.

Dai dati pubblicati il 26 febbraio 2009 emerge che tra il gennaio 2008 e il gennaio 2009 il traffico passeggeri è diminuito del 5,6% e il traffico merci del 23,2%. La IATA osserva che i vettori europei hanno compensato, in parte, il calo riducendo le capacità nella misura del 3,6%. Con le attuali norme comunitarie, l'assegnazione delle bande orarie nel corso di una determinata stagione è realizzata in base al principio "use-it-or-lose-it", in forza al quale soltanto i trasportatori aerei che possano dimostrare di aver utilizzato le loro bande orarie per almeno l'80% del tempo nel corso della stagione per la quale erano state assegnate avranno diritto alla stessa serie di bande orarie nella stagione successiva.
Approvando un emendamento di compromesso negoziato con il Consiglio dal relatore, il Parlamento ha adottato - con 508 voti favorevoli, 20 contrari e 7 astensioni - una proposta di modifica del regolamento (CEE) n. 95/93 relativo all'assegnazione delle bande orarie che intende consentire alle compagnie aeree di conservare i propri slot per la stagione 2010 anche se non li hanno utilizzati nel 2009 nella misura minima prevista dalla normativa. Obbligandole infatti a mantenere le capacità esistenti in presenza di una domanda notevolmente ridotta, si correrebbe il rischio di aggravare ulteriormente le loro attuali difficoltà economiche. Una misura analoga era già stata presa nel 2001 e nel 2003 per le conseguenze portate dagli attacchi terroristici dell'11 settembre e dall'epidemia di SARS. I deputati non erano d'accordo sulla proposta di affidare alla sola Commissione la decisione su eventuali future modifiche tramite la procedura di comitatologia che non coinvolge il Parlamento. Il compromesso prevede che la Commissione potrà proporre di prorogare in tutto o in parte questo regime per la stagione 2010-2011 se la situazione dovesse continuare a deteriorarsi durante la stagione invernale 2009-2010. Questa eventuale proroga sarà quindi soggetta alla procedura di codecisione, nell'ambito di una proposta di revisione generale del regolamento, e dovrà essere preceduta da una valutazione d'impatto esaustiva che ne esamini le possibili ripercussioni sulla concorrenza e sui consumatori e dovrebbe essere elaborata soltanto nell'ambito di una proposta di revisione generale del regolamento. Il regolamento entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione.

Posizioni contrastanti delle parti interessate
Da una serie di riunioni organizzate dal relatore con le parti interessate, è emerso che le compagnie aeree che applicano una logica di rete si sono mostrate fortemente favorevoli alla misura, mentre i rappresentanti degli aeroporti e delle compagnie aeree low-cost hanno manifestato serie preoccupazioni.
Più in particolare, i rappresentanti delle compagnie aeree che applicano una logica di rete hanno dato risalto al fatto che la sospensione del rapporto 80:20 è assolutamente necessaria alla luce del drastico calo della domanda. A loro giudizio, le compagnie aeree dovrebbero essere autorizzate a ridurre la propria conseguente sovraccapacità senza tuttavia perdere le rispettive bande orarie, anche per garantire il mantenimento del servizio dopo l'avvio della ripresa economica. Hanno inoltre sottolineato che la proposta eviterebbe che le compagnie aeree europee, che non hanno beneficiato di alcuna misura di salvataggio, perdano bande orarie a vantaggio di importanti concorrenti in Cina, India e Giappone, che invece hanno ricevuto cospicui aiuti statali.
I rappresentanti degli aeroporti europei hanno invece sottolineato l'esistenza di lunghe liste d'attesa per le compagnie aeree che intendano occupare bande orarie presso i principali aeroporti d'Europa. Di conseguenza, la misura proposta impedirebbe agli aeroporti di giungere a un uso quanto più efficiente possibile delle proprie limitate capacità. I costi che ne derivano a carico degli aeroporti (in termini di entrate mancate) costituirebbero effettivamente una forma di sovvenzione incrociata da parte dei maggiori aeroporti a favore di alcune compagnie di rete. Hanno inoltre evidenziato che la misura proposta comporterebbe una riduzione dei voli fra nodi centrali (hub) e aeroporti regionali, con un impatto negativo sulle regioni e sulla mobilità dei rispettivi abitanti. Ritengono poi che si tratta di una misura fortemente anticoncorrenziale dal momento che essa crea una barriera contro l'accesso al mercato da parte dei vettori efficienti.
I rappresentanti delle compagnie aeree low-cost hanno espresso ampio accordo in merito alle argomentazioni addotte dai rappresentanti degli aeroporti europei. Pur confermando che l'intero settore è attualmente sottoposto a una notevole pressione, hanno sottolineato che le compagnie aeree low-cost sono state colpite meno duramente dalla crisi rispetto ai vettori di rete. Molte fra le compagnie low-cost sono tuttora redditizie, sono in costante crescita e vorrebbero incrementare le proprie bande orarie presso i principali aeroporti. Consentendo alle compagnie di rete di accumulare bande orarie senza farne uso, ritengono che la proposta della Commissione determini una distorsione della concorrenza, un calo dei voli e un aumento dei prezzi dei biglietti.

 

DIRITTI UMANI

 

DIRITTI UMANI NEL MONDO E POLITICA UE
Doc. A6-0264/2009

Relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2008 e sulla politica dell’Unione europea in materia
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 6.5.2009 - Votazione: 7.5.2009

Il Parlamento condanna il ricorso alla pena di morte e alla tortura, le violenze sessuali verso i bambini e il loro sfruttamento nei conflitti armati. E' quanto sostiene la relazione sui diritti umani nel mondo nel 2008 che chiede di promuovere la ratifica dello statuto del TPI e difendere i diritti delle donne, delle popolazioni indigene e dei rom. Tra gli altri, critica la situazione in Cina, Iran, Russia e Cuba e deplora la mancanza di unità dimostrata dall'UE alla conferenza sul razzismo.

Approvando con 429 voti favorevoli, 36 contrari e 55 astensioni la relazione, il Parlamento riconosce che le attività delle istituzioni dell'UE nel campo dei diritti umani hanno registrato sviluppi positivi, ma ritiene che servano ancora passi in avanti verso una politica coerente e omogenea di affermazione e promozione dei diritti umani nel mondo. Invita quindi Consiglio e Commissione a migliorare la capacità dell'Unione europea di rispondere rapidamente alle violazioni da parte di paesi terzi.

Lotta al terrorismo
Il Parlamento sottolinea che dalla decima relazione annuale dell’Unione europea sui diritti umani emerga che, nonostante le indagini condotte in taluni Stati membri, l'Unione europea non ha eseguito una valutazione dell'operato degli Stati membri rispetto alla politica di lotta al terrorismo adottata dal governo statunitense sotto la presidenza di George Bush.

Pena di morte
Il Parlamento ribadisce che l'UE è contraria alla pena di morte e, accogliendo con favore l’istituzione della giornata europea contro di essa, sottolinea che il divieto di pena capitale costituisce una delle disposizioni principali della Carta dei diritti fondamentali dell'UE. Chiede poi alla Presidenza di incoraggiare Italia, Lettonia, Polonia e Spagna, che non hanno ancora ratificato il protocollo n. 13 della CEDU sull’abolizione della pena capitale in ogni circostanza, a provvedervi.
Accogliendo con favore il progetto di codice penale in Iran, che proibisce la pena di morte per lapidazione, chiede però al parlamento iraniano di approvare la proibizione assoluta della lapidazione. Biasimando inoltre il fatto che il regime continui a comminare la pena capitale a soggetti di età inferiore a 18 anni, sottolinea che l'Iran «è l'unico paese ad aver giustiziato minori autori di reati nel 2008». Conferma quindi la propria condanna del regime iraniano per il suo crescente ricorso alla pena capitale, che lo colloca in seconda posizione, alle spalle della Cina, nella classifica dei paesi con il più alto numero di esecuzioni. Condanna allo stesso modo la Bielorussia, in quanto unico paese europeo che continua ad applicare la pena di morte.

Ratifica dello statuto del Tribunale penale internazionale
Consiglio e Commissione sono invitati a proseguire gli sforzi volti a promuovere la ratifica universale dello Statuto di Roma e l'adozione della necessaria legislazione attuativa nazionale sul Tribunale penale internazionale (TPI). A tal proposito, i deputati si compiacciono delle dichiarazioni favorevoli da parte della nuova amministrazione USA, alla quale chiedono di ripristinare la propria firma e di impegnarsi ulteriormente nei confronti del TPI. Esortano poi tutti gli Stati membri a collaborare pienamente nell'ambito dei meccanismi internazionali di giustizia penale, e in particolare nella consegna dei latitanti alla giustizia.

Lotta alla tortura: una priorità assoluta
Il Parlamento sollecita il Consiglio e la Commissione a «proseguire le iniziative per la ratifica delle convenzioni internazionali che vietano il ricorso alla tortura e ai maltrattamenti e alla disponibilità di servizi di assistenza per la riabilitazione delle vittime». Li invita poi a considerare la lotta contro la tortura e i maltrattamenti come una priorità assoluta della loro politica in materia di diritti umani, in particolare garantendo che gli Stati membri si astengano dall’accettare garanzie diplomatiche da paesi terzi ove vi sia un rischio reale di tali pratiche.

Conferenza di Ginevra sul razzismo
Approvando un emendamento proposto dall'ALDE, il Parlamento esprime delusione «per la mancata assunzione di un ruolo guida da parte del Consiglio e per l'incapacità degli Stati membri di concordare una strategia comune alla Conferenza di revisione di Durban contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l'intolleranza in questo campo». Più in particolare, «deplora vivamente la mancanza di unità e di cooperazione», soprattutto «alla luce dell'atteso rafforzamento della politica estera dell'UE nel quadro del nuovo trattato UE». Cionondimeno, si compiace del consenso raggiunto riguardo a un documento finale che «tutela pienamente il diritto alla libertà di espressione quale definita dal diritto internazionale, esprime e ribadisce l'appello alla tutela dei diritti dei migranti e riconosce l'esistenza di molteplici e gravi forme di discriminazione». Accogliendo un emendamento del PPE/DE, l'Aula condanna però il discorso del Presidente Mahmoud Ahmadinejad, «che ha contraddetto lo spirito e lo scopo della conferenza, ovvero sconfiggere la piaga del razzismo».

Diritti delle donne e orientamento sessuale
I deputati si compiacciono del fatto che nel secondo semestre del 2008, la Presidenza francese abbia identificato la problematica situazione delle donne come «nuova priorità dell'azione comunitaria nell'ambito dei diritti umani», con particolare riguardo alla necessità di affrontare le tragiche conseguenze dei fenomeni di violenza fondata sul genere e dei femminicidi. Approvano l'adozione di nuovi orientamenti per una strategia globale volta a rafforzare l'azione comunitaria e a migliorare la sicurezza delle donne, in particolare nei paesi colpiti dai conflitti. Deplorando tuttavia il fatto che il Parlamento non sia stato coinvolto più da vicino nella redazione di tali nuovi orientamenti, rilevano carenze nello sviluppo di politiche e azioni dell’Unione europea in materia di diritti umani delle donne.
Con 199 voti favorevoli, 253 contrari e 61 astensioni, l'Aula ha respinto un emendamento presentato dall'ALDE che sottolineava l'importanza di promuovere i diritti in materia di salute sessuale e riproduttiva nella lotta contro lo HIV/AIDS. In tale contesto, condannava «fermamente» le recenti dichiarazioni con cui Papa Benedetto XVI «ha bandito l'uso del preservativo avvertendo che il suo uso potrebbe addirittura determinare un aumento del rischio di contagio», temendo che tali dichiarazioni ostacoleranno gravemente la lotta contro lo HIV/AIDS. Invitava infine gli Stati membri «ad agire insieme per promuovere i diritti e l'educazione in materia di salute sessuale e riproduttiva, anche riguardo all'uso del preservativo quale strumento efficace nella lotta contro questo flagello». Approvando un altro emendamento dell'ALDE - con 458 voti favorevoli, 48 contrari e 10 astensioni - il Parlamento accoglie con favore la «dichiarazione innovativa», sostenuta da 66 nazioni tra cui tutti gli Stati membri dell'UE, presentata all'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2008, con cui si conferma che «la protezione internazionale dei diritti dell'uomo include l'orientamento sessuale e l'identità di genere e si riafferma il principio di non discriminazione, il quale richiede che i diritti umani si applichino allo stesso modo ad ogni essere umano, prescindendo dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere».

Diritti dei minori: conflitti armati e violenze sessuali
Il Parlamento condanna fermamente le gravi violazioni dei diritti dei bambini, l’arruolamento e il loro impiego nei conflitti armati in Ciad, Iraq, Sri Lanka, Birmania, Filippine, Somalia, Congo e Burundi. Rileva poi con soddisfazione che «l’Unione europea ha incaricato gli ambasciatori di redigere singole strategie per i 13 paesi prioritari, per fornire informazioni su sei questioni tematiche: reclutamento, uccisione e menomazione, attacchi contro scuole e ospedali, blocco dell’accesso umanitario, violenze sessuali e di genere, violazioni e abusi». Accoglie inoltre con favore l’adozione nel giugno 2008 delle conclusioni del Consiglio europeo sui diritti del bambino, in particolare su quelli coinvolti nei conflitti armati. Richiamando l'attenzione sugli abusi e sullo sfruttamento sessuale nei confronti di milioni di minori nel mondo, chiede a Consiglio, Commissione e Stati membri di fare tutto il possibile nel prevenirli, combatterli e tutelare i diritti delle vittime minorenni promuovendo la cooperazione in ambito nazionale e internazionale.

Popolazioni indigene e Rom
I deputati sostengono l'adozione da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite della dichiarazione sui diritti delle popolazioni indigene, che creerà un contesto in cui gli Stati potranno tutelare e promuovere i diritti delle popolazioni indigene «senza esclusioni o discriminazioni». Ribadiscono poi l’invito a sviluppare una strategia quadro per i Rom a livello europeo, in considerazione della particolare situazione sociale di questa comunità nell’UE, nei paesi candidati e nei paesi partecipanti alla politica di stabilizzazione ed associazione. Esprimono inoltre soddisfazione per il primo vertice europeo a loro dedicato.

Situazione in alcuni paesi terzi: Cina, Iran, Russia, Cuba, Gaza
Oltre alla questione della pena di morte, il Parlamento esprime inquietudine per le gravi violazioni in Cina e rimarca che, malgrado le promesse fatte dal regime in vista dei Giochi olimpici di agosto 2008, la situazione non è migliorata nel paese. Sottolinea quindi la necessità di una «radicale intensificazione e di un ripensamento» del dialogo tra l'Unione europea e la Cina in materia di diritti umani. Più in particolare, condanna il rafforzamento delle restrizioni imposte nei confronti dei difensori dei diritti umani prima dei Giochi olimpici «controllando i loro spostamenti e sottoponendoli a vari livelli di arresti domiciliari e di sorveglianza e di controllo senza precedenti». Rileva, inoltre che le restrizioni alla libertà di associazione, di espressione e di religione sono state ulteriormente intensificate e che il sistema giuridico «rimane esposto a interferenze arbitrarie spesso politicamente motivate».
Condanna poi duramente le repressioni nei confronti dei tibetani a seguito dell'ondata di proteste che hanno interessato tutto il Tibet dal 10 marzo 2008, e chiede il rilancio di un dialogo sincero e orientato ai risultati tra entrambe le parti, sulla base del “memorandum su un'autentica autonomia per il popolo del Tibet".
I deputati osservano inoltre con apprensione il peggioramento della situazione in Iran in materia di diritti umani nel 2008 e il permanere di restrizioni alla libertà di espressione e di assemblea. A tale riguardo, si dicono gravemente preoccupati per la repressione di giornalisti, scrittori, studiosi e attivisti nel campo dei diritti delle donne e dei diritti umani, nonché delle minoranze etniche e religiose presenti sul territorio. Constatano inoltre con profonda preoccupazione che nel 2008 l’Iran ha proseguito nella repressione dei difensori indipendenti dei diritti umani e che permangono nel paese gravi violazioni. Deplorano quindi l’arresto, la tortura e l’incarcerazione arbitraria degli attivisti e l’attuale politica del governo iraniano «volta a osteggiare l’operato di insegnanti ed esponenti del mondo accademico e a impedire agli studenti di accedere all’istruzione superiore».
I deputati si rammaricano poi del fatto che l'Unione europea abbia ottenuto finora «scarsi risultati» nel favorire cambiamenti politici in Russia, in particolare per quanto riguarda l'impunità e l'indipendenza della magistratura, dei mezzi d'informazione e la libertà di espressione, nonché il trattamento di prigionieri politici, minoranze etniche e religiose e le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale. Guardano inoltre con inquietudine alle difficoltà incontrate dalle ONG a e svolgere le proprie attività. Invitano poi la Russia, «in qualità di forza di occupazione in Georgia», al rispetto dei diritti umani in Abkhazia e nell’Ossezia meridionale, ivi compreso il diritto dei cittadini di fare ritorno alle proprie case, e chiede il dispiegamento in queste due regioni di osservatori internazionali incaricati della verifica del rispetto dei diritti dell'uomo.
Approvando con 464 voti favorevoli, 35 contrari e 19 astensioni un emendamento del PPE/DE, il Parlamento esorta il governo cubano «a liberare immediatamente tutti i prigionieri politici e di coscienza e a riconoscere a tutti i cubani il diritto di entrare e di uscire liberamente dal paese». In proposito, considera «inaccettabile» che un paese con il quale l'UE ha ripreso un dialogo politico su ogni sorta di questioni, inclusi i diritti umani, debba vietare ai vincitori del Premio Sacharov Oswaldo Payá Sardiñas e alle "Donne in bianco" di partecipare alla cerimonia per il ventennale del premio. Più in generale, respinge con fermezza «le violenze sistematiche e le ripetute molestie nei confronti dei vincitori del premio Sacharov».
Infine, facendo proprio un emendamento del PSE (280 sì, 191 no, 17 astenuti), l'Aula deplora vivamente la recente scalata militare e l'ulteriore deterioramento della situazione umanitaria a Gaza ed esprime allo stesso tempo la sua solidarietà incondizionata alla popolazione civile nel Sud di Israele. Ma esorta tutte le parti a garantire un cessate il fuoco permanente e accoglie con favore la decisione dell'UNHRC di nominare una missione conoscitiva indipendente per indagare su crimini di guerra e su gravi violazioni dei diritti umani perpetrati da tutte le parti durante il recente conflitto a Gaza.

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni

 

RICERCA

 

LIMITARE I TEST SUGLI ANIMALI SENZA OSTACOLARE LA RICERCA
Doc. A6-0240/2009

Relazione sulla proposta di direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici
Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 4.5.2009 - Votazione: 5.5.2009

Il Parlamento si è pronunciato su una proposta di direttiva volta a rafforzare l'armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di sperimentazioni sugli animali. L'obiettivo è di ridurre questo tipo di test e di promuovere metodi alternativi. Numerosi emendamenti tendono a trovare un equilibrio tra l'esigenza di garantire il benessere degli animali e quella di non penalizzare la ricerca.

Nell’UE a 27 ogni anno vengono impiegati circa 12 milioni di animali nelle procedure scientifiche. Approvando con 540 voti favorevoli, 66 contrari e 34 astensioni la relazione, il Parlamento accoglie con favore la proposta della Commissione volta a rafforzare l'armonizzazione delle misure relative alla protezione degli animali utilizzati o destinati a essere utilizzati a fini scientifici. Anche perché le numerose lacune della direttiva 86/609/CEE sulla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici hanno fatto sì che alcuni Stati membri si sono dotati di misure di portata molto più ampia nella legislazione nazionale di attuazione, mentre altri applicano solo le norme minime. Non essendoci un accordo con il Consiglio la procedura legislativa dovrà proseguire con il nuovo Parlamento.
Il Parlamento sostiene la richiesta agli Stati membri di assicurare che il numero di animali usati nei progetti sia ridotto al minimo senza compromettere gli obiettivi del progetto. Facendo proprio un emendamento avanzato dal PPE/DE, precisa poi che laddove esistono metodi di prova, sperimentazioni o altre attività scientifiche che, pur non prevedendo l'uso di animali vivi, risultano soddisfacenti per ottenere gli esiti auspicati e possono quindi essere utilizzati in sostituzione di una procedura, gli Stati membri dovrebbero assicurare il ricorso a tali metodi alternativi. A condizione, tuttavia, che non siano vietati nello Stato membro interessato.
Specifica inoltre che «non sono considerati alternativi i metodi di prova che comportano il ricorso a cellule umane embrionali e fetali» e che, per quanto concerne l'utilizzo di questi metodi di prova, «gli Stati membri possono prendere le proprie decisioni etiche».
I deputati concordano poi sul fatto che gli animali randagi e selvatici delle specie domestiche non devono essere utilizzati per i test e sostengono il divieto di ricorrere a animali minacciati di estinzione, come le grandi scimmie, se non ai fini di esperimenti volti a conservare le specie in questione. Tuttavia, visto che taluni aspetti della proposta restringerebbero drasticamente l'uso di primati, ritengono che così si corra il rischio di penalizzare la ricerca europea offrendo vantaggi competitivi ai concorrenti americani e asiatici che hanno norme meno rigorose sul benessere degli animali. Presentano quindi una serie di emendamenti volti a bilanciare meglio queste esigenze e a permettere alla ricerca medica di progredire. Allo stesso tempo propongono delle misure per promuovere alternative ai test sugli animali.
La direttiva fissa le norme relative ai seguenti aspetti:

I deputati respingono la proposta secondo cui gli esperimenti con primati non umani debbano essere solo allo scopo di evitare, diagnosticare o trattare «affezioni umane invalidanti o potenzialmente letali». Ritengono infatti che ciò ostacolerebbe la ricerca in altri campi medici molto importanti. Ricordano, in proposito, che i criteri internazionali impongono studi sui primati non umani prima della sperimentazione sugli essere umani. Ma chiedono alla Commissione di procedere, ogni due anni, a un riesame riguardo all'uso di primati non umani, che valuti l'impatto degli sviluppi delle conoscenze tecnologiche, scientifiche e sul benessere degli animali e fissi obiettivi per l'attuazione di metodi di sostituzione convalidati.

D'altro canto il Parlamento condivide l'obiettivo di porre fine alla cattura di animali selvatici ricorrendo invece alle seconde generazioni di specie nate in laboratorio. Non è però d'accordo sulla metodologia proposta per costituire queste nuove colonie. Chiede quindi alla Commissione di realizzare uno studio di fattibilità per verificare se l'offerta di animali basterà alle esigenze della ricerca europea. Suggerisce inoltre di aumentare da sette a dieci anni il periodo transitorio ipotizzato.

I deputati concordano anche con la proposta di dare, a talune condizioni, la facoltà agli Stati membri di permettere la rimessa in libertà degli animali utilizzati o destinati a essere utilizzati nei test. Precisano tuttavia che, in questo caso, gli animali vanno reinseriti «nel loro habitat naturale» oppure reintrodotti in un sistema di allevamento «adeguato alla specie», e purché non si tratti di animali o primati non umani per fini sperimentali geneticamente modificati.

Un lungo emendamento intende chiarire le definizioni delle tre categorie di dolore causabile durante le sperimentazioni: lieve, moderato e grave. Per evitare la ripetizione del dolore, la Commissione propone di autorizzare l'uso di uno stesso animale solo nei test classificati come a dolore lieve. Per i deputati, tuttavia, il ricorso a criteri troppo rigorosi in questo campo avrebbe la conseguenza di aumentare il numero di animali soggetti a sperimentazione, contraddicendo così un obiettivo della legislazione.
Propongono quindi di autorizzare il "riutilizzo" di animali anche in test classificati come di moderato dolore. Un emendamento dei Verdi, inoltre, chiede di non procedere a test classificati come gravi qualora causino dolore, sofferenza e angoscia «più che transitori» (invece di "prolungati" come propone la Commissione).
D'altro canto, approvando un emendamento del PPE/DE, chiedono che i progetti classificati come "moderati" o "gravi" o quelli concernenti primati non umani non possano essere realizzati senza un'autorizzazione preliminare delle autorità competenti. Tutti gli altri progetti, invece, dovrebbero essere notificati in anticipo «a seguito dell'esame etico effettuato dall'organismo permanente di esame etico dell'istituzione».
Ai fini della riduzione degli esperimenti sugli animali un elemento chiave è rappresentato dallo sviluppo di metodi alternativi. Tuttavia, la direttiva non è chiara sul ruolo che, in questo campo, deve assumere il Centro europeo per la convalida di metodi alternativi. I deputati propongono quindi di attribuirgli il compito di coordinare e promuovere lo sviluppo e il ricorso a metodi che sostituiscano gli animali. Chiedono inoltre a Commissione e Stati membri di fornire un sostegno finanziario e materiale in questo settore, e rilevano l'esigenza di istituire biobanche veterinarie su ampia scala.

 

APERTURA DELLA SESSIONE

 

GIURIDICA

POLITICA SOCIALE

AMBIENTE

CULTURA

RELAZIONI ESTERNE

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INDUSTRIA

ISTITUZIONI

BILANCI

PETIZIONI

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VARIE