DAL PARLAMENTO EUROPEO
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STRASBURGO - SESSIONE 08 - 11 FEBBRAIO 2010
AFFARI COSTITUZIONALI |
NUOVE COMPETENZE PER IL PARLAMENTO NEI RAPPORTI CON LA COMMISSIONE
Doc. B7-0091/2010
Risoluzione sulla revisione dell'accordo quadro tra il Parlamento europeo e la Commissione per la prossima legislatura
Il Parlamento ha approvato una serie di principi fondamentali da attuare nell'accordo di cooperazione che regola i rapporti tra il Parlamento e la Commissione. Il Presidente della Commissione Barroso ha approvato le richieste del Parlamento, che riflettono il nuovo ruolo del Parlamento dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona.
Il Parlamento e la Commissione stanno attualmente rivedendo il cosiddetto accordo quadro che definisce le relazioni tra le due istituzioni, comprese le loro responsabilità politiche, il flusso di informazioni e il coordinamento legislativo. I negoziatori delle due istituzioni hanno convenuto su una serie di principi chiave alla fine di gennaio. Il Parlamento ha approvato a larga maggioranza tali principi.
Subito dopo il voto, il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha avallato l'adozione di questi principi dichiarando alla plenaria di essere "profondamente convinto che è stata trovata un'intesa comune" sul modo in cui entrambe le istituzioni lavoreranno insieme nei prossimi anni. "Propongo di portare la nostra speciale partnership ad un nuovo livello, (...) per rispecchiare il nuovo trattato e foggiare insieme l'Europa ".
Il Presidente JERZY BUZEK, rallegrandosi per l'intesa raggiunta su questo importante documento, ha dichiarato che l'accordo quadro stabilisce le nuove regole sulla base delle quali il Parlamento europeo e la Commissione lavoreranno insieme quotidianamente. Ha quindi rilevato che questo nuovo accordo rafforza il metodo comunitario. Vincolante per i prossimi cinque anni, esso getta le basi per una solida collaborazione tra due importanti istituzioni comunitarie.
La seconda fase dei negoziati, che inizierà immediatamente dopo l'insediamento della Commissione, dovrebbe portare - entro maggio-giugno 2010 - al testo di un ambizioso accordo quadro, che sarà in seguito approvato dalla Plenaria.
Parità di trattamento tra Parlamento e Consiglio
Uno dei risultati principali raggiunti dal Parlamento è stato l'impegno della Commissione a rispettare il principio della parità di trattamento tra Parlamento e Consiglio, in particolare per quanto riguarda l'accesso alle riunioni e alla documentazione completa delle riunioni della Commissione con gli esperti nazionali.
Un'altra questione fondamentale per il Parlamento era il miglioramento dell'obbligo di rendiconto dell'Esecutivo. La Commissione ha accettato di appoggiare il Parlamento nei prossimi negoziati relativi al Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) al fine di garantire la piena responsabilità di tale servizio, compresa una procedura trasparente per la nomina dei rappresentanti speciali e degli ambasciatori.
Nelle sessioni plenarie del Parlamento europeo sarà introdotta un'ora delle interrogazioni con i commissari, compreso il vicepresidente per le relazioni esterne/Alto rappresentante dell'Unione per la politica estera e di sicurezza. Inoltre, qualora il Parlamento chiedesse al Presidente della Commissione di ritirare la fiducia a un singolo membro della Commissione, il Presidente sarà tenuto a prendere seriamente in considerazione la possibilità di chiedere le dimissioni di tale membro oppure dovrà illustrare al Parlamento il motivo del suo rifiuto di farlo.
Una posizione più forte per le iniziative legislative del Parlamento
La Commissione si è inoltre impegnata a informare il Parlamento sul seguito concreto dato a qualsiasi richiesta d'iniziativa legislativa, in un tempo massimo di tre mesi e, entro un anno, a presentare una proposta legislativa. In caso contrario, sarà tenuta a fornire al Parlamento una motivazione dettagliata.
Sono state accolte anche le richieste del Parlamento per quanto riguarda i futuri negoziati sul miglioramento del processo legislativo. La Commissione si è impegnata a consultare il Parlamento sull'utilizzo della normativa non vincolante e a rafforzare il diritto del Parlamento di essere informato sulle procedure d'infrazione.
Accrescere il ruolo del Parlamento nei negoziati internazionali
L'accordo tra le due istituzioni prevede l'impegno della Commissione a rafforzare la sua collaborazione con il Parlamento nei negoziati internazionali. Il Parlamento, in futuro, riceverà informazioni complete durante tutte le fasi dei negoziati. Inoltre, in occasione delle conferenze internazionali, la Commissione agevolerà la concessione dello status di osservatore al Presidente della delegazione del Parlamento.
Infine, è stata anche accolta la richiesta del Parlamento volta a migliorare la programmazione e la Commissione ha deciso di cercare un'intesa comune tra le Istituzioni prima di approvare il suo programma di lavoro annuale.
Nel dibattito è intervenuto, per iscritto, CARLO CASINI (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana UDC-SVP nel Gruppo del PPE e Presidente Commissione Affari costituzionali:
"Esprimo soddisfazione, nella mia qualità di presidente della commissione per gli affari costituzionali, per l'accordo raggiunto sulle linee di principio di un nuovo accordo quadro tra Commissione e Parlamento.
Devo per altro esprimere l'esigenza di una più profonda riflessione sulla natura dei rapporti tra queste due Istituzioni. La prospettiva di una crescita democratica dell'Unione continua a immaginare il Parlamento come rappresentante dei popoli e il Consiglio come una seconda camera rappresentante degli Stati. In tale contesto, la Commissione dovrebbe essere considerata come governo, ed è chiaro che questa configurazione esigerebbe regole ben più approfondite degli aggiustamenti meritevolmente oggi delineati.
Aggiungo un pensiero sul diritto di iniziativa dei cittadini. La normativa al riguardo dovrà essere misurata sugli effetti che si ritiene debbano conseguirne. Tali effetti non possono essere pensati senza il confronto con quelli che derivano dal preesistente diritto di ogni cittadino di presentare una petizione al Parlamento europeo e con quelli collegati ai limitati poteri del Parlamento, che è privo del potere di iniziativa ma non del potere di chiedere alla Commissione di intraprendere una iniziativa legislativa."
IL PARLAMENTO ELEGGE LA NUOVA COMMISSIONE EUROPEA
Doc. B7-0090/2010
Decisione recante approvazione della nomina della Commissione
Con 488 voti favorevoli, 137 contrari e 72 astensioni, il Parlamento ha eletto la nuova Commissione europea che resterà in carica fino al 31 ottobre 2014 sotto la guida, per la seconda volta, di José Manuel Barroso. I leader dei gruppi PPE, S&D e l'ALDE avevano annunciato il loro sostegno al nuovo Esecutivo, mentre i Verdi/ALE, la GUE/NGL e l'EFD avevano anticipato il loro voto contrario e l'ECR aveva anticipato l'astensione.
La Commissione Barroso I, approvata nel novembre 2004, aveva ottenuto 449 voti favorevoli, 149 contrari e 82 astensioni.
Aprendo il dibattito in Aula, il Presidente del Parlamento, JERZY BUZEK, ha affermato che "questa è l'alba di un nuovo decennio, con un nuovo modo di lavorare per le istituzioni europee".
La responsabilità verso il Parlamento è "di importanza cruciale per la legittimazione democratica della Commissione", ha sottolineato il Presidente José Manuel Barroso. La situazione eccezionale che si vive attualmente con la crisi economica, i cambiamenti climatici e le questioni di sicurezza energetica - ha aggiunto - ha fatto sì che oggi è stato "un momento di audacia". Abbiamo bisogno di "istituzioni europee forti" per affrontare queste sfide, ha sostenuto, e spettava alla Commissione e al Parlamento agire insieme "al fine di garantire che l'UE sia qualcosa di più della mera somma delle sue parti". "Oggi un nuovo capitolo nella nostra avventura europea inizia", ha concluso, aggiungendo che dobbiamo cercare "di renderlo un successo per tutti i nostri cittadini".
JOSEPH DAUL Presidente del Gruppo PPE ha esordito nel dibattito
sottolineando la necessità di trasmettere ai cittadini un "messaggio chiaro" su come l'Unione europea intende raggiungere i suoi obiettivi. L'UE, ha aggiunto, deve proiettare l'immagine di "ciò che l'UE è: un leader mondiale sul piano economico, della dimensione del mercato e dei contributi agli aiuti internazionali". Eppure, da Haiti all'Iran, all'Afghanistan fino allo Yemen, da Cuba alle relazioni transatlantiche, la voce dell'Unione europea finora "non è stata all'altezza delle nostre aspirazioni", ha detto, sollecitando un programma "ambizioso" per porvi rimedio. Le audizioni dei commisari, ha proseguito, sono un "esercizio di democrazia moderna", ma occorre migliorare le procedure e concentrare l'attenzione sugli obiettivi. L'orientamento politico della Commissione deve riflettere l'esito delle elezioni del 2009, e la sua prima priorità deve essere quella di soddisfare le aspettative dei cittadini, ha concluso Daul.
PARI OPPORTUNITÀ |
RAFFORZARE LE POLITICHE DI PARITÀ TRA I SESSI
Doc. A7-0004/2010
Risoluzione sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea
Promuovere l'imprenditorialità femminile, colmare il divario retributivo tra uomini e donne, garantire i servizi di assistenza a bambini e anziani, rivedere il congedo di maternità e introdurre quello di paternità. E' quanto propone il Parlamento per garantire la parità di genere e conciliare meglio lavoro e famiglia. Chiede poi l'istituzione di "quote rosa", di adottare una direttiva per la lotta alle violenze sulle donne e di garantire un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto.
Approvando con 381 voti favorevoli, 253 contrari e 31 astensioni, il Parlamento ha adottato la relazione che sottolinea l'importanza di "rafforzare le politiche di parità tra i sessi" rilevando la necessità di "un maggior numero di azioni concrete e di nuove politiche".
Deplorando che i piani di ripresa economica "si concentrino principalmente sui posti di lavoro in cui prevalgono gli uomini", i deputati incoraggiano gli Stati membri a promuovere l'imprenditorialità femminile nel settore industriale e "a fornire assistenza finanziaria, strutture di consulenza professionale e una formazione appropriata alle donne che fondano imprese". Pongono l'accento, inoltre, sulla necessità di valorizzare, sostenere e rafforzare il ruolo delle donne nell'economia sociale e invitano la Commissione e gli Stati membri a prestare attenzione alla situazione dei coniugi coadiuvanti - nell'artigianato, nel commercio, nell'agricoltura, nella pesca e nelle piccole imprese a conduzione familiare.
Il Parlamento osserva poi che il differenziale retributivo medio tra donne e uomini "stagna a un livello importante (tra il 14% e il 17,4%) dal 2000", nonostante le numerose misure attuate e gli impegni assunti. Chiede quindi alla Commissione per quali motivi non ha ancora presentato una proposta legislativa sulla revisione della legislazione vigente sull'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne.
Il Parlamento esorta le istituzioni UE e gli Stati membri a fare in modo che la crisi economica e finanziaria "non conduca a limitazioni delle prestazioni e dei servizi sociali, soprattutto per quanto riguarda la custodia dei bambini e l'assistenza agli anziani". Anche perché l'accesso a tali servizi "è essenziale per assicurare una partecipazione paritetica degli uomini e delle donne al mercato del lavoro, all'istruzione e alla formazione" e per una "migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata".
Pur sottolineando l'importanza della proposta di revisione della direttiva 92/85/CEE relativa al congedo di maternità, i deputati ritengono che questa "non sia sufficientemente ambiziosa" per quanto riguarda la promozione della conciliazione tra lavoro e famiglia per gli uomini e le donne. Invitano inoltre la Commissione a sostenere "qualsiasi iniziativa volta all'introduzione di un congedo di paternità a livello europeo".
Ritengono infatti che il congedo di maternità debba essere associato a quello di paternità "per garantire alla donna una maggiore tutela nel mercato del lavoro e combattere così gli stereotipi esistenti nella società in merito all'uso di tale congedo".
Quote rosa per i posti di responsabilità nelle imprese e in politica
Il Parlamento chiede agli Stati membri e alle parti sociali di promuovere una presenza più equilibrata tra donne e uomini nei posti di responsabilità delle imprese, dell'amministrazione e degli organi politici". Sollecitando pertanto "la definizione di obiettivi vincolanti per garantire la pari rappresentanza di donne e uomini", sottolinea "gli effetti positivi dell'uso delle quote elettorali sulla rappresentanza delle donne".
In proposito, si compiace della decisione del governo norvegese di aumentare ad almeno il 40% dei membri il numero di donne nei consigli di amministrazione delle società private e di imprese pubbliche, e invita la Commissione e gli Stati membri "a considerare l'iniziativa norvegese come un esempio positivo e a progredire nella stessa direzione".
D'altro canto, i deputati sottolineano con favore che la quota di deputate al Parlamento europeo è passata dal 32,1% al 35% rispetto alla scorsa legislatura, la quota delle presidenti di commissioni parlamentari è passata dal 25 % al 41 % e che la proporzione delle Vicepresidenti del Parlamento europeo è passata dal 28,5 % al 42,8 %. Sostengono poi che la percentuale di donne tra i commissari designati (pari al 33% del totale), "raggiunta con grandi difficoltà", rappresenti "il minimo assoluto". Rilevando quindi che la composizione della Commissione "dovrebbe rispecchiare meglio la diversità della popolazione europea, anche sotto il profilo uomo-donna", invitano gli Stati membri, in occasione delle future nomine, a proporre due candidati - un uomo e una donna - in modo da agevolare la formazione di una Commissione più rappresentativa.
Violenza contro le donne e diritti sessuali
Nel chiedere a undici Stati membri, tra cui l'Italia, di ratificare senza indugio la convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta alla tratta di esseri umani, il Parlamento insiste sull'importanza di lottare contro la violenza nei confronti delle donne. Notando che nell'Unione approssimativamente tra il 20 e il 25% di donne subiscono violenze fisiche nella loro vita adulta e più del 10% sono vittime di violenza sessuale, invita la Commissione ad avviare l'elaborazione di una proposta di direttiva globale sulla prevenzione e la lotta contro tutte le forme di violenza nei confronti delle donne, compresa la tratta. Appoggia inoltre le proposte della Presidenza spagnola concernenti il varo del mandato europeo di protezione delle vittime e l'istituzione di un numero di telefono di soccorso alle vittime identico in tutta l'Unione europea.
I deputati insistono poi sul fatto che le donne "dovrebbero avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto". Insistono anche sul fatto che le donne "devono godere di un accesso gratuito alla consultazione in tema di aborto e, pertanto, sostengono le misure e le azioni volte a migliorare l'accesso delle donne ai servizi della salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili. Infine, invitano gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva.
Nel dibattito è intervenuto CARLO CASINI (PPE-I) Presidente della Delegazione italiana UDC-SVP nel Gruppo del PPE e Presidente Commissione Affari costituzionali:
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, il principio di eguaglianza fra donne e uomini appartiene alla corrente centrale del grande fiume che ha già liberato gli stranieri, gli schiavi, i neri, ed è il principio della dignità umana, uguale per tutti. Sono quindi apprezzabili sia la relazione della Commissione, sia la relazione Tarabella, perché è giusto insistere fino in fondo e sempre su questo principio.
Ci sono però due rilievi critici che mi sembra doveroso fare. Il moto della dignità umana e dell'eguaglianza deve riguardare tutti, proprio tutti, e quindi anche coloro che sono in attesa di nascere, i bambini non ancora nati. È inammissibile perciò che, come si fa al punto 38 di questa relazione, si parli dell'aborto come un aspetto dei diritti sessuali riproduttivi, cioè dei diritti delle donne. Nessuno nega la complessità dei problemi riguardanti le gravidanze difficili e indesiderate - ci sono problemi seri - ma in ogni caso non si dovrebbe parlarne senza accostarvi la necessità di un'educazione al rispetto della vita e di aiuti di ogni genere alla madre, affinché possa liberamente scegliere di proseguire la gravidanza.
La seconda critica riguarda l'estensione del concetto di salute sessuale e riproduttiva, come si fa al considerando X, al di là degli aspetti fisici, psichici, mentali, per includervi anche gli aspetti sociali.
Mi domando che cosa significa che ogni comportamento sessuale, quale che sia, debba ricevere dagli altri ragioni di benessere e quindi riconoscimento e lode. Non si finisce così per violare persino non solo il problema della libertà di coscienza, ma anche la libertà di opinione? Mi limito a porre questo interrogativo perché mi sembra che non sia banale."
GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI |
DIBATTITO SULL´USO DEI "BODY SCANNER" PER LA SICUREZZA NEGLI AEROPORTI
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul body scanner
I deputati hanno discusso con il Consiglio e la Commissione il possibile uso dei "body scanner" negli aeroporti, a seguito del fallito attentato dello scorso dicembre sul volo diretto a Detroit. La Commissione europea pubblicherà nelle prossime settimane una relazione per valutazione l´impatto di tali apparecchiature.
Lo studio, richiesto dal Parlamento europeo nella risoluzione approvata il 23 ottobre 2008, valuterà l'efficacia dei body scanner, il loro impatto sulla salute e sui diritti fondamentali. La commissione giustizia e gli affari interni ha discusso questo tema il 28 gennaio 2010.
SWIFT: IL PARLAMENTO EUROPEO BOCCIA L'ACCORDO CON GLI USA
Doc. A7-0013/2010
Risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America sul trattamento e sul trasferimento di dati di messaggistica finanziaria dall'Unione europea agli Stati Uniti ai fini del programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi
Il Parlamento ha rifiutato di approvare l'accordo provvisorio sul trasferimento dei dati bancari agli Stati Uniti attraverso la rete SWIFT, adducendo preoccupazioni in materia di privacy, proporzionalità e reciprocità. Il testo firmato tra gli USA e i 27 stati membri non potrà entrare in vigore. I deputati propongono di negoziare un nuovo accordo.
La risoluzione che respinge l'accordo - approvata con 378 voti favorevoli, 196 contrari e 31 astensioni - invita la Commissione e il Consiglio ad attivarsi su un accordo a lungo termine con gli Stati Uniti su questo tema. I deputati ribadiscono che qualsiasi nuovo accordo deve essere conforme ai requisiti del Trattato di Lisbona, e in particolare alla Carta dei diritti fondamentali.
La proposta del PPE e dell'ECR di rinviare il voto, sostenuta anche dalla Commissione, è stata respinta dall'Aula con 290 favorevoli, 305 contrari e 14 astensioni.
"Il Consiglio non è stato abbastanza duro sulla protezione dei dati", ha detto la relatrice, sostenendo che le norme sul trasferimento e sulla conservazione dei dati contenute nell'accordo interinale non sono proporzionate alla sicurezza che pretendono fornire.
Per continuare a condividere i dati finanziari ai fini della lotta al terrorismo, l'UE e gli Stati Uniti si basano ancora su un accordo di mutua assistenza giudiziaria che permette lo scambio di dati nel quadro della legislazione interna degli Stati membri dell'Unione.
In una lettera al Presidente del Parlamento Jerzy Buzek, la Commissione europea ha annunciato ieri che, "nelle prossime settimane", adotterà delle proposte linee guida negoziali per un accordo a lungo termine. Queste "risponderanno alle preoccupazioni del Parlamento europeo e del Consiglio" e garantiranno "il massimo rispetto della privacy e protezione dei dati".
I deputati hanno ribadito i principi enunciati in precedenza, in una risoluzione approvata il 17 settembre 2009.
I dati sui cittadini europei devono sottostare alle norme UE
La risoluzione del settembre 2009 chiede che l'accordo rispettasse pienamente i diritti dei cittadini dell'Unione europea in materia di protezione dei dati personali. I dati, secondo i deputati, dovrebbero essere raccolti "solo ai fini della lotta al terrorismo" e deve essere trovato "il giusto equilibrio" tra le misure di sicurezza e la tutela delle libertà civili.
La risoluzione chiede l'applicazione degli stessi meccanismi di ricorso previsti nell'UE, compreso il risarcimento in caso di trattamento illecito dei dati personali".
AMBIENTE |
I DEPUTATI EUROPEI VOGLIONO PROIBIRE IL COMMERCIO INTERNAZIONALE
DEL TONNO ROSSO E DEGLI ORSI POLARI.
Doc. B7-0069/2010
Risoluzione sugli obiettivi strategici dell'UE per la quattordicesima riunione della Conferenza delle parti della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES), che si terrà a Doha (Qatar) dal 13 al 25 marzo 2010
Il Parlamento ha votato una risoluzione che invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere la messa al bando del commercio internazionale di animali in via di estinzione, come il tonno pinna blu e gli orsi polari, e dei loro prodotti, e a mantenere il divieto di commerciare gli elefanti africani.
La risoluzione precede la conferenza delle Parti della Convenzione sul commercio internazionale di specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES), che avrà luogo a Doha dal 13 al 25 maggio. I deputati hanno presentato anche due interrogazioni orali sugli obiettivi strategici dell'UE alla conferenza.
Nel dibattito è intervenuto ANTONELLO ANTINORO (PPE-I):
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo di poter affermare con sufficiente convinzione che l'intervento della presidente della commissione per la pesca Fraga Estévez ha dato alcune informazioni tecniche che o facciamo finta di non conoscere, o probabilmente non conosciamo.
Lei ha detto qual è la raccomandazione della FAO, qual è la verità, quello che si chiede. Tutto il resto diventa strumentalizzazione e diventa condizionamento nei confronti di questo Parlamento e di tanti parlamentari. Non vorrei che dimenticassimo che la politica deve essere sovrana e che dovremmo mantenere fuori dalla porta di questo Parlamento le spinte e le pressioni di gruppi economici che probabilmente vogliono altro.
Sappiamo che negli ultimi due anni il prezzo del tonno è calato, sappiamo che abbiamo dato restrizioni, per cui c'è già una riduzione del 40%. Basandosi su studi che nessuno di noi è certo essere veri, tutto il resto diventa una strumentalizzazione rispetto a potenze economiche che probabilmente vogliono l'esatto contrario di quello che si cerca, cioè far aumentare il prezzo del tonno a dismisura e fare in modo che alla fine gli unici a pagare siano le piccole economie delle piccole flotte pescherecce di cui tante regioni di questa nostra meravigliosa Europa si fanno carico.
Dopodiché vorrei raccomandare alla Commissione e al Commissario - anche alla luce del fatto che la nuova Commissione ha un Ministro degli esteri oggi sicuramente più titolato di quanto non ci fosse in passato - di fare sì che si raggiungano accordi con gli altri Stati extraeuropei per cui la proibizione della pesca del tonno rosso non valga solo per l'Europa e si cerchi di calmierare il tutto anche per i paesi extraeuropei.
È chiaro che appoggiamo l'emendamento dell'on. Fraga Estevéz e tutto ciò che ne consegue rispetto all'allegato II."
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:
ALLARGAMENTO |
PAESI CANDIDATI ALL'UE: CONTINUARE SULLA STRADA DELLE RIFORME
Il Parlamento ha dato un giudizio generalmente positivo sugli sforzi compiuti durante il 2009 dalla Croazia e dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia per diventare paesi membri dell'UE. L'Aula ha anche sottolineato i limitati progressi della Turchia sulla strada delle riforme per rispettare i cosiddetti "criteri di Copenhagen", preliminari all'adesione all'UE.
Questioni come lo Stato di diritto, la libertà d'espressione, le buone relazioni con i paesi limitrofi, il rispetto delle minoranze etniche e la lotta contro la corruzione ed il crimine organizzato devono ancora essere affrontate dalla Croazia, dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e dalla Turchia, secondo quanto affermato nelle proposte di risoluzione.
Croazia
I negoziati di adesione con la Croazia potrebbero concludersi positivamente nel 2010 e l'adesione del Paese potrebbe dare "un impulso positivo" al processo d'integrazione del resto della regione balcanica, secondo il progetto di relazione. I deputati sono comunque preoccupati per la diminuzione in Croazia del sostegno popolare all'adesione e quindi chiedono al Consiglio di decidere "il prima possibile" di affrontare, durante i negoziati, il capitolo riguardante i diritti fondamentali ed il sistema giuridico. Inoltre, la risoluzione che dovrà essere votata dall'Aula, pone l'accento sulla necessità per la Croazia di migliorare ulteriormente la cooperazione regionale e risolvere le questioni rimaste aperte con i paesi confinanti. Dei 35 capitoli da discutere e negoziare per giungere all'adesione, 28 sono stati "aperti" e 17 "chiusi" positivamente.
Ex Repubblica iugoslava di Macedonia
I deputati membri della commissione per gli affari esteri, prevedendo che i negoziati di adesione con l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia cominceranno presto, chiedono al Consiglio di confermare, durante il Summit di marzo 2010, l'accettazione della raccomandazione della Commissione di aprire formalmente tali negoziati. I deputati sostengono, infatti, la proposta del governo della Grecia per una data "simbolica" del 2014 per l'adesione all'UE dei paesi dei Balcani, come indicato nella proposta di risoluzione.
Turchia
La proposta di relazione afferma che i progressi compiuti nel 2009 per quanto riguarda le riforme, restano limitati. I deputati criticano anche la mancata applicazione per il "quarto anno consecutivo" del Protocollo aggiuntivo all'Accordo di associazione CE-Turchia. La mancata apertura di porti e aeroporti a Cipro, avvertono inoltre i deputati, potrebbe avere "serie conseguenze sul processo dei negoziati". Il governo turco dovrebbe contribuire con proposte "concrete" a una soluzione complessiva della questione di Cipro. L'inizio del ritiro delle sue forze militari dal nord dell'isola e la risoluzione del problema della sistemazione dei cittadini turchi, contribuirebbero alla creazione di un clima favorevole ai negoziati, dicono i deputati.
Infine, i deputati si rammaricano delle sentenze della Corte costituzionale che hanno fermato le attività del DTP, il "Partito per una società democratica", vicino alla minoranza curda, e cancellato la legislazione che limitava la giurisdizione dei tribunali militari. I deputati affermano che queste misure rappresentano "un serio passo indietro" nel percorso riformatore della Turchia e chiedono, dunque, che la Costituzione sia modificata.
L'Assemblea ha inoltre approvato la seguente relazione:
AFFARI ECONOMICI |
SANZIONI UE CONTRO PARADISI FISCALI E FUGA DI CAPITALI
Doc. A7-0007/2010
Risoluzione sulla promozione della buona governance in materia fiscale
Potenziare l’azione dell’UE e adottare misure concrete e immediate, incluse sanzioni, contro i paradisi fiscali, l'evasione fiscale e la fuga illecita di capitali. E’ quanto chiede il Parlamento auspicando l’applicazione dello scambio automatico delle informazioni nell'UE e con i paesi terzi e la promozione di accordi antifrode. Raccomanda anche la creazione di un sistema di incentivi per recuperare i crediti fiscali transfrontalieri e di una base imponibile comune per i gruppi industriali.
Approvando la relazione con 554 voti favorevoli, 46 contrari e 71 astensioni, il Parlamento "condanna fermamente il ruolo svolto dai paradisi fiscali nell'incoraggiare e nel trarre profitto dall'evasione fiscale, dall'elusione fiscale e dalla fuga di capitali". Esortando pertanto gli Stati membri "a considerare prioritaria" la lotta contro questi fenomeni, invita l'UE "a potenziare la sua azione e ad adottare misure concrete e immediate, ad esempio sanzioni, contro i paradisi fiscali, l'evasione fiscale e la fuga illecita di capitali".
Propone anche l'istituzione di un registro pubblico dell'UE “che elenchi i nomi delle persone e delle imprese che hanno creato società e aperto conti in paradisi fiscali”, con lo scopo di svelare i veri beneficiari celati dietro alle società off-shore. Esorta inoltre l'Unione europea ad adottare misure che impediscano l'abuso del "principio di residenza" mediante regimi di domicilio e proprietà fittizi che consentono alle holding senza attività o alle società di comodo di evitare ai loro proprietari effettivi di pagare le tasse nel loro paese di domiciliazione. L’UE dovrebbe inoltre adottare un approccio comune all'applicazione di misure anti-abuso, che sia “efficace, equo e coerente con il concetto di costruzione di puro artificio”.
Lo scambio automatico d'informazioni per combattere l’evasione fiscale
Per i deputati, una buona governance fiscale - intesa come trasparenza, scambio di informazioni a tutti i livelli, efficace cooperazione transfrontaliera e concorrenza fiscale leale - è "un elemento chiave per la ricostruzione dell'economia globale dopo il crollo finanziario del 2008". A tale riguardo, sottolineano che, al posto del segreto bancario, "si dovrebbe prevedere, in ogni caso, uno scambio automatico di informazioni in tutti gli Stati membri e i territori dipendenti".
Il Parlamento ritiene poi che la commercializzazione, nell'Unione europea, di fondi alternativi domiciliati in un paese terzo debba essere subordinata al rispetto delle norme di buona governance fiscale, nonché all'effettiva applicazione - sulla base di norme giuridicamente vincolanti - del principio dello scambio automatico di informazioni.
I deputati ricordano che la lotta contro i paradisi fiscali e l'evasione fiscale potrà avere successo “solo se verranno applicate a tutti le stesse regole". In proposito, ritengono che la direttiva 2003/48/CE sulla tassazione dei redditi da risparmio "costituisca un passo positivo verso la creazione di un quadro globale per lo scambio automatico di informazioni". Ritengono peraltro che le disposizioni di tale direttiva dovrebbero essere estese a Singapore, Hong Kong, Macao, Dubai, Nuova Zelanda, Ghana e ad alcuni stati degli USA, che sono "un luogo privilegiato per gli evasori fiscali". Lo scambio automatico di informazioni, d'altra parte, agevolerebbe "il recupero dei capitali trasferiti all'estero in modo illecito".
Una reale politica dell'UE in materia di buona governance fiscale
I deputati ritengono che vi sia “necessità di coerenza e di una reale politica dell'Unione europea in materia di buona governance fiscale” e che la sua credibilità dipenda anche dalla sua volontà "di prendere misure rigorose innanzitutto contro i paradisi fiscali esistenti sul proprio territorio”. Esortano quindi l’UE ad esaminare diverse forme di sanzioni e incentivi per promuovere la buona governance fiscale, "quali un prelievo speciale sui movimenti da o verso giurisdizioni non cooperative, il mancato riconoscimento, all'interno dell'Unione europea, dello status giuridico delle società create in giurisdizioni non cooperative e il divieto per le istituzioni finanziarie dell'Unione europea di stabilire o mantenere filiali e consociate in giurisdizioni non cooperative".
Il Parlamento raccomanda poi la creazione "di un adeguato sistema di incentivi per il recupero di crediti fiscali transfrontalieri", al fine di aumentare l'attuale tasso di recupero del 5%. Al riguardo, suggerisce, di ripartire equamente le entrate derivanti dalla riscossione delle imposte non pagate tra l'amministrazione che recupera crediti fiscali per conto di uno Stato membro richiedente e l'amministrazione di quest’ultimo.
Sottolineando la necessità di coordinare le politiche degli Stati membri per rafforzare l'applicazione delle norme anti-evasione, il Parlamento ricorda che l'introduzione di una base imponibile consolidata comune contribuirebbe ad affrontare i problemi relativi alla doppia imposizione e al prezzo di trasferimento all'interno di gruppi. Inoltre, per meglio identificare i prezzi di transazione inesatti e le tecniche di evasione fiscale più frequentemente utilizzate, propone che la Commissione dia priorità a una più estesa applicazione del metodo dei profitti comparabili, “spostando così il raggio del controllo dei prezzi di trasferimento dal livello della transazione a quello dell'impresa”.
Promuovere accordi anti-frode con i paesi terzi
Il Parlamento invita inoltretutte le parti interessate ad accelerare la conclusione dell'accordo anti-frode con il Liechtenstein e chiede che sia conferito un mandato alla Commissione per negoziare accordi analoghi con Andorra, Monaco, San Marino e Svizzera. Al contempo, gli Stati membri dovrebbero rivedere i loro accordi fiscali bilaterali con i paesi terzi.
Pur accogliendo con favore i primi progressi compiuti in materia di buona governance fiscale a seguito delle iniziative adottate in altre sedi internazionali, il Parlamento ritiene tuttavia che gli impegni assunti dal G-20 sino ad oggi "non siano sufficienti ad affrontare le sfide poste dall'evasione fiscale, dai paradisi fiscali e dai centri offshore". Invita poi l'OCSE a coinvolgere la Commissione nella revisione inter pares del Forum mondiale, "in particolare per quanto riguarda l'identificazione delle giurisdizioni non cooperative e lo sviluppo di una procedura per valutare la conformità e l'attuazione di contromisure dissuasive".
I deputati rilevano infine l’esigenza di rivedere le attuali norme contabili internazionali per aumentare la trasparenza e, al riguardo, chiedono che con i conti annuali delle società siano divulgate le informazioni contabili relative ai paradisi fiscali per ciascun paese. L’UE dovrebbe anche garantire la coerenza nell'attuazione, a livello europeo e internazionale, delle norme in materia di vigilanza prudenziale, imposizione fiscale e riciclaggio di denaro nonché di lotta contro il terrorismo.
L'Assemblea ha inoltre approvato le seguenti relazioni:
AFFARI REGIONALI |
FONDI UE PER RINNOVARE GLI ALLOGGI DELLE COMUNITÀ EMARGINATE
Doc. A7-0048/2009
Risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1080/2006 sul Fondo europeo di sviluppo regionale per quanto riguarda l'ammissibilità degli interventi in materia di alloggi a favore delle comunità emarginate
Il Parlamento ha adottato un regolamento che permetterà alle comunità emarginate di tutti gli Stati membri di beneficiare dei fondi europei per la ristrutturazione, il rinnovo o la sostituzione delle loro abitazioni.
Con 588 voti favorevoli, 57 contrari e 16 astensioni, il Parlamento ha adottato un testo di compromesso negoziato con il Consiglio che modifica il regolamento sul Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) al fine di estendere a tutti gli Stati membri la possibilità di ricorrere ai finanziamenti UE per ristrutturare, rinnovare o sostituire le abitazioni esistenti delle comunità emarginate che vivono nelle zone urbane o rurali. Questa possibilità era finora riservata ai 12 Stati membri che hanno aderito all'UE nel 2004 e nel 2007.
Più in particolare, le spese per l'edilizia abitativa (eccettuate le spese per i miglioramenti dell'efficienza energetica e per l'utilizzo di energie rinnovabili) sono ammissibili per le zone colpite o minacciate dal deterioramento fisico e dall'esclusione sociale negli Stati membri che hanno aderito all'Unione europea il 1° maggio 2004 o successivamente e "nell'ambito di un'operazione di sviluppo urbano integrato o di un asse prioritario". In tutti gli Stati membri sono invece ammissibili soltanto "nell'ambito di un approccio integrato per le comunità emarginate".
L'allocazione per l'edilizia abitativa può ammontare a un massimo del 3% della dotazione del FESR destinata ai programmi operativi interessati ovvero al 2% della dotazione totale del FESR. Le spese potranno essere destinate al rinnovo delle parti comuni in alloggi multifamiliari esistenti e al rinnovo e cambio d'uso di edifici di proprietà di autorità pubbliche o di operatori senza scopo di lucro da destinare a famiglie a basso reddito o a persone con esigenze particolari. Nei "vecchi" Stati membri, gli interventi potranno comprendere il rinnovo e la sostituzione degli edifici esistenti.
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