DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili
per n° di documento o per data di approvazione sul sito:

http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  05 - 08 LUGLIO 2010

 

 

CONSIGLIO

 

CONCLUSIONI PRESIDENZA SPAGNOLA E PRESENTAZIONE DEL SEMESTRE BELGA

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul bilancio della Presidenza spagnola e sul programma d'attività della Presidenza belga

La presidenza spagnola del Consiglio ha presentato le sue conclusioni ai membri del Parlamento europeo. Il Primo ministro Zapatero è stato presente a Strasburgo per discutere i risultati raggiunti durante il primo semestre del trio di presidenza Spagna-Belgio-Ungheria.

Il Primo ministro belga, Yves Leterme, ha presentato agli eurodeputati il programma della presidenza belga del Consiglio. Le priorità della presidenza belga sono l'attuazione del Trattato di Lisbona, la governance economica e finanziaria, l'occupazione e la coesione sociale, l'allargamento, ambiente e clima, l'approfondimento e il completamento di uno Spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia.

Nel dibattito è intervenuto MARIO MAURO (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana del Popolo della Libertà nel Gruppo del PPE:

 

" Signor Presidente, onorevoli colleghi, veramente una grande Spagna quest'anno, Presidente Zapatero, ma non la sua... Grande Spagna appunto è quella di Del Bosque, Casillas, Villa, non quella di una Presidenza di turno dell'Unione che è parsa troppo a lungo completamente estranea e disinteressata alle sorti di un continente in crisi.
Eppure, sei mesi fa, nel giorno in cui presentava il suo programma, nonostante le differenze ideologiche che ci caratterizzano, avevo colto nelle sue parole alcuni segnali positivi, soprattutto per quanto riguarda uguaglianza dei diritti umani. Purtroppo la fiducia che a priori avevamo riposto nella Presidenza spagnola non è stata affatto ripagata.
Io non faccio altro, signor Presidente, che dare voce a ciò che molti, anche tra i colleghi a lei politicamente più vicino, pensano, e cioè che esattamente come nel caso del processo di Barcellona, lei si è affidato a un nominalismo vuoto, in virtù del quale annunciare dei risultati equivale ad averli ottenuti.
La ragione di questa posizione si fonda nel radicalismo di una politica che non ha perso la sua fortissima impronta ideologica, nemmeno in un periodo di grave crisi. In questi sei mesi servivano pragmatismo e volontà di attingere a piene mani dai valori fondanti l'Unione europea, lei ha preferito rispolverare utopie prive ormai di ogni nesso con la realtà in molti interventi e rassegnarsi a un semestre scialbo nonostante il forte aiuto ricevuto dal Parlamento in relazione, ad esempio, al dossier del servizio di azione esterna.
Non accolga queste parole di critica aperta con astio, signor Presidente, non sono il frutto di un'opposizione preconcetta ma costituiscono un giudizio che farebbe bene a prendere in considerazione se vuole evitare che la disoccupazione alle stelle e l'annuncio di auto elettriche di cui non si è saputo più nulla diventino per lei e per il suo governo un vero e proprio viale del tramonto.

 

 

AMBIENTE

 

DISASTRI PETROLIFERI: RISCHI, RESPONSABILITÀ E PREVENZIONE

 

Dichiarazione del Consiglio e della Commissione sulla Prospezione ed estrazione petrolifera - rischi, responsabilità e regolamentazione

Alla luce del recente disastro ambientale nel Golfo del Messico, gli eurodeputati hanno discusso i rischi di esplorazione e estrazione di petrolio con i rappresentanti del Consiglio e della Commissione.

 

Nel dibattito è intervenuta LICIA RONZULLI (PPE-I):

 

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, la catastrofe ambientale che si sta consumando in queste settimane nel golfo del Messico dev'essere un monito per tutti noi. Se un simile episodio dovesse verificarsi in un mare chiuso come quello del Mediterraneo, che vanta una biodiversità inestimabile e unica al mondo, le conseguenze sarebbero inimmaginabili. Al riguardo, la settimana scorsa ho presentato un'interrogazione scritta in cui sottolineo che le piattaforme petrolifere offshore sono sottoposte ad un regime di responsabilità civile meno vincolante rispetto ai grandi impianti industriali. Questo significa che in caso di fuoriuscita di materiale l'operatore petrolifero è responsabile soltanto in caso di colpa o negligenza, e solo in questo caso è tenuto a ripagare i danni provocati all'ambiente. Nel 2008, su 103 incidenti a impianti industriali, ben 17 sono avvenuti sulle piattaforme estrattive. Anche se il monitoraggio e il controllo delle piattaforme sono di competenza delle autorità nazionali, un'iniziativa europea che miri ad aumentare la sicurezza degli impianti estrattivi sarebbe certamente un segnale importante. Mettere a repentaglio il patrimonio ambientale europeo potrebbe rivelarsi un errore irreparabile per tutti noi e per le generazioni future soprattutto. Quindi, maggiore sicurezza e migliori controlli per il bene comune."

 

Nel dibattito è intervenuta, inoltre, BARBARA MATERA (PPE-I) Vicepresidente Commissione Diritti della donna e uguaglianza di genere:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, la salvaguardia del mare e del paesaggio incontaminato delle nostre terre, di ogni singolo paese che costituisce l'Europa, sono tra i tesori e i punti di forza del turismo e dell'economia dei nostri paesi, ma anche del benessere generale degli stessi. La ricerca di nuove fonti per l'approvvigionamento energetico è necessaria. Tuttavia, mettere a rischio l'ecosistema della nostra terra ed i nostri mari deve incontrare il limite del controllo e delle autorità nazionali, e anche comunitarie, che eviti un'ingiustificata e aggressiva attività di prospezione ed estrazione petrolifera. L'Italia, in questo, ha provveduto proprio recentemente alla sanatoria del vuoto normativo che non ha impedito in passato ad alcune piattaforme di violentare le nostre coste più belle. Per questo ringrazio il ministro Prestigiacomo e auspico che tutte le normative nazionali tutelino il benessere delle nostre terre, dei rispettivi habitat e la qualità della vita dei cittadini che risiedono nelle zone possibili oggetto di questa attività."

 

 

 

I DEPUTATI CHIEDONO UNA LEGISLAZIONE SPECIFICA PER IL RICICLAGGIO DI RIFIUTI ORGANICI

Doc. A7-0203/2010


Risoluzione sul Libro verde della Commissione sulla gestione dei rifiuti organici biodegradabili nell'Unione europea

Una direttiva specifica sui rifiuti organici, che includa norme vincolanti su riciclaggio e raccolta differenziata e un sistema di classificazione della qualità dei diversi composti ottenuti dai rifiuti organici è necessaria per migliorare l'ambiente e l'economia, secondo quanto hanno stabilito i deputati. L'Aula ha anche chiesto alla Commissione e agli Stati membri di promuovere azioni di sensibilizzazione ambientale e di sostenere l'innovazione e la ricerca in questo campo.

Ogni anno, l'UE produce fra i 118 e i 138 milioni di tonnellate di rifiuti organici (rifiuti alimentari e di giardinaggio dalle abitazioni private e dall'industria). Se le norme esistenti fossero applicate in maniera completa, ci potrebbe essere un risparmio, in termini finanziari e ambientali, estimato fra 1,5 e 7 miliardi di euro. La risoluzione, in risposta al Libro verde della Commissione sulla gestione dei rifiuti organici, invita la Commissione a rivedere la legislazione sui rifiuti organici e di elaborare, entro la fine del 2010, una proposta legislativa specifica, che comprenda fra l'altro:


  • l'istituzione di un sistema di raccolta differenziata obbligatorio, salvo nei casi in cui questa non sia l'opzione più adeguata dal punto di vista ambientale ed economico;
  • il riciclaggio dei rifiuti organici;
  • un sistema di classificazione della qualità dei diversi compost ottenuti dai rifiuti organici;
  • La risoluzione afferma inoltre che la raccolta differenziata dei rifiuti organici deve essere potenziata per raggiungere gli obiettivi di riciclaggio e di energie rinnovabili nell'abito della strategia UE 2020, in particolare a favore dell'efficienza delle risorse. Infine, i deputati chiedono alla Commissione e agli Stati membri di promuovere azioni di sensibilizzazione ambientale nel campo dei rifiuti organici, in particolare nelle scuole e negli istituti di insegnamento superiore, e sottolineano il ruolo fondamentale delle città, delle amministrazioni comunali e delle imprese municipali nel fornire consulenza e informazioni ai cittadini.

     

    REGOLE PIÙ SEVERE SULLE EMISSIONI INDUSTRIALI

    Doc. A7-0145/2010


    Risoluzione relativa alla posizione del Consiglio in seconda lettura in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento)

    Regole più chiare e aria più pulita sono gli obiettivi principali della Direttiva sulle emissioni industriali approvata dal Parlamento europeo. Il testo, frutto di un accordo col Consiglio dei Ministri, stabilisce limiti più severi, ad esempio per l'inquinamento atmosferico e offre ai governi nazionali una certa flessibilità nell'applicazione delle limitazioni per le centrali elettriche e la possibilità di sospendere le regole, a particolari condizioni, per un certo numero d'impianti.

    La Direttiva sulle emissioni industriali mira a migliorare la protezione dell'ambiente e della salute e a rendere le regole in materia più chiare e semplici da applicare. Il testo approvato aggiorna e riunisce sette diverse legislazioni, inclusa la Direttiva sui grandi impianti di combustione e quella sulla Prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC); quest'ultima copre circa 52.000 impianti industriali e agricoli con grande potenziale d'inquinamento, dalle raffinerie agli allevamenti di maiali. Il Parlamento ha approvato l'accordo raggiunto col Consiglio con 639 voti in favore, 35 contrari e 10 astensioni. Il relatore per il PE, ha commentato: " Dopo oltre due anni di negoziati difficili, abbiamo raggiunto un compromesso che contribuirà a migliorare l'attuazione della direttiva. Rispetto alla situazione attuale, l'accordo offre maggiore chiarezza e condizioni eque in tutta Europa sui requisiti ambientali per gli impianti industriali".


    Limiti sull'inquinamento atmosferico: più tempo per talune centrali elettriche
    Ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri possono essere sostanze molto dannose per la salute e contribuire a provocare, ad esempio, cancro, asma e piogge acide: il testo approvato stabilisce limiti più severi per le emissioni di tali sostanze dal 2016. Deputati e governi nazionali si sono accordati anche sulla possibilità, per gli Stati membri, di utilizzare piani nazionali transitori per un certo numero d'impianti di combustione, inclusi quelli a combustibili fossili, e avere cosi tempo fino a luglio 2020 per conformarsi alle nuove regole. Le nuove regole potrebbero invece non applicarsi mai a un certo numero d'impianti di vecchia data, nel caso questi cessino ogni attività nel 2023 o 17.500 ore di lavoro dopo il 2016. Le nuove centrali elettriche ed energetiche dovranno comunque conformarsi alle nuove regole entro il 2012. Il relatore ha aggiunto: "E 'una tragedia europea che a un certo numero di centrali elettriche a carbone obsolete sarà permesso di inquinare per un altro decennio. Questo è anche gravemente iniquo nei confronti degli Stati membri che hanno agito tempestivamente per conformarsi ai requisiti".


    Ottimizzare le prestazioni ambientali
    Gli impianti coperti dalla Direttiva IPPC dovranno utilizzare le migliori tecniche disponibili sul mercato (best available techniques o BAT) per ottimizzare le loro prestazioni ambientali al fine di ricevere il permesso di attività. Gli Stati membri avranno la possibilità di applicare in modo flessibile tali regole solo se il livello complessivo di protezione ambientale è mantenuto invariato. Su insistenza dei deputati, i governi dovranno dimostrare che i costi relativi all'applicazioni dei nuovi limiti sono sproporzionati rispetto ai benefici in termini ambientali, a causa di ragioni tecniche o circostante locali specifiche. Per evitare che tale flessibilità porti a una disapplicazione ingiustificata delle nuove regole, ogni decisione di questo tipo dovrà essere seguita da una valutazione d'impatto.


    Prossime tappe
    Il PE ha approvato l'accordo raggiunto col Consiglio in seconda lettura, che dovrà ora adottarlo formalmente. A quel punto, gli Stati membri dovranno trasporre la direttiva nelle legislazioni nazionali.



    Nel dibattito è intervenuta, a nome del Gruppo PPE, ELISABETTA GARDINI (PPE-I)


    "Signor Presidente, onorevoli colleghi, io innanzitutto volevo complimentarmi in modo particolare con il nostro relatore, l'onorevole Krahmer, perché sappiamo tutti che abbiamo raggiunto davvero un risultato che a volte sembrava insperato. Io vorrei ricordare che questa direttiva, questo dossier era considerato davvero un dossier a rischio di procedura di conciliazione.
    Quindi, come abbiamo sentito anche dalle parole del Commissario, è evidente a tutti che ci troviamo di fronte ad un lavoro che è stato complesso e che ha richiesto molto tempo. Basti pensare che è una direttiva del 1996 e che questo lavoro ci porta alla quinta e più importante modifica della direttiva "emissioni industriali".
    Solo questi pochi dati, credo, ci dicono da soli di tutte le carenze e anche i difetti di questa normativa. Una direttiva di difficile attuazione - vorrei ricordare che nove Stati membri sono colpiti da procedure di infrazione - e con un ambito di applicazione talmente esteso da risultare a volte addirittura inappropriata. Ecco, tutto questo - non ce lo dobbiamo nascondere - ha comportato sforzi elevati, ha richiesto rinunce a tutte le istituzioni coinvolte, a tutti i gruppi politici, a tutte le delegazioni nazionali, e ci ha posto non di rado di fronte a delle scelte davvero difficili.
    Io però sono questa sera qui a dire con convinzione che, secondo me, abbiamo ottenuto il migliore dei risultati possibili a tutela della concorrenza, a tutela dell'ambiente, della politica industriale e occupazionale europea. Abbiamo davvero, da un lato, una direttiva che impone obblighi comuni a tutti gli Stati membri ma, dall'altro, una direttiva che permette anche quella flessibilità che è necessaria.
    Ecco, io auspico davvero che i risultati di questa rifusione siano nell'immediato anche la riduzione degli oneri amministrativi e nel medio termine il miglioramento delle prestazioni ambientali e il rafforzamento dell'industria europea."

     

    L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

  • Doc. A7-0191/2010 - Risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo della convenzione sulla protezione dell'ambiente marino e del litorale del Mediterraneo
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    TRASPORTI

     

    PIÙ DIRITTI PER CHI VIAGGIA IN NAVE, MA I NEGOZIATI CONTINUANO PER I PASSEGGERI DI AUTOBUS

    Rel. Antonio Cancian (PPE-IT


    Chi viaggia in nave avrà più diritti dal 2012, grazie a un regolamento approvato dal Parlamento europeo. Le nuove norme coprono il risarcimento per i ritardi, le cancellazioni e l'assistenza ai passeggeri disabili. Il PE insiste per ottenere le stesse garanzie per i passeggeri di autobus e pullman, mentre i negoziati con i governi nazionali continuano.

    Secondo le nuove regole, le imprese di trasporto marittimo dovranno rimborsare ai passeggeri il prezzo del biglietto o fornire loro un mezzo di trasporto alternativo se la partenza del viaggio è ritardata per oltre 90 minuti, a meno che la società dimostri che il ritardo è stato causato da condizioni meteorologiche o da circostanze eccezionali indipendenti dalla propria volontà. I passeggeri, qualora fattibile, dovrebbero anche ricevere cibo e bevande. Inoltre, indipendentemente dal fatto che scelgano di viaggiare o no, i passeggeri avranno diritto a un risarcimento del 25% del prezzo del biglietto per:




    Se il ritardo è superiore al doppio di questi tempi, i passeggeri avranno diritto ad un risarcimento pari alla metà del prezzo del biglietto, che dovrà essere pagato in denaro, su richiesta del passeggero. Inoltre, se a causa del ritardo i passeggeri devono pernottare prima di completare il loro viaggio, l'operatore dovrà pagare le spese in albergo fino a 80 € a notte (per non più di 3 notti).


    Diritti delle persone disabili o con mobilità ridotta
    Il regolamento stabilisce che la disabilità del passeggero non può essere usata come motivo per negare il diritto all'imbarco. Nei porti dovrà, infatti, essere fornita assistenza gratuita alle persone disabili, a condizione che l'operatore o il vettore sia avvisato al momento della prenotazione o al massimo 48 ore prima dell'imbarco. Le nuove norme entreranno in vigore dal 2012 e si applicheranno a chi viaggia su navi con più di 12 passeggeri, con qualche eccezione per escursioni e visite guidate. I passeggeri di nave godranno così di maggiore diritti che quelli che viaggiano in aereo, poiché quest'ultimi non hanno diritto a compensazione in caso di ritardo (solo in caso di cancellazione del volo).


    Negoziati in corso per i viaggi di autobus e pullman
    I deputati hanno anche approvato degli emendamenti al progetto di regolamento sui diritti dei passeggeri di autobus e pullman, come ad esempio il diritto a un rimborso economico, o a un nuovo viaggio, per ritardi superiori alle due ore o il diritto al risarcimento fino a un massimo di 1.800 euro in caso di perdita dei bagagli.
    Poiché i deputati e i governi nazionali non hanno raggiunto un accoro su tali temi, è molto probabile che si vada in procedura di conciliazione.


    Data l'importanza del tema e la qualità della relazione, si riporta l'intervento di presentazione della stessa pronunciato dal relatore ANTONIO CANCIAN (PPE-I):


    Click to enlarge"Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tema dei diritti dei passeggeri è di grande attualità, prova ne sia che in questi giorni la Commissione europea ha lanciato una campagna per meglio informare i cittadini sui diritti di cui godono quando si muovono sui diversi mezzi di trasporto. Credo si tratti di una iniziativa importante e credo anche che spetti anche al Parlamento dare il suo contributo approvando i testi che abbiano un effetto migliorativo sulle condizioni di viaggio dei passeggeri.
    Venendo al regolamento di cui discutiamo oggi, non nascondo la sensazione che ho tratto da questo negoziato, che è quella che gli Stati membri non vogliono questo regolamento: il dossier di cui ho avuto l'onore di essere relatore è infatti molto delicato, poiché richiede una soluzione di equilibrio, che nel disporre diritti per i passeggeri eviti la penalizzazione delle imprese che sono impegnate nel settore del trasporto pubblico su strada. In questo settore, infatti, la quasi totalità delle imprese è di piccole e medie dimensioni.
    Il lavoro che ho condotto in questi mesi di negoziato aveva dunque due obiettivi principali: primo, non colpire le PMI, le piccole e medie industrie; secondo, tutelare i passeggeri, soprattutto le persone disabili e a mobilità ridotta, migliorandone l'efficienza e cercare più responsabilità.
    Il testo approvato in prima lettura dal Parlamento europeo era un testo molto coraggioso ed era il testo Albertini. Le principali modifiche apportate dal Consiglio riguardavano i seguenti punti: l'ambito di applicazione, la responsabilità, i diritti delle persone con disabilità o a mobilità ridotta, il rimborso e il risarcimento in casi di ritardi e cancellazioni ed altre questioni minori. Alcune delle modifiche inserite dal Consiglio erano e sono condivisibili, e questo è stato riconosciuto in sede di negoziato.
    Purtroppo, però, in sede di negoziato finale non abbiamo trovato lo stesso atteggiamento da parte del Consiglio su alcuni aspetti importanti, e precisamente: il campo di applicazione, dove, a fronte della disponibilità del Parlamento a considerare l'esclusione del trasporto regionale - anche se avevamo proposto l'esclusione del trasporto regionale se integrato con gli urbani e i suburbani - non c'è stata da parte del Consiglio nessuna apertura sugli articoli per i quali poi era ammessa l'esenzione; i tempi di entrata in vigore del regolamento, che non possono, secondo il Parlamento eccedere i tre anni rinnovabili una sola volta, mentre si parlava, da parte del Consiglio, di cinque rinnovabili due volte; l'assistenza alle persone con disabilità e a mobilità ridotta; il diritto ad una accoglienza gratuita in hotel in caso di interruzione del viaggio o quantomeno, e più realisticamente, era sufficiente per noi anche il trasporto gratuito fino all'hotel e l'individuazione dello stesso; i diritti dei passeggeri in caso di ritardo, soprattutto alla partenza; l'accessibilità delle informazioni, un tema che interessa da vicino le persone con disabilità o a mobilità ridotta, per le quali non sarebbe, a nostro avviso, serio approvare un testo applicabile soltanto tra quindici anni e soltanto riferito al 20% del trasporto eseguibile con autobus.
    Il negoziato di questi mesi è stato condotto con serietà e disponibilità da ambo le parti, anche grazie al contributo della Commissione europea. Nelle ultime settimane, però, le posizioni si sono irrigidite. Da parte nostra abbiamo cercato il compromesso su tutti i temi più sensibili, consapevoli degli effetti potenzialmente devastanti nei confronti delle compagnie che operano nel settore, alle quali non sarebbe giusto applicare altri obblighi eccessivamente onerosi.
    D'altro canto, come dicevo, l'altro obiettivo era - è - la tutela del passeggero, in particolare delle categorie più deboli, per le quali un accesso completo e garantito ai servizi di trasporto pubblico rappresenta un indispensabile strumento di integrazione sociale.
    Dicevo che le scelte al ribasso non sono più accettabili: l'invecchiamento della popolazione europea rappresenta un fenomeno che avrà conseguenze importanti e sarebbe sbagliato non tenerne conto al momento di stabilire le modalità di erogazione di un servizio così importante. Con quale coraggio possiamo ritenere eccessivo l'obbligo che nel 2020 le informazioni sul viaggio debbano essere messe a disposizione su internet? Ringrazio i colleghi che mi hanno affiancato nel corso del negoziato e chiedo a questa Assemblea di votare il testo che propongo, in modo che si possa, in sede di conciliazione, addivenire a un risultato in linea con i due obiettivi che ho menzionato e che ribadisco."

     

    A conclusione del dibattito è nuovamente intervenuto il relatore ANTONIO CANCIAN (PPE-I):


    Click to enlarge"Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato tutti gli interventi, devo solo ribadire che siamo partiti da una prima lettura Albertini con un testo coraggioso, abbiamo avuto un risultato su un testo molto mediato rispetto alla volontà, rispettando la volontà in parte del Consiglio in commissione TRAN con un voto quasi unanime.
    C'è una promessa da parte del commissario, ripetuta in varie occasioni, di avere un unico testo unificante. Io auspico in questo quadro che la Presidenza belga che si è appena insediata vorrà inserire questo testo nella sua agenda, consentendo così di completare il quadro dei regolamenti per passeggeri in tutti i modi di trasporto, in vista di una riflessione sulla possibilità di prevedere delle misure comuni e trasversali per tutti i modi di trasporto. Ne abbiamo assolutamente bisogno!"

     

     

    UN FUTURO SOSTENIBILE PER I TRASPORTI

    Doc. A7-0189/2010


    Risoluzione su un futuro sostenibile per i trasporti

    L'obiettivo principale di questa relazione è quello di fornire delle linee guida che possano contribuire alla redazione del Libro Bianco della CE. I concetti chiave messi in evidenza dal PE mirano ad uno sviluppo sostenibile dei trasporti, che rappresentano circa il 10% della ricchezza UE e creano più di 10 milioni di posti di lavoro, ma sono altresì la causa di circa il 25% delle emissioni globali di CO2. La co-modalità, la qualità dei servizi pubblici, una migliore pianificazione degli investimenti infrastrutturali e di interoperabilità tecnica a lungo termine e un sostegno dell'innovazione tecnologica, la ricerca, l'efficienza energetica, le tecnologie pulite e la sicurezza sono tra i punti centrali della relazione del PE. Il settore dei trasporti contribuisce allo sviluppo, alla competitività dell'UE e al completamento del mercato interno, incidendo inoltre sulla qualità di vita dei cittadini. Risulta quindi essenziale sviluppare questa politica in prospettiva europea.



    Nel dibattito è intervenuto, in qualità di relatore per parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, ANTONIO CANCIAN (PPE-I):


    Click to enlarge"Signor presidente, onorevoli colleghi, credo che vada subito messo in evidenza l'ottimo lavoro fatto dal collega Grosch su un testo approvato all'unanimità in commissione - quindi i complimenti più sinceri e le congratulazioni più vive.
    Io credo che questo testo sia importante, un passo importante per la nostra programmazione futura: è il compito non facile di definire le linee per uno sviluppo sostenibile del trasporto. Si tratta evidentemente di un tema molto ampio, come relatore per parere all'interno della commissione ITRE ho avuto modo di dare un contributo alla stesura di questo testo.

    La sostenibilità è un concetto ambientale, economico, sociale e generazionale: credo che questo testo abbia il merito di tener conto di tutti questi aspetti, indicando una serie di priorità cui dovrà essere data attuazione per sviluppare il settore dei trasporti, il potenziamento e l'utilizzo diffuso dei sistemi di trasporto intelligente, che significa un miglior rapporto possibile tra il mezzo, l'infrastruttura ed il conducente.

    Ma mentre noi seguiamo la programmazione attraverso quello che è stato detto prima da Grosch dobbiamo anche tener conto, signor Commissario, che siamo in un momento molto critico e dobbiamo, come Unione europea, fare un lancio importante sulla realizzazione di queste, o di parte di queste, strutture.

    Quindi io chiedo a lei, visto che l'ha ricordato anche oggi, di poter insistere, anche nei tempi, per quanto riguarda la razionalizzazione di tutte le risorse possibili, cercare di immetterle su un contenitore che abbia la finalità di avviare finalmente la realizzazione di alcune strutture importanti ,che da tempo sono programmate e oggi vengono riviste per l'Europa 2020 - però credo che dobbiamo dare qualche segno importante nel paese.

    Grazie ancora al nostro coordinatore e collega Grosch."



    Nel dibattito è intervenuto, inoltre, CARLO FIDANZA (PPE-I):


    Click to enlarge"Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi unisco al coro di lodi per il relatore Grosch che ha sicuramente ben operato e condivido gran parte delle considerazioni che i colleghi hanno già portato sul tema della comodalità come elemento strategico e sul tema della interoperabilità.
    Tre sottolineature rapide. La prima sul tema della sicurezza: noi abbiamo la necessità di continuare a investire con forza sulla sicurezza, dobbiamo farlo sicuramente sviluppando gli ITS, come abbiamo già detto nel dibattito precedente, e dobbiamo farlo attraverso un ulteriore sviluppo, nel trasporto ferroviario, della tecnologia RTMS; dobbiamo farlo, sempre per quanto riguarda il trasporto ferroviario, avendo il coraggio di investire l'agenzia ferroviaria di maggiori competenze in tema di sicurezza, per evitare che si possano ripetere sciagure come quelle che abbiamo purtroppo vissuto pochi mesi fa.
    Sul tema del finanziamento, io sono favorevole alla creazione di un fondo per i trasporti. Credo che nelle prospettive finanziarie del 2013 noi dobbiamo batterci perché queste politiche vengano adeguatamente finanziate e che le reti TEN possano svilupparsi ulteriormente, e credo che in questo senso sia centrale che si sviluppino avendo al centro il Mediterraneo, il Mediterraneo come luogo di collegamento verso i nuovi mercati dell'est del mondo.
    Infine, l'ultimo tema che vorrei toccare riguarda la mobilità urbana. Ho molto apprezzato il richiamo che è contenuto nella relazione, credo che su questo si debba incentivare l'utilizzo delle buone pratiche e il coordinamento delle buone pratiche, dobbiamo lavorare per una migliore gestione della logistica delle merci nelle città, per arrivare ad una mobilità urbana più sostenibile, e credo che questa relazione sia una buona premessa per continuare un ottimo lavoro."

     

    SISTEMI DI TRASPORTO INTELLIGENTI
    Doc. A7-0211/2010

    Risoluzione sulla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul quadro generale per la diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti nel settore del trasporto stradale e nelle interfacce con altri modi di trasporto

    Il Parlamento europeo ha discusso il progetto di raccomandazione per la seconda lettura riguardante i Sistemi di Trasporto Intelligenti (ITS) nel settore dei trasporti stradali e dell'intermodalità. Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno trovato un accordo sull'approccio da utilizzare in merito all'ITS che supplisca alle mancanze del metodo volontaristico, e consenta la definizione di un livello minimo di standardizzazione. Gli Stati membri, venendo incontro alle posizioni del Parlamento, favoriscono dunque l'adozione della direttiva, la quale porterà alla creazione di un quadro UE per una diffusione coerente dell'ITS. Inoltre, la direttiva determinerà un miglioramento delle applicazioni e dei servizi connessi ai sistemi intelligenti, rendendo i trasporti più efficaci, sicuri e protetti, e contribuendo al raggiungimento dell'obiettivo politico alla base della strategia europea di rendere i trasporti meno inquinanti.

     

    Nel dibattito è intervenuto ANTONIO CANCIAN (PPE-I):

    Click to enlarge "Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo molto utile la definizione di queste specifiche comunitarie per lo sviluppo coordinato delle individuate applicazioni ITS alle reti di trasporto e al velivolo, volevo però sottolineare due fatti che riguardano la sicurezza: il primo è cercare di insistere molto sui parcheggi sicuri per gli autotrasportatori e in secondo luogo quando parliamo di sicurezza - e al driver arrivano tantissime informazioni ed è tempestato da di tutto e di più - io credo che bisogna stare molto attenti; perché è sollecitato a fare tutto eccetto guidare.
    Quindi oggi questo è un tema molto importante, io questa considerazione la porto qui all'onorevole Jensen perché, credo, da un lato c'è questa volontà, dall'altro bisogna stare molto attenti a fare in modo che si pensi anche a guidare."

     

     

     

    Nel dibattito è intervenuta, inoltre, LICIA RONZULLI (PPE-I):

     

    "Signor Presidente, onorevoli colleghi, milioni di cittadini europei si preparano a partire per una meritata vacanza estiva, purtroppo, però, come ogni anno, dovranno prepararsi ad affrontare voli cancellati, bagagli smarriti, ingorghi autostradali, magari anche sotto il sole cocente, e situazioni di emergenza a cui purtroppo siamo ormai abituati. La scorsa settimana ho presentato al riguardo un'interrogazione per sollecitare l'impegno concreto della Commissione europea su questo problema. Il lancio di una campagna d'informazione sui diritti dei viaggiatori costituisce certo uno strumento opportuno, ma non sufficiente per evitare il ripetersi di simili emergenze. Troppo spesso i diritti dei viaggiatori vengono calpestati e prima di ricevere i legittimi risarcimenti devono passare dei mesi, a volte anche degli anni. Fare informazione, far conoscere i propri diritti, è sicuramente importante, ma lo è molto di più farli rispettare in tutta Europa, attuando misure concrete soprattutto alla luce di episodi ormai noti e che si devono prevenire."

     

     

     

    L'assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

     

    MERCATO INTERNO

     

    IL PARLAMENTO EUROPEO DETTA NUOVE REGOLE SUI BONUS DEI MANAGER

     

    Il Parlamento europeo ha adottato alcune fra le più rigide norme esistenti riguardanti i bonus manageriali e ha inasprito le regole sui requisiti patrimoniali che le banche hanno l'obbligo di rispettare a garanzia dei rischi derivanti dalle loro attività commerciali e dall´esposizione a titoli estremamente rischiosi. Saranno fissati dei tetti sui premi in denaro e almeno la metà del bonus finanziario dovrà essere pagata in capitale contingente e in azioni.

    "A due anni dalla crisi finanziaria globale, queste nuove e più rigide regole sui bonus trasformeranno la cultura stessa dei bonus, e metteranno fine agli incentivi a rischi eccessivi", ha dichiarato la relatrice. Ha inoltre sottolineato che "l'impiego di bonus ad alto rischio e a breve termine ha gettato nel caos l'economia mondiale e i contribuenti ne hanno pagato il prezzo; poiché le banche hanno fallito nel riformarsi, stiamo facendo il lavoro per loro ". La relazione è stata approvata con 625 voti favorevoli, 28 contrari e 37 astensioni.

    Una diversa concezione dei bonus
    Per i bonus in denaro sarà fissato un limite del 30% del totale e del 20% per quelli particolarmente elevati. Ciascun bonus dovrà essere dilazionato tra il 40 e il 60% su un periodo non inferiore a tre anni e dovrà essere restituito qualora gli investimenti non diano i risultati previsti. Inoltre, almeno il 50% del bonus totale sarà pagato sotto forma di "capitale contingente " (fondi ai quali attingere in caso di difficoltà per la banca) e di azioni.
    I premi dovranno essere regolati sulle retribuzioni: ciascuna banca, infatti, dovrà stabilire dei limiti per i bonus in base agli stipendi, per limitare il loro uso sproporzionato nel settore finanziario, secondo le linee guida comunitarie.
    Infine, anche i bonus-pensione saranno inclusi nel regolamento: infatti, il pagamento delle pensioni straordinarie dovrà essere limitato da strumenti come il capitale contingente, che lega il loro valore finale alla situazione finanziaria dell'ente creditizio. Ciò consentirà di evitare situazioni verificatesi di recente, in cui alcuni manager hanno beneficiato di pensioni elevate, nonostante la crisi che stava attraversando la loro banca.

    Trattamento più severo per le banche salvate con denaro pubblico
    Le nuove regole mirano a introdurre misure specifiche per le banche salvate dal fallimento con denaro pubblico, al fine di contenere gli importi complessivi pagati in bonus, incoraggiando i manager a rafforzare la propria base di capitale ed erogando prestiti per aiutare la ripresa dell'economia reale con prelievi dalle loro retribuzioni e incentivi. In particolare, le norme stabiliscono che nessun premio debba essere pagato ai direttori di tali istituti finanziari, se non debitamente giustificato.

    Requisiti patrimoniali per le banche più stabili
    Sono due le questioni principali analizzate dalla nuova normativa adottata: norme più severe sui requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e sulle ricartolarizzazioni. Tali regole assicureranno che le banche coprano adeguatamente i propri rischi per quanto concerne le loro attività di scambio, incluse le tipologie d'investimento come i titoli garantiti da ipoteche che sono stati al centro della crisi. Secondo alcuni studi, il regolamento permetterà alle banche di detenere fino a 3-4 volte più capitale per sostenere i rischi d'investimento rispetto a quanto si sta facendo attualmente.

    Le prossime tappe
    Sono due le questioni principali analizzate dalla nuova normativa adottata: norme più severe sui requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e sulle ricartolarizzazioni. Tali regole assicureranno che le banche coprano adeguatamente i propri rischi per quanto concerne le loro attività di scambio, incluse le tipologie d'investimento come i titoli garantiti da ipoteche che sono stati al centro della crisi. Secondo alcuni studi, il regolamento permetterà alle banche di detenere fino a 3-4 volte più capitale per sostenere i rischi d'investimento rispetto a quanto si sta facendo attualmente.

    Principi per i pagamenti anche per le società quotate
    Una seconda risoluzione approvata con 594 voti favorevoli, 24 contrari e 35 astensioni, sostiene la necessità di applicare i principi sulle politiche di remunerazione a tutte le società quotate. Il testo chiede alla Commissione di adottare principi vincolanti sulle politiche retributive nel settore finanziario, nonché un regime che obblighi le società quotate a offrire spiegazioni nel caso che le proprie politiche di remunerazione non rispettino i principi improntati a rimuovere gli incentivi per investimenti ad alto rischio e decisioni a breve termine. La risoluzione d'iniziativa propone inoltre di dare agli azionisti maggior potere di controllo sugli amministratori delle società quotate. Infine, i deputati vogliono fissare un tetto all'entità del cosiddetto "paracadute d'oro" offerto agli amministratori a un massimo di due anni del loro salario fisso e di vietare l'erogazione del trattamento di fine rapporto in caso di mancato rendimento o dimissioni volontarie.

     

    Nel dibattito è intervenuta ROBERTA ANGELILLI (PPE-I) Vicepresidente del Parlamento Europeo:

    Click to enlarge"Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, ringrazio i due relatori per l'ottimo lavoro svolto. La stretta ai bonus dei supermanager è un segnale davvero importante, innanzitutto perché è la prima volta a livello mondiale che si stabilisce un tetto sui pagamenti dei dirigenti bancari; secondo perché si tratta di un pacchetto di regole chiare - i bonus dei manager dovranno essere pagati solo quando la banca avrà incassato i profitti e non più soltanto sulla base della previsione dei risultati; terzo perché le nuove misure metteranno fine agli incoraggiamenti ad assumere rischi eccessivi. Infine, ci sarà maggiore trasparenza e responsabilità poiché gli azionisti potranno partecipare alle assemblee ed esercitare il diritto di voto della remunerazione degli amministratori."

     

     

     

    I DEPUTATI VOGLIONO VIETARE IL COMMERCIO DI LEGNAME DI PROVENIENZA ILLEGALE NELL'UE
    Doc. A7-0149/2010

     

    Risoluzione relativa alla posizione del Consiglio in seconda lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano legno e prodotti da esso derivati

    I deputati hanno approvato un progetto di regolamento che vieta la vendita di legname di provenienza illegale nel mercato interno e stabilisce misure di tracciabilità e sanzioni. La nuova legislazione mira a ridurre la deforestazione illegale e a offrire ai consumatori una migliore garanzia sui prodotti che acquistano.

    Il Parlamento europeo ha approvato con 644 voti favorevoli 25 contrari e 16 astensioni, un testo che conferma l'accordo raggiunto con il Consiglio. Il relatore, ha dichiarato: "la legislazione UE che intende vietare la vendita di legname di origine illegale rappresenta un importante passo in avanti a livello internazionale, dalle foreste che in tutto il mondo sono devastate dal disboscamento illegale fino al mercato europeo, dove sono commercializzati legnami e prodotti di legno. Le severe regole approvate, ha aggiunto, non sarebbero state possibili senza il forte sostegno del Parlamento europeo".

     

    Divieto di commercio per il legname di provenienza illegale
    Il nuovo regolamento vieta l'immissione nel mercato dell'UE di legname ottenuto illegalmente o di prodotti da esso derivati, impedendo che possano essere riutilizzati una volta che abbiano raggiunto il mercato europeo. Attualmente, si stima che almeno il 20% del legname e dei prodotti del legno commercializzati in Europa provengano da fonti illegali.

    Sanzioni e tracciabilità
    La normativa stabilisce che spetta agli Stati membri la responsabilità dell'applicazione delle sanzioni nei confronti degli operatori che violano le regole, definendone anche le linee guida per la loro imposizione: esse dovranno tener conto, per stabilirne l'entità, del danno ambientale, del valore del legname o dei prodotti del legno e delle perdite fiscali causate. Inoltre, i Paesi membri potranno anche sanzionare penalmente i commercianti disonesti. Infine, per assicurare la tracciabilità, ciascun operatore, nell'ambito della catena interna di approvvigionamento, dovrà dichiarare da chi ha comprato legname e a chi l'ha venduto.

    Protezione del clima
    Il disboscamento illegale ha effetti devastanti sull'ambiente: è stimato che a livello globale esso contribuisce a circa il 20% delle emissioni di CO2. Il disboscamento favorisce l'erosione del suolo, minacciando la biodiversità e aggravando i fenomeni meteorologici estremi e le inondazioni. Inoltre, minaccia la sopravvivenza delle comunità locali che dipendono dalla foresta, compromettendo fortemente le economie in via di sviluppo.

    Le prossime tappe
    Il Consiglio ha già concordato in maniera informale i termini di entrata in vigore dell'attuale progetto di regolamento, ma sarà necessaria la sua approvazione formale prima che diventi legge. Le norme dovrebbero entrare in vigore alla fine del 2012, per concedere agli operatori del settore il tempo necessario per conformarsi.

     

     

    AFFARI ECONOMICI


    IL PARLAMENTO APPROVA UN PIANO DI RIFORME CONCRETE SULLA SUPERVISIONE FINANZIARIA

     

    I deputati, a grande maggioranza, hanno inviato un forte segnale ai governi nazionali affermando che la sola possibilità per avere una supervisione finanziaria efficace è una riforma sostanziale del sistema esistente e la creazione di autorità europee con poteri adeguati ad affrontare crisi e evitare salvataggi ai danni dei contribuenti.

    Approvando una serie di emendamenti, ma sospendendo il voto finale sul testo legislativo, il Parlamento ha espresso pieno sostegno alla posizione assunta dai negoziatori e ha anche lasciato la porta aperta a un possibile accordo col Consiglio dei Ministri in prima lettura. In una dichiarazione, non inclusa nel testo adottato, i gruppi politici principali del PE hanno indicato che la palla ora passa nel campo del Consiglio che dovrà proporre un testo accettabile per entrambe le Istituzioni.

     

    Pronti a nuovi negoziati, ma solo per un buon accordo
    La dichiarazione dei gruppi politici afferma che il Parlamento è intenzionato a continuare i negoziati col Consiglio, ma senza rinunciare al punto principale, ossia garantire che le nuove autorità europee abbiano i giusti poteri per prevenire crisi future e rinforzare il mercato interno.
    Questo gesto rappresenta lo sforzo finale dalla parte dei relatori del PE per aiutare la Presidenza belga a spingere gli Stati membri verso una posizione più soddisfacente, secondo quanto afferma la dichiarazione.

     

    Autorità di supervisione con poteri effettivi...
    L'Aula ha votato in favore della concessione di un certo numero di poteri alle tre autorità europee di supervisione (AES) che avranno il compito di controllare rispettivamente banche, assicurazioni e mercati finanziari.
    Le AES sarebbero dunque in grado di prendere decisioni con effetti diretti nei confronti di un istituto di credito, quale una banca, nel caso che l'autorità nazionale non sia stata in grado di modificarne il comportamento considerato non corretto. Le nuove autorità avrebbero anche il potere di dirimere i litigi fra autorità nazionali e di controllare i grandi istituti finanziari con interessi trans-frontalieri attraverso i supervisori nazionali.
    Il testo approvato chiede inoltre ai relatori di spingere per la creazione di un fondo di stabilità collegato a ognuno dei tre settori finanziari in considerazione per evitare l'utilizzo di denaro pubblico in caso d'interventi futuri. Un'altra proposta è che le autorità europee lavorino per rafforzare il sistema europeo dei regimi nazionali di garanzia dei depositi (RGD). Infine, le AES avrebbero anche il potere di proibire temporaneamente alcune tipologie di attività finanziarie che potrebbero colpire negativamente il corretto funzionamento del sistema finanziario.

    ... tutte situate nello stesso posto
    Per promuovere un'interazione efficace fra le autorità, i deputati chiedono che siano tutte basate a Francoforte piuttosto che disperderle in giro per l'Unione. Allo stesso tempo, tuttavia, sarebbe possibile avere diverse sedi di rappresentanza delle AES nei principali mercati finanziari dell'UE.

    Un Comitato europeo per il rischio sistemico (ESRB) per una valutazione rapida dei rischi
    I deputati vogliono assicurare che l'obiettivo assegnato dalla Commissione all'ESRB di monitorare la creazione di rischi finanziari nel mercato europeo sia espletato meglio e in modo più chiaro e di conseguenza anche più velocemente.
    Il testo approvato mira anche a semplificare la definizione dei livelli di rischio. In particolare, si chiede all'ESRB di sviluppare un insieme comune d'indicatori per assegnare, in modo uniforme, un rating sul livello di rischio agli istituti transfrontalieri.
    Per migliorare la comprensione dei rischi, la risoluzione legislativa chiede inoltre che l'ESRB stabilisca un sistema basato su un codice cromatico corrispondente ai livelli di rischio. Qualora l'autorità individui un rischio che potrebbe mettere gravemente in pericolo il corretto funzionamento dei mercati finanziari o la stabilità del sistema finanziario dell'Unione, l'ESRB emetterebbe una segnalazione di emergenza. Il Parlamento europeo in tal caso avrebbe il potere di invitare il destinatario della segnalazione a uno scambio di opinioni per valutare le azioni intraprese per rispettare i commenti del Comitato.
    Infine, il testo propone che sia il Presidente della BCE a presiedere il Comitato europeo per il rischio sistemico.

    Prossime tappe
    La risoluzione adottata ha la funzione di mandato, sostenuto dalla plenaria, per i negoziatori del PE che continueranno cosi le discussioni col Consiglio per cercare di raggiungere un accordo nel prossimo futuro, possibilmente prima della pausa estiva.

     

     

    Nel dibattito è intervenuto, in qualità di relatore per parere della commissione giuridica, RAFFAELE BALDASSARRE (PPE-I) Vicepresidente Commissione Giuridica:

     

    Click to enlarge"Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la crisi ci ha messo di fronte all'evidenza che un maggior coordinamento a livello europeo è assolutamente prioritario per lo sviluppo e la stabilità dei mercati finanziari. Ciò premesso, mi limiterò qui ad evidenziare una questione fondamentale, soprattutto alla luce dei difficili triloghi ancora in corso. Se attribuire alle autorità di supervisione finanziaria il potere di adottare decisioni individuali direttamente vincolanti - previsto all'articolo 10 dei regolamenti - risponde alla volontà politica di reagire rapidamente alle situazioni di emergenza, nel caso della supervisione giornaliera questo potere confligge con gli articoli 17 e 258 del trattato, in base ai quali è competenza esclusiva della Commissione di vigilare sull'applicazione del diritto dell'Unione. Inoltre, in questo caso si creerebbe una paradossale situazione in cui gli Stati membri, presenti nel principale organo direttivo attraverso le proprie autorità, sarebbero indirettamente responsabili dell'applicazione del diritto dell'Unione. In qualità di relatore per parere per la commissione giuridica ho proposto un emendamento di compromesso che cerca di risolvere questa discrasia fra i poteri conferiti alle autorità ed il ruolo e le competenze della Commissione, nel pieno rispetto del trattato. Spero che il contributo della commissione giuridica possa servire da base per eventuali compromessi con le altre istituzioni europee per arrivare a una soluzione rapida e quanto mai necessaria, nel pieno rispetto del diritto dell'Unione."

     

    Nel dibattito è intervenuto SALVATORE IACOLINO (PPE-I) Vicepresidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni:

     

    Click to enlarge"Signora Presidente, onorevoli colleghi, una politica finanziaria dell'Unione europea seria e credibile deve mettere al centro della propria agenda un forte coordinamento fra le politiche comunitarie e quelle dei singoli Stati membri. Il nuovo programma pluriennale 2014-2020 deve tenere in debito conto questa opportunità, che rappresenta nello stesso tempo una prospettiva seria di sviluppo sostenibile. Le autorità che a tal fine dovrebbero essere attivate devono sviluppare strategie di intervento coerente con la crescita sostenibile dell'Unione europea e ancora più vigilanza, per impedire il possibile collasso del sistema, senza con ciò frenare la sana imprenditoria. Il sistema delle banche - e perché no - soprattutto direi, tutelando nel contempo la famiglia, una migliore regolamentazione ed una vigilanza severa, per dare ulteriore vitalità ad un sistema, quello europeo, che ha bisogno di crescente prosperità."

     

     

     

     

    PROTEZIONE DEI CONSUMATORI

     

    I DEPUTATI DICONO NO AL CIBO DERIVATO DA ANIMALI CLONATI
    Doc.A7-0152/2010

     

    Risoluzione relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai nuovi alimenti, che modifica il regolamento (CE) n. 1331/2008 e che abroga il regolamento (CE) n. 258/97 ed il regolamento (CE) n. 1852/2001 della Commissione

    I deputati hanno rinnovato il loro appello al divieto della commercializzazione di alimenti derivati da animali clonati in una votazione di per una legislazione sui nuovi alimenti. Hanno inoltre invocato una moratoria sui cibi prodotti grazie all'uso di nanotecnologie fino a quando possano essere esclusi eventuali rischi per la salute.

    L'uso di nuovi cibi - derivati da processi di produzione innovativi o tradizionalmente consumati solo fuori dall'Unione europea - è regolamentato già dal 1997. Il Parlamento europeo ha approvato una serie di emendamenti tesi a rinnovare la normativa vigente, in particolare l'introduzione di una procedura semplificata di autorizzazione, sottoposta a una valutazione dei rischi eseguita dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare. I deputati hanno anche espresso la loro preoccupazione riguardo al consumo di alimenti derivati da animali clonati e all'uso di nanotecnologie.

     

    No alla carne di animali clonati
    Attualmente, non esiste una normativa europea che autorizzi o vieti prodotti lattiero caseari e carne provenienti da animali clonati. Invece di disciplinare tali prodotti in base alle norme sui nuovi alimenti, come sostenuto dalla Commissione e dal Consiglio, i deputati insistono sul fatto che la nuova legislazione europea dovrebbe espressamente vietare tutti i cibi derivati da animali clonati e dalla loro progenie, e chiedono una moratoria sulla vendita, in attesa che tale normativa entri in vigore. Per la relatrice "una netta maggioranza in seno al Parlamento solleva obiezioni etiche riguardo alla produzione industriale di carne proveniente da animali clonati che soffrono in maniera sproporzionata di malattie, malformazioni e morte prematura. Per anni i deputati hanno chiesto una corretta regolamentazione: è ora che la Commissione ascolti il Parlamento e i cittadini su questo problema".

    Una moratoria sui nano-prodotti
    Il Parlamento europeo sostiene che gli ingredienti di dimensioni nano-metriche e gli alimenti provenienti da processi nano-tecnologici dovrebbero essere soggetti alla normativa sui nuovi cibi. I deputati hanno invocato una moratoria su questi alimenti fino a che una specifica valutazione dei rischi dimostri la sicurezza dei processi nano-tecnologici o dei nano-ingredienti. Ha inoltre espresso preoccupazione riguardo alla possibilità che le nano-tecnologie siano già in uso nella produzione degli alimenti o degli imballaggi. Qualsiasi nano-ingrediente approvato dovrà essere indicato in etichetta.

    Alimenti derivati da animali allevati con OGM
    La maggioranza dei deputati ha respinto un emendamento che chiede l'etichettatura obbligatoria dei prodotti alimentari provenienti da animali allevati con mangimi geneticamente modificati.

    Le prossime tappe
    Se il Consiglio non accetterà la posizione in seconda lettura del Parlamento europeo, si passerà alla procedura di conciliazione, al fine di raggiungere un accordo su un testo condiviso.

     

     

    Nel dibattito è intervenuta LICIA RONZULLI (PPE-I):

     

    Click to enlarge"Signor Presidente, onorevoli colleghi, otto cittadini europei su dieci considerano non giustificabile la clonazione di animali a fini alimentari e sei su dieci affermano che non consumeranno mai prodotti provenienti da animali clonati. Questi dati confermano ancora una volta che non vi è una valida ragione per consentire la clonazione animale a fini alimentari.
    Autorizzare la commercializzazione di alimenti e prodotti derivanti da animali clonati deve fare attentamente riflettere tutti noi sulle conseguenze di tale scelta. Permettere oggi il consumo di carne, latte e formaggi derivanti da animali clonati potrebbe consentire in futuro la commercializzazione di prodotti non sani e naturali ma creati artificialmente in laboratorio e, come detto dalla mia collega Antonescu poco fa, ancora oggi non sappiamo se realmente la clonazione a scopo alimentare sia sicura e non comporti rischi per la salute umana. Sappiamo solo che questa tecnica causa agli animali sofferenza, dolore e pena che sono spesso evitabili.
    Gli alimenti clonati mettono inoltre a rischio le produzioni tipiche e il lavoro di milioni di aziende agricole che con impegno e sacrificio garantiscono ogni giorno prodotti di eccellenza. Quindi dico infine no ai cibi clonati sulle nostre tavole, ma sì ad una dieta sana ed equilibrata e, perché no, lasciatemelo dire, anche mediterranea."

     

     

    Nel dibattito è intervenuto SERGIO SILVESTRIS (PPE-I):

     

    Click to enlarge"Signor Presidente, onorevoli colleghi, dovremmo autorizzare la commercializzazione di carni provenienti da animali clonati? E viene da chiedersi: e perché dovremmo autorizzarla? C'è forse carenza di approvvigionamento di carni in Europa? Assolutamente no, è un elemento che non regge.
    C'è sufficiente informazione ai consumatori? Cioè, un consumatore è in grado con chiarezza di capire e di scegliere qual è una carne proveniente da animale clonato e quale no? Ma se già sugli alimenti in circolazione non c'è una chiarezza nei contenuti nutrizionali, figuriamoci su questi nuovi elementi!
    E c'è forse sicurezza sotto il profilo scientifico? Beh, lo potremmo dire tra cinquant'anni, ci abbiamo messo secoli per capire che dalla muffa poteva venire la penicillina. Ogni volta che scoppia un'epidemia, dall'aviaria alla mucca pazza, bisogna aspettare tempi lunghi per capirne le origini e debellarle, adesso immettiamo nuovi elementi su cui non c'è sicurezza scientifica.
    C'è forse un'Europa che dice sì a tutto? No, perché quest'Europa non vuole che si dica da dove vengono i prodotti, è contro un'etichettatura di origine dettagliata. Mi auguro che con la nuova PAC dopo il 2013 si provveda a cautelare il consumatore indicando la provenienza dei prodotti in etichetta."

     

     

    RELAZIONI ESTERNE

     

    I DEPUTATI SOSTENGONO LA CANDIDATURA DELL'ISLANDA ALL'UE
    Doc. B7-0407/2010

    Risoluzione sulla domanda di adesione dell'Islanda all'Unione europea La prospettiva che l'Islanda diventi il 28° Stato membro dell'UE è stata accolta favorevolmente dal Parlamento europeo, che ha anche sottolineato che la polemica sui rimborsi al governo britannico e olandese deve essere risolta "bilateralmente", mentre chiedono la fine della caccia alle balene.

    I deputati hanno espresso il loro sostegno alla recente decisione (17 giugno) di aprire formalmente i negoziati di adesione con l'Islanda, che aveva presentato domanda nel luglio 2009. Allo stesso tempo, il Parlamento chiede all'Islanda di cessare tutte le attività di caccia alla balena e di abbandonare ogni riserva formulata nei confronti della Commissione baleniera internazionale. L'adesione dell'Islanda permetterebbe all'Unione di avere un ruolo più attivo nella regione artica, secondo la risoluzione che sottolinea la "forte cultura democratica" del Paese. L'Islanda fa già parte dell'accordo di Schengen, oltre ad avere contratto un accordo di libero scambio con l'UE nel 1973. Circa la controversa questione dei rimborsi al governo inglese e olandese, i deputati ricordano che l'Islanda è tenuta a garantire il pagamento del compenso minimo ai depositanti della banca Icesave nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, secondo quanto dichiarato dall'Autorità di vigilanza EFTA nella sua lettera di diffida del 26 maggio. In un referendum tenutosi il 6 marzo scorso, i cittadini islandesi si erano già detti contrari a un piano di rimborso a seguito del collasso della banca Icesave.

     

    Sistema di vigilanza finanziaria da riformare
    I deputati hanno rilevato come l'Islanda si sia già conformata alla maggior parte della legislazione dell'UE in quanto membro dello Spazio economico europeo, in particolare nel settore del mercato interno. Tuttavia, il paese ha ancora bisogno di riformare in modo sostanziale l'organizzazione e il funzionamento del proprio sistema di vigilanza finanziaria, oltre che il modo in cui sono nominati i giudici, i pubblici ministeri e le supreme autorità giudiziarie. I settori che dovranno essere integralmente negoziati con l'Islanda sono l'agricoltura, la pesca, la tassazione, la politica economica e monetaria e le relazioni esterne.
    Il sostegno pubblico nazionale per l'adesione all'UE si è spostato in una direzione negativa dall'estate del 2009, affermano i deputati. Le autorità islandesi sono pertanto tenute ad avviare un dibattito pubblico per affrontare le preoccupazioni dei cittadini islandesi per quanto riguarda l'adesione all'Unione.
    Infine, i deputati considerano che la nuova commissione inter-parlamentare UE-Islanda contribuirà a rafforzare la cooperazione.

     

     

    SERVIZIO DIPLOMATICO DELL'UE: IL PARLAMENTO CONFERMA L'ACCORDO DI MADRID
    Doc. A7-0228/2010

     

    Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio che fissa l'organizzazione e il funzionamento del servizio europeo per l'azione esterna

    Due settimane dopo l'accordo raggiunto a Madrid sul Servizio europeo di azione esterna (SEAE), il Parlamento ha approvato una serie di raccomandazioni sulla sua organizzazione e metodo di lavoro. Il nuovo servizio diplomatico è una delle novità principali nell'architettura dell'Unione seguite all'entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

    Anche se il Parlamento è stato formalmente solo consultato sull'organizzazione e il funzionamento del SEAE, i deputati hanno negoziato e ottenuto cambiamenti importanti rispetto alla proposta originaria fatta dall'Alto rappresentante per la politica estera dell'UE Catherine Ashton. L'identità comunitaria del nuovo servizio sarà rafforzata, cosi come la responsabilità democratica sia politica che di bilancio nei confronti del Parlamento, secondo quanto hanno affermato i negoziatori del PE. La risoluzione è stata approvata con 549 voti a favore, 78 contrari e 17 astensioni. Il SEAE assisterà l'Alto rappresentante (AR) nella sua funzione di condurre la politica estera dell'Unione e assicurarne la coerenza dell'azione esterna. Il controllo sulla politica di sviluppo e di vicinato rimarrà di responsabilità della Commissione europea, al contrario di quanto richiesto nella proposta originaria di Ashton, che dava maggiori poteri al Sevizio diplomatico.

     

    Responsabilità politica e di bilancio del SEAE
    Lo scrutinio del Parlamento, sia politico che di bilancio, sul nuovo servizio è garantito dall'accordo raggiunto. Mentre il bilancio esecutivo sarà responsabilità della Commissione, che dovrà comunque tenere i deputati informati sulle spese per le azioni esterne e le delegazioni, il discarico del bilancio del SEAE nel suo complesso sarà eseguito dal Parlamento.
    Prima di assumere l'incarico, i Rappresentanti speciali dell'UE e i capi delegazione nei paesi considerati dal Parlamento di'importanza strategica dovranno comparire davanti alla commissione affari esteri del PE. L'Alto rappresentante dovrà anche chiedere il parare del Parlamento sulle questioni principali di politica estera comune e i deputati che avranno incarichi istituzionali potranno avere accesso a documenti riservati. I deputati hanno anche sottolineato l'importanza di rafforzare le relazioni coi parlamenti nazionali.

     

    Almeno il 60% di personale sarà dell'UE
    I deputati hanno ottenuto che almeno il 60% del personale del SEAE sarà composto da funzionari dell'Unione. Ciò garantirà l'identità comunitaria del servizio. I funzionari dei servizi diplomatici nazionali costituiranno un terzo del personale e saranno assunti come agenti temporanei per un massimo di 8 anni estendibili a 2. Le assunzioni saranno basate sul merito, tenendo in considerazione il criterio di equilibrio geografico e di genere, come afferma la relazione.
    Il quartier generale del nuovo servizio sarà a Bruxelles. Il SEAE sarà composto da un'amministrazione centrale e dalle 136 ex delegazioni esterne della Commissione. Ci sarà una struttura dedicata ai Diritti umani a livello di sedi principali e nelle delegazioni locali, oltre a dipartimento per assistere l'Alto rappresentante nelle sue relazioni col PE in questo campo.

     

    Prossime tappe
    Le modifiche necessarie al Regolamento finanziario, allo Statuto dei funzionari e al bilancio 2012, sulle quali il PE ha pieni poteri di codecisione col Consiglio, saranno votate dopo la pausa estiva e dopo che il Consiglio avrà formalmente approvato la posizione del PE sull'organizzazione del Servizio diplomatico. Un anno dopo l'entrata in vigore della decisione sul SEAE, l'AR Ashton presenterà alla Commissione una stima di bilancio.

     

     

    Nel dibattito è intervenuto, a nome del gruppo PPE, MARIO MAURO (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana del Popolo della Libertà nel Gruppo del PPE:

     

    "Signor Presidente, onorevoli colleghi, è quello che accade ogni giorno in tutto il mondo che rende sempre più concreta l'esigenza di rendere operativo al più presto il servizio diplomatico europeo.
    Il raggiungimento dell'accordo politico non può che essere considerato un ottimo punto di partenza, oltre che un segnale estremamente positivo, per l'effettiva entrata in funzione del servizio. Gli obiettivi individuati, vale a dire il fatto che il servizio sia forte, che permetta all'Unione europea di rinforzare il proprio ruolo sulla scena mondiale, l'importanza del preservare e rinforzare il metodo comunitario nel servizio stesso e la garanzia del controllo di bilancio e politico da parte del Parlamento garantiranno - sono convinto - risultati tangibili.
    Permangono tuttavia alcuni punti da chiarire, che forse sono l'aspetto più decisivo per l'implementazione del servizio. Mi riferisco alla posizione ambigua di molti governi. Le linee rosse citate dal collega Gualtieri, infatti, seppur violate nella sottoscrizione del recente accordo di Madrid, pesano però su un piano informale, data l'ambiguità, come dicevo prima, dell'atteggiamento di parecchi governi. Penso solo alle dichiarazioni rese ieri dal ministro Moratinos della Presidenza uscente, e quindi per molti versi giustamente ansioso di intestarsi questo risultato, che ha detto a chiare lettere, parlando di diritti umani a Cuba, che in questo settore lo strumento di accordi bilaterali è da preferire all'accoglimento di una posizione europea univoca.
    E allora, signor Alto Commissario, andremmo incontro a un enorme rischio se favorissimo queste ambiguità, se favorissimo cioè il fatto che dietro il tanto celebrato accordo politico possano nascondersi in realtà l'ennesima trattativa sui posti e sulle competenze, piuttosto che la messa a punto di un meccanismo efficiente. Sono convinto che lei saprà ottenere il risultato che tutti noi vogliamo."

     

    KOSOVO E ALBANIA: A QUANDO L'ADESIONE ALL'UE?

    I deputati hanno discusso i progressi dell'Albania e del Kosovo verso un possibile ingresso nell'UE con l'Alto rappresentante Catherine Ashton. L'Aula ha votato poi due risoluzioni per chiedere ai due paesi di continuare gli sforzi per consolidare le loro istituzioni democratiche, per proseguire nella lotta contro la corruzione e il crimine organizzato. I deputati hanno anche sostenuto un alleggerimento delle procedure per il visto e chiesto a tutti gli Stati membri di riconoscere il Kosovo.
    Il Parlamento "auspica il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte di tutti gli Stati membri", secondo il progetto di risoluzione. I paesi dell'UE che non riconoscono lo Stato sono Cipro, Grecia, Spagna, Romania e Slovachia. Inoltre, i deputati chiedono alla Serbia di " avere un atteggiamento pragmatico per quanto concerne la questione dello status" e di "astenersi dal bloccare l'adesione del Kosovo alle organizzazioni internazionali".
    Il progetto di risoluzione votata conferma il sostegno già espresso in passato del PE all'adesione dell'Albania, una volta che i criteri di Copenhagen saranno rispettati. A tal riguardo, i deputati chiedono la fine della crisi istituzionale che è seguita alle elezioni del 2009 e una riforma che garantisca un apparato giudiziario trasparente, imparziale ed efficiente, quali precondizioni per l'adesione.
    La Commissione europea ha proposto che da maggio 2010 ai cittadini albanesi (e quelli della Bosnia Erzegovina) sia permesso di viaggiare nella zona Schengen se in possesso di passaporti biometrici, senza bisogno di visto. Tuttavia, prima della decisione finale del Parlamento e del Consiglio, che dovrebbe essere presa prima della fine dell'anno, sarà compiuta un'ulteriore analisi della situazione per rimediare a una serie di questioni ancora irrisolte.

     

    Nel dibattito è intervenuto RAFFAELE BALDASSARRE (PPE-I) Vicepresidente Commissione Giuridica:

     

    Click to enlarge"Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Albania rappresenta un elemento fondamentale per la stabilizzazione dei Balcani occidentali e per il processo di allargamento dell'Unione europea. Il paese sta compiendo importanti passi avanti verso lo sviluppo della democrazia, il miglioramento delle infrastrutture e la transizione a un'economia aperta e competitiva. Tuttavia il cammino albanese verso l'Unione europea è bloccato ancora dalla difficile stabilizzazione del sistema partitico, anche a causa del comportamento ostruttivo dell'opposizione, che ha un impatto negativo sullo sviluppo e l'approvazione di riforme strutturali.
    L'economia è ancora frenata da un quadro giuridico incerto, da diffusa illiceità, da un ampio settore sommerso e da inadeguate strutture energetiche e dei trasporti. L'Italia ha svolto e continua a svolgere un importante ruolo per quanto concerne la stabilizzazione dell'Albania: è il primo partner commerciale, il primo investitore e il primo donatore, in Italia vivono quattrocentotrentamila albanesi. Ma queste forme di collaborazione vanno affiancate agli interventi dispiegati dall'Unione europea con la cooperazione su base macroregionale, come quella adriatica-ionica, che possono aprire la strada dell'Europa verso il Mediterraneo."

     

     

     

    LIBERTÁ CIVILI

     

    IL PARLAMENTO DICE SÌ AL NUOVO ACCORDO SWIFT
    Doc. A7-0224/2010

     

    Risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America sul trattamento e il trasferimento di dati di messaggistica finanziaria dall'Unione europea agli Stati Uniti ai fini del programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi

    Il Parlamento ha approvato la nuova versione dell'accordo antiterrorismo sul trasferimento dei dati bancari verso gli Stati Uniti. I deputati avevano respinto l'accordo precedente 4 mesi fa, ma da allora hanno negoziato alcune garanzie e ottenuto che, a partire dal secondo semestre di quest'anno, l'Unione lavori alla creazione di un sistema che permetta di evitare il trasferimento dei dati in blocco verso gli USA.

    La raccomandazione di approvare l'accordo è stata adottata con 484 voti a favore, 109 contrari e 12 astensioni. L'accordo dovrebbe entrare in vigore il 1° agosto.
    Nel mese di febbraio, il Parlamento aveva lanciato un segnale molto chiaro. "Abbiamo fatto capire che il Trattato di Lisbona conferisce delle possibilità e delle responsabilità" - ha dichiarato il relatore durante il dibattito tenutosi il giorno precedente. "Durante i negoziati, il Parlamento ha potuto ottenere dei miglioramenti all'accordo", ha aggiunto.
    Il relatore ha anche sottolineato che l'accordo non copre il trasferimento dei dati all'interno dell'Europa, ma solo quelli che riguardano i movimenti finanziari verso i paesi terzi. In particolare, l'articolo 4 esclude i dati relativi all'Area Unica dei Pagamenti in Euro (SEPA).
    Il compromesso è stato sostenuto dai gruppi PPE, S&D, ALDE e ECR, mentre Verdi/ALE, GUE/NGL e una parte dell'EFD hanno votato contro. Due pareri minoritari sono stati aggiunti alla relazione.

     

    Eliminazione, a breve, del trasferimento dei dati "in blocco"
    Punto principale dell'accordo del PE è l'eliminazione, a breve, dei trasferimenti di dati in blocco. In cambio del loro sostegno, i deputati hanno ottenuto che - entro dodici mesi - s'inizierà a lavorare alla creazione di un sistema europeo equivalente al Terrorism Finance Tracking Programme" (TFTP) nord americano per porre termine ai trasferimenti dei dati bancari non effettuati su basi individuali.
    L'Europa si doterà di una struttura che permetterà il trattamento di basi in loco e il trasferimento solo di quelli relativi a indagini precise.

    Un nuovo ruolo per Europol
    Un'altra novità del nuovo accordo è il conferimento a Europol del potere di bloccare il trasferimento di dati verso gli Stati Uniti. L'agenzia, con base all'Aia, avrà il compito di verificare che ogni richiesta effettuata dalle autorità americane sia giustificata nel contesto della lotta al terrorismo e che la quantità di dati trasmessi sia la minore possibile.

    Un rappresentante dell'UE negli Stati Uniti per sorvegliare l'utilizzo dei dati
    Inoltre, la nuova versione dell'accordo prevede che l'utilizzo di dati da parte statunitense, al solo fine di combattere il terrorismo, sia supervisionato da un gruppo di controllori indipendenti, incluso un rappresentante dell'UE, designato dalla Commissione europea e dal Parlamento europeo. Egli avrà la possibilità di chiedere giustificativi prima di ogni utilizzo dei dati e di bloccare le ricerche a suo parere illegali.
    L'accordo vieta al TFTP americano di procedere al "data mining" dei dati o di profilazione algoritmica o automatica o di filtraggio elettronico. Tutte le ricerche condotte sui dati forniti si devono basare su informazioni o prove preesistenti che inducono a ritenere che l'oggetto delle ricerche abbia un nesso con il terrorismo o il suo finanziamento.

    Diritto di ricorso per i cittadini europei
    Lo scorso febbraio i deputati hanno chiesto che siano garantite ai cittadini europei le stesse procedure giudiziarie d'impugnazione che si applicano ai dati raccolti sul territorio dell'Unione europea. Nel nuovo accordo, si stabilisce che la legge americana deve prevedere il diritto ai ricorsi senza discriminazione di nazionalità.

    Conservazione e cancellazione dei dati
    Le informazioni estratte dai dati sono conservate solo per il tempo necessario alle indagini o azioni penali specifiche per le quali sono richieste. Ogni anno il dipartimento del Tesoro americano dovrà stilare un bilancio dei dati non estratti che non sono più necessari per lottare contro il terrorismo e cancellarli al massimo entro cinque anni.

    Due pareri minoritari aggiunti alla relazione
    Il primo parere, sottoscritto da sei deputati dei gruppi GUE/NGL e Verdi/ALE, rileva che "l'accordo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America sul programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP) non offre le salvaguardie richieste dal PE nelle sue precedenti risoluzioni", in modo particolare per quanto riguarda i trasferimenti dei dati in massa. Inoltre, "il ruolo di supervisione di Europol non è chiaro e implicherà una modifica del suo mandato ... Europol non è un'autorità giudiziaria". Per i deputati, "l'accordo viola chiaramente la legislazione dell'Unione in materia di protezione dei dati" che sono conservati per "un periodo troppo lungo" e le disposizioni dell'accordo relative ai diritti degli interessati "non rispondono affatto ai criteri europei".
    Il secondo parere ritiene che la legislazione proposta sia "illegittima sotto il profilo democratico". Inoltre, "il progetto di accordo è stato messo a disposizione di un numero limitato di deputati solo il 27 maggio scorso". Infine, si ricorda che "i dati finanziari ... appartengono alla persona, non all'Unione europea o al Parlamento".

    Prossime tappe
    L'accordo entrerà in vigore il 1° agosto 2010, per una durata di cinque anni e, in seguito, sarà rinnovabile su base annua. Tuttavia, gli europei e gli americani devono valutare il funzionamento dell'accordo per quanto attiene la sicurezza e i sistemi di controllo, al più tardi entro sei mesi dalla sua entrata in vigore. La Commissione dovrà avviare i suoi lavori per la creazione del TFTP europeo nella seconda metà del 2010 e pubblicare una relazione sui progressi compiuti entro tre anni.

     

     

    Nel dibattito è intervenuto SALVATORE IACOLINO (PPE-I) Vicepresidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni:

    Click to enlarge "Signor Presidente, onorevoli colleghi, dal 1° febbraio 2010 il precedente accordo swift con gli USA cessava i suoi effetti, adesso vi è un nuovo accordo! Si potrebbe dire unicamente che è prevalso il senso di responsabilità, a me invece non pare, basterebbe accostare la vecchia ipotesi di disciplina con quella definita dei giorni scorsi per valutare appieno i sensibili miglioramenti intervenuti grazie al contributo del Parlamento europeo, ma grazie alla negoziazione della Commissione e della Presidenza spagnola. Diceva il mio professore di diritto pubblico che il miglior accordo è quello che dovrà essere perfezionato. Dovremo quindi accontentarci di un buon accordo, che definisce una volontà, una strategia comune contro il terrorismo, ma adesso bisogna coinvolgere i paesi terzi, essenziali in questo processo di contrasto. Ritengo infine che questo accordo definisca un punto d'equilibrio adeguato fra diritto alla privacy e diritto alla sicurezza."

     

     

    L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

     

     

    AGRICOLTURA

     

    IL FUTURO DELLA PAC DOPO IL 2013
    Doc. A7-0204/2010

     

    Risoluzione sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013

    Il Parlamento è stato chiamato ad esprimersi in merito alla relazione sul futuro della Politica Agricola Comune (PAC) dopo il 2013. Si tratta di un documento di iniziativa che rappresenta una base importante per la definizione delle linee guida che il Parlamento europeo intende seguire per l'agricoltura futura, in attesa della comunicazione della Commissione Agricoltura, prevista per fine anno. Per la prima volta, quindi, i deputati indicano, con voce comune, un percorso per avviare un dialogo costruttivo su contenuti e priorità da assegnare per la competitività delle produzioni agroalimentari e per lo sviluppo sostenibile dei territori rurali. Le sfide cui è chiamata l'agricoltura europea sono numerose e di notevole impatto sull'economia di molti Paesi membri ma anche oggetto di dibattito, in ordine al budget di spesa da assegnare all'Unione europea, al fine di rendere proprio tali sfide un'opportunità di crescita del settore agricolo e di sviluppo per molti imprenditori agricoli europei.

     

     

    Nel dibattito è intervenuto, in qualità di relatore per parere della commissione ber i bilanci, GIOVANNI LA VIA (PPE-I):

     

    "Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, credo che questa relazione Lyon abbia il merito di aver definito con chiarezza un set di obiettivi della politica agricola comune assai più ampio che in passato e in linea con quella che è la strategia 2020 dell'Unione europea. Questa politica agricola - emerge chiaramente dalla relazione - deve rimanere sul piano comunitario, e quindi un freno forte va posto a tutti coloro che ne prevedevano una rinazionalizzazione, un sostegno nazionale alla stessa. Emerge con forza una esigenza di risorse adeguate al raggiungimento degli obiettivi assai più ampi indicati anche per il raggiungimento di obiettivi pubblici e di beni pubblici senza mercato. Emerge ancora dalla relazione che le risorse destinate alla nuova politica agricola comune devono essere in linea con quelle delle quali questa politica ha goduto sino ad oggi."

     

     

    Nel dibattito è intervenuto, inoltre, SERGIO SILVESTRIS (PPE-I):

     

    Click to enlarge"Signor presidente, onorevoli colleghi, la PAC è indispensabile e lo sarà ancora per lungo tempo, anche in termini di occupazione. In Europa l'occupazione agricola è calata del 25% in meno di dieci anni, con la perdita di quasi quattro milioni di posti di lavoro. Se vogliamo soluzioni per la disoccupazione incalzante, non possiamo lasciare che la PAC vada alla deriva e dobbiamo investire sulla PAC garantendo adeguate risorse che portino ad una crescita durevole. Per questo la nuova PAC dovrà garantire almeno lo stesso livello di risorse finanziare del passato. Però, signor Commissario, la richiesta che oggi le fa il Parlamento non è di garantire le stesse risorse, la richiesta è quella di aumentarle. La linea invalicabile, quella oltre la quale non possiamo andare, è quella di garantire le stesse risorse che ci sono oggi, ma la richiesta è di aumentare, aumentare significativamente le risorse per l'agricoltura. La relazione Lyon contiene elementi di grande positività, misure per contenere la volatilità dei prezzi, per sostenere la filiera, per garantire un reddito adeguato agli agricoltori. L'Europa vanta prodotti si più cari, ma di una qualità incomparabile, dalla sicurezza ineccepibile, e dal rispetto delle norme fitosanitarie, veterinarie ed ambientali senza confronto. Concludo esprimendo un desiderio: si dovrebbero prevedere nuovi incentivi mirati a tutelare i prodotti Dop e Igp, esaltazione della nostra Europa."

     

     

    Nel dibattito è intervenuto, per iscritto, SERGIO BERLATO (PPE-I):

     

    Click to enlarge"Signor Presidente, onorevoli colleghi, la PAC è una delle più importanti politiche dell'Unione europea, basti pensare che le spese agricole rappresentano circa il 43% del bilancio comunitario. In virtù dell'articolo 33 del trattato che istituisce la Comunità, essa si prefigge di assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori europei e una remunerazione equa agli agricoltori. La recente crisi economico-finanziaria ha determinato una riduzione del reddito degli agricoltori pari al 12,2% in media tra il 2008 e il 2009, il restringimento delle condizioni dell'accesso al credito e l'aumento del tasso di disoccupazione nelle zone rurali. La volatilità dei prezzi dei prodotti sui mercati agricoli è notevolmente aumentata e dovrebbe continuare a crescere. Ritengo quindi che, nella futura PAC, debba essere prevista una rete di sicurezza minima per gestire l'incertezza dei prezzi di mercato e per fornire risposte rapide ed efficaci alle crisi economiche del settore. Secondo le stime della FAO, entro il 2050 la popolazione mondiale dovrebbe aumentare dagli attuali 6 a 9 miliardi e che, raddoppiando la domanda di prodotti alimentari, dovrà crescere di conseguenza anche la produzione alimentare globale. La sicurezza alimentare sarà, quindi, la sfida centrale dell'agricoltura del futuro e l'Unione avrà l'onere di continuare a garantirla ai cittadini europei."

     

     

    PESCA

     

    PROTEZIONE DOGANALE PER COMPENSARE ELEVATE IMPORTAZIONI
    Doc. A7-0207/2010

     

    Risoluzione sul regime di importazione nell'UE dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura in vista della riforma della PCP

    Il Parlamento ritiene che le importazioni di pesce giochino un ruolo fondamentale per la fornitura del mercato europeo, ma allo stesso tempo rileva l´importanza strategica dei settori della pesca e dell'acquacoltura, i quali non possono essere trattati con un approccio di puro libero scambio. Un progetto di risoluzione invita a garantire che le importazioni rispettino gli standard europei e che i prodotti della pesca siano classificati come "sensibili" nei negoziati commerciali. Le importazioni di pesce in Europa coprono già il 60% del mercato, e la dipendenza dalla produzione dei paesi terzi è destinata a crescere. Un progetto di risoluzione sul regime d'importazione comunitario della pesca sottolinea che la prossima riforma della politica della pesca dovrebbe riuscire a mantenere vitali i settori della pesca e dell'acquacoltura in Europa. Tenendo conto che la liberalizzazione del mercato sta già avendo un impatto negativo su alcune zone europee di pesca, i deputati della commissione pesca hanno stabilito che una ragionevole e flessibile protezione doganale dovrebbe restare uno strumento legittimo per disciplinare le importazioni. Inoltre, la responsabilità di guidare i negoziati commerciali dell'UE sui prodotti della pesca e dell'acquacoltura dovrebbe essere trasferita dal Commissario per il commercio al Commissario per la pesca. Preoccupati del fatto che il massiccio afflusso delle importazioni in tempi di crisi potrebbe influenzare anche le abitudini alimentari degli europei, i deputati chiedono inoltre dei criteri rigorosi in materia di tracciabilità ed etichettatura dei prodotti in vendita.

     

     

    PETIZIONI

     

    RAPPORTO ANNUALE DELLA COMMISSIONE PETIZIONI
    Doc. A7-0186/2010

     

    Risoluzione sulle deliberazioni della commissione per le petizioni nel 2009

    Il Parlamento europeo è stato chiamato ad approvare la relazione annuale della Commissione Petizioni per il 2009. Quasi 2000 cittadini si sono avvalsi del loro diritto fondamentale di inviare una petizione al parlamento, con tedeschi, spagnoli e italiani primi in classifica. Gli argomenti più gettonati sono risultati essere ambiente, diritti fondamentali, giustizia e mercato interno. Il 2009 ha segnato l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, che ha posto le basi necessarie per una maggiore e ancor più consapevole partecipazione dei cittadini al processo decisionale dell´UE. La petizione è risultata essere, ancora una volta, un fondamentale strumento di verifica dell'applicazione del diritto comunitario da parte degli stati membri e, in quest´ottica, decisiva è la collaborazione con le autorità nazionali e locali competenti e con la commissione esecutiva, con la quale è indispensabile promuovere un diverso e più efficace livello di cooperazione.

     

    Nel dibattito è intervenuta ERMINIA MAZZONI (PPE-I) Presidente Commissione Petizioni:

     

    Click to enlarge "Signor Presidente, onorevoli colleghi, saluto il Commissario Šefčovič, sottolineo l'assenza per questo dibattito del rappresentante del Consiglio.
    L'Unione europea - lei sa Presidente - negli anni è andata rafforzando il concetto di cittadinanza europea, quale fondamento della propria legittimazione politica e soprattutto per coltivare la propria ambizione di rappresentanza democratica. L'Unione europea, come tutti gli organismi internazionali, infatti, non può mettere in campo azioni che vadano al di là del diritto pattizio né può interpretare estensivamente i propri poteri.
    Eppure ha un carattere di specialità, che le deriva proprio da quel sogno europeo dei suoi padri fondatori, che le attribuivano un carattere popolare. In particolare l'ultimo trattato, il trattato di Lisbona - di recente entrato in vigore - iscrive in una cornice politica delle Istituzioni europee, in nome dell'obiettivo di una maggiore partecipazione dei cittadini, mattoni dell'istituenda Europa dei popoli.
    La commissione per le petizioni del Parlamento europeo è l'unico strumento diretto di partecipazione attiva dei cittadini alla vita delle Istituzioni europee, basti pensare che essa definisce la propria agenda dei lavori in relazione alle istanze dei cittadini e non alle indicazioni della Commissione esecutiva. Del suo lavoro e dei suoi risultati il Parlamento e la Commissione dovrebbero tenere più conto.
    Dai dati della relazione del 2009, per la quale rivolgo il mio plauso al collega Iturgaiz Angulo, emerge un tasso di coinvolgimento crescente molto apprezzabile nonostante la ritrosia che in passato la Commissione europea ha sicuramente manifestato a collaborare con la commissione petizioni.
    Nell'ultimo anno abbiamo migliorato le procedure interne, abbiamo avviato una revisione del metodo di esame delle petizioni ricevibili e abbiamo proposto, come hanno detto tutti quanti i colleghi, un sistema di ammodernamento del portale web per rendere più fruibile il sistema ai cittadini. È stato un anno proficuo.
    Vorrei concludere con un auspicio per il prossimo anno: spero in una collaborazione più proficua con la Commissione esecutiva e per questo confido nelle parole del Commissario Šefčovič e nei suoi tre punti, che spero possano trovare attuazione, e oltretutto spero che questa Commissione possa avere un ruolo specifico nella procedura che è in discussione per l'iniziativa popolare legislativa."

     

     

    DIRITTI UMANI

     

    DIRITTI NELLA RISPOSTA UE ALL'HIV/AIDS
    Docc. B7-0412, 0421, 0426, 0428/2010

     

    Risoluzione su un approccio basato sui diritti nella risposta dell'Unione europea all'HIV/AIDS

    In seguito alla Dichiarazione della Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza in vista della XV conferenza internazionale sull'AIDS si è aperta una discussione.

     

    Nel dibattito è intervenuto SALVATORE IACOLINO (PPE-I) Vicepresidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni:

     

    Click to enlarge"Signor Presidente, onorevoli colleghi, non v'è dubbio che oggi più che mai l'Aids continua a essere una minaccia per la salute, non soltanto dei cittadini europei. Ogni anno muoiono migliaia e migliaia di persone e questo problema è ancora più avvertito nelle comunità cosiddette in via di sviluppo. Per questo non bisogna abbassare la guardia, per questo ci vuole certamente più prevenzione, ci vuole più informazione, ci vuole più riabilitazione, ma ci vogliono soprattutto più risorse, bisogna fare in modo che queste risorse vengano utilizzate in maniera adeguata. Ci vuole un sostegno nei confronti delle famiglie, perché il problema del malato di Aids diventa un problema delle famiglie, e bisogna agire perché una serie di comportamenti, di stili di vita siano più sani e più appropriati. L'obiettivo è quello di avere un risultato di salute misurabile, l'obiettivo concreto di fare in modo che queste problematiche nel tempo vadano a ridursi sempre in misura crescente."

     

     

     

     

    SITUAZIONE IN KIRGHIZSTAN
    Docc. B7-0419, 0420, 0422, 0423, 042

     

    Risoluzione sulla situazione in Kirghizistan

    In seguito alla Dichiarazione della Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza sulla situazione in Kirghizstan si è aperta una discussione.

     

    Nel dibattito è intervenuto, a nome del Gruppo PPE, PAOLO BARTOLOZZI (PPE-I):

     

    Click to enlarge"Signor Presidente, onorevole colleghi, io vorrei sottolineare che la situazione in Kirghizistan pone di fronte una realtà a cui per troppo tempo non è stata attribuita l'importanza che meritava, vale a dire l'instabilità in Asia centrale, che purtroppo va crescendo, mentre le speranze di democrazia e progresso economico, almeno in alcuni di questi paesi, si rivelano particolarmente fragili. Il Kirghizistan ha sofferto negli ultimi mesi degli scontri durissimi, che lasceranno, almeno nel futuro immediato, una eredità di odi interetnici che renderanno la stabilizzazione del paese ancora più difficile di quanto non fosse in precedenza.
    Il compito della comunità internazionale e dell'Unione europea in particolare - come già è stato detto - è di assistere il Kirghizistan per quanto possibile sotto tre aspetti: mediante un aiuto immediato per le forniture di emergenza e la ricostruzione delle abitazioni distrutte; secondo, mediante un aiuto economico di più lungo termine possibile - per quel che riguarda l'Unione europea nel quadro della strategia per l'Asia centrale e degli strumenti messi in opera in tale contesto; mediante il sostegno politico per appoggiare il processo di ritorno a una legalità costituzionale e la realizzazione di un vero e proprio Stato di diritto.
    Il referendum costituzionale che si è tenuto in Kirghizistan il 28 giugno, in condizioni ovviamente molto difficili, può essere considerato un primo passo sulla strada del ritorno a un ordine costituzionale. Il processo elettorale del 28 giugno, tra l'altro, ha ricevuto un giudizio positivo da parte della missione di osservazione dell'OSCE, che ha tenuto conto, ovviamente, delle condizioni speciali in cui si è tenuto il referendum. Il nuovo ordinamento costituzionale del Kirghizistan sarà più orientato verso un sistema parlamentare che verso un sistema presidenziale. Questo, forse, permetterà di tenere meglio conto della variegata composizione etnica del paese e della necessità di raccogliere il consenso delle varie componenti di un paese così frazionato e composito. L'Unione europea e il Kirghizistan sono legati da un accordo di partenariato e cooperazione che prevede riunioni regolari di una commissione parlamentare di cooperazione. È nostro auspicio che le nostre relazioni interparlamentari possano riprendere quanto prima, con la partecipazione di un parlamento kirghiso democraticamente eletto.
    Nell'immediato, il Kirghizistan, come già detto, ha bisogno di stabilità e del nostro aiuto politico ed economico. Cerchiamo di non essere avari in entrambi."

     

    L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

     

     

    ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

     

    AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

    POLITICA SOCIALE

    POLITICA REGIONALE

    AFFARI GIURIDICI

    COMMERCIO INTERNAZIONALE