DAL PARLAMENTO EUROPEO
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STRASBURGO - SESSIONE 23 - 26 NOVEMBRE 2009
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI |
LOTTA ALLA CRIMINALITÀ: IL PARLAMENTO VUOLE INCIDERE
SULLE NORME EUROPEE
I deputati hanno respinto un pacchetto di proposte legislative relative all'attività di Europol, all'accreditamento dei laboratori forensi e alla Rete Europea di Prevenzione della Criminalità. Intendono infatti partecipare alla definizione delle norme con pieni poteri, come previsto dal Trattato di Lisbona che entrerà tra breve in vigore. Riguardo alla rete di prevenzione, adducono inoltre la mancanza di sufficiente ambizione.
Con 10 voti favorevoli, 642 contrari e 9 astensioni, il Parlamento ha respinto la proposta di decisione avanzata da un gruppo di Stati membri volta a esternalizzare e rafforzare il Segretariato della Rete Europea di Prevenzione della Criminalità (REPC), formalizzare le modifiche strutturali proposte e rendere più espliciti i compiti della rete e i vari ruoli e responsabilità. Secondo diverse valutazioni, infatti, la rete non ha finora raggiunto i suoi obiettivi.
Seguendo la linea dettata dalla relatrice, i deputati sostengono che vi siano problemi sia in termini di contenuti sia di procedura. Infatti, oltre a ritenere che la proposta non sia "sufficientemente ambiziosa", rilevano che il Trattato di Lisbona, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° dicembre 2009, "offre una nuova base giuridica ... che conferisce al Parlamento poteri di codecisione (la 'procedura legislativa ordinaria') nel campo della prevenzione della criminalità". Nel corso del dibattito in Aula, la relatrice ha affermato che "non si possono immaginare la lotta o la prevenzione al crimine senza ipotizzare una più complessa opera di repressione e di prevenzione rispetto al crimine organizzato e alla mafia".
Il Parlamento chiede quindi al Consiglio di non adottare formalmente l’iniziativa prima dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona affinché l’atto finale possa essere ultimato consentendo alla Corte di giustizia dell’Unione europea, alla Commissione e al Parlamento "di esercitare pienamente il loro ruolo e la loro funzione di controllo". In questo caso, "si impegna ad esaminare con procedura d’urgenza ogni ulteriore proposta, in particolare quella relativa alla creazione di un osservatorio".
Analoghe considerazioni sono addotte dal Parlamento per altre cinque proposte di decisione che riguardano le norme sulla protezione del segreto delle informazioni di Europol, le norme di attuazione relative alle relazioni di Europol con i partner, l'elenco dei paesi e delle organizzazioni terzi con cui Europol stipula accordi, le norme di attuazione degli archivi di lavoro per fini di analisi di Europol, nonché una decisione quadro sull'accreditamento delle attività dei laboratori forensi.
PROGRAMMA DI STOCCOLMA: LE PRIORITÀ DEL PARLAMENTO
IN GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI
Doc. B7-0155/2009
Risoluzione sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo "Uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia al servizio dei cittadini" - Programma di Stoccolma
Nella risoluzione votata dall'Aula, i diritti civili nell'Unione europea devono essere rafforzati attraverso l'istituzione di una Corte europea per Internet, il reciproco riconoscimento da parte dei paesi dell'UE delle coppie omosessuali e una serie di diritti per i detenuti.
I deputati hanno chiesto che il prossimo "Programma di Stoccolma", che durerà cinque anni e comprende le iniziative legislative dell'UE in materia di diritti civili, sia mirato a rafforzare i diritti dei cittadini. La versione finale del programma sarà adottata dal Consiglio europeo il prossimo 10 e 11 dicembre.
I deputati hanno anche proposto di rinvigorire la lotta a terrorismo, crimine organizzato, immigrazione illegale, traffico di esseri umani e sfruttamento a fini sessuali. Il testo propone che l'assistenza legale dovrebbe essere messa a disposizione delle vittime del crimine, con particolare attenzione al traffico di esseri umani e alla violenza di genere.
Nel dibattito è intervenuto CARLO CASINI (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana UDC-SVP nel Gruppo del PPE e Presidente Commissione Affari costituzionali:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, dalla commissione per gli affari costituzionali, che ho l'onore di presiedere, ho ricevuto l'incarico di relatore su questo documento, insieme ai relatori della commissione per le libertà civili e della commissione giuridica riunite in sede congiunta.
È la prima volta che viene applicato l'articolo 51 del regolamento e devo dire che, dal mio punto di vista, il risultato è stato quanto mai soddisfacente per quanto riguarda la collaborazione con la quale i tre relatori hanno svolto il loro lavoro.
Vi sono stati effettivamente degli inconvenienti, anche seri, per quanto riguarda la tempistica e soprattutto il coinvolgimento dei relatori ombra e la traduzione tempestiva degli emendamenti, che sono stati quasi 500. Però tutto questo non è dovuto all'articolo 51 in sé, quanto piuttosto ai tempi molto brevi che ci siamo dati per avere un documento da poter proporre al Consiglio del 10 dicembre. Quindi era inevitabile che ci fossero questi inconvenienti legati alla rapidità del lavoro. Per il resto, io credo che si debba invece riconoscere la validità dell'articolo 51, che è stato applicato per la prima volta.
Il documento all'esame di questo Parlamento non può essere illustrato nello spazio dei pochi secondi che mi restano. Tengo tuttavia a esprimere la mia soddisfazione perché il sistema della codecisione è stato esteso come regime di legislazione ordinaria, perché l'immigrazione è intesa come un problema europeo - io spero che questa sia l'interpretazione della Commissione e del Consiglio - e non come un problema dei singoli Stati che sono in solidarietà tra di loro, perché si è guardato alla collaborazione dei parlamenti nazionali non come guardiani che pongono limiti ma come collaboratori positivi nel processo legislativo, e infine perché vi è questo richiamo ai diritti dell'uomo che è una cosa estremamente importante, che è l'anima dell'Unione europea.
Perciò io credo che questo documento, tenendo conto che non doveva dettagliare fino negli ultimi particolari l'attuazione del programma di Stoccolma ma soltanto formulare delle linee di carattere generale, è certamente positivo. Ci sarà tempo e modo di declinarlo nei particolari secondari."
Nel corso delle votazioni è intervenuto nuovamente, per iscritto, CARLO CASINI (PPE-I):
"Signor Presidente, ho espresso un giudizio favorevole sulla risoluzione perché indica la strada giusta per il rafforzamento dell'unità europea attorno ai valori fondamentali costitutivi della sua stessa identità.
Non possiamo illuderci di conseguire identità di vedute sui cosiddetti valori comuni. Tuttavia, è sperabile che l'uso della ragione possa aiutare le diverse componenti politiche ad approfondire ciò che è vero e giusto per avanzare sulla strada dell'unità europea.
La chiara distinzione tra il diritto alla libera circolazione e il principio di non discriminazione, da un lato, e il valore della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio, dall'altro, ha portato alla formulazione del paragrafo dove vengono confermati l'autonomia dei singoli Stati nella legislazione familiare e il divieto di discriminazione riguardo a qualsiasi essere umano.
Chi, come me, promuove fino in fondo il principio di eguaglianza, affermando l'eguaglianza tra i bambini nati e quelli non ancora nati, non può che condividere la tesi della non discriminazione di persone con diverse tendenze sessuali, ma non può accettare la distruzione del concetto di matrimonio o di famiglia, il cui significato, così come riconosciutole dall'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, è legato al succedersi delle generazioni e alle potenzialità educative delle coppie eterosessuali."
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:
ISTITUZIONI |
IL PARLAMENTO È PRONTO ALL'APPLICAZIONE DEL TRATTATO DI LISBONA
Doc. A7-0043/2009
Decisione sull'adeguamento del regolamento del Parlamento europeo al Trattato di Lisbona
Il Parlamento è pronto ai cambiamenti che saranno introdotti dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e che gli conferiranno maggiori poteri. I deputati hanno votato una serie di riforme al proprio Regolamento interno per adattarlo all'arrivo dei 18 nuovi deputati, ai nuovi e più ampi poteri legislativi e alla nuova procedura di bilancio che pongono il Parlamento ed i governi nazionali dell'UE sullo stesso piano.
La modifica al regolamento interno del Parlamento è stata approvata dall'Aula. Durante il dibattito nell'emiciclo, il relatore ha affermato: "Con l'Atto unico da neonato il Parlamento è passato all'infanzia, Maastricht ci ha immesso nella pubertà, Nizza e Amsterdam ci hanno portato all'età adulta e il Trattato di Lisbona ci assegna i pieni diritti di un Parlamento adulto".
In tutto,18 deputati provenienti da 12 Stati membri (di cui uno italiano che si aggiunge agli attuali 72), si aggiungeranno agli attuali 736 non appena il Trattato entrerà in vigore ed un protocollo, dedicato a tale questione, sarà ratificato da tutti gli Stati membri. Fino a quel momento, i deputati-designati non godranno del diritto di voto ma potranno adottare lo status di "osservatori", una possibilità prevista ora dal regolamento interno.
I cambiamenti del Regolamento tengono conto anche dell'aumento significativo dei poteri legislativi del Parlamento. Con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, infatti, la quasi totalità delle politiche europee è soggetta alla "procedura legislativa ordinaria", che pone il Consiglio ed il Parlamento sullo stesso piano in quanto legislatori. Anche i provvedimenti relativi alla procedura di bilancio sono rivisti, poiché il Parlamento ha ora gli stessi poteri del Consiglio anche quando si tratta di decidere il bilancio dell'UE.
Inoltre, è stata adattata la procedura per l'elezione del Presidente della Commissione per tenere conto dei maggiori conferiti dal Trattato al Parlamento. Ulteriori cambiamenti riguardano le ricadute legislative della Carta dei diritti fondamentali, il diritto del Parlamento di proporre modifiche al trattato e l'accresciuta influenza dei parlamenti nazionali.
Nel dibattito è intervenuto CARLO CASINI (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana UDC-SVP nel Gruppo del PPE e Presidente Commissione Affari costituzionali:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, rispetteremo naturalmente le sue decisioni, ma credo di sapere che su taluni emendamenti si è posta la riserva che non sarebbero direttamente collegati con il Trattato di Lisbona.
Può darsi che io sbagli, ma mi pare che, anche nella sua storia, la commissione per gli affari costituzionali abbia già un potere generale di fare proposte per quanto riguarda le modifiche regolamentari. Lo può fare se vengono suggerite da un gruppo di parlamentari o da singoli parlamentari e lo può fare anche di sua iniziativa.
Quindi, il fatto che nell'ambito di una più vasta riforma del regolamento in dipendenza dal Trattato di Lisbona si sia approfittato per apportare alcune correzioni anche per quanto riguarda altri aspetti non mi sembra possa essere considerato un elemento inaccettabile, tanto più che non pochi emendamenti sono idonei a trasferire nel regolamento lo spirito di Lisbona, a volte attraverso norme che tecnicamente e materialmente si riproducono nel regolamento, ma molto più spesso facendo riferimento allo spirito del trattato. Basti pensare al ruolo del Parlamento che è rafforzato nei confronti del Consiglio ma che viene rafforzato dal regolamento anche per quanto riguarda i rapporti interni con le istituzioni all'interno dello stesso Parlamento. Naturalmente, signor Presidente, noi rispetteremo le sue decisioni, ma mi sembrava doveroso fare queste osservazioni."
RELAZIONI ESTERNE |
ALLARGAMENTO UE: PERSEVERARE CON LE RIFORME
Doc. B7-0185/2009
Risoluzione sul documento 2009 di strategia per l'allargamento presentato dalla Commissione concernente i paesi dei Balcani occidentali, l'Islanda e la Turchia
I paesi candidati, attuali e potenziali, devono perseverare nelle riforme per mantenere la rotta verso l'adesione all'UE. E' quanto afferma il Parlamento soprattutto in merito allo Stato di diritto, alla libertà di espressione, al rispetto delle minoranze, nonché alla lotta contro la corruzione e la criminalità. La situazione di Croazia, Turchia, FYROM, paesi dei Balcani Occidentali e Islanda è stata valutata, ricordando anche la necessità di potenziare la capacità d'integrazione dell'UE.
Approvando per alzata di mano una risoluzione presentata dal Presidente della commissione affari esteri, il Parlamento europeo ribadisce il suo fermo impegno per la politica di allargamento, giudicandolo "una delle politiche più riuscite dell'UE" che "ha recato benefici sia ai vecchi che ai nuovi Stati membri".
Allo stesso tempo, invita le istituzioni UE "ad analizzare e a potenziare la capacità di integrazione dell'Unione europea". Approvando un emendamento del PPE, l'Aula ribadisce che, anche ai fini della capacità d'integrazione dell'Unione europea, "è imperativo che i paesi candidati così come l'Unione europea mantengano fermo l'impegno al rispetto pieno e rigoroso di tutti i criteri" politici per l'adesione (stabiliti al Consiglio europeo di Copenhagen del 1993).
Per mantenere il sostegno dei cittadini dell'UE a favore di ulteriori allargamenti e l'impegno dei cittadini dei paesi candidati nei confronti della prosecuzione delle riforme, il Parlamento ritiene “indispensabile” fornire loro informazioni chiare ed esaurienti sui benefici e sulle implicazioni di tale politica. Invitando la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi in tal senso, considera altrettanto essenziale "ascoltare i cittadini e rispondere alle loro preoccupazioni e alle loro domande".
Nel sottolineare poi che lo Stato di diritto rappresenta una delle condizioni primarie per l'adesione all'UE, il Parlamento plaude agli sforzi compiuti per l'attuazione delle riforme, ma sollecita alcuni paesi a intensificare i loro sforzi nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata". Parimenti, rileva con preoccupazione che in alcuni paesi - come i Balcani occidentali e la Turchia - la libertà d'espressione e dei media non viene ancora rispettato appieno e li invita quindi “a istituire quadri giuridici appropriati”.
Croazia
Il Parlamento plaude alla Croazia per i continui progressi registrati nell'adempimento dei criteri di adesione all'Unione nonché degli obblighi che essa comporta. Ritiene che i negoziati di adesione possano essere conclusi entro la metà del 2010, “a patto che la Croazia intensifichi i suoi sforzi e ottemperi a tutti i criteri e parametri di riferimento necessari, tra i quali la piena cooperazione con l'ICTY” (Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia).
Turchia
Il Parlamento plaude ai progressi compiuti dalla Turchia verso l'adempimento dei criteri politici per l'adesione. Evidenziando l'importanza cruciale della rapida attuazione della riforma giudiziaria, si dice preoccupato per la situazione riguardante la libertà di espressione e la libertà di stampa. Rammaricandosi per i progressi limitati realizzati nell'ambito della libertà di culto, sollecita il governo ad istituire un quadro giuridico che consenta a tutte le comunità religiose non musulmane e alla comunità alevita “di operare senza indebite restrizioni”.
Accogliendo con favore la firma da parte della Turchia dell'accordo intergovernativo sul gasdotto "Nabucco", i deputati chiedono l'apertura del capitolo energia nei negoziati di adesione. Invitano inoltre il governo turco e tutte le parti interessate "a contribuire attivamente a una soluzione globale della questione cipriota". Incoraggiandolo poi a prendere provvedimenti concreti per affrontare la situazione dei cittadini di origine curda, elogiano gli sforzi compiuti per normalizzare le relazioni con l'Armenia.
FYROM
Il Parlamento si congratula con l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia (FYROM) sui progressi realizzati e chiede al Consiglio di agire conformemente alla raccomandazione della Commissione circa l'apertura dei negoziati di adesione con il paese. Auspica inoltre che si riescano a trovare soluzioni soddisfacenti per entrambe le parti riguardo alle questioni in sospeso con i paesi vicini, compresa la questione del nome del paese tuttora non risolta tra la FYROM e la Grecia. Invita le autorità a perseverare negli sforzi di riforma, in particolare per quanto riguarda la pubblica amministrazione e il sistema giudiziario, la politica anticorruzione, i diritti delle donne e le relazioni interetniche.
Balcani Occidentali
ll Parlamento accoglie positivamente il fatto che si possa prevedere l'entrata in vigore del regime di esenzione dall'obbligo di visto per i cittadini della FYROM, del Montenegro e della Serbia a partire dal 19 dicembre 2009. Esorta inoltre la Bosnia-Erzegovina e l'Albania a portare avanti i preparativi affinché la liberalizzazione dei visti possa applicarsi a partire dal luglio 2010. La Commissione dovrebbe inoltre avviare il dialogo sui visti con il Kosovo “quanto prima possibile”.
Il Parlamento sottolinea poi che la piena collaborazione con il Tribunale penale internazionale costituisce per i paesi dei Balcani occidentali “una condizione fondamentale per progredire verso l'adesione all'Unione”. Invita inoltre tutti i paesi interessati ad adoperarsi al massimo per risolvere nelle fasi iniziali del processo di allargamento i disaccordi con i paesi loro vicini. D'altro lato, plaude alla volontà della Commissione di fornire aiuti finanziari straordinari per mitigare gli effetti della crisi.
I deputati chiedono una maggiore volontà politica e un migliore coordinamento per l'attuazione della strategia contro la tratta degli esseri umani. Invitano poi tutti i paesi interessati a compiere un maggiore sforzo nel campo dei diritti delle donne e della parità tra i sessi. Allo stesso tempo, chiedono di migliorare la situazione delle minoranze etniche, in particolare dei rom che “sono sovente vittime di discriminazione”.
Prendendo atto con soddisfazione dei progressi compiuti dalla Serbia, il Parlamento esorta il Consiglio a decidere in merito alla ratifica dell'accordo interinale. Nel chiedere poi alla Serbia di cooperare pienamente col Tribunale internazionale, plaude alla firma del protocollo di polizia con l'EULEX e chiede di intensificare ulteriormente la cooperazione. D'altro canto, deplora l'invito rivolto dalle autorità serbe ai serbi del Kosovo a boicottare le elezioni locali del 15 novembre 2009, esortandole ad adottare un approccio costruttivo.
I deputati si dichiarano insoddisfatti per i progressi limitati conseguiti dalla Bosnia-Erzegovina in materia di sicurezza e gestione delle frontiere e rilevano con crescente preoccupazione “l'instabilità del clima politico e la mancanza di una visione comune condivisa da entrambe le entità”. Nel condannare “l'uso di un linguaggio incendiario", esortano il Consiglio a promuovere il dialogo al fine di aiutare il paese nel cammino verso l'integrazione europea.
Il Parlamento plaude all'intenzione della Commissione di rafforzare le relazioni con il Kosovo. Si aspetta inoltre che il processo di decentramento sia concluso entro la fine dell'anno assicurando in tal modo la rappresentazione politica per tutti gli abitanti del Kosovo e in particolare per la minoranza serba. Plaude inoltre al conseguimento da parte dell'EULEX di una piena capacità operativa tale da consentirle di “spianare la strada all'integrazione del Kosovo nell'Unione”.
Il Parlamento riconosce i progressi compiuti dal Montenegro e lo elogia per i suoi risultati, in particolare per il regolare svolgimento delle recenti elezioni e per le solide prestazioni della sua economia, esortandolo a perseverare nei suoi sforzi di riforma.
I deputati riconoscono i progressi compiuti dall'Albania ed esortano l'opposizione a cessare di boicottare il parlamento. Incoraggiano poi le autorità albanesi a proseguire negli sforzi di riforma a favore del progresso economico e sociale dei cittadini, “in modo che il paese possa avanzare sul cammino dell'adesione all'Unione europea”.
Islanda
Il Parlamento accoglie con favore la domanda di adesione dell'Islanda. Si aspetta inoltre che la Commissione si esprima presto al riguardo e che questo paese, “dati la sua consolidata tradizione democratica e il suo elevato grado di allineamento con l'acquis comunitario”, ottenga lo status di paese candidato in tempi brevi.
DONNE |
UNA DIRETTIVA EUROPEA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
Doc. B7-0139/2009
Risoluzione sull'eliminazione della violenza contro le donne
Il Parlamento sottolinea che la violenza contro le donne costituisce una violazione dei diritti umani diffusa in tutta Europa e chiede quindi una direttiva per prevenire e combattere questo fenomeno. Sollecita inoltre i governi a perseguire d'ufficio lo stupro in ambito familiare, a punire i responsabili di delitti d'onore e mutilazioni genitali femminili e a riconoscere le condanne inflitte in altri paesi UE. Occorre poi fornire assistenza legale gratuita alle vittime di violenza o della tratta e sostenere campagne di sensibilizzazione contro gli stereotipi sulle donne.
Una risoluzione adottata dal Parlamento, sottolineando il numero "allarmante" di vittime, afferma che la violenza degli uomini nei confronti delle donne costituisce una violazione dei diritti umani, in particolare del diritto alla vita, alla sicurezza, alla dignità, all'integrità mentale e fisica nonché alla scelta e alla salute sessuale e riproduttiva. Nota peraltro che si tratta di "un problema strutturale diffuso in tutta l'Europa e nel mondo intero ... collegato all'iniqua distribuzione del potere tra donne e uomini" nella società.
Il Parlamento chiede quindi l'istituzione di una base giuridica chiara per la lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne, e invita la Commissione a proporre una direttiva globale sull'azione di prevenzione e di lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne. Dovrebbe inoltre sottoporre un piano strategico comunitario mirato e più coerente ed esaminare la possibilità di adottare nuove misure. L'UE, più in generale, dovrebbe affrontare le cause profonde della violenza "attraverso misure preventive quali sanzioni, azioni nel campo dell'istruzione e campagne di sensibilizzazione".
I deputati esortano gli Stati membri a migliorare le proprie leggi e politiche volte a combattere tutte le forme di violenza contro le donne e a sostenere le organizzazioni di volontariato che forniscono accoglienza e sostegno psicologico alle donne vittime di violenze. Li invitano inoltre a riconoscere come reati "la violenza sessuale e lo stupro a danno di donne, anche all'interno del matrimonio e di rapporti intimi non ufficializzati e/o se commessi da parenti maschi, nei casi in cui la vittima non era consenziente, e ad assicurare che detti reati siano perseguiti d'ufficio".
Il Parlamento chiede inoltre di "respingere ogni riferimento a pratiche culturali, tradizionali o religiose o a tradizioni come circostanze attenuanti in casi di violenza contro le donne, compresi i cosiddetti "delitti d'onore" e le "mutilazioni genitali femminili", che "sono una realtà nell'UE". Viceversa, invita gli Stati membri ad adottare misure adeguate per far cessare queste pratiche e a perseguire chiunque le realizzi. I governi dovrebbero anche esaminare con urgenza "le gravissime violazioni" dei diritti umani perpetrate nei confronti delle donne rom, punire i colpevoli e a fornire un adeguato indennizzo alle vittime della sterilizzazione forzata.
I deputati insistono anche sulla necessità di migliorare la collaborazione tra gli operatori della giustizia e di trovare i mezzi per eliminare gli ostacoli al riconoscimento degli atti giuridici in altri Stati membri, "ivi comprese le condanne per reati di violenza di genere e le misure restrittive adottate nei confronti degli autori delle violenze". Chiedono poi che, nell'ambito del Sistema europeo d'informazione sui casellari giudiziari, "venga accordato un posto di rilievo ai precedenti di violenza di genere".
Il Parlamento sollecita inoltre l'istituzione di meccanismi atti ad agevolare, per le donne che sono vittime della violenza di genere e delle reti della tratta, l'accesso a un'assistenza legale gratuita che consenta loro di far valere i propri diritti in tutta l'Unione, indipendentemente dalla loro nazionalità. Osserva peraltro che "la tolleranza che l'Europa manifesta nei confronti della prostituzione determina l'intensificarsi della tratta di donne nel suo territorio a fini sessuali, nonché l'aumento del turismo sessuale".
Il Parlamento, infine, nota che la rappresentazione della donna, "spesso distorta e consumistica", fornita dai media "pregiudica il rispetto della dignità umana". Invita quindi governi nazionali e Commissione a intraprendere un'azione concertata comprendente campagne di sensibilizzazione e informazione dell'opinione pubblica sulla violenza domestica e strategie che consentano di modificare, tramite l'istruzione e i media, gli stereotipi sociali sulle donne.
Durante il tempo dedicato alle dichiarazioni di voto è intervenuto TIZIANO MOTTI (PPE-I):
"Signor Presidente, ho votato a favore della proposta di risoluzione sull'eliminazione della violenza contro le donne, dedicando il mio voto ai quasi sette milioni di donne italiane che subiscono annualmente violenza da parte di uomini. Ovviamente, lo dedico anche a tutte le donne europee che si trovano nella stessa condizione.
Noi a volte siamo tentati di pensare che questo sia un fenomeno ai confini della nostra cultura, mentre in realtà la violenza contro le donne viene perpetrata soprattutto entro le mura domestiche. Per questo è un fenomeno che ci riguarda da vicino.
Le donne anziane hanno un maggiore grado di difficoltà nella propria protezione. Quindi non dobbiamo dimenticarci di loro perché la violenza non è solo fisica ma è anche culturale, e può essere rappresentata anche dalla privazione della libertà di movimento.
Inoltre, le donne, prima di giungere alla maturità, sono state bambine e la violenza contro una bambina la priverà per sempre della gioia di vivere.
Auspico pertanto che il nostro Parlamento possa intraprendere d'ora in poi azioni concrete perché tutto ciò non rimanga solamente una buona intenzione."
BILANCIO |
IL PARLAMENTO HA CONCESSO IL DISCARICO 2007 AL CONSIGLIO
Doc. A7-0047/2009
Decisione sul discarico relativo all'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2007, Sezione II - Consiglio
Il Parlamento ha approvato il discarico del bilancio 2007 del Consiglio. E questo in base alla raccomandazione formulata dalla commissione per il controllo dei bilanci, a seguito dell'accordo con il Consiglio sull'accesso ai documenti, alle risposte ottenute a varie interrogazioni e agli incontri organizzati con i rappresentanti del PE.
Diversamente dalle altre istituzioni, il Consiglio ha sempre rifiutato di fornire alla commissione per il controllo dei bilanci del PE una relazione annuale sulle proprie attività, di rispondere alle domande sulle spese e di incontrare i suoi rappresentanti.
Nella sua raccomandazione, la commissione parlamentare non si è detta completamente soddisfatta della maniera in cui il Consiglio gestisce il proprio bilancio. Per la prossima procedura di discarico, la commissione controllerà se il Consiglio avrà realizzato i cambiamenti necessari, inclusi la chiusura di tutti i conti fuori bilancio, il miglioramento del sistema di verifica delle fatture, la pubblicazione di tutte le decisioni amministrative che servono come base giuridica per le voci di bilancio, la trasmissione della relazione annuale di attività e la trasmissione di risposte scritte e, se è il caso, di risposte orali.
Il Parlamento ha già concesso il discarico alla sezione principale del bilancio dell'UE, gestita dalla Commissione, così come ai bilanci delle altre istituzioni.
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:
CONSIGLIO EUROPEO |
I DEPUTATI DISCUTONO L´ULTIMO CONSIGLIO EUROPEO
DELLA PRESIDENZA SVEDESE
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla Preparazione del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2009
In vista del Vertice di dicembre, i deputati europei hanno discusso l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la situazione economica nell´UE, il rafforzamento dei diritti civili e la Conferenza sul clima di Copenaghen. La Presidenza svedese e la Commissione europea hanno preso parte al dibattito sul prossimo Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre.
Per quanto riguarda la situazione economica, i deputati hanno espresso la loro opinione sulle strategie per uscire dalla crisi attuale e sulla questione del controllo finanziario. Giustizia e affari interni saranno anche parte dell'agenda, poiché il Consiglio europeo dovrebbe adottare il Programma di Stoccolma per il rafforzamento dei diritti civili a livello dell'UE.
PROTEZIONE DEI CONSUMATORI |
SICUREZZA ALIMENTARE: PREOCCUPAZIONE PER LA CARNE
IMPORTATA DA PAESI TERZI
Dichiarazione del Consiglio e della Commissione sulle importazioni di carni provenienti da paesi terzi
Come essere sicuri che tutta la carne che i consumatori europei trovano sulla loro tavola rispetti i criteri di qualità? I deputati hanno discusso con la Commissione i sistemi più efficaci per imporre l'applicazione degli standard europei di qualità alimentare anche quando la carne è importata da paesi che non fanno parte dell'Unione.
L'Ufficio Veterinario e Alimentare europeo (FVO) ha recentemente preparato una relazione che mostra infrazioni severe agli standard comunitari da parte dei produttori di carne brasiliani.
CULTURA |
PIÚ FONDI UE AL VOLONTARIATO
Doc. A7 - 0077/2009
Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'Anno europeo del volontariato (2011)
L'UE dovrebbe portare da 6 a 10 milioni di euro il suo sostegno alle attività di volontariato, nel quadro delle azioni da svolgere per l'Anno europeo 2011 per il volontariato e la cittadinanza attiva. E' quanto chiede il Parlamento riguardo al programma teso a favorire scambio di buone prassi, studi, ricerche e campagne d'informazione a livello UE, nazionale e regionale. Suggerisce poi di creare una rete delle associazioni attive in tale settore e di riconoscere loro le competenze dei volontari.
Approvando con 551 voti favorevoli, 19 contrari e 10 astensioni la relazione, il Parlamento sottolinea che il volontariato "favorisce e incoraggia il partenariato e la cittadinanza attiva, che traducono in maniera concreta i valori europei quali la solidarietà e la non discriminazione" e le sue attività hanno "il potenziale per contribuire alla crescita personale e al benessere delle persone e allo sviluppo armonioso delle società europee in termini di solidarietà, inclusione sociale e prosperità". Oltre a ciò, è precisato, "il volontariato presenta anche un valore economico e fornisce un contributo importante all'economia".
L'obiettivo generale dell'Anno europeo è quello di incoraggiare e sostenere - in particolare attraverso lo scambio di esperienze e di buone pratiche e la promozione di approcci innovativi e la valutazione di esperienze - gli sforzi dell'Unione europea, degli Stati membri e delle autorità locali e regionali "per creare, per la società civile, condizioni favorevoli al volontariato nell'Unione europea e conferire maggiore visibilità alle attività di volontariato nella stessa, evidenziandone altresì l'importanza".
I deputati rilevano inoltre che l'Unione europea "ha un ruolo importante da svolgere al fine di promuovere, sviluppare e sostenere le attività di volontariato in tutto il suo territorio", nel rispetto delle diverse forme esistenti all'interno dei singoli Stati membri. Ritengono perciò insufficiente la dotazione finanziaria inizialmente prevista per quest'anno - 6 milioni di euro, esclusi i 2 milioni necessari per le azioni preparatorie nel 2010 - e chiedono di aumentarla fino a 10 milioni di euro. Il Consiglio, che ha l'ultima parola su in materia, ha già indicato che potrebbe accettare un importo di 8 milioni.
Sostenere il volontariato, ma senza sostituire le attività retribuite
Il Parlamento sottolinea la necessità di garantire "un sostegno efficace e attuare misure a favore delle attività di volontariato per permettere ad un maggior numero di persone di parteciparvi". È dunque importante sostenere l'apprendimento e lo scambio di buone pratiche a livello comunitario, nazionale, regionale e locale,"anche istituendo sistemi efficienti di cooperazione e collegamento in rete tra le associazioni di volontari, e in particolare mediante la creazione di un portale web".
D'altro canto, i deputati rilevano che il volontariato e le relative attività "non possono sostituirsi al lavoro retribuito, sebbene le spese che sostengono i volontari debbano essere adeguatamente rimborsate". Inoltre "non devono essere utilizzate per far fronte a necessità fondamentali che sono normalmente soddisfatte dai servizi sociali, né per sostituire l’azione delle autorità pubbliche". Tali attività, precisa un emendamento, apportano piuttosto "un valore aggiunto alla società in virtù delle loro finalità sociali e culturali".
Riconoscere le competenze acquisite
Secondo il Parlamento, l'Anno europeo del volontariato "dovrebbe offrire l'occasione per incoraggiare gli Stati membri a garantire certezza legale ai volontari per quanto riguarda il loro status giuridico". Anche perché, a livello europeo, "non è stato a tutt'oggi formalmente riconosciuto il lavoro di coloro che svolgono volontariato nel loro tempo libero". A suo parere, inoltre, il riconoscimento del volontariato come un'attività che permette di acquisire competenze e capacità, per esempio tramite il certificato YOUTHPASS associato a EUROPASS, "farà sì che il volontariato non sia considerato un'alternativa alla formazione ufficiale ma un suo complemento, favorendo altresì la mobilità dei volontari".
I deputati sostengono la necessità di promuovere incentivi appropriati per privati, imprese e organizzazioni che formano e sostengono i volontari - "tra cui un'adeguata copertura dei volontari in materia di salute e sicurezza sotto forma di assicurazione antinfortunistica e responsabilità civile durante l'esercizio delle attività". Ritengono infatti che "a ciascun individuo dovrebbe essere permesso di svolgere attività di volontariato". In tale contesto, per favorire lo sviluppo e la partecipazione individuali, i richiedenti asilo, i rifugiati e gli immigrati regolari "dovrebbero essere autorizzati, in misura sempre maggiore, a svolgere un ruolo nelle attività di volontariato, in particolare quando non possono svolgere un'occupazione".
DIRITTI UMANI |
NICARAGUA, LAOS E VIETNAM, CINA
Il Parlamento ha adottato tre risoluzioni sui diritti umani: chiedendo al Presidente Ortega di rispettare la costituzione del Nicaragua, sollecitando le autorità del Laos e del Vietnam a liberare tutti i difensori dei diritti umani, i prigionieri politici e gli obiettori di coscienza e esortando il governo cinese ad adottare una moratoria immediata ed incondizionata sulla pena di morte.
Nicaragua
Il Parlamento europeo condanna e deplora "tutte le minacce, gli insulti ed intimidazioni alle quali è stata sottoposta la delegazione internazionale liberale guidata dal membro del Parlamento europeo Johannes Cornelis van Baalen ed esprime solidarietà ai suoi componenti". Durante una visita in Nicaragua, l'eurodeputato olandese è stato addirittura minacciato di espulsione dal Nicaragua dalle autorità sandiniste e dichiarato "persona non gradita".
"I numerosi attacchi ed atti intimidatori ai quali sono stati sottoposti da parte di singole persone, forze politiche e di reparti collegati allo Stato le organizzazioni dei diritti umani ed i loro membri ed i giornalisti indipendenti" sono evidenziati nella risoluzione.
I deputati chiedono al Presidente del Nicaragua Ortega di rispettare la Costituzione che non permette due successivi mandati presidenziali e deplorano il modo in cui sono state condotte le ultime elezioni locali del 9 novembre 2008. Di conseguenza la risoluzione fa richiesta che una missione di osservatori dell'UE sia inviata per monitorare le imminenti elezioni presidenziali.
La risoluzione sul Nicaragua è stata sostenuta dai Gruppi PPE, ALDE e ECR mentre i Gruppi S&D, Verdi/ALE, GUE/NGL hanno annunciato che non avrebbero partecipato al voto.
Laos
Gli eurodeputati riconoscono l'importanza della recente ratifica della Convenzione Internazionale sui diritti politici e civili da parte del governo laotiano.
La risoluzione conferma la richiesta di immediato rilascio dei leaders del "Movimento studentesco del 26 ottobre 1999" e di tutti gli arrestati durante la manifestazione pacifica soppressa il 2 novembre scorso.
Il Parlamento chiede inoltre alle autorità Thai di rilasciare 158 rifugiati Lao Hmong attualmente in detenzione e di permettere loro di ristabilirsi in Thailandia o negli Stati Uniti, Canada, Paesi Bassi o Australia, che già hanno accettato di accoglierli.
Vietnam
Gli eurodeputati condannano la documentata violenta espulsione di più di 150 monaci e monache dai monasteri e chiedono la fine di ogni persecuzione e di ogni vessazione dei Buddisti. Chiedono inoltre il rilascio incondizionato di Thich Quang Do e la ricostituzione della Chiesa Buddista Unificata del Vietnam e dei suoi dignitari.
Il governo vietnamita è sollecitato e frenare le sue violazioni di libertà di espressione, di libertà di religione e di assemblea. Inoltre, la risoluzione chiede che una clausola vincolante e chiara sui diritti umani e la democrazia sia inserita nella negoziazione in atto sui nuovi Accordi di Partnership e di Cooperazione con il Vietnam.
Cina
Gli eurodeputati riconoscono la positiva richiesta da parte della Suprema Corte del Popolo, del gennaio 2007, di rivedere le sentenze di condanna a morte deplorando il fatto che ciò non ha portato ad una significativa diminuzione del numero delle esecuzioni. A questo scopo gli eurodeputati stimolano il governo cinese ad adottare un'immediata ed incondizionata moratoria sulla pena di morte e condannano fortemente le esecuzioni effettute a seguito degli eventi del marzo 2008 in Lhasa e delle rivolte del 5 - 7 luglio 2009 in Urumqi.
La Cina è ancora una volta sollecitata a ratificare la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, mentre gli europeutati deplorano i frequenti "trattamenti discriminatori nei confronti di minoranze etniche e religiose" nel paese.
Gli eurodeputati fanno inoltre appello alle autorità cinesi di sviluppare un proficuo dialogo con Han-Uighur, di adottare le più ampie ed esaurienti politiche economiche in Xinijang e di proteggere l'identità culturale della popolazione Uighur. Il Parlamento chiede, inoltre, la riapertura di un sincero e proficuo dialogo tra il governo cinese ed il Dalai Lama.
INDUSTRIA |
PACCHETTO TELECOM: VIA LIBERA DEL PARLAMENTO
ALLE NUOVE NORME EUROPEE
Doc. A7-0070/2009
Risoluzione sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2002/21/CE che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica, della direttiva 2002/19/CE relativa all'accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all'interconnessione delle medesime e della direttiva 2002/20/CE relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica
Il Parlamento europeo ha approvato una revisione globale delle norme UE in materia di telecomunicazioni, che mira a rafforzare i diritti degli utenti telefonici e di Internet e incoraggiare la concorrenza fra le compagnie telefoniche. Le nuove regole, da applicarsi entro i prossimi 18 mesi, garantiranno maggiori diritti ai consumatori, la salvaguardia della libertà di Internet, la protezione dei dati personali, una maggiore concorrenza e un più moderno utilizzo delle frequenze radio.
Il nuovo quadro regolamentare è stato approvato con 510 voti favorevoli, 40 contrari e 24 astensioni. Questo pacchetto legislativo, ha dichiarato il Presidente JERZY Buzek, "è un ottimo esempio di come il lavoro che svolgiamo quali legislatori ha un impatto sulla vita quotidiana dei cittadini". "Sono lieto" - ha aggiunto - "che abbiamo contribuito a rafforzare i diritti degli utenti dei servizi di comunicazione elettronica e di Internet". Questo mercoledì, il Presidente Buzek e il ministro delle comunicazioni svedese Åsa Torstensson firmeranno il pacchetto Telecom.
La relatrice, da parte sua, ha dichiarato: "abbiamo voluto garantire che i diritti dei cittadini non siano mai disprezzati o ignorati .... è la prima volta che un testo giuridico si riferisce all'uso di Internet come l'esercizio di un diritto e di una libertà fondamentale".
Garanzie sull'accesso ad Internet
In base all'accordo raggiunto con il Consiglio, qualunque provvedimento che restringa l'accesso a Internet potrà essere imposto solo se ritenuto "appropriato, proporzionato e necessario nel contesto di una società democratica". E a condizione che, "nel rispetto del principio della presunzione d'innocenza e del diritto alla privacy", sia garantita "una procedura preliminare equa ed imparziale, compresi il diritto della persona o delle persone interessate di essere ascoltate". Dev'essere inoltre garantito "il diritto ad un controllo giurisdizionale efficace e tempestivo".
I deputati hanno ottenuto che all'accesso a Internet sia riconosciuta, per la prima volta al mondo, una protezione giuridica equivalente a quella garantita a un diritto o a una libertà fondamentale. Gli Stati membri hanno fino al 24 maggio 2011 per adattare la propria legislazione a queste nuove garanzie.
La nuova legislazione include inoltre regole per:
I diritti dei cittadini e le autorità di telecomunicazione
Il Parlamento e il Consiglio si erano già accordati, nel maggio 2009, sulle rimanenti due parti del "pacchetto Telecom" (diritti dei cittadini e autorità di telecomunicazione), approvate dal Parlamento il 6 maggio 2009 e dal Consiglio il 26 ottobre dello stesso anno.
La nuova legislazione amplia i diritti degli utenti, garantendo, ad esempio, la portabilità del numero di telefono al momento di cambiare l'operatore GSM. Intende poi rafforzare la protezione dei dati personali e della privacy, ad esempio sancendo l'obbligo di ottenere il consenso degli utenti prima dell'installazione di "cookies" sui computer.
I deputati hanno raggiunto un accordo con i ministri per le telecomunicazioni dell'UE sull'istituzione di un nuovo organismo comunitario (BEREC regulators - Body of European Regulators for Electronic Communications) formato dalle 27 autorità nazionali di regolazione.
Nel dibattito è intervenuto per iscritto TIZIANO MOTTI (PPE-I):

"Il risultato raggiunto oggi sul "pacchetto telecomunicazioni" è motivo di grande soddisfazione poiché rafforza i diritti degli utenti di Internet e incoraggia la concorrenza fra le compagnie telefoniche. Le nuove regole garantiranno maggiori diritti ai consumatori, la libertà di accesso incondizionato a Internet e la protezione dei dati personali. E' un ottimo esempio di come il nostro lavoro di legislatori abbia un impatto sulla vita quotidiana dei cittadini. Internet diventa di fatto, e per la prima volta nel mondo, l'esercizio di un diritto e di una libertà fondamentale. Come tale, si aggiungerà e sarà delineata in proporzione e rispetto alle altre libertà fondamentali già esistenti e garantite dal Trattato: l'eguaglianza di genere, il rispetto degli orientamenti sessuali e religiosi, la protezione dei diritti dell'infanzia, la libera espressione del pensiero misurata alla tutela della dignità della persona. Qualunque provvedimento che restringa l'accesso a Internet potrà ora essere imposto solo se ritenuto "appropriato, proporzionato e necessario" in una società democratica. Oggi, abbiamo detto sì alla libertà assoluta di Internet, sì alla promozione di una e-società civile, sì alla promozione dei diritti fondamentali e delle migliori pratiche, sì all'individuazione ed all' isolamento di tutte quelle persone, pedofili e molestatori sessuali in primis, che di questa libertà assoluta cercheranno di abusare."
TRASPORTI |
RISARCIRE I PASSEGGERI DELLE COMPAGNIE AEREE FALLITE
Doc. B7-0153/2009
Risoluzione sul risarcimento dei passeggeri in caso di fallimento di una compagnia aerea
Il Parlamento chiede un quadro legislativo volto a garantire il risarcimento dei passeggeri in caso di fallimento di una compagnia aerea. Suggerisce di sancire il principio secondo cui tutti vettori che volano sulla stessa rotta hanno la responsabilità del rimpatrio dei passeggeri rimasti a terra, nonché di introdurre un sistema di assicurazione obbligatorio per le compagnie aeree ed un fondo di garanzia.
Approvando una risoluzione sostenuta da PPE, S&D, ALDE e Verdi/ALE, il Parlamento europeo invita la Commissione a presentare, entro il 1° luglio 2010, una proposta legislativa che abbia lo scopo specifico di prevedere un risarcimento per i passeggeri in caso di fallimento di una compagnia aerea.
I deputati notano infatti che, negli ultimi dieci anni, si è registrata una forte crescita del numero di vettori aerei a basso costo relativamente piccoli che operano voli verso destinazioni di vacanza riconosciute nonché del numero di passeggeri che essi trasportano. Osservano, tuttavia che, nello stesso periodo, si sono verificati 77 fallimenti, "con il risultato che in taluni casi svariate migliaia di passeggeri sono rimasti a terra nelle rispettive destinazioni, nell'impossibilità di utilizzare il loro biglietto aereo di ritorno".
Secondo il Parlamento, la proposta dovrà anche definire le modalità finanziarie e amministrative per il risarcimento, "compreso il principio della reciproca responsabilità per i passeggeri di tutte le compagnie aeree che volano sulla stessa rotta e hanno posti disponibili. Si potrebbe così "garantire il rimpatrio dei passeggeri lasciati a terra in aeroporti stranieri in caso di fallimento di una compagnia aerea".
Il Parlamento suggerisce inoltre di rafforzare la posizione dei passeggeri attraverso l'introduzione di un'assicurazione obbligatoria per le compagnie aeree, un programma di assicurazione volontaria per i passeggeri che le compagnie aeree sarebbero tenute a proporre, e l'istituzione di un fondo di garanzia.
Infine, in sede di revisione della direttiva le vacanze "tutto compreso", i deputati chiedono alla Commissione di proporre un'estensione del rimpatrio o dell'imbarco su un volo alternativo dei passeggeri interessati. La invitano anche a valutare la possibilità di estendere tali misure alle compagnie aeree che hanno cessato di operare "causando ai passeggeri inconvenienti analoghi a quelli provocati dal fallimento di una compagnia aerea". La Commissione dovrebbe poi analizzare la possibilità di un rapido svincolo degli aeromobili sequestrati da parte delle autorità nazionali di regolamentazione, "di modo che tali aeromobili possano essere utilizzati per rimpatriare i passeggeri lasciati a terra".
L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:
Dal novembre 2012, tutti i nuovi pneumatici venduti nell'UE saranno classificati ed etichettati in base al consumo di carburante, al rumore esterno di rotolamento e all'aderenza sul bagnato. E' quanto prevede un regolamento adottato dal Parlamento volto a aumentare la sicurezza e l’efficienza ambientale ed economica dei trasporti stradali. Grazie all'etichetta, simile a quella degli elettrodomestici, i consumatori potranno paragonare le caratteristiche dei diversi pneumatici prima dell'acquisto.
ALTRI DOCUMENTI APPROVATI |
MERCATO INTERNO
Il Parlamento ribadisce la richiesta di istituire un regime obbligatorio d'indicazione del paese d'origine per prodotti tessili, abiti, calzature, borse, gioielli, lampade, ceramiche e mobili importati dai paesi extra UE. Ciò consentirebbe ai consumatori di conoscere le condizioni sociali, ambientali e di sicurezza della fabbricazione, e garantirebbe pari condizioni di concorrenza con i partner commerciali che già ricorrono a tale sistema. Va poi di rafforzata la lotta contro le frodi doganali.
AMBIENTE, SANITÁ PUBBLICA
Solo un divieto totale di fumare in tutti i luoghi di lavoro chiusi e in tutti gli edifici e i mezzi di trasporto pubblici può garantire la tutela della salute degli impiegati e dei non fumatori e incentivare i fumatori a smettere. E' quanto afferma il Parlamento chiedendo una particolare attenzione per chi lavora in hotel e ristoranti. Incoraggia poi misure di sensibilizzazione, come le informazioni sui pacchetti, e la lotta contro il traffico e la contraffazione dei prodotti del tabacco.
GIURIDICA
PESCA
PROBLEMI ECONOMICI E MONETARI
COMMERCIO INTERNAZIONALE
INDUSTRIA
VARIE