DAL PARLAMENTO EUROPEO
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BRUXELLES - MINISESSIONE 07 - 08 OTTOBRE 2009
APERTURA SESSIONE |
Aprendo la seduta, il Presidente JERZY BUZEK si è detto lieto per il risultato del referendum in Irlanda sul Trattato di Lisbona: "E' un grande giorno per l'Irlanda e per l'Europa". Ha quindi osservato che gli irlandesi hanno lanciato "un chiaro segnale" della loro volontà di "restare nel Continente riunito".
Dopo aver ringraziato quanti si sono prodigati a favore della ratifica del trattato, incluso l'ex Presidente del Parlamento europeo Pat Cox, si è detto convinto che il processo di ratifica andrà avanti e si completerà anche in Polonia e nella Repubblica ceca. In proposito, ha detto di esse stato rassicurato dal Presidente polacco che egli apporrà la sua firma sul trattato ed ha auspicato che il Presidente ceco faccia lo stesso una volta che la Corte costituzionale abbia risolto tutti i dubbi.
Il Trattato di Lisbona, ha aggiunto il Presidente, "dota l'Unione europea degli strumenti per affrontare le sfide del XXI secolo", come il cambiamento climatico e la disoccupazione crescente. Nel sottolineare la necessità di ascoltare e tenere conto delle ragioni dei sostenitori del "no" al referendum, ha concluso sostenendo che occorre lavorare affinché "L'Europa unita sia l'Europa di tutti".
Il Presidente ha poi voluto ricordare la "catastrofe accaduta a Messina" e ha ribadito le condoglianze del Parlamento alle famiglie delle vittime.
Il Presidente ha voluto rendere omaggio ad Anna Politkovskaja, in occasione del terzo anniversario della sua uccisione. Sottolineando che la questione rimane ancora oscura e che gli assassini non sono stati portati davanti alla giustizia, BUZEK ha anche evidenziato che altri giornalisti sono stati uccisi da allora. Ha anche approvato l'omaggio reso da alcuni deputati con l'esposizione di una foto della giornalista.
Nel dibattito è intervenuto CARLO CASINI (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana UDC-SVP nel Gruppo del PPE e Presidente Commissione Affari costituzionali:
"Signor Presidente, mi era stato detto di disporre anch'io di tre minuti, ma cercherò di stare nei due minuti. Condivido la soddisfazione già espressa da molti miei colleghi e credo che adesso sia giunto il momento di mettere in pratica, di attuare, il Trattato di Lisbona appena effettuate le ratifiche che, auspichiamo, avvengano davvero prossimamente.
La commissione che presiedo sta facendo tutto il possibile già da un pezzo ma è importante, soprattutto, che il Parlamento prenda coscienza delle sue nuove responsabilità: non si lasci portar via, in linea di fatto, nessun pezzo della sua più ampia funzione legislativa.
Vorrei però sottolineare un particolare, che non mi sembra sia finora emerso: i motivi per cui il popolo irlandese in precedenza aveva respinto il Trattato erano molti ma tra questi motivi vi era anche il timore, di una parte degli elettori, che l'ordinamento giuridico europeo potesse violare in Irlanda alcuni valori fondamentali inerenti al diritto alla vita e al concetto di famiglia.
Questi timori sono stati fugati mediante dichiarazioni adottate dai Consigli europei del dicembre 2008 e del giugno 2009. Questo a me pare che sia importante per tutta l'Europa, non solo per l'Irlanda: si è chiarito infatti che l'acquis comunitario non tocca la sfera del diritto alla vita e della famiglia. È una precisazione che non vale solo per l'Irlanda ma per tutti gli Stati membri. In realtà non c'era bisogno di questa precisazione perché la Corte europea dei diritti dell'uomo, in diverse sentenze riguardanti la Francia, l'Inghilterra e la Polonia, aveva già statuito che in queste materie - il campo della vita, il valore della vita, il rispetto della vita, e la famiglia - bisogna lasciare agli Stati membri la possibilità di decidere secondo la loro storia, la loro tradizione e la loro cultura.
Ma lo scrupolo irlandese ha avuto il merito di ottenere una formale chiarezza su questo punto, che ora riguarda appunto tutta l'Unione europea. Mi sembra che questo sia un fatto positivo che rende utile l'effettuazione del doppio referendum. Naturalmente sappiamo bene che la cultura europea è fatta della somma della cultura di tutti i paesi che ne fanno parte e noi tutti desideriamo che l'Europa non sia soltanto uno spazio economico, ma anche e soprattutto una comunità di valori.
Ritengo dunque doveroso esprimere insieme soddisfazione e anche gratitudine all'Irlanda, per ciò che essa porta nell'Europa con la sua storia e con i suoi ideali.
L'Europa aveva bisogno dell'Irlanda, non solo per ragioni tecniche inerenti ai meccanismi e alla struttura organizzativa, ma anche per l'apporto che l'Irlanda consegna a quella che stiamo cercando tutti: l'anima dell'Europa."
LIBERTÀ DI STAMPA |
DIBATTITO SULLA LIBERTÀ D'INFORMAZIONE IN ITALIA
Nel corso di un dibattito sulla libertà di informazione in Italia, i rappresentanti dei gruppi PPE, ECR e EFD hanno ammonito dall'utilizzare l'Unione europea quale forum per risolvere le questioni di politica interna. D'altro lato, i gruppi S&D, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL hanno chiesto alla Commissione di proporre un'ampia legislazione europea sul pluralismo dei media.
Dichiarazione in nome della Commissione
Il commissario per i media, Viviane Reding, ha sottolineato che l'Unione europea ha poteri limitati nel campo della stampa scritta ma che tutti gli Stati membri hanno istituzioni proprie per risolvere eventuali problemi legati ai diritti fondamentali. Ha quindi invitato i deputati a non risolvere i problemi tramite le istituzioni europee se possono farlo a livello nazionale.
JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE ha esordito nel dibattito condannando l'utilizzo del Parlamento quale forum per un dibattito nazionale ed ha sottolineato che l'Italia è un paese democratico dove l'ordinamento giuridico è rispettato. Il Parlamento non ha poteri su questa materia e non dovrebbe essere strumentalizzato per i regolamenti di conti.
Nel dibattito è intervenuto CARLO CASINI (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana UDC-SVP nel Gruppo del PPE e Presidente Commissione Affari costituzionali:
"Signora Presidente, onorevoli colleghi, vorrei razionalizzare un sentimento apparentemente ambiguo che provo dopo questa prima fase della discussione, perché mi riconosco pienamente nelle forti parole pronunciate dal mio presidente Daul, ma mi sono riconosciuto anche nelle parole del collega Sassoli, che apparentemente dovrebbe essere un mio avversario politico.
Mi spiego meglio: sono schizofrenico io nel provare questa ambivalenza di sentimenti o sto cercando indebitamente di mediare tra il fatto che in Italia siedo all'opposizione, mentre qui mi trovo accanto al Popolo della libertà, nel Partito popolare? Credo di poter rispondere, sottolineando un contrasto evidente fra la grandezza e l'importanza dell'argomento della libertà d'informazione, argomento importantissimo…. Se Montesquieu fosse vissuto oggi, non avrebbe parlato soltanto dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, ma anche di altri poteri e al primo posto avrebbe messo il quarto potere, la stampa, che rappresenta un problema di libertà, di lotta alla schiavitù mentale, un problema di democrazia.
D'altra parte, la goccia che ha fatto traboccare il vaso dopo mesi e mesi di un imbarbarimento di tutta la stampa italiana - consentitemi di dirlo, di destra e di sinistra; è caduta la qualità della stampa italiana, da mesi, perché la politica è veramente caduta in basso - è stata l'azione giudiziaria di Berlusconi. Beh, consentitemi: ho fatto il magistrato penale per quattro anni alla Corte di cassazione, nella Quinta sezione penale, dove si giudicava il reato per diffamazione a mezzo stampa. E quindi ha ragione l'onorevole Mario: ne ho viste tante di querele per diffamazione a mezzo stampa e nessuno ha protestato. È un diritto del cittadino difendersi anche rispetto a queste situazioni.
Mi auguro pertanto che, cercando davvero di conciliare cose apparentemente opposti, si arrivi davvero a un nuovo e più alto modo di affrontare il problema per tutta l'Europa e non solo guardando l'Italia."
Nel dibattito è inoltre intervenuto per iscritto TIZIANO MOTTI (PPE-I):
"Dichiarare che la libertà d'informazione è negata in Italia è un'offesa, strumentale ed opportunistica, ad una delle più grandi democrazie occidentali. La libertà di informazione è negata in quei Paesi nei quali i regimi dittatoriali impediscono ai sudditi di accrescere la loro consapevolezza sui fatti quotidiani scegliendo la fonte d'informazione ritenuta più autorevole. Internet oggi ha il merito, nei Paesi di tradizione democratica come l'Italia, di abbattere ogni limite politico, geografico, economico e sociale di accesso all'informazione. In certi Paesi, al contrario, Internet è filtrato, e molti siti, considerati non filogovernativi, oscurati. Li' i diritti civili, come la libertà d'espressione, di matrimonio, di manifestazione, diritti di cui quali forse noi Occidentali non realizziamo nemmeno più l'importanza, perchè ad essi siamo abituati, non si avvicinano nemmeno lontanamente al concetto di inalienabilità garantito dalla nostra Costituzione. Perchè, semplicemente, non esistono. Il Parlamento europeo deve essere luogo di crescita, di dibattito e di scambio di buone prassi dei Paesi europei. Non puo' ridursi a sfondo teatrale privilegiato dove mettere in scena gratuitamente "prime" di una qualsiasi pièce da teatrino di provincia. Se dibattito sulla libertà di stampa, in Europa, deve esserci al Parlamento europeo, che ci sia, ma sia esso costruttivo e degno del prestigio dell'Istituzione di cui,noi, ci onoriamo di fare parte."
TERREMOTO IN ABRUZZO |
TERREMOTO IN ABRUZZO: MOBILITATI CIRCA 494 MILIONI DI EURO DAL FONDO UE DI SOLIDARIETÀ
Doc. A7-0021/2009
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 ottobre 2009 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'UE, in conformità del punto 26 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria.
Il Parlamento ha deciso di mobilitare una somma di 493.771.159 euro di stanziamenti d’impegno e di pagamento nell’ambito del Fondo di solidarietà dell’Unione europea per contribuire a riparare i danni causati del terremoto che ha devastato l'Abruzzo nell'aprile 2009.
L'Italia aveva chiesto l'assistenza del Fondo in seguito al terremoto che nell'aprile 2009 ha colpito la regione dell'Abruzzo, provocando la morte di 300 persone e causando danni di notevole entità. Stando alle stime dei servizi della Commissione, i danni diretti causati dal terremoto ammontano complessivamente a 10,212 miliardi di euro. L’evento è stato classificato come “catastrofe naturale grave” e rientra pertanto nel campo di applicazione del Fondo.
Con 620 voti favorevoli, 4 contrari e 14 astensioni, il Parlamento ha adottato una decisione che, nel quadro del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2009, mobilita 493.771.159 euro (in stanziamenti d’impegno e di pagamento) nell’ambito del Fondo di solidarietà dell’Unione europea.
Istituito nel 2002, il Fondo di solidarietà dell'Unione europea ha l'obiettivo di "permettere alla Comunità di affrontare situazioni d'emergenza in maniera rapida, efficace e flessibile". L'UE intende così dimostrare la propria solidarietà alla popolazione delle regioni colpite da "gravi catastrofi" apportando un sostegno finanziario "per contribuire, a ripristinare rapidamente condizioni di vita normale in tutte le regioni sinistrate". Il sostegno dovrebbe principalmente essere mobilizzato in caso di catastrofi naturali.
Il Fondo può intervenire principalmente qualora si verifichi sul territorio di uno Stato una "catastrofe naturale grave, con serie ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini, sull'ambiente naturale o sull'economia di una o più regioni o di uno o più Stati". E' considerata grave una catastrofe che, in almeno uno degli Stati interessati, provoca danni stimati a oltre 3 miliardi di euro, a prezzi 2002, o superiori allo 0,6 % del RNL di detto Stato.
L'Accordo interistituzionale del 17 marzo 2006 consente la mobilitazione del Fondo entro un massimale annuale di 1 miliardo di euro. Si tratta della terza proposta di mobilitazione del Fondo nel 2009: è già stato stanziato un importo di 121,2 milioni di euro per una richiesta presentata dalla Romania e dalla Francia, lasciando una disponibilità di 878,8 milioni di euro.
CRISI ECONOMICA E FINANZIARIA |
ISTITUITA UNA COMMISSIONE PARLAMENTARE SPECIALE SULLA CRISI FINANZIARIA ED ECONOMICA
Doc. B7-0079/2009
Decisione sulla costituzione, le attribuzioni, la finanziaria, economica e sociale
Il Parlamento ha istituito una commissione speciale sulla crisi finanziaria ed economica che, composta di 45 deputati, dovrà analizzare la situazione e proporre delle misure appropriate, valutare la legislazione UE e il coordinamento tra gli Stati membri e curare le relazioni con le istituzioni UE e gli le organizzazioni internazionali. Il mandato della commissione è di 12 mesi a decorrere dall'8 ottobre 2009.
Il Presidente JERZY BUZEK ha affermato in proposito che " dovremmo imparare la lezione da queste crisi economiche e finanziarie affinché non si ripetano". I membri del Parlamento europeo, ha aggiunto, "dovranno valutare l'efficacia delle misure prese a livello UE e dagli Stati membri per rispondere alla crisi e questa nuova commissione servirà da importante luogo di dibattito".
Più in particolare, la commissione speciale dovrà analizzare e valutare l'ampiezza della crisi sociale, economica e finanziaria, il suo impatto sull'Unione europea e sugli Stati membri e la situazione a livello della governance mondiale, nonché proporre misure appropriate al fine di ricostruire a lungo termine mercati finanziari "sani e stabili, atti a sostenere la crescita sostenibile, la coesione sociale e l'occupazione, a tutti i livelli, e fornire una valutazione dell'incidenza degli interventi a i costi dell'inazione".
Sarà chiamata, inoltre, ad analizzare e valutare l'attuazione effettiva della legislazione comunitaria in tutti i settori interessati, nonché il coordinamento delle azioni avviate dagli Stati membri "per sostenere una crescita sostenibile e qualitativa e gli investimenti a lungo termine, onde lottare contro la disoccupazione e rispondere alle sfide demografiche e climatiche, nel rispetto del principio di sussidiarietà".
Infine, dovrà allacciare i contatti necessari e organizzare audizioni con le istituzioni europee e le istituzioni e gli organi internazioni, europei e internazionali, i parlamenti e i governi nazionali degli Stati membri e di paesi terzi, nonché con rappresentanti della comunità scientifica, delle imprese e della società civile, comprese le parti sociali, in stretta cooperazione con le commissioni permanenti.
La decisione, è precisato, lascia immutate le prerogative delle commissioni permanenti del Parlamento, competenti in materia di approvazione, controllo e applicazione della legislazione comunitaria relativa a detto settore. La commissione speciale, peraltro, potrà esprimere raccomandazioni concernenti le misure o le iniziative da avviare, in stretta cooperazione con le commissioni permanenti. Presenterà al Parlamento una relazione intermedia e una relazione finale in cui figureranno, se del caso, raccomandazioni in merito ad azioni o iniziative da intraprendere.
La commissione speciale, composta di 45 membri, avrà un mandato di dodici mesi a decorrere dall'8 ottobre 2009, ma la sua durata potrà essere prorogata.
EFFETTI DELLA CRISI ECONOMICA E FINANZIARIA SUI PAESI IN PAESI IN VIA DI SVILUPPO E SULLA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
Doc. B7-0078/2009
Risoluzione sulle conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale per i paesi in via di sviluppo e la cooperazione allo sviluppo.
È stata approvata la risoluzione presentata a seguito dell'interrogazione con richiesta di risposta orale B7‑0209/2009 a norma dell'articolo 115, paragrafo 5, del regolamento sulle conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale per i paesi in via di sviluppo e la cooperazione allo sviluppo. La relazione sottolinea che i paesi in via di sviluppo, pur non avendo provocato la crisi economica e finanziaria mondiale, ne stanno subendo le conseguenze in maniera sproporzionata, con un drastico calo della crescita e dell'occupazione, un impatto negativo sulla bilancia commerciale e su quella dei pagamenti, una sensibile riduzione dei flussi netti di capitale privato in entrata e degli investimenti stranieri diretti, ridotto accesso al credito e ai finanziamenti al commercio, diminuzione delle rimesse, tassi di cambio caratterizzati da ampie oscillazioni e volatilità, crollo delle riserve, prezzi più volatili e in ribasso per i prodotti di base, minori entrate derivanti dal turismo.
Condivide la valutazione espressa dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon secondo cui la crisi finanziaria mondiale ha causato un'emergenza sviluppo che mette a rischio o addirittura annulla i progressi ottenuti a caro prezzo per quanto riguarda la riduzione della povertà, della fame e della mortalità materna e infantile, come pure il miglioramento dell'istruzione di base, dell'uguaglianza di genere e dell'accesso all'acqua potabile e alle strutture igienico-sanitarie di base, compromettendo il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, segnatamente quelli riguardanti la sanità.
Si osserva con estrema preoccupazione che la crisi, che segue da molto vicini le crisi dei prezzi degli alimenti e dei carburanti, ha già comportato ingenti costi in termini di vite umane, con effetti devastanti per le fasce di popolazione vulnerabili nei paesi più poveri, con previsioni che danno 23 milioni di nuovi disoccupati, fino a 90 milioni in più di famiglie estremamente povere solo nel 2009, la messa a repentaglio delle cure salva-vita per 1,7 milioni di persone infette da HIV e una media annua di 200-400 mila vittime in più tra i bambini tra il 2009 e il 2015, anno obiettivo degli OSM per i paesi in via di sviluppo.
Si fa notare che secondo molti paesi emergenti tutte le loro fonti di finanziamento allo sviluppo sono state colpite dalla crisi e non saranno in grado, senza un cospicuo aiuto esterno, di salvaguardare i progressi economici ottenuti con tanti sforzi.
Si ritiene, infine, che vi sia un'urgente necessità di una riforma politica radicale per affrontare le cause sistemiche delle crisi alimentare e finanziaria, mediante l'introduzione di nuove regole democratiche e trasparenti per il commercio e il sistema finanziario internazionali.
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:
L'UE ha bisogno di una struttura di vigilanza finanziaria più forte che miri all'istituzione di un'autorità unica in materia. E' quanto afferma il Parlamento in una risoluzione sul vertice del G20 di Pittsburgh, sottolineando anche la necessità di risanare le finanze e garantire la sostenibilità fiscale a lungo termine per evitare eccessivi oneri sulle generazioni future. Secondo i deputati, occorre poi rafforzare la lotta all'evasione fiscale e assicurare una crescita forte dell'economia reale.
RELAZIONI ESTERNE |
CRISI IN GUINEA
Il Presidente in carica del Consiglio dell'Unione europea Cecilia Malmström ha presentato all'Aula la grave situazione creatasi in Guinea dove è in atto una dura repressione da parte dei militari e delle forze di polizia contro i cittadini che si oppongono al governo in carica ed al tentativo dei militari di andare al governo. Si sono contati oltre 150 morti ed oltre mille feriti, centinaia di arresti e veri atti di violenza da parte delle forze militari.
L'Unione Europea e le altre istituzioni devono intervenire con energia per far ristabilire in Guinea democrazia e libertà.
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI |
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI