DAL PARLAMENTO EUROPEO
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BRUXELLES - MINISESSIONE 10 - 11 OTTOBRE 2007
ISTITUZIONI |
APPELLO DI PÖTTERING PER L'ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE
«Seguite il nostro esempio, abrogate la pena di morte». E' questo l'appello rivolto dal Presidente nella giornata internazionale ed europea contro la pena di morte. Particolarmente lieto di accogliere in Aula le infermiere bulgare e il medico palestinese condannati in Libia alla pena capitale, Pöttering ha sostenuto la necessità di denunciare - in occasione dei giochi olimpici - il ricorso a tale pena in Cina. Ha poi esortato la Presidenza a proseguire l'iniziativa europea a livello ONU.
Il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha sottolineato che oggi non è solo la giornata internazionale contro la pena di morte, ma anche la "giornata europea", visto che così è stata proclamata dal Consiglio d'Europa, con il sostegno del Consiglio UE, della Commissione e del Parlamento europeo. In proposito si è detto particolarmente lieto di accogliere in Aula le infermiere bulgare e il medico palestinese che, condannati a morte in Libia sulla base di una calunnia, sono stati liberati dopo otto anni di carcere.
Il Presidente ha quindi aggiunto che la pena capitale è «una grande violazione dei diritti umani» e in particolare del diritto alla vita. Ribadendo l'opposizione del Parlamento a questo tipo di castigo, ha sottolineato che diversi paesi terzi - come il Ruanda - hanno abolito la pena di morte. Ha inoltre affermato che i prossimi giochi olimpici rappresentano un'occasione per rompere il muro di silenzio attorno alle sentenze capitali eseguite in Cina.
HANS-GERT PÖTTERING ha poi ricordato l'iniziativa europea a livello ONU come primo passo verso l'abolizione della pena capitale ed ha esortato la Presidenza portoghese a continuare a promuoverla. Sottolineando l'impegno profuso dal Parlamento nella lotta contro la pena di morte, il Presidente ha riaffermato: «rifiutiamo la pena di morte, per qualsiasi motivo e in ogni sua forma». Ha quindi ricordato che gli Stati membri UE, sulla base di valori comuni, sono riusciti a creare una Comunità senza pena di morte. Questo principio, ha aggiunto, è previsto dalla Carta europea dei diritti fondamentali e, in proposito, ha sottolineato che essa diventerà vincolante con la prossima modifica dei trattati.
Prima di chiedere un minuto di silenzio per tutte le vittime della pena di morte, il Presidente ha evidenziato che l'eliminazione di questa punizione deve essere parte integrante della politica dell'Unione europea in quanto attore globale. Ha quindi concluso rivolgendo un appello a quei paesi in cui è ancora praticata: «seguite il nostro esempio, abrogate la pena di morte».
STOP ALLA DISCRIMINAZIONE DEI BAMBINI DISLESSICI
Disfasia, disprassia, dislessia, discalcolia e disturbi da deficit dell'attenzione, devono essere riconosciuti come handicap. E' quanto afferma il Parlamento chiedendo la promozione delle migliori pratiche in materia di informazione, individuazione, diagnosi e presa a carico in strutture adeguate, in ambiente ordinario o specializzato. Per i deputati, infatti, solo così è possibile evitare la discriminazione dei bambini affetti da questi disturbi "che invalidano precocemente la comunicazione".
Aprendo la seduta, il Presidente ha annunciato all'Aula che, avendo raccolto più di quattrocento firme, una dichiarazione scritta promossa da diversi deputati sulla discriminazione e l'esclusione sociale dei bambini "dis", è diventata posizione ufficiale del Parlamento europeo.
Con la dichiarazione, i deputati ricordano anzitutto che, ogni anno, oltre il 10% dei bambini sono interessati da disturbi "dis" (disfasia, disprassia, dislessia, discalcolia nonché colpiti da disturbi da deficit d'attenzione, ecc.). Tuttavia, occorre affinare le statistiche su queste patologie «che invalidano precocemente la comunicazione», anche perché restano non identificate in numerosi Stati membri.
Il Parlamento chiede pertanto alla Commissione e al Consiglio di elaborare una carta dei bambini "dis" e favorire il riconoscimento di tali disturbi quali handicap. Ma occorre anche promuovere le migliori pratiche per quanto riguarda: l'accessibilità dell'informazione, la precocità dell'individuazione, del depistaggio, della diagnosi sistematica e della presa a carico, le strutture pedagogiche efficaci in ambiente ordinario specializzato per bambini, adolescenti e giovani adulti, nonché le strutture di inserimento professionale adeguate. A loro parere, infatti, «solo una presa a carico precoce, intensiva e interdisciplinare in strutture adeguate - in ambiente scolastico ordinario con l'accompagnamento adatto o in una struttura specializzata - permette di evitare la "dis"criminazione dei bambini».
Infine, il Parlamento chiede di rafforzare la ricerca su tali disturbi anche nel Settimo programma quadro di ricerca e di promuovere ed incoraggiare la creazione di una rete interdisciplinare europea per i disturbi specifici dell'apprendimento (learning specific difficulties), per «raccogliere e studiare le informazioni nonché favorire il coordinamento delle azioni transfrontaliere e il dialogo istituzionale».
VERTICE DI LISBONA: MAGGIORANZA A FAVORE DELLA RIFORMA, MA CON QUALCHE RAMMARICO
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Preparazione del Vertice informale dei capi di Stato e di governo (Lisbona, 18 e 19 ottobre 2007)
Dibattito: 10.10.2007
In vista del Consiglio europeo che, il 18 e il 19 ottobre, dovrebbe approvare la riforma dei trattati, si è tenuto un ampio dibattito in Aula in cui gran parte dei deputati ha difeso i miglioramenti previsti. Alcuni di essi, auspicando maggiori progressi, non hanno però nascosto una certa delusione, in particolare sulla "leggibilità" del nuovo testo e sulle deroghe previste.
JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito ricordando il forte sostegno del suo gruppo al progetto di trattato, «per avere un'Europa capace di funzionare a 27». Il progetto di riforme, infatti, rappresenta un «buono strumento per rispondere alle attese dei cittadini».
Elmar Brok (PPE/DE) si è dichiarato ottimista circa una conclusione positiva del vertice di Lisbona, che dovrebbe segnare l'accordo di tutti i paesi membri sul nuovo trattato. Se approvato, ha aggiunto, il progetto di riforme dei trattati garantirà un'Unione più efficace e più democratica. Al riguardo ha evidenziato in particolare il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo nel processo decisionale.
NUOVA RIPARTIZIONE DEI SEGGI AL PARLAMENTO DAL 2009
Doc. A6-0351/2007
Relazione sulla composizione del Parlamento europeo
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 10.10.2007 - Votazione: 11.10.2007
Il Parlamento, in base della popolazione residente in ogni paese, assegna all'Italia 72 deputati su 750: quanti previsti dal Trattato di Nizza, ma abolendo la tradizionale parità di seggi con Francia e Regno Unito. L'Aula non ha accolto gli emendamenti "italiani" tesi a basare la ridistribuzione dei seggi sul numero dei cittadini ed a ristabilire l'equilibrio con Parigi e Londra. La proposta, se sottoscritta all'unanimità dal Consiglio europeo, si applicherà a partire dalle elezioni del 2009.
Approvando la relazione con 378 voti favorevoli, 154 contrari e 109 astensioni, il Parlamento propone ai Capi di Stato e di governo una ripartizione dei seggi in vista delle elezioni europee del 2009 che rispecchia quanto suggerito dalla sua commissione affari costituzionali. La Presidenza portoghese aveva peraltro indicato che, qualora un'ampia maggioranza dei deputati avesse approvato la formula proposta, il Consiglio europeo l'avrebbe fatta propria al margine del Vertice informale che dovrebbe concludersi il 19 ottobre.
La proposta adottata dal Parlamento tiene conto del mandato conferito dal Vertice di giugno alla Conferenza intergovernativa chiamata a modificare i trattati che, in questo campo, prevede l'innalzamento del numero dei seggi parlamentari da 736 (come previsto dal Trattato di Nizza, rivisto dopo le ultime adesioni) a 750 (come era proposto nel progetto di Costituzione europea). Il Vertice aveva anche limitato a 96 il numero massimo di deputati per Stato membro (in particolare la Germania) e alzato a 6 il numero minimo di parlamentari per gli Stati membri più piccoli.
Per la ripartizione dei 750 seggi, il Parlamento ha anche tenuto in considerazione il principio - stabilito dai Capi di Stato e di governo - della “proporzionalità degressiva”, in base al quale il rapporto tra la popolazione e il numero di seggi di ciascuno Stato membro deve variare in funzione della rispettiva popolazione, in modo che ciascun deputato di uno Stato membro più popolato rappresenti più cittadini rispetto al collega eletto in uno Stato membro meno popolato e viceversa. Inoltre, ciò implica che nessuno Stato membro meno popolato abbia più seggi di uno Stato più popolato.
Così come suggerita dal Parlamento, la ripartizione si fonda sulla "popolazione" residente in ogni Stato membro (compresi gli immigrati senza diritto di voto) e, di conseguenza, per la prima volta nella storia del Parlamento, assegna un numero diverso di deputati a Italia, Francia e Regno Unito (che attualmente ne contano 78 e che ne avrebbero avuti 72 in base al Trattato di Nizza).
Più in particolare, rispetto alla situazione prevista nel trattato di Nizza (736 seggi a decorrere dal 2009), il Parlamento sostiene quindi le seguenti modifiche per un emiciclo di 750 seggi: Germania: 96 seggi (-3 seggi rispetto al trattato di Nizza), Francia: 74 seggi (+ 2), Regno Unito: 73 seggi (+ 1), Italia: 72 seggi (nessuna modifica), Spagna: 54 seggi (+ 4), Polonia: 51 seggi (+ 1), Romania: 33 seggi (nessuna modifica), Paesi Bassi: 26 seggi (+ 1), Grecia, Portogallo, Belgio, Ungheria e Repubblica ceca: tutti 22 seggi (nessuna modifica), Svezia: 20 seggi (+ 2), Austria: 19 seggi (+ 2), Bulgaria: 18 seggi (+ 1), Danimarca, Slovacchia, Finlandia: tutti 13 seggi (nessuna modifica), Irlanda e Lituania: tutti 12 (nessuna modifica), Lettonia: 9 seggi (+1), Slovenia 8 seggi (+ 1), Estonia, Cipro, Lussemburgo: tutti 6 seggi (nessuna modifica), Malta: 6 seggi (+ 1). Si veda la tabella in calce.
Il Parlamento ha respinto gli emendamenti presentati da numerosi deputati italiani di tutti i gruppi volti, in sostanza, a rinviare la decisione sulla ripartizione per poterla realizzare in base al numero dei cittadini, al posto della popolazione. Bocciati anche gli emendamenti alternativi proposti dai deputati italiani che intendevano ristabilire la parità - con 73 deputati ciascuno - tra i seggi attribuiti a Italia, Regno Unito e Francia, sottraendone uno a quest'ultima per attribuirlo alla nostra delegazione.
Al riguardo, va notato che il Parlamento insiste affinché la revisione della ripartizione dei seggi prevista per la legislatura 2014-2019 «sia sfruttata per studiare la possibilità tecnica e politica di sostituire la presa in considerazione del numero degli abitanti, quale stabilito annualmente dall'Ufficio statistico dell'Unione europea (Eurostat), con quella del numero dei cittadini europei».
Suggerisce pertanto un progetto di dichiarazione del Consiglio europeo da allegare ai nuovi trattati che invita il Parlamento a presentare una proposta volta a definire «con maggiore precisione» il termine "cittadini". Tale proposta, è precisato, dovrebbe essere elaborata con sufficiente anticipo rispetto alle elezioni del 2014.
I deputati hanno poi deciso di non considerare i futuri Stati membri dell'UE (come la Croazia) nella ripartizione dei seggi per non pregiudicare i prossimi ampliamenti. Propongono, tuttavia, che le nuove adesioni siano accompagnate da un aumento temporaneo del numero di deputati al di là della soglia di 750, come è peraltro avvenuto con l'adesione di Romania e Bulgaria. Inoltre, per contribuire a conferire una «vera dimensione europea» al dibattito elettorale, il Parlamento «si ripropone di esaminare la possibilità di eleggere una parte dei deputati europei su liste transnazionali», affidando un ruolo centrale ai partiti politici europei.
Ripartizione dei seggi tra gli Stati membri
Stato membro |
Situazione attuale |
Trattato di Nizza (dalle elezioni del 2009) |
Proposta del Parlamento (Lamassoure / Severin) |
Differenza Nizza/Parlamento |
Germania |
99 |
99 |
96 |
-3 |
Francia |
78 |
72 |
74 |
+2 |
Regno Unito |
78 |
72 |
73 |
+1 |
Italia |
78 |
72 |
72 |
= |
Spagna |
54 |
50 |
54 |
+4 |
Polonia |
54 |
50 |
51 |
+1 |
Romania |
35 |
33 |
33 |
= |
Paesi Bassi |
27 |
25 |
26 |
+1 |
Belgio |
24 |
22 |
22 |
= |
Grecia |
24 |
22 |
22 |
= |
Ungheria |
24 |
22 |
22 |
= |
Rep. Ceca |
24 |
22 |
22 |
= |
Portogallo |
24 |
22 |
22 |
= |
Svezia |
19 |
18 |
20 |
+2 |
Bulgaria |
18 |
17 |
18 |
+1 |
Austria |
18 |
17 |
19 |
+2 |
Danimarca |
14 |
13 |
13 |
= |
Slovacchia |
14 |
13 |
13 |
= |
Finlandia |
14 |
13 |
13 |
= |
Lituania |
13 |
12 |
12 |
= |
Irlanda |
13 |
12 |
12 |
= |
Lettonia |
9 |
8 |
9 |
+1 |
Slovenia |
7 |
7 |
8 |
+1 |
Estonia |
6 |
6 |
6 |
= |
Cipro |
6 |
6 |
6 |
= |
Lussemburgo |
6 |
6 |
6 |
= |
Malta |
5 |
5 |
6 |
+1 |
Totale |
785 |
736 |
750 |
+14 |
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI |
DIRITTI UMANI
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CONTROLLO DEI BILANCI
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