DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili
per n° di documento o per data di approvazione sul sito: http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

STRASBURGO  -  SESSIONE 09 - 12 MARZO 2009

 

ISTITUZIONI

 

APERTURA DELLA SESSIONE

Dando inizio ai lavori il Presidente ha condannato l'attentato in Irlanda del Nord e reso omaggio alle vittime. In occasione della giornata delle donne, il Presidente ha rivolto un appello affinché sia rafforzata la presenza delle donne nei processi decisionali e nelle prossime elezioni europee. L'Aula ha deciso di anticipare il voto di alcune relazioni e di adottare una risoluzione sul cinquantenario della rivolta in Tibet.






Attentato in Irlanda del Nord

Il Presidente ha condannato l'attentato perpetrato in Irlanda del Nord che ha provocato la morte di due soldati e il ferimento di quattro civili, di cui uno - polacco - in gravi condizioni. Si tratta, ha aggiunto, di un atto efferato, il primo da dodici anni che colpisce militari, con il quale gli assassini tentano di «spazzare via» i progressi compiuti nell'ambito del processo di pace. Nel respingere il terrorismo «in ogni circostanza», il Presidente ha sottolineato che la stragrande maggioranza dei cittadini non sostiene queste azioni. Nel dare l'appoggio del Parlamento alla scelta dei cittadini a favore della pace, ha chiesto all'Aula di osservare un minuto di silenzio in omaggio alle vittime.

Giornata della donna

In occasione della giornata della donna, il Presidente ha voluto salutare e ringraziare tutte le colleghe per la loro dedizione, ribadendo l'impegno del Parlamento per affermare i principi delle pari opportunità. Dalla prima manifestazione svoltasi 100 anni orsono a New York per la difesa dei diritti della donna, ha rilevato, sono stati compiuti grandi progressi ma resta ancora molto da fare per rafforzare la loro partecipazione alla vita professionale e politica. Il Parlamento, ha aggiunto, ritiene infatti che il coinvolgimento delle donne nei processi decisionali locali, nazionali e internazionali «è ancora insufficiente». Ha quindi sottolineato che la partecipazione delle donne alle prossime elezioni europee «è fondamentale per lo sviluppo democratico».

 

AFFARI ECONOMICI E MONETARI

 

UNA DIRETTIVA PER AGEVOLARE IL TRASFERIMENTO DELLE IMPRESE NELL’UE
Doc. A6-0040/2009

Relazione recante raccomandazioni alla Commissione sul trasferimento transfrontaliero della sede sociale di una società
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 9.3.2009 - Votazione: 10.3.2009

Il Parlamento chiede alla Commissione di presentare entro fine marzo una proposta di direttiva volta ad agevolare il trasferimento della sede di una società nell’UE, mantenendo la sua identità giuridica, i suoi attivi e i suoi passivi. Il cambio della sede dovrebbe risultare fiscalmente neutro e implicare il trasferimento della vigilanza. La proposta di trasferimento, da motivare, andrebbe sottoposta all’approvazione dell’Assemblea degli azionisti, prevedendo garanzie per i soci di minoranza.

Adottando la relazione con 608 voti favorevoli, 51 contrari e 13 astensioni, il Parlamento osserva anzitutto che le società «dovrebbero godere di libertà di stabilimento nell'ambito del mercato interno» e che la migrazione transfrontaliera delle società «è uno degli elementi cruciali del completamento del mercato interno». Nota inoltre come una norma che obblighi una società a mantenere la sua sede centrale e la sua sede sociale nello stesso Stato membro «violerebbe il diritto comunitario».
Chiede quindi alla Commissione di presentare al Parlamento entro il 31 marzo 2009, una proposta di direttiva che stabilisca misure di coordinamento della legislazione nazionale degli Stati membri, al fine di facilitare il trasferimento transfrontaliero all'interno della Comunità della sede di una società costituita conformemente alla legislazione di uno Stato membro. Sottolineando gli effetti positivi che la concorrenza fiscale produce sulla crescita economica e precisando che il trasferimento della sede societaria dovrebbe risultare fiscalmente neutro, formula una serie di raccomandazioni particolareggiate.
La direttiva dovrebbe prevedere che il trasferimento transfrontaliero della sede sociale non possa dare luogo alla liquidazione della società in questione né ad alcuna interruzione o perdita di personalità giuridica. Di conseguenza, la società dovrebbe mantenere la sua identità giuridica e non sarebbero modificati né i suoi attivi né i suoi passivi, né le sue relazioni contrattuali. Il trasferimento, precisano i deputati, non potrà aggirare i requisiti giuridici, sociali e fiscali e prenderebbe effetto dalla data di registrazione nello Stato membro ospitante. A partire da quel momento la società sarebbe soggetta alla legislazione di tale Stato. Il trasferimento della sede di una società coinciderebbe quindi con il trasferimento della vigilanza.
La dirigenza o il consiglio di amministrazione di una società che progetta un trasferimento dovrebbero essere tenuti a redigere una proposta di trasferimento che copra almeno la forma giuridica, la denominazione e la sede sociale della società nello Stato membro d'origine e in quello ospitante, l'atto costitutivo e lo statuto previsto per la società nello Stato membro ospitante, il calendario previsto per il trasferimento e la data a partire dalla quale le operazioni della società saranno trattate ai fini contabili come situate nello Stato membro ospitante. La proposta dovrà anche illustrare le informazioni dettagliate sul trasferimento del centro principale di attività e dei diritti garantiti ai soci, ai lavoratori e ai creditori.
La proposta di trasferimento dovrebbe poi essere sottoposta all'esame dei soci e ai rappresentanti dei lavoratori della società entro un congruo periodo antecedente la data dell'assemblea degli azionisti. La società dovrebbe anche essere tenuta a pubblicare l'indicazione delle modalità con cui i creditori e gli azionisti di minoranza possono esercitare i loro diritti. La dirigenza o il consiglio di amministrazione della società dovrebbero inoltre redigere una relazione per illustrare e motivare gli aspetti giuridici ed economici della proposta e indicare le conseguenze per i soci, i creditori e i lavoratori. Spetterebbe poi all’assemblea degli azionisti approvare la proposta di trasferimento con la maggioranza richiesta per modificare l'atto costitutivo e lo statuto, secondo la legislazione dello Stato membro d'origine.
La direttiva dovrebbe anche disporre che lo Stato membro d'origine verifichi la legittimità della procedura di trasferimento in base alla propria legislazione e che l'autorità competente rilasci un certificato attestante che tutti gli atti e le formalità richiesti sono stati espletati. Questo certificato, assieme a una copia dell'atto costitutivo e dello statuto previsti per la società nello Stato membro ospitante nonché la proposta di trasferimento dovrebbero quindi essere presentati entro un congruo periodo di tempo all'ente competente per la registrazione nello Stato membro ospitante che dovrebbe solo verificare se le condizioni sostanziali e formali del trasferimento sono soddisfatte. Ricevuta la notifica della registrazione nello Stato membro ospitante, quello d'origine dovrà cancellare la società dal proprio registro.
La partecipazione dei lavoratori sarebbe disciplinata dalla legislazione dello Stato membro ospitante. Tuttavia, ciò non varrebbe qualora lo Stato membro ospitante non preveda «almeno lo stesso livello di partecipazione di quello attuato nella società dello Stato membro d'origine» e la sua legislazione non dà ai dipendenti degli stabilimenti della società situati in altri Stati membri «lo stesso diritto ad esercitare i diritti di partecipazione di cui i dipendenti godono prima del trasferimento».
Alle società nei cui confronti sono state promosse procedure di chiusura, liquidazione, insolvenza o sospensione dei pagamenti o altri procedimenti analoghi non dovrebbe essere consentito di effettuare un trasferimento transfrontaliero della sede sociale all'interno della Comunità. E’ anche precisato che ai fini dei procedimenti giudiziari o amministrativi in corso iniziati prima del trasferimento della sede sociale, l'impresa dovrebbe essere considerata come avente la propria sede legale nello Stato membro d'origine.

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni;

 

CONSUMATORI

 

GIOCO D'AZZARDO ON LINE: TUTELARE L'INTEGRITÀ DELLO SPORT E I GIOVANI
Doc. A6-0064/2009

Relazione sull’integrità del gioco d’azzardo online
Procedura: Iniziativa - Relazione senza dibattito - Votazione: 10.3.2009

Anche se la normativa sui giochi d'azzardo on line è di competenza nazionale, i governi UE dovrebbero avere obiettivi comuni e cooperare per adottare misure contro la pubblicità aggressiva e l'offerta di giochi illegali. E' quanto sostiene il Parlamento proponendo di destinare gli utili a vantaggio della società e tutelare l'integrità dello sport minata dalle scommesse illegali. Chiede poi di tutelare i giovani dalla dipendenza dal gioco con controlli più efficaci e la limitazione della posta.
Il gioco d’azzardo online, caratterizzato nel 2004 da un reddito lordo pari a 2-3 miliardi di euro, rappresenta circa il 5% del mercato globale del gioco d’azzardo dell’UE e «la sua rapida crescita sembra inevitabile». E' quanto osserva la relazione adottata dal Parlamento con 544 voti favorevoli, 36 contrari e 66 astensioni. Rileva poi che gli Stati membri hanno il diritto di regolamentare e controllare i propri mercati del gioco d’azzardo conformemente alle proprie tradizioni e culture, al fine di proteggere i consumatori dalla dipendenza, dalla frode, dal riciclaggio di denaro sporco. Ed anche per ovviare al fenomeno di concordare il risultato delle partite nello sport e tutelare le strutture di finanziamento tradizionali che finanziano le attività sportive.
Sottolineando che gli operatori del gioco d’azzardo devono osservare la legislazione dello Stato membro in cui forniscono i propri servizi e in cui risiedono i consumatori, i deputati ritengono che i servizi di gioco d’azzardo debbano essere considerati «un’attività economica di natura molto speciale», per via degli aspetti di ordine pubblico e sociale e di assistenza sanitaria ad essi correlati. A loro parere, per il gioco d'azzardo «la concorrenza non migliorerà l'assegnazione delle risorse» e, pertanto, «un approccio basato esclusivamente sul mercato interno non è appropriato in questo settore così delicato». Rilevano inoltre l'importanza che lo Stato membro di residenza del consumatore sia in grado di controllare, limitare e supervisionare efficacemente i servizi di gioco d’azzardo forniti sul suo territorio.
Tuttavia, il Parlamento esorta la Commissione a svolgere studi e a presentare adeguate proposte «per il conseguimento di obiettivi comuni nel settore del gioco d'azzardo online». Chiede poi agli Stati membri di collaborare a livello europeo al fine di adottare misure contro qualsiasi forma di pubblicità o commercializzazione aggressiva del gioco d'azzardo online da parte di operatori pubblici o privati. Anche perché ritiene che «l’autoregolamentazione in merito alla pubblicità, alla promozione e alla fornitura dei giochi online non sia sufficientemente efficace». Sollecita inoltre gli Stati membri a collaborare nella lotta contro ogni offerta di servizi di gioco d’azzardo non autorizzata o illegale, proteggere i consumatori e prevenire le frodi. In proposito, sottolinea l'esigenza di una posizione comune relativa al metodo per conseguire detto obiettivo.
Il Parlamento propone poi che gli utili derivanti dal gioco d’azzardo siano usati «a vantaggio della società, incluso il finanziamento rinnovabile a favore dell’istruzione, della salute, dello sport professionale e amatoriale e della cultura».

Lotta contro la frode e altri crimini nello sport
Il Parlamento sottolinea che le attività criminali quali il riciclaggio di denaro e l’economia sommersa possono essere associate alle attività di gioco d’azzardo e «avere un impatto sull’integrità degli eventi sportivi», con il rischio di una perdita di fiducia pubblica. Invita gli Stati membri a garantire che gli organizzatori di gare sportive, gli operatori di scommesse e le autorità di regolamentazione cooperino sulle misure da avviare per far fronte ai rischi connessi alle attività di scommesse illegali e alla prassi di concordare il risultato delle partite, «e definiscano un quadro normativo realizzabile, equo e sostenibile finalizzato a tutelare l’integrità dello sport». Esorta anche la Commissione, Europol e le altre istituzioni nazionali e internazionali a monitorare da vicino e a notificare i risultati dei controlli in tale ambito.
Gli Stati membri dovrebbero inoltre adoperarsi affinché le gare sportive non siano soggette ad alcun uso commerciale non autorizzato e creare strumenti volti a garantire eque retribuzioni finanziarie a vantaggio dello sport professionale e amatoriale a tutti i livelli. In tale contesto, la Commissione è invitata a prendere in esame la possibilità di riconoscere agli organizzatori di gare sportive un diritto di proprietà intellettuale (riconducibile al diritto all'immagine) su dette gare.

Protezione dei consumatori, in particolare dei giovani
Il Parlamento ritiene che Internet «crei nuove circostanze che possono favorire la dipendenza dal gioco d'azzardo», anche se riconosce che la questione dovrebbe essere oggetto di indagini dettagliate per accertarsene. Sottolinea comunque la crescente preoccupazione nei confronti della capacità dei giovani di accedere, legalmente o illegalmente, alla possibilità di giocare d’azzardo online e rileva quindi la necessità di effettuare controlli di età più efficaci e di fare in modo che i minori non possano avere accesso alle dimostrazioni gratuite dei giochi d'azzardo sui siti web.
Per tutelare i consumatori dai rischi connessi ai giochi d'azzardo on line, il Parlamento ritiene che gli Stati membri possano legittimamente limitare la libera fornitura di tali servizi. Li esorta, inoltre, a stanziare fondi adeguati a favore della ricerca, della prevenzione e del trattamento dei problemi legati al gioco d’azzardo online ed esorta tutte le parti interessate ad affrontare il rischio di isolamento sociale causato dalla dipendenza dal gioco d’azzardo online. Suggerisce inoltre di esaminare la possibilità di introdurre una somma massima mensile che una persona può dedicare alle attività di gioco d’azzardo o di obbligare gli operatori del gioco d’azzardo online a utilizzare carte prepagate per il gioco d’azzardo online da vendersi nei negozi.
Sostiene poi l'elaborazione di standard sul gioco d’azzardo online per quanto concerne i limiti d'età, il divieto di regimi di credito e di bonus per proteggere i giocatori vulnerabili, le informazioni sulle possibili conseguenze del gioco d’azzardo e su dove cercare aiuto in caso di dipendenza, la potenziale dipendenza creata da alcuni giochi, ecc... Pur riconoscendo l'utilità di un codice di condotta per raggiungere alcuni obiettivi pubblici (e privati), sottolinea che questo rimane in definitiva un approccio di autoregolamentazione dettato dagli operatori del settore «e può quindi intervenire soltanto in aggiunta e non in sostituzione della legislazione». La sua efficacia, inoltre, dipende in larga misura dal suo riconoscimento da parte dei legislatori nazionali e dei consumatori.

Monitoraggio e ricerca
Il Parlamento esorta gli Stati membri a documentare «la portata e la crescita dei loro mercati del gioco d’azzardo online, nonché le sfide da esso derivanti». La Commissione dovrebbe invece avviare uno studio sul rischio di dipendenza, sulla possibilità di definire una categorizzazione comune europea dei giochi in base alle potenzialità di creare dipendenza e sulle possibili misure preventive e curative che potrebbero essere prese. In tale contesto dovrebbe esaminare in particolare il ruolo della pubblicità.

VIDEOGIOCHI PIÙ SICURI PER I BAMBINI
Doc. A6-0051/2009

Relazione sulla protezione dei consumatori, in particolare dei minori, per quanto riguarda l'utilizzo dei videogiochi
Procedura: Iniziativa - Relazione senza dibattito - Votazione: 12.3.2009

Pur riconoscendo gli aspetti positivi insiti nei videogiochi, il Parlamento esprime preoccupazione sui potenziali pericoli di un loro uso non corretto, specie per i minori. Chiede quindi norme UE per l'etichettatura e la classificazione dei giochi, adeguati controlli negli internet café e sanzioni severe a chi consente l'accesso a giochi non adatti, nonché un codice di condotta europeo per rivenditori e produttori. Occorre poi organizzare campagne di sensibilizzazione destinate ai genitori.

Approvando la relazione con 552 voti favorevoli, 12 contrari e 6 astensioni, il Parlamento osserva anzitutto che i videogiochi «costituiscono un grande stimolo e, oltre al divertimento, possono essere utilizzati a fini d’istruzione», riconoscendo loro inoltre il valore formativo «nel facilitare l'approccio dei minori alle nuove tecnologie». I videogiochi possono infatti stimolare l’apprendimento di fatti e capacità «quali il pensiero strategico, la creatività, la cooperazione e il pensiero innovativo» che rappresentano «talenti importanti nella società dell’informazione». Inoltre, in ambito medico, la cosiddetta "videogame therapy" «ha dimostrato di essere efficace nella riabilitazione dei pazienti che hanno subito ictus o trauma cerebrali, dei bambini autistici e delle persone affette da problemi muscolari».
Tuttavia, i deputati condividono la preoccupazione della Commissione relativamente ai potenziali pericoli connessi a un uso non corretto dei videogiochi da parte dei minori e, pertanto, accolgono con favore la sua comunicazione sull'utilizzo dei videogiochi. Più in particolare, ritengono importante impedire ai minori di «accedere a giochi con contenuto nocivo» o non adatto a loro, e sottolineano il problema dell'assuefazione riscontrato per alcuni giocatori. Rilevano poi che, sebbene la violenza dei videogiochi non si traduca automaticamente in comportamenti violenti, «una prolungata esposizione a scene brutali ... può avere un impatto negativo sugli spettatori e tradursi in comportamenti violenti».
Il Parlamento sostiene quindi la necessità di un approccio precauzionale per quanto riguarda l'impatto dei giochi sul comportamento, in particolare su quello dei minori e di sistemi efficaci di verifica dell’età per i giochi. Ritenendo che le imprese del settore vadano incoraggiate a sviluppare e migliorare ulteriormente sistemi di autoregolamentazione, rileva la necessità «di una normativa unitaria UE nel settore» e di sistemi globali di classificazione dei videogiochi.
Più in particolare, il Parlamento sostiene l'adozione di norme di etichettatura armonizzate a livello UE per i videogiochi. Chiede inoltre sforzi supplementari per l'integrazione di un'avvertenza sonora nel sistema paneuropeo d’informazione sui giochi (PEGI), che è già «uno strumento importante» per consentire ai genitori di scegliere giochi adatti ai bambini. Propone poi di esaminare il vantaggio di predisporre un “bottone rosso” da poter installare nelle console (mobili) oppure nei dispositivi di gioco e nei computer, «che sia in grado di bloccare un certo gioco o che possa controllare l’accesso al gioco a certe ore o ad alcune parti del gioco». I deputati notano poi che i videogiochi possono essere utilizzati su piattaforme differenti quali console per giochi, personal computer e, sempre più spesso, sui cellulari, e acquisiscono sempre di più un carattere interattivo. Inoltre, è aumentato il ricorso a giochi acquistati e scaricati da internet, anche nei cyber café, rendendo sempre più difficili i controlli dei genitori. Sottolineano quindi l’importanza di misure di controllo adeguate per gli acquisti on line, inclusi quelli tramite carte di credito o buoni, e si attendono che il settore professionale dei giochi «integri sistematicamente modelli di accesso per i giochi online in maniera tale che i minori non siano esposti a contenuti nocivi». Anche perché il 3,2% dei minori tra i 6 e i 17 anni naviga in rete all'interno di Internet café senza alcun controllo da parte degli adulti.
Chiedendo agli Stati membri di adottare misure adeguate al fine di impedire ai bambini di comprare e utilizzare giochi classificati per un livello di età superiore, ad esempio tramite controlli di identità, il Parlamento rileva l'esigenza di un approccio comune in direzione di sanzioni severe per i rivenditori e i titolari di Internet café. Li invita inoltre a predisporre una legislazione ad hoc, di natura civile e penale, riguardante la vendita al dettaglio di videogiochi (ivi inclusi quelli per tv e computer) violenti, tenendo conto in particolare «dei giochi online che si rivolgono soprattutto ai bambini e ai giovani al fine di generare profitti». Sostiene poi la proposta della Commissione di introdurre un codice di condotta paneuropeo per i rivenditori e i produttori di videogiochi al fine di evitare la vendita ai minori di articoli dai contenuti violenti o nocivi.
Il Parlamento sollecita poi la Commissione a finanziare ulteriormente, nell'ambito del programma "Internet più sicuro", il sistema PEGI Online che gestisce i giochi scaricati da internet o online. Invita inoltre il settore dei videogiochi e delle console di gioco a migliorare ulteriormente i sistemi PEGI e PEGI Online e, in particolare, ad aggiornare periodicamente i criteri di etichettatura e classificazione per fasce d'età «al fine di promuovere più attivamente il sistema PEGI e di ampliare l'elenco dei firmatari».
Esortando poi gli Stati membri a garantire che qualsiasi sistema nazionale di classificazione «non venga sviluppato in maniera da portare ad una frammentazione del mercato», i deputati ritengono che gli organismi nazionali competenti per la messa al bando dei videogiochi debbano informare i loro omologhi degli altri Stati membri e pubblicare il divieto imposto nel sistema PEGI inviando un messaggio di notifica automatico. La Commissione è poi invitata ad attuare misure legislative specifiche volte a scoraggiare l'uso improprio dei giochi online per attività commerciali sleali, fra cui attività che inducono con l'inganno utenti minorenni ad assumere impegni giuridici (ad esempio attraverso sottoscrizioni automatiche o dialer che impostano connessioni a costosi numeri a pagamento) o che inviano messaggi promozionali anticoncorrenziali come, ad esempio, il product placement o altre tecniche di marketing nascosto (stealth marketing).
Per i deputati è poi necessario organizzare campagne d'informazione e sensibilizzazione nazionali destinate ai consumatori, in particolare ai genitori, per aiutarli a scegliere videogiochi adatti all'età e al livello di conoscenze dei loro figli «evitando prodotti non adeguatamente etichettati». Ma anche per colmare il divario tecnologico generazionale e promuovere i sistemi PEGI e PEGI Online. La Commissione dovrebbe inoltre agevolare lo scambio delle migliori pratiche fra le competenti autorità dell'educazione nazionale in vista di integrare l'alfabetizzazione nel settore dei giochi negli obiettivi educativi della scuola primaria e secondaria. Infine, il Parlamento chiede alla Commissione e agli Stati membri di collaborare con le autorità in altre regioni del mondo per incoraggiare l’adozione di orientamenti internazionali, sistemi di etichettatura e codici di condotta intesi a promuovere sistemi globali di classificazione per i videogiochi e i giochi on line.

 

AMBIENTE

 

ATTIVITÀ INDUSTRIALI MENO INQUINANTI
Doc. A6-0046/2009

Relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle emissioni degli impianti industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (Rifusione)
Procedura: Codecisione, prima lettura - Dibattito: 10.3.2009 - Votazione: 10.3.2009

Il Parlamento si è pronunciato su una direttiva volta a attualizzare, semplificare e rafforzare le norme vigenti relative alla prevenzione e alla riduzione delle emissioni inquinanti di decine di migliaia di industrie nell'UE: da quelle chimiche e metallurgiche, alle cartiere, alle concerie, agli impianti di combustione e di gestione dei rifiuti e ai grandi allevamenti. I deputati sono favorevoli alla fissazione di limiti più stringenti ma chiedono anche una maggiore flessibilità.

L’attività industriale rappresenta una parte importante della nostra economia ma, al tempo stesso, contribuisce all’inquinamento ambientale, alla produzione di rifiuti e al consumo di energia. Nonostante la riduzione delle emissioni realizzata nel corso degli ultimi decenni, l'attività industriale resta una delle principali fonti di sostanze inquinanti. La Commissione ha quindi avanzato una proposta che mira a rivedere e a fondere in una sola direttiva sette direttive esistenti relative alle emissioni industriali, tra le quali la direttiva sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (direttiva IPPC) che riguarda circa 52.000 impianti. Adottando la relazione con 402 voti favorevoli, 189 contrari e 54 astensioni, il Parlamento chiede modifiche sostanziali alla direttiva proposta della Commissione che ha lo scopo di migliorare la tutela dell’ambiente, promuovere l’innovazione tecnica, semplificare la legislazione e ridurre al tempo stesso gli oneri amministrativi inutili. La direttiva stabilisce norme riguardanti la prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento proveniente da una serie di attività industriali. Fissa inoltre norme intese a evitare oppure, qualora non sia possibile, ridurre le emissioni di tali attività nell'aria, nell'acqua e nel terreno, e a impedire la produzione di rifiuti, per conseguire un livello elevato di protezione dell'ambiente nel suo complesso.
Le attività contemplate riguardano, tra l'altro, gli impianti di combustione, di raffinazione di petrolio e gas, di gassificazione e di liquefazione di combustibili e di produzione di coke. Ma anche la produzione e trasformazione dei metalli, l'industria dei minerali (produzione di amianto, vetro e prodotti ceramici), l'industria chimica, le cartiere, gli impianti di tintura dei tessili e di concia delle pelli, i grandi macelli e gli allevamenti intensivi di pollame e suini, la gestione dei rifiuti (trattamento, stoccaggio, incenerimento e coincenerimento, rigenerazione, ricondizionamento e recupero, incluse le discariche) e il trattamento di acque reflue.
I deputati accolgono con favore la proposta della Commissione volta a estendere il campo d'applicazione della direttiva agli impianti di combustione di potenza termica compresa pari o superiore a 20 MW (attualmente sono inclusi quelli da almeno 50 MW). Tuttavia, chiedono di escludere gli impianti di combustione con potenza termica nominale inferiore a 50 MW e che funzionano per non più di 500 ore all'anno (contro le 350 ore proposte dalla Commissione). Approvando un emendamento del PPE/DE, precisa però che, per quanto riguarda le strutture sanitarie, il calcolo della potenza termica deve considerare unicamente la «normale capacità di esercizio» degli impianti, per evitare di penalizzare gli ospedali per le loro emissioni potenziali non effettive.
Riguardo agli allevamenti, approvando un emendamento del PPE/DE e dell'IND/DEM l'Aula ha respinto la proposta della Commissione di modificare l'attuale campo d'applicazione distinguendo quelli attivi nell'allevamento di polli da carne da quelli dedicati alle galline ovaiole, alle anatre e ai tacchini. Propone invece di mantenere una sola categoria di allevamenti di pollame con 40.000 posti. Accoglie invece con favore l'estensione del campo d'applicazione alle attività di conservazione del legno e dei prodotti in legno, includendo però impianti di minore capacità rispetto alla proposta.
Come accade attualmente, i gestori degli impianti devono ottenere un'autorizzazione da parte delle autorità competenti a svolgere la propria attività. L'autorizzazione è concessa solo agli impianti conformi ai requisiti previsti dalla direttiva, fermo restando che gli Stati membri hanno la facoltà di includere ulteriori disposizioni generali vincolanti per talune categorie di impianti, impianti di combustione e impianti di incenerimento o di coincenerimento dei rifiuti. In caso di violazioni che causano un pericolo per la salute umana e per l'ambiente, l'esercizio dell'impianto dovrà essere sospeso.
Gli Stati membri devono accertarsi che l'autorizzazione includa tutte le misure necessarie per soddisfare i principi generali riguardo agli obblighi fondamentali dei gestori fissati dalla direttiva. I gestori, ad esempio, devono prendere opportune misure di prevenzione dell'inquinamento, applicare le migliori tecniche disponibili, verificare i fenomeni di inquinamento significativi, evitare la produzione di rifiuti o provvedere a recuperarli e ad eliminarli evitandone e riducendone l'impatto sull'ambiente. Devono anche utilizzare l'energia in modo efficace, adottare le misure necessarie per prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze, evitare qualsiasi rischio di inquinamento al momento della cessazione definitiva delle attività e ripristinare il sito stesso.
Tra le misure da prendere per accertarsi del rispetto di questi requisiti, vi sono le disposizioni che garantiscono la protezione del terreno e delle acque sotterranee e per la gestione dei rifiuti prodotti dall'impianto, opportuni requisiti di controllo degli scarichi, il controllo periodico delle sostanze pericolose e il rispetto di valori limite di emissione fissati per una serie di sostanze inquinanti elencate dalla direttiva e per le altre sostanze che possono essere emesse dall'impianto interessato in quantità significativa, in considerazione della loro natura, e delle loro potenzialità di trasferimento dell'inquinamento da un elemento ambientale all'altro. Gli emendamenti per rendere più o meno stringenti i valori di emissioni sono stati tutti respinti, eccetto - proposto dall'ALDE - uno che prevede un limite più elevato per talune caldaie a gas.
A questo proposito, i deputati sono favorevoli alla fissazione di valori limite più stringenti proposti dalla Commissione per impianti di combustione specifici e per le emissioni di SO2 (diossido di zolfo) NOx (ossidi di azoto), polveri e CO (monossido di carbonio). Tuttavia, per migliorare la flessibilità, chiedono di cambiare la procedura per fissare questi limiti o introdurne di nuovi. Inoltre, per ridurre il ricorso a deroghe che distorcerebbero il mercato, ritengono che la Commissione debba fissare dei valori limite minimi, da non superare in nessun caso. Allo stesso tempo, per attribuire maggiore flessibilità alle autorità che rilasciano le autorizzazioni, i deputati ritengono che i valori limite delle emissioni per gli impianti individuali debbano essere basati sulle migliori tecniche disponibili, ma adattabili alle circostanze locali.
Altri emendamenti mirano a ridurre ulteriormente gli oneri amministrativi, a semplificare le norme sulla notifica e sulle ispezioni e a migliorare l'informazione del pubblico.

 

ALLARGAMENTO

 

PROGRESSI DI CROAZIA, TURCHIA E FYROM VERSO L'ADESIONE

Procedura: Risoluzione - Dibattito: 11.3.2009 - Votazione: 12.3.2009

Il Parlamento è fiducioso che i negoziati d'adesione con la Croazia possano concludersi nel 2009, purché si intensifichi la lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. L'Aula ha respinto degli emendamenti sulla restituzione dei beni agli esuli italiani e sulla responsabilità per le foibe. Preoccupato per la polarizzazione della società e il rallentamento delle riforme in Turchia, la esorta a portare avanti il processo, specie sulla libertà di espressione, di stampa e di culto.

Croazia: possibile concludere i negoziati nel 2009
Approvando una risoluzione con 548 voti favorevoli, 40 contrari e 34 astensioni, il Parlamento si congratula con la Croazia «per i buoni risultati raggiunti nel 2008 con l’adozione della pertinente legislazione e l’attuazione delle riforme necessarie per qualificarsi per l’adesione all’UE». Si dice inoltre «fiducioso» che si possa raggiungere l’obiettivo di «concludere i negoziati nel 2009», a condizione che il governo della Croazia intensifichi i suoi sforzi volti ad affrontare, in particolare, alcune delle questioni più delicate connesse al processo di adesione, tra cui la lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione e ottemperi ai criteri di riferimento fissati in questi settori, e purché il Consiglio sia in grado e disposto ad avviare tutti i capitoli di negoziato senza ulteriori indugi.
Nel sottolineare inoltre l'esigenza di proseguire la riforma della pubblica amministrazione il Parlamento rileva anche l’importanza di fornire agli investitori stranieri certezza giuridica e uguaglianza dinanzi alla legge. In tale contesto esorta le autorità croate ad affrontare con urgenza i casi in sospeso concernenti la restituzione delle proprietà.
Ma l'Aula non ha accolto l'emendamento presentato da Roberta Angelilli (UEN, IT) e Cristiana Muscardini (UEN, IT) volto a precisare che ciò comprende anche «i numerosi casi di restituzione di proprietà portati avanti da cittadini stranieri». Con 43 voti favorevoli, 565 contrari e 9 astensioni ha anche respinto un emendamento delle stesse deputate in cui era espressa preoccupazione «per il perdurare della legge sulla "denazionalizzazione" che vieta la restituzione dei beni espropriati ai cittadini non croati» e si chiedeva di risolvere il problema della restituzione dei beni e/o di garantire un adeguato risarcimento per quelli non restituibili «agli esuli italiani o di origine italiana espulsi dal governo iugoslavo a partire dal 1947». In proposito, un altro emendamento bocciato precisava che «ben 1.411 beni appartenenti a italiani e situati in territorio croato dell'ex zona B di Trieste «sono attualmente disponibili e liberi da vincoli e potrebbero essere immediatamente restituiti ai legittimi proprietari».
A questo proposito, l'Aula ha inoltre respinto - con 35 voti favorevoli, 570 contrari e 12 astensioni - un altro emendamento delle due deputate italiane che, «al fine di instaurare un vero spirito di pacificazione e riconciliazione tra i popoli europei dopo gli orrori del passato», chiedeva alla Croazia, come «condizione fondamentale» per la sua piena adesione all'UE, «l'ammissione di ogni responsabilità politica, morale e materiale per il massacro di diverse migliaia di italiani attraverso una capillare pulizia etnica perpetrata dalle milizie comuniste dell'ex regime iugoslavo».
Il Parlamento ritiene poi necessario compiere sforzi ancora più incisivi nel settore giudiziario, anche per garantire che i crimini di guerra siano trattati conformemente a norme comuni, a prescindere dall'origine etnica. Invita inoltre il governo croato a intensificare i propri sforzi per mettere immediatamente a disposizione i documenti militari relativi al caso Gotovina, prendendo atto che il paese ha accolto la maggior parte delle richieste di assistenza del Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia.
Pur ritenendo «soddisfacente» la libertà di stampa in Croazia, il Parlamento richiama l’attenzione sui recenti casi di intimidazione e addirittura di uccisione di giornalisti che investigavano su casi di corruzione e di criminalità organizzata. Si compiace inoltre per l’adozione da parte del governo di un piano d'azione volto all'attuazione del diritto costituzionale sulle minoranze nazionali e per l'aumento dei finanziamenti.
Per quanto riguarda i criteri economici, il Parlamento ritiene incoraggiante «l’aumento dell’occupazione e la crescita economica sostenuta registrata dalla Croazia», ma sottolinea l’esigenza di affrontare i crescenti disavanzi della bilancia commerciale e dei conti correnti, nonché l’indebitamento estero. Si compiace inoltre dei progressi compiuti nel processo di privatizzazione in corso e, accogliendo con favore l’adozione di un piano d’azione per l’attuazione del protocollo di Kyoto, invita le autorità a prendere tutte le misure del caso per ridurre di fatto le emissioni industriali.
Infine, sottolineando che le questioni bilaterali (la controversia frontaliera con la Slovenia) «non dovrebbero costituire un ostacolo ai progressi dei negoziati di adesione», sollecita il governo croato e i governi dei paesi vicini a risolvere velocemente tutte le questioni in sospeso, deferendo la questione a una corte internazionale.

Turchia: proseguire le riforme
In una risoluzione adottata con 528 voti favorevoli, 52 contrari e 43 astensioni, il Parlamento ricorda che l'apertura dei negoziati di adesione con la Turchia, nel 2005, «costituisce il punto di partenza di un processo di lunga durata e senza limiti di tempo». Osservando poi che a piena osservanza di tutti i criteri di Copenaghen e la capacità di integrazione all'Unione «rimangono la base per l'adesione all'Unione europea», esprime preoccupazione per il continuo rallentamento del processo di riforma registrato in Turchia per il terzo anno consecutivo. Esorta quindi il governo del paese «a dare prova della propria volontà politica di portare avanti il processo di riforma».
Il Parlamento deplora che gli sforzi inizialmente intrapresi per riformare in profondità la costituzione «siano sfociati in una polemica sulla questione del velo e abbiano accentuato la polarizzazione della società». Invita quindi il governo turco a riprendere la stesura di una nuova costituzione civile imperniata sulla tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, associando al processo i partiti politici e la società civile, nonché le minoranze etniche e religiose. Sollecita poi i leader dei partiti politici ad adoperarsi «seriamente» per avviare un dialogo e a concordare un piano per le riforme finalizzato a modernizzare il paese, «creando una società democratica, pluralista, secolare e prospera, basata sullo Stato di diritto».
Esprimendo preoccupazione per le cause di interdizione di due partiti parlamentari avviate nel 2008, il Parlamento deplora che in Turchia la libertà di espressione e la libertà di stampa «non siano ancora pienamente tutelate» e, in proposito, sottolinea «la frequente censura di siti web o le pressioni e i processi ai danni di giornalisti critici». Ritenendo inoltre «insufficiente» la modifica dell'articolo 301 del codice penale adottata nell'aprile 2008, «in quanto chi esprime le proprie opinioni non violente continua a essere perseguito», ribadisce la necessità di abrogare tale articolo e di riformare in modo sostanziale il codice penale e altre leggi invocate per limitare arbitrariamente l'espressione di opinioni non violente.
Il Parlamento ribadisce la necessità di sviluppare un quadro giuridico affinché tutte le comunità religiose possano operare senza indebite restrizioni, in particolare per quanto riguarda l'istruzione religiosa e la costruzione di luoghi di culto. Reiterando l'invito a riaprire immediatamente il seminario greco-ortodosso di Halki e a utilizzare in pubblico il titolo ecclesiastico di Patriarca ecumenico, si rammarica del previsto esproprio del monastero siro-ortodosso di S. Gabriele di Tur Abdin e dei procedimenti giudiziari nei confronti dei suoi rappresentanti ed esorta il governo turco ad affrontare quanto prima i problemi degli aleviti nonché a rendere facoltativi i corsi di religione gestiti dallo Stato.
Pur compiacendosi della valutazione della Commissione secondo cui il quadro giuridico volto a tutelare i diritti della donna e a garantire l'uguaglianza di genere «è sostanzialmente definito», il Parlamento ribadisce il suo appello al governo turco affinché prenda ulteriori misure concrete per responsabilizzare le donne nella sfera politica, economica e sociale. Accoglie con favore la creazione di una commissione per le pari opportunità nel Parlamento turco, ma esprime preoccupazione per l'aumento dei cosiddetti "delitti d'onore" ed esorta le autorità turche e la società civile a intensificare i loro sforzi per prevenire tali delitti, la violenza domestica e i matrimoni forzati.
Il Parlamento deplora inoltre che non si siano compiuti progressi nell'instaurare una piena vigilanza civile e sistematica sull'esercito e nel rafforzare il controllo parlamentare sulla politica militare e di difesa. Sottolineando inoltre l'impellente necessità di intraprendere ulteriori sforzi sistematici per migliorare l'imparzialità e la professionalità della magistratura, esorta il governo turco a intraprendere ulteriori sforzi per eliminare la tortura e i maltrattamenti, tanto all'interno quanto all'esterno dei luoghi di detenzione ufficiali e «di porre fine alla cultura dell'impunità». Deplora poi che il governo turco non abbia presentato alcuna strategia di ampio respiro contro la corruzione.
Riguardo alle questioni economiche e sociali, il Parlamento si compiace della valutazione della Commissione secondo cui la Turchia è un'economia di mercato funzionante. Allo stesso tempo deplora che molti degli impegni assunti dalla Turchia nel quadro dell'Unione doganale CE-Turchia non vengano rispettati. Si compiace, invece, dell'adozione della legge sulla previdenza sociale e l'assicurazione malattia generale e valuta inoltre positivamente il pacchetto sull'occupazione adottato nel maggio 2008 allo scopo di promuovere le opportunità lavorative per le donne, i giovani e le persone disabili. Ma, deplorando che non siano stati compiuti progressi sulla modifica della legislazione sui diritti dei sindacati, invita il parlamento turco ad adottare una nuova legge sulle organizzazioni sindacali.
Il Parlamento prende atto dei progressi compiuti nel settore dei flussi migratori e dell'asilo, ma deplora però che dal dicembre 2006 la Turchia non abbia ripreso i negoziati con la Commissione relativi alla conclusione di un accordo in materia di riammissione, «la cui firma rappresenta una condizione per la stipula di un accordo in materia di agevolazioni per i visti».
Condannando le violenze perpetrate dal PKK e da altri gruppi terroristici nel territorio turco, il Parlamento esorta il governo turco ad avviare, in via prioritaria, un'iniziativa politica che favorisca una soluzione duratura della questione curda. Nell'esprimere poi preoccupazione per le continue manifestazioni di ostilità e violenza nei confronti delle minoranze, esorta il governo turco ad attivarsi contro le organizzazioni e i gruppi che fomentano l'ostilità nei loro confronti e a tutelare tutti coloro che sono minacciati e temono per la propria vita.
Accogliendo con favore la visita in Armenia del presidente Gül, il Parlamento esorta il governo turco a riaprire la frontiera con l'Armenia e a ripristinare piene relazioni economiche e politiche con tale paese. Ribadisce poi il proprio appello ai due governi affinché avviino un processo di riconciliazione «che tenga conto sia del presente sia del passato e che consenta una discussione franca e aperta sugli eventi trascorsi».
Esprime inoltre apprezzamento per l'impegno dimostrato dai governi turco e greco nel migliorare le relazioni bilaterali. Deplorando che il governo turco non abbia ancora applicato integralmente l'accordo di associazione CE-Turchia e il protocollo aggiuntivo, sottolinea poi la necessità di pervenire a una soluzione globale della questione cipriota basata sulle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e sui principi basilari dell'UE. Appoggia quindi i negoziati diretti in corso a Cipro tra i leader delle due comunità e «invita la Turchia a favorire un clima adatto alle trattative ritirando le forze turche e consentendo ai due leader di negoziare liberamente il futuro del loro paese».
Infine, riguardo alla cooperazione su questioni internazionali e globali, il Parlamento apprezza il contributo apportato dalla Turchia alla ricerca di soluzioni per molte regioni in crisi in tutto il mondo, in particolare in Medio Oriente e nel Caucaso meridionale e per quanto riguarda le relazioni tra Afghanistan e Pakistan. Si compiace inoltre del costante contributo apportato dalla Turchia alla politica estera e di sicurezza comune dell'UE e alle operazioni della NATO, ma chiede al governo turco di firmare e sottoporre a ratifica lo Statuto del Tribunale penale internazionale, «accrescendo così il contributo e l'impegno della Turchia al sistema multilaterale globale».

Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia (FYROM): aprire i negoziati entro l'anno
Approvando una risoluzione con 478 voti favorevoli, 92 contrari e 42 astensioni, il Parlamento esprime apprezzamento per il fatto che i partiti di governo e l'opposizione dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia uniscano i loro sforzi al fine di adempiere ai criteri per l'appartenenza all'UE e di aderire quanto più rapidamente possibile all'Unione. Ribadisce inoltre il pieno supporto alla prospettiva europea del paese e di tutti i paesi dei Balcani occidentali, «che è essenziale per la stabilità, la riconciliazione e il futuro pacifico della regione».
Il Parlamento deplora tuttavia che, a tre anni dal conferimento dello status di candidato, i negoziati di adesione non siano stati ancora avviati, «creando una situazione insostenibile che demotiva il paese e rischia di destabilizzare la regione». Ritiene quindi auspicabile «porre fine a questa situazione eccezionale» ed esorta ad accelerare il processo di adesione prendendo entro l'anno una decisione sull'apertura dei negoziati.
Ribadisce poi l'importanza di cercare di risolvere le questioni pendenti con i paesi confinanti pervenendo, tra l'altro, a una soluzione negoziata e reciprocamente accettabile sulla questione del nome. In proposito, approva gli sforzi profusi del mediatore delle Nazioni Unite per pervenire quanto prima a un accordo definitivo tra l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e la Grecia sulla base della sua proposta del 6 ottobre 2008. Avverte che, se non si raggiungerà rapidamente un accordo tra i due Stati, «il processo di adesione all'UE ... potrebbe subire uno stallo a lungo termine».

 

PESCA

 

PIANO PLURIENNALE DI RICOSTRUZIONE DEL TONNO ROSSO
Doc. C6-0081/2009

Il Parlamento europeo ha approvato con 540 voti a favore, 53 contrari e 14 astensioni la risoluzione concernente un piano pluriennale di ricostruzione del tonno rosso nell'Atlantico orientale e nel Mediterraneo.
Si tratta di trasporre nella legislazione comunitaria le misure previste dal nuovo piano dell’ICCAT (Organizzazione Regionale di Pesca che si occupa di Tonni e Pesce spada in particolare) per la ricostituzione dello stock di tonno rosso. Le misure proposte comprendono una riduzione del livello del TAC fino al 2011, restrizioni dell’attività di pesca in zone e periodi determinati, una nuova taglia minima, disposizioni in materia di pesca sportiva e ricreativa, misure concernenti la capacità di pesca e di allevamento, misure di controllo rafforzate e il programma internazionale di ispezione reciproca adottato dall’ICCAT al fine di garantire l’efficacia del piano di ricostituzione.

Nel dibattito sulla procedura d'urgenza richiesta dal Consiglio è intervenuto ILES BRAGHETTO (PPE/DE-I) Presidente della Delegazione italiana UDC-SVP nel Gruppo del PPE/DE:

Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, è stato opportuno affrontare con tutta l'urgenza necessaria la discussione sulle misure da adottare per tutelare gli stock di tonno rosso e sulla progressiva riduzione delle quote stabilite dall'ICCAT.
Deve proseguire infatti l'impegno dell'Unione europea per sostenere il piano di ricostituzione stabilito a Marrakech, accanto ad una azione di vigilanza da parte degli Stati membri per impedire la pesca illegale del tonno, particolarmente praticata nel Mediterraneo e testimoniata anche da inchieste recenti giornalistiche, televisive e non, e porre nelle sedi opportune il tema della concorrenza sleale da parte dei paesi della sponda sud del Mediterraneo.
Nella proposta di regolamento sono da sottolineare positivamente: la scelta di commisurare la capacità di pesca al contingente assegnato; l'impegno a produrre nei tempi indicati le informazioni sull'attuazione dei rispettivi piani di pesca annuali; il programma internazionale di ispezione reciproca per garantire l'efficacia del piano di ricostituzione; una disciplina per la pesca sportiva e ricreativa. Un piano dunque più impegnativo del passato e più rigoroso, per disciplinare questa veramente ragguardevole attività di pesca."

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

LIBERTÀ E GIUSTIZIA

MERCATO INTERNO

ENERGIA

TRASPORTI E TURISMO

DIRITTI UMANI

POLITICA SOCIALE

AGRICOLTURA

AFFARI ESTERI

BILANCIO

GIURIDICA

VARIE

 

 

STRASBURGO  -  SESSIONE 23 - 26 MARZO 2009

 

ISTITUZIONI

 

OMAGGIO AI CITTADINI BALTICI DEPORTATI IN SIBERIA NEL 1949

Nel sessantesimo anniversario della deportazione in Siberia di centinaia di migliaia di cittadini baltici, il Presidente Pöttering ha sottolineato che è un dovere morale per gli europei rendere omaggio alle vittime e reiterare una forte e chiara condanna dei crimini contro l'umanità commessi da regimi comunisti totalitari nell'Unione Sovietica. Ha anche rilevato la necessità di profonda valutazione del passato poiché non vi può essere riconciliazione senza verità e ricordo.

Aprendo la seduta, il Presidente HANS GERT PÖTTERING ha ricordato che si celebra questa settimana il sessantesimo anniversario della deportazione in Siberia di centinaia di migliaia di cittadini estoni, lituani e lettoni. Il 25 marzo 1949, infatti, «intere famiglie sono state spostate dalle loro case, private dei loro diritti civili e umani e spesso private della vita a causa delle rigide e disumane condizioni dei campi di prigionia sovietici».
Quasi ogni famiglia nei paesi baltici, così come in ogni altro ex paese dell'URSS, ha aggiunto, «è stata toccata dalla crudele forza del regime totalitario comunista» e «in ogni famiglia si trova traccia di persone decedute in Siberia, perseguitate dal KGB oppure imprigionate o molestate dal regime totalitario». Non si tratta, ha detto il Presidente, «di un lontano e oscuro passato, è ancora molto vivo nella mente di tante persone».
Di conseguenza, «è nostro dovere morale e fondamentale come europei rendere omaggio alla memoria di tante vittime e ribadire la nostra ferma e chiara condanna dei crimini contro l'umanità commessi dal regime totalitario comunista dell'Unione Sovietica». Inoltre, «le vittime meritano una obiettiva e profonda valutazione del passato, poiché non vi può essere riconciliazione senza verità e ricordo».

GORDON BROWN AL PARLAMENTO: UNA RISPOSTA GLOBALE A UNA CRISI GLOBALE

Preparazione del Vertice G20 del 2 aprile con la partecipazione di Gordon Brown, Primo ministro del Regno Unito, membro del Consiglio d'Europa
Dibattito: 24.3.2009

Presentando i temi che saranno discussi al G20 di Londra, il Primo Ministro britannico, Gordon Brown, ha sottolineato il ruolo da leader che deve prendere l'UE per rispondere alla crisi globale con una soluzione globale, inclusa la lotta ai paradisi fiscali, senza tralasciare la lotta ai cambiamenti climatici e il sostegno ai paesi più poveri del pianeta. I leader dei maggiori gruppi hanno accolto con favore il suo intervento, mentre gli altri non hanno lesinato critiche.

Nell'aprire il dibattito, il Presidente HANS GERT PÖTTERING ha sottolineato come il prossimo G20 di Londra offra l'opportunità ai leader mondiali di collaborare a un obiettivo comune che consenta l'immediato ripristino della stabilità economica e una ripresa a lungo termine. Il vertice, ha proseguito, dovrà accordarsi sulle politiche macroeconomiche e sulle strutture regolamentari che possono farci uscire dall'attuale crisi e instaurare un migliore e più sostenibile quadro per il futuro.

Dichiarazione del Primo ministro britannico
Il Primo ministro britannico, Gordon Brown, ha ricordato che «oggi possiamo godere di un'Europa di pace e unità che sarà correttamente annoverata tra i migliori traguardi umani raggiunti e che rappresenta un faro di speranza per il mondo intero». Nessuno, ha aggiunto, può mettere in dubbio che «oggi, dopo tanti anni di cooperazione e pace, siamo più forti e al sicuro insieme di quanto lo fossimo mai stati separatamente». Ha anche affermato che ora «non ci sono una vecchia e una nuova Europa, bensì una sola Europa, che è la nostra casa». Si è quindi detto orgoglioso di come la Gran Bretagna sia un paese «non sulla scia dell'Europa ma decisamente nella sua corrente principale» e si è rallegrato della ratifica del trattato di Lisbona da parte del parlamento britannico.
In Europa, ha proseguito, siamo al posto giusto per condurre il mondo contro le sfide della globalizzazione, in quanto abbiamo raggiunto «il più importante e grande mercato unico mondiale», «la più ampia struttura di protezione ambientale», «il più grande programma di aiuti nel mondo» e «la più ampia struttura di protezione sociale mondiale». Sottolineando poi che «tutta la nostra esperienza a livello di Unione europea ci ha insegnato che la libertà, il progresso economico e la giustizia sociale o avanzano insieme oppure non avanzano per nulla», ha rilevato che «il benessere ha poco valore se va solo a vantaggio dei più abbienti». Ha quindi espresso il desiderio di discutere su come l'applicazione di questi valori potrebbe aiutare l'Europa e il mondo nelle «quattro grandi sfide della globalizzazione»: instabilità finanziaria, degradazione ambientale, estremismo e le minacce per la sicurezza nonché l'aumento della povertà nel mondo.
«Il nostro sistema economico globale non si è solamente sviluppato ma è stato distorto in maniera contraria ai valori che proclamiamo e sosteniamo in altri ambiti delle nostre vite», ha aggiunto, osservando come la globalizzazione non abbia solo varcato i confini nazionali, ma anche «le nostre frontiere morali». Occorre pertanto portare nel mercato i valori quali l'onestà, la responsabilità, la correttezza e il valore del duro lavoro - «virtù che non vengono dal mercato, bensì dal cuore».
Ha poi auspicato che l'Europa si assuma un ruolo centrale nella sostituzioni del «Washington Consensus» con «un nuovo consensus per la nostra epoca». Respingendo il protezionismo in quanto rappresenta «la politica del disfattismo, del ritiro e del timore e, in definitiva, non protegge affatto», ha rilevato la necessità di introdurre cambiamenti nei sistemi bancari mondiali, cooperare nella creazione di standard globali per la regolamentazione finanziaria e immettere risorse nell'economia per sostenere la crescita e la creazione di posti di lavoro. Ma ha anche chiesto «la fine dei paradisi fiscali», sostenendo che le nuove regole andranno applicate «a tutte le banche, dovunque e sempre, senza opt-out per il sistema bancario ombra e senza rifugi da nessuna parte del mondo per gli evasori fiscali». Ha poi rilevato che ogni stimolo fiscale e monetario all'economia «può raddoppiare l'efficacia in ogni paese se adottato da tutti».
A suo parere, al contempo occorre prendere urgenti e ampie misure per «costruire una ripresa a basso carbonio e rendere sostenibili le nostre economie attraverso investimenti nell'efficienza energetica, l'espansione delle fonti rinnovabili e dell'energia nucleare, la cattura del carbonio, lo sviluppo di reti intelligenti e la commercializzazione di veicoli elettrici e con basse emissioni di carbonio».
Assicurando che i paesi dell'Europa centrale ed orientale non saranno abbandonati nel momento del bisogno, ha auspicato una riforma del Fondo Monetario Internazionale in cui siano maggiormente rappresentati i paesi emergenti e che sia dotato del doppio delle risorse attuali per poter aiutare i paesi che affrontano difficoltà. Inoltre, l'FMI non dovrà solo reagire alle crisi, bensì prevenirle. La necessità di mantenere l'aiuto ai paesi più poveri è stato uno degli altri temi affrontati dal Primo ministro, il quale ha sottolineato come milioni di bambini stiano morendo a causa della crisi mondiale. Ha quindi ripetuto il suo ben noto appello al mondo affinché «la povertà appartenga al passato».

Infine, ha sottolineato l'importanza della cooperazione UE-USA su tutti i fronti (inclusi clima, sviluppo, Medio oriente, lotta al terrorismo, riduzione degli arsenali nucleari, ecc.), affermando che i risultati di tale cooperazione sarebbero «più lavoro, più affari, più commercio, in quanto insieme possiamo affrontare le più grandi sfide del nostro tempo».

JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito affermando che la prima lezione da trarre dalla crisi è che «le economie sono ora talmente interconnesse che delle soluzioni nazionali sono diventate impensabili». Le difficoltà venute dagli USA, a causa dell'assenza di regole, «si sono propagate a macchia d'olio», ha aggiunto. L'Europa deve quindi parlare con una sola voce per difendere i suoi interessi comuni e anche «essere abbastanza forte per trascinare le economie regionali verso una nuova crescita». Accennando a quanto fatto dall'UE, con l'impulso di Sarkozy, per «rimettere ordine nel sistema finanziario che ha perso la bussola», ha rilevato che «solidarietà e responsabilità sono due principi importanti dell'Europa» e che, pertanto, occorre essere pronti ad aiutare gli Stati membri che affrontano maggiori difficoltà.

Anticipando gli appelli della sinistra a favore di una maggiore Europa sociale e una maggiore protezione, il leader popolare ha sottolineato che «questi slogan semplicisti - che consistono nello spendere soldi che non si hanno - sono gli stessi che hanno portato al fallimento delle politiche degli anni '80 in molti paesi europei». Ha poi posto in luce che «è questa economia di mercato che ha aumentato del 40% il reddito medio dei cittadini negli ultimi 40 anni», mentre dall'altra parte del muro di Berlino «i popoli hanno conosciuto la sorte che conosciamo».

Sostenere le banche «è stato necessario», ha proseguito, «ma non è sufficiente». La nostra preoccupazione, ha spiegato, «deve essere la solidarietà verso coloro che perdono il posto di lavoro e che hanno difficoltà alla fine del mese». Ed è solo con la crescita, dando agli imprenditori l'ambiente economico e fiscale adatto, «che si potranno ritrovare la fiducia e i posti di lavoro». In tale contesto, ha rilevato che il programma europeo di 400 miliardi «ci aiuterà a sormontare la crisi, permetterà di generare nuovi investimenti, rafforzerà la domanda e, di conseguenza, sosterrà la crescita e creerà occupazione». Inoltre, il mercato unico rappresenta un'importante leva, «mentre il protezionismo non potrà che aggravare la situazione».

Per questo, ha detto rivolgendosi al Primo ministro britannico, «bisogna evitare di avallare slogan quali "posti di lavoro britannici per lavoratori britannici"». E, in proposito, ha affermato di aver fiducia nella Commissione «affinché sia garantito alle imprese di poter operare in un mercato libero e leale». Ha poi concluso sostenendo che la priorità deve essere di «istituire una nuova architettura finanziaria globale, con maggiore stabilità, supervisione e, soprattutto, trasparenza»

 

DIRITTI DELLA DONNA/PARI OPPORTUNITÀ

 

STOP ALLE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI
Doc. A6-0054/2009

Relazione sulla lotta contro le mutilazioni sessuali femminili praticate nell'UE
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 23.3.2009 - Votazione: 24.3.2009

Non vi è nessuna giustificazione alle mutilazioni genitali femminili (MGF). Il Parlamento rileva infatti che si tratta di una violazione dei diritti umani fondamentali che deve essere bandita dall'UE. Gli Stati membri dovrebbero quindi considerare come reato qualsiasi forma di MGF e perseguire e punire chi le commetta. Occorre anche una strategia a tutela delle vittime che preveda meccanismi preventivi e educativi, mentre i medici dovrebbero denunciarne i casi alle autorità.

Secondo i dati rilevati dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), dai 100 ai 140 milioni di donne e bambine nel mondo hanno subìto mutilazioni genitali femminili (MGF) e, ogni anno, dai 2 ai 3 milioni di donne sono potenzialmente esposte al rischio di subire queste pratiche diffuse in almeno 28 paesi africani, in alcuni paesi asiatici e in Medio Oriente. Inoltre, in Europa sono circa 500 000 le donne che hanno mutilazioni. L'OMS ha identificato quattro tipi di MGF, che vanno dalla clitoridectomia (ablazione parziale o totale del clitoride) all'escissione (ablazione del clitoride e delle piccole labbra), che rappresenta circa l'85% delle MGF, fino all'infibulazione (ablazione totale del clitoride e delle piccole labbra nonché della superficie interna delle grandi labbra e cucitura della vulva per lasciare soltanto una stretta apertura vaginale) e l'introcisione (punture, perforazioni o incisioni del clitoride o delle labbra).
Approvando con 647 voti favorevoli, 10 contrari e 24 astensioni, la relazione - emendata da una risoluzione alternativa sostenuta da PPE/DE, ALDE e UEN - il Parlamento condanna «fermamente» le MGF come «violazione dei diritti umani fondamentali» e «pesante attentato all’integrità psicofisica» delle donne e delle bambine che le subiscono. Tali mutilazioni, infatti, possono provocare in alcuni casi la morte, mentre l’uso di strumenti rudimentali e l’assenza di precauzioni antisettiche comportano effetti collaterali dannosi, «tanto che i rapporti sessuali e il parto possono risultare dolorosi, gli organi subiscono danni irreparabili e possono manifestarsi delle complicazioni (come emorragie, stato di shock, infezioni, trasmissione del virus dell’AIDS, tetano, tumori benigni), nonché gravi complicazioni in caso di gravidanza e parto».
Il Parlamento sollecita quindi l'elaborazione di una chiara strategia globale e dei piani d’azione nell'intento di «bandire le MGF nell'Unione europea» e, attraverso meccanismi giuridici, amministrativi, preventivi, educativi e sociali, consentire alle vittime reali e potenziali di ottenere una valida protezione. Esorta poi a respingere la pratica della "puntura alternativa" ed ogni tipo di medicalizzazione, proposte come soluzione di mediazione tra la circoncisione del clitoride e il rispetto di tradizioni identitarie, «poiché ciò significherebbe soltanto giustificare e accettare la pratica della mutilazione genitale» nel territorio dell'UE.
Per i deputati, infatti, «non esiste alcuna ragione di carattere sociale, economico, etnico, sanitario o di altro tipo che possa giustificarle», mentre le motivazioni addotte da numerose comunità a favore del mantenimento di queste pratiche tradizionali «non hanno alcuna giustificazione». Invitano quindi l’Unione europea e gli Stati membri a «perseguire, condannare e punire tali pratiche» e a introdurre nelle pertinenti direttive sull'immigrazione la previsione di reato per chi commette mutilazioni genitali, nonché a prevedere adeguate sanzioni contro chi le compie nell'UE.
Il Parlamento chiede quindi agli Stati membri di adottare disposizioni legislative specifiche sulle mutilazioni genitali femminili oppure, in base alla vigente legislazione, di perseguire penalmente chiunque le metta in atto.
Più in particolare, dovrebbero:
- considerare come reato qualsiasi forma di mutilazione genitale femminile, indipendentemente dal fatto che l’interessata abbia dato o meno il suo consenso, e di punire chiunque aiuti, inciti, consigli o dia sostegno a una altra persona nella realizzazione di uno qualsiasi di questi atti,
- perseguire, processare e punire qualsiasi residente che abbia commesso il reato di mutilazione genitale femminile, anche qualora tale reato sia stato commesso al di fuori delle loro frontiere (extraterritorialità del reato),
- prendere misure legislative che diano ai giudici o ai pubblici ministeri la possibilità di adottare misure cautelari e preventive qualora vengano a conoscenza di casi di donne o bambine che corrono il rischio di essere mutilate.

Il Parlamento chiede inoltre agli Stati membri di attuare una strategia preventiva di azione sociale, «senza stigmatizzare le comunità di immigrati», per proteggere le minorenni. Si tratterebbe di realizzare programmi pubblici e servizi sociali volti tanto a prevenire tali pratiche (tramite formazione, istruzione e sensibilizzazione delle comunità a rischio), quanto ad assistere le vittime che le hanno subite, offrendo sostegno psicologico e sanitario, comprese cure mediche riparatrici gratuite. Li invita poi a considerare che «la minaccia o il rischio che una minorenne possa subire una MGF è motivo che giustifica l’intervento dell’autorità pubblica».
Gli Stati membri dovrebbero anche elaborare orientamenti per gli operatori sanitari, gli educatori e gli assistenti sociali allo scopo di informare e istruire i padri e le madri «in merito agli enormi rischi che le MGF comportano e al fatto che tali pratiche sono un reato». I deputati li invitano inoltre a imporre ai medici di base, ai dottori e al personale sanitario operante negli ospedali «l’obbligo di riferire alle autorità sanitarie e/o alle forze di polizia i casi di mutilazione genitale femminile». Dovrebbe poi essere creato un “protocollo sanitario europeo” di monitoraggio e una banca dati sul fenomeno.

Il Parlamento chiede anche agli Stati membri di diffondere informazioni «precise e comprensibili a una popolazione non alfabetizzata», in particolare attraverso i loro consolati in occasione del rilascio dei visti. Inoltre, i servizi di immigrazione dovrebbero comunicare già al momento dell’arrivo nel paese di accoglienza i motivi alla base del divieto di legge e delle conseguenze penali, precisando che si tratta una protezione giuridica nei confronti delle donne e delle bambine e non di «un’aggressione culturale». Insiste poi sulla necessità di esaminare, caso per caso, ogni domanda di asilo presentata da genitori a motivo delle minacce subite nel paese di origine per aver rifiutato di sottoporre le figlie a questa pratica, e di assicurare che dette domande siano sostenute da un insieme di elementi. Inoltre, le donne e le bambine che hanno ottenuto l'asilo nell'UE perché esposte alla minaccia di mutilazioni dovrebbero, in via preventiva, sottoporsi periodicamente a controlli da parte delle autorità sanitarie e/o di medici, «al fine di proteggerle dal rischio che le MGF vengano effettuate in un secondo tempo nell'Unione europea».
Per i deputati è poi indispensabile che i paesi interessati si impegnino a organizzare forum di dialogo, a riformare le norme giuridiche tradizionali, ad affrontare nelle scuole il tema delle mutilazioni sessuali femminili e a incentivare la collaborazione con le donne non mutilate. La Commissione dovrebbe anche inserire, nei suoi negoziati e accordi di cooperazione con i paesi interessati, una clausola per eradicare le MGF e andrebbero creati Tavoli tecnici permanenti di armonizzazione e di raccordo tra gli Stati membri e tra questi e le istituzioni africane. I deputati chiedono inoltre di migliorare la posizione giuridica delle donne e delle bambine nei paesi in cui si pratica la mutilazione genitale.
Il Parlamento chiede poi agli Stati membri di collaborare e finanziare le attività delle reti e delle ONG che prestano la loro opera di educazione, sensibilizzazione e mediazione in merito alle mutilazioni genitali femminili in stretto contatto con le famiglie e le comunità. Anche perché ritiene che la creazione di reti tra le ONG e le organizzazioni operanti a livello di comunità sul piano nazionale, regionale e internazionale «è senza dubbio fondamentale per riuscire a sradicare tali pratiche e scambiarsi informazioni ed esperienze». In proposito sollecita anche un rafforzamento delle reti europee esistenti.

 

CULTURA

 

PROMUOVERE L'APPRENDIMENTO DELLE LINGUE, ANCHE REGIONALI
Doc. A6-0092/2009

Relazione sul multilinguismo: una risorsa per l’Europa e un impegno comune
Procedura: Iniziativa - Dibattito: 23.3.2009 - Votazione: 24.3.2009

La diversità linguistica dell'UE è una risorsa culturale di grande importanza. Il Parlamento sostiene la promozione dell'apprendimento di due lingue straniere, in particolare europee, a scuola e nella formazione continua, per favorire la mutua comprensione, l'inclusione sociale e l'occupabilità. Rileva poi che le lingue regionali e minoritarie sono un patrimonio culturale da salvaguardare. Ai migranti, specie i bambini, occorre poi agevolare l'apprendimento della lingua del paese che li ospita.

Con 335 voti favorevoli, 279 contrari e 69 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione sostenuta da PSE, ALDE e Verdi/ALE che modifica in alcune parti la relazione sul multilinguismo. L'Aula ribadisce «la necessità di riconoscere la parità tra le lingue ufficiali dell’Unione europea in tutti gli aspetti dell'attività pubblica». Anche perché la diversità linguistica dell'Europa costituisce «una risorsa culturale di grande importanza» e sarebbe quindi un errore se l'UE si limitasse a una sola lingua principale. Esorta pertanto gli Stati membri a integrare il multilinguismo, oltre che nell'ambito dell'istruzione, anche nelle politiche in materia di apprendimento permanente, inclusione sociale, occupazione, mezzi di comunicazione e ricerca.
Il Parlamento accoglie con favore la proposta della Commissione di promuovere "la lingua materna più altre due lingue" nell'ambito dell'istruzione e raccomanda agli Stati membri di includere nei programmi scolastici lo studio facoltativo di una terza lingua straniera nella scuola secondaria. In proposito, ribadisce la priorità politica attribuita all'acquisizione delle competenze linguistiche attraverso l'apprendimento di altre lingue dell'Unione europea, una delle quali dovrebbe essere la lingua di un paese vicino e l'altra una "lingua franca" internazionale. Anche perché ciò potrebbe «migliorare la comprensione reciproca all'interno dell'Unione europea». Allo stesso tempo occorre «promuovere maggiormente la proiezione internazionale delle lingue europee nel mondo».
Nel contesto dell'apprendimento permanente, i deputati ritengono che vada offerto supporto sufficiente ad aiutare i cittadini di tutti i gruppi di età a sviluppare e migliorare le loro competenze linguistiche in modo continuativo, offrendo loro accesso a un insegnamento linguistico adatto «allo scopo di migliorarne l'inclusione sociale e le prospettive occupazionali e di benessere». Le imprese europee, e in particolare le PMI, dovrebbero inoltre poter contare su un sostegno concreto a favore dell'apprendimento e dell'utilizzo delle lingue «che faciliti loro l'accesso ai mercati internazionali».
Nell'incoraggiare il ricorso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione in quanto strumenti indispensabili per l’insegnamento delle lingue, il Parlamento rileva che l’utilizzo dei sottotitoli nei programmi televisivi «faciliterà l’apprendimento e la pratica delle lingue dell’UE e una migliore comprensione del retroterra culturale delle produzioni audiovisive». Ha quindi smorzato il testo originale che raccomandava l'uso del sottotitolaggio nella lingua nazionale, anziché del doppiaggio e delle voci fuori campo.
I deputati affermano di promuovere e sostenere l'introduzione «su base non obbligatoria» delle lingue madri minoritarie, locali e straniere nei programmi scolastici e/o nel quadro di attività extrascolastiche aperte a tutti. Ritengono peraltro che le lingue regionali e minoritarie «sono un patrimonio culturale da salvaguardare e coltivare» ed è quindi «essenziale garantire che nei paesi o nelle regioni in cui convivono due o più lingue ufficiali, ma hanno soppresso la richiesta che queste lingue «siano utilizzate quali lingue d'insegnamento a tutti i livelli di istruzione». Parimenti, hanno eliminato il paragrafo della relazione originale in cui si sottolineava l’importanza di «salvaguardare la possibilità per i genitori e gli educatori di scegliere la lingua ufficiale di istruzione dei figli nei paesi in cui coesistono una o più lingue ufficiali o una o più lingue regionali».
I deputati evidenziano poi l'importanza di garantire, negli Stati membri in cui coesistono lingue ufficiali diverse, «la piena intelligibilità reciproca tra le varie lingue», in particolare negli ambiti di interesse per le persone anziane e nei settori della giustizia, della sanità, dell'amministrazione e dell'occupazione.
Il Parlamento propone di istituire, ad ogni livello formativo e a prescindere dall'ambiente geografico, la presenza di insegnanti di lingue straniere qualificati, invitando anche la Commissione e gli Stati membri a favorire la mobilità professionale degli insegnanti e la cooperazione tra scuole di diversi paesi. Propone tra l’altro agli Stati membri di esaminare la possibilità di effettuare scambi del personale docente a diversi livelli formativi, affinché le varie materie scolastiche possano essere insegnate in più lingue. Inoltre, considera cruciale l’istituzione di programmi specifici di sostegno alla traduzione e la costituzione di reti di banche dati terminologiche multilingue.
I deputati invitano infine la Commissione e gli Stati membri a promuovere misure che facilitino l'apprendimento linguistico dei soggetti che vivono in situazioni svantaggiate, degli appartenenti a minoranze etniche e dei migranti, per consentire a tali persone di integrarsi nella società. Sottolineano quindi la necessità che i governi nazionali promuovano efficacemente dei corsi speciali di lingue e mettano a loro disposizione i mezzi necessari per apprendere la lingua e la cultura del paese ospitante. Ritengono inoltre che «i bambini, nel loro stesso interesse, dovrebbero poter parlare la lingua del paese in cui vivono affinché non divengano oggetto di discriminazioni... e siano in grado di partecipare a tutte le attività su base paritaria».

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

 

INDUSTRIA

 

CRISI DELL'AUTO: UN QUADRO EUROPEO PER GLI INCENTIVI
B6-0152, 0153, 0154, 0155/2009

Risoluzione sul futuro dell'industria automobilistica
Procedura: Risoluzione comune - Dibattito: 24.3.2009 - Votazione: 25.3.2009

Riconoscendo l'importanza dell'industria automobilistica per l'occupazione, l'innovazione e la competitività, il Parlamento chiede di definire un quadro d'azione europeo per le misure a sostegno del settore, senza distorcere la concorrenza. Sollecita poi la semplificazione e l'aumento del sostegno finanziario al comparto, specie tramite la BEI e i programmi di rottamazione, con lo scopo di sostenere e accelerare le necessarie trasformazioni tecnologiche e garantire l'occupazione. Il Parlamento chiede anche di agevolare, migliorare e velocizzare l'accesso ai fondi dell'UE a sostegno della R&S e dell'innovazione e di garantire parità di condizioni sul piano internazionale, evitando misure protezionistiche sul mercato mondiale.

Approvando con 413 voti favorevoli, 44 contrari e 29 astensioni una risoluzione sostenuta da PPE/DE, PSE, ALDE e UEN, il Parlamento rileva anzitutto che quello automobilistico è «un settore chiave dell'economia europea che contribuisce all'occupazione, all'innovazione e alla competitività di tutto il sistema economico». L'industria dell'auto, infatti, «dà lavoro, direttamente o indirettamente, a 12 milioni di persone», ossia il 6% degli occupati UE. Rappresenta inoltre «il principale investitore privato in Ricerca e Sviluppo nell'Unione europea». Ma riconosce che l'attuale crisi economica e finanziaria «ha posto sotto intensa pressione l'industria automobilistica», il che si riflette in «una drastica flessione della domanda di autoveicoli ma anche in una sovraccapacità di produzione e in difficoltà di accesso al credito e ai finanziamenti, uniti a problemi strutturali anteriori alla crisi».
Trattandosi di una crisi «europea», il Parlamento richiama quindi l'attenzione sull'importanza che riveste l'adozione, da parte degli Stati membri dell'UE, «di iniziative coerenti e coordinate» e chiede «un vero quadro d'azione europeo» che preveda passi concreti verso l'adozione «delle misure decisive necessarie», sia a livello dell'UE che degli Stati membri. Esprimendo «crescente preoccupazione» per alcune delle misure a breve termine adottate a livello nazionale che potrebbero distorcere la concorrenza nel mercato interno, invita dunque gli Stati membri a fare in modo che le nuove misure siano coerenti, efficaci e coordinate. In tale contesto valuta positivamente il quadro di riferimento temporaneo per la valutazione degli aiuti di Stato definito nell'ambito del piano europeo di ripresa economica.
Il Parlamento invita il Consiglio e la Commissione ad accelerare, semplificare ed accrescere il sostegno finanziario destinato al settore automobilistico, in particolare per il tramite della Banca europea per gli investimenti, nonché consentendo garanzie di Stato per prestiti a basso tasso di interesse. Li sollecita inoltre a chiedere la semplificazione della procedura amministrativa per la richiesta di prestiti. Anche perché questi ultimi «dovrebbe contribuire a stimolare la domanda di nuovi veicoli, a vantaggio della crescita economica, dell'ambiente e della sicurezza stradale». Insiste poi affinché la BEI presti sufficiente attenzione alle necessità di crediti delle PMI legate al settore automobilistico e sollecita gli Stati membri ad aumentare la capacità di prestito della BEI «per mantenerla all'altezza delle necessità finanziarie di medio termine».
Il Parlamento insiste inoltre sul fatto che tutte le iniziative finanziarie o fiscali, compresi i programmi di rottamazione, «devono sostenere e accelerare le necessarie trasformazioni tecnologiche del settore, segnatamente a livello dell'efficienza energetica dei motori e della riduzione delle emissioni». Invita poi la Commissione a elaborare orientamenti e raccomandazioni per misure volte a incoraggiare in modo coordinato il rinnovamento del parco circolante, quali programmi di rottamazione e altri incentivi di mercato che hanno effetti positivi e di breve termine sulla domanda di nuovi autoveicoli e che sono intesi a rinvigorire il mercato del leasing automobilistico. In tale contesto, chiede alla Commissione di monitorare le misure nazionali già applicate «per evitare distorsioni sul mercato interno».
Per i deputati, le politiche europee e nazionali dovrebbero contribuire ad affrontare la fase di ristrutturazione e di riconversione in cui si trovano l'industria automobilistica e il suo indotto, «in modo socialmente responsabile» e «in stretta cooperazione con i sindacati». Chiedono inoltre alla Commissione di garantire l'uso ottimale dei Fondi europei disponibili a sostegno dell'occupazione e di agevolare, migliorare e velocizzare l'accesso a detti Fondi che «dovrebbero contribuire a programmi di formazione e di riqualificazione dei lavoratori».
Il Parlamento ribadisce inoltre che l'industria automobilistica deve continuare a investire in programmi di R&S intesi a fornire «le migliori soluzioni in termini di qualità, sicurezza e prestazioni ambientali al fine di creare un quadro competitivo sostenibile». Invita quindi la Commissione ad «agevolare, migliorare e velocizzare in tale contesto l'accesso agli strumenti dell'UE a sostegno della R&S e dell'innovazione, come il settimo Programma quadro».
Infine, il Parlamento conferma la necessità di approfondire il dialogo e le discussioni in corso con i paesi terzi e con i principali partner commerciali dell'UE sul futuro del settore automobilistico e invita pertanto la Commissione a seguire attentamente l'evoluzione nei paesi terzi, in particolare negli Stati Uniti e in Asia, «per garantire parità di condizioni sul piano internazionale, astenendosi dall'adottare misure protezionistiche e discriminatore sul mercato mondiale dell'auto». Chiede inoltre di garantire un accordo equilibrato ed equo tra l'Unione europea e la Corea del Sud prima della conclusione dell'accordo di libero scambio.

 

CONSIGLIO EUROPEO

 

DIBATTITO SUI RISULTATI DEL VERTICE DI PRIMAVERA

Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Risultati del Consiglio europeo (19-20 marzo 2009)
Dibattito: 25.3.2009

Si è svolto in Aula un dibattito con il Presidente in carica del Consiglio, il Primo ministro ceco Topolánek, sui risultati del Consiglio europeo di Bruxelles del 19-20 marzo 2009. I principali temi affrontati sono stati la crisi economica, le infrastrutture energetiche, la sicurezza energetica ed i cambiamenti climatici.

Dichiarazione della Presidenza in carica

Aprendo il dibattito, Mirek Topolánek, Primo ministro ceco, si è fermamente opposto all'idea che l'Unione europea non stia facendo abbastanza per contrastare la situazione economica, sottolineando i 400 miliardi di euro del pacchetto di incentivi concordato con gli Stati membri e - uno dei «maggiori successi del vertice» - i 75 miliardi di euro da erogare al FMI per incrementare la sua capacità finanziaria. Ha poi illustrato gli esiti principali del Vertice riguardo a energia, cambiamenti climatici e relazioni esterne. Infine, per quanto attiene al miglioramento della legislazione ("better regulation") - un altro campo in cui vi è stato un accordo per le riforme - ha evidenziato il ruolo del Parlamento al momento di legiferare su temi futuri quali le agenzie di rating, i requisiti di solvibilità e l'adeguatezza del capitale delle banche.

Dichiarazione della Commissione

Per José Manuel Barroso, Presidente della Commissione, «le previsioni pessimistiche erano errate - l'ultimo Consiglio europeo ha raggiunto decisioni importanti che dimostrano la nostra unità». Ha quindi fatto riferimento al sostegno del Consiglio per il pacchetto da 5 miliardi di euro per l'energia strategica e per progetti a banda larga, ai 50 miliardi di euro a sostegno della bilancia dei pagamenti, al 4% del PIL per stabilizzatori automatici atti a combattere la crisi globale, nonché agli 75 miliardi di euro extra destinati al FMI.
Ha quindi aggiunto che questi stanziamenti saranno sostenuti da un programma di «ambiziose riforme della regolamentazione» che aprirà la strada a soluzioni globali, aggiungendo che il vertice di Londra intende definire stimoli economici e norme, rifiutare il protezionismo e mantenere l'impegno sugli obiettivi del Millennio per lo sviluppo. Infine, ha auspicato che le attese misure di regolamentazione del mercato finanziario possano essere adottate prima della pausa per le elezioni del Parlamento europeo.

JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE/DE ha esordito nel dibattito ricordando che «lo scorso venerdì l'Unione europea ha adottato una roadmap per il vertice del G-20 del 2 aprile e dobbiamo lavorare come una squadra» e ha sottolineato che «soluzioni meramente nazionali non funzionerebbero». Il pacchetto da 400 miliardi di euro, a suo parere, aiuterà la creazione di ricchezza e di posti di lavoro, come pure il finanziamento per l'energia e progetti a banda larga. Per il deputato, inoltre, vi è la necessità di progressi rapidi per quanto attiene le proposte dell'Unione europea sulle agenzie di rating, l'adeguatezza del capitale e i requisiti di Basilea II, precisando che «non abbiamo bisogno di misure socialiste, abbiamo bisogno di più posti di lavoro». Dopo aver rilevato che il Presidente degli Stati Uniti Obama sembra pronto ad approvare lo schema di scambio delle emissioni di CO2, ha concluso dichiarando che «dobbiamo convincere i nostri partner a proseguire con i cambiamenti climatici».





 

AFFARI ECONOMICI E MONETARI

 

UN QUADRO EUROPEO PER PROMUOVERE IL MICROCREDITO
Doc. A6-0041/2009

Relazione recante raccomandazioni alla Commissione sull'iniziativa europea per lo sviluppo del microcredito a sostegno della crescita e dell’occupazione
Procedura: Iniziativa - Relazione senza dibattito - Votazione: 24.3.2009

Il Parlamento chiede alla Commissione di presentare proposte legislative volte ad agevolare l'erogazione di microcrediti alle imprese in crisi di liquidità e alle persone svantaggiate (immigrati, minoranze, precari e donne) per promuovere il lavoro autonomo. Al contempo occorre un quadro UE per gli istituti microfinanziari non bancari, far sì che le norme antiriciclaggio non ostacolino i microcrediti a chi è senza documenti e adeguare le regole sulla concorrenza.

Nell'UE vi è una domanda potenziale significativa per il microcredito «che non è ancora stata soddisfatta». E' quanto afferma la relazione che, approvata con 574 voti favorevoli, 23 contrari e 12 astensioni, chiede alla Commissione di presentare una o più proposte legislative in materia sulla base di raccomandazioni particolareggiate. Anche perché l’attuale crisi finanziaria e le sue possibili ripercussioni sull’economia nel suo insieme «mostrano gli inconvenienti dei prodotti finanziari complessi» e la necessità di esaminare vie «per migliorare l’efficienza e porre in essere ogni possibile canale di finanziamento quando le imprese hanno un accesso ridotto al capitale causato dalla crisi di liquidità».
La Commissione definisce attualmente come microcredito un prestito di importo pari o inferiore a 25.000 euro, mentre la raccomandazione 2003/361/CE stabilisce che una microimpresa è un’impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2.000.000 di euro. Per i deputati, queste definizioni «non sembrano pertinenti per tutti i mercati nazionali e non consentono di stabilire una chiara distinzione tra microcrediti e microprestiti alle microimprese, microcredito per i mutuatari non bancabili e microcredito per le microimprese bancabili».

Finanziamento UE, soprattutto ai più svantaggiati
Il Parlamento suggerisce il finanziamento o cofinanziamento di una serie di progetti, purché lo scopo specifico sia di promuovere la disponibilità di microcredito per tutte le persone e le imprese che non abbiano accesso diretto al credito, quali gruppi bersaglio svantaggiati (comunità rom, immigrati, persone che vivono in aree rurali svantaggiate, persone che si trovano in situazioni di lavoro precario e donne).
Questi progetti, più in particolare, dovrebbero riguardare il rilascio di garanzie per gli erogatori di microcredito da parte di fondi nazionali o dell’UE, la prestazione di servizi aggiuntivi per i beneficiari di microcredito che includa una formazione mirata obbligatoria finanziata mediante i Fondi strutturali e lo scambio delle migliori pratiche di gestione. I progetti potrebbero anche consistere nella creazione di un sito web in cui i potenziali beneficiari di microcredito possano presentare i propri progetti a coloro che sono disposti a prestare denaro per sostenerli e di un database comunitario che includa le informazioni creditizie sia positive che negative riguardanti i beneficiari di microcredito.
Al fine di evitare sovrapposizioni, i deputati precisano che la Commissione dovrebbe designare un'unica entità di coordinamento che riunisca tutte le attività finanziarie UE connesse al microcredito e finanziare o cofinanziare solo i progetti associati al mantenimento dei diritti di sicurezza sociale quali l'assegno di disoccupazione e l'aiuto al reddito.

Un quadro comunitario armonizzato per gli istituti microfinanziari non bancari
Il Parlamento suggerisce alla Commissione di proporre atti legislativi che forniscano un quadro a livello europeo per gli istituti microfinanziari (MFI) bancari e non bancari. Per quanto riguarda questi ultimi, il quadro dovrebbe includere una chiara definizione di erogatori di microcredito, «che stabilisca che questi non accettano depositi e non si possono pertanto considerare istituzioni finanziarie ai sensi della direttiva sui requisiti di capitale», la capacità di condurre esclusivamente attività di erogazione di credito e di concedere nuovamente crediti, nonché regole armonizzate e basate su criteri di rischio per quanto concerne l'autorizzazione, la registrazione, la comunicazione di informazioni e la vigilanza prudenziale.

Le norme antiriciclaggio non ostacolino i microcrediti a chi è senza carta d'identità Per i deputati, in sede di revisione della direttiva relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (2005/60/CE), la Commissione dovrebbe assicurare che le disposizioni ivi contenute «non siano d'ostacolo nell'accesso al microcredito a quelle persone che non dispongano di un indirizzo permanente o di documenti d'identità personali».
Occorrerebbe quindi prevedere «una deroga speciale alle disposizioni riguardanti gli obblighi di diligenza nei confronti della clientela».

Regole di concorrenza più adeguate Il Parlamento chiede alla Commissione di prevedere, in sede di revisione delle norme sugli aiuti "de minimis", la differenziazione dei limiti degli aiuti "de minimis" fra uno Stato membro e l'altro allorché si tratta di supporto finanziario per gli erogatori di microcredito, l'abolizione della discriminazione nella concessione di aiuti "de minimis" alle imprese del settore agricolo, se l'aiuto viene concesso nel quadro del microcredito, nonché la riduzione degli oneri amministrativi se l'aiuto viene concesso nel quadro del microcredito.
Dovrebbe inoltre sancire in diritto che il ruolo svolto dagli erogatori di microcredito non bancari, e se del caso il sostegno pubblico che tali istituzioni ricevono, «sono in linea con le regole comunitarie di concorrenza» e applicare norme che consentano un trattamento preferenziale ai beni e servizi forniti dai beneficiari di microcredito nelle procedure pubbliche di appalto.

Sensibilizzazione in materia di microcredito Il Parlamento chiede alla Commissione di prevedere l'introduzione del concetto di microcredito nelle statistiche e nella legislazione attinenti alle istituzioni finanziarie, elaborare una strategia di comunicazione allo scopo di promuovere il lavoro autonomo come alternativa al salariato, «in particolare come modo di sfuggire alla disoccupazione per le categorie svantaggiate di destinatari» e vagliare, alla luce della recente crisi dei subprime, i vantaggi e gli svantaggi delle forme dirette di microcredito rispetto agli strumenti di credito cartolarizzato. Infine, gli Stati membri dovrebbero poter applicare un meccanismo capace di «escludere tassi d’interesse eccezionalmente elevati».

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

SANITÀ PUBBLICA

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

TRASPORTI

AMBIENTE

CONSUMATORI

AGRICOLTURA

RELAZIONI ESTERNE

DIRITTI FONDAMENTALI

PETIZIONI

POLITICA SOCIALE

COMMERCIO INTERNAZIONALE

BILANCI

POLITICA REGIONALE

SVILUPPO