DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili
per n° di documento o per data di approvazione sul sito:
http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

BRUXELLES  -  MINISESSIONE 07 - 08 OTTOBRE 2009

 

APERTURA SESSIONE

 

Aprendo la seduta, il Presidente JERZY BUZEK si è detto lieto per il risultato del referendum in Irlanda sul Trattato di Lisbona: "E' un grande giorno per l'Irlanda e per l'Europa". Ha quindi osservato che gli irlandesi hanno lanciato "un chiaro segnale" della loro volontà di "restare nel Continente riunito".
Dopo aver ringraziato quanti si sono prodigati a favore della ratifica del trattato, incluso l'ex Presidente del Parlamento europeo Pat Cox, si è detto convinto che il processo di ratifica andrà avanti e si completerà anche in Polonia e nella Repubblica ceca. In proposito, ha detto di esse stato rassicurato dal Presidente polacco che egli apporrà la sua firma sul trattato ed ha auspicato che il Presidente ceco faccia lo stesso una volta che la Corte costituzionale abbia risolto tutti i dubbi.
Il Trattato di Lisbona, ha aggiunto il Presidente, "dota l'Unione europea degli strumenti per affrontare le sfide del XXI secolo", come il cambiamento climatico e la disoccupazione crescente. Nel sottolineare la necessità di ascoltare e tenere conto delle ragioni dei sostenitori del "no" al referendum, ha concluso sostenendo che occorre lavorare affinché "L'Europa unita sia l'Europa di tutti".
Il Presidente ha poi voluto ricordare la "catastrofe accaduta a Messina" e ha ribadito le condoglianze del Parlamento alle famiglie delle vittime.
Il Presidente ha voluto rendere omaggio ad Anna Politkovskaja, in occasione del terzo anniversario della sua uccisione. Sottolineando che la questione rimane ancora oscura e che gli assassini non sono stati portati davanti alla giustizia, BUZEK ha anche evidenziato che altri giornalisti sono stati uccisi da allora. Ha anche approvato l'omaggio reso da alcuni deputati con l'esposizione di una foto della giornalista.

Nel dibattito è intervenuto MARIO MAURO (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana del Popolo della Libertà nel Gruppo del PPE:

"Signor Presidente, non c'è alcun dubbio: la vittoria del sì al referendum sul Trattato di Lisbona in Irlanda costituisce un fatto estremamente positivo per il rilancio dell'Unione, anche per le importantissime riforme politico-istituzionali che il Trattato prevede. Gioisco con i cittadini irlandesi, che con responsabilità hanno votato "sì", evitando una vera e propria paralisi del progetto europeo. Spero che se ne convincano anche i Presidenti Klaus e Kaczynski, perché è auspicabile che la procedura di ratifica irlandese per via referendaria possa aiutare la prosecuzione degli sforzi per rendere possibile l'entrata in vigore del Trattato al 1° gennaio 2010. Il "sì" irlandese indica però che quello dell'Europa unita è l'unico progetto politicamente credibile, che può portare vantaggi ai paesi e soprattutto ai cittadini. Nessuno oggi nella classe politica irlandese, come in tutti gli altri Stati membri, sa proporre una strategia di sviluppo del proprio paese al di fuori dell'Unione europea, o partecipandovi magari in modo più limitato. Occorre ora procedere speditamente e con più coraggio da parte della Commissione attraverso iniziative pilota coraggiose su più fronti; ad esempio, avere più coraggio per il lancio degli Eurobond, avere più coraggio per la gestione comune del problema immigrazione, avere più coraggio per le questioni energetiche. Ma soprattutto occorre che si faccia tesoro degli errori gravi commessi negli ultimi anni. L'involuzione del progetto politico che chiamiamo "Unione europea" è riconducibile a un fattore ben preciso: è avvenuto nel momento in cui abbiamo preteso che questo progetto non fosse più nel sentimento dei popoli ma nell'iniziativa delle burocrazie. È per questo dunque che quando dico "più coraggio", intendo prima di tutto dire più coraggio da parte di chi ha la leadership della Commissione, in modo tale che possiamo conseguire gli obiettivi che ci siamo prefissi."

 

LIBERTÀ DI STAMPA

 

DIBATTITO SULLA LIBERTÀ D'INFORMAZIONE IN ITALIA

Nel corso di un dibattito sulla libertà di informazione in Italia, i rappresentanti dei gruppi PPE, ECR e EFD hanno ammonito dall'utilizzare l'Unione europea quale forum per risolvere le questioni di politica interna. D'altro lato, i gruppi S&D, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL hanno chiesto alla Commissione di proporre un'ampia legislazione europea sul pluralismo dei media.

Dichiarazione in nome della Commissione

Il commissario per i media, Viviane Reding, ha sottolineato che l'Unione europea ha poteri limitati nel campo della stampa scritta ma che tutti gli Stati membri hanno istituzioni proprie per risolvere eventuali problemi legati ai diritti fondamentali. Ha quindi invitato i deputati a non risolvere i problemi tramite le istituzioni europee se possono farlo a livello nazionale.

Interventi in nome dei gruppi politici

JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE ha esordito nel dibattito condannando l'utilizzo del Parlamento quale forum per un dibattito nazionale ed ha sottolineato che l'Italia è un paese democratico dove l'ordinamento giuridico è rispettato. Il Parlamento non ha poteri su questa materia e non dovrebbe essere strumentalizzato per i regolamenti di conti.

 

 

 


Nel dibattito è intervenuto MARIO MAURO (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana del Popolo della Libertà nel Gruppo del PPE:

"Signor Presidente, le immagini televisive di quest'Aula vuota saranno il miglior giudice della forzatura e della finzione che è questa discussione. Infatti, nel 2004 si è svolta in quest'Aula una discussione sulla libertà d'informazione in Italia. Abbiamo votato una risoluzione nella quale i proponenti si dichiaravano allarmati per la situazione del mio paese. C'era un governo di centrodestra, c'era un presidente del Consiglio: Silvio Berlusconi. Dopo la vittoria della sinistra nel 2006, come per miracolo il problema è scomparso. Basta drammatiche discussioni al Parlamento europeo, basta allarmi internazionali, basta raccolte di firme, così care alla gauche caviar .

D'improvviso però, dopo l'ennesima vittoria elettorale di Berlusconi, torna come per magia il pericolo per la libera circolazione delle idee. La sintesi è che quando governa il centrodestra la stampa corre dei rischi; quando governa il centrosinistra non vi sono problemi. Peccato, però, che la percentuale di cause civili e penali intentate contro giornalisti nel mio paese veda il record assoluto di promotori tra esponenti della sinistra, come Massimo D'Alema o Romano Prodi, fino a raggiungere il 68 percento di queste cause.

Mi chiedo, insomma, se sia possibile che la libertà di stampa sia stata messa in pericolo da una singola richiesta di giustizia da parte di Berlusconi. Ciò può essere forse spiegato meglio di me da un'intervista dell'onorevole Cohn-Bendit, che cito testualmente: "È assurdo paragonare Berlusconi a un dittatore: non ci sono le prigioni per i dissidenti, egli ha il consenso della maggioranza e il centrosinistra ha semplicemente perso". Semplicemente perso.

È una gravissima umiliazione per la nostra cara Italia essere costretti da un manipolo di professionisti della disinformazione a una discussione surreale e farsesca; e questa umiliazione costerà cara, perché perderanno ancora una volta il consenso degli italiani che riverseranno - ancor di più di oggi - i propri voti su Berlusconi, anche in considerazione del fatto che lo reputano impegnato a battersi per il benessere dell'Italia. Voi, invece, cari amici, apparite intenti, con determinazione, a distruggere l'immagine del nostro paese. Ma il danno che fate all'Europa è forse maggiore di quello fatto all'Italia: perché quella che proponete ai cittadini è un'Europa caricaturale, dove vi illudete di dispensare patenti di democrazia con l'intento, non di difendere i diritti delle persone, ma di ribaltare la realtà secondo uno stile stalinista oggi caratteristico - stranamente - di esponenti di un gruppo che si dice liberale.

Negatelo infatti, se potete - cari amici del partito di Antonio Di Pietro - di essere comunisti. La vostra storia infatti vi segue ed è una storia di chi non ha mai rinunciato a usare come metodo la menzogna per qualificare l'avversario politico come pericoloso. Ma il vero pericolo per la democrazia è costituito da coloro che non accettano il verdetto di elezioni libere ed evocando fantasmi, tentano di sottrarci il nostro futuro.

A quel futuro non rinunciamo: ci batteremo pertanto in questa legislatura per evitare che il progetto europeo, in cui crediamo fortemente, venga snaturato, confondendo libertà di espressione con mistificazione, giustizia con manovre di potere. Sappiate, sedicenti liberali, che non piegherete la nostra voglia di contribuire al bene comune."


Nel dibattito è inoltre intervenuto POTITO SALATTO (PPE-I):

"Signor Presidente, già altre volte ho sollevato il cartello, lei non mi ha dato la parola, cosa che invece ha fatto con l'onorevole Schultz.
Rivolgo allora adesso la domanda all'interlocutore e a tutti coloro che hanno preso la parola, a prescindere dalla parte politica cui appartengano: si sono informati se i governi di centrosinistra abbiano mai emanato una legge che potesse evitare la concentrazione dei mass-media nelle mani del Presidente Berlusconi?".


 

 

 

Nel dibattito è inoltre intervenuto SALVATORE IACOLINO (PPE-I) Vicepresidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni:

"Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, in Italia l'articolo 21 della Costituzione e l'articolo 3 della legge 102 del 2004 definiscono la portata della libertà di stampa e ne descrivono i limiti: deve essere obiettiva, completa, leale e imparziale, tutelando sempre la dignità della persona, in linea con i principi sanciti dall'Unione europea. Nell'epoca di Internet e del digitale, in cui continuano a nascere nuovi giornali, il servizio pubblico fa sfoggio di programmi dichiaratamente ostili al capo del governo, mentre la stampa e i media inorridiscono per l'azione di risarcimento danni presentata da Silvio Berlusconi nei confronti di due giornali. In concreto, 1.100 radio, 162 giornali e alcune centinaia di televisioni private non basterebbero a garantire la pluralità dei mezzi d'informazione, che risulterebbero intimiditi dall'iniziativa di Silvio Berlusconi. Viene il sospetto che certo potere mediatico, diventato censorio, ambisca a diventare esso stesso potere politico. Un sistema dove frattanto, in altre parti del mondo, giornali autorevoli come El Pais , The Sun e il Tarin sembrano velocemente modificare i propri orientamenti. Ma la sinistra italiana, piuttosto che dotarsi di una proposta politica, si affida a pezzi del sindacato nazionale dei giornalisti per scendere in piazza, provando - stavolta con interventi coordinati nei tempi - la più sleale e ostinata spallata antidemocratica al governo in carica. Ciononostante, i cittadini mantengono alto il gradimento nei confronti del premier, liberamente scelto dal popolo italiano, fiduciosi che il Parlamento europeo saprà confermare - come avvenuto nel 2004 - che la libertà di stampa è un valore riconosciuto e consolidato."

Nel dibattito è inoltre intervenuto CLEMENTE MASTELLA (PPE-I):

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, la mozione contro il presunto attentato alla libertà di stampa in Italia è la scelta, a me pare, di una strada politicamente obliqua e inconsistente. E anche alcune parole forzate, venate di collera e un po' di odio, mi pare che abbiano preso oggettivamente la mano. È molto strano, però, che questa eclissi della democrazia (o presunta tale) in Italia si veda solo ora e di qua in maniera così vistosa, tenuto conto che i governi di centrodestra ma anche di centrosinistra - dei quali anch'io ho fatto parte - si sono alternati alla guida del mio paese. Se in Italia esiste davvero questo macigno dell'illiberalità e dell'antidemocrazia, come ma in tanti anni di governo della sinistra non è stato mai rimosso? Si tratta di negligenza, reticenza, convenienza o invece - a me pare, molto più logico - la semplice considerazione che la cifra democratica italiana è in linea con gli standard occidentali e quelli europei? Se davvero si vuole, come misura insolita – come quella, mi dispiace, per l'onorevole Serracchiani, utilizzata in questa circostanza, quella cioè di discutere di un paese e non dell'Europa – accertare la verità sullo stato di salute della democrazia nel nostro paese, si chieda allora al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con garbo istituzionale se egli si sente il Presidente di un paese dove il pluralismo dell'informazione annaspa, la libertà fa testa-coda, la democrazia è in fase regressiva. Ma non credo che, se la situazione fosse questa, il Presidente Napolitano si asterrebbe dal denunciare un tale stato di cose, fedele come egli è alle sue prerogative di garante della nostra Costituzione. Poiché la questione però tocca - amici e colleghi della sinistra e mi dispiace dirlo - in maniera molto provinciale le vicende politiche italiane, recuperata dimensione fintamente europea e ora ad uso domestico, occorre rilevare che fino a quando la sinistra italiana, quella storicamente più forte e consistente, si farà guidare politicamente da comici e tribuni, la sua distanza dal potere aumenterà sempre di più. Io non credo che Woody Allen detti la linea al Presidente Obama."

Nel dibattito è inoltre intervenuto ALFREDO PALLONE (PPE-I):

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, molti di voi avranno letto "Il Processo" di Kafka: si tratta di un libro ma è ciò che sta accadendo oggi nel mio paese, un paese di grandi tradizioni democratiche, con un governo eletto dal popolo sovrano, ma in cui si cerca di sovvertire il voto democratico con un attacco mediatico-giudiziario che non ha precedenti nelle storia.
Stiamo discutendo della libertà d'informazione quando il 72 percento della stampa non è a favore del governo e del presidente Berlusconi. Il 70 percento delle azioni legali intentate contro i giornali sono state avviate dai leader della sinistra, con una pretesa risarcitoria che ammonta a 312 milioni di euro, sui 486 totali che, dal 1994 ad oggi, si è richiesto: 32 milioni di euro all'anno. Una sorta di finanziamento aggiuntivo di carattere giudiziario.

A voi, colleghi, che rappresentate le democrazie europee, noi diciamo e affermiamo che in Italia il potere giudiziario-mediatico sta battendo la volontà del popolo sovrano per interessi politici di parte e di casta. Pertanto è a rischio la democrazia in Italia se cade il governo. Il primo eversivo di questo concetto, da un punto di vista semantico, porta il nome di Antonio di Pietro. Concludendo, vorrei ringraziare per l'alto senso di equilibrio e di democrazia, il Commissario Reding, che ha elaborato una relazione intelligente e corretta."

Nel dibattito è inoltre intervenuta ELISABETTA GARDINI (PPE-I):

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ribadire che in Italia la libertà di stampa esiste ed è più forte che mai. Sono le parole di un grande giornalista, Gianpaolo Pansa, che ha scritto per tanti anni, per decenni, come una delle firme più prestigiose, sul giornale "La Repubblica", del gruppo "Espresso-Repubblica", dal quale si poi è dovuto dimettere perché accusato dalla dirigenza del gruppo di revisionismo che, come sapete, in Italia è uno dei reati più gravi in assoluto, quando viene fatto dall'intelligenzia dominante, dalla cultura dominante in Italia che è tutta di sinistra: basti vedere le primarie del Partito democratico, dove sfilano dai banchieri a tutti gli attori, registi e giornalisti più importanti del nostro paese.

Ebbene, però la libertà d'informazione non è libertà di insulto né di diffamazione: solo che il diritto alla difesa è concesso sempre alla sinistra: Prodi querela, va bene; D'Alema querela, va bene; Di Pietro querela, va bene. Di Pietro è il record man - a proposito, più che dai politici la stampa è querelata dalla magistratura; i dati sono di "Repubblica" - Di Pietro: 357 denunce, con già 700.000 euro di risarcimento. Abbiamo ascoltato i dati forniti dai colleghi. Concludendo, se esiste un problema di riequilibrio - e ritengo che in Italia questo problema vi sia - l'unica parte politica che ha i titoli per invocarlo è il centrodestra."


Nel dibattito è inoltre intervenuta LICIA RONZULLI (PPE-I):


"Signora Presidente, onorevoli colleghi, nel 2008 il governo Berlusconi ha complessivamente erogato 206 milioni di euro per contributi diretti alla stampa e alle emittenti radiofoniche e televisive. Guarda caso, la maggior parte di questi milioni è andata ai quattro principali quotidiani di sinistra.

La libertà di stampa in Italia ha, nel governo Berlusconi, il sostenitore più generoso. La sinistra, in Italia e in tutt'Europa, ha iniziato una campagna sulla libertà di stampa in pericolo, basata su falsi clamorosi e menzogne spudorate. E, fatalità - guarda caso anche qui - lo ha fatto solo dopo che il Presidente Berlusconi ha chiesto un legittimo risarcimento danni ai due quotidiani di sinistra che lo hanno calunniato, attribuendogli comportamenti infamanti, accuse basate su invenzioni assolute, indegne di un giornalismo che sia rispettoso della propria funzione.

Il Presidente Berlusconi è il primo ad affermare che la libertà di stampa è un valore: ma altra cosa è la libertà di insultare, di mistificare, di diffamare e di calunniare. In questo caso, ogni cittadino - e quindi anche il Presidente Berlusconi - ha il diritto di potersi difendere con i mezzi democratici a sua disposizione, chiedendo a un giudice civile di valutare l'offensiva di alcuni scritti, come peraltro hanno fatto anche altri leader di sinistra."


Nel dibattito è inoltre intervenuto SERGIO SILVESTRIS (PPE-I):

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, la discussione di oggi ha davvero dell'incredibile, perché in Italia la libertà d'informazione è un diritto costituzionale garantito e riconosciuto. Altri prima di me hanno fornito dati sul numero e sull'orientamento politico dei quotidiani presenti in Italia.

Io mi permetterò di fare, a beneficio dei colleghi stranieri, una rassegna stampa. Questi sono alcuni liberi quotidiani che ho comprato ieri in aeroporto; questo è Il Manifesto, quotidiano comunista; questa è L'Unità, quotidiano fondato da Gramsci, del PD-PDS; questo è L'Europa, quotidiano della Margherita, che ha aderito al PD. Poi il PD ha anche una corrente di D'Alema-Letta, che ha un suo giornale, Il Riformista. Poi c'è Rifondazione, che ha il suo giornale, Liberazione. L'anno scorso c'è stata la scissione di Rifondazione e il partitino scissionista ha fondato il suo giornale, L'Altro .

C'è infine il caso politico di questa discussione: Il Fatto quotidiano. Sapete questo giornale a chi fa riferimento? Al partito di Di Pietro, che oggi anima questa discussione. C'è un partito che afferma qui che non c'è libertà d'informazione, mentre dieci giorni fa in Italia ha fondato un quotidiano.
Per concludere, signora Presidente, è come se io stessi qui a dirvi che in Italia c'è la carestia e la fame, mentre la settimana scorsa stavo nel mio paese alla sagra della salsiccia a mangiare carne arrostita e a bere vino. È questo il paradosso di una sinistra che possiede tanti giornali, ma non ha lettori e non ha voti. Cerchino argomenti più seri se vuole recuperarli."


Nel dibattito è inoltre intervenuta CRISTIANA MUSCARDINI (PPE-I) Vicepresidente Commissione Commercio internazionale:

"Signor Presidente, solo perché dopo le dichiarazioni dell'on. Sassoli - che ha dichiarato in Aula che sarà cambiato il testo che voteremo a Strasburgo - ritengo inutile discutere un testo che gli stessi proponenti hanno già dichiarato che cambieranno".

 

 

 

 

 

TERREMOTO IN ABRUZZO

 

TERREMOTO IN ABRUZZO: MOBILITATI CIRCA 494 MILIONI DI EURO DAL FONDO UE DI SOLIDARIETÀ
Doc. A7-0021/2009

Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 ottobre 2009 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'UE, in conformità del punto 26 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria.

Il Parlamento ha deciso di mobilitare una somma di 493.771.159 euro di stanziamenti d’impegno e di pagamento nell’ambito del Fondo di solidarietà dell’Unione europea per contribuire a riparare i danni causati del terremoto che ha devastato l'Abruzzo nell'aprile 2009.


L'Italia aveva chiesto l'assistenza del Fondo in seguito al terremoto che nell'aprile 2009 ha colpito la regione dell'Abruzzo, provocando la morte di 300 persone e causando danni di notevole entità. Stando alle stime dei servizi della Commissione, i danni diretti causati dal terremoto ammontano complessivamente a 10,212 miliardi di euro. L’evento è stato classificato come “catastrofe naturale grave” e rientra pertanto nel campo di applicazione del Fondo.
Con 620 voti favorevoli, 4 contrari e 14 astensioni, il Parlamento ha adottato una decisione che, nel quadro del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2009, mobilita 493.771.159 euro (in stanziamenti d’impegno e di pagamento) nell’ambito del Fondo di solidarietà dell’Unione europea.
Istituito nel 2002, il Fondo di solidarietà dell'Unione europea ha l'obiettivo di "permettere alla Comunità di affrontare situazioni d'emergenza in maniera rapida, efficace e flessibile". L'UE intende così dimostrare la propria solidarietà alla popolazione delle regioni colpite da "gravi catastrofi" apportando un sostegno finanziario "per contribuire, a ripristinare rapidamente condizioni di vita normale in tutte le regioni sinistrate". Il sostegno dovrebbe principalmente essere mobilizzato in caso di catastrofi naturali.
Il Fondo può intervenire principalmente qualora si verifichi sul territorio di uno Stato una "catastrofe naturale grave, con serie ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini, sull'ambiente naturale o sull'economia di una o più regioni o di uno o più Stati". E' considerata grave una catastrofe che, in almeno uno degli Stati interessati, provoca danni stimati a oltre 3 miliardi di euro, a prezzi 2002, o superiori allo 0,6 % del RNL di detto Stato.
L'Accordo interistituzionale del 17 marzo 2006 consente la mobilitazione del Fondo entro un massimale annuale di 1 miliardo di euro. Si tratta della terza proposta di mobilitazione del Fondo nel 2009: è già stato stanziato un importo di 121,2 milioni di euro per una richiesta presentata dalla Romania e dalla Francia, lasciando una disponibilità di 878,8 milioni di euro.

Nel dibattito è intervenuta per iscritto BARBARA MATERA (PPE-I) Vicepresidente Commissione Diritti della donna e uguaglianza di genere:

"Desidero complimentarmi con il Parlamento per aver impedito, su mia sollecitazione ieri, il rinvio del voto sulla mobilitazione del Fondo di solidarietà in favore del terremoto in Abruzzo, avvenuto lo scorso aprile, creando gravissimi danni a persone e cose. Non c'era davvero alcuna ragione di rinviare, seppur per due sole settimane, un voto che ha una così importante incidenza sulla vita di cittadini europei in difficoltà.
La Commissione europea aveva svolto l'istruttoria in tempi rapidissimi, concedendo all'Italia l'esatto ammontare richiesto, ovvero Euro 493 771 159, ammontare che potrebbe essere il più elevato che sia mai stato riconosciuto finora da questo Fondo. Con questo voto, il Parlamento dimostra quindi piena solidarietà e vicinanza alle popolazioni colpite. Normalmente per l'erogazione di questo fondo è necessario un periodo medio di circa 18 mesi. Ora si è giunti alla consultazione del Parlamento in tempi rapidi, considerando che il terremoto è avvenuto solo 5 mesi fa. Pertanto auspico fortemente che la Commissione e il Consiglio riducano al massimo i restanti tempi della procedura e rendano fruibile il finanziamento all'Italia prima della fine dell'anno."


 

CRISI ECONOMICA E FINANZIARIA

 

ISTITUITA UNA COMMISSIONE PARLAMENTARE SPECIALE SULLA CRISI FINANZIARIA ED ECONOMICA
Doc. B7-0079/2009

Decisione sulla costituzione, le attribuzioni, la finanziaria, economica e sociale

Il Parlamento ha istituito una commissione speciale sulla crisi finanziaria ed economica che, composta di 45 deputati, dovrà analizzare la situazione e proporre delle misure appropriate, valutare la legislazione UE e il coordinamento tra gli Stati membri e curare le relazioni con le istituzioni UE e gli le organizzazioni internazionali. Il mandato della commissione è di 12 mesi a decorrere dall'8 ottobre 2009.


Il Presidente JERZY BUZEK ha affermato in proposito che "dovremmo imparare la lezione da queste crisi economiche e finanziarie affinché non si ripetano". I membri del Parlamento europeo, ha aggiunto, "dovranno valutare l'efficacia delle misure prese a livello UE e dagli Stati membri per rispondere alla crisi e questa nuova commissione servirà da importante luogo di dibattito".
Più in particolare, la commissione speciale dovrà analizzare e valutare l'ampiezza della crisi sociale, economica e finanziaria, il suo impatto sull'Unione europea e sugli Stati membri e la situazione a livello della governance mondiale, nonché proporre misure appropriate al fine di ricostruire a lungo termine mercati finanziari "sani e stabili, atti a sostenere la crescita sostenibile, la coesione sociale e l'occupazione, a tutti i livelli, e fornire una valutazione dell'incidenza degli interventi a i costi dell'inazione".
Sarà chiamata, inoltre, ad analizzare e valutare l'attuazione effettiva della legislazione comunitaria in tutti i settori interessati, nonché il coordinamento delle azioni avviate dagli Stati membri "per sostenere una crescita sostenibile e qualitativa e gli investimenti a lungo termine, onde lottare contro la disoccupazione e rispondere alle sfide demografiche e climatiche, nel rispetto del principio di sussidiarietà".
Infine, dovrà allacciare i contatti necessari e organizzare audizioni con le istituzioni europee e le istituzioni e gli organi internazioni, europei e internazionali, i parlamenti e i governi nazionali degli Stati membri e di paesi terzi, nonché con rappresentanti della comunità scientifica, delle imprese e della società civile, comprese le parti sociali, in stretta cooperazione con le commissioni permanenti. La decisione, è precisato, lascia immutate le prerogative delle commissioni permanenti del Parlamento, competenti in materia di approvazione, controllo e applicazione della legislazione comunitaria relativa a detto settore. La commissione speciale, peraltro, potrà esprimere raccomandazioni concernenti le misure o le iniziative da avviare, in stretta cooperazione con le commissioni permanenti. Presenterà al Parlamento una relazione intermedia e una relazione finale in cui figureranno, se del caso, raccomandazioni in merito ad azioni o iniziative da intraprendere. La commissione speciale, composta di 45 membri, avrà un mandato di dodici mesi a decorrere dall'8 ottobre 2009, ma la sua durata potrà essere prorogata.

 

EFFETTI DELLA CRISI ECONOMICA E FINANZIARIA SUI PAESI IN PAESI IN VIA DI SVILUPPO E SULLA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
Doc. B7-0078/2009

Risoluzione sulle conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale per i paesi in via di sviluppo e la cooperazione allo sviluppo.

È stata approvata la risoluzione presentata a seguito dell'interrogazione con richiesta di risposta orale B7 0209/2009 a norma dell'articolo 115, paragrafo 5, del regolamento sulle conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale per i paesi in via di sviluppo e la cooperazione allo sviluppo. La relazione sottolinea che i paesi in via di sviluppo, pur non avendo provocato la crisi economica e finanziaria mondiale, ne stanno subendo le conseguenze in maniera sproporzionata, con un drastico calo della crescita e dell'occupazione, un impatto negativo sulla bilancia commerciale e su quella dei pagamenti, una sensibile riduzione dei flussi netti di capitale privato in entrata e degli investimenti stranieri diretti, ridotto accesso al credito e ai finanziamenti al commercio, diminuzione delle rimesse, tassi di cambio caratterizzati da ampie oscillazioni e volatilità, crollo delle riserve, prezzi più volatili e in ribasso per i prodotti di base, minori entrate derivanti dal turismo.
Condivide la valutazione espressa dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon secondo cui la crisi finanziaria mondiale ha causato un'emergenza sviluppo che mette a rischio o addirittura annulla i progressi ottenuti a caro prezzo per quanto riguarda la riduzione della povertà, della fame e della mortalità materna e infantile, come pure il miglioramento dell'istruzione di base, dell'uguaglianza di genere e dell'accesso all'acqua potabile e alle strutture igienico-sanitarie di base, compromettendo il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, segnatamente quelli riguardanti la sanità. Si osserva con estrema preoccupazione che la crisi, che segue da molto vicini le crisi dei prezzi degli alimenti e dei carburanti, ha già comportato ingenti costi in termini di vite umane, con effetti devastanti per le fasce di popolazione vulnerabili nei paesi più poveri, con previsioni che danno 23 milioni di nuovi disoccupati, fino a 90 milioni in più di famiglie estremamente povere solo nel 2009, la messa a repentaglio delle cure salva-vita per 1,7 milioni di persone infette da HIV e una media annua di 200-400 mila vittime in più tra i bambini tra il 2009 e il 2015, anno obiettivo degli OSM per i paesi in via di sviluppo.
Si fa notare che secondo molti paesi emergenti tutte le loro fonti di finanziamento allo sviluppo sono state colpite dalla crisi e non saranno in grado, senza un cospicuo aiuto esterno, di salvaguardare i progressi economici ottenuti con tanti sforzi.
Si ritiene, infine, che vi sia un'urgente necessità di una riforma politica radicale per affrontare le cause sistemiche delle crisi alimentare e finanziaria, mediante l'introduzione di nuove regole democratiche e trasparenti per il commercio e il sistema finanziario internazionali.

Nel dibattito è intervenuta IVA ZANICCHI (PPE-I) Vicepresidente Commissione Sviluppo:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho espresso un voto favorevole riguardo alla proposta di risoluzione ma credo doveroso fare alcune precisazioni. La recente crisi finanziaria ha provocato una recessione economica globale che ha colpito in particolar modo, con le sue molteplici ripercussioni, i Paesi in via di sviluppo, provocando un aggravio della crisi alimentare: la fame, secondo i dati forniti dalla FAO, ha raggiunto per la prima volta nella storia più di un miliardo di persone e rispetto al 2008 si contano cento milioni di persone denutrite in più.
L'impatto della crisi finanziaria sui Paesi dell'area ACP è stato devastante, rendendo ancora più complesse le sfide ambientali e la volatilità dei prezzi alimentari. Questi Paesi non sono responsabili della crisi ma ne hanno subito le conseguenze maggiori, ricevendo la fetta minore di aiuti. Ciò non è più accettabile! Per queste ragioni, di fronte ad una situazione che non è banale definire drammatica, credo sia necessario migliorare la qualità e non solo guardare alla quantità degli aiuti che vengono destinati a tali Paesi; credo sia necessario agire con maggiore trasparenza ed efficienza nell'utilizzo dei fondi e credo sia necessario verificare con imparzialità i risultati ottenuti"


 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

 

RELAZIONI ESTERNE

 

CRISI IN GUINEA

Il Presidente in carica del Consiglio dell'Unione europea Cecilia Malmström ha presentato all'aula la grave situazione creatasi in Guinea dove è in atto una dura repressione da parte dei militari e delle forze di polizia contro i cittadini che si oppongono al governo in carica ed al tentativo dei militari di andare al governo. Si sono contati oltre 150 morti ed oltre mille feriti, centinaia di arresti e veri atti di violenza da parte delle forze militari.
L'Unione Europea e le altre istituzioni devono intervenire con energia per far ristabilire in Guinea democrazia e libertà.

Nel dibattito è intervenuta LICIA RONZULLI (PPE-I):

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, il ministro Mallström ha descritto molto bene la situazione guineana. Da alcune settimane, la Guinea è teatro di violenti scontri, nel corso dei quali liberi cittadini che scendono in piazza per manifestare le loro idee politiche sono oggetto di un'inaudita violenza. Il governo guineano perseguita e sopprime chiunque abbia idee politiche differenti dai loro governanti, privando in tal modo il popolo di qualsiasi forma di libertà che, come ben sappiamo, è ovviamente un diritto inviolabile per ogni essere umano.
Si sta consumando un ennesimo massacro, che rischia di tramutarsi in genocidio, senza l'adozione immediata e concreta di misure urgenti. La scorsa settimana l'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, di cui sono vicepresidente, ha ritenuto opportuno adottare una risoluzione di condanna all'uso della forza da parte delle autorità guineane, intimando al governo locale il rispetto immediato dello stato di diritto e la tutela dei diritti fondamentali.
Dopo la morte di 157 persone, negli scontri di piazza, e il tentativo di Camara di coprire il fatto, i membri dell'opposizione si sono rivolti alla comunità internazionale nella speranza di ricevere aiuti e maggiore protezione. Ma lo scorso 5 ottobre Camara si è opposto alla presenza di una forza di pace straniera nel paese, rifiutando qualsiasi tipo di interferenza estera nelle vicende interne.
Ritengo quindi che alle parole di condanna sia necessario dare riscontro mediante l'adozione di azioni concrete e immediate, come appena detto dal mio collega Rinaldi: dinanzi a violazioni e negazioni del diritto alla vita - dove ancora una volta a pagare il prezzo sono donne e bambini - non è possibile non intervenire esigendo il ritorno allo stato di diritto. Rivolgendomi quindi a voi colleghi e a tutti i rappresentanti istituzionali, auspico un consenso unanime - e sottolineo unanime - nell'adozione di misure immediate che permettano ai cittadini guineani di ristabilire nel proprio paese valori fondamentali e irrinunciabili, come quelli di democrazia e libertà. Esprimo ovviamente anch'io la mia personale vicinanza a tutte le famiglie colpite da questi tragici eventi."


 

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GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI