DAL PARLAMENTO EUROPEO

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STRASBURGO  -  SESSIONE 24 - 27 SETTEMBRE 2007

ISTITUZIONI

APERTURA DELLA SESSIONE

Il Presidente ha reso omaggio all'ex deputato europeo Lord Bethel ed ha espresso la solidarietà del Parlamento nei confronti di Aung San Suu Kyi. Su richiesta di diversi gruppi, l'Aula affronterà un dibattito sulla situazione in Birmania al seguito del quale adotterà una risoluzione. Il Presidente ha anche confermato che saranno scelti i tre finalisti del Premio Sacharov per la libertà di pensiero.

Aprendo i lavori, il Presidente ha reso omaggio a Lord Bethel, eurodeputato britannico dal 1975 al 1994 e dal 1999 al 2003, deceduto l'otto settembre scorso a 69 anni dopo un a lunga malattia. Al riguardo, HANS-GERT PÖTTERING ha ricordato che, da vicepresidente della commissione politica del Parlamento europeo, Lord Bethel si è molto impegnato nella difesa della libertà e della giustizia. Ha, ad esempio, promosso l'istituzione del Premio Sacharov a sostegno di chi lotta contro l'oppressione, ha incontrato diverse volte dissidenti in Unione Sovietica, come Sacharov e Solzenicyn. Di quest'ultimo, l'ex deputato, ha anche curato la traduzione in inglese di due opere.

Dopo aver reso omaggio anche ai due soldati spagnoli uccisi in Afghanistan, ha quindi chiesto all'Aula di osservare un minuto di silenzio per commemorare Lord Bethel e tutte le vittime del terrorismo.

Il Presidente ha poi voluto esprimere la solidarietà del Parlamento a Aung San Suu Kyi - già vincitrice del Premio Sacharov - auspicando di poterla ricevere al più presto. In proposito ha anche rivolto un appello alle autorità birmane affinché liberino tutti i prigionieri politici e concedano il diritto di manifestare.

EMIGRAZIONE

APRIRE CANALI DI IMMIGRAZIONE LEGALE PER LOTTARE CONTRO QUELLA CLANDESTINA
Doc. A6-0322/2007

Relazione sul piano d'azione sull'immigrazione legale
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 26.9.2007 - Votazione: 26.9.2007

Il Parlamento sollecita una direttiva che fissi un quadro comune di diritti e obblighi dei lavoratori immigrati. Sostiene poi ogni misura per attirare lavoratori qualificati, nei limiti stabiliti dai singoli Stati, inclusa la creazione di un permesso di lavoro UE (Carta blu). Ma esprime perplessità sul rilevamento dei dati biometrici. Chiede anche attenzione per i lavoratori stagionali e, rilevando la responsabilità di media e politici, misure per agevolare l'integrazione.

Adottando la relazione con 557 voti favorevoli, 101 contrari e 22 astensioni, il Parlamento osserva anzitutto che, secondo Eurostat, il numero di cittadini di paesi terzi soggiornanti legalmente nei 27 Stati membri dell'Unione europea ammonta a circa 18,5 milioni (mentre circa 9 milioni di cittadini dell'Unione risiedono in Stati membri diversi dal proprio). E' quindi necessario un approccio globale e coerente in materia d'immigrazione a livello europeo, «poiché una modifica della politica d'immigrazione in uno Stato membro influenza i flussi migratori e l'evoluzione in altri Stati membri».
A tale proposito, i deputati si compiacciono del piano d'azione sull'immigrazione legale presentato dalla Commissione. Anche perché, a loro parere, «l'apertura di canali di immigrazione legale contribuirà alla lotta a quella illegale e al traffico di esseri umani», dal momento che i due fenomeni sono strettamente legati. Notano peraltro che i controlli cui è soggetta l'immigrazione legale «sono sempre più severi», e che è quindi «sbagliato far credere che l'immigrazione non sia controllata».
Favorevoli alla definizione di condizioni di ingresso e di soggiorno per altre categorie di immigrati economici, compresi i lavoratori non o scarsamente qualificati, i deputati chiedono alla Commissione di procedere ad una previsione a breve e a medio termine del fabbisogno di manodopera supplementare nei vari Stati membri. Tali stime dovrebbero anche tener conto degli immigrati non economici, dei profughi e delle persone che necessitano di un regime di protezione sussidiaria, nonché delle persone che beneficiano del ricongiungimento familiare.
Il Parlamento giudica poi «indispensabile» l'adozione di una direttiva quadro generale volta a garantire, ai cittadini di paesi terzi impiegati legalmente in uno Stato membro, «un quadro comune di diritti corredato da un certo numero di obblighi da rispettare». In proposito, ricorda tuttavia la necessità di evitare una gerarchia dei diritti tra le diverse categorie di lavoratori e di proteggere in particolare i lavoratori stagionali e i tirocinanti retribuiti. Approvando inoltre l'idea di un'unica richiesta per un permesso combinato soggiorno/lavoro, i deputati ritengono che la direttiva debba includere proposte che consentano ai migranti di cambiare status o lavoro, pur restando nell'UE.
D'altra parte, si interrogano sul riferimento, nel piano d'azione, al rilevamento dei dati biometrici "più avanzati" e, al riguardo, giudicano indispensabile che, in ogni caso, siano «rispettati i principi di proporzionalità e di finalità». Nel concordare, inoltre, sulla necessità di un riconoscimento reciproco dei titoli di studio, ritengono che debbano essere individuate misure volte ad appurare se esiste la possibilità per gli immigrati, al momento del ritorno nel paese d'origine, di trasferire i propri diritti pensionistici e i diritti sociali connessi al lavoro svolto e per i quali è stati chiesto loro di versare contributi.
Accogliendo favorevolmente la comunicazione della Commissione sulla migrazione circolare e i partenariati per la mobilità tra l'Unione europea e i paesi terzi, i deputati concordano sulla necessità di evitare gli effetti dannosi della "fuga di cervelli", stimolando invece la "circolazione dei cervelli". Nel sottolineare inoltre l'importanza di istituire relazioni di lavoro stabili e basate sul diritto tra imprese e lavoratori, appoggiano l'idea di prevedere visti di lunga durata per ingressi multipli, nonché la possibilità per gli ex immigrati di ottenere prioritariamente un nuovo permesso di soggiorno in vista di un'ulteriore occupazione temporanea.
Il Parlamento appoggia ogni misura volta ad aumentare l'attrattiva dell'Unione agli occhi dei lavoratori maggiormente qualificati, al fine di soddisfare le esigenze del mercato del lavoro europeo. Suggerisce, a tal fine, alla Commissione e agli Stati membri di individuare modalità volte ad accordare immediatamente a tali lavoratori il diritto di circolare liberamente nell'UE e a consentire loro di restare nell'Unione per un periodo di tempo limitato dopo la scadenza del loro contratto di lavoro o dopo un licenziamento, al fine di cercare un'altra occupazione.
Sostiene, quindi, ogni misura di semplificazione che agevoli l'entrata di questi lavoratori, «pur lasciando che la definizione delle esigenze specifiche e delle quote in materia di immigrazione economica sia di competenza dello Stato membro». Si dice inoltre favorevole alla creazione di un permesso di lavoro UE (la cosiddetta "Carta blu") «per facilitare la libera circolazione dei "cervelli" in Europa nonché i trasferimenti di personale in seno alle multinazionali». Per chi è in ricerca di un lavoro, invece, chiede alla Commissione di presentare uno studio completo sulla possibile attuazione di un sistema di carta blu.
Nel rilevare poi che i lavoratori stagionali di paesi terzi «apportano un contributo essenziale a settori come l'agricoltura, l'edilizia e il turismo», il Parlamento sottolinea la crescente importanza che l'occupazione irregolare in questi settori riveste in diversi Stati membri e si compiace quindi per la proposta di direttiva che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell'UE. Nel contempo, evidenzia «l'importanza cruciale che, nel settore del lavoro stagionale, rivestono la flessibilità e la rapidità delle procedure di assunzione». I lavoratori stagionali che rispettano le norme stabilite per questo tipo di migrazione debbono quindi beneficiare di un accesso prioritario alle altre forme d'immigrazione legale.
D'altro lato, i deputati giudicano necessaria una definizione precisa della categoria dei tirocinanti retribuiti (limite d'età, competenza linguistica, periodo massimo di tirocinio, possibilità di conversione di tale status in un permesso di soggiorno di altro tipo, ecc.) nonché l'istituzione di controlli volti ad evitare eventuali abusi di tale status. Propongono poi che ai tirocinanti retribuiti sia rilasciato un permesso di soggiorno europeo da 6 a 12 mesi.
In materia di integrazione, il Parlamento ritiene opportuno elaborare un vademecum dei diritti e dei doveri dei lavoratori migranti «per agevolarne la partecipazione alla vita economica, sociale e politica». In proposito, sottolinea come la scuola sia «un luogo fondamentale per il dialogo interculturale». Sollecita poi la Commissione a promuovere il lavoro delle organizzazioni della società civile «a favore della coesistenza multiculturale, del rispetto reciproco e dell'educazione alla pace e alla non-violenza».
Ritiene inoltre indispensabile informare gli interessati, prima della loro partenza, in merito alle condizioni e alle possibilità di immigrazione legale nell'Unione e, a tal fine, appoggia la creazione a breve termine di un portale europeo dell'immigrazione su Internet. Sostiene poi i progetti volti a istituire corsi di formazione e di lingue nei paesi di origine per aiutare i migranti a specializzarsi e a meglio rispondere alle necessità di lavoro nell'Unione.
Considerando che in qualche decennio l'immigrazione è diventata «un tema di estrema delicatezza politica, che può facilmente essere sfruttato a fini demagogici e populisti», il Parlamento sottolinea infine che gli esponenti politici, a tutti i livelli, «dovrebbero essere consapevoli della loro responsabilità quanto all'utilizzo di un linguaggio corretto in tale ambito». Ed evidenzia la particolare responsabilità dei media, soprattutto dei servizi pubblici europei di radio e televisione, «ai fini della diffusione di un'immagine corretta dell'immigrazione e della lotta contro gli stereotipi».
Con 317 voti favorevoli, 357 contrari e 8 astensioni, il Parlamento ha respinto un emendamento suggerito da PPE/DE e UEN che ricordava come gli stessi cittadini dell'UE che intendano soggiornare per più di tre mesi in uno Stato membro diverso da quello di origine debbano, in forza alla normativa comunitaria, «disporre di adeguate risorse economiche» per il sostentamento proprio e della famiglia, «pena l'allontanamento». Un cittadino UE, era anche precisato, può essere allontanato da uno Stato membro «per ragioni di salute pubblica, sicurezza pubblica e condanne penali».

IMMIGRAZIONE ILLEGALE: PIÙ CONTROLLI E RISPETTO DEI DIRITTI UMANI
Doc. A6-0323/2007

Relazione sulle priorità politiche nella lotta contro l'immigrazione clandestina di cittadini di paesi terzi
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 26.9.2007 - Votazione: 26.9.2007

Un approccio di medio/lungo termine sui flussi migratori, centri di accoglienza temporanei più umani e cooperazione con i paesi terzi. E' quanto chiede il Parlamento europeo invocando più controlli alle frontiere, anche con pattuglie comuni di vigilanza nel Mediterraneo, e la registrazione automatizzata di ingressi e partenze. Occorre poi lottare contro la tratta degli esseri umani e il lavoro clandestino, attuare una politica di riammissione efficace ed evitare regolarizzazioni di massa.

Approvando la relazione con 418 voti favorevoli, 81 contrari e 8 astensioni, il Parlamento nota anzitutto che, secondo stime piuttosto divergenti, il numero di cittadini di paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell'Unione europea oscilla tra i 4,5 e gli 8 milioni di persone. Accoglie quindi con favore l’approccio della Commissione, in quanto ritiene che l'immigrazione costituisca una sfida a livello europeo e globale che esige una risposta della stessa dimensione. L'Unione, inoltre, deve dotarsi degli strumenti atti a cogliere la triplice opportunità - economica, demografica e sociale - che l'immigrazione potrebbe rappresentare per le nostre società.
I deputati, d'altra parte ritengono «inappropriato» un approccio emergenziale alla questione dei flussi migratori, dal momento che questi rappresentano una realtà costante ormai da diversi anni «che richiede quindi un approccio a medio e lungo termine». L'Unione deve quindi condurre azioni coerenti sia all'interno sia all'esterno delle sue frontiere. Ritengono poi che sia responsabilità dei politici attuare una politica coerente ed efficace di lotta contro l'immigrazione clandestina e che qualsiasi misura di lotta contro l'immigrazione clandestina e di controllo delle frontiere esterne deve rispettare le garanzie e i diritti fondamentali delle persone.
Il Parlamento, peraltro, sottolinea che gli immigrati irregolari «non devono essere assimilati a delinquenti». E, in proposito, si dice «sconvolto dalle condizioni inumane» di vari centri di detenzione per migranti e richiedenti asilo visitati dalla commissione parlamentare per le libertà pubbliche. Sottolinea pertanto che i centri di accoglienza temporanea per migranti irregolari «devono essere gestiti in modo compatibile con la protezione dei diritti fondamentali». Ribadisce poi la ferma opposizione all'ipotesi di creare centri di questo tipo all'esterno delle frontiere dell'Unione e nelle regioni d'origine dell'immigrazione.
Il carattere multidimensionale dell'immigrazione, per i deputati, esige una stretta collaborazione con tutti i paesi terzi interessati, in particolare con quelli del Mediterraneo, dell'Africa sub-sahariana e asiatici, per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori e il sostegno alla lotta contro l'immigrazione illegale. Il Parlamento sottolinea come esempio di buone pratiche la conclusione, da parte di alcuni Stati membri, di accordi di cooperazione che individuano il collegamento tra migrazione e sviluppo.
Valuta inoltre positivamente l'avvio di un programma europeo sulla migrazione e lo sviluppo in Africa, avente uno stanziamento iniziale di 40 milioni di euro che, tra l'altro, ha permesso l'apertura del primo Centro di informazione e di gestione delle migrazioni nel Mali. Allo stesso tempo rileva l'importanza della cooperazione allo sviluppo quale mezzo per agire sulle cause profonde dei flussi migratori.
I deputati sottolineano poi l'importanza del controllo delle frontiere nella lotta contro l'immigrazione clandestina, che dovrebbe realizzarsi «in uno spirito di condivisione delle responsabilità e di solidarietà tra Stati membri», garantendo anche «condizioni di accoglienza dignitose per le persone e nel pieno rispetto del diritto d'asilo e di protezione internazionale» (compreso il principio di non respingimento). FRONTEX deve quindi disporre delle risorse necessarie alle sue attività e dovrebbe stipulare accordi operativi con i paesi vicini dell'Unione e altri paesi terzi.
Il Parlamento si compiace inoltre della creazione di squadre di intervento rapido alle frontiere (SIRF), e ricorda che ogni Stato membro è tenuto ad assicurare la presenza di una riserva di personale qualificato. Gli Stati membri dovrebbero poi istituire pattuglie comuni di vigilanza permanenti per tutto l'anno, coordinate da Frontex, in tutte le zone ad alto rischio e in particolare lungo le frontiere marittime, soprattutto quelle meridionali. Nel mandato di Frontex e delle squadre di intervento rapido alle frontiere marittime dell'UE, inoltre, andrebbe aggiunto il salvataggio dei migranti e richiedenti asilo in difficoltà e in pericolo di vita. In proposito, è ricordato l'obbligo di rispettare il diritto internazionale e gli obblighi internazionali in materia di ricerca e salvataggio delle persone in mare.
Il Parlamento raccomanda poi il ricorso regolare al sistema d'informazione sui visti e l’applicazione, in futuro, di un sistema di registrazione automatizzata degli ingressi e delle partenze. In proposito, sottolinea anche la necessità di promuovere il rilascio di documenti d'identità sicuri nei paesi d'origine che facilitino l'identificazione degli immigrati clandestini che entrano nel territorio dell'Unione. Ricorda inoltre che lo sviluppo di strumenti biometrici per rafforzare la sicurezza e l'autenticità dei documenti, essenziale nella lotta contro la frode, l'immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani, «facilita l'attraversamento delle frontiere da parte dei viaggiatori in buona fede e che esso deve avvenire nel rispetto della protezione dei dati».
I deputati si dicono poi convinti che occorre prestare un'attenzione particolare alla lotta contro la tratta di esseri umani e alle vittime di tale traffico, in particolare le persone vulnerabili, le donne e i minori, «facendo della lotta contro i trafficanti una priorità dell'Unione». E' quindi giunta l'ora di fissare obiettivi «chiari e concreti», come quello di dimezzare il numero delle vittime nell'arco dei prossimi dieci anni. Ricordano inoltre che l'immigrazione clandestina comporta il trasferimento di enormi quantità di denaro nelle mani delle mafie implicate nella tratta di esseri umani - che si sono dimostrate più efficaci dell'azione comune europea - e fomenta la corruzione, la frode e lo sfruttamento dei lavoratori immigrati.
Riguardo alla lotta contro il lavoro clandestino, accogliendo con favore la proposta di direttiva che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell'UE, il Parlamento invita l'Unione e gli Stati membri a introdurre una serie di sanzioni a carico degli imprenditori ed a potenziare le ispezioni sui luoghi di lavoro con risorse umane e materiali adeguati. Rileva poi l'utilità di campagne d'informazione rivolte a datori di lavoro e lavoratori, che richiamino l'attenzione sull'impatto negativo che il lavoro clandestino può avere sui regimi nazionali di sicurezza sociale, sulle finanze pubbliche, sulla concorrenza leale, sui risultati economici e sui lavoratori stessi.
Per i deputati, inoltre, la regolarizzazione in massa degli immigrati clandestini dovrebbe costituire un evento isolato, «in quanto tale misura non risolve i reali problemi di fondo» e, spesso, indica «la mancanza di applicazione di misure adeguate atte ad affrontare un fenomeno che forma parte della società nella maggioranza degli Stati membri». Visto che tali regolarizzazioni possono ripercuotersi nel resto dell'Unione, i deputati auspicano una maggiore collaborazione e solidarietà tra gli Stati membri.
Nel ricordare la responsabilità dei paesi d'origine e dei paesi di transito in materia di riammissione, la relazione incoraggia una politica europea di ritorno efficace e rispettosa della dignità e dell'integrità fisica delle persone. Una politica di rimpatrio efficace, infatti, costituisce uno dei fattori deterrenti nei confronti dell'immigrazione clandestina. Chiede inoltre che la proposta di direttiva in materia di rimpatrio sia adottata entro il 2007 e che le regole e le condizioni siano disciplinanti a livello europeo. La Commissione è poi chiamata a procedere ad una valutazione della politica di rimpatrio e a sviluppare, insieme con il Consiglio, accordi europei in materia di riammissione con i paesi terzi interessati.
Infine, il Parlamento accoglie con favore le implicazioni istituzionali del progetto di riforma del trattato, in particolare l’estensione della procedura di codecisione e del voto a maggioranza qualificata a tutte le politiche di immigrazione, le precisazioni circa le competenze dell’UE in materia di visti e controlli alle frontiere, l’estensione delle competenze dell’UE in materia di asilo nonché di immigrazione legale e clandestina. Invita poi la Commissione e il Consiglio a partecipare ad una discussione annuale dinanzi al Parlamento sulla politica d'immigrazione dell'Unione europea, sulla base di un rapporto esaustivo sugli sviluppi dell’immigrazione in Europa, corredato di statistiche complete.

DIBATTITO SULL'IMMIGRAZIONE LEGALE ED ILLEGALE

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Immigrazione, in particolare gli eventi dell'estate e il ruolo di Frontex

Dichiarazione della Presidenza
Manuel Lobo Antunes ha esordito sostenendo che la comunicazione della Commissione del dicembre 2005 rappresenta il quadro essenziale per rispondere alla sfida dell'immigrazione con un approccio globale, equilibrato e coerente. Un approccio globale, ha aggiunto, giustificato anche dagli avvenimenti di questa estate alle frontiere meridionali dell'UE. Occorre quindi lottare contro l'immigrazione clandestina e cogliere le opportunità dell'immigrazione legale. Questi, ha insistito, sono «due obiettivi inseparabili». Ha quindi accennato al rafforzamento del controllo realizzato alle frontiere marittime meridionali, all'aiuto bilaterale tra gli Stati membri e alla cooperazione con i paesi terzi vicini, di origine o di transito, nonché alle operazioni di salvataggio.
Ha poi sostenuto la necessità di rafforzare Frontex, che ha un ruolo sempre più importante nel controllo alle frontiere, e che in soli due anni ha sviluppato le sue capacità operative. Sottolineando le operazione congiunte realizzate, ha posto sull'accento sull'importanza della rete di pattugliamento che integrerà i sistemi di controllo, nonché sui gruppi di intervento rapido che hanno il compito di venire in aiuto degli Stati membri che devono far fronte a situazioni urgenti e eccezionali. In seguito, ha citato le iniziative legislative in corso, come la proposta di direttiva sulle sanzioni a chi ricorre al lavoro nero, la direttiva sulle norme e sulle procedure comuni per il ritorno negli paesi di origine e gli accordi di riammissione con Russia, Ucraina e taluni paesi dei Balcani.
In merito all'immigrazione legale - che deve essere favorita - il Ministro ha sottolineato che la direttiva sui lavoratori migranti prevede un unico permesso di lavoro e di residenza, nonché un permesso di lavoro per i lavoratori altamente qualificati. Sul fronte delle relazioni esterne, ha sottolineato la necessità di prendere in considerazione tutti i paesi vicini e migliorare immigrazione circolare di lunga durata. Questo tema, ha peraltro concluso, sarà affrontato in occasione della conferenza euromediterranea prevista per il prossimo novembre.

Dichiarazione della Commissione
Franco Frattini non ha nascosto il suo ottimismo per i progressi realizzati «in così poco tempo» sul tema dell'immigrazione, anche alla luce dei dubbi sollevati in passato sulla possibilità che l'UE potesse avere una strategia comune in questa materia. Ponendo in risalto che l'approccio globale implica legare strettamente la dimensione esterna con le politiche interne dell'immigrazione, il vicepresidente ha sottolineato che occorre occuparsi anche delle radici profonde che conducono ad un'immigrazione «formata da gente disperata» che «deve abbandonare la propria patria per sopravvivere». Pertanto non si tratta unicamente di una questione di sicurezza, occorre anche «governare l'immigrazione legale ... per contrastare l'immigrazione illegale».
Notando come l'Europa abbia bisogno di lavoratori non comunitari, ha tuttavia giudicato pericoloso «dare illusioni facendo grandi numeri che possono avere un effetto attrattivo pericoloso». Ha poi ammonito che «l'immigrazione non può essere l'unica soluzione per far fronte al declino demografico». Non dobbiamo dimenticare, ha sottolineato, «che mentre parliamo di immigrazione da paesi non comunitari conserviamo ancora barriere alla libera circolazione dei lavoratori comunitari». Ha inoltre sottolineato che non bisogna arrendersi al declino demografico, pertanto «gli interventi per aiutare la famiglia e la natalità di noi europei sono altrettanto importanti, in questo quadro, quanto governare i fenomeni di immigrazione da fuori dell'Europa».
Il Vicepresidente ha poi annunciato che è stato lanciato il bando di gara per il portale europeo sull'immigrazione. Inoltre, il Fondo europeo per l'integrazione «è finalmente realtà» e la Commissione sta finanziando dei corsi di formazione linguistica e professionale nei paesi di origine. Infatti, se coloro che arrivano non hanno la formazione professionale richiesta e non parlano le lingue dei paesi dove lavorano, sono destinati ad un isolamento sociale».
La Commissione, ha poi ricordato, adotterà entro breve due direttive «piuttosto innovative». Una riguarderà i lavoratori altamente qualificati e, attraverso la "Carta blu", intende rendere loro l'Europa più attrattiva, permettendo anche un'immigrazione circolare che evita anche la fuga dei cervelli permanente dai paesi di origine. La seconda, relativa agli altri tipi di lavoratori, prevede la definizione di un unico documento che vale da permesso di lavoro e di soggiorno, aprendo anche un'armonizzazione di diritti sociali, ma lasciando liberi i paesi membri di applicare i regimi nazionali più favorevoli già esistenti. Nel 2008, ha poi aggiunto, la Commissione formulerà proposte dedicate ai lavoratori stagionali e ai periodi di formazione remunerati, anche per agevolare la mobilità di dipendenti di un'azienda con diverse sedi in Europa. Poi, ha sottolineato, «verrà il momento dei lavoratori non qualificati. La categoria più grande, per la quale occorre un approfondimento importante». A questo proposito ha specificato che non si tratterà di proposte legislative, ma piuttosto di «opzioni».
In merito alla cooperazione con i paesi d'origine, il vicepresidente ha ribadito l'idea di un'immigrazione circolare ed ha sottolineato che intende mantenere un dialogo aperto con essi. In proposito ha ricordato il prossimo vertice euromediterraneo e il vertice dei capi di governo Europa-Africa. L'Unione offrirà inoltre opportunità di partenariato - cooperation platform - che intendono promuovere la lotta contro il traffico di esseri umani, sradicare la corruzione e governare le opportunità di lavoro. 
Frattini ha poi sottolineato che l'integrazione «è una parte essenziale delle politiche migratorie» ed ha precisato che occorre contrastare il lavoro nero «che è un motivo di attrazione per l'immigrazione illegale». Bisogna quindi sanzionare gli imprenditori che approfittano degli immigrati clandestini e garantire una politica di rimpatrio rispettosa dei diritti fondamentali delle persone. L'Agenzia europea Frontex, ha proseguito, «ha aiutato a bloccare migliaia di immigrati illegali». Solo quest'estate ha salvato oltre 1.200 persone che sarebbero morte, ma ha anche determinato una riduzione del flusso di immigrati illegali nelle aree dei pattugliamenti. Quindi, ha concluso, «Frontex è stata, è e sarà uno strumento essenziale di questo approccio globale».

Nel dibattito è intervenuto JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE che ha sottolineato come spesso l'immigrazione sia confusa con i drammi umani delle centinaia di persone che «hanno sacrificato la loro vita perché sognavano l'Europa». E, in proposito, ha affermato che il rispetto della vita rimane la nostra priorità quando progettiamo la nostra politica d'immigrazione. Sono, infatti, in gioco la coesione della nostra società, la nostra capacità di accoglienza, la nostra determinazione nella lotta al razzismo, all'intolleranza e alla xenofobia. Bisogna però distinguere fra i richiedenti asilo, i rifugiati temporanei e gli immigranti economici, di gran lunga, i più numerosi. In quest'ultima categoria, ha precisato, si deve inoltre distinguere l'immigrazione illegale, di competenza dell'Unione europea, da quella legale, che spetta agli Stati membri.
Ha quindi ricordato che il suo gruppo è favorevole a misure rigide contro l'immigrazione illegale - 10-15 milioni di persone risiedono illegalmente sul nostro territorio - perché «l'Europa deve assumersi le proprie responsabilità» e lottare contro chi approfitta della miseria umana. Ma Frontex, il fondo europeo per le frontiere esterne o la creazione di squadre di intervento rapido alle frontiere non sono sufficienti, occorrono più risorse umane e finanziarie. Ricordando che non tutti gli Stati membri sono confrontati ai flussi migratori in ugual misura, ha auspicato che la solidarietà giochi un ruolo importante nell'aiutare gli Stati membri «in prima linea», fornendo mezzi tecnici, logistici e finanziari. Per quanto riguarda invece l'immigrazione legale, Daul ha auspicato un miglior coordinamento fra tutti gli Stati membri. La proposta di una "carta blu" europea ed il progetto d'immigrazione circolare per i lavoratori non qualificati meritano un approfondimento.

DIRITTI UMANI

PROMUOVERE LA MORATORIA UNIVERSALE SULLA PENA DI MORTE
Docc. B6-0357, 0358, 0359, 0360, 0361/2007

Risoluzione comune sulla moratoria universale in materia di pena di morte
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 25.9.2007 - Votazione: 27.9.2007

Il Parlamento esorta la Presidenza e gli Stati membri UE a presentare una risoluzione sulla moratoria in materia di pena di morte all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, affinché sia adottata entro la fine dell'anno. Reitera inoltre il proprio appello a coinvolgere quanti più paesi possibile nella sponsorizzazione della risoluzione. Sostiene poi la proclamazione della Giornata europea contro la pena di morte e invita il futuro governo polacco a sostenere pienamente questa iniziativa.

Con 504 voti favorevoli, 45 contrari e 14 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione con la quale ricorda che la Presidenza dell'UE ha ricevuto il mandato dal Consiglio di elaborare e presentare, in cooperazione con l'Italia, il testo su una moratoria internazionale in materia di pena di morte da trasmettere all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nel sottolineare che, a tutt'oggi, non è stata presentata alcuna risoluzione, esorta la Presidenza e gli Stati membri UE a presentarne una all'apertura della 62ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, «affinché essa sia adottata entro la fine di quest'anno».
Il Parlamento, inoltre, ribadisce che «il principale contenuto politico della risoluzione» deve essere l'adozione di una moratoria universale «quale passo cruciale verso l'abolizione della pena di morte». Reitera quindi il proprio appello alla Presidenza UE a coinvolgere quanti più paesi possibile nella sponsorizzazione della risoluzione e invita il Consiglio e la Commissione a sostenere la formazione di coalizioni regionali abolizioniste e favorevoli alla moratoria. Occorre inoltre incoraggiare quei paesi che non lo hanno ancora fatto a firmare e ratificare il Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici e il Protocollo n. 13 alla Convenzione europea sui diritti dell'uomo in materia di pena di morte.
Il Parlamento ribadisce poi «il suo pieno sostegno» alle istituzioni e agli Stati membri UE per dichiarare, insieme al Consiglio d'Europa, il 10 ottobre di ogni anno "Giornata europea contro la pena di morte". In proposito, deplora la mancanza di unanimità in seno al Consiglio al riguardo e «invita il futuro governo polacco a sostenere pienamente questa iniziativa che rispecchia valori fondamentali dell'Unione europea». D'altra parte, invita tutte le istituzioni e gli Stati membri dell'UE, insieme al Consiglio d'Europa, a continuare a sostenere tale azione ed incarica il suo Presidente di promuovere questa iniziativa politica.

BIRMANIA: LIBERARE AUNG SAN SUU KYI E I PRIGIONIERI POLITICI
Docc. B-0363, 0368, 0369, 0370, 0371, 0372/2007

Risoluzione comune sulla Birmania (Myanmar)
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 26.9.2007 - Votazione: 27.9.2007

Il Parlamento plaude alla coraggiosa azione dei monaci birmani, condanna la repressione delle manifestazioni e chiede il rilascio del Premio Sacharov 1990 Aung San Suu Kyi e degli altri prigionieri politici. Esprimendo orrore per l'uccisione di manifestanti pacifici, auspica la fine del regime repressivo e il ripristino della democrazia sotto l'egida dell'ONU. Criticando il veto cinese e russo all'ONU, sollecita l'UE a definire sanzioni economiche mirate e a sostenere i movimenti democratici.

Con 563 voti favorevoli, 3 contrari e 4 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi (eccetto IND/DEM e ITS) che plaude «alla coraggiosa azione dei monaci birmani e di decine di migliaia di altri manifestanti pacifici contro il regime antidemocratico e repressivo al potere nel Myanmar» e condanna fermamente «la risposta brutale delle autorità birmane».
Ribadisce quindi la richiesta di rilasciare immediatamente la signora Aung San Suu Kyi - già vincitrice del Premio Sacharov per la libertà di pensiero attribuitole dal Parlamento nel 1990 - e di accordarle la piena libertà di movimento e di espressione. Il Parlamento, inoltre, «esprime orrore per l'uccisione di manifestanti pacifici», insiste affinché le forze di sicurezza tornino in caserma e chiede di riconoscere la legittimità delle richieste che vengono avanzate per l'assistenza medica internazionale ai feriti nonché di rilasciare i manifestanti arrestati ed altri prigionieri politici.
Sollecita poi la fine «dell'attuale processo costituzionale illegittimo» e la sua sostituzione con una Convenzione nazionale pienamente rappresentativa. In proposito, critica il veto cinese e russo su una dichiarazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condanni l'uso brutale della forza contro dimostranti pacifici da parte del regime «che impedisce alla comunità internazionale di agire» e invita il Consiglio di sicurezza a incaricare il Segretario Generale dell'ONU di avviare un'azione volta ad agevolare la riconciliazione nazionale e una transizione alla democrazia in tale paese. Invita inoltre il Consiglio di sicurezza a garantire che l'Inviato speciale delle Nazioni Unite, Ibrahim Gambari, «possa svolgere al più presto la sua prevista visita nel Myanmar e goda d'illimitata libertà di movimento e di accesso».
I deputati invitano poi il Consiglio dell'Unione europea a mettersi urgentemente in contatto con gli Stati Uniti, l'ASEAN e altri membri della comunità internazionale al fine di preparare una serie coordinata di misure addizionali, «comprese sanzioni economiche mirate», da adottare contro il regime al potere nel Myanmar «qualora faccia ricorso alla violenza e non reagisca alla richiesta di ripristinare la democrazia».
Alla Commissione europea è invece chiesto di mettere a disposizione i mezzi opportuni nel quadro dello Strumento per la democrazia e i diritti dell'uomo, al fine di sostenere attivamente il movimento a favore della democrazia e le ONG che si adoperano per il ripristino del buon governo nel Myanmar.

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

DIRITTI DELLA DONNA/PARI OPPORTUNITÁ

PIÙ IMPEGNO A FAVORE DELLE DONNE IN CARRIERA
Doc. A6-0290/2007

Relazione sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea - 2007
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 27.9.2007 - Votazione: 27.9.2007

Appoggiare le carriere delle donne, colmare il divario salariale uomo-donna, introdurre uno statuto specifico dei coniugi che partecipano ad attività autonome e promuovere il lavoro a tempo pieno. E' quanto chiede il Parlamento invitando a proteggere la maternità e a lottare contro gli stereotipi. Sollecita poi attenzione per le immigrate, sottolineando l'importanza di garantire che siano consapevoli dei valori e delle leggi europee e delle convenzioni sociali in materia di parità di genere.

Approvando la relazione, il Parlamento accoglie con favore gli sforzi della Commissione volti ad intensificare le sue azioni di promozione della parità tra donne e uomini.  Ma sottolinea che sono necessari ulteriori sforzi e ulteriori misure «per superare schemi decisionali e operativi obsoleti, specialmente in campo amministrativo» e per migliorare l'integrazione della dimensione di genere in tutti gli ambiti politici. Invita inoltre la Commissione ad effettuare uno studio sull'applicazione negli Stati membri della legislazione comunitaria nel campo delle pari opportunità e a prendere misure adeguate in caso di mancata trasposizione o di infrazione.
I deputati insistono poi sulla necessità di «appoggiare le donne nella loro carriera professionale». In proposito, rilevano l'importanza della conciliazione tra vita lavorativa, vita privata e vita familiare, che «costituisce uno degli elementi chiave ai fini dell’aumento occupazionale e della riduzione dell’onere dell’invecchiamento demografico». E chiedono alla Commissione di concentrarsi specificamente sulle barriere che dissuadono le donne dall’accedere a lavori di alto livello, al fine di valutare la dimensione strutturale di tale fenomeno. Occorre anche affrontare il «grave deficit democratico» connesso con gli ostacoli alla partecipazione delle donne alla politica e alla loro presenza nei quadri superiori della pubblica amministrazione.
Osservando che il divario salariale di genere registra una media del 15% nell'UE e del 30% in alcuni paesi europei, il Parlamento esorta la Commissione e gli Stati membri a «adottare misure rigorose intese a ridurre il divario retributivo di genere». Ciò, a suo parere, dimostra che non vi è stato alcun progresso reale nell'applicazione del principio della parità di retribuzione per lavoro di pari valore, introdotto 30 anni fa dalla direttiva 75/117/CEE. Ritiene inoltre che la Commissione dovrebbe sviluppare l'analisi e l'integrazione della dimensione di genere in relazione all'impatto delle riforme pensionistiche sulla vita delle donne nell'UE, «al fine di individualizzare i diritti pensionistici, i regimi di sicurezza sociale nonché i regimi fiscali».
Ribadisce inoltre la richiesta di definire uno status giuridico specifico dei coniugi partecipanti a un'attività autonoma, affinché non siano più lavoratori non riconosciuti e vengano affiliati ai regimi di previdenza sociale che li copra in caso di malattia, invalidità, infortuni e vecchiaia. E' anche essenziale migliorare la qualità della vita delle donne che vivono nelle zone rurali, garantendo loro servizi di formazione e istruzione e infrastrutture a sostegno alla famiglia e all'infanzia.
I deputati, notano poi che il 32,3% delle donne nell'UE lavora a tempo parziale rispetto ad appena il 7,4% degli uomini. Esortano quindi gli Stati membri e le parti sociali a far sì che tutte le donne che desiderano lavorare a tempo pieno possano vedersi offrire impieghi corrispondenti invece che lavori a tempo parziale «spesso precari e insicuri». D'altra parte, incoraggiano la Commissione a presentare nel 2008 una comunicazione che proponga ulteriori misure da adottare a tutti i livelli al fine di introdurre, entro il 2010, un'assistenza all’infanzia per il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l'età dell'obbligo scolastico e per almeno il 33% dei bambini di età inferiore a tre anni.
Inoltre, il Parlamento chiede ai governi di proporre misure specifiche atte a combattere le ineguaglianze tra donne e uomini «causate da schemi occupazionali interrotti», dovuti in particolare a congedi per maternità o per assistenza a persone a carico, e di ridurre i loro effetti negativi sulla carriera, la retribuzione e i diritti pensionistici.  Sollecita quindi gli Stati membri a mutualizzare i costi delle indennità di maternità e di congedo parentale per assicurare che le donne «non rappresentino più una fonte di manodopera più costosa rispetto agli uomini».
Il Parlamento sottolinea anche la necessità di prevedere azioni formative durante il congedo parentale per poter far fronte all’evoluzione delle esigenze professionali ed esorta la Commissione e gli Stati membri a adottare misure intese a promuovere sia il congedo parentale per gli uomini che il congedo di paternità. I governi dovrebbero inoltre lottare, insieme con le parti sociali, contro le discriminazioni di cui sono vittime le donne incinte nel mercato del lavoro e adottare tutte le misure necessarie al fine di assicurare un «livello elevato di protezione della maternità».
Esortando l'adozione di misure volte a prevenire le molestie sessuali e morali sul luogo di lavoro e a intervenire qualora si verifichino, il Parlamento raccomanda la definizione di misure di sensibilizzazione a livello europeo per una tolleranza zero nei confronti di insulti sessisti e di rappresentazioni degradanti della donna nei media e nelle comunicazioni commerciali. I deputati, insistendo infatti sulla necessità di avviare politiche volte a lottare contro gli stereotipi di genere, chiedono alla Commissione di incoraggiare i mezzi d'informazione a promuovere l'uguaglianza di genere e a evitare di dare un'immagine stereotipata delle donne e degli uomini. Occorre anche agire nel campo dell'istruzione fin dalla prima età, «eliminandoli dai programmi scolastici e dai libri di testo, sensibilizzando insegnanti e studenti e incoraggiando i ragazzi e le ragazze a seguire percorsi educativi non tradizionali».
Il Parlamento chiede poi che venga prestata attenzione specifica alla situazione delle donne appartenenti a minoranze etniche e delle donne immigrate, «poiché la loro emarginazione è rafforzata dalla discriminazione multipla al di fuori e all’interno delle loro proprie comunità». Raccomanda quindi l'adozione di piani d'azione integrati nazionali che consentano di affrontare in modo efficace la discriminazione multipla e sottolinea l'importanza di assicurare che gli immigrati in arrivo nell'Unione europea «siano consapevoli dei valori e delle leggi vigenti, nonché delle convenzioni sociali» in materia di parità di genere nel paese ospitante, per «evitare situazioni di discriminazione imputabili alla mancanza di consapevolezza culturale».
Infine, i deputati sollecitano la Commissione a concentrarsi su strumenti e meccanismi atti a prevenire lo sfruttamento dei lavoratori migranti, inclusi il riconoscimento e il rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti irregolari, «invece di basarsi sulla repressione». La esortano anche a cooperare con gli Stati membri per la raccolta di dati pertinenti e per l'attuazione di misure che consentano di prevenire il traffico di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale e di lavoro forzato.

 

FARE DI PIÙ CONTRO LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE
Doc. A6-0278/2007

Relazione sull'applicazione della direttiva 2000/43/CE del 29 giugno 2000 che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 27.9.2007 - Votazione: 27.9.2007

Il Parlamento sollecita i governi ad applicare effettivamente e correttamente la direttiva europea antidiscriminazione. Chiede quindi di assicurare l'accesso delle minoranze etniche all'istruzione e ai servizi sanitari di base, garantendo loro pari trattamento nelle politiche occupazionali. Occorre inoltre sensibilizzare i cittadini, aiutare le ONG che operano in questo campo e disporre di dati affidabili e comparabili. Ai rom va garantita una protezione sociale particolare.

Approvando la relazione con 500 voti favorevoli, 46 contrari e 24 astensioni, il Parlamento reitera l'importanza della direttiva 2000/43/CE "che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica". Ricorda infatti che essa «costituisce uno standard minimo» e deve quindi funzionare da fondamento «su cui costruire una politica antidiscriminatoria completa».

Gli Stati membri applichino correttamente la direttiva

Tale direttiva, sottolineano i deputati, mira a stabilire un quadro per la lotta alle discriminazioni fondate sulla razza o l’origine etnica al fine di consolidare il principio dell'uguaglianza di fronte alla legge, delle pari opportunità e della parità di trattamento negli Stati membri, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà e conformemente alle rispettive tradizioni e prassi nazionali. Nell'accogliere quindi con favore la comunicazione della Commissione sull’applicazione, rilevano che sarebbe utile disporre anche della descrizione dettagliata del recepimento delle disposizioni della direttiva nel diritto nazionale.
In tale contesto, il Parlamento sollecita gli Stati membri a trasporre quanto prima tutta la legislazione antidiscriminazione comunitaria e «ad utilizzare tutte le disposizioni che comprendano azioni positive per garantire l'uguaglianza nella pratica». Infatti, pur notando con soddisfazione che la maggior parte degli Stati membri agisce al fine di attuare la direttiva, si dice deluso «che soltanto alcuni abbiano adeguatamente trasposto in pieno tutte le sue norme». Osserva, in particolare, che in molti paesi numerose disposizioni della direttiva - come le definizioni di discriminazione diretta e indiretta, le molestie e l'onere della prova - «non sono state trasposte correttamente». Esprime poi preoccupazione per il fatto che gli Stati membri «abbiano esentato dal campo di applicazione della direttiva molte più aree di attività di quanto sia desiderabile o giustificabile».
Il Parlamento chiede inoltre agli Stati membri di sviluppare e attuare piani d'azione nazionali volti a combattere il razzismo e la discriminazione, «che comprendano una parte concernente la raccolta e il controllo dei dati in settori politici fondamentali quali la parità e la non-discriminazione, l'inclusione sociale, la coesione comunitaria, l'integrazione, il genere, l'istruzione e l'occupazione».
La Commissione è invece invitata a presentare un piano d’azione specifico sui meccanismi e metodi di osservazione e descrizione dell’impatto delle misure di attuazione nazionali. Al riguardo, sottolinea l’importanza di sviluppare meccanismi per la raccolta di dati sulla discriminazione nei rapporti di lavoro, «ponendo l'enfasi sul lavoro clandestino, non dichiarato, scarsamente retribuito e non assicurato».

Istruzione, servizi sanitari e occupazione

Il Parlamento sollecita poi gli Stati membri a adottare una serie di standard minimi per garantire l'accesso dei minori appartenenti a minoranze etniche - soprattutto le ragazze - all'istruzione di elevata qualità e a pari condizioni. Dovrebbero inoltre approvare una legislazione positiva che renda obbligatorio porre fine alla segregazione nelle scuole e redigere programmi dettagliati per porre fine all'istruzione separata e di qualità inferiore impartita a ragazzi e ragazze appartenenti a minoranze etniche.
Allo stesso tempo, gli Stati membri dovrebbero garantire che tutte le persone appartenenti a minoranze etniche - in particolare le donne - abbiano accesso ai servizi sanitari di base, preventivi e d'urgenza. Andrebbero quindi organizzate e attuate politiche che garantiscano il pieno accesso delle comunità più emarginate al sistema sanitario, anche organizzando corsi di formazione e di sensibilizzazione per gli operatori sanitari, «per porre fine ai pregiudizi esistenti».
I governi sono poi esortati a garantire pari trattamento e opportunità nel quadro delle politiche occupazionali e di inclusione sociale «per diminuire i tassi estremamente elevati di disoccupazione» che si registrano soprattutto tra le donne appartenenti a minoranze etniche, «eliminando in particolare i gravi ostacoli posti dalla discriminazione diretta nelle procedure di assunzione».

Sensibilizzare i cittadini e aiutare ONG e organi di parità

I deputati esprimono preoccupazione per il basso livello di sensibilizzazione sulla normativa antidiscriminazione tra i cittadini e invitano quindi la Commissione e gli Stati membri a intensificare i loro sforzi per migliorare la situazione. Ricordano inoltre agli Stati membri il loro obbligo di divulgare tra i cittadini le informazioni pertinenti e di incoraggiare e promuovere campagne di sensibilizzazione in merito alla legislazione nazionale vigente e agli organismi attivi nella lotta contro la discriminazione. In proposito, sottolineano che le norme sono efficaci «soltanto quando i cittadini sono coscienti dei loro diritti ed hanno un accesso facile ai tribunali», poiché il sistema di protezione fornito dalla direttiva «dipende dall'iniziativa dei cittadini».
Il Parlamento chiede poi che gli Stati membri diano risorse e poteri alle ONG che operano per informare i cittadini e fornire loro assistenza legale in caso di discriminazione nonché agli organi di parità così che possano adempiere in maniera efficace alle loro importanti funzioni. La Commissione, peraltro, dovrebbe controllare con cura il funzionamento indipendente degli organi di parità, i quali devono ricevere adeguate risorse finanziarie per essere in grado di assicurare almeno l'esame gratuito dei ricorsi nel caso in cui i ricorrenti non dispongano di risorse finanziarie. Agli Stati membri è poi raccomandato di permettere agli organi di parità di avviare procedimenti giurisdizionali o parteciparvi in veste di "amicus curiae".

Disporre di dati affidabili e omogenei, garantendo la privacy
Il Parlamento invita gli Stati membri a raccogliere e fornire informazioni e dati pertinenti, affidabili e comparabili all'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali. La Commissione dovrebbe invece studiare con attenzione le varie questioni giuridiche e i parametri sulla questione della raccolta di dati e presentare proposte per migliorare la registrazione dei casi di discriminazione. I deputati ritengono infatti necessario che i 27 Stati membri mettano a disposizione serie comparabili di dati, «essenziali per formare una piattaforma solida sulla quale articolare la politica necessaria».
D'altra parte, nel ricordare l'applicabilità delle direttive sulla protezione dei dati, sottolineano che garanzie addizionali dovrebbero essere fornite per quelli sulla razza e sull'appartenenza etnica, in quanto «potrebbero essere distolti e utilizzati per altri fini nel settore della giustizia e degli affari interni, ad esempio per attività di profiling etnico». Ribadiscono quindi la richiesta di approvare una decisione quadro sulla protezione dei dati.
Il Parlamento, inoltre, invita gli Stati membri a rendere disponibili al pubblico statistiche dettagliate su reati di stampo razzista e ad elaborare indagini sulla criminalità e/o sulle vittime della criminalità. La Commissione, invece, dovrebbe studiare e fornire dati riguardanti le discriminazioni multiple, nonché controllare con attenzione la discriminazione occulta basata su "criteri occupazionali genuini e determinanti", sull'interazione fra le discriminazioni basate sull'applicazione di questa esenzione per motivi religiosi nel quadro della direttiva sull'occupazione e le sue conseguenze per la razza e l'appartenenza etnica, prestando particolare attenzione alla discriminazione nel campo dell'istruzione.

I rom e gli allargamenti dell'UE
Il Parlamento, infine, ritiene che la comunità rom, insieme ad altre comunità etniche riconosciute, «necessiti una protezione sociale particolare», soprattutto in seguito all'allargamento, «poiché si sono riacutizzati i problemi di sfruttamento, discriminazione ed esclusione nei loro confronti». Tutte le Istituzioni dell'Unione europea, d'altra parte, sono invitate a continuare ad utilizzare, quale criterio fondamentale per valutare la preparazione dei paesi candidati all'adesione all'Unione europea, la situazione delle minoranze etniche - e in particolare delle donne - in tali paesi.
L'Aula ha respinto tutti i 31 emendamenti alla relazione presentati dal gruppo ITS, i quali non hanno mai raccolto più di 53 voti favorevoli.

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

ATTIVITÀ DELLA CIA IN EUROPA: QUALE SEGUITO ALLE RICHIESTE DI CHIARIMENTI?

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Detenzioni segrete e trasferimenti illegali di prigionieri da parte di Stati membri del Consiglio d'Europa (relazioni Fava e Marty)
Dibattito: 26.9.2007

Le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione hanno aperto un dibattito in Aula in merito alle detenzioni segrete e ai trasferimenti illegali di detenuti in Europa. I deputati hanno chiesto quale seguito è stato dato alle relazioni del Parlamento e del Consiglio d’Europa su questo tema che chiedevano chiarimenti sulle responsabilità dei governi nazionali.

Dopo aver tenuto 33 riunioni, inviato sette delegazioni ufficiali in vari paesi, udito circa 200 testimoni, preso in esame 19 casi di extraordinary renditions e analizzato migliaia di pagine di documenti, la commissione temporanea istituita nel gennaio 2006 ha presentato la sua relazione - curata da Claudio Fava - sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di persone. Approvandola, il Parlamento condannava con fermezza il rapimento e la detenzione di sospetti terroristi sul suolo dell'UE e deplorava la mancanza di collaborazione da parte di taluni governi e del Consiglio. Chiedeva poi a Javier Solana di rendere noti tutti i fatti e le discussioni tenute su temi rientranti fra le competenze della commissione temporanea.
Il Parlamento, inoltre, chiedeva al Consiglio di esercitare pressioni su tutti i governi interessati affinché fornissero informazioni complete e esaurienti nonché di aprire senza indugio, ove necessario, un'indagine indipendente. Consiglio e Stati membri erano poi invitati a introdurre in via prioritaria un sistema di sorveglianza e controllo democratico delle attività comuni e coordinate di intelligence a livello europeo, attribuendo «un ruolo importante» al Parlamento europeo.
Nel giugno successivo, Dick Marty ha presentato all’Assemblea del Consiglio d’Europa una sua seconda relazione sullo stesso tema che rivelava nuove prove su attività illegali della CIA in Europa. Nel mese di luglio le ha illustrate alle commissioni del Parlamento europeo incaricate delle libertà pubbliche e delle relazioni esterne, nonché alla sottocommissione per i diritti umani. In questa occasione, il senatore svizzero ha evocato il «muro di silenzio» innalzato dalla maggioranza dei governi coinvolti nelle attività della CIA che, ancora oggi, «maschera seri ostacoli ai diritti dell’uomo». Ha poi sottolineato come il generale Pollari abbia «mentito sfacciatamente» sul caso Abu Omar e ha criticato l’allora e l’attuale governo italiano per essersi opposti alla domanda di estradizione degli agenti della CIA richiesta dal Tribunale di Milano.
Alcuni deputati europei hanno chiesto maggiori informazioni circa le fonti d’informazione del senatore, ma questi si è limitato a dire che ha condotto la sua inchiesta in maniera molto prudente e che, nella sua relazione, nessuna informazione proviene da un’unica fonte. Ha in seguito spiegato che la sua relazione ambisce a avvicinarsi alla verità e, in proposito, il Presidente della commissione per le libertà pubbliche, ha sottolineato che è necessario chiedere dei chiarimenti ai governi europei.

Dichiarazione della Commissione
Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione: "Signor Presidente, onorevoli parlamentari, ringrazio anch'io il rappresentante del Consiglio. Onorevoli deputati la Commissione, io stesso, sin dal primo momento ha accompagnato e sostenuto l'attività della commissione temporanea di questo Parlamento europeo sulla ben nota questione e sulle gravi accuse e sui gravi fatti che sono stati indicati.
E' chiaro che la gravità di questi fatti in quanto tale, evidentemente il solo fatto di ipotizzare che queste attività siano accadute, impone una collaborazione tra tutte le Istituzioni, tra Commissione, Parlamento e Consiglio. Ed è evidente che noi ripetiamo ancora una volta - e lo faccio volentieri - che la lotta al terrorismo deve essere condotta nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto che sono le due condizioni per cui una democrazia possa funzionare.
Credo, che in questo spirito i trasferimenti illegali di prigionieri, l'ipotesi che vi siano stati luoghi di detenzione più o meno segreti, sono certamente fatti che ove dimostrati nelle forme appropriate costituirebbero una violazione grave, certamente, delle regole del diritto internazionale e dei diritti fondamentali delle persone. Tutti sanno che i membri dell'Unione europea sono obbligati, tutti quanti, al rispetto dei grandi principi della convenzione sui diritti dell'uomo, l'articolo 5 e l'articolo 6, in particolare.
E' chiaro che il nostro auspicio è quello che negli Stati membri vengano condotte delle investigazioni approfondite su questi fatti ed è chiaro che queste investigazioni debbono essere condotte dalle autorità giudiziarie competenti. Un punto deve essere chiaro ma è stato messo in chiaro molte volte, sia dall'on. Fava, sia dal rapporto del Consiglio d'Europa. Un rapporto parlamentare può dare degli elementi, ma certamente il Parlamento non ha né poteri né doveri d'inchiesta giudiziaria.
E quando poi, ovviamente si citano, come elementi di prova delle fonti che restano sconosciute, è ovvio che lo Stato di diritto, proprio quello Stato di diritto che dobbiamo rispettare, impone delle investigazioni affidate a magistrati liberi e indipendenti, che invece hanno il dovere di rivelare le fonti sulla base delle quali un'accusa viene formulata. E' chiaro che accusare uno Stato membro o accusare una persona senza rivelare le fonti di questa accusa è un principio che può entrare in un rapporto di un Parlamento, ma che non può entrare in un'investigazione giudiziaria. Ecco perché io mi auguro che le investigazioni giudiziarie proseguano, così come in alcuni Stati membri, incluso il mio paese, sta accadendo. Ma è evidente che il rapporto richiede un seguito ed allora posso elencare le iniziative che io ritengo contribuiscano a dare un seguito a questo rapporto.
Ho scritto il 23 luglio scorso ai governi di Polonia e Romania, ho chiesto loro - ricordando l'obbligo di un'investigazione completa e approfondita - informazioni dettagliate su come eventualmente le investigazioni fossero state avviate e quale fosse l'esito delle investigazioni. Spero che entrambi i governi vogliano rispondermi e ovviamente io vi informerò sulle risposte di entrambi i governi, proprio perché ritengo che sia anzitutto nell'interesse trasparente della verità che chi si sente rivolgere un'accusa abbia tutti gli strumenti dell'ordinamento per spiegare che quell'accusa non è vera, per dimostrare che non è vera, o per affidare a magistrati indipendenti l'investigazione. E' l'interesse di chi viene accusato che richiede, a mio avviso, una risposta molto chiara.
Il secondo punto: ho predisposto un questionario per tutti gli Stati membri. Ne ho parlato nella sessione plenaria scorsa, proprio dedicata al terrorismo. Ho predisposto un questionario in cui a ciascuno degli Stati membri chiediamo quali sono le misure adottate per contrastare il terrorismo, quali sono i risultati in termini di efficacia delle leggi nazionali e in particolare quale livello di protezione dei diritti fondamentali delle persone è nella legislazione nazionale. La mia intenzione è analizzare le risposte e poi predisporre un rapporto per il Consiglio e per il Parlamento sull'efficacia delle misure antiterrorismo degli Stati membri e sulla loro idoneità e compatibilità con i principi di rispetto dei diritti fondamentali.
Terzo punto riguarda il traffico aereo. Io avevo preso un impegno con la commissione LIBE ed era un impegno di esaminare un aspetto legale estremamente importante che attualmente è carente: quali sono i confini tra la definizione di aeromobile civile e aeromobile di Stato, quindi aeromobile sottratto a quei controlli ordinari degli aeromobili civili? Ebbene, questo lavoro è in corso, come promesso, noi formuleremo come Commissione europea una comunicazione sull'aviazione generale. Questa comunicazione sarà adottata dal Collegio prima della fine di quest'anno, quindi molto presto, e ovviamente formuleremo una proposta per meglio definire questo concetto di aeroplano di Stato che spesso si presta a delle interpretazioni che ovviamente sfuggono a dei controlli che sono, al contrario, necessari.
Ma c'è un'altra iniziativa che riguarda proprio il traffico aereo. Nel quadro di una soluzione generale che introduca regole comuni per tutti gli Stati membri per ogni tipo di aeroplano che entri nello Spazio comune europeo senza piani di volo. Voi certamente sapete che dal 1° gennaio del 2009 regole di applicazione del cosiddetto spazio unico europeo introdurranno dei requisiti comuni a tutti gli Stati membri per i piani di volo e in questo quadro noi armonizzeremo, quindi, la disciplina relativa al piano di volo di ogni aereo che comunque attraversi o entri nello spazio aereo europeo. Questo porterà un enorme vantaggio perché eliminerà quelle differenze di trattamento sul sorvolo e sull'atterraggio negli Stati membri che adesso abbiamo, in qualche modo, constatato.
L'altro tema è la ratificazione dell'accordo di estradizione tra Europa e Stati Uniti. Se vi fosse, come avrebbe dovuto esserci già, un accordo europeo che abbiamo firmato ma che non è stato ancora ratificato, le regole sull'estradizione da e verso gli Stati Uniti di prigionieri - e parliamo di prigionieri indagati o sospettati di terrorismo - sarebbero assai più chiare. Questo accordo ancora deve essere ratificato da qualche Stato membro, pochi per fortuna. Ho reiterato un appello formale a tutti i ministri della giustizia affinché questo accordo europeo di estradizione con gli Stati Uniti sia rapidamente ratificato.
Ancora il tema del controllo dei servizi intelligence. Questo è un tema sollevato in entrambi i rapporti, ma è un tema sensibile. Io credo che qui sia la risposta nazionale a contare anzitutto, ma io credo che alcune esigenze comuni possano essere messe in luce. La prima esigenza è quella di rafforzare negli Stati membri il controllo parlamentare. Ci sono paesi membri che hanno adottato o stanno adottando leggi nazionali che rafforzano di molto il potere di controllo dei parlamenti nazionali sulle attività dei servizi di ciascun paese. Quella, a mio avviso, è la strada da segnalare, perché come comprendete bene, non immagino nel futuro una legge comune europea che disciplini i servizi segreti, ma una discussione su questo tema è invece, a mio avviso, particolarmente utile.
In conclusione, Presidente, credo questo sia un tema su cui dobbiamo continuare a discutere avendo davanti lo stato di diritto come principio, il rispetto dei diritti fondamentali certamente, ma tra i diritti fondamentali c'è anche il diritto di non sentirsi e di non essere accusato se non sulla base di prove regolarmente e proceduralmente raccolte. "

CONSUMATORI

GIOCATTOLI CINESI: INDICAZIONE DELL'ORIGINE E MARCHIO DI SICUREZZA
Docc. B-0351, 0352, 0353, 0354, 0355, 0356/2007

Risoluzione comune sulla sicurezza dei prodotti e, in particolare, dei giocattoli
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 25.9.2007 - Votazione: 26.9.2007

Il Parlamento sollecita la rapida indicazione del paese d'origine sui prodotti importati, la revisione della direttiva sulla sicurezza dei giocattoli e la creazione di un marchio europeo per la sicurezza dei consumatori. Occorre poi rendere più credibile il marchio CE e chiarire le responsabilità di produttori e importatori in caso di abusi, anche con sanzioni. E' poi necessario aumentare l'efficacia del sistema RAPEX, rafforzare la cooperazione con i paesi terzi, in particolare con la Cina.

Approvando con 660 voti favorevoli, 18 contrari e 7 astensioni una risoluzione comune sulla sicurezza dei giocattoli sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto IND/DEM e ITS), il Parlamento europeo sottolinea che la responsabilità di un elevato livello di protezione dei consumatori «è una priorità politica e sociale che spetta al legislatore». Nota poi che, nel 2006, il 48% dei prodotti non sicuri individuati provenivano dalla Cina, il 21% dall'UE e il 17% non aveva un'origine precisa. Il 24% di tutti i prodotti non sicuri individuati, inoltre, è costituito da giocattoli per bambini, di cui una parte assai elevata proviene dalla Cina.
Nel ritenere che i consumatori «abbiano diritto a conoscere l'origine dei prodotti importati nell'UE» e che le autorità di sorveglianza debbano disporre di idonee informazioni con le quali rintracciare l'origine dei prodotti, il Parlamento invita il Consiglio a adottare «senza indugio» l'attuale proposta della Commissione relativa ad un regolamento del Consiglio sull'indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi. Esorta poi il Consiglio e la Commissione ad incrementare gli scambi di informazione e la cooperazione transfrontaliera al fine di controllare e distruggere le importazioni di prodotti contraffatti.
Il Parlamento invita inoltre la Commissione a presentare la prevista revisione della direttiva sulla sicurezza dei giocattoli (88/378/CE) entro la fine di quest'anno, garantendo che essa comprenda efficaci ed efficienti requisiti in materia di sicurezza dei prodotti. In proposito, sottolinea la necessità di disposizioni molto più dettagliate per garantire la sicurezza dei prodotti e far sì che i consumatori «siano convinti che tali prodotti possano essere usati in modo sicuro». In tale ambito chiede che sia posto un divieto incondizionato di talune sostanze chimiche pericolose che siano cancerogene, mutagene e tossiche. Invita poi la Commissione a migliorare le misure di applicazione della direttiva, «comprese efficaci sanzioni per il mancato rispetto».
Per i deputati, la Commissione deve anche assicurare che il marchio CE «sia garanzia di rispetto della normativa tecnica UE» e, al riguardo, sottolineano che il marchio CE «non è mai stato concepito come un marchio di sicurezza a livello UE». Pertanto, esortano la Commissione a valutare il valore aggiunto connesso alla creazione di un Marchio europeo per la sicurezza del consumatore (a complemento del marchio CE) per tutti gli operatori economici, al fine di aiutare il consumatore «a compiere una scelta informata dei prodotti». Questo marchio, è peraltro precisato, deve essere volontario e, quando adottato da un produttore, dovrebbe sostituire tutti i marchi di sicurezza nazionali.
Il Parlamento sollecita inoltre la Commissione e gli Stati membri a creare una forte credibilità per il marchio CE attraverso la tempestiva adozione delle proposte legislative presentate per un «controllo obbligatorio e una sorveglianza del mercato più rigorosi» nonché mediante un adeguato controllo doganale e consoni meccanismi di applicazione. Ma la Commissione deve anche intervenire «fermamente», insieme agli Stati membri, «per tutelare i diritti dei consumatori ogniqualvolta vi sia la prova di un comportamento e/o di un utilizzo doloso di marchi di origine fraudolenti o fuorvianti da parte di produttori e importatori stranieri». Occorre quindi chiarire la responsabilità dei produttori e importatori in caso di uso improprio del marchio CE e infliggere «adeguate sanzioni» per gli abusi e per l'uso improprio di altri marchi volontari.
I deputati invitano poi la Commissione ad aumentare l'efficacia del sistema RAPEX per garantire che gli Stati membri individuino il maggior numero di prodotti non sicuri, per farli ritirare o richiamare dal mercato. Dovrebbe inoltre includere il monitoraggio e la notifica al sistema RAPEX, per consentire di misurare l'efficacia delle azioni di richiamo dei prodotti. Occorre poi chiarire, caso per caso, la procedura sui divieti di importazione, qualora gli standard in materia di sicurezza siano regolarmente elusi, mentre la Commissione dovrebbe poter bandire i beni di consumo dal mercato UE se questi prodotti si rivelano non essere sicuri.
Il Parlamento sottolinea poi la necessità di rafforzare la cooperazione con i paesi terzi che sono grandi esportatori di beni di consumo verso l'UE e, in particolare, con la Cina, fornendo assistenza tecnica per applicare le norme in materia di salute e sicurezza lungo l'intera filiera nonché di migliorare la cooperazione doganale». Chiede poi alla Commissione di chiarire la sua attuale politica commerciale contemplando i prodotti potenzialmente pericolosi in generale, nonché tessili e giocattoli, in particolare. La Commissione è anche invitata ad includere standard comuni in materia di salute e sicurezza nei negoziati della prossima generazione di accordi di partenariato e cooperazione e di accordi di libero scambio nonché ad istituire meccanismi per monitorare le modalità in cui tali standard vengono rispettati.
Agli Stati membri, il Parlamento chiede di garantire una rigorosa applicazione delle leggi sui prodotti, e in particolare delle leggi sulla sicurezza dei giocattoli, e di incrementare gli sforzi per migliorare la sorveglianza dei mercati e, soprattutto, le ispezioni a livello nazionale. Dovrebbero anche predisporre risorse sufficienti per essere in grado di effettuare controlli completi ed efficaci.

SANITÁ PUBBLICA

IL PARLAMENTO CHIEDE UNA STRATEGIA GLOBALE CONTRO IL CANCRO

Prevenzione, individuazione precoce, diagnosi e cure palliative. Per il Parlamento, sono questi i quattro fattori su cui deve imperniarsi la strategia di lotta contro il cancro. Occorre inoltre incoraggiare e incentivare la ricerca, nonché promuovere campagne d'informazione e la diffusione di buone pratiche.

Se il cancro sarà affrontato mediante una strategia globale, presto non costituirà più la principale causa di morte in Europa. E' quanto sostiene una dichiarazione approvata dal Parlamento dopo essere stata sottoscritta da almeno 419 deputati. Il Parlamento invita il Consiglio e la Commissione a formulare una strategia di questo tipo imperniata sui quattro fondamentali fattori di controllo: prevenzione, individuazione precoce, diagnosi, cura e follow-up, e cure palliative.
I deputati invitano la Commissione a rivedere la normativa e le misure comunitarie in materia, a rivalutarle e modificarle alla luce dei nuovi progressi scientifici. Dovrebbe inoltre, incoraggiare la ricerca e l'innovazione nei settori della prevenzione primaria e della individuazione precoce del cancro e garantire che la normativa comunitaria preveda incentivi per l'industria e la ricerca, al fine di assicurare il proseguimento delle ricerche già in corso, nuove generazioni di farmaci e nuovi trattamenti per la prevenzione e il controllo del cancro.
Occorre inoltre promuovere campagne d'informazione per il grande pubblico e per tutto il personale sanitario e assicurare, attraverso reti, la diffusione di buone pratiche per garantire ai cittadini l'accesso alle migliori cure disponibili.

RELAZIONI ESTERNE

VERSO UNA POLITICA ESTERA DELL'ENERGIA
Doc. A6-0312/2007

Relazione su una politica estera comune dell'Europa in materia di energia
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 25.9.2007 - Votazione: 26.9.2007

Il Parlamento invoca la creazione di una politica estera comune in materia di energia e, in tale ambito, la nomina di un Alto rappresentante. Sollecita anche la diversificazione delle fonti e dei fornitori, nonché un maggiore sviluppo delle energie rinnovabili. Chiedendo la creazione di nuovi mercati regionali, caldeggia una cooperazione rafforzata con i principali paesi produttori, di transito e consumatori, in particolare nel Mediterraneo e nel Mar Caspio.

Approvando la relazione con 553 voti favorevoli, 103 contrari e 27 astensioni, il Parlamento sottolinea anzitutto che la sicurezza energetica «deve essere vista come una componente essenziale della sicurezza globale dell'Unione europea» nonché come un «elemento chiave per il proseguimento dello sviluppo economico e sociale in Europa». Nota inoltre che, a causa dell'attuale crescente dipendenza energetica da paesi fortemente instabili e non democratici, «gli sforzi compiuti per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti a livello esclusivamente nazionale si sono rivelati insufficienti».
Per i deputati è quindi necessario creare una politica energetica comune che riguardi la regolamentazione del mercato interno e gli aspetti esterni e che «tenga conto degli interessi politici ed economici di tutti gli Stati membri». A loro parere, peraltro, una politica estera comune in materia di energia - basata sulla solidarietà e la diversificazione nonché sulla promozione della sostenibilità - «creerebbe sinergie atte a garantire la sicurezza delle forniture all'Unione europea e accrescerebbe la forza, la capacità di intervento in questioni di politica estera e la credibilità di quest'ultima come attore mondiale».
E' pertanto necessario elaborare disposizioni concrete, da inserire nei trattati, che portino alla creazione di una politica estera comune dell'Europa in materia di energia che contempli la sicurezza degli approvvigionamenti, il transito e gli investimenti connessi alla sicurezza energetica, la promozione dell'efficienza e dei risparmi energetici nonché di fonti energetiche pulite e rinnovabili. Il Parlamento sottolinea che una tale politica deve anche contribuire alla promozione e all'attuazione dei valori e degli interessi dell'Unione europea, nonché dei principali obiettivi della propria politica estera, vale a dire la salvaguardia della pace, il primato dei diritti dell'uomo, della democrazia e dello Stato di diritto.
Riconoscendo poi che la dipendenza dell'UE dalle importazioni energetiche «può avere notevoli conseguenze sull'indipendenza del proprio processo decisionale in altri settori strategici», i deputati invitano il Consiglio e la Commissione a definire, entro la fine del 2007, «una precisa tabella di marcia che porti alla messa a punto di una politica di questo tipo e che indichi gli obiettivi, i traguardi e le azioni a breve, medio e lungo termine».
Con 403 voti favorevoli, 248 contrari e 26 astensioni, il Parlamento propone inoltre di nominare, non appena entrerà in vigore il nuovo trattato di riforma, un Alto rappresentante per la politica estera sull'energia «responsabile del coordinamento di tutte le politiche rientranti nell'ambito della politica estera comune dell'Europa in materia di energia». Questi, agendo sotto l'autorità del «neoistituito e rafforzato» Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, contribuirebbe infatti alla capacità dell'UE di tutelare i propri interessi di sicurezza energetica nei negoziati con i partner esterni.
Per i deputati la sicurezza degli approvvigionamenti a prezzi accessibili e prevedibili deve costituire uno degli obiettivi principali dell'UE. Ritengono quindi essenziale sostenere le iniziative prioritarie per diversificare le fonti e i fornitori di energia. A quest'ultimo proposito, si dicono favorevoli a dare la priorità a tutti i progetti volti a creare nuovi corridoi di trasporto che diversifichino sia i fornitori che gli itinerari, come il corridoio energetico UE/Mar Caspio/Mar Nero e, in particolare il gasdotto Nabucco. La priorità deve inoltre essere attribuita alla infrastruttura di gas naturale liquefatto, all'interconnessione delle reti elettriche e al completamento dei raccordi euro-mediterranei dell'infrastruttura elettrica e del gas nonché alla realizzazione di nuovi progetti di infrastruttura petrolifera di interesse europeo, come i progetti Odessa-Danzica e Costanza-Trieste.
D'altra parte, il Parlamento esorta la Commissione a considerare l'opportunità di estendere ad altri paesi terzi la Comunità europea dell'energia (che comprende l'UE e l'Europa sud-orientale) e di creare nuovi mercati energetici regionali sul modello di questa Comunità, come una comunità energetica euromediterranea, «per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti». Allo stesso tempo, tuttavia, sostiene l'intenzione della Commissione di adottare idonee misure per prevenire gli investimenti incontrollati da parte di aziende estere nazionalizzate nel settore energetico dell'UE (in particolare le reti di trasmissione del gas e dell'elettricità).
Il Parlamento chiede poi una cooperazione rafforzata con i principali paesi produttori, di transito e consumatori e, in particolare, con l'Algeria, l'Egitto e gli altri paesi produttori della regione del Mashreq/Maghreb. Invita inoltre l'UE ad intrattenere con i paesi in via di sviluppo un dialogo sulle questioni energetiche al fine di promuovere la decentralizzazione delle energie rinnovabili, l'accessibilità all'energia e la sostenibilità nonché l'infrastruttura energetica d'interesse comune. Suggerisce anche la creazione di un partenariato per la sicurezza energetica con gli USA e sottolinea l'importanza della Turchia come snodo di transito per la diversificazione delle forniture di gas all'Unione europea.
I deputati appoggiano poi le iniziative della Commissione per sviluppare un dialogo più stretto in materia di energia con i paesi del Caucaso meridionale, della regione del Caspio e dell'Asia centrale nonché del Bacino Mediterraneo e del Medio Oriente. Chiedono inoltre che venga intensificato il dialogo con la Cina, l'India, il Brasile e con altri paesi emergenti e in via di sviluppo, al fine di costruire un mercato globale dell'energia stabile e prevedibile, basato su regole eque e trasparenti e che miri inoltre ad unire gli sforzi nella lotta contro il riscaldamento globale e il mantenimento dello sviluppo sostenibile
Nel sottolineare l'importanza del partenariato energetico UE-Russia, il Parlamento richiama l'attenzione sul fatto che questo «può basarsi soltanto sul principio di non discriminazione ed equo trattamento e su condizioni di mercato paritarie». A suo parere, inoltre, l'UE dovrebbe negoziare un documento quadro formale sulle relazioni con la Russia in materia di energia nel contesto del nuovo accordo di partenariato e cooperazione. Sottolinea poi che la ratifica russa del trattato sulla Carta dell'energia «costituirebbe una dimostrazione visibile e tangibile dell'impegno della Russia a fornire energia in modo affidabile e a cooperare nel settore dell'energia in base a principi e valori comuni». Consiglio e Commissione sono invitati anche a fare uso della loro influenza per convincere la Russia ad impegnarsi a creare mercati aperti, equi e trasparenti per la produzione e la fornitura di energia.
Secondo il Parlamento è infine necessario dare priorità alle fonti energetiche rinnovabili ed ecologicamente sicure. Ritiene infatti che la potenziale dipendenza dai biocombustibili «sia altrettanto preoccupante della dipendenza dalle forniture esterne di petrolio o di gas». Invita quindi la Commissione, insieme con i partner dell'UE, a sviluppare un regime globale di certificazione in grado di garantire la sostenibilità della produzione e dell'utilizzo di biocombustibili. Gli incentivi all'uso di biocarburanti e di biomassa non devono infatti rappresentare una minaccia per la sicurezza alimentare globale né comportare ulteriori pressioni sulle foreste naturali, l'estensione delle monocolture e l'aggravamento del cambiamento climatico con la distruzione delle foreste tropicali.

 

ENERGIA

FONTI RINNOVABILI CONTRO LA PETROLIO-DIPENDENZA E L'INQUINAMENTO
Doc. A6-0287/2007

Relazione sulla tabella di marcia per le energie rinnovabili in Europa
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 24.9.2007 - Votazione: 25.9.2007

L'Aula chiede il miglioramento dell'attuale quadro normativo per produrre da fonti rinnovabili il 20% dell'energia consumata nell'UE, entro il 2020. Occorre inoltre creare un ambiente di mercato favorevole, investire in infrastrutture, incoraggiare la ricerca e incentivare - anche fiscalmente - i biocarburanti e l'acquisto di auto a basse emissioni di CO2. Ma senza penalizzare la gestione forestale sostenibile, la biodiversità e la produzione alimentare. Escluso ogni riferimento al nucleare.

Approvando la relazione a larghissima maggioranza, il Parlamento invita la Commissione a presentare, al più tardi entro la fine del 2007, una proposta concernente un quadro legislativo per le energie rinnovabili (da adottare in codecisione) che rafforzi e migliori l'attuale normativa. La Commissione, è precisato, dovrebbe proporre un approccio settoriale che stabilisca «obiettivi vincolanti, chiari e realistici» per i settori dell'elettricità, dei trasporti e del riscaldamento e raffreddamento. Anche perché i deputati ritengono che le fonti energetiche rinnovabili costituiscono un elemento chiave di un mix energetico sostenibile, contribuendo alla riduzione della dipendenza dalle importazioni e alla diversificazione del mix di combustibili, alla riduzione delle emissioni di CO2 e di altro tipo, allo sviluppo di nuove tecnologie innovative ed alle opportunità di occupazione e di sviluppo regionale.
Per promuovere le fonti rinnovabili, il Parlamento sollecita l'istituzione e l'attuazione di piani d'azione per le energie rinnovabili (PAR) a livello comunitario e nazionale, che contemplino obiettivi settoriali per incoraggiare gli investimenti, l'innovazione e la ricerca in tutti i settori. Questi PAR, inoltre, dovrebbero essere sottoposti ad una valutazione strategica approfondita dell'impatto ambientale e affrontare specificamente «la necessità di riconciliare la produzione di energia rinnovabile con altre questioni ambientali (gestione forestale sostenibile, biodiversità, prevenzione del degrado del suolo, emissioni di gas ad effetto serra, ecc.)». E alla Commissione è quindi chiesto di assicurare che la legislazione comunitaria sull’energia rinnovabile e i PAR includano criteri e disposizioni volti a prevenire i conflitti tra i diversi usi della biomassa.
Il Parlamento invita poi la Commissione e gli Stati membri a raggiungere quanto prima un accordo sulla distribuzione dell'obiettivo del 20% di energie rinnovabili e chiede di raddoppiare, entro il 2020, la quota di elettricità prodotta a partire dalle energie rinnovabili. In tale ambito, precisa che ogni Stato membro dovrebbe essere libero di scegliere le fonti energetiche rinnovabili più appropriate. Pertanto chiede la definizione di una serie di tappe per i PAR e la loro revisione ogni tre anni, affinché la Commissione possa adottare misure entro il 2020 se uno Stato membro non adempisse ai suoi obblighi. Allo stesso tempo, i deputati deplorano che le autorità regionali e locali nell'UE «continuino a mostrare insufficiente interesse a sfruttare e utilizzare fonti di energia rinnovabili», e che l'obiettivo UE di una quota del 12% di energie rinnovabili nel mix energetico comunitario entro il 2010 molto probabilmente non sarà raggiunto.
La Commissione e gli Stati membri sono poi invitati a contribuire alla creazione di un ambiente di mercato favorevole alle energie rinnovabili, che promuova attivamente la produzione decentralizzata e l’uso di questo tipo di energia. I deputati ritengono infatti indispensabile integrare rapidamente le energie rinnovabili nel mercato interno dell'energia. Un accesso trasparente, equo e prioritario alle reti è inoltre un requisito essenziale per una riuscita integrazione e un'espansione della produzione energetica da fonti rinnovabili. L'accesso alle reti e le procedure di pianificazione devono inoltre essere ulteriormente semplificati e armonizzati. Gli Stati membri devono poi compiere maggiori sforzi per ridurre gli oneri amministrativi.
Occorre inoltre investire in un'infrastruttura e in una gestione di rete aggiuntiva, flessibile e intelligente per migliorare il funzionamento del sistema, migliorare la sicurezza dell'approvvigionamento, ridurre i costi per i consumatori e migliorare l'accesso alle energie rinnovabili e la loro produzione. Per creare condizioni di mercato favorevoli alle energie rinnovabili, d'altra parte, i deputati chiedono di abolire «sovvenzioni irragionevoli» e incoraggiare l'uso dinamico degli appalti pubblici in seno all'Unione europea. Si contribuirebbe, così, a ridurre i costi delle tecnologie di efficienza energetica e di quelle relative alle energie rinnovabili. Ritengono inoltre che un regime di sostegno armonizzato, efficace ed efficiente, debba costituire l'obiettivo a lungo termine in Europa, pur riconoscendo che i regimi di sostegno nazionali siano necessari per mantenere la fiducia degli investitori.
Nell'auspicare l'elaborazione di una politica dei trasporti globale, rispettosa dell'ambiente e socialmente ed economicamente sostenibile, il Parlamento esorta gli Stati membri a fissare obiettivi ambiziosi in relazione all'utilizzo di fonti di energia rinnovabili nei trasporti pubblici e il graduale aumento degli standard relativi all'efficienza dei combustibili nel settore dei trasporti. Sottolineando poi che la produzione di automobili più efficienti dal punto di vista dei consumi continua ad essere il modo migliore per ridurre le emissioni di CO2 e il consumo di petrolio, plaude quindi alla proposta di riesame della direttiva sulla qualità dei carburanti.
I deputati si rallegrano inoltre della proposta della Commissione tesa a promuovere i biocarburanti e altre energie rinnovabili destinate ai trasporti imponendo un obiettivo vincolante del 10%, a condizione però «che si possa dimostrare che tali carburanti sono prodotti in modo sostenibile». La Commissione è peraltro invitata ad elaborare un sistema di certificazione dei biocarburanti (europei ed extracomunitari), completo e obbligatorio.
Tale sistema dovrebbe assicurare che la loro produzione non comporti, direttamente o indirettamente, una perdita di biodiversità e di risorse idriche, la diminuzione delle riserve di carbonio (a causa di cambiamenti nell'uso dei terreni) o problemi sociali come il rincaro dei prodotti alimentari. A quest'ultimo proposito, i deputati ritengono che occorra ricercare il giusto equilibrio tra la produzione alimentare e quella energetica.
Il Parlamento riconosce che gli incentivi fiscali sono un importante strumento per modificare le scelte dei consumatori e farli passare da combustibili fossili a biocombustibili. Incoraggia pertanto gli Stati membri a prendere in considerazione un incentivo fiscale che renda i biocarburanti una scelta economicamente razionale.
Attraverso incentivi fiscali, gli Stati membri dovrebbero anche sostenere l'acquisto di automobili a basse emissioni di CO2. E, in proposito, ritenendo che l'uso di automobili elettriche e a idrogeno svolgerà un ruolo importante in futuro, invitano la Commissione ad includere le automobili elettriche ibride nel piano strategico dell'UE in materia di energia e tecnologia.
La relazione ricorda poi che il 40% di tutta l'energia dell'UE è utilizzato negli edifici e che «esiste un enorme potenziale per ridurre questo consumo in modo che le energie rinnovabili possano coprire tutto il fabbisogno di energia in questo settore». Invita quindi la Commissione a definire entro la fine del 2007 un programma di attuazione per la diffusione su vasta scala di case e edifici ad energia passiva e ad energia positiva netta. Dovrebbe anche assicurare che qualsiasi proposta di direttiva quadro per le energie rinnovabili contenga efficaci misure di promozione del riscaldamento e del raffreddamento mediante energie rinnovabili, allo scopo di aumentare la quota di energie rinnovabili nell'UE dall'attuale livello di circa il 10% ad almeno il doppio entro il 2020.
Ma, a Commissione e Stati membri, il Parlamento chiede anche di garantire che venga data un'elevata priorità alle fonti rinnovabili nel quadro dei programmi dell'UE in materia di ricerca e sviluppo tecnologico. Occorre quindi aumentare il bilancio della ricerca in campo energetico in occasione della revisione del bilancio 2007-2013. Raccomanda, tra l'altro, di destinare il ricavato della vendita all'asta dei crediti di emissione alla ricerca su fonti energetiche rinnovabili, comprese quelle promettenti come l'energia da osmosi, mareomotrice, del moto ondoso, solare, eolica di altitudine, generata da movimento rotatorio e l'energia generata dalle alghe. Rilevano inoltre che sono necessarie ulteriori attività di ricerca e sviluppo sullo stoccaggio di energia prodotta da fonti rinnovabili, come è stato fatto nel caso della tecnologia dell'idrogeno.
Infine, accogliendo (con 322 voti favorevoli, 270 contrari e 14 astensioni) un emendamento proposto dai Verdi, l'Aula ha soppresso il paragrafo che, nell'ambito delle misure tese a limitare l'aumento della temperatura del pianeta, notava come l'energia nucleare rappresenti attualmente «una tecnologia "ponte" povera di emissioni, in grado di agevolare il passaggio ad una produzione energetica da fonti rinnovabili a basso livello di emissioni». Soppressa anche la parte che chiedeva di investire i proventi economici dell'energia nucleare nelle energie rinnovabili, in misure di efficienza energetica e nella ricerca energetica.

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

TRASPORTI

Nuova vitalità e maggiore competitività del mercato ferroviario. Sono questi gli obiettivi della direttiva approvata dal Parlamento che, a partire dal 2010, aprirà l'accesso alle infrastrutture ferroviarie a nuovi operatori, permettendo loro anche il cabotaggio. L'Aula ha poi approvato un regolamento che impone risarcimenti in caso di ritardo, obbligo d'informazione, garanzie ai passeggeri disabili e norme di qualità dei servizi. E' anche istituita una licenza UE per macchinisti.

LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI

Il Parlamento sollecita più chiarezza sugli obblighi dei prestatori di servizi che operano al di fuori delle loro frontiere. Chiede di accrescere la fiducia dei consumatori in tali servizi attraverso standard qualitativi europei e sollecita la Commissione a considerare l'introduzione di uno strumento teso a favorire le azioni collettive su base transfrontaliera. Va poi imposta un'informazione adeguata su prezzi, condizioni contrattuali e mezzi di ricorso in caso di lacune o ritardi nei servizi.

RICERCA E INNOVAZIONE

Il Parlamento accoglie con favore la proposta di creare un Istituto europeo di tecnologia ma, ritenendo che l'innovazione debba essere il suo principale obiettivo, chiede di modificarne il nome in conseguenza. Nell'invitare il Consiglio a negoziare sulle fonti di finanziamento dell'Istituto, suggeriscono di avviare una fase pilota che si concentri sui grandi temi prioritari come il cambiamento climatico, la mobilità sostenibile, l'efficienza energetica.

AFFARI COSTITUZIONALI

Il Parlamento accoglie con favore la proposta di agevolare il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni europee nello Stato membro di residenza diverso da quello di origine. Chiede tuttavia di lasciare aperta la possibilità di candidarsi contemporaneamente in collegi situati in altri Stati. I deputati, inoltre, sollecitano i governi a informare i cittadini di questo diritto, anche per aumentare l'affluenza alle urne in occasione delle elezioni.

 

AGRICOLTURA

Per evitare una riduzione arbitraria delle quote che penalizzerebbe i diversi settori della filiera europea dello zucchero, occorre ottimizzare il funzionamento del regime di ristrutturazione. E' quanto sostengono due relazioni approvate dal Parlamento in merito alla proposta di adattamento della riforma del settore avvenuta nel 2006, chiedendo un miglioramento delle compensazioni a favore di produttori e delle regioni.

L'Aula ha accolto la proposta di fissare a zero il tasso di ritiro obbligatorio per il 2008, al fine di rispondere alle difficoltà di mercato dovute alla riduzione dei raccolti e all'aumento dei prezzi dei cereali. Chiede però che questo tasso sia applicato anche nel 2009 e sollecita uno studio volto a valutare gli effetti ambientali della rinuncia al set aside.

CULTURA

GIURIDICA

SVILUPPO REGIONALE

COMMERCIO INTERNAZIONALE

VARIE