DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili
per n° di documento o per data di approvazione sul sito:

http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

BRUXELLES  -  MINISESSIONE  11 - 12 NOVEMBRE 2009

 

APERTURA SESSIONE

 

VÁCLAV HAVEL AL PARLAMENTO: "EUROPA, PATRIA DELLE NOSTRE PATRIE"

L'ex-presidente ceco, ex-dissidente, scrittore e drammaturgo è stato accolto dal Presidente Buzek come "un uomo meraviglioso, un amico per tutti coloro che lottano per la libertà e i diritti umani, uno di quelli che, 20 anni fa, hanno generato l'effetto domino" provocando la caduta dei regimi nell'Europa dell'est. Caduta festeggiata oggi con un ospite d'onore, che ha emozionato l'Aula con un discorso forte e attuale.

  Il Presidente del Parlamento JERZY BUZEK ha presentato Václav Havel come "un eroe per tutte le persone normali che hanno lottato contro il comunismo nell'Europa dell'est e per tutti coloro che, nell'Europa dell'ovest, le hanno aiutate, rendendo possibile la riunificazione". "L'ex-dissidente cecoslovacco", ha continuato Buzek, anche lui un avversario del regime nel suo paese, la Polonia, è "una guida spirituale e ha creato un senso di unità fra tutti coloro che si opponevano al comunismo nei diversi Paesi del blocco".
Prima dell'intervento di Havel,
un breve filmato ha ricordato gli eventi del 1989 e ha reso omaggio alla protesta pacifica che ha fatto cadere uno a uno i regimi dell'Europa dell'est.

La caduta del Muro: "nessuno era preparato"
"Nessuno era davvero preparato a un collasso così rapido della Cortina di ferro", ha esordito Václav Havel, ma l'ovest "ha gestito bene il corso degli eventi", perché altre decisioni avrebbero potuto portare all'insorgenza di nazionalismi e populismi: "Molti di coloro che agitavano la bandiera con la falce e il martello, avrebbero potuto abbracciare senza indugi la causa nazionalista".
Il primo presidente della Repubblica ceca, in carica dal 1993 al 2003, si è poi rivolto all'Aula invocando la solidarietà dell'Europa con tutti i popoli che vivono sotto regimi totalitari, mettendo in guardia contro ogni tendenza al compromesso e la pacificazione. "Davanti al diavolo, non bisogna battere la ritirata. E' nella natura del diavolo di avvantaggiarsi di qualsiasi concessione. Il nostro supporto ai dissidenti in Corea del Nord, Birmania, Iran, Tibet, Bielorussia o Cuba, può aiutare più di quanto possiamo immaginare". In questo senso, Havel ha elogiato il Parlamento europeo per aver attribuito il premio Sacharov 2009 per i diritti umani all'organizzazione Memorial, che si batte per la libertà di espressione in Russia.
E tornando poco dopo sulla Russia, Havel ha ricordato che le relazioni bilaterali non possono essere basate "sulla paura che la fornitura di gas o di petrolio venga interrotta, dimenticandoci dei giornalisti uccisi". Perché questi non sono "rapporti o partenariati onesti, ma basati sulla doppiezza".
Europa, "un complesso di valori indiscutibili"
L'Europa è "patria delle nostre patrie", ha detto il leader della 'rivoluzione di velluto', lodando la ricchezza e la diversità culturale e nazionale dell'UE: "Io mi sento europeo, senza ovviamente dover rinunciare alla mia identità ceca". Alla fine del suo discorso ha ricordato che l'Europa deve andare al di là della politica economica e monetaria e porre più attenzione "ai suoi fondamenti spirituali e alla sua storia", perché la sua cultura "combinando elementi dell'antichità, del giudaismo, del Cristianesimo, dell'Islam, del Rinascimento e dell'Illuminismo" ha creato un complesso "di valori indiscutibili".
Per quello che rappresenta, ha concluso, l'Europa dovrebbe trovare "nuovi modi per essere fonte di ispirazione per il Mondo intero", perché l'integrazione europea è "unica" e potrebbe essere un modello per altri Paesi. In questo senso, il ruolo del Parlamento è cruciale e "dovrebbe avere maggiori poteri, perché è l'unico organo eletto direttamente dai cittadini".
Alla fine del discorso, salutato con una standing ovation dai deputati, Buzek ha detto che il premio Sacharov fosse esistito 30 anni fa, Václav Havel l'avrebbe certamente vinto. Ma "fortunatamente ora non ne ha più bisogno, perché non ci sono più 'vecchia' e 'nuova' Europa. Oggi c'è solo un' Europa unita!".

L'Inno alla Gioia ha chiuso la cerimonia.

 

 

CONSIGLIO EUROPEO

 

CONSIGLIO EUROPEO: IL PARLAMENTO DISCUTE LE CONCLUSIONI SU CAMBIAMENTO CLIMATICO E TRATTATO DI LISBONA

I deputati europei hanno esaminato i risultati del vertice di ottobre dei capi di Stato e governo dell'UE, in particolare sulla preparazione alla conferenza sul clima di Copenhagen, la richiesta della Repubblica Ceca di una deroga al Trattato di Lisbona e la situazione economica.

Il Vertice UE del 29 e 30 ottobre ha anche affrontato tematiche relative all'immigrazione illegale, al futuro servizio diplomatico europeo e alla strategia integrata per la regione del Mar Baltico. La Presidenza svedese e la Commissione hanno preso parte al dibattito.

Nel dibattito è intervenuto MARIO MAURO (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana del Popolo della Libertà nel Gruppo del PPE:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, un grande grazie anche alla Presidenza svedese per i risultati chiave ottenuti in questo semestre. Ma allo stesso tempo - mi rivolgo alla Presidenza svedese - mi permetta di farle un regalo: il regalo è questo foglio bianco, che lei potrà usare in questi giorni come straordinario strumento per superare le difficoltà che esistono per individuare i candidati all'incarico di Presidente del Consiglio europeo e di Alto rappresentante della politica estera dell'Unione.
Infatti, se convincerà i capi di governo a scrivere su questo foglio, non i nomi che si rincorrono sui giornali ed in televisione, ma l'idea che hanno di politica estera dell'Unione, allora noi avremo fatto un passo avanti significativo, perché se ci chiariranno se pensano, ad esempio, a un maggiore coordinamento oppure ad una vera e propria politica estera sarà facile dare poi un volto e un nome a chi ci dovrà rappresentare nel mondo. Questa è la vera trasparenza di cui abbiamo bisogno: capire che idea abbiamo di Europa e di politica estera dell'Unione, a che cosa teniamo di più.
Si rivela indispensabile quindi che vengano scelte personalità che incarnano lo spirito e i valori del progetto europeo, qualcuno che sappia assicurare all'Europa il ruolo da protagonista delle relazioni internazionali, che per diventare effettivo, non può non passare da una riaffermazione degli ideali propri dei suoi fondatori, unico vero elemento unificante e quindi dirompente sulla scena mondiale. L'Unione europea non è un blocco monolitico ma il risultato delle azioni di uomini e che, in quanto tale, per vivere è chiamata a rinnovarsi nel tempo. L'Europa insomma deve ripartire dai valori su cui è stata creata, dai buoni risultati che finora abbiamo raggiunto e, credetemi, anche da una buona dose di realismo."

Nel dibattito è intervenuto CRESCENZIO RIVELLINI (PPE-I):

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Trattato di Lisbona e la nomina dei membri del Consiglio accadono giusto dopo venti anni dalla caduta del Muro. La caduta del Muro fu l'inizio dell'Europa vera. Vent'anni fa si è buttato a terra un muro, un muro di cemento ma pieno di pregiudizi, di tirannia, di fame per tanti cittadini dell'est ed oggi noi non dobbiamo più festeggiare la caduta del Muro ma dobbiamo chiederci cosa fare dopo quel muro. Infatti, nel frattempo si sono alzati altri muri: il muro fra paesi del nord e del sud del pianeta; fra paesi più civili e più poveri; fra paesi che producono prodotti e paesi che producono idee; muri molto più alti e difficili da battere, che possono causare all'umanità intera delle grandi difficoltà e delle guerre.
Per questo le nomine Consiglio europeo, che si dovranno fare dopo Lisbona, non possono essere fatte con una nomination di pochi all'interno di segrete stanze. Chi vuole dare un contributo e si vuole candidare deve far sapere al Parlamento europeo e all'Europa intera che cosa vuole fare e che cosa è capace di fare. Se abbattiamo quel muro della nomination, in virtù del quale si scelgono i futuri candidati in base a equilibri fra nazioni e non alle qualità dei candidati, avremo finalmente fatto l'Europa-nazione."

 

 

 

PETIZIONI

 

PIÙ VISIBILITÀ AL LAVORO E AL RUOLO DEL MEDIATORE EUROPEO
Doc. A7-0020/2009

Risoluzione sulla relazione annuale in merito alle attività del Mediatore europeo nel 2008

Il Parlamento chiede di promuovere l'attività e il ruolo del Mediatore europeo presso i cittadini e gli enti interessati per contribuire a realizzare un’Unione in cui le decisioni siano prese nel modo più trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini. Suggerisce anche di creare un sito unico per agevolare la presentazione delle denunce di casi di cattiva amministrazione delle istituzioni europee.

Adottando la relazione, il Parlamento ha approvato il rapporto 2008 sull'attività del Mediatore europeo, figura creata nel 1995, cui sono rivolte le denunce relative ai casi di cattiva amministrazione che coinvolgono istituzioni e organismi dell'Unione europea. Possono rivolgersi al Mediatore i cittadini di uno Stato membro dell'UE e le persone che vi risiedono, nonché le imprese, le associazioni e altri soggetti che abbiano sede nell'Unione. Nel gennaio 2010 il Parlamento dovrà eleggere il nuovo Mediatore europeo, tra i tre candidati ve n'è uno italiano: Vittorio Bottoli.
I deputati esortano il Mediatore a "proseguire l'opera di sensibilizzazione dei cittadini al suo lavoro e a promuovere le sue attività con efficacia e trasparenza", nonché "a dare grande risalto agli eventi d'interesse informativo per i cittadini". Sottolineano poi la necessità di contribuire alla comprensione da parte del pubblico dei compiti del Mediatore fornendo un'informazione "facilmente comprensibile, accurata e di buona qualità", anche per ridurre il numero di denunce che esulano dal suo mandato. Anche perché ritengono che il ruolo svolto dal Mediatore "rappresenti un contributo essenziale per realizzare un’Unione in cui le decisioni siano prese nel modo più trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini”.
Il Parlamento rileva che ciascuna istituzione dispone del proprio sito internet attraverso il quale si possono inoltrare denunce, petizioni, ecc., e suggerisce quindi di creare un sito web comune alle varie istituzioni europee per aiutare i cittadini e indirizzarli direttamente verso l'istituzione competente a trattare la loro denuncia, riducendo in tal modo il numero di denunce irricevibili dal Mediatore. Sostiene anche lo sviluppo di un manuale interattivo per aiutare i cittadini ad individuare la sede più idonea alla soluzione dei loro problemi.
I deputati riconoscono poi l’utile contributo apportato dalla rete europea dei difensori civici, di cui la commissione per le petizioni fa parte, nel garantire risoluzioni extragiudiziali. Raccomandano quindi il lancio di una campagna informativa continua rivolta ai cittadini europei, "intesa a far sì che conoscano meglio le funzioni e le competenze dei membri della rete europea dei difensori civici".
Il Parlamento accoglie infine con favore la revisione dello statuto del Mediatore, in particolare il rafforzamento delle sue competenze investigative, "che contribuirà ad assicurare la piena fiducia dei cittadini nella sua capacità di condurre un’indagine esauriente sulle loro denunce, senza restrizioni".

Fatti e cifre
Nel 2008, il Mediatore ha registrato complessivamente 3.406 denunce rispetto alle 3.211 del 2007, con un aumento del 6%. 802 denunce ricadevano nel mandato del Mediatore europeo. Di queste, 228 sono state dichiarate ricevibili ma prive di elementi sufficienti per avviare un’indagine, mentre sono state avviate 293 indagini in seguito a denunce. 281 denunce sono state dichiarate irricevibili.
La maggior parte di queste indagini interessava la Commissione europea (66%). Sono state anche svolte indagini relative all'amministrazione del Parlamento europeo (10%), dell'Ufficio di selezione del personale delle Comunità europee EPSO (7%), del Consiglio (3%) e dell' Ufficio europeo per la lotta antifrode OLAF (2%). Altre 37 indagini hanno riguardato altre 20 istituzioni e organi comunitari (13%).
La fattispecie principale di presunta cattiva amministrazione consisteva nella mancanza di trasparenza (36% del totale delle indagini), incluso il rifiuto di fornire informazioni o documenti.
Nel 2008 è stato concluso un numero record di indagini. La maggior parte è stata trattata in meno di un anno (52%) e un terzo (36%) in meno di tre mesi. Di queste, 352 erano collegate a denunce e tre erano indagini di propria iniziativa.

Nel dibattito è intervenuta ERMINIA MAZZONI (PPE-I) Presidente Commissione Petizioni:

   "Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo ringraziare, come presidente della commissione petizioni, a nome di tutti i componenti della commissione, il Mediatore per l'attività svolta e per la puntuale relazione svolta. Vorrei ringraziare l'onorevole Paliadeli per il contributo eccellente che ha dato ai lavori della nostra commissione e tutti coloro che hanno partecipato alla discussione, perché dimostrano l'interesse e l'attenzione affinché questi strumenti di democrazia e di partecipazione siano implementati e raggiungano l'obiettivo che si prefiggono nei trattati.
L'esame della relazione 2008 del Mediatore europeo ci testimonia che, purtroppo, il principio sancito nell'articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali è ancora lontano dall'obiettivo della sua compiuta applicazione. Il diritto esercitato da 3 406 cittadini europei nel corso del 2008, per denunciare al Mediatore casi di cattiva amministrazione, dimostra un livello crescente di insoddisfazione, considerato che nel 2007 la cifra era di 3 211. Io credo che questo numero debba essere comparato con il grado di conoscenza e di consapevolezza e quindi ribadisco, contrariamente a quanto sostenuto dal collega che prima è intervenuto, che queste cifre testimoniano un grado elevato di insoddisfazione da parte dei cittadini. Ed è parzialmente consolatorio rilevare che di queste cifre solo una parte sia stata ritenuta di competenza del Mediatore europeo, perché buona parte dei reclami non acquisiti dal Mediatore europeo sono stati trasferiti ad altri organismi, tra cui anche la commissione petizioni che io presiedo.
Quello di cui dobbiamo farci carico - credo - come istituzioni europee e in particolare come Parlamento, è anche la percezione della correttezza amministrativa, quanto siano percepite le nostre istituzioni come corrette. Fermo restando comunque il positivo riscontro di una maggiore funzionalità del Mediatore europeo, visti i maggiori numeri dei casi risolti fruttuosamente, noi come Parlamento cui sono state indirizzate circa il 10% delle denunce e come commissione alla quale è stato indirizzato il 60%.
Allora, mi permetto solo di aggiungere che queste istituzioni hanno il dovere di andare avanti sulla strada del miglioramento di questi strumenti di democrazia e di partecipazione, perché abbiamo anche il trattato di Lisbona che introduce l'iniziativa popolare. Io credo che noi dobbiamo migliorare, senza modificarle, le funzioni di questi organismi; abbiamo il dovere di migliorare l'efficacia e la produttività degli strumenti che abbiamo dato ai cittadini, se vogliamo realmente contribuire a costruire l'Europa dei popoli."


 

MERCATO INTERNO

 

DIRETTIVA SERVIZI

Interrogazione orale sull'applicazione della direttiva servizi

Il prossimo 28 dicembre scade il termine per il recepimento della direttiva "servizi", volta a rendere operativa la libera circolazione dei servizi in tutta l'UE. Le interrogazioni depositate chiedono a Commissione e Consiglio una valutazione sullo stato di applicazione della direttiva.

Nel dibattito è intervenuta LARA COMI (PPE-I) Vicepresidente Commissione Mercato interno e protezione dei consumatori:

Click to enlarge"Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto la direttiva sui servizi rappresenta per l'Europa il perfezionamento di un percorso la cui ultima destinazione è proprio il completamento del mercato interno per facilitare in questo ambito gli scambi all'interno dell'Unione europea, permettere anche alle amministrazioni di coordinare quindi gli sforzi e soprattutto di minimizzare i costi di transazione fra le diverse operazioni all'interno dei diversi settori e dei diversi Stati.
Armonizzare i contenuti delle diverse procedure amministrative ed agevolare la libertà di stabilimento di prestatori di servizi in altri Stati membri significa automaticamente sviluppare la crescita e quindi stimolare anche la crescita in un periodo di particolare crisi com'è questo. La direttiva Servizi, adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 12 dicembre 2006, si inserisce a pieno titolo all'interno della strategia di Lisbona - rivista nel tempo e adattata alle varie congiunture che l'Europa ha attraversato nel corso degli ultimi nove anni - il cui principale obiettivo è assolutamente quello di fare dell'economia europea l'economia più competitiva del mondo che viene però basata su un aspetto di conoscenza.
La crisi economica che stiamo attraversando e che l'Unione europea sta affrontando a livello istituzionale, concordando abilmente i vari interventi anche con i singoli Stati membri, ha ancora più bisogno di una corretta ed immediata applicazione della direttiva Servizi di quanto non ce ne fosse stato al momento quindi della sua adozione. La scadenza del 28 dicembre 2009 per il recepimento della direttiva Servizi dunque non è solamente l'indicazione del momento in cui si è stabilito di passare naturalmente dalla ratifica al processo legislativo di questa direttiva ma rappresenta soprattutto una tappa importante verso un'Europa sempre più consapevole dei propri mezzi e in particolar modo sempre più capace di sfruttare al meglio le proprie risorse."

 

MARCHIO D'ORIGINE

Dichiarazioni della Commissione sul 'made in" (marchio d'origine)

La proposta originale, arenata al Consiglio, introdurrebbe nell’UE un regime obbligatorio d'indicazione del paese d'origine a un numero limitato di prodotti importati, quali tessili, gioielleria, abbigliamento, calzature, mobili, cuoio, apparecchi per l’illuminazione, oggetti di vetro, ceramiche, borse e borsette. Secondo i deputati, l'obbligo del "made in" per tali prodotti fornirebbe "un'informazione molto utile per la scelta da parte del consumatore finale", consentendogli di mettere questi prodotti in relazione con le norme sociali, ambientali e di sicurezza generalmente associate a tale paese.
Il Parlamento ritiene inoltre che le disparità tra le regolamentazioni vigenti negli Stati membri e la mancanza di norme comunitarie chiare in materia danno luogo a un quadro giuridico frammentario. D'altro lato, osserva che parecchi dei principali partner commerciali dell'UE, quali Stati Uniti, Cina, Giappone e Canada, hanno introdotto obblighi di legge in materia di marchio d'origine. Invita quindi la Commissione e il Consiglio a compiere "tutti i passi necessari per assicurare parità di condizioni con i partner commerciali che hanno introdotto obblighi in materia di marchio d'origine". Esorta inoltre gli Stati membri a tenere un approccio comunitario coerente sulla questione in modo da consentire ai consumatori dell'UE di ricevere informazioni più complete e accurate.
Infine, i deputati chiedono l'istituzione di opportuni meccanismi di vigilanza e di lotta contro la frode in campo doganale e invitano la Commissione a "intervenire energicamente, di concerto con gli Stati membri, per difendere i legittimi diritti e le legittime aspettative dei consumatori ogniqualvolta vi siano prove di un uso fraudolento o ingannevole dei marchi d'origine da parte di importatori e di produttori non UE".

Nel dibattito è intervenuta, a nome del Gruppo PPE, CRISTIANA MUSCARDINI (PPE-I) Vicepresidente Commissione Commercio internazionale:

Click to enlarge"Signor presidente, onorevoli colleghi, anche a noi pone qualche problema, non soltanto agli interpreti e anche a coloro che vogliono seguire la discussione, magari avendo qualche risposta concreta, rispetto a un problema che si trascina dal 2005.
Come il Commissario ha giustamente ricordato, da molti anni i nostri maggiori competitori e partner economici hanno una denominazione di origine per i prodotti che entrano sul loro territorio. Al contrario l'Unione europea, nonostante la proposta di regolamento del 2005, supportata da largo consenso di consumatori, di categorie della società civile, è ancora senza una definizione e nonostante il parere più volte favorevole espresso dal Parlamento. La mancanza di un regolamento sulla definizione di origine dei prodotti lede il diritto dei cittadini e dei consumatori e impedisce il corretto funzionamento del mercato il quale, per essere libero, deve avere regole comuni e condivise.
Il comitato 133 ha esaminato nei giorni scorsi delle ipotesi per ridurre le categorie merceologiche, presenti nel regolamento, e per suggerire l'applicazione per il periodo sperimentale. Chiediamo al Commissario: queste proposte di compromesso hanno il consenso almeno di una parte degli Stati membri? Saranno oggetto di ulteriore meditazione? Lei intende continuare a sostenere, insieme al Parlamento, anche nell'ambito della procedura di codecisione, la proposta di regolamento del 2005? Quali garanzie e tempistiche offre la Commissione a conclusione di questa discussione sofferta e in ora tarda? Infine, signor Commissario, ringraziandola per quanto lei comunque ha fatto con grande attivismo e determinazione, lei mi può confermare quanto ha scritto nella risposta a una mia interrogazione il 5 novembre 2009, e cioè che la Commissione continuerà a sostenere fermamente l'adozione della proposta presentata nel 2005 e che la Commissione continuerà nel suo impegno?"

Nel dibattito è intervenuta, inoltre, LARA COMI (PPE-I) Vicepresidente Commissione Mercato interno e protezione dei consumatori:

Click to enlarge"Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi facciamo parte di un sistema industriale, a livello europeo, in cui il buon nome dei prodotti dipende molto dall'integrità del sistema produttivo. Mantenendo almeno parte della nostra produzione manifatturiera in Europa, possiamo veramente offrire ai nostri consumatori prodotti controllati e di alta qualità. È nell'interesse di tutti noi continuare a farlo, dando la possibilità ai consumatori di essere pienamente consapevoli di cosa stiamo producendo e di quale sia la provenienza di ciò che viene prodotto. Per raggiungere tale obiettivo, abbiamo bisogno di una cosa molto semplice ma essenziale: la trasparenza, un concetto che è alla base delle norme relative all'etichettatura d'origine, approvate già dal Parlamento nel 2006 e già ampiamente in uso nei maggiori mercati mondiali, come ricordava precedentemente il Commissario, mercati mondiali come Stati Uniti, Messico e Cina.
Nonostante questo, il "made in " non ha ancora incontrato il benestare di alcuni Stati membri dell'Unione europea. Noi riteniamo che, se il prodotto è fabbricato in Cina, come in qualunque altro paese extraeuropeo, a prescindere dalla sua qualità, spesso anche buona, il consumatore europeo deve poter conoscere il luogo di fabbricazione del prodotto per potere scegliere consapevolmente. Qualcuno potrebbe interpretare la necessità di trasparenza come eccesso di protezionismo e credere che tutto ciò possa concludersi in un incremento di costi per l'industria: ebbene, non è assolutamente così.
L'assenza dell'indicazione d'origine sui prodotti importati a livello europeo, a differenza di quanto succede in Cina, negli Stati Uniti e in Australia, rende più difficile ai prodotti europei competere in un mercato internazionale globalizzato. Per tutte queste ragioni, salvaguardare l'idea di un prodotto realizzato con quanto di meglio l'Europa ha da offrire è il primo indispensabile passo verso il riconoscimento a livello dei singoli Stati membri."

Nel dibattito è intervenuto, inoltre, SERGIO SILVESTRIS (PPE-I):

Click to enlarge"Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, chiarezza, chiarezza, chiarezza: è questo che chiede oggi il mercato, invocando norme che garantiscono trasparenza a difesa dei consumatori. La libertà del mercato è anche segnata da regole chiare che, attraverso meccanismi trasparenti, mettano tutti i consumatori nelle condizioni di poter scegliere. È questo che oggi siamo qui a chiedere; è questo che siamo ad invocare. Spesso sulla televisione di Stato del mio paese vengono trasmesse inchieste giornalistiche che mostrano come in alcuni paesi distanti, anche culturalmente, dall'Europa, le tecniche di produzione si basino sull'utilizzo di prodotti altamente inquinanti, di tecniche inquinanti, di solventi tossici, con sfruttamento del lavoro anche minorile, in orari assurdi. I consumatori debbono essere messi nella condizione anche di poter scegliere, sapendo chiaramente da dove provengono determinati prodotti. È questo che si chiede. Io penso che sia giunto il tempo che, con grande determinazione, con grande accelerazione rispetto ai tempi fin qui tenuti, si adottino chiaramente e al più presto norme che mettano in condizioni i consumatori di poter scegliere attraverso meccanismi di assoluta chiarezza e trasparenza."

 

 

 

RICERCA

 

INTENSIFICARE LA RICERCA COMUNE SUL MORBO DI ALZHEIMER
Doc. B7-0133/2009

Risoluzione sulla programmazione congiunta delle attività di ricerca per combattere le malattie neurodegenerative

Il Parlamento chiede agli Stati membri di mettere in comune una massa critica di competenze, conoscenze e finanziamenti per prevenire e combattere le malattie neurodenegerative, come l'Alzheimer o il Parkinson, che colpiscono più di 7 milioni di europei. Rilevando l'importanza della prevenzione e della diagnosi precoce, chiede studi epidemiologici su scala transnazionale e ricerche sul benessere dei pazienti, nonché la promozione di stili di vita sani e una migliore informazione dei cittadini.

Adottando una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi, il Parlamento europeo rileva la necessità urgente di intensificare gli sforzi necessari per far fronte agli effetti delle malattia neurodenegerative, in particolare dell’Alzheimer e del Parkinson, sul piano sociale e della salute pubblica, nel contesto dell’invecchiamento della popolazione europea e anche per garantire la futura sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali.
I deputati, infatti, sottolineano che tali malattie colpiscono più di 7 milioni di europei, e che questa cifra "probabilmente raddoppierà nei prossimi decenni come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione". Osservano inoltre che il costo dei disturbi da demenza nell’UE27 nel 2005 ammontava a circa 130 miliardi di euro e che, attualmente, non esistono cure per tali malattie, mentre le conoscenze in materia di prevenzione, trattamento e identificazione dei fattori di rischio "sono molto limitate".
Notando poi come la maggior parte degli sforzi di ricerca in tale campo è esplicata dagli Stati membri, con un livello relativamente basso di coordinamento transnazionale, il Parlamento accoglie favorevolmente la proposta di progetto pilota per la programmazione congiunta della ricerca al fine di "ridurre la frammentazione degli sforzi" grazie alla "messa in comune di una massa critica di competenze, conoscenze e risorse finanziarie". Rileva nondimeno la necessità di evitare "la creazione di nuove strutture burocratiche", e suggerisce di collaborare con l’industria per beneficiare di tutte le risorse ed esperienze disponibili garantendo, al contempo, l’indipendenza e l'autonomia.
Il Parlamento incoraggia inoltre tutti gli Stati membri "a impegnarsi attivamente nella definizione, nello sviluppo e nell’attuazione di un'agenda comune di ricerca nell’ambito delle malattie neurodegenerative" e ritiene che la realizzazione di studi epidemiologici e clinici su vasta scala nel quadro di una collaborazione transnazionale "apporterebbe un chiaro valore aggiunto". Sottolinea poi l’importanza di un approccio multidisciplinare della ricerca che includa la diagnosi, il trattamento, la prevenzione e la ricerca sociale sul benessere dei pazienti, delle loro famiglie e delle persone che prestano assistenza.
I deputati si dicono convinti che i test diagnostici precoci, la ricerca dei fattori di rischio (quali l’ambiente) e i criteri di diagnosi precoce "siano fondamentali". Più in particolare, i programmi di ricerca dovrebbero incentrarsi, in via prioritaria, su prevenzione, biomarcatori (compresa la suscettibilità genetica), metodi di diagnosi precoce basati, e standardizzazione dei criteri e degli strumenti diagnostici. Vanno anche create vaste banche dati da utilizzare per studi sulla popolazione, ed è necessario definire strategie di trattamento e studi clinici su nuove sostanze chimiche e biologiche, vaccini e tecnologie. Occorre inoltre studiare la relazione tra il processo di invecchiamento e la demenza e tra la demenza e la depressione nelle persone anziane. Il Parlamento incoraggia gli Stati membri a promuovere programmi di ricerca che accordino grande importanza alle scelte del paziente e al suo punto di vista, e li invita a informare l’opinione pubblica sui cambiamenti nello stile di vita che possono ritardare e prevenire l’insorgenza di malattie neurodegenerative, specialmente l’Alzheimer e il Parkinson promuovendo, al contempo, “stili di vita che favoriscano una buona salute mentale". Propone poi che il Consiglio e la Commissione esaminino la possibilità di lanciare un Anno europeo del cervello per attirare l’attenzione sulle malattie cerebrali associate all'invecchiamento e sulle misure per prevenirle.


 

RELAZIONI ESTERNE

 

L'UE SVILUPPI LE RELAZIONI CON LA RUSSIA, SE TUTELA I DIRITTI UMANI
Docc. B7-0128, 0129, 0130, 0131, 0132/2009

Risoluzione sulla preparazione del vertice UE-Russia in programma il 18 novembre 2009 a Stoccolma

Favorevole allo sviluppo delle relazioni con la Russia, il Parlamento chiede che il nuovo accordo non tratti solo le questioni economiche ma comprenda anche i diritti umani. Occorre rafforzare la cooperazione sull'immigrazione illegale, sulla sicurezza energetica, sul cambiamento climatico e nel processo di pace in Medio oriente.  Ribadendo il sostegno all'integrità della Georgia, plaude alla missione europea sul posto, e chiede il coinvolgimento dell'UE nei negoziati sullo scudo missilistico.

Approvando una risoluzione sostenuta da PPE, S&D, ALDE, Verdi/ALE e ECR, il Parlamento europeo, riafferma anzitutto che la Russia "resta uno dei partner più importanti dell'Unione europea" e si dice favorevole a sviluppare "con pragmatismo" le future relazioni con tale paese.
Tuttavia, i deputati chiedono che il nuovo accordo vada oltre la mera cooperazione economica per abbracciare anche gli ambiti della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani e dei diritti fondamentali. Nel ricordare che il Premio Sacharov per la libertà di pensiero del Parlamento europeo è stato conferito all'organizzazione russa "Memorial", sottolineano l'importanza del costante scambio di opinioni con la Russia in materia di diritti umani. Si dicono infatti preoccupati per quanto concerne "l'indipendenza della magistratura, l'accresciuto controllo dello Stato sui mezzi di informazione, l'incapacità della polizia e delle autorità giudiziarie di individuare i responsabili dell'uccisione di giornalisti e di attivisti per i diritti umani, le misure repressive adottate nei confronti dell'opposizione, l'applicazione arbitraria della legge da parte delle autorità e la correttezza delle consultazioni elettorali".

In tale contesto, il Parlamento invita le autorità russe a garantire che gli assassini di Natalia Estemirova, Andrei Kulagin, Zarema Sadulayeva, Alik Dzhabrailov, Maksharip Aushev, Stanislav Markelov, Anastasiya Baburova e Anna Politkovskaya "siano rintracciati e consegnati alla giustizia". Inoltre, condanna "il brutale assassinio" di Makšarip Aušev, l'attivista ed esponente dell'opposizione ucciso in Inguscezia. Le esorta poi ad adottare misure preventive per la protezione dei difensori dei diritti umani, ad esempio avviando indagini non appena minacce nei loro confronti sono noti a una procura o un tribunale. Inoltre, chiedendo all'UE di seguire "con la massima attenzione" il secondo processo in corso contro l'ex capo della Yukos Oil, Michail Chodorkovskij, esorta le autorità russe " a non utilizzare il sistema giudiziario come strumento politico".

Osservando con interesse il dialogo in corso tra l'UE e la Russia sull'ulteriore liberalizzazione dei visti, il Parlamento sollecita maggior cooperazione sull'immigrazione illegale, migliori controlli ai punti di frontiera e lo scambio di informazioni in materia di terrorismo e criminalità organizzata. Invita inoltre il Consiglio e la Commissione a raddoppiare i loro sforzi per risolvere i problemi legati all'attraversamento delle frontiere tra l'UE e la Russia e ad impegnarsi in progetti concreti.
I deputati guardano con interesse alla firma di un accordo sull'istituzione di un meccanismo di allarme rapido tra l'Unione europea e la Russia in materia di sicurezza energetica, anche per "evitare che si ripetano i tagli agli approvvigionamenti verificatisi negli ultimi anni". Rilevano poi che la cooperazione tra le due parti "dovrebbe basarsi sui principi dell'interdipendenza e della trasparenza, nonché sulla parità di accesso ai mercati, alle infrastrutture e agli investimenti". A loro parere, occorre attivarsi congiuntamente per utilizzare appieno e in modo efficiente i sistemi di trasporto dell'energia, sia quelli già esistenti sia quelli da sviluppare ulteriormente. Ritenendo poi "fondamentale" che l'UE "mostri una forte solidarietà interna", auspicano che siano declinate "le offerte russe di promuovere relazioni bilaterali con gli Stati membri disponibili".
Riguardo al cambiamento climatico, il Parlamento ritiene che, entro il 2020, i paesi industrializzati debbano raggiungere, nel complesso, i valori più alti della scala compresa tra il 25 e il 40% nella riduzione delle emissioni. Chiede quindi alla Russia di riesaminare la propria richiesta concernente un livello più elevato di emissioni, "riformulandola in modo consono al proprio alto potenziale di attenuazione del cambiamento climatico".

Il Parlamento rinnova il proprio sostegno all'obiettivo dell'adesione della Russia all'Organizzazione mondiale del commercio. Ritiene infatti che ciò "determinerà condizioni di concorrenza eque per gli operatori economici di entrambe le parti". Invita però la Russia a eliminare gli ostacoli che ancora si frappongono al processo di adesione, come ad esempio i dazi russi all'esportazione, il livello delle tariffe ferroviarie per il transito di merci, i pedaggi stradali e le restrizioni sulle importazioni di carne, di prodotti lattiero-caseari e di vegetali.
Nel rilevare la necessità di una maggior cooperazione su questioni cruciali dell'agenda internazionale, il Parlamento invita l'UE e la Russia a continuare a impegnarsi per far avanzare il processo di pace in Medio Oriente e trovare una soluzione alla questione nucleare iraniana, in particolare alla luce dell'accordo sul programma relativo al combustibile e le ispezioni da parte dell'ONU nel sito in costruzione per l'arricchimento dell'uranio del quale è stata da poco rivelata l'esistenza.

Il Parlamento invita l'UE a promuovere iniziative congiunte con il governo russo volte conseguire una soluzione pacifica dei conflitti in Nagorno-Karabah e in Transnistria e, soprattutto, in Georgia. In tale contesto, plaude ai risultati della missione di vigilanza dell'Unione in Georgia, "che ha dimostrato la volontà e la capacità dell'UE di agire con determinazione per promuovere la pace e la stabilità". Ribadisce inoltre il suo impegno a favore dell'integrità territoriale del paese e invita tutte le parti a rispettare gli impegni assunti. Si dice, peraltro, preoccupato delle implicazioni per la sicurezza internazionale derivanti dalla proposta di legge presentata dal Presidente russo che autorizzerebbe l'impiego della forza militare anche per proteggere cittadini russi all'estero, laddove la Russia "sta perseguendo una politica di rilascio illegale di passaporti".

Il Parlamento chiede alla Presidenza di esprimere il sostegno dell'UE ai colloqui tra la Russia e gli Stati Uniti su un nuovo accordo che subentri allo START, nonché a iniziative volte a costruire un sistema comune di difesa missilistica tra Stati Uniti, Russia e NATO. Sollecita i governi di Stati Uniti e Russia a coinvolgere pienamente l'Unione europea e i suoi Stati membri nelle discussioni sul futuro dello scudo missilistico di difesa, compresa la valutazione del rischio missilistico, "contribuendo in questo modo alla pace alla stabilità nel mondo e particolarmente in Europa".

 

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