DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili
per n° di documento o per data di approvazione sul sito:

http.www.europarl.eu.int/activities/expert/ta/search.do?language=IT

 

STRASBURGO  -  SESSIONE  14 - 17 DICEMBRE 2009

 

APERTURA SESSIONE

 

SOLIDARIETÀ DEL PARLAMENTO EUROPEO A SILVIO BERLUSCONI

 

Aprendo i lavori dell'ultima sessione dell'anno, il Presidente Buzek, ha fatto riferimento all'aggressione "indegna" subita da Silvio Berlusconi, affermando che "nella politica non dovrebbero mai succedere cose simili". In nome di tutto il Parlamento, ha quindi augurato al Primo Ministro italiano "una pronta e completa guarigione". Solidarietà è stata anche espressa, per i rispettivi gruppi, da Mario Mauro, Gianni Pittella e Francesco Enrico Speroni. L'Aula ha accolto la richiesta di dibattere della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in merito al crocefisso nelle aule italiane.

 

Dopo l'intervento del Presidente, Francesco Enrico Speroni (EFD) ha espresso la solidarietà personale e del proprio gruppo a Silvio Berlusconi.
Gianni Pittella (S&D), a sua volta, ha definito l'aggressione al Primo Ministro italiano "inqualificabile, inaccettabile e ingiustificabile". Rivendicando per il suo gruppo politico il ruolo di "fieri avversari" del Presidente del Consiglio, ha però precisato di essere "avversari politici" e che né il Premier né nessun altro avversario "è un nemico". Ha poi aggiunto che "non c'è altro mezzo per battersi e per vincere se non quello della battaglia politica e civile". "Non permetteremo a nessuno - ha proseguito - di far tracimare la vivacità della dialettica politica in una pericolosa deriva di odio e di violenza che è l'anticamera delle svolte autoritarie e antidemocratiche". Ha quindi concluso sostenendo che il Parlamento europeo deve, ancora una volta, "dar prova di serenità superiore, di rispetto e di maturità democratica".

Anniversario dell'introduzione della legge marziale in Polonia
Infine, il Presidente ha voluto menzionare il 28° anniversario, caduto il 13 dicembre, dell'introduzione della legge marziale da parte delle autorità comuniste in Polonia. Circa 100 persone, ha sottolineato, furono uccise sotto legge marziale, mentre quasi 10.000 sostenitori della Polonia democratica furono arrestati.

 

 

MERCATO INTERNO

 

AGEVOLARE L'ACCESSO AL MICROCREDITO PER CHI HA PERSO IL LAVORO
Doc. A7-0050/2009

Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento europeo di microfinanziamento per l'occupazione e l'integrazione sociale (strumento di microfinanziamento progress)

Il Parlamento sostiene la creazione di un nuovo strumento volto ad agevolare l'accesso e le possibilità di ricorso ai microfinanziamenti per la creazione e lo sviluppo di piccole imprese e di attività autonome, soprattutto, da parte di chi ha perso il lavoro a causa della crisi. Chiede però che i 100 milioni di euro stanziati per i prossimi 4 anni non siano sottratti a programmi esistenti. 

Con 516 voti favorevoli, 82 contrari e 4 astensioni, il Parlamento ha sostenuto la creazione di un nuovo strumento europeo di microfinanziamento per l'occupazione e l'integrazione sociale, denominato Progress. Tale strumento intende offrire la possibilità di un nuovo inizio ai disoccupati e aprire la strada all'imprenditorialità per alcuni dei gruppi più svantaggiati in Europa "che hanno difficoltà ad accedere al mercato del credito di tipo convenzionale".
Per i deputati, il "microfinanziamento" include le garanzie, il microcredito, il capitale azionario e quasi azionario concessi a persone e microimprese. Con "microcredito" si intendono prestiti inferiori a 25.000 euro. Una "microimpresa", d'altra parte, è "un'impresa che occupa meno di 10 persone, comprese le attività a titolo individuale, e il cui fatturato annuo e/o totale di bilancio non supera 2 milioni di euro".
Più in particolare, lo scopo di Progress è di portare in tempi ragionevoli l'accessibilità e la disponibilità di microfinanziamenti a un livello sufficiente, "in modo da rispondere all'elevata domanda di chi in questo periodo di crisi ne ha più bisogno".
Tra questi ultimi sono citati "coloro che hanno perso il lavoro, coloro che rischiano di perdere il lavoro o che incontrano difficoltà a entrare o a rientrare nel mercato del lavoro, nonché coloro a rischio di esclusione sociale oppure le persone più vulnerabili che si trovano in una posizione svantaggiata rispetto all'accesso al mercato del credito convenzionale e che desiderano avviare o sviluppare ulteriormente la loro microimpresa, compresa un'attività autonoma".
Beneficiari prioritari del sostegno comunitario sono anche le microimprese, in particolare quelle dell'economia sociale o che occupano persone svantaggiate.
Lo strumento europeo, in tale contesto, intende promuovere "attivamente" le pari opportunità tra donne e  uomini.

Finanziamento: 100 milioni di euro per quattro anni
Il pacchetto di emendamenti di compromesso negoziati dal relatore e sostenuti dai gruppi PPE, S&D, ALDE, ECR e EFD, accetta la proposta della Commissione di fornire un contributo finanziario del bilancio UE pari a 100 milioni di euro per il periodo dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2013. Tuttavia, i deputati non hanno accettato che lo strumento di microfianziamento fosse alimentato dai fondi supplementari (114 milioni di euro) attribuiti, su richiesta del Parlamento, al programma europeo a favore dei gruppi di persone vulnerabili.
Per garantire che lo strumento possa essere attivato sin dall'inizio del 2010, il Parlamento propone di stanziare 25 milioni di euro nel Bilancio 2010 (che sarà votato questo giovedì). Per il finanziamento dei tre rimanenti anni, al momento, non vi è accordo tra il parlamento e il Consiglio. I deputati auspicano che le decisioni sui fondi da stanziare siano prese ogni anno nell'ambito della formulazione del bilancio per l'ano successivo, cosicché da escludere la riallocazione di risorse da altri programmi.

 

DIRITTI UMANI

 

CONSEGNATO A MEMORIAL IL PREMIO SACHAROV PER LA LIBERTÀ DI PENSIERO

Durante una seduta solenne al Parlamento europeo Oleg Orlov, Sergei Kovalev e Lyudmila Alexeyeva, in nome di Memorial e di altri difensori dei diritti umani in Russia, hanno ricevuto oggi il Premio Sacharov per la libertà di pensiero.

 

Premiando i vincitori del Premio Sacharov 2009, il Presidente del Parlamento europeo JERZY BUZEK, si è congratulato con loro affermando: "è un grande onore consegnare oggi questo premio ai rappresentanti di Memorial, ma mi sento amareggiato di doverlo offrire agli amici russi proprio quando si commemora il ventennale dalla morte di Andrei Sacharov. Non so se egli sarebbe stato fiero che fosse Memorial a ricevere questo Premio". Ricordando poi quanto accaduto vent'anni fa nell'Europa orientale, il Presidente ha dichiarato: "Noi al Parlamento non dimenticheremo mai il passato perché è nostro dovere proteggere il futuro, salvaguardando quei valori a noi cari".
Per Sergei Kovalev, l'assegnazione del Premio Sacharov a Memorial "è stato un tributo a tutta la comunità russa per i diritti umani", specialmente a coloro che, per difendere i diritti umani, hanno perso la vita per tutelare i valori universali. Ha chiesto poi di osservare un minuto di silenzio per onorare la memoria di Natalya Estemirova, difensore dei diritti umani e membro di Memorial, assassinata l'estate scorsa in Cecenia, dell'avvocato Sanislav Markelov e delle giornaliste Anna Politkovskaya e Anastasia Baburova, uccise a Mosca, dell'etnologo  Nikolai Girenko, assassinato a San Pietroburgo e di Faried Babyev, ucciso in Dagestan.
Ha infine ricordato che "è doveroso per l'Europa non rimanere in silenzio ma ripetere e ribadire, ancora ed ancora, insistendo - con rispetto ma in maniera decisa - affinché la Russia si attenga agli impegni assunti.... altrimenti le autorità russe potrebbero interpretare questo atteggiamento come un segnale di indulgenza. Depennare i temi sensibili dall'agenda danneggia inequivocabilmente la Russia. Ma danneggia anche l'Europa, in quanto mette in dubbio gli impegni delle istituzioni per i valori europei".

Background
Il «Premio Sakharov per la libertà di pensiero» è assegnato ogni anno dal Parlamento europeo. Istituito nel 1988, il premio intende riconoscere l’impegno di personalità o di gruppi di personalità che si sono distinti nella difesa dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Ogni anno, intorno al 10 dicembre, il Parlamento europeo consegna il «Premio per la difesa dei diritti dell’uomo» (50 000 €) nel corso di una seduta solenne a Strasburgo. La data corrisponde al giorno della firma della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite nel 1948.

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

 

LIBERTÀ CIVILI

 

CROCEFISSO: IL PARLAMENTO HA DECISO DI RINVIARE LA VOTAZIONE

Il Parlamento ha deciso di rinviare la votazione della risoluzione sulla "difesa del principio di sussidiarietà" in relazione alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che ha condannato l'Italia per l'esposizione dei crocefissi nelle aule delle scuole pubbliche. Per il leader dell'S&D, autore della proposta, va verificata l'ammissibilità del voto su un tema che è solo italiano e che non riguarda l'UE. Il PPE aveva invece sostenuto che la questione riguarda milioni di persone.

Con 283 voti favorevoli, 259 contrari e 27 astensioni, l'Aula ha rinviato a una prossima sessione plenaria la votazione sulle proposte di risoluzione sulla questione del crocefisso.
Il dibattito in Aula, era scaturito da un'interrogazione orale alla Commissione a seguito della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che ha condannato l'Italia per l'esposizione dei crocefissi nelle aule delle scuole pubbliche.

Principio di sussidiarietà - Articolo 5 del trattato sull'UE (Lisbona)
In virtù del principio di sussidiarietà, nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l'Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell'azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell'azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione. I parlamenti nazionali vigilano sul rispetto del principio di sussidiarietà secondo la procedura prevista in detto protocollo.

 

Nel dibattito è intervenuto CARLO CASINI (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana UDC-SVP nel Gruppo del PPE e Presidente Commissione Affari costituzionali:

"Signora Presidente, onorevoli colleghi, la decisione della Corte europea ha turbato non solo i credenti, ma anche tutti coloro che nel crocifisso da secoli hanno visto un segno di speranza, di solidarietà, un conforto, contro la paura e il dolore.
Noi speriamo che quella decisione sia modificata dalla grande Camera, perché la sua irragionevolezza è evidente. Dovremo eliminare il nome stesso della croce rossa? Rimuovere i grandi crocifissi che dall'alto dei monti dominano città e vallate? Sarà proibito, come è stato già osservato, alla Regina d'Inghilterra di essere il capo della Chiesa anglicana?
Tuttavia, il caso suscita una riflessione di estrema importanza dal punto di vista civile e politico: i diritti dell'uomo sono soltanto diritti dei singoli, come soggetti isolati da un contesto sociale o il diritto di manifestare una determinata religiosità è anche un diritto dei popoli? Non conta niente la tradizione, la storia, l'intelligenza, l'arte, che per millenni hanno contrassegnato l'identità di un popolo?
Inoltre, la questione riguarda giustamente anche il rapporto tra sussidiarietà e diritti umani e noto che questi ultimi, al di fuori di alcuni principi fondamentali che devono considerarsi universali e indiscutibili, possono avere interpretazioni diverse, possono esistere anche conflitti fra i diritti umani. Perché togliere agli Stati la possibilità, con le loro leggi, di risolvere questi conflitti e di interpretare e attuare i diritti umani secondo la sensibilità etica di un determinato popolo? La questione travalica, dunque, la questione del crocifisso.
La Corte europea, altre volte, in materia di diritto alla vita, ha riconosciuto l'esclusivo potere degli Stati di decidere sui punti più controversi, quali ad esempio la disciplina dell'aborto e l'eutanasia. Ora, il Trattato di Lisbona ci obbliga ad aderire alla Convenzione europea e dunque anche a rispettare come Unione europea le deliberazioni della Corte europea dei diritti dell'uomo.
Merita una riflessione, allora, l'orientamento attuale diverso e nuovo della Corte, sarebbe grave se un potere sovranazionale, specie se esercitato da un numero limitato di persone e non espressione di una volontà popolare democraticamente dimostrata, diventasse repressivo e mortificante, insensibile ai sentimenti e al cuore dell'uomo e quindi ultimamente contrario alla libertà. Per questo io spero che la risoluzione del Partito popolare sarà votata e sarà votata in larga misura."

 

Nel dibattito è intervenuto, inoltre, MAGDI CRISTIANO ALLAM (PPE-I):

Click to enlarge"Signora Presidente, onorevoli colleghi, se dovessimo guardare al fatto che siamo in quattro gatti in questo momento a parlare della questione del crocifisso, considerare che per parlare del crocifisso dobbiamo invocare la questione della sussidiarietà, non possiamo non trarre la conclusione che ci troviamo in un'Europa che si vergogna della verità storica delle proprie radici giudaico-cristiane, della verità storica del cristianesimo che, come disse Goethe, è la lingua comune dell'Europa.
All'interno del Parlamento europeo ci sono 23 lingue ufficiali che attestano come non ci sia nulla che tiene unita l'Europa se non il cristianesimo. Vorrei domandare al Commissario Barrot perché, dopo che in Svizzera un referendum popolare ha decretato il no ai minareti, la Commissione europea, l'Unione europea, le Nazioni Unite, la Lega araba, l'Organizzazione della Conferenza islamica, si sono tutte mobilitate per condannare l'esito di quel referendum - pur essendo la Svizzera un paese che non fa parte dell'Unione europea - e oggi assumete un atteggiamento di neutralità rispetto a una questione che riguarda le nostre radici, la nostra identità, la nostra anima?"

 

 

 

Nel dibattito è intervenuto, per iscritto, HERBERT DORFMANN (PPE-I):

Click to enlarge"Il verdetto della Corte è l'espressione di un secolarismo aggressivo. Esiste un diritto per chi desidera manifestare pubblicamente la propria religione in Europa. La Corte trascura che il nostro continente non può esistere senza il cristianesimo. Il cristianesimo ha condizionato l'Europa, la sua gente, la cultura, l'arte e il pensiero. Se si rimuovesse il cristianesimo, il continente perderebbe la sua identità. Non è una questione legata alla libertà di religione. La separazione tra Chiesa e Stato è uno dei beni più grandi per la nostra democrazia e sono sicuro che ce ne prendiamo cura, nel senso che entrambi fanno il proprio lavoro rispettandosi reciprocamente. Il punto focale del rispetto è proprio: la Chiesa cristiana non può pretendere che tutti credono in essa, ma può chiedere che tutti la rispettino."

 

 

 

 

 

 

 

BILANCIO


ADOTTATO IL BILANCIO UE PER IL 2010
Doc. A7-0083/2009

Risoluzione sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2010 quale modificato dal Consiglio (tutte le sezioni) al progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2010.

Il bilancio dell'UE per il 2010 sarà pari a 141,453 miliardi di euro in stanziamenti d'impegno e 122,937 miliardi di euro in stanziamenti di pagamento. E' quanto ha deciso il Parlamento che, assieme al Consiglio, ha trovato un accordo sul finanziamento del piano europeo di ripresa economica, che beneficerà di 2,4 miliardi di euro.

"Se vogliamo che gli europei si sentano più al sicuro nel 2010, occorre attuare il bilancio in modo intelligente", ha dichiarato il relatore durante il dibattito in Aula. Ha quindi spiegato che è per tale ragione che "stiamo migliorando la sicurezza energetica, sostenendo la creazione di posti di lavoro e introducendo lo strumento di microfinanziamento".
Il relatore ha inoltre sottolineto che s'intende aiutare il settore lattiero caseario e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Ha poi affermato che è urgente procedere ad una appropriata revisione del quadro finanziario pluriennale dell'UE (le cosiddette prospettive finanziarie), originariamente prevista per quest'anno e poi rinviata all'anno prossimo. Ha anche spiegato che "non abbiamo avuto sufficiente margine di manovra, vi sono linee di bilancio senza riserve e una revisione di metà percorso del bilancio pluriennale è quindi inevitabile".
Il bilancio approvato definitivamente dal Parlamento, l'ultimo con la procedura prevista dal Trattato di Nizza, prevede uno stanziamento in pagamenti pari all'1,04% del reddito nazionale lordo (RNL) dell'UE.

Piano europeo di ripresa economica
Il piano europeo di ripresa economica ha stanziato 5 miliardi per finanziare - nel 2009 e nel 2010 - progetti nel settore energetico, della banda larga e dello sviluppo rurale. Quando fu concordato nei mesi scorsi, il finanziamento per il secondo anno (2,4 miliardi di euro) non era stato ancora definito. Dopo qualche mese di negoziati, le istituzioni europee si sono accordate per reperire le risorse necessarie dai fondi non spesi e dai margini (nel settore agricolo e dell'amministrazione) per il 2009 e il 2010, nonché da 120 milioni di denaro "fresco" aggiunti dagli Stati membri.
La gran parte dei fondi del piano è destinata alle infrastrutture per il gas e per l’energia elettrica. Per quanto riguarda il gas (1,44 miliardi di euro), tra i 18 progetti selezionati figurano i gasdotti che collegano l'Italia alla Grecia (ITGI - Poseidon, 100 milioni di euro) e all'Algeria (GALSI, 120 milioni di euro). Il Nabucco potrà contare su 200 milioni di euro. Per quanto riguarda l'energia elettrica (910 milioni di euro), tra i nove progetti selezionati figurano il cavo sottomarino che unisce la Sicilia con l'Italia continentale (110 milioni di euro) e l'interconnessione con Malta (20 milioni). Per i dieci progetti per la cattura e lo stoccaggio sono stanziati 1,05 miliardi di euro. Tra i beneficiari figura l'impianto di Porto Tolle che potrà contare su 100 milioni. Infine, 565 milioni di euro sono destinati a taluni parchi eolici offshore in Nord Europa.

Controllo delle frontiere, immigrazione e asilo
Per Frontex, l'Agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, sono previsti 59 milioni di euro in impegni e 38 milioni in pagamenti. Il Fondo europeo per i rifugiati potrà contare, rispettivamente, su 92 e 65 milioni.
Inoltre, la cooperazione con i paesi terzi nel settore dell'immigrazione e dell'asilo sarà dotata di 53 milioni di euro in impegni e 50 milioni in pagamenti. Questi fondi, tra l'altro, sono destinati alla promozione della gestione della migrazione per motivi di lavoro, alla lotta all'immigrazione illegale e alla sostegno per la riammissione degli immigrati illegali. Ma anche alla protezione dei migranti dallo sfruttamento e dall'esclusione e al sostegno della lotta contro il traffico degli esseri umani.

Partenariato euromediterraneo
La cooperazione finanziaria con i paesi del Mediterraneo potrà contare su 791 milioni di euro di stanziamenti d'impegno (700 milioni in pagamenti) destinati, tra l'altro, a studi sugli effetti del cambiamenti climatico sulla qualità dell'acqua marina, studi sull'inquinamento delle coste, controllo delle infrastrutture sottomarine (gasdotti e oleodotti, cavi elettrici, ecc.).

Terrorismo
La cooperazione operativa e analitica nel settore dell'antiterrorismo conta 20,4 milioni di euro in stanziamento d'impegno e 14,6 milioni in pagamenti.

Progetto pilota per il settore tessile
I deputati hanno anche deciso di sostenere una serie di progetti pilota, trai quali ne figura uno che riguarda azioni collegate al settore tessile e calzaturiero - dotato di un milione di euro. Il progetto intende a valutare gli effetti dell'abolizione del sistema comunitario di quote in vista di creare un programma europeo per il settore, in particolare nelle regioni meno favorite, volto a sostenere la ricerca e l'innovazione, la ristrutturazione, la formazione professionale e le PMI.

Il bilancio 2010 in cifre

 

Bilancio 2010*

Confronto con il bilancio 2009**

Prospettive finanziarie 2010

Bilancio finale 2010

Titolo

Impegni.

Pagamenti

Impegni

Pagamenti

Impegni.

Pagamenti.

1a Competitività per la crescita e l'occu-pazione

13775

11106

14362

-

14862

11342

1b Coesione per la cresci-ta e l'occu-pazione

48427

34963

49388

-

49388

36385

2 Conservazione e gestione delle risor-se naturali

56721

52566

59955

-

59499

58136

3a Libertà, sicurezza e giustizia

864

617

1025

-

1006

739

3b Cittadinanza

663

691

668

-

668

659

4 L'UE quale attore globale

8104

8324

7893

-

8141

7788

5 Amministrazione

7695

7695

7882

-

7889

7889

Totale

136458

116172

141173

134155

141453

122937

In percentuale del RNL

1.18%

1.00%

-

-

1.20%

1.04%

 

** Il bilancio 2009, a differenza di quello per il 2010, include anche il supporto finanziario pre-adesione per la Bulgaria e la Romania, con €209 milioni, sia in stanziamenti d'impegno sia di pagamento. Tale rubrica è inclusa nel totale del bilancio 2009.

* Il bilancio 2010 è l'ultimo adottato con la procedura prevista dal trattato di Nizza, che non prevede un reale potere del Parlamento sulla spesa relativa alla politica agricola comune e altre spese dette "obbligatorie" di competenza del Consiglio. A partire dal prossimo anno, grazie al trattato di Lisbona, il Parlamento avrà pieni poteri sull'intero bilancio UE.

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

 

AGRICOLTURA

 

CRISI NEI SETTORI AGRICOLI DIVERSI DAL SETTORE LATTIERO

Il Parlamento europeo ha richiesto l'inserimento in agenda di una dichiarazione della Commissione europea perché si prendano provvedimenti nel combattere la crisi di alcuni settori quali: quello dei cereali, il suino, la produzione di olio d'oliva e l'ortofrutticolo che sono stati ultimamente omessi a causa della dirompente crisi del comparto lattiero-caseario, che ha rischiato di far permanere in crisi strutturale comparti essenziali della nostra produzione.

Dopo l'analisi fatta dal Commissario si è aperta una discussione.

Nel dibattito è intervenuto HERBERT DORFMANN (PPE-I):

Click to enlarge"Signor Presidente, Signora Commissaria, in questo momento molti settori dell'agricoltura vivono la crisi. Vi sono tanti motivi, uno di questi può essere la liberalizzazione della politica agricola degli ultimi anni. Se nella PAC togliamo sempre più reti di sicurezza, le oscillazioni dei prezzi aumentano con maggiori problemi per gli agricoltori.
A breve bisogna trovare una via di uscita a questa crisi. Bisogna però rielaborare la politica agricola e chiedersi cosa possiamo fare contro queste oscillazioni dei prezzi.
Dopo l´entrata in vigore del Trattato di Lisbona penso che noi come Parlamento abbiamo il compito di essere attivi.
I Ministri agricoli al di fuori del Consiglio si sono incontrati a Parigi per discutere di questo tema ed è positivo.
Però, Presidente, cari colleghi, noi come Parlamento abbiamo il compito di mostrare il nostro nuovo ruolo agli agricoltori e nell'ambito della democrazia dobbiamo trovare delle soluzioni per il futuro dell'agricoltura."

 

 

 

LIBERTÀ, GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

 

AZIONE EUROPEA PER LE VITTIME DEL TERRORISMO

Dichiarazione della Commissione sull'Azione europea per le vittime del terrorismo.

In seguito alla Dichiarazione della Commissione nell'azione europea per le vittime del terrorismo e tenuto conto che oggi ciascun paese membro dell'UE ha la propria legislazione in materia di tutela delle vittime, la Commissione è chiamata a pronunciarsi sulla possibilità di dare vita ad una "Carta Europea" che preveda una tutela uniforme e ai massimi livelli.

 

Nel dibattito è intervenuto MAGDI CRISTIANO ALLAM (PPE-I):

Click to enlarge"Signora Presidente, onorevoli colleghi, vorrei esprimere il mio sostegno alla proposta di Teresa Jiménez-Becerril Barrio di una Carta europea per i diritti delle famiglie vittime del terrorismo ed evidenziare come questa rappresenta una straordinaria opportunità per l'Europa di dare un'indicazione univoca sul concetto di terrorismo, tenendo presente che l'assenza di questa indicazione ha provocato nel 2005 il fallimento del processo di Barcellona, quando i Capi di Stato e di governo dei paesi euromediterranei non riuscirono a mettersi d'accordo e come questo oggi rappresenta una straordinaria opportunità per rilanciare su basi nuove il dialogo con l'altra sponda del Mediterraneo, partendo da una dichiarazione chiara sul concetto che rappresenta il fondamento della nostra umanità e della nostra civiltà, ovvero la sacralità della vita"

 

 

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:

A seguito di diverse interrogazioni orali, il Parlamento ha approvato una risoluzione sui miglioramenti da apportare al quadro giuridico relativo all'accesso ai documenti in seguito all'entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Si chiede che con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona si rivedano tutte le disposizioni che disciplinano l'accesso ai documenti classificati, così da consentire un più completo controllo democratico nelle aeree di competenza ove il Parlamento europeo è ora codecisore con il Consiglio.

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

GIURIDICA

AFFARI ECONOMICI


 

 

 

DAL PARLAMENTO EUROPEO

 

Tutti i documenti approvati sono disponibili
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STRASBURGO  -  SESSIONE  18 - 21 GENNAIO 2010

 

 

APERTURA SESSIONE

 

CORDOGLIO PER LE VITTIME DEL TERREMOTO AD HAITI

Nel dare inizio ai lavori parlamentari il Presidente Buzek ha formulato il cordoglio dei deputati per le vittime del terremoto ad Haiti. Ha inoltre espresso grande rammarico per l'esecuzione capitale di un cittadino britannico in Cina. Il Parlamento ha respinto la proposta dell'EFD di votare una risoluzione riguardo alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sull'esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche italiane.

Terremoto ad Haiti

Il Presidente JERZY BUZEK ha aperto la seduta annunciando "con grande tristezza" che la signora Pilar Juarez Boal, vice direttore della delegazione dell'Unione europea ad Haiti, e già funzionaria del Parlamento europeo, è ritenuta ancora dispersa. I miei pensieri - ha aggiunto il Presidente - vanno oggi al popolo di Haiti "colpito dalla grande tragedia del terremoto". Singoli paesi d'Europa e l'intera Unione, ha poi sottolineato, si sono impegnati a fornire un sostegno finanziario consistente ad Haiti e ad inviare 150 agenti di polizia della gendarmeria europea. Si tratta di uno dei "peggiori disastri della storia dell'umanità" che ha provocato numerose vittime europee, molte delle quali sono ancora disperse. 

 

 

 

 

Esecuzione di un cittadino britannico in Cina
Il Presidente ha poi espresso rammarico circa l'esecuzione in Cina di Akmal Shaikh, un cittadino britannico. Ha quindi aggiunto che questa è "una delle quasi sette mila persone che ogni anno sono giustiziate in quel paese". Buzek ha peraltro sottolineato che si tratta anche del primo cittadino dell'Unione europea dal 1951 giustiziato in Cina. Il Parlamento europeo, ha concluso il Presidente, "ha sempre condannato la pena di morte e continuerà i suoi sforzi a favore di una moratoria sulle esecuzioni".

Ordine del giorno
Il Parlamento ha poi deciso di anticipare a martedì mattina la discussione in Aula con l'Alto rappresentante per gli affari esteri sulla situazione ad Haiti. Una risoluzione sarà adottata nel corso della sessione di febbraio (il termine per la presentazione delle proposte è stato fissato al 3 febbraio). Il dibattito sulle relazioni con la Tunisia è stato spostato a giovedì mattina, in presenza della Commissione europea.
Respingendo la proposta del gruppo EFD con 113 voti favorevoli, 196 contrari e 11 astensioni, l'Aula ha deciso di non votare una risoluzione in merito alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo riguardo all'esposizione dei crocefissi nelle aule scolastiche italiane. Francesco Enrico Speroni aveva motivato la sua richiesta sostenendo che il Parlamento ha il dovere di pronunciarsi su una materia così importante, come peraltro aveva deciso di fare la scorsa sessione.
Con 150 voti favorevoli, 200 contrari e 12 astensioni, i deputati hanno respinto la richiesta dell'ALDE di sostituire il dibattito e l'adozione della risoluzione sulle violenze contro le minoranze religiose in Egitto e Malesia. Mario Mauro (PPE-I) aveva espresso la sua contrarietà alla proposta sostenendo che il Parlamento deve pronunciarsi sul tema della difesa della libertà religiosa e precisando che non si tratta di criticare i governi dei paesi menzionati.

 

 

PETIZIONI

 

NIKIFOROS DIAMANDOUROS RIELETTO MEDIATORE EUROPEO

Decisione recante elezione del Mediatore europeo

Il Parlamento europeo ha eletto con 340 voti, per la terza volta, il greco Nikiforos Diamandouros alla carica di Mediatore europeo fino al 2014. Gli altri candidati in lizza erano l'italiano Vittorio Bottoli (19 voti) e il belga Pierre-Yves Monette (289 voti). Al Mediatore sono rivolte le denunce relative ai casi di cattiva amministrazione che coinvolgono istituzioni e organismi dell'Unione europea.

Durante il suo mandato Diamandouros intende far sì che l'UE offra ai cittadini i vantaggi promessi dal Trattato di Lisbona, rafforzando il dialogo costruttivo con le istituzioni e gli organi dell'UE e migliorando il servizio ai cittadini, attraverso un utilizzo più efficiente delle risorse. Ha inoltre l'intenzione di rafforzare la cooperazione con i difensori civici nazionali e regionali e di comunicare più efficacemente con i cittadini.
Il Mediatore è eletto a scrutinio segreto dopo ogni elezione del Parlamento europeo per la durata della legislatura. Il primo Mediatore - Jacob Söderman - è stato eletto nel 1995. A seguito del suo pensionamento, nel 2003, Diamandouros ha portato a termine il mandato 1999-2004 ed è poi stato rieletto nel gennaio 2005.
L'elezione del Mediatore è gestita in primo luogo dalla commissione per le petizioni del Parlamento europeo che controlla l'ammissibilità delle candidature e il rispetto, da parte dei candidati, dei criteri richiesti per l'incarico. In proposito, il trattato recita quanto segue: "Il Mediatore esercita le sue funzioni in piena indipendenza. Nell'adempimento dei suoi doveri, egli non sollecita né accetta istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Per tutta la durata del suo mandato, il Mediatore non può esercitare alcuna altra attività professionale, remunerata o meno".
Il Mediatore può essere dichiarato dimissionario dalla Corte di giustizia, su richiesta del Parlamento europeo, qualora non risponda più alle condizioni necessarie all'esercizio delle sue funzioni o abbia commesso una colpa grave.
Il Mediatore è abilitato a ricevere le denunce di qualsiasi cittadino dell'Unione o di qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro, e riguardanti casi di cattiva amministrazione nell'azione delle istituzioni, degli organi o degli organismi dell'Unione (salvo la Corte di giustizia dell'Unione europea nell'esercizio delle sue funzioni giurisdizionali).
Il Mediatore, di propria iniziativa o in base alle denunce che gli sono state presentate direttamente o tramite un membro del Parlamento europeo, procede alle indagini che ritiene giustificate, tranne quando i fatti in questione formino o abbiano formato oggetto di una procedura giudiziaria. Qualora il Mediatore constati un caso di cattiva amministrazione, egli ne investe l'istituzione interessata, che dispone di tre mesi per comunicargli il suo parere. Il Mediatore trasmette poi una relazione al Parlamento europeo e all'istituzione, all'organo o all'organismo interessati. La persona che ha sporto denuncia viene informata del risultato dell'indagine. Ogni anno il Mediatore presenta una relazione al Parlamento europeo sui risultati delle sue indagini.

 

DIRITTI UMANI

 

TUTELARE I CRISTIANI E LE MINORANZE DALLE VIOLENZE
Docc. B7-0035, 0037, 0038, 0039, 0045, 0048/2010

Risoluzione sui recenti attacchi contro comunità cristiane

Il Parlamento europeo condanna vivamente tutte le forme di violenza, discriminazione e intolleranza, basate sulla religione e sul credo, contro le persone religiose, gli apostati e i non credenti. In relazione ai recenti attacchi, chiede quindi alle autorità egiziane e malesi di garantire la sicurezza dei cristiani e delle altre minoranze religiose presenti sul loro territorio, nonché di adottare le misure necessarie per proteggere le chiese e i luoghi di culto.

Il Parlamento ha adottato una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici che sottolinea anzitutto come il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione sia "un diritto umano fondamentale garantito dagli strumenti giuridici internazionali". Condanna quindi vivamente "tutte le forme di violenza, discriminazione e intolleranza, basate sulla religione e sul credo, contro le persone religiose, gli apostati e i non credenti".
Osservando che anche l'Europa "non è esente" da casi di violazione di questa libertà e conosce crimini individuali di questa natura, il Parlamento chiede al Consiglio, alla Commissione e all'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza di prestare particolare attenzione alla situazione delle minoranze religiose, comprese le comunità cristiane nel quadro delle relazioni e della cooperazione dell'UE con i paesi interessati.
Appoggia anche tutte le iniziative volte a promuovere il dialogo e il rispetto reciproco tra comunità, invitando tutte le autorità religiose "a promuovere la tolleranza e ad adottare iniziative contro l'odio e contro la radicalizzazione violenta ed estremista".

Situazione in Egitto
Osservando che, negli ultimi anni, in Egitto "hanno avuto luogo atti ricorrenti di violenza contro cristiani copti", i deputati manifestano preoccupazione per i recenti attacchi contro cristiani copti in Egitto ed esprimono la loro solidarietà nei confronti delle famiglie delle vittime. Chiedono poi al governo egiziano "di garantire la sicurezza personale e l'integrità fisica dei cristiani copti e dei membri di altre minoranze religiose del paese".
Il Parlamento plaude poi agli sforzi delle autorità egiziane per individuare gli autori e gli esecutori dell'attacco del 6 gennaio e chiede al governo egiziano di tradurre in giustizia e processare "tutte le persone responsabili di tale attacco, come pure di altri atti di violenza contro cristiani copti o altre minoranze". Sollecita inoltre il governo egiziano a garantire che i cristiani copti e i membri di altre comunità religiose e minoranze, "godano di tutti i diritti umani e libertà fondamentali - compreso il diritto di scegliere liberamente la propria religione e di cambiarla - e di evitare qualsiasi discriminazione contro gli stessi".

Situazione in Malaysia
Il Parlamento esprime preoccupazione per i recenti attacchi contro chiese e luoghi di culto in Malaysia e manifesta la propria solidarietà alle vittime. Chiede quindi alle autorità malesi "di garantire la sicurezza personale e l'integrità fisica delle persone che praticano la propria religione e di adottare le misure necessarie per proteggere le chiese ed altri luoghi di culto". Le sollecita inoltre a "indagare a fondo e con rapidità" sui casi segnalati di attacchi contro luoghi di culto e di tradurre i responsabili dinanzi alla giustizia.
D'altra parte, i deputati ritengono che la condotta del Ministro dell'Interno malese "costituisca una violazione della libertà di religione" e si dicono particolarmente preoccupati "per il fatto che il governo malese abbia agito in modo illecito e che con la sua ingerenza abbia contribuito all'acuirsi delle tensioni tra i gruppi religiosi nel paese". Esortano poi le autorità malesi a rispettare la sentenza dell'Alta Corte della Malaysia sul diritto dei cristiani di utilizzare la parola Allah per riferirsi a Dio e chiedono al governo malese di non tentare di ripristinare tale divieto. Ritengono invece che dovrebbe "tentare di allentare le tensioni risultanti e di astenersi dall'intraprendere nuove azioni che potrebbero turbare la coesistenza pacifica tra la religione dominante e quelle minoritarie".

Nel dibattito è intervenuto, per iscritto, CARLO CASINI (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana UDC-SVP nel Gruppo del PPE e Presidente Commissione Affari costituzionali:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'esprimere il voto favorevole sulla risoluzione comune sottolineo la particolare gravità delle violenze compiute in Malesia per una questione esclusivamente nominalistica.
È oggettivamente sicuro che sia i cristiani sia i musulmani credono in un solo Dio che è Dio di tutti gli uomini credenti e non credenti. Il fatto che sia chiamato con parole diverse è assolutamente secondario. Pretendere che il Dio musulmano sia solo musulmano e perciò possa essere invocato soltanto dai musulmani, con un nome tradizionalmente musulmano significa tornare alla visione ancestrale e tribale, secondo la quale esisteva un Dio per ciascun gruppo umano. Contraddire cioè l'idea monoteista che rende grandi e vicine le religioni universali che, come il Cristianesimo e l'Islam, si oppongono all'idolatria ed il politeismo.
Non meno grave è la persecuzione dei copti in Egitto. Sulle sponde del Mediterraneo sono fiorite le religioni monoteiste, le quali pretendono di essere e sono forze di fraternità e di pace. È invece drammatico che proprio sulle sponde del Mediterraneo a Gerusalemme, città sacra per chi crede in Dio, Allah e Jahvé, si trovi il focolaio più grande di conflitti.
Proprio l´Egitto è il paese più forte dell'area dove cristiani e musulmani devono convivere pacificamente per un ruolo pacificatore in tutta l'area del sud del Mediterraneo."

 

 

L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:

 

 

CONSIGLIO EUROPEO

 

LA SPAGNA PRESENTA IL SUO PROGRAMMA AL PARLAMENTO

Dichiarazione del Consiglio sul Programma di attività della Presidenza spagnola

Mercoledì mattina il Primo ministro spagnolo, José Luis Rodriguéz Zapatero, ha presentato all'Aula il programma del suo Paese per il semestre di presidenza spagnolo. L'attuazione del Trattato di Lisbona, la ripresa economica, le relazioni esterne e un'Europa dei diritti e delle libertà, figurano tra le priorità.

 

Nel dibattito è intervenuto CARLO CASINI (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana UDC-SVP nel Gruppo del PPE e Presidente Commissione Affari costituzionali:

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, in qualità di presidente della commissione affari costituzionali di questo Parlamento mi compiaccio che la Presidenza spagnola attribuisca importanza alla realizzazione delle riforme strutturali previste dal trattato dell'Unione europea, in particolare riguardo al servizio europeo per l'azione esterna, all'iniziativa dei cittadini, all'adesione dell'Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, per la quale la mia commissione ha già nominato un relatore nella persona di uno spagnolo, Jáuregui Atondo che voi conoscete già.
Ma in una intervista pubblicata da El País domenica scorsa lei, signor Presidente Zapatero, ha auspicato che la legge sulla libertà religiosa possa determinare in Spagna un avanzamento nella direzione della normalizzazione nell'ambito di tutte le istituzioni pubbliche.
Allora io a questo riguardo vorrei proporre una brevissima riflessione: le strutture dell'Europa sono un mezzo per realizzare uno scopo e lo scopo dell'Unione europea è confermato dal Trattato di Lisbona all'articolo 2: la promozione della dignità, dell'eguaglianza, della libertà, della solidarietà. Non posso perciò non manifestare una qualche preoccupazione circa la deriva che sta prendendo questo dibattito sui valori.
Vi è una unità culturale che precede l'unità economica. La forza dell'anima europea è più forte della struttura pubblica-giuridica, scusate. L'anima dell'Europa fonda le sue radici nell'istinto di verità e di bellezza proprio dell'antica Grecia, nel culto della giustizia proprio di Roma e su questo estremamente grande patrimonio è il cristianesimo che ha inserito il valore della persona umana, sempre uguale dal concepimento alla morte naturale.
Ora, è in nome della croce di Cristo che noi chiediamo di andare ad Haiti, di essere presenti ad Haiti, perché tutti gli esseri umani, i più poveri in particolare, sono al centro.
E allora io le domando: che cosa vuol dire "normalizzazione" riguardo alla libertà religiosa? Vuol dire forse imporre a tutti i cittadini di non esprimere pubblicamente il loro culto? Vuol dire dimenticare le radici anche cristiane dei nostri paesi?"

 

 

ALTRI DOCUMENTI APPROVATI

 

AMBIENTE

GIURIDICA

SVILUPPO REGIONALE

RELAZIONI ESTERNE
Doc. A7-0086/2010 - Risoluzione sulla seconda revisione dell'accordo di partenariato ACP-CE ("accordo di Cotonou")