DAL PARLAMENTO EUROPEO
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STRASBURGO - SESSIONE 02 - 05 FEBBRAIO 2009
RELAZIONI ESTERNE |
MAHMOUD ABBAS AL PARLAMENTO
Seduta solenne - Autorità palestinese, allocuzione di Mahmoud Abbas, Presidente dell'Autorità palestinese
Dibattito: 4.2.2009
Il Presidente dell'Autorità palestinese ha denunciato le conseguenze della guerra e della politica israeliana nei confronti del suo popolo. Ha poi sollecitato l'arresto delle incursioni e della colonizzazione e la revoca del blocco dei valichi, per garantire l'unità territoriale ed economica dello Stato palestinese. Ha anche chiesto l'invio di una missione UE di osservazione elettorale e di forze internazionali, e la ripresa dei negoziati di pace sulla base dell'iniziativa islamica.
Ascoltato l'Inno europeo che ha aperto la seduta solenne, il Presidente HANS-GERT PÖTTERING ha espresso grande gioia e commozione nel ricevere Mahamoud Abbas, sottolineando che il suo pensiero va al Medio Oriente e «al suo popolo che si trova in un momento difficile». Dopo aver ricordato il loro indimenticabile incontro di due anni fa a Gaza, ha evidenziato che il Parlamento europeo ha partecipato alla sofferenza del popolo palestinese, chiedendo anche il cessate il fuoco e condannando sia l'uso sproporzionato della forza da parte di Israele sia le provocazioni e il lancio di missili da parte di Hamas. Lanci, ha deplorato, che sono continuati anche dopo la tregua. Ringraziata l'UNRWA, ha sollecitato una ripresa rapida dei negoziati di pace, rilevando che non esiste una soluzione militare al conflitto.
Il Presidente ha poi sottolineato l'esigenza di fare il necessario per promuovere la convivenza pacifica, spiegando che alla base di questa vi è la riconciliazione tra i palestinesi. Ha quindi offerto il suo sostegno al governo di Unità nazionale, precisando di aspettarsi da esso il rispetto dei principi fondamentali del processo di pace, la rinuncia alla violenza e l'impegno a negoziare la pace con Israele. A suo parere, infatti, il rilancio del processo di pace sulla base delle risoluzioni ONU «è possibile». Ha quindi concluso sostenendo di fidarsi del Presidente Abbas affinché promuova la pace e la riconciliazione e augurandogli quindi il successo.
Mahmoud Abbas, dopo aver ringraziato dell'accoglienza, ha subito sottolineato la che il suo popolo «soffre di una delle più lunghe occupazioni della storia moderna» e ha subito un'aggressione militare che ha colpito civili e infrastrutture, distruggendo anche le prospettive per il futuro. In proposito, ha descritto «i corpi dei bambini bruciati ... le lacrime di chi ha perso i propri cari ... la madre assassinata con due figli in grembo ... un bambino ha perso la vista a causa delle bombe al fosforo». Centinaia di bambini, ha aggiunto, hanno visto crollare il tetto delle proprie case, mentre 40 persone sono rimaste uccise in una scuola, sono morte 1.400 persone e vi sono circa 100.000 feriti, «gran parte dei quali civili innocenti», 4.000 abitazioni sono andate distrutte e 80.000 persone «sono per strada». Si è assistito, insomma, a «un offuscamento della coscienza umana» e questa guerra ha distrutto il lavoro di tanti anni dell'ANP in termini di infrastrutture, realizzate grazie anche al contributo europeo.
Il Presidente ha poi sottolineato che la colonizzazione israeliana non si è mai fermata, aumentando di sette volte, mentre la costruzione del «muro di separazione razzista» è continuata, il numero di posti blocco sono saliti da 60 a 90 e le incursioni militari non sono cessate. A ciò, ha insistito, si aggiunge «il terrorismo dei coloni» e le loro aggressioni, anche contro i coltivatori di olive, «che per molti sono l'unica fonte di reddito». Questo, ha rilevato, «conferma un'aggressione contro l'intero popolo palestinese» che mina le prospettive di pace. L'oppressione di Gaza, ha aggiunto, «non è che l'ultimo anello di una catena di eventi che puntano alla separazione della Striscia dagli altri territori palestinesi, per vanificare la libertà e l'autodeterminazione, nonché la costituzione di uno Stato indipendente nei confini precedenti il 1967 e con capitale Gerusalemme Est».
Sottolineando che Israele viola tutti gli accordi ed è «prigioniero della sua mentalità belligerante e colonizzatrice», ha esortato a smettere di trattare lo Stato ebraico «come se fosse al di sopra della legge» mentre i suoi leader dovrebbero «rispondere delle violazioni del diritto internazionale e umanitario». Il Presidente ha quindi ribadito la richiesta di revocare il blocco, applicare l'accordo del 2005 sulla libera circolazione di merci e persone e di riaprire i valichi, «non solo di Rafah, ma anche del corridoio di sicurezza tra Gaza e la Cisgiordania», così da confermare «l'unità territoriale ed economica palestinese».
Ha poi ricordato di aver lanciato un appello al dialogo lo scorso mese di giugno e accettato il documento di lavoro egiziano. Anche se vi sono «forze che incoraggiano la separazione», ha proseguito, «porteremo avanti i nostri sforzi a favore del nobile obiettivo». Una volta costituito il governo di unità nazionale, sulla base delle indicazioni arabe e internazionali, potrà essere ripreso il controllo dei valichi, iniziata la ricostruzione e «potremo prepararci alle elezioni politiche e presidenziali». In proposito, ha sollecitato l'aiuto dell'UE e l'invio, come nel 1997 e nel 2007, di osservatori elettorali, nonché la liberazione del Presidente del Consiglio legislativo e dei deputati detenuti in Israele. Inoltre, sostenendo che «il cuore del conflitto sta nell'occupazione israeliana che soffoca le aspirazioni palestinesi», ha chiesto l'invio di una forza internazionale.
Una pace credibile, per il Presidente, è possibile solo con la cessazione di qualsiasi occupazione e degli insediamenti e con la liberazione degli 11.000 mila palestinesi dalle carceri israeliane. Il processo di pace, ha aggiunto, va ricostruito dall'inizio e l'Unione europea deve affermare il proprio ruolo in cooperazione con gli USA e il Quartetto. In proposito, ha rilevato che l'elezione di Obama «è incoraggiante» nell'ottica di ravvivare il processo politico nel suo insieme. Il Presidente ha poi voluto sottolineare che l'iniziativa di pace araba è diventata un'iniziativa di 57 paesi islamici e che questa deve essere applicata completamente, anche perché si inquadra nella tabella di marcia e nella risoluzione ONU. L'iniziativa, che si basa sullo scambio pace contro territori, prevede che «i 57 paesi islamici saranno disposti a normalizzare le loro relazioni con Israele, e questa è un'occasione storica».
Infine, il Presidente ha evidenziato che il popolo ha diritto a un futuro e alla terra che merita e, in proposito, ha reso omaggio al poeta palestinese Mahmoud Darwish, ringraziando anche il Parlamento per le celebrazioni che gli ha dedicato.
I deputati, in piedi, hanno tributato un lungo applauso al Presidente.
Riprendendo la parola, HANS-GERT PÖTTERING ha ringraziato Mahmoud Abbas e ha rilevato che «è ora nostro compito lavorare per la pace». Come UE e Parlamento europeo, ha aggiunto, «vogliamo fare la nostra parte affinché i popoli israeliano e palestinese vivano entro confini sicuri», sull'esempio europeo. Dopo aver ricordato la centralità della dignità umana nell'approccio del Parlamento europeo, ha auspicato che la costituzione di due Stati indipendenti e sicuri diventi una realtà «in questa generazione» e, ha aggiunto, «se lo vogliamo, sarà possibile». La pace, ha concluso, «dev'essere possibile» e ha incoraggiato il Presidente a continuare sulla strada della riconciliazione e della pace.
GUANTANAMO: L'UE ACCOLGA I DETENUTI, SE GLI USA LO CHIEDONO
Esprimendo profondo apprezzamento per la decisione del Presidente Obama di chiudere il centro Guantanamo, il Parlamento chiede di garantire i diritti fondamentali ai detenuti. Più in particolare, sollecita di processare quelli contro i quali vi sono prove sufficienti, di rimpatriare quelli innocenti e di tutelare quelli che non possono tornare al paese d'origine. Se il governo USA lo richiede, invita inoltre gli Stati membri ad essere pronti ad accettare i detenuti di Guantanamo nell'UE.
Approvando con 542 voti favorevoli, 55 contrari e 51 astensioni una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici, eccetto l'IND/DEM, il Parlamento esprime «profondo apprezzamento» sia per la decisione del Presidente statunitense Barack Obama di chiudere il centro di detenzione di Guantanamo sia per i provvedimenti esecutivi correlati, «che segnano una svolta nella politica degli Stati Uniti per quanto riguarda il rispetto del diritto umanitario e internazionale». Incoraggia quindi la nuova amministrazione ad adottare ulteriori misure in tal senso. Anche perché i detenuti nel centro di Guantanamo «sono stati privati dei diritti umani fondamentali, in particolare del diritto a un processo equo, e sono stati oggetto di tecniche d'interrogatorio estreme, quali il waterboarding, considerato una forma di tortura, e di trattamenti crudeli, inumani o degradanti».
Ricordando poi che la responsabilità principale per l'intero processo di chiusura del centro di detenzione di Guantanamo e il futuro dei suoi detenuti «spetta agli Stati Uniti», il Parlamento afferma, tuttavia, che la responsabilità per il rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali «spetta a tutti i paesi democratici, in particolare l'Unione europea e i suoi Stati membri, che insieme rappresentano una comunità di valori».
Il Parlamento osserva che gli Stati Uniti hanno pubblicato un elenco di 759 persone che sono o sono state detenute a Guantanamo, 525 delle quali sono state rilasciate, 5 sono decedute sotto custodia, e circa 250 sono ancora recluse nella struttura. In tale contesto, invita gli Stati Uniti a garantire che i detenuti possano beneficiare dei diritti umani e delle libertà fondamentali garantiti dal diritto costituzionale internazionale e statunitense. Più in particolare, chiede che tutti i detenuti contro i quali gli Stati Uniti sono in possesso di prove sufficienti «siano sottoposti tempestivamente a un processo equo e pubblico dinanzi a un tribunale competente, indipendente e imparziale e, qualora condannati, siano detenuti negli Stati Uniti». Quelli non accusati di reato, che scelgono volontariamente il rimpatrio, dovrebbero invece essere «rinviati nel rispettivo paese di origine nel modo più rapido e tempestivo possibile».
Inoltre, il Parlamento chiede che detenuti non accusati di reato, ma impossibilitati a tornare nel rispettivo paese di origine a causa di un rischio reale di tortura o persecuzione, «possano essere accolti dagli Stati Uniti, beneficiare di protezione umanitaria nel continente statunitense e avviare procedure di ricorso». Invita inoltre gli Stati membri, qualora il governo statunitense lo richieda, «a cooperare nella ricerca di soluzioni, ad essere pronti ad accettare i detenuti di Guantanamo nell'Unione europea, al fine di contribuire a rafforzare il diritto internazionale e di garantire, a titolo prioritario, un trattamento equo e umano per tutti». In proposito, ricorda che gli Stati membri «hanno il dovere di cooperare lealmente, consultandosi reciprocamente in merito alle possibili conseguenze per la sicurezza pubblica in tutta l'UE». Anche perché, secondo le autorità statunitensi, «61 ex detenuti di Guantanamo hanno partecipato ad atti di terrorismo dopo il loro rilascio».
L'Aula ha peraltro respinto gli emendamenti proposti dei Verdi in cui si deplorava fortemente il mantenimento da parte delle autorità statunitensi del programma di consegne straordinarie, si chiedeva di garantire «riparazione» alle vittime di tortura e si sollecitavano indagini volte a fare chiarezza sugli abusi dei diritti umani e sulle violazioni del diritto internazionale nella guerra al terrorismo.
CASO BATTISTI: IL BRASILE TENGA CONTO DELLA SENTENZA ITALIANA
Doc. B6-0076, 0081, 0087, 0089/2009
Risoluzione sul rifiuto di estradare Cesare Battisti dal Brasile
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 5.2.2009 - Votazione 5.2.2009
Il Parlamento confida che il riesame della decisione sull'estradizione di Cesare Battisti terrà conto della sentenza emessa in Italia nel pieno rispetto dei principi di legalità. Rileva poi che l'attribuzione dello status di rifugiato deve basarsi sui principi internazionali e che il rifiuto dell'estradizione, motivata da insufficienti garanzie dei detenuti in Italia, manifesta sfiducia nei confronti dell'UE che, con i suoi Stati membri, è invece fondata sul rispetto dei diritti fondamentali.
Approvando con 46 voti favorevoli, 8 contrari e nessuna astensione una risoluzione sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE e UEN, il Parlamento osserva che in Brasile è ancora in corso un procedimento giudiziario e che la decisione definitiva sarà probabilmente pronunciata nelle prossime settimane. Ma «confida che il riesame della decisione sull'estradizione di Cesare Battisti terrà conto della sentenza emessa» dall'Italia «nel pieno rispetto dei principi di legalità su cui si fonda l'Unione europea».
In proposito, ricorda che Cesare Battisti «è stato condannato in contumacia con sentenze definitive emesse dalle autorità giudiziarie italiane per aver commesso quattro omicidi, oltre che per banda armata, rapine, detenzione di armi e atti di violenza a mano armata». Ricorda inoltre che la Francia - dove era fuggito nel 1990 - aveva autorizzato la sua estradizione in Italia e che il ricorso presentato da Cesare Battisti presso la Corte europea dei diritti dell'uomo contro la sua estradizione in Italia «è stato dichiarato inammissibile».
Per i deputati, la decisione del governo brasiliano di negare la sua estradizione e di attribuire a Cesare Battisti lo status di rifugiato politico sostenendo «che il sistema giudiziario italiano non fornisce sufficienti garanzie per quanto attiene al rispetto dei diritti dei detenuti», «può essere interpretata come una manifestazione di sfiducia nei confronti dell'Unione europea». In proposito, sottolineano invece che l'UE è fondata sul rispetto dei diritti fondamentali e della legalità, incluso il rispetto dei diritti dei detenuti, e che tali principi «sono condivisi da tutti gli Stati membri».
Rilevando poi che l'attribuzione dello status di rifugiato politico «deve rispondere alle norme definite dal diritto internazionale», il Parlamento auspica che «le autorità brasiliane possano prendere una decisione basata sui principi comuni che il Brasile e l'Unione europea condividono». E ricorda che il partenariato tra l'UE e il Brasile è fondato sul riconoscimento reciproco che entrambe le parti rispettano la legalità e i diritti fondamentali, compreso il diritto alla difesa e il diritto a un processo giusto ed equo.
L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:
IMMIGRAZIONE |
LAMPEDUSA: OCCORRE UNA VERA POLITICA EUROPEA PER L'IMMIGRAZIONE
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Preoccupante situazione nei centri di permanenza temporanea per immigrati, in particolare nelle isole di Mayotte e Lampedusa
Dibattito: 3.2.2009
Si è tenuto in Aula un dibattito in merito alla situazione nei centri d'accoglienza per immigrati nell'UE, specie a Lampedusa e Mayotte. Riguardo alla prima, alcuni deputati hanno additato la politica del governo italiano, mentre altri l'hanno difesa. Molti concordano sulla necessità di una vera politica UE dell'immigrazione. Il Commissario, che visiterà presto Lampedusa, ha annunciato la disponibilità di nuovi fondi, rilevando l'esigenza di dimostrare più solidarietà tra gli Stati membri.
Dichiarazione della Presidenza in carica
Alexandr Vondra ha ricordato due principi fondamentali: rispettare gli impegni presi dall'UE a livello internazionale e garantire la dignità e i diritti umani dei migranti. Ha quindi sottolineato le pressioni particolarmente forti sui paesi del Sud Mediterraneo, osservando che il significativo aumento dei flussi deve portare a un rafforzamento della politica interna dell'UE in tema di asilo e immigrazione, così come della politica esterna per garantire una gestione dei flussi più efficiente. Ha poi rilevato che, nel caso di Lampedusa e Mayotte, vi sono due tipi distinti di flussi: i richiedenti asilo e i migranti economici. In proposito ha ricordato per grandi linee le norme UE nei due campi, ricordando che la nuova direttiva sui rimpatri sarà d'applicazione tra due anni e che essa non si applica però al territorio di Mayotte.
Dichiarazione della Commissione
Anche Jacques Barrot ha sottolineato che l'UE si è dotata, con la nuova direttiva che si applicherà dal 24.12.2010, di un quadro armonizzato sui rimpatri che costituisce un mezzo di controllo comunitario che consente di verificare il rispetto dei principi fondamentali dei migranti. Ha poi ricordato che la Commissione ha adottato a dicembre una proposta riguardo ai richiedenti asilo.
La Commissione, ha quindi proseguito, «è cosciente della situazione difficile che affrontano le autorità italiane in ragione degli arrivi massicci d'immigrati irregolari e di richiedenti asilo sulle coste meridionali del Paese e, in particolare, a Lampedusa». Fino ad ora, ha spiegato, «l'Italia è riuscita a dare accesso al suo territorio, salvando la vita a numerosi migranti e istituendo una procedura che permette di esaminare in buone condizioni le richieste di asilo». Ha inoltre osservato che l'Italia «ha riconosciuto la necessità di protezione internazionale nella metà dei casi individuali», cosa che dimostra come nei flussi vi siano richiedenti asilo e immigranti irregolari.
Da diversi anni, ha aggiunto, la Commissione stanzia mezzi finanziari volti, in particolare, ad aiutare taluni Stati membri e, in particolare, l'Italia. In proposito ha citato il progetto Presidium e le misure d'urgenza del Fondo europeo per i rifugiati. Sottolineando che la Commissione ha approvato da poco un aiuto d'urgenza di 7 milioni di euro, ha affermato che se l'Italia lo giudica necessario, «la Commissione è pronta a esaminare una nuova domanda d'aiuto d'urgenza, al fine di migliorare le strutture d'accoglienza sia a Lampedusa sia in Sicilia e sul continente, e di rafforzare la capacità delle autorità italiane di esaminare le situazioni individuali in buone condizioni». Ha quindi ricordato che si renderà presto sull'isola e a Malta per esaminare in loco la situazione.
Il Commissario ha inoltre aggiunto che «una delle chiavi della soluzione è l'istituzione di un quadro di cooperazione solido con la Libia, paese principale di transito sulle vie migratorie dell'Africa dell'Est». Ha quindi offerto il suo sostegno agli sforzi volti a raggiungere rapidamente un risultato nei negoziati in corso. Altrimenti, ha ammonito, «sarà molto difficile poter affrontare tutti i problemi posti».
PROTEZIONE DELLE MINORANZE NAZIONALI TRADIZIONALI, ETNICHE E IMMIGRATORIE
Doc. O-0002/2009
É stata presentata da sei deputati un'interrogazione orale con discussione sulla protezione delle minoranze nazionali tradizionali, etniche e immigratorie in Europa
Discussione 3/03/2009
Testo dell'interrogazione
Proteggere le minoranze nazionali tradizionali ed etniche, favorire le relazioni tra le etnie e l'integrazione delle minoranze immigratorie sono sfide di vitale importanza per l'Unione europea, per la sua stabilità, sicurezza e prosperità, per i suoi buoni rapporti di vicinato, nonché per la sua legittimità interna ed esterna e la sua credibilità.
I criteri di Copenaghen per il rispetto dei diritti delle minoranze sono validi solo per i nuovi Stati membri e i paesi candidati o vincolano tutti gli Stati membri?
Quando e fino a che punto la violazione dei diritti di una minoranza può essere considerata una questione interna agli Stati membri?
Quali richieste avanzate dalle minoranze nazionali possono essere considerate legittime nella prospettiva delle "norme" politiche dell'Unione europea?
L'UE dovrebbe elaborare un sistema di norme legalmente vincolante per la protezione delle minoranze nazionali tradizionali e meccanismi di controllo sulla base del trattato di Lisbona?
La Commissione ha in programma l'elaborazione di una serie di norme comuni riguardanti l'integrazione delle nuove minoranze migratorie, nell'ambito della politica comune dell’UE in materia di immigrazione, attualmente in via di sviluppo?
La Commissione ritiene che gli Stati membri dell'UE dovrebbero ratificare la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali e la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie?
La Commissione concorda sul fatto che il multilinguismo includa le lingue regionali o minoritarie?
La Commissione concorda sul fatto che varie forme di autonomia/autogoverno, basate sul principio di sussidiarietà, siano le soluzioni migliori per la protezione delle comunità minoritarie?
La Commissione concorda sul fatto che il monitoraggio del livello di protezione delle minoranze negli Stati membri e nei paesi candidati dovrebbe essere prioritario nel lavoro dell'Agenzia europea dei diritti fondamentali?
Nel dibattito è intervenuto MICHL EBNER (PPE/DE-I):
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa è una bellissima occasione, questa occasione odierna, e il merito va, il ringraziamento in particolar modo, a Csaba Tabajdi, presidente dell'intergruppo e benemerito delle minoranze.
Io oggi uso la lingua italiana, che è la lingua di Stato, e non la mia lingua madre. Questo per una precisa ragione: nello Stato italiano convivono un grande numero di minoranze etniche di diversa provenienza e di diversa etnia. Voglio dare oggi con questa dimostrazione - anche con la dimostrazione che una minoranza etnica non è una minoranza etnica solo per se stessa ma deve vivere la solidarietà - anche a queste minoranze oggi una voce qui dentro, la vorrei dare anche alle minoranze italiane che vivono all'estero che se no non avrebbero questa possibilità.
Il Presidente Barrot oggi ha parlato di non discriminazione. Io credo che la non discriminazione è troppo poco, perché noi dobbiamo arrivare a una parità di diritto e a una parità di diritto si riuscirà ad arrivare soltanto quando abbiamo delle situazioni minoritarie dando a questi un contributo notevole perché possano arrivare a un livello uguale dei popoli di maggioranza e per cui abbiamo bisogno anche in certe situazioni di una discriminazione positiva. Questo, credo, è un concetto nuovo, un concetto che bisogna perseguire.
L'Unione europea ha delle competenze e con l'articolo 21, l'articolo 22 della Carta fondamentale dei diritti, l'articolo 2 del trattato di Lisbona - speriamo che le cose entrino in vigore al più presto - in combinazione con i criteri di Copenaghen e con un minimo di flessibilità e di fantasia legislativa potremmo fare tante e tante cose. Voglio menzionare in particolar modo l'articolo 2 dell'accordo di Lisbona - e qua va un ringraziamento particolare all'allora ministro degli Esteri Franco Frattini che ha dato un contributo decisivo per includerlo - sulla tutela del diritto dei singoli.
Noi auspichiamo una tutela dei diritti per i gruppi, questa è la nostra meta. Con 168 minoranze nell'Unione europea, circa 330 sul continente europeo, 100 milioni di concittadini su questo continente vivono una situazione. Noi in Südtirol abbiamo raggiunto un livello migliorabile ovviamente, ma molto molto buono. E quando sento da rappresentanti in quest'Aula, da colleghi di popoli di maggioranza che le loro minoranze sono ben trattate, ho una certa diffidenza. Mi piacerebbe di più che i rappresentanti di queste minoranze dicessero più che ben trattate.
Noi nell'Unione bisogna che capiamo che le minoranze sono un valore aggiunto, un ponte tra le culture, tra i popoli e i paesi. Dobbiamo lavorare nella direzione: l'unità nella diversità culturale."
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI |
PIÙ SEVERITÀ NELLA LOTTA ALLA PEDOPORNOGRAFIA
Doc. A6-0012/2009
Relazione con proposta di raccomandazione del Parlamento europeo al Consiglio sulla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 3.2.2009 - Votazione: 3.2.2009
Punire il "grooming" e i gestori di forum pedofili, disattivare i siti web pedopornografici, ostacolare i loro sistemi di pagamento on line e promuovere l'uso di filtri per i siti porno. E' quanto raccomanda il Parlamento per combattere lo sfruttamento sessuale dei bambini. Chiede anche di adottare norme comuni sul turismo sessuale, di sanzionare ogni atto sessuale con minori non consenzienti e i matrimoni forzati, ampliare le circostanze aggravanti, favorire le denunce e tutelare le vittime.
Approvando la relazione con 591 voti favorevoli, 2 contrari e 6 astensioni, il Parlamento rivolge al Consiglio una serie di raccomandazioni per lottare contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e contro la pedopornografia. Anzitutto chiede di incoraggiare gli Stati membri che non lo hanno ancora fatto a sottoscrivere, ratificare e attuare tutte le convenzioni internazionali pertinenti, in particolare quella del Consiglio d'Europa (firmata dall'Italia nel novembre 2007, ndr), e ad aiutarli a migliorare la loro legislazione, anche sancendo che i reati a sfondo sessuale nei confronti delle persone di età inferiore a 18 anni «siano sempre classificati in tutta l'Unione europea come abuso di minori» e penalizzando tutte le forme di abuso sessuale nei confronti dei minori.
Il Parlamento chiede poi al Consiglio di assistere gli Stati membri che non hanno ancora completamente attuato la decisione quadro relativa alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile a farlo «nel più breve tempo possibile». In tale contesto, l'accento dovrà essere posto sull'adozione di testi legislativi relativi alla definizione di pornografia infantile, prevedendo meccanismi per la protezione delle vittime e applicando le disposizioni sulla giurisdizione extraterritoriale. A quest'ultimo proposito, affinché i bambini siano tutelati efficacemente dallo sfruttamento sessuale, tutti gli Stati membri dovrebbero classificare come reato il turismo sessuale infantile e far sì che tutti i cittadini dell'UE che compiono un reato a sfondo sessuale nei confronti dei bambini in uno Stato membro dell'Unione europea o in un paese terzo «siano assoggettati a un diritto penale extraterritoriale uniforme, applicabile in tutta l'Unione europea».
Ma i deputati chiedono anche di rivedere la decisione quadro in modo da elevare il livello di protezione almeno sino a quello previsto dalla Convenzione del Consiglio d'Europa e da concentrare l'attenzione sugli abusi connessi a Internet e ad altre tecnologie della comunicazione. Più in particolare, chiedono di punire la partecipazione ad attività sessuali con una persona di età inferiore a 18 anni ricorrendo a coercizione, forza o minaccia, oppure abusando di una posizione riconosciuta di fiducia, autorità o influenza, o di una disabilità mentale o fisica del minore, o ancora dando in pagamento denaro o altre forme di compenso in cambio del coinvolgimento del bambino in attività sessuali. La nuova decisione quadro dovrebbe anche penalizzare il matrimonio forzato di un bambino nonché la partecipazione intenzionale a esibizioni di carattere pornografico che coinvolgano bambini e li costringano intenzionalmente ad assistere ad abusi o attività sessuali.
Lotta agli abusi on line
Il Parlamento chiede poi che la nuova decisione quadro penalizzi il "grooming" (ossia l'adescamento online dei minori a scopo sessuale) e la gestione di chat room pedofile o di forum di pedofili su Internet. Raccomanda agli Stati membri di adottare anche misure volte a ritirare da Internet qualsiasi materiale illegale legato allo sfruttamento dei bambini, e ad agire di concerto con i gestori di Internet per disattivare i siti web utilizzati per commettere, o per pubblicizzare la possibilità di commettere i reati contemplati dalla decisione quadro. Ma anche di esaminare la possibilità di chiudere o ostacolare i sistemi di pagamento online per i siti web coinvolti nella vendita in rete di materiale pedopornografico. Occorre inoltre incoraggiare gli Stati membri a fornire ai genitori programmi di facile gestione che consentano loro di bloccare l'accesso a siti pornografici da parte dei minori. L'Aula ha però respinto la richiesta di poter obbligare i gestori di Internet a bloccare l'accesso a tali siti web e, in caso di inadempienza, di esigere la cancellazione dei nomi di dominio registrati utilizzati a tali scopi.
Punire gli istigatori e ampliare le circostanze aggravanti
I deputati ritengono che la nuova decisione quadro debba anche penalizzare l'istigazione, la pubblicità, il favoreggiamento, la complicità e il tentativo di commettere tutti i reati in essa previsti. Suggeriscono inoltre l'ampliamento del catalogo di circostanze aggravanti nel determinare le sanzioni e la classificazione come circostanza aggravante dello sfruttamento di una posizione dominante da parte di chi commette un reato (in un contesto familiare, educativo, professionale, ecc.).
Impedire la recidiva e promuovere le denunce
I deputati raccomandano la creazione di sistemi nazionali di gestione per gli autori di reati a sfondo sessuale che comprendano la valutazione del rischio, nonché programmi di intervento per prevenire o ridurre al minimo il rischio di recidiva, e la disponibilità di terapie per gli autori di reati a sfondo sessuale, eventualmente finanziati dall'UE. Chiedono anche di modificare la decisione quadro per imporre agli Stati membri l'obbligo di garantire che i candidati a determinate attività professionali attinenti alla cura dei bambini siano soggetti a controlli del casellario giudiziario, compresa la creazione di regole chiare o linee guida per i datori di lavoro quanto ai loro obblighi.
Il Parlamento propone inoltre l'obbligo per le persone che operano regolarmente a contatto con i bambini di segnalare situazioni in cui vi sono fondati motivi per sospettare un abuso e suggerisce l'adozione di misure volte a incoraggiare le vittime di abusi sessuali a sporgere denuncia presso i tribunali nazionali affinché siano avviate azioni civili e penali contro gli autori di reati a sfondo sessuale. L'Aula ha però respinto (293 sì, 333 no e 8 astensioni) la richiesta di svincolare specifiche categorie professionali dall'obbligo di riservatezza nei casi in cui le informazioni su un reato provengano direttamente da una vittima di sfruttamento sessuale.
Tutelare le vittime, anche potenziali
La nuova decisione quadro, secondo i deputati, dovrebbe prevedere il miglioramento dell'identificazione dei bambini maltrattati attraverso la formazione del personale che ha contatti regolari con loro, nonché del personale delle forze dell'ordine che potrebbe avere contatti con i bambini maltrattati. Dovrebbe anche contemplare la garanzia della maggiore tutela possibile dei bambini nel corso dei procedimenti giudiziari e delle indagini al fine di evitare traumi, prevedendo un regime specifico per la raccolta, attraverso colloqui, di elementi di prova da bambini vittime. I deputati, inoltre, incoraggiano gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie volte a scongiurare la discriminazione e la stigmatizzazione delle vittime di abusi minorili.
Infine, il Parlamento raccomanda al Consiglio di incoraggiare gli Stati membri a istituire un sistema di allerta per i minori scomparsi al fin di migliorare la cooperazione a livello europeo e di istituire un programma d'azione volto a fornire un livello di protezione e di sostegno adeguati ai bambini che sono stati identificati come vittime di abusi sessuali in immagini pornografiche.
COMMERCIO ESTERO/INTERNAZIONALE |
AGEVOLARE L'ACCESSO DELLE PMI AI MERCATI MONDIALI
Doc. A6-0008/2009
Relazione sul rafforzamento del ruolo delle PMI europee nel commercio internazionale
Procedura: Iniziativa - Relazione senza dibattito - Votazione: 5.2.2009
Maggiore tutela dalle contraffazioni, marchio d'origine sui beni importati, protezione internazionale di DOP e IGP alimentari, migliore accesso alle procedure d'indagine sul dumping e norme OMC specifiche e semplificate. E' quanto chiede il Parlamento per promuovere l'internazionalizzazione delle PMI e favorire competitività, crescita e occupazione. Occorre poi sostenere l'accesso delle PMI ai mercati esteri, adottare il brevetto UE e lo statuto della società europea e finanziare l'innovazione.
Le PMI dell'Unione europea, ossia quelle con un numero di dipendenti inferiore a 250 e un fatturato inferiore a 50 milioni di euro, rappresentano 23 milioni di imprese (99% del totale) e 75 milioni di posti di lavoro (70%) nell'Unione. Nell'osservare che oltre il 96% delle PMI dell'UE ha meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo inferiore a 10 milioni di euro, il Parlamento ha adottato la relazione con 437 voti favorevoli, 77 contrari e 69 astensioni rilevando che ciò «limita la loro capacità di esportare beni e servizi oltre i confini nazionali, dati gli elevati costi fissi» che questa attività comporta.
La conseguenza è che solo l'8% delle PMI dell'UE esporta beni al di fuori delle frontiere nazionali mentre circa il 3% di esse considerano prioritaria l'esportazione di beni al di fuori dell'Unione. In proposito, i deputati rilevano che «i mercati aperti e la concorrenza leale rappresentano i migliori strumenti per garantire le opportunità per le PMI nell'economia globalizzata», anche perché «l'internazionalizzazione genera competitività e crescita, contribuendo all'espansione delle imprese e quindi all'occupazione». La Commissione dovrebbe quindi affrontare in modo esplicito le difficoltà incontrate dalle PMI nelle esportazioni, precisando con quali strumenti nazionali o europei è possibile aiutare le PMI a migliorare le loro prestazioni sui mercati mondiali.
Una più efficace tutela dei diritti di proprietà intellettuale e marcatura d'origine
Il Parlamento sottolinea che le PMI necessitano di un'efficace tutela dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) «come prerequisito per lo sviluppo di nuove tecnologie», al fine di consentire loro di intraprendere attività a livello internazionale. Rileva pertanto che l'introduzione di un sistema di DPI semplice ed efficace «costituisca uno strumento fondamentale per promuovere l'internazionalizzazione delle PMI». Anche perché la contraffazione colpisce le PMI «che sono riuscite a creare prodotti di qualità e competitivi», mettendone talora «in pericolo la sopravvivenza». La Commissione e gli Stati membri dovrebbero quindi impegnarsi «con rinnovato vigore» nella prevenzione e nella repressione del fenomeno sia a livello interno sia esterno, attraverso iniziative multilaterali (ad esempio l'accordo ACTA) e bilaterali (nuovi accordi di cooperazione economica con i paesi terzi). Dovrebbero anche migliorare il controllo sulle importazioni da parte delle autorità doganali.
I deputati, d'altro canto, si rammaricano per la ritardata introduzione del sistema di marcatura d'origine comunitario per alcuni beni provenienti dai paesi extra-europei (quali i tessili e le calzature) ed esprimono preoccupazione «per questa chiara violazione dei diritti dei consumatori dell'Unione europea». Invitano quindi gli Stati membri e la Commissione a accelerare l'entrata in vigore di questa normativa e a mettere in valore l'origine europea di questi prodotti, «vista sovente dai consumatori come garanzia di qualità, di sicurezza e di rispetto di elevati standard produttivi».
Dovrebbero inoltre incoraggiare le PMI affinché si avvalgano di strumenti, come ad esempio i brevetti, per proteggere il loro patrimonio di conoscenze e per difendersi dai fenomeni di copiatura e/o contraffazione. Anche perché, per le PMI, la protezione dei diritti di brevetto e delle indicazioni geografiche «sono altrettanto se non più importanti della protezione dei marchi e dei diritti d'autore».
Indicazioni geografiche dei prodotti alimentari
Nell'ambito delle future negoziazioni commerciali multilaterali e bilaterali, il Parlamento chiede di compiere progressi sostanziali affinché si giunga a un quadro internazionale di riferimento «più chiaro ed equilibrato» in materia di indicazioni geografiche per garantire che i prodotti agricoli europei più competitivi e conosciuti «non siano indebitamente penalizzati da pratiche anticoncorrenziali». A tale proposito, sostiene la creazione di un registro multilaterale internazionale delle indicazioni geografiche che permetta alle PMI di proteggere le proprie denominazioni in modo semplice ed economico.
Gli altri membri dell'OMC, d'altra parte, sono invitati a garantire pieno accesso ai prodotti DOP e IGP dell'Unione europea «ritirando ... dal commercio quei prodotti nazionali che usano indebitamente dette denominazioni» e, comunque, ad accordare pieno accesso alle indicazioni geografiche protette e alle denominazioni d'origine protette dell'UE che erano precedentemente utilizzate o che sono diventate delle denominazioni generiche.
Ricorrere più spesso agli strumenti di difesa commerciale
Compiacendosi della decisione della Commissione di ritirare le proposte di riforma degli strumenti di difesa commerciale (TDI), il Parlamento sottolinea che tale sistema «deve continuare a essere una procedura quasi giudiziaria, basata su valutazioni obiettive e fattuali, in modo da consentire prevedibilità e certezza giuridica». In mancanza di norme internazionalmente riconosciute in materia di concorrenza, ritiene che l'attuale sistema europeo di TDI costituisca «lo strumento migliore per garantire pari condizioni a tutti gli operatori».
Inoltre, vista l'importanza dei TDI, i deputati invitano la Commissione ad accrescere la trasparenza, la prevedibilità e l'accessibilità delle procedure d'indagine in particolare per le PMI e ad accelerare e semplificare le procedure. Anche perché il sistema serve «a tutelare gli interessi dei produttori e dei dipendenti nei confronti delle difficoltà causate dal dumping o dalle sovvenzioni illegali». La Commissione dovrebbe inoltre fornire un'assistenza mirata alle PMI in tutte le fasi delle indagini in materia di difesa commerciale e, in tale contesto, occorre migliorare i servizi offerti alle PMI dall'helpdesk per i TDI.
Norme OMC specifiche e semplificate per le PMI
Il Parlamento insiste sulla necessità che il sistema OMC tenga in maggior conto il ruolo delle PMI e i loro interessi ed è quindi necessario «un quadro normativo internazionale chiaro e funzionale». Invita pertanto la Commissione a prevedere nell'ambito dei negoziati dell'OMC «regole semplificate specifiche per le PMI all'interno delle zone di libero scambio, nonché clausole speciali relative alle esigenze delle PMI». Dovrebbe inoltre favorire la rimozione delle barriere tariffarie e non tariffarie, la promozione del commercio internazionale attraverso idonee misure di semplificazione e l'armonizzazione normativa.
Inoltre, per rendere il sistema degli scambi internazionali meno oneroso per le PMI, i deputati suggeriscono di prendere in considerazione la creazione di un sistema di corti arbitrali internazionali «rapido e poco oneroso che possa permettere alle PMI di evitare le lungaggini e le difficoltà che un contenzioso con le autorità doganali o commerciali in alcuni paesi terzi comporta».
Sostengono inoltre l'adozione di una posizione europea «ferma» nei negoziati sulle procedure relative alla facilitazione commerciale, al fine di ridurre i costi delle procedure doganali, che possono raggiungere anche il 15% del valore dei beni scambiati, attraverso la trasparenza e la semplificazione delle procedure, l'armonizzazione delle norme internazionali, l'efficace registrazione dell'origine dei beni e l'ammodernamento dei controlli doganali.
Strategia di accesso ai mercati e agli appalti dei paesi terzi
Per i deputati l'accesso delle PMI ai mercati internazionali «può contribuire a creare nuovi posti di lavoro, a difendere e conferire valore aggiunto a quelli esistenti, a preservare e scambiare il know-how e le specificità dell'Unione europea, nonché a offrire agli Stati membri la garanzia di una crescita economica solida e duratura». Invitano quindi la Commissione e gli Stati membri a migliorare la diffusione delle informazioni relative ai mercati dei paesi terzi, razionalizzando e semplificando il "Market Access Database" e rafforzando i "Market Access Team" creati in seno alle delegazioni della Commissione nei paesi terzi (dotandoli di helpdesk specifici per le PMI).
Il Parlamento sostiene inoltre la creazione, nei mercati chiave di India e Cina, di "European Business Center" che collaborino con le camere di commercio nazionali e con i rappresentanti delle imprese per consentire alle PMI di trovare partner dotati delle capacità necessarie per accedere a questi mercati locali. Dà anche il suo appoggio ai programmi bilaterali che promuovono l'accesso specifico delle PMI ai mercati dei paesi terzi, come AL-INVEST (America latina), MEDINVEST (Mediterraneo) e PROINVEST (Africa).
Esprimendo preoccupazione per le persistenti restrizioni esistenti in molti paesi terzi in materia di appalti pubblici, il Parlamento ritiene che l'Unione europea debba intraprendere azioni accorte ed efficaci per garantire pari diritti alle imprese europee, in particolare alle PMI. Invita pertanto la Commissione a presentare proposte realistiche e costruttive in vista di una futura rinegoziazione e di un rafforzamento dell'accordo sugli appalti pubblici dell'OMC.
"Small Business Act" europeo e innovazione
Il Parlamento si compiace dell'iniziativa della Commissione relativa allo "Small Business Act" «quale occasione importante per adattare in maniera efficace tutte le politiche dell'Unione europea alle PMI» e ritiene che l'internazionalizzazione delle PMI - obiettivo primario della politica commerciale - debba costituirne «una pietra angolare». Invita inoltre la Commissione e gli Stati membri a incentivare la creazione di consorzi di servizi destinati a supportare le PMI nel processo di internazionalizzazione.
I deputati vedono anche con favore l'aggiornamento dei programmi che permettono alle PMI di accedere a finanziamenti per uno sviluppo internazionale, rammentando la necessità di adottare quanto prima il brevetto unico europeo e lo statuto della società europea. Ritengono inoltre che il sostegno politico e finanziario finalizzato all'innovazione dei prodotti e dei processi, il miglioramento dell'accesso ai finanziamenti e degli aspetti fiscali, la cooperazione nel campo della ricerca e il trasferimento tecnologico «siano fattori fondamentali per incrementare la produttività delle PMI». Esortano poi una più intensa cooperazione tra le PMI e le università allo scopo di migliorare la ricerca e l'innovazione e chiedono alla Commissione di prendere in considerazione la creazione di un programma speciale di scambi a livello di Unione europea per i giovani imprenditori.
CINA: RISPETTO DEI DIRITTI UMANI E LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE
Doc. A6-0021/2009
Relazione sulle relazioni economiche e commerciali con la Cina
Procedura: Iniziativa - Relazione senza dibattito - Votazione: 5.2.2009
Il Parlamento rileva le intense relazioni commerciali dell'UE con la Cina e il ruolo di questa nella governance globale. Ma, auspicando progressi nel rispetto dei diritti umani, chiede di eliminare gli ostacoli all'accesso dei prodotti e servizi UE, rafforzare la lotta alla pirateria, migliorare la sicurezza dei prodotti e di vigilare sulle importazioni di tessili. Occorre poi introdurre un codice di condotta sulle attività europee dei fondi sovrani cinesi e garantire i diritti dei lavoratori.
Approvando una risoluzione con 491 voti favorevoli, 176 contrari e 12, il Parlamento nota anzitutto che gli scambi commerciali UE-Cina hanno registrato un «enorme aumento» a partire dal 2000 e che l'Unione europea è il principale partner commerciale della Cina dal 2006, mentre questa è il secondo partner commerciale dell'Unione dal 2007. Tant'è che l’Unione europea, nel 2007, ha registrato un deficit commerciale con la Cina superiore a 160 miliardi di euro.
In generale, i deputati sottolineano che le relazioni commerciali tra l'Europa e la Cina dovrebbero basarsi su principi quali «il reciproco impegno, l'equità della concorrenza e degli scambi commerciali, nel rispetto dei nostri valori comuni e delle norme stabilite dall'OMC, tenendo comunque conto dello sviluppo sostenibile, del rispetto dei limiti ambientali e del contributo agli obiettivi globali per la prevenzione del cambiamento climatico». Ritengono, inoltre che la Cina dovrebbe svolgere un ruolo di primo piano nel garantire che l’ordine economico mondiale si sviluppi in modo sostenibile ed equilibrato e rilevano quindi la necessità di una cooperazione «senza precedenti» tra l'Unione europea e la Cina allo scopo di risolvere l'attuale crisi finanziaria ed economica.
Il Parlamento, d'altra parte, sostiene che lo sviluppo delle relazioni commerciali con la Cina «debba proseguire di pari passo con lo sviluppo di un dialogo politico trasparente, proficuo ed efficace». La questione dei diritti umani, pertanto, deve necessariamente essere parte integrante delle relazioni tra l’Unione europea e la Cina. In tale ambito, chiede alla Commissione di insistere sulla necessità di rafforzare la clausola relativa ai diritti umani nei negoziati con la Cina sul rinnovo dell'accordo di partenariato e di cooperazione (APC).
Nel sottolineare poi che la risposta dell’Europa all'intensificarsi delle relazioni commerciali UE-Cina «non può essere il protezionismo», i deputati plaudono agli investimenti effettuati nell'Unione europea dai fondi sovrani cinesi e dalle imprese statali cinesi, «che contribuiscono alla creazione di posti di lavoro e alla crescita». Tuttavia, sottolineano l'importanza di introdurre quanto meno un codice di condotta per garantire la trasparenza delle operazioni d'investimento della Cina sul mercato comunitario.
Per quanto riguarda l'accesso al mercato cinese, il Parlamento esprime tuttavia preoccupazione per il fatto che in alcuni settori gli investimenti esteri «sono vietati oppure sottoposti a restrizioni», mentre misure discriminatorie sono state adottate nei confronti di aziende estere, in particolare in materia di fusioni transfrontaliere e acquisizioni. Ritiene inoltre che le pratiche protezionistiche perseguite dalla Cina, l'eccessiva burocrazia, la svalutazione del renminbi, i sussidi elargiti in varie forme e l'assenza di un livello adeguato di rispetto dei diritti di proprietà intellettuale nel paese «ostacolino il pieno accesso di numerose imprese comunitarie al mercato cinese».
A quest'ultimo proposito, i deputati osservano che, nonostante i progressi compiuti, la produzione di merci contraffatte e piratate in Cina «resta a livelli allarmanti» e che il 60% delle merci contraffatte sequestrate dalle autorità doganali dell'Unione europea è prodotto in Cina. Sottolineano inoltre che ciò rappresenta un rischio concreto per i consumatori e, nel caso delle sostanze chimiche, anche per l’ambiente, visto che la produzione di tali merci avviene spesso in impianti in cui si produce anche per il mercato regolare «in spregio ai diritti dei lavoratori e alle norme igieniche e di sicurezza». Invitano quindi la Cina a intensificare gli sforzi per risolvere il problema della mancata attuazione e il rispetto dei diritti della proprietà intellettuale (DPI) e chiedono alla Commissione, di concerto con le autorità cinesi nazionali e regionali, «a portare avanti la lotta contro la contraffazione». Esprimono anche «grande preoccupazione» per il numero crescente di brevetti per modelli di utilità e design in Cina che sono spesso copie o modifiche minime di tecnologia europea esistente «e che pertanto non contribuiscono a un'autentica innovazione».
Il Parlamento esprime profonda preoccupazione per l’elevato numero di incidenti imputabili a prodotti cinesi pericolosi e, in particolare, quelli relativi ai giocattoli per bambini, ai cibi e ai farmaci. Pur compiacendosi della determinazione dimostrata dal governo cinese nel far fronte a tale problema, invita la Commissione a rafforzare il sostegno alle autorità cinesi in questo ambito. Accoglie inoltre con favore l'introduzione di un sistema di relazioni trimestrali sulle azioni di controllo effettuate dalla Cina per individuare l'origine dei prodotti pericolosi notificati nell'ambito del sistema Rapex-Cina, «incrementando così la sicurezza per i consumatori europei».
Il Parlamento rileva poi che un impiego efficace ed efficiente degli strumenti europei di difesa commerciale (SDC) contribuisce a garantire condizioni eque tra la Cina e l’Unione europea, «tenuto conto del numero crescente di ricorsi anti-dumping nei confronti dei produttori cinesi». E' peraltro del parere che l'economia cinese «non soddisfi ancora in molti ambiti i criteri che la porterebbero ad essere considerata un’economia di mercato» e invita quindi la Commissione a riconoscerle tale status «soltanto allorché soddisferà tali criteri». Chiede inoltre alla Commissione di continuare a promuovere il dialogo nell’ambito degli scambi commerciali di prodotti tessili tra l’Unione europea e la Cina e nell’ambito del meccanismo di dialogo economico e commerciale di alto livello, vigilando sulle importazioni di prodotti tessili di origine cinese.
Esprimendo preoccupazione per il lavoro minorile e per le condizioni lavorative e i diritti dei lavoratori in Cina, i deputati la esortano a migliorare le condizioni di lavoro al fine di portarle al livello delle norme di base dell'OIL, a ratificare la convenzione sulla libertà di associazione e sulla protezione del diritto di organizzazione e a moltiplicare gli sforzi per combattere le cause di fondo del lavoro minorile per porvi fine. Chiedono poi alle imprese europee che operano in Cina di applicare le norme internazionali più elevate e le migliori prassi nell’ambito della responsabilità sociale delle imprese in relazione ai lavoratori e all’ambiente.
I deputati esprimono profonda preoccupazione per l'elevato tasso d'inquinamento causato dall’industria cinese e per il crescente consumo di risorse naturali, in particolare di quelle ricavate da fonti non sostenibili. Consapevoli della corresponsabilità europea al riguardo, «visto che una parte considerevole della produzione industriale cinese è di proprietà di società europee», esortano la Cina ad assumersi le proprie responsabilità, dando un contributo a livello mondiale alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e alla lotta ai cambiamenti climatici.
Infine, il Parlamento si compiace del ravvicinamento tra la Cina e Taiwan. Infatti considera Taiwan, che è il quarto partner commerciale più importante dell'Unione europea in Asia, «come entità economica e commerciale» e ne appoggia la partecipazione, in qualità di osservatore, alle competenti organizzazioni internazionali.
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI |
DIRITTO D'ASILO
AMBIENTE
ENERGIA, INDUSTRIA
TRASPORTI
AGRICOLTURA
SVILUPPO
VARIE