DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili
per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  23 - 26 NOVEMBRE 2009

 

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

LOTTA ALLA CRIMINALITÀ: IL PARLAMENTO VUOLE INCIDERE
SULLE NORME EUROPEE

 

I deputati hanno respinto un pacchetto di proposte legislative relative all'attività di Europol, all'accreditamento dei laboratori forensi e alla Rete Europea di Prevenzione della Criminalità. Intendono infatti partecipare alla definizione delle norme con pieni poteri, come previsto dal Trattato di Lisbona che entrerà tra breve in vigore. Riguardo alla rete di prevenzione, adducono inoltre la mancanza di sufficiente ambizione.

Con 10 voti favorevoli, 642 contrari e 9 astensioni, il Parlamento ha respinto la proposta di decisione avanzata da un gruppo di Stati membri volta a esternalizzare e rafforzare il Segretariato della Rete Europea di Prevenzione della Criminalità (REPC), formalizzare le modifiche strutturali proposte e rendere più espliciti i compiti della rete e i vari ruoli e responsabilità. Secondo diverse valutazioni, infatti, la rete non ha finora raggiunto i suoi obiettivi.
Seguendo la linea dettata dalla relatrice, i deputati sostengono che vi siano problemi sia in termini di contenuti sia di procedura. Infatti, oltre a ritenere che la proposta non sia "sufficientemente ambiziosa", rilevano che il Trattato di Lisbona, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° dicembre 2009, "offre una nuova base giuridica ... che conferisce al Parlamento poteri di codecisione (la 'procedura legislativa ordinaria') nel campo della prevenzione della criminalità". Nel corso del dibattito in Aula, la relatrice ha affermato che "non si possono immaginare la lotta o la prevenzione al crimine senza ipotizzare una più complessa opera di repressione e di prevenzione rispetto al crimine organizzato e alla mafia".
Il Parlamento chiede quindi al Consiglio di non adottare formalmente l’iniziativa prima dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona affinché l’atto finale possa essere ultimato consentendo alla Corte di giustizia dell’Unione europea, alla Commissione e al Parlamento "di esercitare pienamente il loro ruolo e la loro funzione di controllo". In questo caso, "si impegna ad esaminare con procedura d’urgenza ogni ulteriore proposta, in particolare quella relativa alla creazione di un osservatorio".
Analoghe considerazioni sono addotte dal Parlamento per altre cinque proposte di decisione che riguardano le norme sulla protezione del segreto delle informazioni di Europol, le norme di attuazione relative alle relazioni di Europol con i partner, l'elenco dei paesi e delle organizzazioni terzi con cui Europol stipula accordi, le norme di attuazione degli archivi di lavoro per fini di analisi di Europol, nonché una decisione quadro sull'accreditamento delle attività dei laboratori forensi.

Nel dibattito è intervenuto, per iscritto, RAFFAELE BALDASSARRE (PPE-I) Vicepresidente Commissione Giuridica:

Click to enlarge"Il Trattato di Lisbona sposta in modo rilevante gli equilibri istituzionali disegnati a suo tempo dal Trattato di Maastricht in materia di cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, introducendo, sebbene con rilevanti eccezioni, la procedura legislativa ordinaria per lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
È pertanto necessario che ogni modifica alle misure di attuazione della decisione Europol sia adottata nell'ambito del nuovo quadro normativo previsto da Lisbona. Non si può rafforzare Europol senza che questo Parlamento possa esprimersi adeguatamente su regolamentazioni che non riguardano misure di applicazione squisitamente tecniche, ma politiche, come nel caso del trasferimento dei dati personali.
Permettetemi di aggiungere a ciò una riflessione riguardante la crescente proiezione esterna dell'Unione e l'intensificazione della sinergia tra sicurezza interna e difesa. Anche se il trattato non avrà conseguenze immediate sull'evoluzione dei mercati della sicurezza e della difesa, esso prospetta uno sviluppo del mercato della sicurezza più integrato e coeso, che richiede azioni legislative coordinate e, quindi, interistituzionali. Pertanto, a maggior ragione, sarebbe incoerente, se non deleterio, adottare modifiche di carattere "politico" sulle disposizioni di attuazione della decisione Europol non seguendo l'iter normativo previsto da Lisbona."

 

PROGRAMMA DI STOCCOLMA: LE PRIORITÀ DEL PARLAMENTO
IN GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
Doc. B7-0155/2009

Risoluzione sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo "Uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia al servizio dei cittadini" - Programma di Stoccolma

Nella risoluzione votata dall'Aula, i diritti civili nell'Unione europea devono essere rafforzati attraverso l'istituzione di una Corte europea per Internet, il reciproco riconoscimento da parte dei paesi dell'UE delle coppie omosessuali e una serie di diritti per i detenuti.
I deputati hanno chiesto che il prossimo "Programma di Stoccolma", che durerà cinque anni e comprende le iniziative legislative dell'UE in materia di diritti civili, sia mirato a rafforzare i diritti dei cittadini. La versione finale del programma sarà adottata dal Consiglio europeo il prossimo 10 e 11 dicembre.
I deputati hanno anche proposto di rinvigorire la lotta a terrorismo, crimine organizzato, immigrazione illegale, traffico di esseri umani e sfruttamento a fini sessuali. Il testo propone che l'assistenza legale dovrebbe essere messa a disposizione delle vittime del crimine, con particolare attenzione al traffico di esseri umani e alla violenza di genere.

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:


 

ISTITUZIONI

 

IL PARLAMENTO È PRONTO ALL'APPLICAZIONE DEL TRATTATO DI LISBONA
Doc. A7-0043/2009

Decisione sull'adeguamento del regolamento del Parlamento europeo al Trattato di Lisbona

Il Parlamento è pronto ai cambiamenti che saranno introdotti dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e che gli conferiranno maggiori poteri. I deputati hanno votato una serie di riforme al proprio Regolamento interno per adattarlo all'arrivo dei 18 nuovi deputati, ai nuovi e più ampi poteri legislativi e alla nuova procedura di bilancio che pongono il Parlamento ed i governi nazionali dell'UE sullo stesso piano.

La modifica al regolamento interno del Parlamento è stata approvata dall'Aula. Durante il dibattito nell'emiciclo, il relatore ha affermato: "Con l'Atto unico da neonato il Parlamento è passato all'infanzia, Maastricht ci ha immesso nella pubertà, Nizza e Amsterdam ci hanno portato all'età adulta e il Trattato di Lisbona ci assegna i pieni diritti di un Parlamento adulto".
In tutto,18 deputati provenienti da 12 Stati membri (di cui uno italiano che si aggiunge agli attuali 72), si aggiungeranno agli attuali 736 non appena il Trattato entrerà in vigore ed un protocollo, dedicato a tale questione, sarà ratificato da tutti gli Stati membri. Fino a quel momento, i deputati-designati non godranno del diritto di voto ma potranno adottare lo status di "osservatori", una possibilità prevista ora dal regolamento interno.
I cambiamenti del Regolamento tengono conto anche dell'aumento significativo dei poteri legislativi del Parlamento. Con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, infatti, la quasi totalità delle politiche europee è soggetta alla "procedura legislativa ordinaria", che pone il Consiglio ed il Parlamento sullo stesso piano in quanto legislatori. Anche i provvedimenti relativi alla procedura di bilancio sono rivisti, poiché il Parlamento ha ora gli stessi poteri del Consiglio anche quando si tratta di decidere il bilancio dell'UE.
Inoltre, è stata adattata la procedura per l'elezione del Presidente della Commissione per tenere conto dei maggiori conferiti dal Trattato al Parlamento. Ulteriori cambiamenti riguardano le ricadute legislative della Carta dei diritti fondamentali, il diritto del Parlamento di proporre modifiche al trattato e l'accresciuta influenza dei parlamenti nazionali.

Nel dibattito è intervenuto MARIO MAURO (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana del Popolo della Libertà nel Gruppo del PPE:

   "Signor Presidente, onorevoli colleghi, è certamente in corso un vero e proprio cambiamento di natura delle nostre istituzioni, delle istituzioni europee. Dalla nostra abilità politica e dalla nostra capacità di dotarci nel più breve tempo possibile di strumenti legislativi interni all'istituzione Parlamento, che possano permetterci di sfruttare le enormi opportunità offerte dal Trattato di Lisbona, dipende il buon funzionamento della macchina comunitaria nel prossimo futuro.
Proprio per questo credo che ciò che è realmente in gioco sia, paradossalmente, un rafforzamento della dimensione federale come pure di quella sussidiaria dell'Unione europea. Questo è un fatto decisivo per il nostro futuro, tanto più che in questa fase non abbiamo tenuto sufficientemente conto della figura del cittadino intesa come persona, cioè come centro e come fine dell'agire politico.
Voglio spiegarmi. Il livello di armonizzazione che abbiamo raggiunto può definirsi soddisfacente, l'Europa conta molto nella vita dei nostri cittadini. Tuttavia, invece di porre la persona, la famiglia e i gruppi intermedi al centro della politica, spesso l'Unione europea e gli Stati membri hanno strumentalizzato la sussidiarietà per promuovere gli interessi delle istituzioni.
Per questo, la tutela del principio di sussidiarietà, così come espresso all'interno della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, risulta più che mai decisiva. Occorre un sistema di monitoraggio che assicuri una reale valutazione delle proposte legislative poste all'esame del Parlamento, soprattutto per quanto concerne il rispetto di questo principio di sussidiarietà, vero punto di partenza per istituzioni che siano garanti e non padrone della vita dei cittadini."

 

 

RELAZIONI ESTERNE

 

ALLARGAMENTO UE: PERSEVERARE CON LE RIFORME
Doc. B7-0185/2009
Relatore: Gabriele Albertini (PPE-I)

Risoluzione sul documento 2009 di strategia per l'allargamento presentato dalla Commissione concernente i paesi dei Balcani occidentali, l'Islanda e la Turchia

I paesi candidati, attuali e potenziali, devono perseverare nelle riforme per mantenere la rotta verso l'adesione all'UE. E' quanto afferma il Parlamento soprattutto in merito allo Stato di diritto, alla libertà di espressione, al rispetto delle minoranze, nonché alla lotta contro la corruzione e la criminalità. La situazione di Croazia, Turchia, FYROM, paesi dei Balcani Occidentali e Islanda è stata valutata, ricordando anche la necessità di potenziare la capacità d'integrazione dell'UE.

Approvando per alzata di mano una risoluzione presentata dal Presidente della commissione affari esteri, Gabriele Albertini (PPE, IT), il Parlamento europeo ribadisce il suo fermo impegno per la politica di allargamento, giudicandolo "una delle politiche più riuscite dell'UE" che "ha recato benefici sia ai vecchi che ai nuovi Stati membri".
Allo stesso tempo, invita le istituzioni UE "ad analizzare e a potenziare la capacità di integrazione dell'Unione europea". Approvando un emendamento del PPE, l'Aula ribadisce che, anche ai fini della capacità d'integrazione dell'Unione europea, "è imperativo che i paesi candidati così come l'Unione europea mantengano fermo l'impegno al rispetto pieno e rigoroso di tutti i criteri" politici per l'adesione (stabiliti al Consiglio europeo di Copenhagen del 1993).
Per mantenere il sostegno dei cittadini dell'UE a favore di ulteriori allargamenti e l'impegno dei cittadini dei paesi candidati nei confronti della prosecuzione delle riforme, il Parlamento ritiene “indispensabile” fornire loro informazioni chiare ed esaurienti sui benefici e sulle implicazioni di tale politica. Invitando la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi in tal senso, considera altrettanto essenziale "ascoltare i cittadini e rispondere alle loro preoccupazioni e alle loro domande".
Nel sottolineare poi che lo Stato di diritto rappresenta una delle condizioni primarie per l'adesione all'UE, il Parlamento plaude agli sforzi compiuti per l'attuazione delle riforme, ma sollecita alcuni paesi a intensificare i loro sforzi nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata". Parimenti, rileva con preoccupazione che in alcuni paesi - come i Balcani occidentali e la Turchia - la libertà d'espressione e dei media non viene ancora rispettato appieno e li invita quindi “a istituire quadri giuridici appropriati”.
Croazia
Il Parlamento plaude alla Croazia per i continui progressi registrati nell'adempimento dei criteri di adesione all'Unione nonché degli obblighi che essa comporta. Ritiene che i negoziati di adesione possano essere conclusi entro la metà del 2010, “a patto che la Croazia intensifichi i suoi sforzi e ottemperi a tutti i criteri e parametri di riferimento necessari, tra i quali la piena cooperazione con l'ICTY” (Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia).

Turchia
Il Parlamento plaude ai progressi compiuti dalla Turchia verso l'adempimento dei criteri politici per l'adesione. Evidenziando l'importanza cruciale della rapida attuazione della riforma giudiziaria, si dice preoccupato per la situazione riguardante la libertà di espressione e la libertà di stampa. Rammaricandosi per i progressi limitati realizzati nell'ambito della libertà di culto, sollecita il governo ad istituire un quadro giuridico che consenta a tutte le comunità religiose non musulmane e alla comunità alevita “di operare senza indebite restrizioni”.
Accogliendo con favore la firma da parte della Turchia dell'accordo intergovernativo sul gasdotto "Nabucco", i deputati chiedono l'apertura del capitolo energia nei negoziati di adesione. Invitano inoltre il governo turco e tutte le parti interessate "a contribuire attivamente a una soluzione globale della questione cipriota". Incoraggiandolo poi a prendere provvedimenti concreti per affrontare la situazione dei cittadini di origine curda, elogiano gli sforzi compiuti per normalizzare le relazioni con l'Armenia.

FYROM
Il Parlamento si congratula con l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia (FYROM) sui progressi realizzati e chiede al Consiglio di agire conformemente alla raccomandazione della Commissione circa l'apertura dei negoziati di adesione con il paese. Auspica inoltre che si riescano a trovare soluzioni soddisfacenti per entrambe le parti riguardo alle questioni in sospeso con i paesi vicini, compresa la questione del nome del paese tuttora non risolta tra la FYROM e la Grecia. Invita le autorità a perseverare negli sforzi di riforma, in particolare per quanto riguarda la pubblica amministrazione e il sistema giudiziario, la politica anticorruzione, i diritti delle donne e le relazioni interetniche.

Balcani Occidentali
ll Parlamento accoglie positivamente il fatto che si possa prevedere l'entrata in vigore del regime di esenzione dall'obbligo di visto per i cittadini della FYROM, del Montenegro e della Serbia a partire dal 19 dicembre 2009. Esorta inoltre la Bosnia-Erzegovina e l'Albania a portare avanti i preparativi affinché la liberalizzazione dei visti possa applicarsi a partire dal luglio 2010. La Commissione dovrebbe inoltre avviare il dialogo sui visti con il Kosovo “quanto prima possibile”.
Il Parlamento sottolinea poi che la piena collaborazione con il Tribunale penale internazionale costituisce per i paesi dei Balcani occidentali “una condizione fondamentale per progredire verso l'adesione all'Unione”. Invita inoltre tutti i paesi interessati ad adoperarsi al massimo per risolvere nelle fasi iniziali del processo di allargamento i disaccordi con i paesi loro vicini.  D'altro lato, plaude alla volontà della Commissione di fornire aiuti finanziari straordinari per mitigare gli effetti della crisi.
I deputati chiedono una maggiore volontà politica e un migliore coordinamento per l'attuazione della strategia contro la tratta degli esseri umani. Invitano poi tutti i paesi interessati a compiere un maggiore sforzo nel campo dei diritti delle donne e della parità tra i sessi. Allo stesso tempo, chiedono di migliorare la situazione delle minoranze etniche, in particolare dei rom che “sono sovente vittime di discriminazione”.
Prendendo atto con soddisfazione dei progressi compiuti dalla Serbia, il Parlamento esorta il Consiglio a decidere in merito alla ratifica dell'accordo interinale. Nel chiedere poi alla Serbia di cooperare pienamente col Tribunale internazionale, plaude alla firma del protocollo di polizia con l'EULEX e chiede di intensificare ulteriormente la cooperazione. D'altro canto, deplora l'invito rivolto dalle autorità serbe ai serbi del Kosovo a boicottare le elezioni locali del 15 novembre 2009, esortandole ad adottare un approccio costruttivo.
I deputati si dichiarano insoddisfatti per i progressi limitati conseguiti dalla Bosnia-Erzegovina in materia di sicurezza e gestione delle frontiere e rilevano con crescente preoccupazione “l'instabilità del clima politico e la mancanza di una visione comune condivisa da entrambe le entità”. Nel condannare “l'uso di un linguaggio incendiario", esortano il Consiglio a promuovere il dialogo al fine di aiutare il paese nel cammino verso l'integrazione europea.
Il Parlamento plaude all'intenzione della Commissione di rafforzare le relazioni con il Kosovo. Si aspetta inoltre che il processo di decentramento sia concluso entro la fine dell'anno assicurando in tal modo la rappresentazione politica per tutti gli abitanti del Kosovo e in particolare per la minoranza serba. Plaude inoltre al conseguimento da parte dell'EULEX di una piena capacità operativa tale da consentirle di “spianare la strada all'integrazione del Kosovo nell'Unione”.
Il Parlamento riconosce i progressi compiuti dal Montenegro e lo elogia per i suoi risultati, in particolare per il regolare svolgimento delle recenti elezioni e per le solide prestazioni della sua economia, esortandolo a perseverare nei suoi sforzi di riforma.
I deputati riconoscono i progressi compiuti dall'Albania ed esortano l'opposizione a cessare di boicottare il parlamento. Incoraggiano poi le autorità albanesi a proseguire negli sforzi di riforma a favore del progresso economico e sociale dei cittadini, “in modo che il paese possa avanzare sul cammino dell'adesione all'Unione europea”.

Islanda
Il Parlamento accoglie con favore la domanda di adesione dell'Islanda. Si aspetta inoltre che la Commissione si esprima presto al riguardo e che questo paese, “dati la sua consolidata tradizione democratica e il suo elevato grado di allineamento con l'acquis comunitario”, ottenga lo status di paese candidato in tempi brevi.

Data l'importanza del tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione della stessa pronunciato, a nome del Gruppo PPE, dal relatore GABRIELE ALBERTINI (PPE-I) Presidente Commissione Affari esteri:

   "Signor Presidente, onorevoli colleghi, il voto di lunedì in sede di commissione per gli affari esteri ha fornito un'ulteriore prova della problematicità e insieme dell'interesse verso l'estensione geografica e politica dei confini dell'Europa che noi oggi conosciamo.
Grazie al lavoro e allo sforzo dei miei colleghi relatori e al contributo dei singoli gruppi politici, si è giunti a un testo ampliato rispetto all'originale e affinato in molti aspetti inizialmente solo accennati.
Nella discussione in commissione e anche all'interno degli stessi gruppi non sono mancati contrasti anche accesi, tipici di un confronto trasversale che supera le rispettive posizioni politiche. I trascorsi storici di ciascuna nazione e lo stato attuale delle loro relazioni si sono scontrati con le domande di adesione dei paesi candidati o aspiranti tali.
Nell'arco di meno di un anno sono state presentate altre tre richieste di apertura dei negoziati di adesione: il Montenegro nel dicembre 2008, l'Albania nell'aprile 2009 e l'Islanda nel luglio 2009. È un segno che il progetto europeo vanta ancora molta capacità di attrazione ed è considerato un grosso elemento di stabilità soprattutto a seguito della grave crisi dei mercati finanziari.
Il testo ottenuto a seguito delle votazioni in commissione per gli affari esteri sottolinea con maggiore forza la necessità che i paesi che desiderano entrare a far parte dell'Unione europea affrontino questo passaggio con serietà, consci dei doveri e delle implicazioni che tale processo comporta.
L'entrata presuppone da parte di questi ultimi il rispetto dei parametri europei, non solo economici e politici, ma anche culturali, sociali e giuridici, perché il risultato non sia niente più che una semplice somma di Stati.
Mi auguro che il testo che domani voterà la Plenaria affronti con ancora maggior equilibrio e sintesi tutti gli aspetti della strategia generale di allargamento, che beneficerà ovviamente del contributo delle risoluzioni specifiche su ciascun paese."

 

 

DONNE

 

UNA DIRETTIVA EUROPEA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
Doc. B7-0139/2009

Risoluzione sull'eliminazione della violenza contro le donne

Il Parlamento sottolinea che la violenza contro le donne costituisce una violazione dei diritti umani diffusa in tutta Europa e chiede quindi una direttiva per prevenire e combattere questo fenomeno. Sollecita inoltre i governi a perseguire d'ufficio lo stupro in ambito familiare, a punire i responsabili di delitti d'onore e mutilazioni genitali femminili e a riconoscere le condanne inflitte in altri paesi UE. Occorre poi fornire assistenza legale gratuita alle vittime di violenza o della tratta e sostenere campagne di sensibilizzazione contro gli stereotipi sulle donne.

Una risoluzione adottata dal Parlamento, sottolineando il numero "allarmante" di vittime, afferma che la violenza degli uomini nei confronti delle donne costituisce una violazione dei diritti umani, in particolare del diritto alla vita, alla sicurezza, alla dignità, all'integrità mentale e fisica nonché alla scelta e alla salute sessuale e riproduttiva. Nota peraltro che si tratta di "un problema strutturale diffuso in tutta l'Europa e nel mondo intero ... collegato all'iniqua distribuzione del potere tra donne e uomini" nella società.
Il Parlamento chiede quindi l'istituzione di una base giuridica chiara per la lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne, e invita la Commissione a proporre una direttiva globale sull'azione di prevenzione e di lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne. Dovrebbe inoltre sottoporre un piano strategico comunitario mirato e più coerente ed esaminare la possibilità di adottare nuove misure. L'UE, più in generale, dovrebbe affrontare le cause profonde della violenza "attraverso misure preventive quali sanzioni, azioni nel campo dell'istruzione e campagne di sensibilizzazione".
I deputati esortano gli Stati membri a migliorare le proprie leggi e politiche volte a combattere tutte le forme di violenza contro le donne e a sostenere le organizzazioni di volontariato che forniscono accoglienza e sostegno psicologico alle donne vittime di violenze. Li invitano inoltre a riconoscere come reati "la violenza sessuale e lo stupro a danno di donne, anche all'interno del matrimonio e di rapporti intimi non ufficializzati e/o se commessi da parenti maschi, nei casi in cui la vittima non era consenziente, e ad assicurare che detti reati siano perseguiti d'ufficio".
Il Parlamento chiede inoltre di "respingere ogni riferimento a pratiche culturali, tradizionali o religiose o a tradizioni come circostanze attenuanti in casi di violenza contro le donne, compresi i cosiddetti "delitti d'onore" e le "mutilazioni genitali femminili", che "sono una realtà nell'UE". Viceversa, invita gli Stati membri ad adottare misure adeguate per far cessare queste pratiche e a perseguire chiunque le realizzi. I governi dovrebbero anche esaminare con urgenza "le gravissime violazioni" dei diritti umani perpetrate nei confronti delle donne rom, punire i colpevoli e a fornire un adeguato indennizzo alle vittime della sterilizzazione forzata.
I deputati insistono anche sulla necessità di migliorare la collaborazione tra gli operatori della giustizia e di trovare i mezzi per eliminare gli ostacoli al riconoscimento degli atti giuridici in altri Stati membri, "ivi comprese le condanne per reati di violenza di genere e le misure restrittive adottate nei confronti degli autori delle violenze". Chiedono poi che, nell'ambito del Sistema europeo d'informazione sui casellari giudiziari, "venga accordato un posto di rilievo ai precedenti di violenza di genere".
Il Parlamento sollecita inoltre l'istituzione di meccanismi atti ad agevolare, per le donne che sono vittime della violenza di genere e delle reti della tratta, l'accesso a un'assistenza legale gratuita che consenta loro di far valere i propri diritti in tutta l'Unione, indipendentemente dalla loro nazionalità. Osserva peraltro che "la tolleranza che l'Europa manifesta nei confronti della prostituzione determina l'intensificarsi della tratta di donne nel suo territorio a fini sessuali, nonché l'aumento del turismo sessuale".
Il Parlamento, infine, nota che la rappresentazione della donna, "spesso distorta e consumistica", fornita dai media "pregiudica il rispetto della dignità umana". Invita quindi governi nazionali e Commissione a intraprendere un'azione concertata comprendente campagne di sensibilizzazione e informazione dell'opinione pubblica sulla violenza domestica e strategie che consentano di modificare, tramite l'istruzione e i media, gli stereotipi sociali sulle donne.

Nel dibattito è intervenuta, a nome del Gruppo PPE, BARBARA MATERA (PPE-I) Vicepresidente Commissione Diritti della donna e uguaglianza di genere:

Click to enlarge"Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'eliminazione della violenza contro le donne è un tema molto importante, che richiede uno sforzo e un impegno maggiori da parte di tutti: istituzioni europee, Stati membri e società civile.
La violenza contro le donne, oltre a rappresentare una violazione dei diritti umani, produce gravi conseguenze individuali e sociali che non possono essere ignorate, ed è quindi un tema che necessita di essere affrontato sotto diversi aspetti.
Sotto l'aspetto culturale, bisogna combattere l'idea che possa mai esistere una giustificazione della violenza basata su aspetti culturali, religiosi o sociali. Bisogna organizzare campagne informative e di sensibilizzazione anche tra i giovani e quindi all'interno delle scuole. L'organizzazione di un Anno europeo, come richiesto più volte dal Parlamento europeo, potrebbe avere il giusto impatto europeo e internazionale per costruire una politica più coerente ed efficace.
Sul piano politico, invece, è indispensabile porre il tema tra le priorità delle agende politiche nazionali, europee e internazionali. Ritengo opportuno creare quindi un raccordo sempre più forte - e qui concludo - tra l'Unione europea e le Nazioni Unite, per lavorare tutti insieme nella stessa direzione. Al riguardo, l'audizione al Parlamento europeo del Vicesegretario generale delle Nazioni Unite, Asha-Rose Migiro, è stata esemplare. Auguro quindi a tutti noi una cooperazione che ci rafforzi sempre di più."

 

Nel dibattito è intervenuta, inoltre, LICIA RONZULLI (PPE-I):

Click to enlarge"Signor Presidente, onorevoli colleghi, ricollegandomi a quanto accennato dagli onorevoli Matera e Stassen sulle violenze per aspetti culturali e religiosi, vorrei dedicare questo minuto al racconto di un'esperienza che ho vissuto personalmente come volontaria in una delle mie missioni.
È la storia di una donna, la storia di Karin, la storia di una donna che non voleva portare il burka. Suo marito, per punirla, le ha versato dell'acido, l'ha fatto in una notte, lo ha fatto mentre lei dormiva. Karin adesso porta il burka, non perché vuole portarlo ma per nascondere i segni di questa tragica violenza.
Spero che questa giornata non resti soltanto una ricorrenza sul calendario, ma che possa essere d'aiuto a tutte quelle donne che ogni giorno subiscono violenze e che le parole si possano trasformare in fatti e azioni concrete."


 

 

 

BILANCIO

 

IL PARLAMENTO HA CONCESSO IL DISCARICO 2007 AL CONSIGLIO
Doc. A7-0047/2009

Decisione sul discarico relativo all'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2007, Sezione II - Consiglio

Il Parlamento ha approvato il discarico del bilancio 2007 del Consiglio. E questo in base alla raccomandazione formulata dalla commissione per il controllo dei bilanci, a seguito dell'accordo con il Consiglio sull'accesso ai documenti, alle risposte ottenute a varie interrogazioni e agli incontri organizzati con i rappresentanti del PE.

Diversamente dalle altre istituzioni, il Consiglio ha sempre rifiutato di fornire alla commissione per il controllo dei bilanci del PE una relazione annuale sulle proprie attività, di rispondere alle domande sulle spese e di incontrare i suoi rappresentanti.
Nella sua raccomandazione, la commissione parlamentare non si è detta completamente soddisfatta della maniera in cui il Consiglio gestisce il proprio bilancio. Per la prossima procedura di discarico, la commissione controllerà se il Consiglio avrà realizzato i cambiamenti necessari, inclusi la chiusura di tutti i conti fuori bilancio, il miglioramento del sistema di verifica delle fatture, la pubblicazione di tutte le decisioni amministrative che servono come base giuridica per le voci di bilancio, la trasmissione della relazione annuale di attività e la trasmissione di risposte scritte e, se è il caso, di risposte orali.
Il Parlamento ha già concesso il discarico alla sezione principale del bilancio dell'UE, gestita dalla Commissione, così come ai bilanci delle altre istituzioni.

Nel dibattito è intervenuto ALDO PATRICIELLO (PPE-I):

   "Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 23 aprile questa Assemblea rinviava la propria decisione in merito ai conti del Consiglio, perché quest'ultimo aveva rifiutato di fornire al Parlamento la sua relazione annuale di attività, impedendo che le proprie spese fossero verificate con le stesse modalità valide per le altre istituzioni.
In effetti, è nostro compito intensificare gli sforzi al fine di promuovere la trasparenza delle istituzioni comunitarie, accrescendo la consapevolezza in merito all'impiego del bilancio comunitario e rendendo le istituzioni europee, Consiglio in primis, più responsabili nei confronti del pubblico.
Credo che, da quando il Parlamento negò il discarico al Consiglio, numerosi sforzi siano stati compiuti. Abbiamo apprezzato, in particolare, la pubblicazione sul sito Internet del Consiglio della sua relazione annuale di attività e l'utilizzo di una maggiore trasparenza nel settore della politica estera e della sicurezza comune. Inoltre, è stata accolta con favore la riunione che lo scorso settembre ha finalmente visto una costruttiva discussione tra i rappresentanti della commissione CONT e quelli della Presidenza svedese. Sono altresì apprezzabili gli sforzi compiuti dal Consiglio nel fornire risposte adeguate alle domande formulate dal Parlamento lo scorso aprile.
Per concludere, signor Presidente, il testo che voteremo costituisce un passo importante nel dialogo tra Parlamento e Consiglio, un segnale forte che questa Assemblea ha voluto dare per tutelare i contribuenti mediante una rendicontazione chiara, trasparente e puntuale delle spese del Consiglio"

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

 

 

CONSIGLIO EUROPEO

 

 DEPUTATI DISCUTONO L´ULTIMO CONSIGLIO EUROPEO
DELLA PRESIDENZA SVEDESE

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla Preparazione del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2009

In vista del Vertice di dicembre, i deputati europei hanno discusso l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la situazione economica nell´UE, il rafforzamento dei diritti civili e la Conferenza sul clima di Copenaghen. La Presidenza svedese e la Commissione europea hanno preso parte al dibattito sul prossimo Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre.
Per quanto riguarda la situazione economica, i deputati hanno espresso la loro opinione sulle strategie per uscire dalla crisi attuale e sulla questione del controllo finanziario. Giustizia e affari interni saranno anche parte dell'agenda, poiché il Consiglio europeo dovrebbe adottare il Programma di Stoccolma per il rafforzamento dei diritti civili a livello dell'UE.

Nel dibattito è intervenuto MARIO MAURO (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana del Popolo della Libertà nel Gruppo del PPE:

   "Signor Presidente, onorevoli colleghi, effettivamente sulla stampa internazionale, molto spesso, a commento delle nomine fatte per l'apertura della nuova stagione dell'Unione europea, sono stati usati termini come "candidati non all'altezza", "candidati inadeguati".
Io vorrei invece fare una considerazione controcorrente. Ha veramente ragione il presidente Verhofstadt a dire che si può vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Mi chiedo allora quale è stata la logica con cui il Consiglio ha scelto queste personalità. Io credo che sia stata una logica comunitaria e cerco di spiegarmi. La scelta di un membro uscente della Commissione europea per il ruolo di Ministro degli esteri europeo è un messaggio chiaro, vuol dire cioè che si intende fare una politica estera comunitaria e non una politica estera che risponda alle logiche di una nazione in particolare. Di conseguenza, per me la notizia non è che la signora Ashton è inglese, ma che la signora Ashton viene dalla Commissione, cioè da un approccio alle tematiche di politica estera comunitario e non legato invece alla visione particolare di una nazione.
Per quanto riguarda l'indicazione come candidato del Primo ministro belga, questa è stata messa in discussione paragonandola con personalità più blasonate. Io credo invece che quello che noi chiediamo al Presidente del Consiglio, che sarà in carica due anni e mezzo, non è di urlare più degli altri o di fare la voce più grossa degli altri, bensì di convincere gli altri a parlare con una voce sola. Ed è per questo che nell'indicazione di Van Rompuy io credo sia stato fatto un buon lavoro.
È la logica comunitaria quella che ci deve premere, perché se abbiamo a cuore di costruire l'Europa, la scelta di queste personalità con questo criterio è giustamente motivata. Ne vedremo l'efficienza e l'efficacia vedendoli in azione, però invito tutti quanti a sostenere con forza il loro lavoro perché altrimenti avremo veramente sprecato l'occasione migliore della nostra vita."

 

 

PROTEZIONE DEI CONSUMATORI

 

SICUREZZA ALIMENTARE: PREOCCUPAZIONE PER LA CARNE
IMPORTATA DA PAESI TERZI

Dichiarazione del Consiglio e della Commissione sulle importazioni di carni provenienti da paesi terzi

Come essere sicuri che tutta la carne che i consumatori europei trovano sulla loro tavola rispetti i criteri di qualità? I deputati hanno discusso con la Commissione i sistemi più efficaci per imporre l'applicazione degli standard europei di qualità alimentare anche quando la carne è importata da paesi che non fanno parte dell'Unione.
L'Ufficio Veterinario e Alimentare europeo (FVO) ha recentemente preparato una relazione che mostra infrazioni severe agli standard comunitari da parte dei produttori di carne brasiliani.

Nel dibattito è intervenuto GIOVANNI LA VIA (PPE-I):

Click to enlarge"Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, credo che il tema che stiamo trattando questa sera sia solo una piccola parte di un problema molto più grande. Il tema dell'equità di comportamento tra importazioni e condizioni imposte ai nostri produttori non riguarda esclusivamente la carne e le importazioni di carne, ma riguarda molti altri comparti produttivi.
Come ben sapete, per quanto riguarda la carne l'Europa è importatrice netta. Nel nostro continente europeo produciamo esclusivamente il 60 percento del nostro fabbisogno. Questo significa che siamo costretti a importare. Vogliamo però garantire le condizioni di consumo e la salute dei nostri consumatori. Vorremmo che non si debba più sentire quello che abbiamo sentito oggi, e cioè che non è possibile imporre condizioni analoghe alle importazioni, perché non è sicuramente questa la strada da perseguire.
Se esistono condizioni che riguardano la tracciabilità del prodotto, che servono ad adeguare gli standard sul piano interno per i nostri consumatori, credo che sia importante mantenere tali standard sia per i nostri produttori sul piano interno sia per le importazioni dall'estero."

 

 

 

CULTURA

 

PIÚ FONDI UE AL VOLONTARIATO
Doc. A7 - 0077/2009
Relatore: Marco Scurria (PPE-I)

Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'Anno europeo del volontariato (2011)

L'UE dovrebbe portare da 6 a 10 milioni di euro il suo sostegno alle attività di volontariato, nel quadro delle azioni da svolgere per l'Anno europeo 2011 per il volontariato e la cittadinanza attiva. E' quanto chiede il Parlamento riguardo al programma teso a favorire scambio di buone prassi, studi, ricerche e campagne d'informazione a livello UE, nazionale e regionale. Suggerisce poi di creare una rete delle associazioni attive in tale settore e di riconoscere loro le competenze dei volontari.

Approvando con 551 voti favorevoli, 19 contrari e 10 astensioni la relazione di Marco Scurria (PPE, IT), il Parlamento sottolinea che il volontariato "favorisce e incoraggia il partenariato e la cittadinanza attiva, che traducono in maniera concreta i valori europei quali la solidarietà e la non discriminazione" e le sue attività hanno "il potenziale per contribuire alla crescita personale e al benessere delle persone e allo sviluppo armonioso delle società europee in termini di solidarietà, inclusione sociale e prosperità". Oltre a ciò, è precisato, "il volontariato presenta anche un valore economico e fornisce un contributo importante all'economia".
L'obiettivo generale dell'Anno europeo è quello di incoraggiare e sostenere - in particolare attraverso lo scambio di esperienze e di buone pratiche e la promozione di approcci innovativi e la valutazione di esperienze - gli sforzi dell'Unione europea, degli Stati membri e delle autorità locali e regionali "per creare, per la società civile, condizioni favorevoli al volontariato nell'Unione europea e conferire maggiore visibilità alle attività di volontariato nella stessa, evidenziandone altresì l'importanza".
I deputati rilevano inoltre che l'Unione europea "ha un ruolo importante da svolgere al fine di promuovere, sviluppare e sostenere le attività di volontariato in tutto il suo territorio", nel rispetto delle diverse forme esistenti all'interno dei singoli Stati membri. Ritengono perciò insufficiente la dotazione finanziaria inizialmente prevista per quest'anno - 6 milioni di euro, esclusi i 2 milioni necessari per le azioni preparatorie nel 2010 - e chiedono di aumentarla fino a 10 milioni di euro. Il Consiglio, che ha l'ultima parola su in materia, ha già indicato che potrebbe accettare un importo di 8 milioni.

Sostenere il volontariato, ma senza sostituire le attività retribuite
Il Parlamento sottolinea la necessità di garantire "un sostegno efficace e attuare misure a favore delle attività di volontariato per permettere ad un maggior numero di persone di parteciparvi". È dunque importante sostenere l'apprendimento e lo scambio di buone pratiche a livello comunitario, nazionale, regionale e locale,"anche istituendo sistemi efficienti di cooperazione e collegamento in rete tra le associazioni di volontari, e in particolare mediante la creazione di un portale web".
D'altro canto, i deputati rilevano che il volontariato e le relative attività "non possono sostituirsi al lavoro retribuito, sebbene le spese che sostengono i volontari debbano essere adeguatamente rimborsate". Inoltre "non devono essere utilizzate per far fronte a necessità fondamentali che sono normalmente soddisfatte dai servizi sociali, né per sostituire l’azione delle autorità pubbliche". Tali attività, precisa un emendamento, apportano piuttosto "un valore aggiunto alla società in virtù delle loro finalità sociali e culturali".

Riconoscere le competenze acquisite
Secondo il Parlamento, l'Anno europeo del volontariato "dovrebbe offrire l'occasione per incoraggiare gli Stati membri a garantire certezza legale ai volontari per quanto riguarda il loro status giuridico". Anche perché, a livello europeo, "non è stato a tutt'oggi formalmente riconosciuto il lavoro di coloro che svolgono volontariato nel loro tempo libero". A suo parere, inoltre, il riconoscimento del volontariato come un'attività che permette di acquisire competenze e capacità, per esempio tramite il certificato YOUTHPASS associato a EUROPASS, "farà sì che il volontariato non sia considerato un'alternativa alla formazione ufficiale ma un suo complemento, favorendo altresì la mobilità dei volontari".
I deputati sostengono la necessità di promuovere incentivi appropriati per privati, imprese e organizzazioni che formano e sostengono i volontari - "tra cui un'adeguata copertura dei volontari in materia di salute e sicurezza sotto forma di assicurazione antinfortunistica e responsabilità civile durante l'esercizio delle attività". Ritengono infatti che "a ciascun individuo dovrebbe essere permesso di svolgere attività di volontariato". In tale contesto, per favorire lo sviluppo e la partecipazione individuali, i richiedenti asilo, i rifugiati e gli immigrati regolari "dovrebbero essere autorizzati, in misura sempre maggiore, a svolgere un ruolo nelle attività di volontariato, in particolare quando non possono svolgere un'occupazione".

Data l'importanza del tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione della stessa pronunciato dal relatoreMARCO SCURRIA (PPE-I):

Click to enlarge"Signora Presidente, onorevoli colleghi, molto rapidamente vorrei ringraziare il Parlamento, tutte le commissioni, i relatori e i relatori ombra per il lavoro svolto su questa relazione.
Abbiamo preparato una relazione che valorizza il mondo del volontariato. In tutta Europa, 100 milioni di persone sono occupate in queste attività e quotidianamente si donano disinteressatamente per il bene degli altri e delle nostre comunità.
Questo è il lavoro che abbiamo fatto, aumentando il budget e potenziando le attività locali e sul territorio proprio a vantaggio delle associazioni.
Ringrazio il Commissario Šefčovič e la Presidenza svedese per l'ottimo lavoro che abbiamo svolto insieme.
Penso che questo anno segnerà l'inizio di un interesse vero del Parlamento per questo settore, che qualcuno ha definito la spina dorsale della nostra società.
Ringrazio nuovamente tutti quelli che hanno lavorato su questo importante dossier"

 

 

 

DIRITTI UMANI

 

NICARAGUA, LAOS E VIETNAM, CINA

 

Il Parlamento ha adottato tre risoluzioni sui diritti umani: chiedendo al Presidente Ortega di rispettare la costituzione del Nicaragua, sollecitando le autorità del Laos e del Vietnam a liberare tutti i difensori dei diritti umani, i prigionieri politici e gli obiettori di coscienza e esortando il governo cinese ad adottare una moratoria immediata ed incondizionata sulla pena di morte.

Nicaragua
Il Parlamento europeo condanna e deplora "tutte le minacce, gli insulti ed intimidazioni alle quali è stata sottoposta la delegazione internazionale liberale guidata dal membro del Parlamento europeo Johannes Cornelis van Baalen ed esprime solidarietà ai suoi componenti". Durante una visita in Nicaragua, l'eurodeputato olandese è stato addirittura minacciato di espulsione dal Nicaragua dalle autorità sandiniste e dichiarato "persona non gradita".
"I numerosi attacchi ed atti intimidatori ai quali sono stati sottoposti da parte di singole persone, forze politiche e di reparti collegati allo Stato le organizzazioni dei diritti umani ed i loro membri ed i giornalisti indipendenti" sono evidenziati nella risoluzione.
I deputati chiedono al Presidente del Nicaragua Ortega di rispettare la Costituzione che non permette due successivi mandati presidenziali e deplorano il modo in cui sono state condotte le ultime elezioni locali del 9 novembre 2008. Di conseguenza la risoluzione fa richiesta che una missione di osservatori dell'UE sia inviata per monitorare le imminenti elezioni presidenziali.
La risoluzione sul Nicaragua è stata sostenuta dai Gruppi PPE, ALDE e ECR mentre i Gruppi S&D, Verdi/ALE, GUE/NGL hanno annunciato che non avrebbero partecipato al voto.

Laos
Gli eurodeputati riconoscono l'importanza della recente ratifica della Convenzione Internazionale sui diritti politici e civili da parte del governo laotiano.
La risoluzione conferma la richiesta di immediato rilascio dei leaders del "Movimento studentesco del 26 ottobre 1999" e di tutti gli arrestati durante la manifestazione pacifica soppressa il 2 novembre scorso.
Il Parlamento chiede inoltre alle autorità Thai di rilasciare 158 rifugiati Lao Hmong attualmente in detenzione e di permettere loro di ristabilirsi in Thailandia o negli Stati Uniti, Canada, Paesi Bassi o Australia, che già hanno accettato di accoglierli.

Vietnam
Gli eurodeputati condannano la documentata violenta espulsione di più di 150 monaci e monache dai monasteri e chiedono la fine di ogni persecuzione e di ogni vessazione dei Buddisti. Chiedono inoltre il rilascio incondizionato di Thich Quang Do e la ricostituzione della Chiesa Buddista Unificata del Vietnam e dei suoi dignitari.
Il governo vietnamita è sollecitato e frenare le sue violazioni di libertà di espressione, di libertà di religione e di assemblea. Inoltre, la risoluzione chiede che una clausola vincolante e chiara sui diritti umani e la democrazia sia inserita nella negoziazione in atto sui nuovi Accordi di Partnership e di Cooperazione con il Vietnam.

Cina
Gli eurodeputati riconoscono la positiva richiesta da parte della Suprema Corte del Popolo, del gennaio 2007, di rivedere le sentenze di condanna a morte deplorando il fatto che ciò non ha portato ad una significativa diminuzione del numero delle esecuzioni. A questo scopo gli eurodeputati stimolano il governo cinese ad adottare un'immediata ed incondizionata moratoria sulla pena di morte e condannano fortemente le esecuzioni effettute a seguito degli eventi del marzo 2008 in Lhasa e delle rivolte del 5 - 7 luglio 2009 in Urumqi.
La Cina è ancora una volta sollecitata a ratificare la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, mentre gli europeutati deplorano i frequenti "trattamenti discriminatori nei confronti di minoranze etniche e religiose" nel paese.
Gli eurodeputati fanno inoltre appello alle autorità cinesi di sviluppare un proficuo dialogo con Han-Uighur, di adottare le più ampie ed esaurienti politiche economiche in Xinijang e di proteggere l'identità culturale della popolazione Uighur. Il Parlamento chiede, inoltre, la riapertura di un sincero e proficuo dialogo tra il governo cinese ed il Dalai Lama.

Nel dibattito, nei temi riguardanti Laos e Vietnam, è intervenuto MARIO MAURO (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana del Popolo della Libertà nel Gruppo del PPE:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, persecuzioni e discriminazioni su base religiosa non sono una novità in Vietnam, non durano da un giorno o da un mese, ma da cinquant'anni.
Mi limito a citare gli episodi più recenti, come la demolizione della cattedrale nella città di Vinh Long, sostituita da un parco pubblico, oppure lo spiegamento di forze di agenti antisommossa e bulldozer per rimuovere la statua della Vergine dal cimitero cattolico di Hanoi. E ancora, un sacerdote e i suoi parrocchiani denunciati per aver portato in questura l'autore di minacce a un prete. Da vittime i cristiani diventano perciò criminali.
L'escalation autoritaria sta assumendo connotati inquietanti. Infatti, il governo di Hanoi, per motivi di sicurezza e per combattere i movimenti che operano contro il partito, ha ordinato di bloccare dieci siti che diffondono regolarmente materiali politicamente pericolosi.
Molto preoccupante è anche la situazione in Laos, dove è senza sosta la persecuzione contro i cristiani con arresti e minacce, arrivando talvolta persino a bandirli dai loro villaggi.
Signor Presidente, la libertà religiosa è un diritto umano naturale per chiunque. Non è un favore concesso da chi detiene il potere. È urgente quindi un nostro intervento e il nostro impegno."

 

 

Nel dibattito, sui temi riguardanti la Cina, è intervenuto a nome del Gruppo PPE, CRESCENZIO RIVELLINI (PPE-I):

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mia posizione su questa proposta di risoluzione è simile alle idee di un uomo che appartiene alle minoranze discriminate, che ha vinto un Premio Nobel per la pace e che presiede la prima potenza mondiale: Obama.
I principi di questa risoluzione sono i miei principi, ma credo che non dobbiamo assolutamente ripetere gli errori dei partiti politici di sinistra che vogliono solo declamare i diritti, non effettivamente ottenerli.
Le minoranze devono essere difese in Cina come in ogni parte del mondo ma, prima di presentare una risoluzione così impegnativa, bisogna avere una strategia, un coordinamento di tutte le forze e di tutto il Parlamento per non ritardare e inquinare le trattative con il governo cinese.
Non si creda che si possano risolvere i problemi delle minoranze e della pena di morte in Cina senza tener conto in alcun modo del governo cinese. È impossibile. Per questo fa bene Obama che, senza indietreggiare di un millimetro, mantiene un rapporto con il governo cinese che - dobbiamo ammetterlo - sta cercando di iniziare un miglior discorso in tutte le trattative con il mondo occidentale.
Mi chiedo: perché presentare una risoluzione - seppur condivisibile - a qualche giorno dall'incontro di Nanchino, senza un preventivo coordinamento di tutti? Perché presentare una risoluzione già più volte presentata proprio in un momento in cui si apre fortunatamente uno spiraglio con il governo cinese? Perché presentare una risoluzione che può eventualmente danneggiare l'inizio di un nuovo rapporto con il governo cinese?
Per questi motivi, pur condividendo i principi della risoluzione che sono i miei principi, mi asterrò dal voto, perché strategicamente credo che possa danneggiare, e non aiutare, il nuovo percorso intrapreso con il governo cinese."

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

INDUSTRIA

TRASPORTI

MERCATO INTERNO

AMBIENTE, SANITÁ PUBBLICA

Solo un divieto totale di fumare in tutti i luoghi di lavoro chiusi e in tutti gli edifici e i mezzi di trasporto pubblici può garantire la tutela della salute degli impiegati e dei non fumatori e incentivare i fumatori a smettere. E' quanto afferma il Parlamento chiedendo una particolare attenzione per chi lavora in hotel e ristoranti. Incoraggia poi misure di sensibilizzazione, come le informazioni sui pacchetti, e la lotta contro il traffico e la contraffazione dei prodotti del tabacco.

GIURIDICA

 

PESCA

PROBLEMI ECONOMICI E MONETARI

COMMERCIO INTERNAZIONALE

INDUSTRIA

VARIE