DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili
per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

STRASBURGO - SESSIONE 19 - 22 OTTOBRE 2009

 

APERTURA DELLA SESSIONE

 

APPELLO PER L'ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE

Dando inizio ai lavori, il Presidente Buzek ha voluto ricordare l'impegno del Parlamento a favore di una moratoria mondiale sulla pena di morte e ha condannato il ricorso a tale pratica "disumana" in Bielorussia, Iran, Cina e Stati Uniti.

Il Presidente JERZY BUZEK ha ricordato che il 10 ottobre si è celebrata la Giornata internazione per l'abolizione della pena di morte che, dal 2007, coincide con la Giornata europea contro la pena di morte, "volta a manifestare la nostra risolutezza ed il nostro impegno a porre fine a questa pratica disumana e per compiere importanti passi avanti verso una moratoria globale, come ribadito sia nella risoluzione del Parlamento del 2007 sia nelle risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite".

In proposito, ha deplorato che in Europa vi è ancora un solo paese in cui si applica la pena di morte: la Bielorussia. Il Presidente ha poi condannato il continuo ricorso alla pena capitale in Iran e ha espresso preoccupazione per le sentenze capitali inflitte agli iraniani che hanno partecipato alle sommosse di giugno seguite alle elezioni presidenziali. Ha inoltre denunciato il ricorso alla pena capitale nei confronti dei minori in Iran, nel ventesimo anniversario della Convenzione dei diritti del fanciullo che vieta tale pratica.

Il Presidente si è poi detto preoccupato dagli ultimi avvenimenti in Cina, dove dodici persone sono state condannate a morte a seguito delle sommosse e della violenza etnica nella provincia dello Xinjiang. Sebbene siano stati perpetrati gravi crimini durante le sommosse dello scorso luglio, ha puntualizzato, "chiediamo alle autorità cinesi di garantire un processo equo e trasparente".

Infine, il Presidente ha espresso preoccupazione per le sentenze capitali e l'applicazione della pena di morte negli Stati Uniti, in particolare nello Stato dell'Ohio, dove diverse esecuzioni per iniezione letale sono state rimandate dopo diversi tentativi senza successo. Tali condanne devono essere stralciate dal codice o deve essere introdotta una moratoria perché queste pene capitali non vengano più eseguite. Ha quindi concluso ribadendo l'appello ad ogni Paese che applica la pena di morte affinché l'abolisca oppure stabilisca, nell'attesa della sua abolizione, una moratoria sulle sentenze di morte".

 

ISTITUZIONI

 

QUESTION TIME A BARROSO: DAL TRATTATO DI LISBONA A TONY BLAIR I TEMI AFFRONTATI DAI DEPUTATI

Per la prima volta nella sua storia, il 20 ottobre 2009, il Parlamento ha tenuto un'ora di interrogazioni rivolte direttamente al Presidente della Commissione europea. Barroso ha prima risposto alle domande formulate dai rappresentanti dei gruppi politici incentrate essenzialmente sul trattato di Lisbona, sulla disoccupazione, sugli aiuti alla Opel e sul sostegno a Tony Blair. In seguito, ha replicato alle domande di singoli deputati sul tema della crisi finanziaria.

 

LIBERTÀ DI STAMPA

 

LIBERTÀ D'INFORMAZIONE IN ITALIA E NELL'UE:
RESPINTE TUTTE LE RISOLUZIONI

Nessuna delle nove proposte di risoluzione sulla libertà d'informazione in Italia e negli altri Stati membri ha ottenuto la maggioranza necessaria per essere adottata. La votazione seguiva il dibattito in Aula tenutosi lo scorso 8 ottobre a Bruxelles.

I deputati hanno respinto due risoluzioni comuni: quella presentata da PPE, ECR ed EFD ha ottenuto 297 voti favorevoli, 322 contrari e 25 astensioni, mentre quella depositata da S&D, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL ha riscosso 335 voti favorevoli, 338 contrari e 13 astensioni. Anche tutte le altre risoluzioni proposte dai singoli gruppi politici sono state respinte.
Più in particolare:


Nel dibattito è intervenuto MARIO MAURO (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana del Popolo della Libertà nel Gruppo del PPE:

"Signor Presidente, concordando pienamente con l'interpretazione data dalla Presidenza sugli emendamenti, ho una proposta di emendamento orale, quindi conserviamo tutti gli emendamenti e proponiamo semplicemente di togliere il nome e il cognome del Presidente della Repubblica.
La mia proposta è quindi, rispettando la nostra abitudine, di non inserire il riferimento alle persone e di togliere "Giorgio Napolitano", lasciando gli emendamenti e la possibilità di votare gli emendamenti stessi. Credo che questo possa dare in qualche modo il senso del rispetto che intendiamo avere per la figura del Presidente della Repubblica, che oggettivamente ha detto quello che ha detto e che è stato tenuto presente nel dibattito, da tutti gli interventi di tutti i gruppi politici."


 

 

Nel tempo riservato alle dichiarazioni di voto sono intervenuti:

CRESCENZIO RIVELLINI (PPE-I):

"Signor Presidente, "ciò che al bruco appare come la fine del mondo per il mondo intero appare come una farfalla". Questo pensiero di un filosofo cinese è attuale in questa discussione, se si considera che Obama vince il Nobel per la Pace pur attaccando una televisione avversa e qui si discute di un'ipotetica mancata libertà che ha una sola ragione: la cultura dell'odio contro Berlusconi.
Cultura dell'odio, come dimostra questo fotomontaggio del Premier dietro le sbarre alla manifestazione di piazza per la libertà di stampa, dove imperavano bandiere rosse ed insulti di ogni genere. Cultura dell'odio e questo Parlamento deve farsene carico per evitare il vergognoso attacco antidemocratico di una sinistra giacobina.
L'Europa forse, che ha sempre mal sopportato un'Italia forte e determinante, finge di non conoscere tutto ciò per ridimensionare l'Italia in "Italietta". Il popolo italiano non lo permetterà, non permetterà che subdoli poteri europei cerchino di ridimensionare l'Italia grazie alla cultura dell'odio di chi in Italia vuole solo ribaltare la democratica vittoria elettorale del centrodestra.
In Italia, tra i quotidiani più letti, 18 sono avversi o non allineati al governo e solo 5 sono riconducibili al centrodestra e si ascoltano offese di ogni genere. Questa è la verità, ed è arrivato il momento che quest'Aula, per difendere la democrazia, discuta di una sinistra italiana antidemocratica e drogata dalla cultura dell'odio."



LICIA RONZULLI (PPE-I):

"Signor Presidente, anche l'Europa ha preso atto che l'opposizione italiana è affetta da un delirio allucinogeno. Certo, non possiamo esultare perché avremmo preferito andare in Assemblea e parlare dei problemi veri per i quali la gente ci chiede soluzioni, ma ci consola che almeno l'Europa abbia dato un verdetto che nessun Di Pietro potrà mettere in discussione. Infatti era già successo nel 2004, sempre con Di Pietro come protagonista, sostenuto da altri parlamentari, e adesso ha mandato gli altri qui a fare la stessa cosa, però non c'è stato alcun tipo di esultanza da parte di questo movimento.
Peraltro, gli elettori italiani hanno voluto cancellare dall'arco parlamentare i comunisti che non siedono più tra questi banchi. La libertà di stampa in Italia non è altro che il tentativo da parte di gruppi editoriali, magistrati e politici di delegittimare il Premier e il suo governo. Si crea così però un clima da caccia all'uomo con un solo bersaglio, ossessivamente ripetuto e da guerra civile che, alimentato da una certa sinistra, può portare a conseguenze molto gravi."


 

 

CARLO FIDANZA (PPE-I):

"Signor Presidente, questo dibattito ci ha dimostrato come la sinistra italiana sia sempre più lontana dal sentire comune del nostro popolo. C'è stata non una sollevazione degli italiani, ma una manovra politica di una élite giudiziaria, editoriale e politica per scardinare un verdetto popolare legittimamente conseguito pochi mesi fa.
Chi vi ha raccontato, cari colleghi, in questi giorni, che gli italiani sono preoccupati per la libertà di stampa attaccata da Berlusconi mente sapendo di mentire. Ogni italiano in buona fede riconosce che in Italia ci sono giornali, radio e TV che esercitano liberamente il loro operato, che molte di queste testate hanno una linea editoriale contraria a quella del Presidente del Consiglio, che se c'è una mancanza di pluralismo questa è all'interno dell'unico - e sottolineo colleghi l'unico - sindacato riconosciuto dai giornalisti italiani, orientato spudoratamente a sinistra, che trasmissioni, commentatori e comici di orientamento contrario a quello del Presidente del Consiglio albergano e lavorano tranquillamente nelle TV di Stato e anche nelle TV di proprietà del Presidente del Consiglio, senza che venga minacciata la loro libertà.
Se gli italiani hanno qualche timore e hanno qualche preoccupazione, ce l'hanno come tutti gli europei per la crisi, signor Presidente, per l'immigrazione clandestina, per il lavoro e per le pensioni, non certo per una libertà d'informazione che mai è stata minacciata e che anzi è tutti i giorni colpita dalla faziosità delle sinistre."


SERGIO SILVESTRIS (PPE-I):

"Signor Presidente, io penso che il voto di quest'Aula in maniera ineludibile abbia democraticamente dimostrato quella che è una verità che tutti conoscono e cioè che in Italia vi è libertà di informazione.
Vede, il tentativo della sinistra è stato quello di cercare argomenti per fare opposizione, perché? Perché in Italia, come ho già detto a Bruxelles, loro hanno tanti giornali, ma non sanno cosa scrivere e allora l'unica cosa che hanno potuto dire, bloccando per un mese l'attività di questo Parlamento, è sostenere la tesi che in Italia non ci sia libertà d'informazione.
Sui loro tanti giornali non possono scrivere che in Italia in quattro mesi un governo ha rimandato i terremotati dell'Aquila in case vere togliendoli dalle tendopoli, sui loro giornali non possono scrivere che in tre mesi in Italia il nuovo governo guidato da Berlusconi ha tolto dalle strade di Napoli la spazzatura che loro per anni hanno lasciato che si accumulasse, non possono dire che secondo l'OCSE l'Italia è il paese in cui nonostante la crisi economica si sono persi meno posti di lavoro, non possono scrivere sui loro giornali che in Italia nonostante la crisi non è fallita nessuna banca e nessun risparmiatore ha perso i suoi soldi, non possono dirlo, nessuno li legge, nessuno li crede, se la prendono con una presunta mancanza della libertà di informazione.
Sa come diciamo in Italia? Che loro sono come quelli che hanno aperto il recinto, gli sono scappati i buoi e vanno cercando le corna: hanno perso i buoi, i voti, i numeri in Italia, cercavano - concludo Presidente - di recuperarli in Europa, anche qui avevano la maggioranza, ma anche qui hanno perso.
La democrazia ha dimostrato ancora una volta che la libertà di informazione in Italia c'è ed esiste, con buona pace di chi voleva, in Europa, dimostrare il contrario."


ALDO PATRICIELLO (PPE-I):

"Signor Presidente, come di consueto ci siamo trovati a discutere e a votare nella sede del Parlamento europeo, e pertanto non a Montecitorio o a Palazzo Madama, di questioni di esclusivo interesse e di pertinenza nazionale.
Ancora una volta, dopo le accuse contro il governo italiano in materia di immigrazione lanciate in quest'Assemblea da parte di coloro i quali nel nostro paese stanno all'opposizione per scelta sovrana del popolo e non per una strana cospirazione di cui si sentono vittime, si è intesa fornire una deformazione pretestuosa, ridicola e strumentale della realtà italiana, con l'unico obiettivo di denigrare il governo e il nostro paese nella persona del suo presidente Berlusconi.
Partiti di minoranza hanno provato a trarre vantaggio elettorale da una faziosa campagna pubblicitaria, sopperendo al vuoto ideologico e contenutistico del proprio programma politico mediante una campagna finalizzata al sistematico danno del nostro paese in Europa. I colleghi europei che hanno appoggiato l'opposizione italiana dovrebbero concentrarsi sulle questioni di stretto interesse dei propri Stati, senza guardare la situazione italica attraverso lo sguardo fuorviato e fuorviante dei miei connazionali, appartenenti ad un partito distintosi negli anni per aver avuto come unico elemento programmatico l'attacco sistematico e puntuale di un Presidente del Consiglio, leader di una coalizione democraticamente eletta da 17 milioni di abitanti."


IVA ZANICCHI (PPE-I) Vicepresidente Commissione Sviluppo, per iscritto:

"Signor Presidente, poco più di un anno fa mi sono seduta per la prima volta su questi banchi ed ero incredibilmente emozionata dato il rispetto profondo che ho per le Istituzioni europee e per questa Assemblea in particolare e mi rammarica profondamente che quest'Aula sia svilita obbligandola a perder tempo in attacchi mirati di partiti politici che la usano e bistrattano per i loro interessi nazionali e provinciali.
Ma signor Presidente, onorevoli colleghi, proprio le realtà più piccole e provinciali in Italia sono la massima dimostrazione della libertà di stampa e informazione: si pensi a tutte le gazzette locali, i quotidiani delle città più o meno grandi, che la gente legge ogni giorno e si veda a chi fanno riferimento! A giornali come Repubblica e a tutta la stampa di sinistra. Oggi il Parlamento europeo ha perso ancora una volta l'occasione di affrontare un dibattito serio sulla libertà dei media in Europa, ostaggio di chi usa quest'Aula per attaccare la persona del Presidente del Consiglio italiano."


 

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

MECCANISMI DI VALUTAZIONE PER L'APPLCAZIONE DELL'ACQUIS DI SCHENGEN


L'Aula ha respinto le proposte della Commissione che intende affidare ad una commissione permanente Schengen (creata nel 1998) la valutazione dell'applicazione della soppressione dei controlli alle frontiere interne, ma con un mandato intergovernativo.

Nel dibattito è intervenuto RAFFAELE BALDASSARRE (PPE-I):

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, ambedue le proposte trasferiscono completamente alla Commissione le competenze finora attribuite al Consiglio.
Con l'ormai prossima entrata in vigore del Trattato di Lisbona e la conseguente abolizione della struttura comunitaria a pilastri, la situazione giuridica sarà profondamente differente, sarà sensibilmente modificata. Pertanto, il meccanismo di valutazione dovrà basarsi su una ripartizione coerente dei compiti adesso ripartiti tra il primo e il terzo pilastro.
Per questo motivo ritengo essenziale che la proposta preveda il maggior coinvolgimento degli Stati membri - signor Commissario, non credo che sia sufficiente la presenza degli esperti - e soprattutto un reale coinvolgimento, una reale partecipazione del Parlamento europeo all'interno del gruppo di coordinamento del meccanismo di monitoraggio e di verifica della corretta applicazione dell'acquis di Schengen. Inoltre, a mio avviso, appare opportuno identificare, specificare meglio, attraverso criteri maggiormente esaustivi, più puntuali, l'utilizzo del parametro della pressione migratoria, che individua le aree di maggior rischio dove effettuare visite a sorpresa.
Da ultimo, le proposte dovrebbero essere trattate come un unico pacchetto e non in maniera distinta, poiché entrambe rappresentano aspetti comuni dello stesso problema e presentano le stesse lacune. Questo anche perché con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona la procedura applicabile sarà la codecisione.
Pertanto esprimo pieno sostegno alla posizione illustrata dal collega Coelho ed alle richieste indirizzate alla Commissione di ritirare queste proposte e ripresentarne altre, migliorative, che prendano atto di quanto emerso da questo dibattito."


L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

 

AMBIENTE

 

CONFERENZA DI COPENAGHEN SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul cambiamento climatico e paesi in via di sviluppo nell'ambito della Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico di Copenaghen.

Si è discusso di come aiutare i paesi in via di sviluppo a combattere i cambiamenti climatici nel quadro della Conferenza ONU di dicembre che dovrebbe portare alla creazione di un nuovo accordo sul clima in sostituzione di quello di Kyoto. Si è discusso, inoltre, di un finanziamento internazionale adeguato per coinvolgere e sostenere i paesi in via di sviluppo. Entro il 2020, probabilmente, i paesi in via di sviluppo dovranno affrontare costi annuali stimati intorno a 100 miliardi di euro per attenuare le loro emissioni di gas serra e per adeguarsi agli impatti di tale cambiamento. In una precedente proposta di risoluzione l'Aula aveva invitato la comunità internazionale ad aumentare in modo rilevante il proprio aiuto finanziario e sottolineato la responsabilità dei paesi industrializzati a fornire un aiuto finanziario e tecnico - sufficiente, sostenibile e prevedibile - ai paesi in via di sviluppo.

Nel dibattito è intervenuta ELISABETTA GARDINI (PPE-I):

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, ho visto che è stato riportato molte volte il discorso sulla votazione che è avvenuta ieri nella commissione ambiente.
Vorrei che fosse evidente, invece, che non può essere tutto ricondotto ad un'unica posizione estremista ideologica. Abbiamo sentito tante posizioni dei colleghi che sono molto variegate, molto più articolate, molto più di buon senso e quindi essendo più aderenti alla realtà io credo più in grado di fornire risposte reali.
La scienza come totem non esiste, quando si è fatto questo errore di individuare un problema in modo così ideologico non si sono date risposte, ma si sono fatti disastri e l'Europa in questo dovrebbe essere maestra, non ripetere gli stessi errori anche se con vesti diverse e con etichette che sembrano apparentemente molto più amichevoli. Devo ricordare che la stessa direttiva dell'Emission trading prevede proprio che il percorso virtuoso dell'Unione europea sia oggetto di una valutazione da parte della Commissione, sulla base di quelli che saranno gli esiti della conferenza.
Noi alla conferenza dobbiamo andare avendo sicuramente delle posizioni forti, avendo delle idee chiare, ma cercando assolutamente di equamente suddividere gli sforzi fra tutti i paesi industrializzati in primo luogo, che devono assumere obiettivi di riduzione di emissione equivalenti, ma anche non dimenticando quello che ricordava benissimo la collega Grossetête, che oramai tra i paesi in via di sviluppo non possiamo non fare delle differenziazioni: ci sono paesi in via di sviluppo veramente e ci sono i paesi che oramai sono paesi che hanno economie emerse, parlo dell'India, della Cina, del Brasile. Sono paesi che non possono non assumersi anche loro i loro impegni.
Ecco, io invece chiedo con forza che, se l'equilibrio non ci sarà a Copenaghen, veramente l'Unione europea continui ad assicurare la concessione di quote gratuite ai settori a rischio ai sensi della direttiva 2003/87/CE. Sono punti fondamentali, noi vogliamo che il protocollo di Kyoto stesso mantenga il suo significato ambientale e vogliamo soprattutto che non si vada a creare una bolla finanziaria a discapito delle nostre imprese europee."


 

BILANCI

 

PROGETTO DI BILANCIO GENERALE 2010

L'Aula ha approvato le due relazioni relative al progetto di bilancio generale 2010.

Il Parlamento ha proposto, in prima lettura, un aumento, rispetto alla proposta del Consiglio, degli stanziamenti di impegno a 141,7 miliardi di Euro e degli stanziamenti di pagamento a 127,5 miliardi di Euro.

Nel dibattito è intervenuto GIOVANNI LA VIA (PPE-I):

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente mi permetta di ringraziare per il lavoro svolto la commissione bilancio che con riferimento alle necessità del mondo agricolo ha ricercato un quadro complessivo di risorse da poter destinare alla soluzione di un problema, quello degli allevatori e del latte, che sicuramente preoccupa oggi molti paesi europei.
Tuttavia, la necessità di avere un margine minimo non ha consentito di andare oltre i 300 milioni di euro per il fondo del latte. Questo comunque è un intervento forte, se queste risorse, come è stato chiesto al Commissario, sono risorse aggiuntive e prevedono ovviamente un pacchetto di interventi adeguati. Dall'altro lato però sentiamo che qualche altro gruppo propone, in modo probabilmente anche populista, una istanza di gran lunga superiore, consapevoli però che queste risorse non potranno in alcun modo essere trovate e solo per dare un messaggio esterno di un certo tipo.
Mi permetta inoltre di sottolineare come un altro tema all'interno del bilancio debba trovare un adeguato respiro: quello della politica immobiliare di lungo periodo. Con il Trattato di Lisbona, con le nuove competenze che avrà il Parlamento, con la necessità ovviamente di rafforzare i rapporti con i parlamenti regionali, con i nuovi ambiti tematici, avremo la necessità di avere più spazi all'interno degli uffici di Bruxelles e per questo credo che sarà necessario, visto che ormai il 97% degli attuali edifici risulta occupato, attivare una politica seria per la costituzione di un quartiere europeo ancora più grande che possa dare un'idea precisa di unitarietà all'Europa anche con un'adeguata politica edilizia."


L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

 

AFFARI COSTITUZIONALI

 

IL FUTURO SERVIZIO DIPLOMATICO UE SOTTO LA VIGILANZA DEL PE
Doc. A7-0041/2009

Risoluzione sugli aspetti istituzionali della creazione del Servizio europeo per l'azione esterna

I deputati chiedono di essere coinvolti pienamente nell'istituzione del Servizio europeo di azione esterna previsto dal Trattato di Lisbona, ricordando i loro poteri di bilancio in materia. Propongono poi di formare delle "ambasciate dell'UE" unificando i servizi delle varie istituzioni europee nei paesi terzi e di creare una Scuola europea di diplomazia.


Con 424 voti favorevoli, 94 contrari e 30 astensioni, il Parlamento ha adottato la relazione sul Servizio europeo di azione esterna (SEAE) che sarà istituito con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Il Servizio, che assisterà l'Alto Rappresentante dell'UE per gli affari esteri, sarà composto di funzionari della Commissione europea, del Consiglio e degli Stati membri.
Il Parlamento invita anzitutto la Commissione, il Consiglio, gli Stati membri e il prossimo Vice Presidente / Alto Rappresentante dell'UE a impegnarsi chiaramente per pervenire, con la partecipazione del Parlamento, "a un piano completo, ambizioso e consensuale per la creazione del SEAE". In merito all'organizzazione e al funzionamento del SEAE, si raccomanda che si giunga ad un accordo politico con il Parlamento in una fase precoce "per evitare di sprecare tempo prezioso in controversie politiche riguardanti la forma che il SEAE dovrà assumere dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona".
D'altro canto, ricordando che l'istituzione del SEAE "deve prevedere anche un accordo sugli aspetti di bilancio", i deputati ribadiscono la loro determinazione "ad esercitare appieno i propri poteri di bilancio" e sottolineano che il Servizio "deve rimanere totalmente sotto il controllo dell'autorità di bilancio".

Delle "ambasciate" dell'UE e una scuola europea di diplomazia

Secondo il Parlamento, inoltre, le delegazioni della Commissione esistenti in paesi terzi, gli uffici di collegamento del Consiglio e, per quanto possibile, gli uffici dei rappresentanti speciali dell'UE, "dovrebbero essere unificati per formare 'ambasciate dell'Unione' ed essere diretti da funzionari del SEAE", che risponderebbero al Vice Presidente / Alto Rappresentante dell'UE. Il SEAE, peraltro, dovrebbe provvedere a che nelle delegazioni dell'UE figurino persone di collegamento per garantire la cooperazione con il Parlamento europeo (per esempio per promuovere i contatti parlamentari nei paesi terzi).

Le ambasciate dell'Unione in paesi terzi, d'altro lato, dovrebbero fornire "sostegno logistico e amministrativo ai membri di tutte le istituzioni dell'Unione". I deputati propongono poi di esaminare la misura in cui, laddove necessario, il personale delle ambasciate dell'Unione distaccato dai servizi consolari nazionali "possa assumere gradualmente, in aggiunta alle sue attività politiche ed economiche, funzioni consolari per i cittadini di paesi terzi e funzioni attinenti alla protezione diplomatica e consolare dei cittadini dell'Unione in paesi terzi".

Propongono anche di istituire una Scuola europea di diplomazia che fornisca una preparazione basata su programmi di studi armonizzati e uniformi, comprendenti una formazione adeguata nelle procedure di consolati e legazioni nonché in materia di diplomazia e relazioni esterne, da affiancare alla conoscenza della storia e del funzionamento dell'Unione europea.

Il servizio deve essere integrato nella struttura della Commissione

L'organizzazione e il funzionamento del SEAE saranno fissati da una decisione del Consiglio, che delibererà su proposta del Vice Presidente / Alto Rappresentante e dell'UE, previa consultazione del Parlamento e previa approvazione della Commissione. I deputati invitano la Commissione ad adoperarsi "con tutto il suo peso istituzionale ... per il mantenimento e l’ulteriore sviluppo del modello comunitario nel settore delle relazioni esterne dell'Unione".

Inoltre ritengono che, in quanto servizio sui generis da un punto di vista organizzativo e di bilancio, il SEAE debba essere integrato nella struttura amministrativa della Commissione. Visto che dovrebbe "migliorare la coerenza dell'azione esterna dell'Unione e la sua rappresentanza nelle relazioni esterne", al SEAE dovrebbero essere immediatamente trasferiti "soprattutto i servizi che si occupano di relazioni esterne in senso stretto".

Al contempo, nei settori in cui la Commissione dispone di poteri di esecuzione "occorre preservare l'integrità delle attuali politiche comunitarie dotate di una dimensione esterna". In proposito, la Commissione, "cercando di evitare duplicazioni", dovrebbe proporre un modello specifico per i dipartimenti interessati.

Nel dibattito è intervenuto, per iscritto, GABRIELE ALBERTINI (PPE-I) Presidente Commissione Affari esteri:

"Il testo che ci apprestiamo a votare domani costituisce un'ottima base di lavoro per i negoziati che ci attendono. Ringrazio l'on. Brok e la collega Neyts per l'eccellente lavoro svolto a dispetto del poco tempo disponibile. Su queste basi la commissione che ho l'onore di presiedere potrà dialogare in modo costruttivo ma fermo con il futuro Alto rappresentante e difendere il carattere comunitario del nuovo servizio di azione esterna. È questo essenzialmente il messaggio che vogliamo dare alla Commissione e al Consiglio - vogliamo un servizio che disponga di ampie competenze, che risponda alle nostre ambizioni di fare dell'Unione europea un attore politico mondiale e vogliamo che questo avvenga su basi consensuali, ossia con il coinvolgimento e il sostegno di tutte e tre le istituzioni - Parlamento, Commissione e Consiglio.
Alla Commissione rivolgo quindi l'esortazione di essere coraggiosa nei negoziati e difendere il modello comunitario e al Consiglio reitero l'invito a coinvolgere fin dall'inizio questo Parlamento, e in particolare la commissione che presiedo, nei negoziati in vista della realizzazione di questa cruciale tappa nella creazione di una vera politica estera europea."


 

CONSIGLIO EUROPEO

 

DIBATTITO SUL PROSSIMO CONSIGLIO EUROPEO

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla Preparazione del Consiglio europeo (29 e 30 ottobre)

Le prossime nomine di alto profilo, non appena il Trattato di Lisbona sarà ratificato ed entrato in vigore, saranno al centro del dibattito del summit previsto a Bruxelles il 29 e 30 ottobre. Il Consiglio e la Commissione hanno informato i deputati europei sullo stato di preparazione dei lavori.


Gli altri punti principali in discussione al prossimo Consiglio europeo includono la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (che si terrà a Copenhagen), la situazione economica (inclusa la supervisione finanziaria), la strategia per promuovere lo sviluppo della regione baltica, l'immigrazione illegale e le relazioni esterne.

Nel dibattito è intervenuto MARIO MAURO (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana del Popolo della Libertà nel Gruppo del PPE:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, coraggio, coraggio, coraggio, questa è la raccomandazione che mi sento di fare in vista dei lavori del Consiglio e per questo, quando si andrà a discutere delle nomine relative ai nuovi Commissari e al nuovo ministro degli Esteri dell'Unione europea, al Presidente del Consiglio europeo, quindi delle persone che insieme al Presidente Barroso e agli altri Commissari andranno a guidare la politica europea nel prossimo futuro, si utilizzi come metodo di scelta esclusivamente quello del massimo bene possibile per i cittadini europei.
Si scelgano quindi persone di spessore politico e umano il cui impegno politico nazionale ed europeo è stato contraddistino da uno sguardo rivolto al bene comune. Queste devono essere le basi sulle quali continuare ad affrontare i grandi temi come il cambiamento climatico, approfondendo magari i bisogni delle differenti economie e la crisi economica, con iniziative coraggiose come gli Eurobond, inserendoli anch'essi nell'agenda del prossimo Consiglio.
Vorrei citare in conclusione le parole pronunciate nei giorni scorsi dal Santo Padre Papa Benedetto XVI - che mi piacerebbe molto, una volta tanto, fosse tenuto da conto anche nel prossimo Consiglio europeo - perché sono parole che richiamano provvidenzialmente a una responsabilità comune di tutti i cittadini e di tutti i politici, la richiesta cioè di cercare nell'unità e nella comune ricerca della verità quel colpo d'ali decisivo per tornare a costruire qualcosa d'importante per sé e per le future generazioni.
Il progresso e la civiltà nascono dall'unità e l'Europa è stata grande nel momento in cui ha trasmesso questi valori costitutivi che le provenivano dalla fede cristiana, avendoli fatti diventare patrimonio di cultura e d'identità dei popoli. Per questo, credo, sia indicata con chiarezza questa strada per poter vincere una sfida decisiva per il rilancio dell'Europa come potenza globale."


 

AGRICOLTURA

 

CRISI DEL LATTE: IL PARLAMENTO DÀ IL VIA LIBERA A NUOVE MISURE
Doc. C7-0223/2009

Risoluzione sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1234/2007 recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM)

Il Parlamento ha dato il via libera all'adozione di misure volte ad aiutare il settore lattiero caseario a uscire dalla crisi. Si tratta, più in particolare, di conferire alla Commissione europea la facoltà di decidere tempestivamente interventi sul mercato, e di utilizzare a favore della ristrutturazione del settore parte delle multe pagate dagli allevatori per il superamento dei limiti di produzione.


Con 480 voti favorevoli, 109 contrari e 27 astensioni, il Parlamento ha appoggiato due nuove misure legislative presentate dalla Commissione lo scorso 19 ottobre. Queste proposte sono state avanzate in seguito all'adozione di una risoluzione, durante la sessione plenaria di settembre, in cui i deputati chiedevano di agire per affrontare i problemi incombenti sul settore lattiero-caseario. Queste misure sono state presentate dalla Commissaria all'agricoltura Mariann Fischer Boel nel corso di una riunione straordinaria della commissione parlamentare. D'altra parte, nel corso del voto sul bilancio generale dell'UE per il 2010, l'Aula ha confermato la proposta della commissione per i bilanci di assegnare 300 milioni di euro a un fondo speciale per il settore lattiero-caseario. L'adozione definitiva del bilancio è prevista nel corso della sessione di dicembre.

Più poteri per la Commissione per intervenire sul mercato
Il Parlamento ha sottoscritto la richiesta di consentire alla Commissione l'adozione rapida di contromisure in caso di gravi perturbazioni del mercato nel settore lattiero (articolo 186 dell'OCM unica). Questa facoltà per l'Esecutivo di poter rispondere a modifiche significative dei prezzi esiste già in altri settori agricoli, come quelli delle carni e dello zucchero. Approvando un emendamento del PPE, i deputati chiedono che tale misura abbia carattere temporaneo, fino all'aprile 2010. La commissaria Fischer Boel aveva spiegato ai membri della commissione per l'agricoltura che tra le misure che potrebbero essere adottate in forza a queste nuove disposizioni figura lo stoccaggio privato per diversi prodotti, inclusi i formaggi, come chiesto con forza dal Parlamento lo scorso settembre.

Un nuovo sistema di quote per finanziare la ristrutturazione del settore
Una seconda proposta della Commissione intende assegnare agli Stati membri fondi supplementari per sostenere la ristrutturazione del mercato lattiero-caseario.
Attualmente, gli Stati membri hanno la facoltà di accordare un'indennità ai produttori che si impegnano ad abbandonare definitivamente una parte o la totalità della loro produzione lattiera. Qualora la produzione nazionale supera il limite fissato, gli allevatori che producono in eccesso rispetto alla propria quota sono tenuti a pagare una multa che gli Stati membri devono versare al bilancio comunitario. La modifica delle norme esistenti permetterebbe di calcolare il prelievo sulle eccedenze a carico dei produttori di latte in base alla quota nazionale previa detrazione delle quote individuali riscattate, a condizione che le quote liberate rimangano nella riserva nazionale nel corso dell'anno considerato.
Grazie a questo nuovo metodo di calcolo - applicabile solo fino all'aprile 2010 - si autorizzerebbero gli Stati membri a utilizzare per la ristrutturazione le entrate supplementari generate. Queste misure dovranno ora essere confermate formalmente dal Consiglio dei Ministri.

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

 

DIRITTI UMANI

 

L'ONG RUSSA MEMORIAL VINCE IL PREMIO SACHAROV 2009

L'organizzazione per la difesa dei diritti umani in Russia Memorial è la vincitrice del Premio europeo per la libertà di pensiero 2009. L'organizzazione, rappresentata dagli attivisti Oleg Orlov, Sergei Kovalev e Lyudmila Alexeyeva, denuncia la repressione politica nei paesi dell'ex-Unione sovietica e lotta contro le violazioni dei diritti umani. La vittoria è stata annunciata stamattina dal Presidente del Parlamento Jerzy Buzek, il premio verrà consegnato il 16 dicembre a Strasburgo.

'Rompere il circolo vizioso di violenza e paura in Russia'"Attribuendo il premio di quest'anno a Oleg Orlov, Sergei Kovalev and Lyudmila Alexeyeva a nome di Memorial e di tutte le altre persone che lottano per la difesa dei diritti umani in Russia, speriamo di contribuire alla fine del circolo vizioso di paura e violenza che assedia i difensori dei diritti umani nella Federazione Russa" - ha dichiarato JERZY BUZEK proclamando la vittoria di Memorial davanti all'aula. "Speriamo di far arrivare il nostro messaggio: gli attivisti della società civile devono essere dappertutto liberi di esercitare il loro diritto a pensare e a parlare! La libertà di espressione è necessaria alla verità". "Lasciatemi condividere anche la mia soddisfazione personale nel poter annunciare oggi questa vittoria. Per un uomo che viene da Solidarnosc, che ha visto la Polonia lottare per la verità, che ha assistito alla fine alla vittoria della libertà, questo è un grande momento".

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

RELAZIONI ESTERNE

GIURIDICA

SVILUPPO REGIONALE

INDUSTRIA